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Dal sito
ufficiale:
CD
Player ad elevate prestazioni
Il CD player Audio Analogue Paganini 192/24 rappresenta un salto di
qualità per la linea compositori di Audio Analogue, per qualità sonora,
costruzione, perfezione dell’assemblaggio, stile, estetica e
prestazioni, pur conservando il famoso family look e la facilità d’uso.
L’aspetto elegante e sobrio del Paganini 192/24 permette un inserimento
discreto in qualunque ambiente domestico, che sia arredato in stile
classico o moderno.
La nuova meccanica CD-ROM garantisce un funzionamento impeccabile,
insieme a maggiore robustezza e durata rispetto alle normali meccaniche
CD audio.
La sezione di conversione digitale/analogica allo stato dell’arte è
basata sullo straordinario convertitore di frequenza di campionamento
AD1896, che pilota un convertitore D/A AKM temporizzato da un
oscillatore al quarzo molto stabile. Il transceiver S/PDIF AKM riceve i
dati dalla meccanica e li bufferizza per eliminare qualunque jitter.
Dopodiché, i dati vengono consegnati al convertitore di frequenza di
campionamento e in parallelo ritrasmessi sull’uscita digitale S/PDIF.
Il buffer/filtro di uscita è basato su amplificatori operazionali a
basso rumore ed elevata velocità, e utilizza i migliori componenti nella
sezione di filtraggio.
La robusta alimentazione è costituita da sei linee di alimentazione
separate, alimentate da un trasformatore toroidale, completate da
un’alimentazione a comutazione che fornisce corrente alla sezione di
controllo.
Il pannello frontale utilizza un nuovo display PLED a matrice di punti
con elevato contrasto e basso assorbimento, per la riduzione delle
interferenze elettromagnetiche verso lo stadio analogico.
L’elegante tastiera permette il controllo delle funzioni principali,
mentre totale accesso alle funzioni dell’apparecchio è garantito dal
nuovo telecomando a sette tasti in ottone massiccio.
Come sempre per Audio Analogue, è stata dedicata la massima cura nella
selezione dei componenti attivi e passivi.





Foto fatte da
Cristiano:




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Come suona
Recensione di Cristiano: |
APPUNTI e NOTE
D’ASCOLTO
Audio
Analogue – Paganini 192/24
Lettore CD
Il nuovo lettore CD Paganini 192/24 di Audio Analogue, facente parte
della pregevole serie “compositori”, mi ha deliziato dei suoi servigi
durante tutto il periodo natalizio 2007, unitamente all’integrato
Puccini Settanta rev2.0, del quale sono rimasto affascinato per le
qualità costruttive e timbriche esibite.
Devo ammettere che si è trattata di un’esperienza alquanto edificante,
sia per la stima che nutro nei confronti del costruttore di Monsummano
Terme (le cui elettroniche mi hanno sempre piacevolmente impressionato
nel corso degli ultimi anni), sia per la curiosità che entrambi gli
oggetti hanno suscitato nei miei confronti: se con l’integrato ho colto
l’occasione per confrontarlo col suo (autorevole) predecessore e con la
serie più prestigiosa “Maestro”, nel caso del Paganini mi si è
finalmente presentata la possibilità di testare in modo approfondito una
sorgente digitale, oltre al fatto di realizzare contemporaneamente un
sistema Audio Analogue completo che, anticipo sin d’ora, ho voluto
abbinare esclusivamente a sistemi d’altoparlanti di fabbricazione
nazionale.
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A scanso di equivoci, vorrei precisare fin da subito che, pur
ricalcando esteticamente le linee e le forme più comuni ad
appannaggio dei CD-Players alle quali siamo ormai abituati da oltre
un ventennio e sebbene se ne possano comunque evidenziare la
linearità e la sobrietà (peraltro identificative dell’intera serie
produttiva), |

La pagina di Cristiano |
anche il Paganini è un’elettronica tipicamente Audio Analogue, nel senso
che le sue peculiarità sono celate al suo interno, ove si riscontrano
soluzioni spesso non convenzionali, se addirittura anticonformiste, ma
che infine contribuiscono, nuovamente, a materializzare la magia di un
riconoscibile family-sound del marchio toscano.
Analogamente al Puccini, il cabinet è assai ben realizzato e rifinito,
un sobrio e lineare parallelepipedo d’alluminio ed acciaio d’altezza
ridotta, eppure piuttosto massiccio e pesante, denunciando pur sempre 11
Kg di massa complessiva.
