SCHEDE E RECENSIONI

Cambridge Audio " Dac Magic Plus "

Convertitore e tanto altro

 

Con recensione di Cristiano sotto

SCHEDA

Di cosa si tratta:

Convertitore


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Produttore:

Cambridge Audio

Caratteristiche:

Entrata Usb

Costo:

411/00 € anno 2020  per prezzi scontati click qui

  Disponibili silver e neri

Info:

Audiocostruzioni di Sbisa'e punto vendita chiedre
info@audiocostruzioni.com   tel 059-685054

CARATTERISTICHE

 

per prezzi scontati click qui

 

DESCRIZIONE

Dal sito ufficiale:

Il miglior DAC del mondo si è superato ancora!

Non è mai facile migliorare una leggenda, ma Cambridge Audio ha rimesso mano ai suoi progetti per creare il DacMagic Plus, dotandolo di nuove e interessanti funzionalità, connettività del dispositivo wireless e, soprattutto, prestazioni audio notevolmente più avanzate.

Viviamo in un mondo con fantastiche opportunità musicali. Computer, televisori e lettori Blu-ray sono tutti in grado di fornire il suono al vostro impianto HI-FI, ma poiché il loro scopo principale è quello di realizzare altre funzioni, le loro prestazioni audio sono qualitativamente scadenti. Ma, semplicemente collegandoli a DacMagic Plus, potete passare dai loro convertitori digitali integrati a quelli analogici, trasformando le loro prestazioni monotone in qualcosa di decisamente spettacolare!

È difficile spiegare una tecnologia così impressionante, quindi perché non provate voi stessi il nuovo DacMagic Plus? Con tanti rivenditori specializzati Cambridge Audio in tutta Italia potrete facilmente ascoltare il futuro della musica digitale.Per saperne di più

 

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LINKS

 

http://www.cambridgeaudio.com/products/dacmagic-plus-digital-to-analogue-converter

 

LA RECENSIONE DI CRISTIANO

 

                         

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO (e “digressioni filosofiche” sulla preamplificazione )

CAMBRIDGE AUDIO Dac Magic Plus

Categoria: dac + preamplificatore + amplificatore per cuffia  -  Listino: €549 IVA inclusa

 

PREMESSA

C’è una domanda talvolta ricorrente, rivoltami da visitatori e/o clienti di Audiocostruzioni.com in forma privata, via email: in un impianto per la riproduzione stereofonica in ambito domestico costituito da sorgenti ad alto livello, è possibile ovviare al preamplificatore qualora il controllo di volume sia presente sul finale di potenza ovvero sulla sorgente stessa?

Apparentemente la questione parrebbe superficiale o superflua, passibile di risposta altrettanto scontata.

Eppure, chi è ben più afferrato di me in campo audio-elettronico, sostiene che l’elevata tensione d’uscita delle moderne sorgenti cosiddette ad alto livello (segnale d’uscita => 2V rms) sia in grado di pilotare direttamente un finale di potenza che abbia una sensibilità d’ingresso di livello “standard”, se non addirittura più sensibile o elevata. Le virgolette sono d’obbligo, in considerazione del fatto che anche in questo settore merceologico non sempre esista uno standard secondo norme tecniche di riferimento: basti pensare ai vari formati di supporto audio digitale e, tutt’ora, ai vari formati di codifica per la musica liquida!

Gli appassionati appartenenti alla cerchia dei puristi ne trarrebbero giovamento, potendo eliminare addirittura un componente nella loro catena audio: la funzione del preamplificatore, fatta salva la capacità gestionale di più sorgenti audio e, talvolta, di una certa manipolazione del segnale attraverso le regolazioni di tono od del più vetusto loudness,   sarebbe considerata infatti quella di mero riduttore del segnale audio per una successiva amplificazione in tensione (uno o più stadi attivi od anche passivi, se costituiti da trasformatori).

Per un profano come me, una siffatta manipolazione del segnale musicale parrebbe addirittura paradossale eppure, sovente, il nostro apparato vestibolare sancisce giudizi soggettivi diametralmente opposti: lo stadio di preamplificazione assurge così ad elemento focale dell’intera catena audio, ponendo per scontata la qualità a monte della sorgente (perché ancor oggi vale pur sempre la regola inglese: “garbage in, garbage out”!).

Nel corso degli ultimi anni, Audiocostruzioni ha dedicato svariati articoli e approfondimenti sulla musica liquida e sulle apparecchiature ad essa dedicate, con particolare approfondimento sui DAC esterni.

