Schede e recensioni

HRT Music Streamer II

Convertitore USB
 

 

 

  Di cosa si tratta

  Convertitore


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  Produttore

  HRT

  Caratteristiche

  Presa USB

  Costo

  175/00 euro anno 2014  Audiocostruzioni di Sbisa' e punto vendita

   info@audiocostruzioni.com   tel 059-685054

 

 

Descrizione

 

Dal sito ufficiale:

 

Convertitore D / A USB. Convertitore Burr PCM1793 marrone, 24bit/96KHz, Rapporto S / N 98dB. THD 0,010%. Ingresso USB. Uscita RCA con. Autoalimentato da USB. Compatibile con Windows e Mac. Contenitore in estruso di alluminio.
Finitura: Rosso.

 

Dal web:

 

HRT Music Streamer II: il modo facile e conveniente per aumentare la qualità del suono della vostra musica basati su computer

The Music Streamer II è la nuova e migliorata versione del popolarissimo originale Music Streamer.

  • Esterno convertitore digitale-analogico (DAC) con ingresso USB

  • uscite stereo analogici per una facile connessione al sistema audio

  • Pieno supporto per le applicazioni come iTunes e Windows Media Player

  • Offerte più alto rapporto segnale-rumore, minore distorsione e una maggiore profondità di bit rispetto all'originale Music Streamer

Le tecnologie ad alta risoluzione (HRT) Music Streamer II è un digitale esterno al convertitore analogico (DAC) che collega tra un computer e un sistema audio. Si è ora dotato di piena capacità 24/96 Hi-Res e asincrono il trasferimento dei dati di protocollo. Questo dispositivo economico sostituisce il computer incorporato DAC per fornire una migliore riproduzione audio dei file musicali di computer e lo streaming audio da Internet radio e siti come YouTube.

The Music Streamer II è una musica ad alto rendimento interfaccia che consente a un computer e un sistema di home entertainment a diventare partner ideali. Con la sua topologia unico, il Music Streamer II fornisce un percorso completamente isolato tra il computer e il sistema audio.

Nessuna contaminazione più audio dal computer - la vostra musica sarà sempre il suo suono migliore. Non ci sono alimentatori esterni di cui preoccuparsi perché la musica Streamer II trae la sua alimentazione dal buss USB mentre tutto il potere rigenerante per tutti i suoi circuiti interni utilizzando un sofisticato insieme di circuiti proprietari.

Il funzionamento è semplice, basta collegare il Music Streamer II in una qualsiasi porta USB del computer e il Music Streamer viene installato ed essere pronti per l'uso in una questione di momenti. Collegare l'altra estremità del Music Streamer II in qualsiasi ingresso analogico e si è pronti per lo streaming di musica di alta qualità basati su computer.

The Music Streamer II fornisce il supporto completo per applicazioni come iTunes e Windows Media Player direttamente sul tuo sistema di home entertainment, con un livello di qualità mai prima possibile. È inoltre possibile utilizzare il Music Streamer II per ascoltare la radio su Internet o altri servizi di abbonamento musicali come Napster o Rhapsody in alta qualità attraverso il vostro sistema di home entertainment, la televisione o un sistema stereo.

 

"Il miglioramento della fonetica Streamer Music fornisce sul mio iMac built-in D / A è drammatica. Streamer Senza la Musica, il suono è spazialmente piatto e gravemente carente in risoluzione e immagini - la musica suona come 'sfondo sonoro.' Con il Music Streamer in atto, la qualità audio è diventato molto meglio che si trattava di una delle rare volte nella mia audio 20-plus-anno rivedere carriera che sono stato onesto e veramente sorpreso. Improvvisamente la musica era la presenza e la profondità, e i minimi dettagli come le tracce di riverbero alla voce e strumenti e suoni di sottofondo di basso livello si sentiva che erano letteralmente inudibile prima. Il suono è passata da blando e blah ad avere presenza e un senso di tangibilità di singoli strumenti e cantanti ".

    - Doris Frank, HomeTheaterReview.com


Scheda fotografica

 

Il modello 2011

 

 

 

 

 

 

Il modello 2010


 

Vediamo dietro


 

 

Istallazione e uso

 

Provato con Itunes

 

Provato con Media Player

 

Davvero semplicissimo , basta mettere un cavo USB  per stampante , collegare e con il Pug and Play si setta automaticamente.

