Schede e recensioni

Xindak MP1

Preamplificatore a trasformatori
 

 

 

  Di cosa si tratta

  Preamplificatore


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  Produttore

  Xindak  China

  Caratteristiche

  Pre a trasformatori

  Costo

  800/00 euro  anno 2009  Audiocostruzioni.com  di Sbisa' Giovanni Via Grosoli 6  - 41012

  Carpi  MO info@audiocostruzioni.com   tel 059-685054   disponibile tuta la gamma Xindak

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Caratteristiche

  • Impedenza Ingresso: 600 Ohm, 10K Ohm, 50K Ohm

  • Gain: +5dB, +3dB, +0dB

  • Risposta in Frequenza: 20Hz-40KHz (+-1dB)

  • Distorsione: 0.02%

  • SNR: 100dB

  • Ingressi: 3 Gruppi RCA

  • Uscite: 2 Gruppi RCA

  • Dimensioni: 350mm x 259mm x 129mm

  • Peso: 7 Kg

  • Voltaggio: 230 Volts

Descrizione

 

Dal sito ufficiale:

 

Presentiamo a tutti gli appassionati di alta fedeltà in Italia, una nuova serie di prodotti Xindak caratterizzati da grande raffinatezza sonora e dalla gradevolissima linea retrò.

Lo Xindak MP-1 è un pre passivo, in grado di interfacciarsi perfettamente con ogni tipo di amplificatore di potenza. Il suo abbinamento ai finali mono a valvole Xindak MS-3 crea un sistema multitelaio dalle eccellenti prestazioni.

ll livello di Gain degli ingressi RCA è impostabile su tre valori: 0dB, +3dB, +5dB, per una perfetta sinergia con le sorgenti collegate.

 

Le uscite sono costituite da due coppie di connettori RCA, ognuna con differenti livelli per un matching ottimale con qualsiasi finale di potenza.

 

Il potenziometro del volume dello Xindak MP-1 è l'eccellente ALPS blu, mentre i trasformatori di linea di segnale impiegati sono 4  e sono realizzati in pregiato permalloy (una speciale lega di ferro e nickel), accorgimento riservato a pochissimi apparecchi d'alta fedeltà a causa degli elevati costi di produzione di questa tipologia di trasformatori.


Scheda fotografica


 

 

 


 

Vediamo dietro


 

 

Vediamo dentro


 

 

Telecomando

 

 

Imballo




Come suona la recensione di Cristiano

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

XINDAK MP-1

Preamplificatore passivo a trasformatori                                  

 

La Palmtop Italia srl, unico distributore ufficiale ed autorizzato del brand Xindak per il territorio nazionale, è una dinamica azienda che ha fermamente creduto nelle credenziali e nelle potenzialità tecnico-economiche del marchio di Chengdu, assecondandone e promuovendone costantemente ogni nuova iniziativa.

Fra le ultime novità di casa Xindak, spicca senza ombra di dubbio in questo primo scorcio d’autunno l’esclusiva accoppiata a tre telai, costituita appunto da un preamplificatore passivo a trasformatori, l’MP-1, e da due finali monofonici valvolari (KT88 / 6550) denominati MS-3. La linea estetica delle apparecchiature è invero gradevolissima e di evidente richiamo retrò che, per i due finali, ricorda assai da vicino una celebre amplificazione vintage britannica annoverabile in quel ristretto gruppo di apparecchiature elettroniche che hanno contraddistinto la storia dell’alta fedeltà stereofonica.

Lo Xindak MP-1 è, appunto, un pre passivo a trasformatori, progettato esplicitamente per potersi interfacciare perfettamente con ogni tipo di amplificazione di potenza, oltre che con i dedicati MS-3.