Ecco che il piccolo Cambridge Audio Dac Magic Plus possa essere considerato quale trait d’union fra la conversione di segnali audio digitali (ed in particolare, la musica liquida) e la preamplificazione, potendo offrire entrambe le funzioni. Anche il McIntosh D100, già testato con lusinghiere prestazioni, offre le stesse prerogative, ma il Magic Plus appare ancor più interessante proprio per il contenuto prezzo di listino, che lo pone alla portata di tutti gli appassionati. Inoltre, nonostante la variazione di volume del McIntosh operi comunque nel dominio digitale, le uscite variabili dell’apparecchio americano offrono tensioni massime d’uscita tipiche di un vero e proprio preamplificatore a guadagno moderato (sino a 8V / 16V con segnale non bilanciato/bilanciato).

Il Dac Magic Plus si pone inoltre a un livello merceologico intermedio fra la crescente flotta di dac-usb di qualità e di primo prezzo e i dac che mirano già a prestazioni di alto livello, con grande versatilità di connessione.   

 

  

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

Non mi dilungherei sulla descrizione dell’apparecchio e sulle sue funzionalità, in rete ormai esistono svariate presentazioni e recensioni, per cui glisserò passando direttamente all’utilizzo e alle note d’ascolto.

Una premessa: le note d’ascolto che seguiranno, saranno riferite in larga parte all’ingresso digitale usb. Sarò franco: ritengo non sia eticamente plausibile confrontare la qualità musicale, seppure di un medesimo apparecchio, attraverso due differenti ingressi digitali le cui sorgenti siano completamente diverse. Un PC non è esattamente un lettore CD; un compact disc non è del tutto identico a una memoria fisica contenente musica liquida, nonostante quest’ultima sia lossless/non compressa e ad alta risoluzione; la sezione elettronica dei due segnali è gestita da un iniziale e differente circuito elettronico.

In altri termini, sorrido ogni qualvolta leggo di un ingresso digitale coassiale musicalmente superiore al corrispettivo usb (o viceversa) per poi leggere dell’uso di un CD-Transport no-compromise posto magari a confronto con un front-end informatico non particolarmente eccelso o magari non settato con cura certosina; come sempre inoltre, ogni recensione costituisce caso precipuo e pressoché irripetibile, perché condotta in uno specifico ambiente d’ascolto ed in un contesto hardware (la catena audio, con annessi accessori e cavi) ancor più unico. Ecco che anche due diversi ingressi digitali suoneranno certamente in maniera differente, con sensazioni d’ascolto più o meno evidenti (ad onor del vero, talvolta così subliminali da sconfinare nel campo della suggestione). Se poi s’introducono o si cambiano le sorgenti digitali o, addirittura nel caso del PC, se ne modifica il software audio, le librerie (Wasapi, Asio, ecc) e pure le impostazioni del sistema operativo, le differenze potrebbero risultare più tangibili e nette.

Ricapitolando, attraverso l’uso del Cambridge Audio Dac Magic Plus, una realizzazione che ritengo essere il frutto di un progetto di ottima ingegneria, ideato per soddisfare sia l’audiofilo esigente che l’appassionato di musica tramite un laptop ed una buona cuffia ed oculatamente inserito in un contesto merceologico decisamente concorrenziale, si potrà approfondire se:

·    una sorgente digitale ben realizzata con controllo di volume possa adeguatamente ovviare all’uso di un preamplificatore;

·    in caso negativo, quale sia il peso della perdita di musicalità;

·    di quanto, una sorgente digitale economica ma di buona realizzazione ed attentamente studiata per un certo successo commerciale, perda al confronto con analoghe realizzazioni senza compromessi progettuali e costruttivi.

   

 

ABBINAMENTI E SETTAGGIO

Il piccolo Magic Plus è stato inserito in una catena costituita da un laptop Toshiba espressamente dedicato alla fruizione della musica liquida (Windows 10 + Foobar2000 + le più aggiornate librerie audio rese disponibili dal sito internet Foobar), un onesto CD-Player Teac PD-H600 utilizzandone la sola meccanica, finali di potenza Sumo Andromeda mkIII, Sumo Polaris II, Audio Research D240 mkII e diffusori ProAc Response 2.5 e Infinity RS 5-K.

Le apparecchiature di controllo e di confronto: l’inseparabile dac PS-Audio Nuwave DAC; decoder digitale e preamplificatore multicanale McIntosh MAC3; preamplificatori Audio Research LS16 mkII, Sumo Athena II, Synthesis PL/1 e RS Acustica Venice Two Custom Edition, nonché il vetusto ma musicale dac Audio Alchemy DDE v1.0.