Poi lo testato con Itunes ( file MP3 ) e anche con Mediaplayer  un Cd direttamente  con grande soddisfazione


Imballo    e    manuale


 



Come suona

 

Il prodotto e davvero interessante , se disponete di buona musica liquida su pc  vi consiglio veramente questo convertitore , con una spesa molto contenuta  fate un salto di qualità notevolissimo.  Addirittura con il modello 2011 la qualità e ulteriormente migliorata e abbiamo anche i led esterni che ci segnalano la frequenza di campionamento.

 

 

Il commento di Cristiano

 

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

HRT Music Streamer II

Dac ingresso usb

Si è parlato piuttosto approfonditamente della musica liquida, a cui ho dedicato alcuni editoriali proprio su Audiocostruzioni nel corso del 2010.

Nel corso degli ultimi 12 mesi il mercato si è intanto arricchito di nuovi e sempre più interessanti convertitori D/A espressamente progettati per l’interfacciamento diretto con sorgenti informatiche.

Fra questi, merita appunto una menzione particolare proprio l’HRT (High Resolution Technology), azienda di Los Angeles che con orgoglio progetta e costruisce i suoi apparecchi negli USA.

La linea di apparecchi prodotti è attualmente costituita da 4 convertitori di lillipuziane dimensioni, alla cui base vi è il modello iStreamer, espressamente progettato per l’interfacciamento col mondo Apple (iPad, iPod, iPhone), a cui seguono in crescendo il Music Streamer II, il M.S. II+ ed il M.S. Pro.

Se lo Streamer Pro mantiene ancor oggi la forma di un ottaedro a sviluppo “trapezoidale”, i primi tre prodotti menzionati sfoggiano ora una forma rettangolare bilobata (lati corti arrotondati a semicerchio) notevolmente più contenuta in altezza. Le dimensioni dello Streamer II sono ormai così ridotte e tali da rivaleggiare con quelle di un cellulare slim.

L’HRT risulta veramente elementare nell’uso pratico: un solo ingresso USB da un lato, affiancato da una serie di piccoli led ad indicare la risoluzione del segnale digitale in ingresso, dall’altro una coppia di consueti connettori sbilanciati RCA in uscita.

L’alimentatore? Non ve n’è bisogno: l’alimentazione elettrica giunge all’apparecchio direttamente dal cavo usb, una volta collegato ad una sorgente quale, presumibilmente, un PC.

 

Il Progetto

 

Osservando il Music Streamer al suo interno, i progettisti HRT hanno comunque previsto un avanzato stadio di conversione DC-DC (continua – continua) ed una stabilizzazione ulteriore per l’alimentazione dei preziosi stadi di conversione digitali-analogici. Questa sezione è posta pressoché nella parte centrale dello stupendo circuito stampato, pregevolmente realizzato in toto con tecnologia a montaggio superficiale ad esclusione di un solo chip ad 8 piedini, posto in prossimità dell’ingresso usb. Questo componente altro non è che una memoria non cancellabile EEPROM (Electrically Erasable Programmable Read-Only Memory) atta a custodire un codice di programmazione. Tale firmware proprietario, scritto in linguaggio assembler, trasforma il chip Texas Instruments TAS1020B che gestisce l’ingresso usb, in un vero e proprio “controller” audio asincrono capace di gestire segnali digitali in ingresso sino a 24bit e 96 KHz, senza alcun bisogno di driver esterni.

Or bene, accade dunque che non è più l’uscita usb del pc a comandare il clock del convertitore D/A, bensì è il dac medesimo che nella cosiddetta modalità asincrona scandisce il funzionamento della propria elettronica digitale, con tutti i benefici che ne possono derivare nel deciso abbattimento del famigerato jitter.

I più rinomati costruttori di unità di conversione dal dominio digitale al segnale analogico fanno uso proprio del chip TAS1020B in chiave anti-jitter: fra questi, dCS ha ad esempio messo a punto e licenziato anche per altri costruttori un firmware specifico, ma i tecnici HRT hanno preferito sviluppare l’intero progetto in proprio. Del resto, sulla scheda elettronica del Music Streamer compare il nome del poliedrico progettista Kevin Halverson, che forse qualcuno rammenterà in forza alla Muse Electronics. Kevin è un sostenitore della semplicità circuitale per la fruizione di musica liquida, concentrando piuttosto tutte le energie e l’investimento sulla migliore qualità messa oggi a disposizione per la conversione D/A del segnale musicale, tant’è che tutti e quattro i suoi Streamer adottano esclusivamente il solo ingresso usb. Nulla dunque è concesso alla versatilità dei prodotti, per cui niente ingressi SPDIF, tanto è vero che ormai queste uscite sono effettivamente sempre più rare nei PC di ultima generazione.