Negli ultimi tempi tale soluzione progettuale è stata proposta con crescente convinzione e scelta merceologica, raccogliendo ovviamente sia i favori di quella frangia irriducibile di sostenitori audiofili che, evidentemente, di quegli appassionati tendenzialmente minimalisti non disposti ad accettare uno stadio intermedio di amplificazione, oltremodo per il trattamento di segnali d’ingresso cosiddetti ad alto livello, sovente già in grado di pilotare direttamente e con disinvoltura gli stadi finali di potenza.

I detrattori più incalliti imputano a siffatti sistemi una carenza olografica della scena acustica, oltre che ad un assetto timbrico irrimediabilmente scarno e, per associazione, minimalista.

La mia personale tendenza, nonostante rimanga piuttosto insensibile alla tecnologia impiegata da un determinato apparecchio audio, vira certamente verso soluzioni minimaliste, prediligendo ove possibile collegamenti diretti e by-pass di stadi intermedi “inutili”, se non strettamente necessari per l’interfacciamento, la gestione e la manipolazione di più sorgenti d’ascolto.

Nell’abbinamento di prodotti plurimarca poi, ho sempre fortemente detestato quegli interfacciamenti elettrici che comportino l’uso del potenziometro di volume limitatamente al primissimo tratto di rotazione.

Perché dunque non puntare su questo MP-1 che, stando alle caratteristiche dichiarate, vanterebbe tutte le credenziali per un corretto interfacciamento con TUTTI i miei vari finali di potenza, unitamente ad una facilità e versatilità d’uso non indifferenti?

Un paio di e-mail ed una telefonata mi permettono, grazie all’intercessione di Audiocostruzioni, di ottenere in anteprima ed a casa mia il preamplificatore in questione; l’imballo è come di consueto per le importazioni cinesi di rango, a prova di qualsiasi trasporto, con il suo sistema di solidi scatoloni di cartone a matrioska!

Nonostante si tratti di un preamplificatore passivo dalle dimensioni tutto sommato contenute, esso appare contraddistinto da una massa ed una solidità costruttiva più consuete e consone ad un piccolo ma rispettabile finale di potenza, che non ad un asfittico scatolotto metallico provvisto di selettori, manopole e connettori come mi sarei inconsciamente aspettato.

Lo chassis è solidissimo, assai ben rifinito e verniciato di un nero antracite opaco sul quale spicca inesorabilmente un tassello ligneo di buon spessore e di suadente essenza esotica, entro il quale sono ricavate sul lato superiore le due fresature circolari ospitanti il selettore degli ingressi ed il volume, disposti pertanto in posizione indiscutibilmente originale rispetto alla corrente prassi merceologica.

Sul lato frontale sinistro compare soltanto un inserto plastico di forma rettangolare verticale, nel quale sono disposti verticalmente il led d’accensione, di un intenso colore blu, il ricevitore IR ed i led rossi di selezione degli ingressi. Il retro è contraddistinto da un lato da tre ottime coppie di connettori rca dorati relativi ad altrettanti ingressi sbilanciati, due uscite sbilanciate, dall’altro dalla “solita” vaschetta IEC d’alimentazione.

Già, ma il pre è passivo, seppure a trasformatori, e assolutamente afono se non alimentato con la rete di alimentazione domestica.

Capovolgo l’apparecchio e, armato del mio cacciavite multiuso, rimuovo lo spesso e pesante pannello inferiore: lo spazio interno è occupato soltanto per una metà della sua capienza complessiva e concisamente, sul lato sinistro da una minuscola basetta di vetronite ospitante un’alimentazione switching dotata di schermatura metallica, dall’altro da una seconda basetta, molto più grande, sulla quale spiccano quattro bellissimi involucri circolari metallici a contenere altrettanti trasformatori, oltre a pochissima altra minuteria elettronica di controllo.

Una terza piccola basetta, posta ovviamente a ridosso del pannello frontale, ospita invece il ricevitore IR e le spie luminose a led per la selezione del canale d’ingresso.

