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Audio Analogue Paganini 192/24  Lettore CD

La recensione di Cristiano

 

 

Di cosa si tratta

Lettore CD

La pagina di Cristiano

Produttore

Audio Analogue Italia www.audioanalogue.it

Caratteristiche

24 bit  192 KHz

 Costo

1663 € anno 2014 Rev. 2.0 - 1450 € anno 2008 Rev 1.0

 

Caratteristiche:

 

Rev. 2.0

Rev. 1.0

 

Descrizione:

Dal sito ufficiale:

 

CD Player ad elevate prestazioni
Il CD player Audio Analogue Paganini 192/24 rappresenta un salto di qualità per la linea compositori di Audio Analogue, per qualità sonora, costruzione, perfezione dell’assemblaggio, stile, estetica e prestazioni, pur conservando il famoso family look e la facilità d’uso.
L’aspetto elegante e sobrio del Paganini 192/24 permette un inserimento discreto in qualunque ambiente domestico, che sia arredato in stile classico o moderno.
La nuova meccanica CD-ROM garantisce un funzionamento impeccabile, insieme a maggiore robustezza e durata rispetto alle normali meccaniche CD audio.
La sezione di conversione  digitale/analogica allo stato dell’arte è basata sullo straordinario convertitore di frequenza di campionamento AD1896, che pilota un convertitore D/A AKM temporizzato da un oscillatore al quarzo molto stabile. Il transceiver S/PDIF AKM riceve i dati dalla meccanica e li bufferizza per eliminare qualunque jitter.
Dopodiché, i dati vengono consegnati al convertitore di frequenza di campionamento e in parallelo ritrasmessi sull’uscita digitale S/PDIF.
Il buffer/filtro di uscita è basato su amplificatori operazionali a basso rumore ed elevata velocità, e utilizza i migliori componenti nella sezione di filtraggio.
La robusta alimentazione è costituita da sei linee di alimentazione separate, alimentate da un trasformatore toroidale, completate da un’alimentazione a comutazione che fornisce corrente alla sezione di controllo.
Il pannello frontale utilizza un nuovo display PLED a matrice di punti con elevato contrasto e basso assorbimento, per la riduzione delle interferenze elettromagnetiche verso lo stadio analogico.
L’elegante tastiera permette il controllo delle funzioni principali, mentre totale accesso alle funzioni dell’apparecchio è garantito dal nuovo telecomando a sette tasti in ottone massiccio.
Come sempre per Audio Analogue, è stata dedicata la massima cura nella selezione dei componenti attivi e passivi.

 

Video You Tube:

 

 

 

Scheda fotografica:

 

Rev. 2.0

 

 

 

 

 

 

 

Rev. 1.0

 

 

 

Vediamo dietro:

 

 

 

Vediamo dentro:

 

Foto fatte da Cristiano:

 

 

                

 

Telecomando:                         Istruzioni:

 

 

 

Imballo:

 

 

Come suona Recensione di Cristiano:

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

Audio Analogue – Paganini 192/24

Lettore CD                                  

 

Il nuovo lettore CD Paganini 192/24 di Audio Analogue, facente parte della pregevole serie “compositori”, mi ha deliziato dei suoi servigi durante tutto il periodo natalizio 2007, unitamente all’integrato Puccini Settanta rev2.0, del quale sono rimasto affascinato per le qualità costruttive e timbriche esibite.

Devo ammettere che si è trattata di un’esperienza alquanto edificante, sia per la stima che nutro nei confronti del costruttore di Monsummano Terme (le cui elettroniche mi hanno sempre piacevolmente impressionato nel corso degli ultimi anni), sia per la curiosità che entrambi gli oggetti hanno suscitato nei miei confronti: se con l’integrato ho colto l’occasione per confrontarlo col suo (autorevole) predecessore e con la serie più prestigiosa “Maestro”, nel caso del Paganini mi si è finalmente presentata la possibilità di testare in modo approfondito una sorgente digitale, oltre al fatto di realizzare contemporaneamente un sistema Audio Analogue completo che, anticipo sin d’ora, ho voluto abbinare esclusivamente a sistemi d’altoparlanti di fabbricazione nazionale.

A scanso di equivoci, vorrei precisare fin da subito che, pur ricalcando esteticamente le linee e le forme più comuni ad appannaggio dei CD-Players alle quali siamo ormai abituati da oltre un ventennio e sebbene se ne possano comunque evidenziare la linearità e la sobrietà (peraltro identificative dell’intera serie produttiva),

La pagina di Cristiano

anche il Paganini è un’elettronica tipicamente Audio Analogue, nel senso che le sue peculiarità sono celate al suo interno, ove si riscontrano soluzioni spesso non convenzionali, se addirittura anticonformiste, ma che infine contribuiscono, nuovamente, a materializzare la magia di un riconoscibile family-sound del marchio toscano.