Con la sezione d’ingresso del Music Streamer annoto la prima differenza con lo Streamer II Plus che, a parità di circuiti integrati impiegati, prevede invece la EEPROM su zoccolo affinché possa essere eventualmente aggiornata nel tempo con estrema facilità, mentre nello Streamer II il piccolo chip ad otto piedini potrà essere sostituito soltanto dissaldandolo dalle piste della scheda.

La conversione vera e propria è affidata ad un ottimo Burr Brown PCM1793, un monolitico circuito integrato CMOS a 28 piedini capace di gestire segnali digitali a 24bit e 192KHz. Il Music Streamer II Plus adotta invece il più costoso PCM1794, un doppio convertitore stereo dalle caratteristiche elettriche ancora più performanti.

Una terza importante annotazione va inoltre appuntata alla delicatissima sezione analogica d’uscita che, sullo Steamer II, è imperniata su di un unico operazionale duale a basso rumore e ad alta velocità M33078, contornato da un nutrito gruppo di componenti discreti. La maggiore semplicità circuitale rispetto al fratello maggiore Plus (che adotta invece quattro operazionali NE5534, ognuno in qualità di convertitore in tensione delle quattro uscite differenziali in corrente del PCM1794, inviate poi ad un pregevolissimo operazionale duale con ingresso a fet OPA2132) non deve comunque tranne in inganno circa la qualità progettuale e di realizzazione del più economico fra i Music Streamer di HRT: ribadisco che, per quanto ne possa capire, questo piccolo HRT sembra più una scheda aggiuntiva di qualche prodotto audio di gran classe, piuttosto che un oggettino da soli €150 di listino, IVA e gabelle varie comprese!

Nonostante personalmente sia poco interessato alla “lista della spesa” dei componenti elettronici di un’apparecchiatura progettata per riprodurre musica, l’HRT ha meritato un discorso a parte in virtù sia della sua estrema semplicità d’utilizzo che della cura progettuale a fronte di un prezzo d’acquisto davvero popolare, alla portata persino del proverbiale giovane studente squattrinato.

Qualche audiofilo storcerà probabilmente il naso al cospetto dei famigerati operazionali negli stadi analogici d’uscita del piccolo convertitore: a parte il fatto che questi signori progettisti sapranno il fatto loro ben più di un qualsiasi costruttore autodidatta dell’ultima ora (con tutto il rispetto, of course: anch’io sono stato autocostruttore, ma lungi da me pensare anche lontanamente di pormi alla pari di chi, quest’attività, la svolge per professione e con grande competenza tecnica!), mi sembra di ricordare che tali circuiti integrati facciano capolino anche su elettroniche di assoluto riferimento come ad esempio Accuphase, di cui non rammento una sola sorgente digitale che non abbia almeno lambito l’eccellenza di riproduzione, ma certamente potrei anche sbagliarmi.

Ricordo, perché ne detengo ancora gelosamente un primissimo esemplare del 1990, il piccolo dac esterno Audio Alchemy DDE v1.0, il quale montava il chip di conversione D/A monobit di seconda generazione Philips SAA7323, all’epoca da taluni considerato meno “musicale” del predecessore SAA7321 (?!?) e di un solo operazionale duale della Analog Device sulla circuitazione d’uscita che, di fatto, assieme a pochissimi altri componenti passivi, costituiva addirittura l’intera sezione analogica. Or bene, quel piccolo dac americano costituì il successo commerciale planetario di Audio Alchemy, divenne elemento trainante per la moda dei dac esterni e, non ultimo, suonava divinamente ed assai “analogico” (ben più di tanti blasonati e multimilionari convertitori top ad esso contemporanei) a fronte di un prezzo di listino davvero irrisorio per i “numeri” dell’hi-end del periodo: circa 750.000 lire, IVA compresa, passibile oltremodo di un minimo di sconto.