L’alimentazione serve dunque a gestire la motorizzazione del potenziometro di volume, il ricevitore IR e la selezione elettronica degli ingressi, ma non interviene assolutamente nel circuito di preamplificazione.

La peculiarità di questo preamplificatore risiede nel diverso livello di guadagno (gain) dei tre ingressi audio, impostato sui seguenti tre valori: 0dB, +3dB, +5dB, per una “perfetta sinergia” (o meglio, maggiore versatilità d’uso e d’abbinamento) con le sorgenti collegate.

Al primo ingresso, identificato con la sigla S1, è esclusivamente collegato l’ottimo potenziometro motorizzato ALPS serie blu; col secondo ingresso S2, il segnale musicale percorre un solo trasformatore per canale, ognuno dei quali realizzato in una lega metallica denominata permalloy, costituita da ferro, nichel, manganese e molibdeno.

Il termine permalloy nasce dalla contrazione di permeable alloy e trattasi di una lega caratterizzata da un'elevata permeabilità magnetica, tipicamente utilizzata nella costruzione di testine di registrazione; essendo una lega speciale, ne risentono chiaramente i costi di produzione con l’ovvia conseguenza che il suo uso in ambito hi-fi è  solitamente riservato ad apparecchi di un certo valore merceologico.

Con l’ingresso S3 il segnale è trattato da due trasformatori per canale, connessi presumibilmente in serie, al fine di elevarne l’ampiezza sino a +5dB.

E’ evidente che cambiano anche le impedenze in funzione dell’ingresso selezionato, dichiarate dal Costruttore rispettivamente pari a 50K Ohm, 10K Ohm e 600 Ohm.

Una simile progettazione, ferma restando la qualità dei trasformatori (che divengono a tutti gli effetti il fulcro progettuale), comporta di conseguenza una bassa distorsione (0,02% su tutta la gamma udibile), un’elevata e costante risposta in frequenza (20Hz-40KHz +-1dB) ed un rapporto S/N molto elevato (100dB).

Il telecomando in dotazione, color zinco fuso in finitura sabbiata, è realizzato a partire da un estruso metallico piuttosto pesante, chiuso nella parte sottostante da un pannello avvitato di identico materiale, per l’accesso al vano porta pile ministilo. Le finiture non sono eccelse, palesando qualche spigolo di troppo, ma la dotazione dei comandi è assolutamente completa e disposta in modo piuttosto intuitivo e di rapido apprendimento.

Il pre MP-1 è stato inserito in due differenti sistemi di riproduzione musicale domestica ferma restando la sorgente digitale, per la quale mi sono avvalso del consueto Krell KPS30i coadiuvato dall’unità D/A esterna Audio Note dac2, connessi fra loro con un eccellente cavo digitale Megaride (accenno anche il mio vetusto Pioneer PD-7300, di cui sono uni proprietario sin dal 1989 e che uso in qualità di muletto per il warm-up delle amplificazioni). Nel primo sistema, ho usato alternativamente un finale Sonus Faber Amator Power ed un Unison Research Nimbly con up-grade Audiocostruzioni a pilotare le consuete Electa Amator II; nel secondo sistema sono ricorso invece ai servigi dei graziosi finali mono valvolari Antique Sound Lab AV25 (con rilevante up-grade circuitale da parte dello stesso distributore Carucci Hi-Fi) a pilotare le incantevoli ma coriacee ProAc D15.

A completamento informativo, per le varie connessioni si sono alternati i cavi di segnale Proel Ultimate, VdH Thunderline, Sommercable Reference Stratos, Monster Cable M1000 e per quelli di potenza Analog Research Silver Raincoat, YYW Premium, Bada HP-23, Mamba e Sommercable Elephant SPM440, optando infine per i rispettivi ultimi della lista; il tutto, efficacemente filtrato da un’ottima multi presa Bada LB-5600, sulla quale provvederò ad un approfondimento mirato.