Analogamente al Puccini, il cabinet è assai ben realizzato e rifinito, un sobrio e lineare parallelepipedo d’alluminio ed acciaio d’altezza ridotta, eppure piuttosto massiccio e pesante, denunciando pur sempre 11 Kg di massa complessiva.

Alla nostra sinistra dello spesso frontale in alluminio anodizzato e finemente spazzolato, vi è il cassetto porta CD, dal funzionamento sempre veloce, sicuro, finanche silenzioso. Esattamente al centro ritroviamo nella canonica forma esagonale a corpo centrato (un vero e proprio logo di fabbrica A.A.), sette piccoli tasti relativi alle basilari funzioni di controllo del lettore; alla nostra destra, di dimensioni simili ed alla stessa altezza del cassetto, vi è l’immancabile display per la visualizzazione delle tracce e dei comandi di volta in volta impartiti. Dalle informazioni proposte nell’apposita brochure, evinco che trattasi di un display PLED a matrice di punti con elevato contrasto e basso assorbimento, adottato per la riduzione delle interferenze elettromagnetiche verso lo stadio analogico. Tutte le funzioni sono pedissequamente riportate sul solito, robustissimo, telecomando in pesante ottone cromato.

Il pannello posteriore prevede l’immancabile vaschetta IEC con portafusibile, un’uscita digitale coassiale e le due uscite RCA sbilanciate; i tre connettori appaiono di pregevole qualità, robustezza, saldamente imbullonati al telaio.

Rimosso il coperchio superiore, non particolarmente spesso, si accede alla visione di un’elettronica altamente ingegnerizzata: tutto il progetto risiede in un’unica scheda di vetronite di qualità che occupa un solo terzo dello spazio interno disponibile. Osservando la meccanica, ci si rende immediatamente della scelta controcorrente operata dai progettisti Audio Analogue: trattasi di una meccanica CD-Rom di produzione Teac, in luogo delle più classiche meccaniche di lettura ad uso audio. Se l’occhio esige la sua parte, qualche esoterista o purista dell’hi-end rimarrebbe sicuramente deluso o addirittura interdetto: un sistema di lettura consumer, anzi no, di derivazione informatica, montato su di apparecchio italiano di fascia media in luogo di una bella meccanica XYZ in pressofusione metallica, magari provvista di platorello maggiorato e di motori ad effetto Hall in luogo dei più economici a spazzole!

E’ altrettanto vero però che questa soluzione garantisce affidabilità e robustezza nel tempo, assistenza e riparazione (o sostituzione) in economia, capacità di lettura anche di supporti masterizzati ad uso personale senza problema alcuno; in altre parole potrebbe trattarsi di una scelta tecnica che, a fronte di una intelligente economia di scala (del cui vantaggio d’acquisto non sono poi così certo, conoscendo i costi di produzione della nota Philips VAM 1202, di fabbricazione cinese, adottata su quasi tutti i lettori CD cinesi e di molti blasonati apparecchi europei), risulta il miglior compromesso fra funzionamento, costi, affidabilità, assistenza e ricambi. Lo stesso Maestro CD monta, se non la medesima, una meccanica CD-Rom comunque Teac (se non ricordo male, il modello 552E).

L’alimentazione è costituita da sei linee di alimentazione separate provenienti da tre robustissimi rettificatori a diodi integrati, alimentate da un trasformatore toroidale il cui dimensionamento non sfigurerebbe in un piccolo amplificatore integrato; completa tale sezione un ulteriore stadio a commutazione, previsto per la fornitura indipendente di corrente alla sezione di controllo. 

Analizzando sommariamente il circuito, i dati inviati dalla sezione di lettura del CD vengono ricevuti da un avanzato transceiver S/PDIF di fabbricazione Asahi Kasei, per la precisione un AK4114M, un ricevitore low jitter (<20ms) ad 8 canali a 24 bit e 196 kHz che incorpora anche un’uscita digitale a due canali per l’eventuale connessione ad una unità D/A esterna. A seguire, la sezione di conversione digitale/analogica è basata sull’eccellente convertitore di frequenza di campionamento Analog Device AD1896, che pilota un convertitore D/A nuovamente di fabbricazione Asahi Kasei, temporizzato da un oscillatore al quarzo ad alta stabilità. Sebbene la serigrafia sia poco leggibile, dovrebbe trattarsi di un avanzato multibit AK4395 (24 bit – 192 kHz), un pregiato componente in grado di garantire una separazione stereo a 1kHz di 120dB, oltre ad una gamma dinamica ed un rapporto segnale/rumore (pesato A) compresi fra 112÷117 dB.