Alla nostra sinistra dello spesso frontale in alluminio anodizzato e
finemente spazzolato, vi è il cassetto porta CD, dal funzionamento
sempre veloce, sicuro, finanche silenzioso. Esattamente al centro
ritroviamo nella canonica forma esagonale a corpo centrato (un vero e
proprio logo di fabbrica A.A.), sette piccoli tasti relativi alle
basilari funzioni di controllo del lettore; alla nostra destra, di
dimensioni simili ed alla stessa altezza del cassetto, vi è
l’immancabile display per la visualizzazione delle tracce e dei comandi
di volta in volta impartiti. Dalle informazioni proposte nell’apposita
brochure, evinco che trattasi di un display PLED a matrice di punti con
elevato contrasto e basso assorbimento, adottato per la riduzione delle
interferenze elettromagnetiche verso lo stadio analogico. Tutte le
funzioni sono pedissequamente riportate sul solito, robustissimo,
telecomando in pesante ottone cromato.
Il pannello posteriore prevede l’immancabile vaschetta IEC con
portafusibile, un’uscita digitale coassiale e le due uscite RCA
sbilanciate; i tre connettori appaiono di pregevole qualità, robustezza,
saldamente imbullonati al telaio.
Rimosso il coperchio superiore, non particolarmente spesso, si accede
alla visione di un’elettronica altamente ingegnerizzata: tutto il
progetto risiede in un’unica scheda di vetronite di qualità che occupa
un solo terzo dello spazio interno disponibile. Osservando la meccanica,
ci si rende immediatamente della scelta controcorrente operata dai
progettisti Audio Analogue: trattasi di una meccanica CD-Rom di
produzione Teac, in luogo delle più classiche meccaniche di lettura ad
uso audio. Se l’occhio esige la sua parte, qualche esoterista o purista
dell’hi-end rimarrebbe sicuramente deluso o addirittura interdetto: un
sistema di lettura consumer, anzi no, di derivazione informatica,
montato su di apparecchio italiano di fascia media in luogo di una bella
meccanica XYZ in pressofusione metallica, magari provvista di platorello
maggiorato e di motori ad effetto Hall in luogo dei più economici a
spazzole!
E’ altrettanto vero però che questa soluzione garantisce affidabilità e
robustezza nel tempo, assistenza e riparazione (o sostituzione) in
economia, capacità di lettura anche di supporti masterizzati ad uso
personale senza problema alcuno; in altre parole potrebbe trattarsi di
una scelta tecnica che, a fronte di una intelligente economia di scala
(del cui vantaggio d’acquisto non sono poi così certo, conoscendo i
costi di produzione della nota Philips VAM 1202, di fabbricazione
cinese, adottata su quasi tutti i lettori CD cinesi e di molti blasonati
apparecchi europei), risulta il miglior compromesso fra funzionamento,
costi, affidabilità, assistenza e ricambi. Lo stesso Maestro CD monta,
se non la medesima, una meccanica CD-Rom comunque Teac (se non ricordo
male, il modello 552E).
L’alimentazione è costituita da sei linee di alimentazione separate
provenienti da tre robustissimi rettificatori a diodi integrati,
alimentate da un trasformatore toroidale il cui dimensionamento non
sfigurerebbe in un piccolo amplificatore integrato; completa tale
sezione un ulteriore stadio a commutazione, previsto per la fornitura
indipendente di corrente alla sezione di controllo.
Analizzando sommariamente il circuito, i dati inviati dalla sezione di
lettura del CD vengono ricevuti da un avanzato transceiver S/PDIF di
fabbricazione Asahi Kasei, per la precisione un AK4114M, un ricevitore
low jitter (<20ms) ad 8 canali a 24 bit e 196 kHz che incorpora anche
un’uscita digitale a due canali per l’eventuale connessione ad una unità
D/A esterna. A seguire, la sezione di conversione digitale/analogica è
basata sull’eccellente convertitore di frequenza di campionamento Analog
Device AD1896, che pilota un convertitore D/A nuovamente di
fabbricazione Asahi Kasei, temporizzato da un oscillatore al quarzo ad
alta stabilità. Sebbene la serigrafia sia poco leggibile, dovrebbe
trattarsi di un avanzato multibit AK4395 (24 bit – 192 kHz), un pregiato
componente in grado di garantire una separazione stereo a 1kHz di 120dB,
oltre ad una gamma dinamica ed un rapporto segnale/rumore (pesato A)
compresi fra 112÷117 dB.
Per quanto concerne la sezione analogica, i progettisti Audio Analogue
hanno basato la realizzazione della sezione buffer/filtro di uscita
sull’uso di amplificatori operazionali integrati a basso rumore ed
elevata velocità, utilizzando a corollario degli ottimi componenti
passivi, fra i quali spiccano i WIMA MKT serie rossa.
