SCHEDE E RECENSIONI

McIntosh  D100

Preamplificatore - Convertitore

SCHEDA

Di cosa si tratta:

Preamplificatore - Convertitore


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Produttore:

Mcintosh Usa

Caratteristiche:

Entrata usb

Costo:

3450/00 € anno 2015

Info:

Audiocostruzioni di Sbisa'e punto vendita chiedre
info@audiocostruzioni.com   tel 059-685054

CARATTERISTICHE

 

 

LA RECENSIONE DI CRISTIANO

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

McINTOSH D100

Categoria: dac-preamplificatore digitale  -  Listino: €3450 IVA inclusa

 

 

McIntosh non ha certamente bisogno di presentazioni.

La sua fama e pure qualche leggenda aziendale si perdono nel tempo, radicate sino alle origini dell’alta fedeltà.

Soggettivamente ho notato che parte del fascino sonoro del marchio americano si era un poco perso nell’ultimo decennio, così come la qualità dei componenti impiegati, pur rimanendo la costruzione e l’affidabilità veramente proverbiali, non si sia sovente livellata alla più esclusiva produzione mondiale (filosofie più spesso sposate da brand esoterici di altissimo artigianato giapponese), limitandosi ad un’ottima qualità industriale.

 

Recentemente, con l’introduzione del nuovo integrato a stato solido “basic” MA5200 e con il nuovo preamplificatore digitale D100, McIntosh è ritornata verso quel suono molto equilibrato, mai affaticante, raffinato eppure molto esteso e possente.

Il modello D100 è un convertitore digitale/analogico di ultima generazione, dotato di una regolazione del volume d’uscita basata su una tecnologia in grado di non inficiare il segnale musicale elaborato nei circuiti di conversione. Il D100 comprende anche un’ottima uscita amplificata per cuffie, strizzando però con decisione l’occhio alla musica liquida, prevedendo un ingresso usb in grado di elaborare file musicali ad alta definizione sino a 32bit e 192kHz.

 

Costruzione:

L’aspetto esteriore del D100 ricalca fedelmente la tradizione McIntosh: il frontale nero lucido è protetto dalla consueta lastra di cristallo, lateralmente incamiciata nei due bordi sagomati d’alluminio satinato. Al centro troneggia il logo a caratteri gotici del marchio, retroilluminato di un bel verde smeraldo quando l’apparecchio è acceso.

Il sottostante display a cristalli liquidi, stretto e lungo ma contraddistinto da caratteri grandi e luminosi, permette l’indicazione dell’ingresso selezionato e della qualità del suo segnale digitale(bitrate e frequenza di campionamento), nonché di tutte le funzioni di regolazione previste, fra cui il livello dell’uscita variabile e il grado d’illuminazione del display stesso.

Ai margini laterali del display, contribuiscono al tipico aspetto “retrò” McIntosh, dapprima due piccoli tasti neri rispettivamente di Mute (a sinistra) e di Setup (a destra) delle funzioni del D100, quindi due classiche manopole rotative nere zigrinate con bordo metallico rispettivamente per la selezione degli ingressi e la regolazione del volume. Sul loro lato esterno, completano la dotazione anteriore: l’ingresso jack da 6,3mm per cuffia (a sinistra) e il tasto di accensione dell’apparecchio (a destra), di colore rosso.

Il telaio, metallico, appare piuttosto robusto ed ottimamente rifinito, senza eccesso alcuno negli spessori e nell’appesantimento tout-court dell’intera struttura.

Quattro spessi e solidi piedini conici di gomma dura sostengono tutto il telaio, per un appoggio efficace e sicuro.

Sul retro si evidenzia la buona versatilità del D100: un’uscita bilanciata a livello fisso ed una a livello variabile, altrettante due uscite sbilanciate RCA, cinque ingressi digitali di cui due coassiali, due ottici e un USB.

Completano la dotazione del D100, quattro trimmer di regolazione: Ricevitore IR e Data IN per la gestione in remoto di altre apparecchiature McIntosh col telecomando in dotazione al D100, oltre ai soliti due  power control IN e OUT per l’autoaccensione di altre elettroniche collegate al dac.

Manca a mio parere un ingresso bilanciato, che avrei preferito magari a scapito di un ingresso ottico, per agevolarne l’utilizzo anche in campo professionale; comunque per quanto mi concerne, non posso certo lamentarmi di cotanta versatilità.