Per quanto concerne la sezione analogica, i progettisti Audio Analogue hanno basato la realizzazione della sezione buffer/filtro di uscita sull’uso di amplificatori operazionali integrati a basso rumore ed elevata velocità, utilizzando a corollario degli ottimi componenti passivi, fra i quali spiccano i WIMA MKT serie rossa.

 

Parametro

Valore

Conversione D/A:

192kHz/24bit

Risposta in frequenza:

da 20Hz a 20kHz +0/-1dB

Livello di uscita:

2Vrms

Livello di rumore:

120dB (a riposo)100dB (1kHz a –60dB)

Dimensioni:

L.44.5cm, P.38.5c m, A.8.5cm

Peso:

11 Kg

Assorbimento:

35VA

     Tab. 1 – caratteristiche dichiarate dal Costruttore

 

Il lettore Paganini 192-24 è stato inserito nel mio solito sistema audio, costituito dalle sorgenti digitali Shanling CD300 e Proceed PCD, dalle unità di conversione Lector Digicode e Audio Alchemy DDE v1.0 con alimentatore esterno totalmente ridisegnato, integrato Audio Analogue Paganini 192/24, pre RS Acustica Venice Two custom edition, finali Albarry M408II e Ming-Da MC845C, diffusori Mastersound Classic e Opera Platea LE. Per le connessioni mi sono affidato nuovamente ai cavi di segnale Sommercable Ref. Stratos, Monster Cable M1000i, Van Den Hul Thunderline, a quelli di potenza Analog Research Silver Raincoat ed ai cordoni di alimentazione Audiocostruzioni SB7.

Maltrattato preliminarmente a dovere e sottoponendolo ad un superlavoro di lettura fra CD commerciali e masterizzati, il Paganini ha sempre mostrato un funzionamento sicuro ed impeccabile, con tempi di risposta del lettore CD-Rom affatto peggiori di quelli esibiti, ad esempio, dallo Shanling CD300 (meccanica Philips VAM1202/12).

Ho iniziato ad ascoltare attentamente il Paganini, “riesumando” un bellissimo doppio album di Van Morrison edito nel lontano 1991, quel “Hyms to the silence” che, a mio sindacabile parere, chiude un ciclo di altissimo livello qualitativo iniziato cinque anni prima con quel “No Guru, No Method, No Teacher” in grado di riportare il songwriter irlandese alle vette artistiche alle quali ci aveva abituato già dal lontano 1968, dopo un certo periodo di appannamento compositivo. Si tratta di un CD ben registrato ma di cui, soprattutto, conosco ormai ogni singolo passaggio, avendolo ascoltato centinaia di volte nell’arco degli ultimi sedici anni con (pressoché) tutti i sistemi di riproduzione musicale domestica passatimi fra le mani.

Sebbene sia sempre assai difficile disquisire di timbrica nelle elettroniche ben progettate piuttosto che nei diffusori (i progetti “steccati” peccano piuttosto di colorazioni, ovvero di alterazioni evidenti e percettibili di ristrette gamme di frequenza, che costituiscono a breve termine un difetto inaccettabile), il Paganini offre immediatamente una sonorità ben bilanciata, trasparente e luminosa, leggermente più calda in gamma media, ove però anche i dettagli più minuti non vengono mai sfumati o peggio, sottaciuti.

La sinergia con gli Albarry M408II e, soprattutto, col naturale partner Puccini Settanta è palese: la coerenza tonale e, infine, le prestazioni complessive sortite con l’integrato diviene talvolta persino entusiasmante, avvicinando di molto i confini con l’hi-end per la qualità complessiva e, soprattutto, l’omogeneità qualitativa di tutti i parametri acustici più comuni.

La voce di Morrison è riprodotta in modo corretto, con quel tipico timbro nasale che la rende unica e così facilmente riconoscibile. Non si registra invece alcuna nasalità o costrizione prospettica nella riproduzione dei cori femminili e, più in generale, nel range di frequenze dal medio-basso al medio-alto, ove insistono le voci umane e pressoché tutti gli strumenti musicali: invito ad ascoltare ad esempio la bellissima “I'm Not Feeling It Anymore”, in particolare il giro armonico introduttivo del pianoforte supportato da percussioni che di fatto divengono il tema swingante ed al contempo suggestivo dell’intero brano, ove il Paganini ricrea in maniera ampiamente soddisfacente l’ambienza e la raffinatezza dei suoni e del mixaggio, mantenendo sempre lontana la fatica d’ascolto.  Decido di rispolverare un vecchio album di Sting, “Nothing like the sun”, lavoro strumentalmente ricco e variegato, di cui ricordo alcuni passaggi ostici in gamma medio-alta (in particolare, alcuni assoli di sassofono di Branford Marsalis) compresi ad esempio in “Englishman in N.Y”, talvolta recepiti con una certa fatica uditiva attraverso alcuni sistemi non sufficientemente curati ed assemblati: il Paganini non cade nella trappola, sfoderando tra l’altro una dinamica ottimamente supportata dall’integrato Puccini Settanta e generosamente elargita dagli eccellenti woofer Morel montati sulle Mastersound Classic. Molto bella e realistica anche la resa degli strumenti acustici a corda, come l’arpeggio chitarristico in “Fragile”: la chitarra si staglia assai bene in profondità, quasi a sfondare la parete posteriore, ad un’altezza tale da renderla virtualmente credibile, a conferma di un’immagine di ottima tridimensionalità, che non appare latitante nemmeno sul piano orizzontale.