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Parametro |
Valore |
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Conversione D/A: |
192kHz/24bit |
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Risposta in
frequenza: |
da
20Hz a 20kHz +0/-1dB |
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Livello di
uscita: |
2Vrms |
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Livello di
rumore: |
120dB (a
riposo)100dB (1kHz a –60dB) |
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Dimensioni: |
L.44.5cm, P.38.5c
m, A.8.5cm |
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Peso: |
11 Kg |
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Assorbimento: |
35VA
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Tab. 1 –
caratteristiche dichiarate dal Costruttore
Il lettore Paganini 192-24 è stato inserito nel mio solito sistema
audio, costituito dalle sorgenti digitali Shanling CD300 e Proceed PCD,
dalle unità di conversione Lector Digicode e Audio Alchemy DDE v1.0 con
alimentatore esterno totalmente ridisegnato, integrato Audio Analogue
Paganini 192/24, pre RS Acustica Venice Two custom edition, finali
Albarry M408II e Ming-Da MC845C, diffusori Mastersound Classic e Opera
Platea LE. Per le connessioni mi sono affidato nuovamente ai cavi di
segnale Sommercable Ref. Stratos, Monster Cable M1000i, Van Den Hul
Thunderline, a quelli di potenza Analog Research Silver Raincoat ed ai
cordoni di alimentazione Audiocostruzioni SB7.
Maltrattato preliminarmente a dovere e sottoponendolo ad un superlavoro
di lettura fra CD commerciali e masterizzati, il Paganini ha sempre
mostrato un funzionamento sicuro ed impeccabile, con tempi di risposta
del lettore CD-Rom affatto peggiori di quelli esibiti, ad esempio, dallo
Shanling CD300 (meccanica Philips VAM1202/12).
Ho iniziato ad ascoltare attentamente il Paganini, “riesumando” un
bellissimo doppio album di Van Morrison edito nel lontano 1991, quel
“Hyms to the silence” che, a mio sindacabile parere, chiude un ciclo di
altissimo livello qualitativo iniziato cinque anni prima con quel “No
Guru, No Method, No Teacher” in grado di riportare il songwriter
irlandese alle vette artistiche alle quali ci aveva abituato già dal
lontano 1968, dopo un certo periodo di appannamento compositivo. Si
tratta di un CD ben registrato ma di cui, soprattutto, conosco ormai
ogni singolo passaggio, avendolo ascoltato centinaia di volte nell’arco
degli ultimi sedici anni con (pressoché) tutti i sistemi di riproduzione
musicale domestica passatimi fra le mani.
Sebbene sia sempre assai difficile disquisire di timbrica nelle
elettroniche ben progettate piuttosto che nei diffusori (i progetti
“steccati” peccano piuttosto di colorazioni, ovvero di alterazioni
evidenti e percettibili di ristrette gamme di frequenza, che
costituiscono a breve termine un difetto inaccettabile), il Paganini
offre immediatamente una sonorità ben bilanciata, trasparente e
luminosa, leggermente più calda in gamma media, ove però anche i
dettagli più minuti non vengono mai sfumati o peggio, sottaciuti.
La sinergia con gli Albarry M408II e, soprattutto, col naturale partner
Puccini Settanta è palese: la coerenza tonale e, infine, le prestazioni
complessive sortite con l’integrato diviene talvolta persino
entusiasmante, avvicinando di molto i confini con l’hi-end per la
qualità complessiva e, soprattutto, l’omogeneità qualitativa di tutti i
parametri acustici più comuni.
La voce di Morrison è riprodotta in modo corretto, con quel tipico
timbro nasale che la rende unica e così facilmente riconoscibile. Non si
registra invece alcuna nasalità o costrizione prospettica nella
riproduzione dei cori femminili e, più in generale, nel range di
frequenze dal medio-basso al medio-alto, ove insistono le voci umane e
pressoché tutti gli strumenti musicali: invito ad ascoltare ad esempio
la bellissima “I'm Not Feeling It Anymore”, in particolare il giro
armonico introduttivo del pianoforte supportato da percussioni che di
fatto divengono il tema swingante ed al contempo suggestivo dell’intero
brano, ove il Paganini ricrea in maniera ampiamente soddisfacente l’ambienza
e la raffinatezza dei suoni e del mixaggio, mantenendo sempre lontana la
fatica d’ascolto. Decido di rispolverare un vecchio album di Sting,
“Nothing like the sun”, lavoro strumentalmente ricco e variegato, di cui
ricordo alcuni passaggi ostici in gamma medio-alta (in particolare,
alcuni assoli di sassofono di Branford Marsalis) compresi ad esempio in
“Englishman in N.Y”, talvolta recepiti con una certa fatica uditiva
attraverso alcuni sistemi non sufficientemente curati ed assemblati: il
Paganini non cade nella trappola, sfoderando tra l’altro una dinamica
ottimamente supportata dall’integrato Puccini Settanta e generosamente
elargita dagli eccellenti woofer Morel montati sulle Mastersound Classic.