Sbirciando all’interno, si conferma palesemente una realizzazione razionale, curata e ben ingegnerizzata, con largo dispiego di componenti industriali di ottimo livello qualitativo, senza alcuna esagerazione esoterica. Non conosco minimamente lo schema elettrico, ma nella sezione che ritengo essere quella analogica/preamplificatrice, vi è dispiego di operazionali NE5532, sovente vituperati da molti appassionati di alta fedeltà.

 

Foto 1: panoramica lay-out interno del D100

 

Come sempre, non è la qualità individuale dei componenti a garantire un grande suono, ma la bontà del progetto nel suo insieme: infine è il proprio udito, non i pregiudizi, ad assurgere a giudice insindacabile sulla musicalità di un determinato apparecchio, inserito in un contesto che, pressoché sempre, è unico e irripetibile.

La realizzazione è indubbiamente molto curata e razionale, con largo utilizzo di resistenze di precisione e condensatori Wima serie rossa. Risalendo a ritroso nel circuito, s’incontra il cuore di conversione del D100, implementato da un eccellente ESS ES9016 SABRE-32 Ultra DAC. Facente parte della prestigiosa linea Sabre, l’ES9016 è dichiarato per 32bit di risoluzione con architettura brevettata Hyperstream TM e dotato di un sofisticato circuito interno di riduzione jitter denominato Time Domain Jitter Eliminator. Fra le sue caratteristiche salienti, spiccano sicuramente: il range dinamico pari a 128dB, la distorsione armonica totale dello 0,0003% (-110dB), l’ingresso per otto (8) canali audio, la gestione in ingresso di segnali SPDIF, PCM, DSD, un filtro digitale a 32bit, il consumo di soli 100mW.

I progettisti McIntosh hanno sfruttato il funzionamento ad 8 canali offerto dall’ES9016 secondo una modalità denominata “stereo Quad Balanced mode”, al fine di raggiungere il più elevato range dinamico con la più bassa distorsione possibile.

Sul percorso di segnale verso monte, si raggiunge poi il ricevitore audio digitale, costituito dall’ottimo Cirrus Logic CS8416, in grado di supportare frequenze di campionamento sino a 192 kHz.

La sezione di alimentazione è ben dimensionata, senza eccessi; ciò che conta è la presenza di un’inappuntabile circuitazione di filtrazione contraddistinta da un buon numero di regolatori di tensione per la separazione delle alimentazioni alle varie sezioni progettuali. Spicca certamente il trasformatore principale, di tipo R-Core, di un secondo trasformatore a lamierini per le circuitazioni sussidiarie (display, ecc) e di un filtro di rete CLC integrato, sulla tensione di rete.

 

  Foto 2: sezione di alimentazione

 

L'ingresso USB è di tipo asincrono, con un driver PC dedicato per sistemi operativi Microsoft Windows in grado di garantire i migliori risultati di gestione del segnale digitale. Con S.O. Linux e Mac OS il convertitore D100 è immediatamente riconosciuto, senza necessità alcuna di installare driver ausiliari.

 

I driver per S.O. Windows, oltre a:

-        il manuale d’uso e manutenzione; un esaustivo diagramma delle connessioni in-out al D100;  la brochure pubblicitaria; sono direttamente scaricabili sul sito McIntosh, all’indirizzo: http://www.mcintoshlabs.com/us/Products/pages/ProductDetails.aspx?CatId

=newproducts&ProductId=D100, snella sezione “Downloads”.

 

Poco distante dal chip ESS, sulla scheda elettronica principale, vi è un altro interessante circuito integrato: il Muses 72320 della New Japan Radio Co. Ltd (JRC).

Il Muses gestisce il controllo elettronico a due canali del volume, con un’attenuazione a passi di 0,25 dB sino a -111,5dB comprendendo anche il Mute, in grado di garantire una strepitosa separazione fra i canali, dichiarata a -120dB. Anche il rumore è limitato a -118dB, col dato peggiorativo a soli (si fa per dire…) -100dB con volume al massimo.