In altri termini, ciò che conta è la bontà del progetto e la sua realizzazione, non i contenuti ne tantomeno i pregiudizi. E’ infine una storia che si ripete da decenni e per tanti aspetti, dal solid-core al multifilare, dalle valvole allo stato solido, dagli operazionali ai circuiti discreti, dagli altoparlanti dinamici a quelli planari, dal monobit al multibit, dagli ascolti notturni di plenilunio coincidenti con l’equinozio di primavera, sino alla musica liquida ad alta risoluzione: come sempre, esistono eccellenti esempi in tutte le topologie circuitali e, soprattutto, sapienti ancorché smisuratamente variegate combinazioni fra elettroniche ed ambiente d’ascolto. Il resto, sono soltanto parole al vento (che però riempiono pagine e pagine di forum, tutto tempo sprecato in luogo di un sano ascolto di Keith Jarrett alle prese con i concerti per pianoforte di Mozart o di qualche memorabile opera del periodo elettrico di Miles Davis, o di qualsiasi altra musica che più vi aggrada e vi emozioni!).

Mi sovviene una voce che mi sussurra: “che palle!”: OK, la smetto col sermone e proseguo con l’ascolto.

 

HRT Music Streamer II all’ascolto

 

Ho inizialmente approntato una catena d’ascolto d’antàn, costituita da un preamplificatore Threshold Fet Ten HLe, un finale Fortè by Threshold Model 4 (50 calorosi Watt per canale in pura classe A su impedenze di 8 ohm) e diffusori Monitor Audio Studio monitor 20 pilotati in bi-wiring attraverso dei pitoneschi cavi MIT Shotgun S3.

Per la sorgente, mi sono affidato al mio consueto notebook Acer Aspire 5742G, un qualitativamente discreto computer basato sul chip Intel Core i5-450M, con sistema operativo Microsoft 7 Home Premium 64bit e media player Foobar2000 v1.1.10 beta2 Free.

Connesso l’HRT M.S.II ad una delle tre uscite USB di cui è dotato l’Acer, il S.O. ha immediatamente riconosciuto il nuovo hardware senza problema alcuno. Per la connessione fra PC e HRT ho utilizzato un comunissimo cavo usb acquistato presso la catena di distribuzione Euronics, per la precisione di marca SBS, modello con guaina trasparente e led rosso: ammetto i miei limiti ma, sinceramente, fra i diversi cavi usb 2.0 a mia disposizione, non ho mai avvertito nessuna differenza degna di menzione, per cui ho utilizzato semplicemente quello più coreografico.

Dopo un warm-up di circa 30 ore di funzionamento e di ascolti sporadici, ho iniziato l’ascolto critico, finalizzato a carpire le peculiarità del piccolo convertitore.

Il M.S. II è, senza ombra di dubbio, un apparecchio al silicio: notevole appare la pulizia, la silenziosità, la nettezza dei contorni strumentali all’interno della scatola sonora, ben proporzionata nelle tre dimensioni seppure più raccolta rispetto a quanto può elargire il mio personale riferimento Lector a due telai. La timbrica appare, in siffatta catena di riproduzione stereofonica, piuttosto neutra, con una lieve sottolineatura delle frequenze medio-alte capace di conferire ariosità e luminosità al massaggio musicale. Le frequenze più gravi risultano incredibilmente ben presenti ed articolate eppure il suono, nel suo complesso, risulta meno corposo rispetto al riferimento.

La prestazione complessiva lascia comunque di stucco, sebbene abbia limitato gli ascolti esclusivamente a musica liquida lossless nei formati wav, flac ed ape.

Con brani campionati a 24 bit e 96KHz (etichetta Linn) la sensazione di pulizia aumenta ulteriormente, pur lasciando pressoché intatta una certa percezione di secchezza del suono nel suo complesso.

Conoscendo bene la mia amplificazione Threshold/Fortè, che probabilmente non aiuta l’HRT sul piano squisitamente timbrico, rimescolo completamente le “carte in tavola” affidandomi ai servigi termoionici del preamplificatore Labtek Nautilus, abbinato ad una coppia di monofonici Ming-Da MC845-C (un progetto basato sullo splendido triodo 845) per pilotare le sempre più sorprendenti B&W 683 in bi-wiring, grazie nuovamente ai MIT Shotgun S3.

Riparto con l’ascolto di Keith Jarrett, Piano Concertos K.271, 453, 466 di Mozart per la ECM 1624, che ho opportunamente liquefatto nel formato lossless Flac (beh, non ho citato precedentemente il Jarrett classico a casaccio, non mi ritengo ancora rimbambito, neh!) ma qualcosa non mi convince: la scena è costipata fra i diffusori ed è piuttosto evidente una certa compressione dinamica, quasi che i finali avessero il fiato corto. Memore del deludente abbinamento dei New Audio Frontiers 845 Reference mono con i medesimi diffusori, scollego i cavi dall’uscita ad 8 ohm dei Ming-Da per ricollegarla su quella a 4 ohm, prevedendo sicuramente la perdita di una quota della potenza massima disponibile.