Il pre MP-1 è stato pertanto confrontato con quanto avevo nel frattempo a disposizione: pre Audio Research LS2-B, Rose RV23S, RS-Acustica Venice Two CR, YBA 2, oltre ad un prototipo passivo autocostruito.

La conduzione della prova di questo apparecchio si è paradossalmente rivelata un poco più complicata rispetto ad un analogo preamplificatore, ma a circuitazione attiva, dovendo di fatto discernere le peculiarità elettriche e timbriche per ogni ingresso disponibile: nell’uso pratico infatti, si è di fronte ad un primo stadio di amplificazione provvisto di un solo ingresso utile a parità di prestazioni, piuttosto che ad un comune sistema di selezione di tre differenti ingressi ma di uguale livello.

Verifico il primo ingresso S1, ove interviene praticamente soltanto il potenziometro di volume: la sensazione prevalente che ho rilevato con qualsiasi programma musicale ascoltato e che agli appassionati di lungo corso sarà senz’altro scontata e facilmente intuibile, riguarda un palese impoverimento armonico, un prosciugamento del corpo e del magma musicale complessivo, una certa secchezza timbrica che si accompagna ad una scena acustica un poco rimpicciolita rispetto alle sue “consuete” dimensioni virtuali (nel mio ambiente d’ascolto, of course). Queste impressioni sono state senza tema di smentita rimarcate dal confronto diretto con l’Audio Research ed il bellissimo RS-Acustica Venice 2 CR, in entrambi i sistemi opportunamente approntati per la prova del MP-1.

Ho trovato sostanzialmente inutile il “walzer” dei cavi di connessione: ciò che manca o che viene attenuato, è perduto in partenza e nessun cavo al mondo può compiere miracoli in tal senso. Inutile andare oltre, per dovere di cronaca non ho più fatto uso dell’ingresso S1, sebbene possa essere comunque utilissimo per chi possieda delle sorgenti contraddistinte da livelli d’uscita molto alti o addirittura preamplificati. D’altro canto, l’alta fedeltà è bella proprio perché incredibilmente varia e giammai uguale!

Dopo un congruo warm-up, l’anima sonora del pre MP-1 non ha tardato ad esprimersi compiutamente, rientrando a pieno titolo nella filosofia musicale che ormai ritengo sia peculiare dei progettisti Xindak: la timbrica tende verso tinte moderatamente chiare, con una resa complessiva sempre assai cristallina e tersa in tutte le frequenze percepite dall’orecchio umano. La sensazione immediata che ho riscontrato è direttamente riassumibile in una grande estensione e lodevole linearità su entrambi gli estremi udibili. Se con l’Amator Power, un eccellente progetto a mosfet dal cuore caldo e generoso, l’abbinamento timbrico mi è parso sostanzialmente corretto e godibile, l’MP-1 ha toccato vertici di pregevole sinergia con finali valvolari contraddistinti da sonorità “old-fashion”, piene e corpose, quali ad esempio il sempre eccellente Unison Research Nimbly (push-pull di KT88) od anche i sorprendenti nanerottoli monofonici Antique Sound Lab AV25, che invece basano il loro progetto sui musicali tetrodi 6L6.

L’ascolto è iniziato con l’ultimo, splendido lavoro di Joe Henry, uscito a fine agosto 2009 per la Epitaph/Anti- ed intitolato “Blood from Stars”. Si tratta di 13 nuove tracce che ancora non conosco nel minimo dettaglio nonostante il giraCD home ed il lettore di serie della mia automobile se le siano inghiottite parecchie volte nell’ultimo mese; mi sento comunque in dovere di segnalare questo grande album di modern american songwriting, scritto da uno dei più lucidi e valenti artisti del genere in circolazione e che ritengo essere senz’altro fra i più interessanti dischi usciti quest’anno indipendentemente dal genere musicale contemporaneo. Mi sbilancio: se Scar (2001) rimane probabilmente il capolavoro di questo splendido artista, Blood from Stars lo rincorre artisticamente assai da vicino, capace com’è di incantare l’ascoltatore con liriche così diverse eppure unite da un invisibile filo conduttore, di ammaliare con richiami ai vari Tom Waits (periodo Asylum), Randy Newman, Elvis Costello, sino a lambire i terreni più consoni a Daniel Lanois qualora vengono esplorate atmosfere più eteree.