Schema a blocchi del Muses 72320

 

 

 Foto 3: il cuore del D100: il chip ESS ES9016 Sabre 32bit

 

Gli abbinamenti

Il preamplificatore digitale D100, per la sua natura spiccatamente votata alla musica liquida, è stato inserito in un sistema composto da: notebook Toshiba, software Windows Seven Home Premium + Foobar2000 + librerie ASIO McIntosh; convertitori D/A Audiolab Mdac e Audio Research DAC5; preamplificatori RS Acustica Venice Two CR e Synthesis PL/1; finali Albarry M408II e Klimo Kent Gold Improved; diffusori Dynaudio Focus 220, cuffie Klipsch One e Koss PortaPro.

I primi citati di ogni componente la mia catena d’ascolto, hanno costituito il “back-end” principale d’ascolto.

Per gli più curiosi delle connessioni e degli accessori, ho utilizzato i consueti cavi di segnale BCD L.G.D., cavi di potenza Analog Research Silver Raincoat e Sommercable Quadra Blue, cavi di alimentazione Furutech FP314A, Xindak FP-Gold, PS-Audio Prelude SC (dac), Bada HP100, Audiocostruzioni SB3-4mmq; filtro di rete ad effetto pelle Gandon Lab, multipresa filtrata Furutech e-TP80E; piedoni smorzanti Audioquest Sorbothane, coni e sottoconi in acciaio cromato Audiocostruzioni, tavolino porta-elettroniche Norstone Bergen.

Ambiente d’ascolto: la mia consueta mansarda a doppio spiovente simmetrico, pavimento flottante su supporto totalmente realizzato in legno, soffitto misto in legno e pietra, la cui superficie si aggira attorno ai 22 mq.

Il D100 è stato utilizzato sia quale semplice unità di conversione D/A, sia in modalità conversione e preamplificazione, che in modalità conversione e amplificazione per cuffie.

 

L’ascolto

L’esemplare in mio possesso non ha avuto necessità di warm-up particolari: le classiche 50 ore di ascolto hanno forse stemperato qualche lieve asprezza e qualche sibilante di troppo sui registri medio-alti, ma la sensazione è quella di un suono già maturo sin da subito,  contraddistinto da peculiarità acustiche piuttosto nette e definite.

Il messaggio sonoro è infatti spiccatamente esteso e dettagliato, con una trasparenza di notevole caratura, senza sfociare comunque in iperanalicità o, peggio, in asprezze, aggressività, anemie o freddezze timbriche.

Di primo acchito, la mia memoria acustica ha paragonato il suono del D100 a quello tipico della produzione Spectral dell’ultimo decennio del secolo scorso: di grande precisione, neutralità e naturalezza d’emissione.

Se volessi accostare un colore al suono del D100, opterei senza indugi verso una tinta verde-azzurra decisa, in tempera ad olio piuttosto che a pastello; in altri termini, una tonalità tendente al freddo ma ricca e setosa.

Di certo, il McIntosh D100 non è un’elettronica indulgente, non “interpreta” la musica smussando le naturali spigolature di violini e piccoli ottoni, limando le frequenze più acute e sottolineando sornionamente il calore del medio-basso: eventuali carenze software e hardware, saranno impietosamente sbattute sulla faccia (anzi, nelle orecchie) dell’ascoltatore.

 

Foto 4: scorcio sulla sezione di preamplificazione e analogica d’uscita

 

Utilizzato come preamplificatore, il D100 estrinseca tutta la sua personalità: notevole, infatti, è la sua capacità di estrapolare ogni dettaglio dalle trame musicali, persino quando trattasi di grandi masse orchestrali oppure di voci miste.

Il senso di pulizia generale del messaggio musicale è tangibile, evidente se confrontato con altri preamplificatori d’inferiori pretese. Chiaramente il mio giudizio è personale, ma per tale parametro acustico il McIntosh D100 rivaleggia con le migliori elettroniche presenti sul mercato hi-end.

L’ascolto della difficile terza parte della Tafelmusik di Telemann (Ouverture-Suite, TWV 55:B1 for 2 oboes, 2 violins, strings, continuo e Quartetto, TWV 43:e2 for violin, transverse flute, cello, continuo) evidenzia una grande luminosità del registro medio, con gli strumenti cesellati all’interno dell’ampia scena acustica. La grana è finissima, eppure il critico range medio-acuto rimane vellutato, giammai sconfinando nella sensazione di fatica d’ascolto.

Un disco che, a distanza di oltre 10 anni dalla sua uscita, continua a incollarmi alla poltrona è il bellissimo Dreamland del 2002, undicesima opera solista di Robert Plant, la sua settima registrata in studio, la prima musicata con l’eccezionale band degli Strange Sensation.

