Recensioni e Schede      

Preamplificatore RS Acustica  Venice Two Custon Built

Di  Cristiano

 

 

Di cosa si tratta

Preamplificatore

La pagina  di Cristiano

Produttore

RS Acustica  info@rsacustica.it

Caratteristiche

Valvolare

 Costo

-

 

APPUNTI  e NOTE d’ASCOLTO: di Cristiano N.

 

RS ACUSTICA Venice Two Custom Built

Preamplificatore valvolare     

 

La mia conoscenza con questa piccola azienda veneta (padovana) avvenne casualmente circa due anni fa, mentre navigavo svogliatamente fra le pagine dei prodotti valvolari in vendita su e-Bay.

Fui attratto in particolare da un preamplificatore, il Venice Two, dopo aver perso l’asta relativa ad una coppia monofonica di finali di potenza; pur possedendo già ben tre preamplificatori a valvole, mi aggiudicai quell’asta (peraltro ad un prezzo col quale forse non si riuscirebbe ad acquistare nemmeno una coppia di buoni cavi d’alimentazione) spinto soprattutto dalla mia curiosità, dalla qualità realizzativa e dal design assolutamente delizioso dell’oggetto, un connubio fra acciaio cromato, legno massello trattato con mordente chiaro e componenti attivi in vista.

La RS Acustica nasce dalla volontà e dalla grande passione di Rossetto Stefano, coadiuvato da un piccolo gruppo di amici, già esperto in tecnologie elettroniche seppur nello specifico settore della videosorveglianza e dei sistemi di sicurezza ed antintrusione.

Trascorsi svariati mesi, Stefano mi ricontatta per un amichevole consiglio proprio sul Venice Two in mio possesso, oltre ad aggiornarmi sull’intera linea dei prodotti RS Acustica.

L’attuale produzione, interamente sviluppata sull’uso intensivo dei tubi termoionici, verte sul preamplificatore Venice One, un oggetto minimale basato sui musicali triodo-pentodo ECL86, seguito appunto dal pre Venice Two, versatilissimo componente dual-mono che adotta una ECC83 ed un pentodo EF86 per canale. Fra i finali, spiccano lo stereofonico Crux T-19 basato sul noto circuito single-ended in classe A, realizzato a partire da una EL34 pilotata da un doppio triodo ECC82 (di questo prodotto, esisteva quella bellissima variante monofonica che appunto mi feci soffiare on-line), oltre al finale stereo Crux T-20 Modular, un interessante amplificatore push-pull da 10+10 W in pura classe A, garantiti da un circuito di classicissimi ed assai musicali pentodi di potenza EL84, asserviti da uno stadio d’ingresso a pentodo EF86 e dal pilotaggio con inversione di fase a doppio triodo ECC82. La versione “Modular” in particolare, eseguibile solo su ordinazione, prevede un doppio cabinet separato per il circuito d’alimentazione e quello d’amplificazione.

Si giunge infine al finale top di gamma Axolute, disponibile anche in una lussuosa variante Limited Edition, che adotta un particolare circuito d’ingresso a pentodi 6SJ7, a pilotare i celeberrimi triodi di potenza 2A3 in configurazione single-ended in classe A pura, per soli 4+4 W.

 

  

 

Lo stesso Rossetto mi ha poi anticipato un arduo progetto già in cantiere, consistente in un amplificatore universale di riferimento, di cui al momento celo il nome di battesimo (altrimenti svelerei tutti i segreti J) composto da ben tre apparecchi installati in altrettanti cabinet identici, di cui una sezione adibita all’alimentazione di tipo ibrido, una sezione preamplificatrice sviluppata attorno ad un nuovo circuito a doppi triodi serie ECC, chiaramente provvista di tutti i controlli del caso, ed una terza sezione finale costituita da un push-pull ultralineare di KT88 da 30+30 in pura classe A. Ma il vero sogno nel cassetto di RS Acustica consisterebbe in un apparecchio equalizzatore completamente valvolare!