Si ascolti allora All blues hail Mary, imperniata su di uno sporco giro blues di chitarra acustica, tanto semplice quanto a lungo andare ipnotizzante ed emozionante, od ancora il preludio pianistico della prima traccia, oppure talune atmosfere notturne ed autunnali, vagamente retrò nella loro vena entropica jazz, fra cui sicuramente Channel od ancora Stars, in grado di portarci a sognare durante l’ascolto.

La registrazione appare di buon livello, che l’MP-1 interpreta con grande lucidità e spiccata trasparenza, porgendo un’attenzione al dettaglio più minuto per nulla scontata.

In effetti, la definizione e la luminosità che contraddistinguono questo preamplificatore a trasformatori appaiono sovente sorprendenti, a mio parere non deficitarie persino nei confronti di un ottimo pre quale è (ancora, nonostante gli anni) l’ARC LS2-B.

Tale peculiarità giova sicuramente al finale Nimbly, al quale dona quel quid di swing da sortire un risultato complessivo appagante anche a lungo termine e per prolungati ascolti, ma anche ai piccoli ASL AV25, ai quali conferisce piuttosto una dose maggiore di grinta e fermezza nei registri più gravi delle frequenze udibili.

Rimango ad esempio colpito dal vigore e dalla nettezza con cui viene riproposto un breve giro/assolo di basso conclusivo alla traccia Suit on a Frame, una stupenda ballad pop di sopraffina caratura quale risultante di un’intrigante contaminazione fra jazz, smooth e soul. Alla ricerca di conferme in ciò che mi è più noto, rispolvero all’uopo le mie consuete tracce di riferimento, fra cui Nusrat Fateh Ali Khan, Chroma Key, O.S.I. sino a J.S. Bach con alcune opere sacre per organo edite dalla Brilliant Classics: il basso è potente e presente (le D15, sapientemente disposte in ambienti d’ascolto raccolti, svolgono un lavoro davvero egregio) ma, soprattutto, molto ben modulato ed intelligibile. Addirittura, con i coriacei AV25, il ricordo corre velocemente alla ricerca mnemonica del suono di certi finali a mosfet di media potenza e comprovata classe (e non parlo di classe A o AB….), tanto è la verve sortita dall’inedito connubio Xindak – Antique Sound Lab: che si tratti di sinergia orientale?

La dinamica, parametro che ritenevo deficitario con questo tipo di apparecchio, in realtà risulta godibilmente fruibile anche con le partiture musicali più complesse, con un margine di preferenza per l’ingresso S2 piuttosto che con quello denominato S3, sebbene a scapito del guadagno (dunque della pressione sonora a parità della medesima posizione del potenziometro di volume). Rimango piacevolmente sorpreso in merito alla riproposizione della scena acustica, ampia e plastica, dotata di una profondità degna di prodotti ben navigati nel marasma hi-end, ove i vari piani sonori sono facilmente identificabili e lo sfondo appare scontornato anziché sfumato o, peggio, nebuloso.