Cavi di segnale e potenza: BCD nei loro rispettivi modelli di punta, Analog Research e Megaride Audio.

Si, l’ho fatto apposta: un dac d’ultima generazione inserito in un contesto quasi vintage, uno stridente connubio fra passato con qualche gallone di gloria hi-end e presente hi-tech.

Collegando direttamente il Magic Plus al notebook, il sistema operativo Windows 10 lo ha riconosciuto senza alcun problema. Con questo set-up, l’ingresso USB è in grado di supportare segnali sino a 24 bit e 96 kHz.

DacMagic Plus è però compatibile sia con le porte USB 2.0 (Hi-Speed) che con le porte USB 1.1 (Full-speed), potendo anche funzionare con le più recenti porte USB 3.0; in questo caso, il PC “vede” il piccolo dac Magic Plus come se fosse semplicemente un dispositivo USB 2.0 o 1.1.

I due protocolli supportati permettono dunque di raggiungere risoluzioni fino a 24bit/96kHz (USB 1.0 e 1.1) e sino a 24 bit/192kHz con porte USB2.0, però previa installazione di un apposito driver per Windows, scaricabile dal sito di Cambridge Audio.

La configurazione predefinita del Magic Plus è la USB 1.1 la quale, secondo il manuale d’uso, funziona praticamente con quasi tutti i tradizionali sistemi operativi e tipi di computer senza driver, con un semplice funzionamento “plug and play”.

Installando il driver gratuito Windows USB Audio 2.0 la risoluzione si estende a 192kHz, in modalità di funzionamento WASAPI Exclusive oppure ASIO: con Foobar2000, entrambi i driver hanno reso un funzionamento sempre inappuntabile.

Dal pannello anteriore, è possibile modificare la modalità USB Class premendo semplicemente il pulsante “Filter/ Phase” (Filtro/Fase) durante l’accensione. Uno dei LED sorgente dell’ingresso digitale si illuminerà ad indicare l’impostazione USB corrente: Digital 1 indica la modalità USAB Audio Class 1.0, mentre Digital 2 indica la USB Audio Class 2.0.

A questo punto. Ruotando la manopola del volume, si potrà selezionare la modalità USB Class che sarà infine memorizzata premendo la manopola stessa.

Come in precedenza sottolineato, con l’impostazione predefinita USB Audio 1.0, DacMagic Plus funzionerà immediatamente con il driver originale Audio 1.0 di Windows XP, Vista o 7 (non è necessario caricare nuovi driver).

Non ho avuto la possibilità di poterlo accertare, ma il costruttore dichiara un analogo comportamento con Mac OS-X 10.5 (Leopard) o superiore, supportando di default un contenuto audio fino a 24/96kHz, estensibile a 192kHz impostando la USB Audio 2.0 e installando il driver originale Audio 2.0 Mac OS-X 10.5 (Leopard).

Per i più tecnici, un’altra interessante funzionalità offerta dal Cambridge è la possibilità di selezionare tre differenti filtri digitali, denominati: a fase lineare, a fase minima e steep.

Il filtro a fase lineare è un filtro audio molto apprezzato per il basso valore di ripple sia nella banda di stop che nella banda passante; questo effetto è noto come “group delay costante”: i segnali audio di tutte le frequenze vengono sempre ritardati del medesimo valore quando passano attraverso il filtro; di conseguenza, all’uscita è garantita la coerenza temporale di tutti i segnali.

Il filtro a fase minima è un altro filtro audio molto apprezzato con un valore di ripple persino inferiore sia nella banda passante che nella banda di stop. Diversamente dal filtro a fase lineare, il group delay non è costante e quindi possono aversi alcune discordanze temporali; tuttavia, la modulazione di fase è bassa con il peculiare vantaggio dell’assenza di pre-ringing nella risposta all’impulso (un compromesso di cui tener conto con l’adozione del filtro a fase lineare, nonostante sia comunque fortemente attenuato).

Il filtro Steep, approntato dai tecnici della Cambridge Audio, è un filtro a fase lineare ottimizzato per l’attenuazione in banda di stop delle immagini di aliasing close-in. Con questo filtro si ottengono: una lieve attenuazione della risposta alle alte frequenze (-2dB a 20kHz); un livello lievemente superiore di pre- e post-ringing, per un’attenuazione elevatissima appena fuori della banda passante. Il filtro Steep può attenuare l’aliasing di circa 80dB a 22kHz.