La qualità dei trasformatori della serie 2000 di Ming-Da deve essere effettivamente degna di nota, indipendentemente dalla pregiudizievole natalità di questi amplificatori: come per incanto tutto ritorna perfettamente come auspicato. Il contributo delle B&W alle basse e medie frequenze si avverte immediatamente: il suono appare ora più pieno, corposo, insomma con un peso specifico diverso e più appagante, si affina la timbrica che perde una parte di quella aridità armonica avvertita nella precedente configurazione, pur certamente non abiurando il cuore allo stato solido del piccolo HRT.

L’immagine sonora non subisce particolari variazioni di rilievo, ma ciò che sorprende è un risultato complessivo che, se ascoltato ad occhi bendati, indurrebbe a credere di essere al cospetto di un buon convertitore D/A di classe media, ovvero di ben altro costo. Certamente l’economicità progettuale si estrinseca proprio su quelle annotazioni lievemente asettiche che spero di aver ben sviscerato, ma tali limiti appaiono decisamente sopportabili con i giusti abbinamenti fra le elettroniche.

Una peculiarità: durante l’esecuzione di musica a 96Khz, non ho mai visto accendersi il relativo led sul minuscolo frontalino dell’HRT, che imperterrito ha continuato ad evidenziare quello indicante segnali a 44,1KHz. Così è, se vi pare: non mi sono posto ulteriori domande in merito ed ho accettato con serenità quanto notato, in considerazione del fatto di non aver mai avuto problema alcuno con il mio notebook.

 

Conclusioni:

E’ ovvio: il mercato offre oggi soluzioni eccezionalmente avanzate, sia sul piano prettamente prestazionale che su quello progettuale (Accuphase o dCS ne sono soltanto alcuni esempi), che vanno ben oltre a quanto possa offrire l’HRT. Chiaramente, il Lector CDP 3 TL Reference risulta ben più fruibile per ascolti prolungati, sopravanzando il Music Streamer pressoché in tutti i principali parametri acustici d’ascolto.

A mio parere però l’HRT ha delle peculiarità che lo rendono comunque un piccolo oggetto dei desideri:

Ø      Ha un prezzo di vendita sostenibile da qualsiasi potenziale acquirente, persino il consueto studente liceale squattrinato ma al contempo geniaccio del PC e consumatore musicale già evoluto;

Ø      E’ di una disarmante facilità d’uso;

Ø      E’ così minuto da essere un tascabile, una sorta di prêt-à-porter al pari di un qualsiasi cellulare, da portare con se anche in vacanza o meglio dal migliore amico per sperimentare nuovi abbinamenti o scambiare cultura musicale;

Ø      La sua costruzione e l’attenzione progettuale sono almeno pari a quelle riservate ad analoghe realizzazioni di stampo hi-end;

Ø      Le sue prestazioni complessive potrebbero permettere persino all’utente poco o per nulla appassionato di alta fedeltà, un possibile salto qualitativo eclatante, che ritengo tale da poter generare nuovi adepti fra le ormai striminzite schiere di audiofili;

Ø      Al contempo, le sue qualità complessive potrebbero già soddisfare e stupire anche l’appassionato navigato.

 

Certo, per apprezzarlo al meglio, occorre curarne l’abbinamento ad elettroniche e casse contraddistinte da una timbrica calda, un suono vellutato e ricco in gamma media; sicuramente un integrato valvolare basato sulle intramontabili EL34 (vedasi ad esempio l’attuale commercializzazione AAAVT: ottimi amplificatori a prezzi molto accessibili) ed una coppia di Indiana Line della serie Tesi oppure della nuova linea OLI del brand inglese Roth, potrebbero costituirne un validissimo compendio e trampolino di lancio verso un appagante ascolto della propria musica liquida preferita, senza perciò affrontare eccessivi sacrifici a scapito del bilancio famigliare.

Soltanto, non si lesini sulla qualità software: una compressione con perdita di dati eccessivamente spinta, farebbe suonare mediocremente anche la migliore delle catene hi-end.

HRT Music Streamer II: caro Babbo Natale, te ne sei già procurato un bancale?

 

 

Buoni ascolti e sensazioni.

 

Cristiano Nevi  - dicembre 2011

 

 


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