La registrazione non è sicuramente delle migliori, nonostante ciò gli strumenti sono facilmente individuabili all’interno dell’immagine sonora, ben cesellati e dai contorni piuttosto netti e precisi.  

Con Il bellissimo So di Peter Gabriel, nella versione rimasterizzata a 24bit e 96kHz, ecco che la scena acustica diviene ampia, riempendo in pratica tutta la porzione dell’ambiente d’ascolto in linea e dietro ai diffusori, con un’espansione ai lati ed una verticalizzazione degne delle migliori elettroniche.  La capacità di discernimento dei vari piani sonori sino agli strumenti più sfumati e in secondo piano, unitamente alla notevole attenzione ai dettagli e ai microcontrasti dinamici, delinea con nettezza la spiccata personalità del D100.

Con Nighttown degli adorati Walkabouts apprezzo una gamma bassa molto estesa, frenata, particolarmente articolata e agile, pur non arrivando a competere con l’immanenza e la possanza dei più prestigiosi preamplificatori in commercio. In tal senso, pur pagando lo scotto di un’agilità inferiore, il mio pre valvolare RS Acustica contribuisce ad un suono più possente, donando al magma musicale una densità superiore che il D100 (in configurazione dac+pre) non è riuscito ad eguagliare in nessuna delle configurazioni possibili con il resto dei prodotti a mia disposizione.

Il contenuto guadagno del preamplificatore permette a mio parere un efficace interfacciamento con quei finali di potenza contraddistinti da un’elevata sensibilità d’ingresso, consentendo un razionale sfruttamento del volume: sebbene nel D100 esso sia controllato da un microprocessore, se fosse stato realizzato con un più convenzionale potenziometro rotativo, non si sarebbe raggiunta la massima potenza dei finali già a sole “ore 9 o 10” (davvero deprimente), bensì alle più corrette posizioni ad “ore 14-16”.

 

Sfruttando le uscite fisse del D100, la sua sezione preamplificatrice è completamente disattivata; in questo caso il McIntosh si comporta come un puro convertitore D/A. Sebbene alcuni parametri acustici siano ora influenzati dalla personalità dei preamplificatori collegati a valle del D100, l’ascolto della medesima scaletta musicale denota nuovamente una grande trasparenza del suono, una lodevole attenzione ai più minuti dettagli, una spiccata agilità dei contrasti dinamici, sebbene emerga ora una doratura timbrica entro tutta la gamma media che contribuisce ad annullare la fatica uditiva, anche dopo lunghe sessioni d’ascolto.

Anche in ambito di pura conversione, il D100 apporta al suono nel suo insieme un’insperata ricchezza armonica, luminosità e dettaglio, una notevole linearità della risposta in frequenza (assai estesa verso gli estremi) ed un’appagante olografia acustica.

 

Dimenticavo: una volta installati i driver d’interfacciamento dell’ingresso USB del D100, è possibile intervenire sulle impostazioni del pannello di controllo. Lanciando il programma “McIntosh Audio Driver Control”, infatti, si possono modificare le impostazioni predefinite:

nel mio caso, ho selezionato la frequenza di campionamento al massimo consentito (192kHz) così come la risoluzione Audio Stream Input Output, ASIO, a 32 bit.

 

 

 Nell’immagine a fianco, di repertorio, la casella di selezione della risoluzione è assente, nella versione ora scaricabile dal sito, è immediatamente posta sotto la selezione a tendina “Sample Rate”.

 

Durante l’uso di un qualsiasi software per la riproduzione audio, non è necessario che il pannello di controllo USB McIntosh sia sempre in esecuzione, salvo che non si desideri apportare modifiche alle impostazioni predefinite.

L'impostazione predefinita della latenza è automaticamente scelta in funzione delle capacità prestazionali del computer: lascerei agli esperti informatici la variazione di tale parametro, al fine di evitare che una lenta velocità di elaborazione possa occasionalmente produrre click o interruzioni nella musica .

 

Vi è infine la possibilità di intervenire sulla modalità automatica di cambiamento delle Hosts ASIO: se la relativa casella non è selezionata (impostazione di default), la frequenza di campionamento è determinata dall’impostazione del Pannello di controllo USB McIntosh. Se si spunta la casella, alcuni software consentono la modifica diretta "on the fly "secondo il formato della musica riprodotta (un esempio è rappresentato dal software "JRiver Media Center").