 

In fase d’ascolto, ho infine preferito il filtro a fase minima; credo che in questa modalità di funzionamento, il Magic Plus abbia sfoderato una timbrica più naturale e (forse) ricca di armoniche; le differenze sono però talmente subliminali da sfociare probabilmente nella suggestione. Ho ascoltato e riascoltato alla noia uno stesso brano ad alta risoluzione (24bit e 96 kHz, in audio compresso lossless flac 16bit e 44,1kHz, in audio compresso mp3 a 320, 192 e 128 kbps) alla ricerca di una conferma, ma non ne sono del tutto sicuro.

Le note d’ascolto che seguono, si riferiscono pertanto alla modalità di funzionamento del filtro digitale a fase minima: giocare un poco col Cambridge è stato divertente, perseverare era  inutile.

 

L’ASCOLTO

Il piccolo Magic Plus è stato inserito in una catena costituita da un laptop Toshiba (Windows 10 + Foobar2000 opportunamente settato + le più aggiornate librerie audio rese disponibili dal sito internet Foobar), un onesto CD-Player Teac PD-H600, amplificazione semi-vintage Sumo Athena II + Andromeda III e Audio Research LS16mkII + D240mkII, diffusori ProAc Response 2.5 by C.E.M. (rivisitazione artigianale italiana di alta ebanisteria, di un classico progetto inglese fra i più clonati dagli autocostruttori).

Per i collegamenti diretti in bilanciato con i finali di potenza, mi sono avvalso della qualità offerta dai Wireworld Eclipse Silver 6, cavi di segnale piuttosto costosi ma di ottime virtù sonore; l’apparecchio di riferimento è stato un PS Audio Nuwave, unità di conversione D/A che continuo ad apprezzare per il favorevole rapporto qualità/prezzo, una notevole costruzione ed un ottimo suono.

Collegato direttamente al D240mkII, il Cambridge si fa immediatamente apprezzare per la buona ricostruzione scenica, all’interno della quale la plasticità degli strumenti e la definizione dei vari piani sonori appaiono certamente soddisfacenti e, per qualsiasi genere musicale ascoltato, godibili.

Al confronto col Ps Audio Nuwave, parimenti collegato in bilanciato, con gli stessi cavi, ai citati finali di potenza e sfruttando il controllo di volume digitale di Foobar, l’articolazione della gamma più grave del Magic Plus non raggiunge purtroppo la medesima prestazione del dac americano (che vanta peraltro una sezione di alimentazione degna di un amplificatore di media potenza) ne tantomeno la sua possanza; di conseguenza, il peso specifico della massa sonora riprodotta, anche introducendo i muscoli del Sumo Andromeda III (240W/ch su 8 ohm e circa 400W/ch su 4ohm), appare più leggero, meno tangibile. La timbrica complessiva è tendenzialmente neutra, sebbene su alcuni passaggi più dinamici e nella riproduzione di percussioni metalliche e ottoni soprani, il piccolo Cambridge tradisca appena la sua natura digitale.

Mi rendo conto che, a fronte del prezzo di listino ancora non scandaloso, il mio parere possa apparire eccessivamente critico. In realtà e in ogni caso, non mi aspettavo una prestazione di questo livello! In altri termini, la bontà progettuale complessiva del Cambridge, ne permette il confronto con unità di conversione D/A di maggior costo, senza soffrire eccessivamente di palese inferiorità: su alcuni parametri poi, quali la definizione, o la gamma dinamica, le differenze appaiono molto meno sensibili.  

Interponendo un preamplificatore ed escludendo il controllo di volume interno del Cambridge, si limano un poco le distanze e si smussano alcune carenze armoniche, in particolare adottando stadi di preamplificazione valvolare contraddistinti da una timbrica calda e corposa, come quella offerta dalle amate 6SN7 del mio immarcescibile Synthesis Art in Music PL/1.

Affrontando le consuete partiture che personalmente preferisco della Tafelmusik di Telemann, noto una massa sonora un poco più densa, l’immagine acustica acquisisce maggiore larghezza, talvolta anche oltre i diffusori, in particolar modo con il preamplificatore Athena II (un ottimo prodotto dei primi anni 90, totalmente realizzato a stadi discreti, senza l’ombra di un solo operazionale integrato, forse ancora frutto dello zampino del grande James Bongiorno).