Invito a proposito all’ascolto di Keith Jarrett e della sua magistrale interpretazione in compagnia di Peacock e DeJohnette di alcuni grandi standard di jazz nei suoi Volume 1 e Volume 2: la disposizione spaziale degli strumenti, ancorché ridotti a sole tre unità, risulta a mio parere e nel mio ambiente d’ascolto sempre ben identificabile nello spazio, col contrabbasso e la gran cassa della batteria saldamente ancorati a centro-immagine (in funzione anche della ripresa microfonica e della registrazione) e mai fluttuanti nell’ambiente d’ascolto. Una carrellata di brani per sole percussioni in ambito brazilian-fusion, fra cui in evidenza quelle di tipo metallico, conferma la notevole estensione e pulizia del pre MP-1 verso le frequenze più acute, giustamente presenti ed all’occorrenza insistenti come effettivamente accade anche nell’evento sonoro reale. Le percussioni a suono indeterminato come in tal caso gli ximbao di varie forme, ma anche i wire e tube-chimes, il tingle-cup riescono comunque ad emergere nel magma musicale in virtù delle loro tonalità nette, brillanti e penetranti, che una registrazione eccellente tende  giustamente a risaltare così come essi risaltano all’udito nell’evento reale.

Ripensando alla recensione relativa ai finali monofonici XA8800MNu, rischio a questo punto di ripetermi: Xindak, nonostante il passaporto cinese, si conferma brand molto attento alle esigenze audiofile ed alle mode del momento, proponendo una nuova linea di prodotti fra cui appunto il pre MP-1, costruiti decisamente bene, rifiniti in maniera elegante ed attenta, che fanno della versatilità, della convenienza e del buon suono le loro carte migliori, avendo in questi anni ormai dimostrato la loro affidabilità nel tempo.

Nel caso del pre a trasformatori MP-1, che offre anche la comodità del telecomando, la versatilità diviene l’elemento distintivo proprio in un apparecchio che, per la sua peculiare tipologia,  sovente soffre di grandi difficoltà d’interfacciamento sinergico col resto del sistema hi-fi.

Il prezzo di vendita, a confronto diretto con i migliori ed esclusivi concorrenti (Sonic Euphoria, Audio Tekne, Placette Audio, Audio Synthesis) appare assolutamente conveniente, sen’altro fra essi più versatile ed adattabile a qualunque tipo di amplificazione, pagando la sola “economia” del potenziometro di volume, un logaritmico doppio blindato di ottima qualità in luogo di un pregiato attenuatore a resistenze di precisione.

Personalmente, avrei rinunciato volentieri al telecomando, alla selezione degli ingressi elettronica ed al conseguente alimentatore interno dedicato, a favore di due attenuatori singoli  (uno per canale) a discreti, anche dovendo ritoccare un poco verso l’alto il listino, al fine di sposare completamente la filosofia esoterica della preamplificazione passiva.

Ma, a questo punto, il pre sarebbe stato rimarcato “marvel” (il mio nick) anziché Xindak ;-)

 

Dimenticavo gli ultimi numeri del pre MP-1:

- Dimensioni: 350mm x 259mm x 129mm

- Peso: 7 Kg

- Voltaggio di alimentazione: 220÷230 V

 

Nuovamente: chapeau, Xindak! 

Buoni ascolti e sensazioni.   Cristiano Nevi 

 

Domande a Cristiano

 

Domanda di Marcello  :ciao cristiano mi chiamo Marcello e sono di Roma ti volevo chiedere al riguardo della prova del pre passivo della xindak le uscite posteriori che vanno collegate ai finali hanno lo stesso segnale di uscita. poi ti volevo dire se hai avuto occasione di ascoltare altri pre passivi e se anche bilanciati superiori allo xindak. ti ringrazio e ti auguro un buon fine anno.

 

Cristiano Risponde:    Ciao Marcello,

ti ringrazio per il contatto, contraccambiando gli auguri di un Sereno 2010.

Non sono le uscite ad essere differenziate (anche se quasi non me lo ricordo più!!) ma gli ingressi: ognuno di essi offre un guadagno differente, per un interfacciamento migliore con i finali di potenza. Si tratta di un pre passivo spiccatamente musicale per il prezzo che costa.