Chiaramente, rispetto al riferimento Proceed-Lector il lettore A.A. non riproduce la stessa ampiezza della scena sonora, né raggiunge la profondità, l’impatto e l’immanenza della gamma più grave, la quale  comunque appare ben presente, eppure cesellata egregiamente col resto della gamma udibile.

Ascoltando le linee di contrabbasso e timpani (ad es. in alcuni energici passaggi del Bolero di Ravel, pur nella loro geniale semplicità, sviluppata su due sole note, Do e Sol) o addirittura alcune composizioni per organo di J.S. Bach, se la registrazione è sufficientemente naturale e non artefatta, la gamma grave risulta certamente perentoria, ma anche piena e corposa, in grado di seguire giustamente quei decadimenti armonici che sovente raggiungono l’ordine dei secondi.

La mia curiosità si spinge dunque verso la musica più moderna, ove sono i suoni sintetici a farla da padrone: il cassetto del Puccini si richiude col bellissimo “Ultra” dei Depeche Mode ed il lettore italiano si distingue nuovamente per un centro fuoco dell’immagine ben saldo, rendendo all’occorrenza ben intelligibili i vari piani sonori.  Concludo con i miei soliti riferimenti musicali, dai Williams Brothers a Lyle Lovett, sino a Joe Williams e Keith Jarrett, oltre ad alcune tracce Telarc e Chesky entusiasmanti per la qualità di registrazione, ma l’impressione che mi sono fatto del Paganini 192/24 non subisce ripensamenti di sorta: nell’ambito della temibilissima fascia commerciale di appartenenza, per le prestazioni complessive che esso sa garantire, il Paganini si propone sicuramente all’altezza sia dei concorrenti europei che, ancor più, di quelli provenienti dalla Cina, i quali allo stesso prezzo possono presentare un’estetica parecchio accattivante, sovente sontuosa e massiccia, le implementazioni tecniche più recenti disponibili, stadi d’uscita valvolari, maggiore versatilità di connessione (contemplando persino uscite bilanciate), ma talvolta non possiedono quella magia musicale che solo un’attenta ed accorta circuitazione, figlia dell’esperienza,  dell’inventiva e della genialità del progettista, può aggiungere. In altri termini, il mio pur stupendo Shanling CD300 (nella mia catena audio) NON è migliore del Paganini; certamente più versatile, indiscutibilmente più esoterico, circuitalmente forse ancora più evoluto, appare però lievemente meno concreto e rifinito in gamma medio-alta, sebbene più autoritario in quella grave e di un niente meno dinamico e preciso nella ricostruzione prospettica dell’evento musicale, veri punti di forza invece di tutta la gamma Audio Analogue. Chiaramente subentrano poi i rispettivi gusti personali, che talvolta stravolgono la realtà di un evento musicale dal vivo a favore di un’individuale estetica del suono; ma poiché un giudizio possa considerarsi il più possibile obbiettivo occorre anteporre sempre ciò che è buono, evidentemente sulla base di precisi riferimenti unanimemente riconosciuti, da ciò che piace (come amava insegnare un mio docente, maestro indiscusso nell’assaggio professionale del vino).

Occorre infine tener conto della sinergia elettiva col suo naturale partner Puccini, il cui connubio sortisce esiti sonici di grande rilievo, ma anche (lo ribadisco) dell’assistenza Audio Analogue e del valore d’investimento nel tempo, certamente meno suscettibile a forti svalutazioni rispetto a realizzazioni che potrebbero non esser più prodotte o semplicemente importate e, peggio, dall’assistenza e ricambistica nulle.

Da ascoltare attentamente, se si preventiva un investimento di questo tipo, senza pregiudizi “esoterici e puristi” che ancora oggi minano la salute di questa bellissima, “insana”, passione.

 

 Nota a margine

 

                     : non mi è stato possibile il confronto d’uso come semplice meccanica, nei confronti sia dello Shanling che del più costoso Prooced, in quanto il mio fedelissimo Lector Digicode non è mai riuscito ad agganciare il segnale digitale proveniente dal Paganini, probabilmente per un’incompatibilità col vetusto ricevitore ADIC (Audio Digital Input Circuit ) Philips SAA7274P.

 

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano Nevi 

 marvel147@gmail.com  

 

 

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