Sul mio notebook, con Foobar2000 qualsiasi file in formato lossless .wav, .flac oppure .ape è giustamente elaborato secondo la sua risoluzione nativa (16 o 20 o 24 bit), ma qualsiasi .mp3 è riprodotto con un’interpolazione a 32bit.

 

La ricostruzione virtuale dell’immagine, intendendo proprio il tentativo di riproposizione dell’evento musicale ripreso dal vero, la tridimensionalità degli strumenti ed il rispetto delle loro reali dimensioni, è a mio parere uno dei parametri acustici fondamentali per poter godere della propria musica preferita. Piccole formazioni per soli strumenti acustici, in cui compaiano anche una o più voci, costituiscono sovente un difficile banco di prova per una catena hi-fi, anche perché l’orecchio è più attento alla timbrica ed alla coerenza tonale degli stessi. Percorsi musicali tradizionali, che attingono magari a piene mani dalla cultura celtica o da quella magrebina, passando per il sud-America e giungendo sino all’Africa nera, sono sicuramente l’esame ideale per il suono del D100.

In questi peculiari parametri il dac McIntosh si distingue nuovamente senza cedimenti, passi falsi; anche nella sua più semplice funzione di convertitore digitale/analogico, il D100 è senza dubbi un temibile concorrente verso la migliore produzione mondiale di analogo segmento commerciale. Le voci maschili soffrono appena di una lieve leggerezza del medio-basso, quelle femminili godono di una luminosità e di un’intelligibilità superbe, mai affette da nasalità, freddezza, piattezza tonale.

 

Conclusioni:

Il McIntosh D100 è un eccellente convertitore, versatile, tecnicamente avanzato, costruito secondo i tipici canoni del brand americano, esteticamente bello e ben rifinito, dalle qualità complessive in linea con la migliore concorrenza di qualsiasi passaporto.

La sua funzione preamplificatrice è un must di non poco conto, perché la qualità di questa sezione non è assolutamente un palliativo o uno specchio per allodole: il contenuto guadagno, l’assoluta precisione della regolazione elettronica del volume, il benefit del telecomando, permettono un universale interfacciamento con qualsivoglia finale di potenza in circolazione, elargendo al contempo una qualità sonora di ottimo livello.

Certamente altri più esclusivi convertitori e preamplificatori potrebbero avere potenzialità superiori del D100, ma il prezzo da sostenere risulterebbe ben più elevato, dovendo peraltro investire su due elettroniche anziché in una sola!

In assoluto, il prezzo di listino è alto; per un appassionato a reddito fisso medio, l’impegno economico indurrebbe a grossi sacrifici (in particolare in questo dannato periodo di recessione economica). Relativamente al listino McIntosh, dovrei invece parlare di favorevolissima “convenienza”: si tratta di una mera questione di riferimenti, c’è poco da discutere.

Esistono in commercio molte alternative al D100, anch’esse comprensive di uscita cuffia; la maggior parte di esse proviene dalla Cina e costa poco più di un decimo. Le prestazioni e la tecnologia applicata sono abbondantemente inferiori, senza appello.

McIntosh è anche una garanzia: gli appassionati del marchio sono sparsi su tutto il globo terrestre, l’usato è ricercato e comunque ben valorizzato, anche a distanza di anni.

Concludo: il D100 è un’elettronica realmente hi-end, ad un prezzo fissato sul confine inferiore di tale categoria merceologica. Il suono non si colloca nella medesima posizione, le sue aspirazioni e le sue reali prestazioni sono certamente maggiori.

 

Da ascoltare con molta attenzione, nelle migliori condizioni di interfacciamento.

Ludici ascolti a tutti

 

Cristiano  N.– gennaio 2014

(free reviewer – per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

 

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Alcune recensioni online:

 

https://www.hifidiprinzio.it/files/2013/06/201306171018516.pdfù

 

http://www.audio-activity.com/mcintosh-d100.html

 

http://www.head-fi.org/t/698941/review-the-stunning-mcintosh-d100

 

 

COME SUONA

 

Macchina dalle prestazioni sorprendenti , delicato quanto basta , raffinato e veloce ...  davvero tanta roba !!!

 

 

 

 

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