In questa tipologia di apparecchi, già parecchio difficili negli interfacciamenti elettrici, è la qualità dei trasformatori a fare la differenza, ferma restando la qualità del potenziometro di volume e dei cablaggi.

Lo Xindak è molto ben costruito ma, proprio per la natura dei pre passivi, mi risulta davvero difficilissimo dirti se migliore o meno di altri pre analoghi. Probabilmente è più trasparente degli Antique Sound Lab ma di converso con una timbrica più luminosa e chiara; forse non raggiunge la qualità elevatissima del Sonic Euphoria..... ma queste considerazioni lasciano il tempo che trovano (tutto dipende anche dall'ambiente d'ascolto, dalle elettroniche, dai diffusori e dal loro posizionamento, ecc).

Ritengo comunque che lo Xindak MP-1, per il prezzo che costa, sia in grado di stupire, in particolare se connesso a finali valvolari muscolari (push-pull di KT88 - 6550 - KT90) contraddistinti da una sonorità piena, corposa ancorché dinamica.

Se ne hai la possibilità, ascoltalo: potrebbe colpire piacevolmente il tuo interesse cacciando nei meandri più reconditi della mente i soliti pregiudizi sulle cineserie e su tutto ciò che status symbol non è!

Un cordiale saluto,

Cristiano

 

I suoi finali da accoppiare Xindak


XINDAK MS-3 FINALE DI POTENZA A VALVOLE KT-88 2 X 60 WATT (COPPIA)

 

Gli Xindak MS-3 sono dei finali monoblocco a valvole KT-88 da ben 60 Watt per canale. Si tratta di un prodotto destinato all'audiofilo esperto, che predilige il suono suadente ed accativante delle valvole KT-88 in una configurazione multitelaio.

Ogni singolo canale mono adotta, nello stadio preliminare di amplificazione, una valvola ECC83 (12AX7): Una valvola ECC81 (12AT7) viene impiegata per invertire la fase del circuito di push-pull realizzato con una coppia di valvole di potenza KT88 (6550). Un ulteriore tubo 5Z3P (5U4G) opera come valvola raddrizzatrice.

Il trasformatore di uscita è di tipo EI (lamellare) dall'ampia risposta in frequenza, la sezione di alimentazione in ingresso adotta un trasformatore toroidale in grado di annullare le interferenze esterne. Condensatori della Rubycon vengono impiegati per filtrare la corrente in ingresso, mentre nello stadio di amplificazione vengono utilizzati condensatori WIMA rossi e resistenze anulari di precisione.

Le doti di questi amplificatori finali monofonici a valvole sono: la grandissima trasparenza, la delicatezza e la fluidità del suono.

La grande potenza erogata dagli Xindak MS-3 consente di pilotare con facilità anche diffusori di medio-bassa efficienza. 

 

Specifiche Tecniche:

  • Valvole: 1x 12AT7; 1x 12AX7, 2x KT-88, 1x 5Z3P

  • Potenzar: 60 Watt (THD 3%)

  • THD: 0.25% (1kHz/2V)

  • Risposta in Frequenza: 10Hz~30kHz

  • SNR:>90dB

  • Sensibilità Ingresso: 400mV/60W

  • Ingressi: 1 Gruppo di RCA

  • Impedenza Ingresso: 50k Ohms

  • Impedenza di Uscita: 4 ohms, 8 ohms

  • Assorbimento: 200W

  • Peso Netto: 14Kg per singolo canale
     

  • Dimensioni (L×P×H): 350mm×270mm×227mm (per singolo canale)

 

Costo coppia finali  1400 € - anno 2009

 


 

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www.xindak.com/

Se vi interessa acquistarlo

 

800/00 euro  anno 2009  Audiocostruzioni.com  di Sbisa' Giovanni Via Grosoli 6  - 41012  Carpi  MO info@audiocostruzioni.com   tel 059-685054   disponibile tuta la gamma Xindak chiedere
 

 

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