Eppure, con l’aggiunta di un qualsiasi preamplificatore e, in particolar modo, con collegamenti sbilanciati, sembra venire a mancare un poco la trasparenza del messaggio sonoro, qualche dettaglio pare perdersi/attenuarsi qua e là, mentre gli strumenti perdono appena la nettezza dei contorni, pur sembrando armonicamente meno scarni. Con taluni strumenti naturalmente incisivi, tutte le preamplificazioni in mio possesso introducono una levigatura sulle frequenze che potrei indicare attorno ai 4 - 8kHz, smorzandone di converso la naturale incisività.

Forse, potrebbero esservi differenze nella velocità di risposta ai transienti più repentini, ma l’accuratezza del mio udito non mi permette un simile discernimento acustico!

Da purista non totalmente convinto del segnale musicale, rimango combattuto fra un collegamento diretto, seppure bilanciato, fra quest’onestissimo Magic Plus ed una buona amplificazione di potenza, od una catena di riproduzione più convenzionale.

Di certo, il piccolo Cambridge mi ha fornito più di un’occasione per divertirmi fra collegamenti vari ed esperienze d’ascolto, confermando le mie precedenti e contrastanti sensazioni ogni qualvolta abbia sottratto uno stadio di pre-amplificazione del segnale musicale da una qualsiasi catena audio.

Probabilmente ho raggiunto il miglior risultato nel collegamento diretto e bilanciato fra l’unità di conversione D/A e un finale di  potenza, con il Sumo Andromeda III: il notevole guadagno di questo potente amplificatore, è stato determinante per il raggiungimento di appaganti pressioni sonore senza la necessità di uno stadio intermedio di preamplificazione, per un risultato complessivo d’ascolto veramente buono.

L’uscita cuffia offre infine prestazioni sicuramente interessanti; l’ho testata con tre cuffie che, per prezzo e per strategia commerciale, potrebbero essere un naturale compendio del Magic Plus: una Koss PortaPro, una Klipsch One e una Beats Audio Studio. Certamente, le migliori prestazioni audio sono state raggiunte con la Studio, che costa peraltro dalle 3 alle 5 volte le altre due cuffie, in ogni caso tutte e tre sono state pilotate con disinvoltura, senza cedimenti o limitazioni in frequenza.

La gamma media appare piuttosto fluida e naturale, ricca di particolari; qualora la qualità del software audio sia soddisfacente, la gamma bassa è ben estesa e presente, articolata ed intelligibile. La gamma più acuta non risulta mai graffiante o, peggio, gracchiante; la ricostruzione scenica virtuale non aggiunge ovviamente quelle sensazioni raggiungibili solo da dedicati amplificatori per cuffie, ma rimane su livelli di coinvolgimento emotivo (sempre che anche la registrazione sia emotivamente coinvolgente, of course).

 

 

Conclusioni:

Il Cambridge Dac Magic Plus è un apparecchio ben costruito, capace di buone prestazioni sonore, contraddistinto da un buon  rapporto qualità/prezzo.

A mio parere però, la Cambridge Audio ha fallito la possibilità di centrare un successo commerciale più consistente, nonché di creare un vero e proprio “best-buy” da ricordare nel tempo, fra i salotti buoni dell’alta fedeltà.

Il dac Magic Plus unisce versatilità ed elevate prestazioni sonore, anche se nel medesimo segmento di mercato esistono altri validissimi contendenti.

Da un lato, si potrebbe considerarlo un eccellente e definitivo dac esterno per applicazioni informatiche da scrivania (laptop, PC fisso, smartphone o tablet) e con ascolti esclusivi in cuffia, dall’altro un buon dac per la più convenzionale stereofonia a due canali, inserito in catene d’ascolto basic-class o mid-class.

Nel primo caso, Il Magic Plus parrebbe un poco fuori mercato, costando quanto un discreto computer portatile, cui non credo che nessun audiofilo evoluto andrà mai a collegare una cuffia di alto segmento merceologico.

Nel secondo caso, trovo il prodotto certamente competitivo, ma la sua buona versatilità paga comunque, a mio parere, lo scotto dell’assenza di un telecomando per gestire almeno il controllo di volume e/o per selezionare le tracce audio, must oggi ormai irrinunciabile per l’audiofilo pantofolaio ovvero hi-tech.

Il Magic Plus merita comunque un attento ascolto, perché la sua “voce” non è per nulla rauca.

 

 

 

Cristiano  Nevi –novembre 2015

( per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

UN VIDEO DOVE SPIEGO COSA SERVONO I DAC O CONVERTITORI




 

 

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