Molto bella e realistica anche la resa degli strumenti acustici a corda,
come l’arpeggio chitarristico in “Fragile”: la chitarra si staglia assai
bene in profondità, quasi a sfondare la parete posteriore, ad un’altezza
tale da renderla virtualmente credibile, a conferma di un’immagine di
ottima tridimensionalità, che non appare latitante nemmeno sul piano
orizzontale.
Chiaramente, rispetto al riferimento Proceed-Lector il lettore A.A. non
riproduce la stessa ampiezza della scena sonora, né raggiunge la
profondità, l’impatto e l’immanenza della gamma più grave, la quale
comunque appare ben presente, eppure cesellata egregiamente col resto
della gamma udibile.
Ascoltando le linee di contrabbasso e timpani (ad es. in alcuni energici
passaggi del Bolero di Ravel, pur nella loro geniale semplicità,
sviluppata su due sole note, Do e Sol) o addirittura alcune composizioni
per organo di J.S. Bach, se la registrazione è sufficientemente naturale
e non artefatta, la gamma grave risulta certamente perentoria, ma anche
piena e corposa, in grado di seguire giustamente quei decadimenti
armonici che sovente raggiungono l’ordine dei secondi.
La mia curiosità si spinge dunque verso la musica più moderna, ove sono
i suoni sintetici a farla da padrone: il cassetto del Puccini si
richiude col bellissimo “Ultra” dei Depeche Mode ed il lettore italiano
si distingue nuovamente per un centro fuoco dell’immagine ben saldo,
rendendo all’occorrenza ben intelligibili i vari piani sonori. Concludo
con i miei soliti riferimenti musicali, dai Williams Brothers a Lyle
Lovett, sino a Joe Williams e Keith Jarrett, oltre ad alcune tracce
Telarc e Chesky entusiasmanti per la qualità di registrazione, ma
l’impressione che mi sono fatto del Paganini 192/24 non subisce
ripensamenti di sorta: nell’ambito della temibilissima fascia
commerciale di appartenenza, per le prestazioni complessive che esso sa
garantire, il Paganini si propone sicuramente all’altezza sia dei
concorrenti europei che, ancor più, di quelli provenienti dalla Cina, i
quali allo stesso prezzo possono presentare un’estetica parecchio
accattivante, sovente sontuosa e massiccia, le implementazioni tecniche
più recenti disponibili, stadi d’uscita valvolari, maggiore versatilità
di connessione (contemplando persino uscite bilanciate), ma talvolta non
possiedono quella magia musicale che solo un’attenta ed accorta
circuitazione, figlia dell’esperienza, dell’inventiva e della genialità
del progettista, può aggiungere. In altri termini, il mio pur stupendo
Shanling CD300 (nella mia catena audio) NON è migliore del Paganini;
certamente più versatile, indiscutibilmente più esoterico,
circuitalmente forse ancora più evoluto, appare però lievemente meno
concreto e rifinito in gamma medio-alta, sebbene più autoritario in
quella grave e di un niente meno dinamico e preciso nella ricostruzione
prospettica dell’evento musicale, veri punti di forza invece di tutta la
gamma Audio Analogue. Chiaramente subentrano poi i rispettivi gusti
personali, che talvolta stravolgono la realtà di un evento musicale dal
vivo a favore di un’individuale estetica del suono; ma poiché un
giudizio possa considerarsi il più possibile obbiettivo occorre
anteporre sempre ciò che è buono, evidentemente sulla base di precisi
riferimenti unanimemente riconosciuti, da ciò che piace (come amava
insegnare un mio docente, maestro indiscusso nell’assaggio professionale
del vino).
Occorre infine tener conto della sinergia elettiva col suo naturale
partner Puccini, il cui connubio sortisce esiti sonici di grande
rilievo, ma anche (lo ribadisco) dell’assistenza Audio Analogue e del
valore d’investimento nel tempo, certamente meno suscettibile a forti
svalutazioni rispetto a realizzazioni che potrebbero non esser più
prodotte o semplicemente importate e, peggio, dall’assistenza e
ricambistica nulle.
Da ascoltare attentamente, se si preventiva un investimento di questo
tipo, senza pregiudizi “esoterici e puristi” che ancora oggi minano la
salute di questa bellissima, “insana”, passione.
Nota a margine
: non mi è stato possibile il confronto d’uso come semplice meccanica,
nei confronti sia dello Shanling che del più costoso Prooced, in quanto
il mio fedelissimo Lector Digicode non è mai riuscito ad agganciare il
segnale digitale proveniente dal Paganini, probabilmente per
un’incompatibilità col vetusto ricevitore ADIC (Audio Digital Input
Circuit ) Philips SAA7274P.
Buoni ascolti e sensazioni.
Cristiano Nevi
marvel147@gmail.com
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