L’originalità della produzione, il design piacevolmente artigianale quanto curato, l’invidiabile anticonformismo di Rossetto (in controtendenza col minimalismo tout-court dell’hi-end più esoterica, egli è un vero amatore dei controlli di regolazione, che ha addirittura previsto sdoppiati, dunque per singolo canale, sul pre Venice Two), le prestazioni sonore offerte dall’economicissimo e citato Venice Two, unitamente ad un certo feeling instauratosi col progettista a seguito d’un reciproco scambio d’opinioni (di cui dicevo poc’anzi), mi inducono una sera d’agosto a ricontattare Rossetto per esternargli un desiderio audiofilo che da tempo mi frullava per la testa.

 

Da qualche mese infatti meditavo su di un preamplificatore dall’originale circuitazione attiva, minimalista sino a rinunciare persino al selettore degli ingressi, totalmente sdoppiato a partire dal trasformatore di alimentazione (dunque dotato di due distinti controlli di volume, ad evitare la necessità di adozione di valvole selezionate), provvisto di alimentazione valvolare surdimensionata in chassis dedicato, ma contemporaneamente assai versatile nelle regolazioni di interfacciamento elettrico col mondo esterno. Chiaramente, sapevo di dovermi rivolgere ad un artigiano e ad una bottega di appassionati, perché il corrente ed abulico mercato non prevede i sogni strampalati degli audiofili cronici.

 

Il buon Stefano, a malincuore, si vede costretto ad eliminare le amate regolazioni di tono e bilanciamento, a ridisegnare completamente il circuito di alimentazione, ma caparbiamente accetta la mia proposta-sfida!

Ne scaturisce infine un prototipo perfettamente funzionante, pressoché definitivo, ribattezzato per l’occasione Venice Two “custom built”, un due telai di tipo denominato M2, più “slim” rispetto all’originario cabinet M1, di forma invece più tozza ed apparentemente massiccia. Per dovere di cronaca, il cabinet d’alimentazione presenta una larghezza pari a circa 2/3 di quella del preampli vero e proprio, pur rimanendo invariate l’altezza e la profondità.

Analizzando il progetto, si evince che l'alimentatore è costituito da un classico trasformatore a lamierini abbondantemente surdimensionato, in luogo del toroidale normalmente adottato sulla versione standard, in funzione delle diverse esigenze elettriche dettate dalla rettifica a tubi; la valvola adottata è una performante GZ34 JJ, seguita in cascata da un filtro LC e da due filtri RC.

Osservando il circuito, si nota l’uso di resistente di filtro a filo con corpo in ceramica, mentre per la resistenza di calibrazione troneggia un’imponente A.B. ad impasto di carbone. I condensatori di filtraggio sono degli affidabili JJ da 220 mF per un totale di quasi 1000 mF di capacità complessiva. Entrambe le linee di alimentazione risultano protette con fusibile, posto in apposti supporti sulle piazzole del cablaggio aereo.

Per i filamenti Rossetto si è nuovamente basato sul filtro a massa comune già progettato per il pre  VENICE ONE. La connessione con il cabinet del pre è stata eseguita con un cavo industriale multipolare FROR 450/750V di 1,5m e con un affidabile e costoso connettore a norme industriali.

Rispetto al V.Two standard, il modulo pre è rimasto sostanzialmente invariato, trattandosi di base di un dual mono, con la citata unica eccezione dell’alimentazione comune: soltanto i potenziometri del controllo toni, qui volutamente assenti, sono stati sostituiti con resistenze di compensazione speculari. L’originario bilanciamento in ingresso risulta è stato di conseguenza trasferito in uscita per calibrare singolarmente le uscite MAIN e REMOTE, trattandosi in definitiva di un bilanciamento intrinseco a resistenza variabile e non verso massa, quindi destinato per affinare il settaggio di un’eventuale multiamplificazione (il pre risulta infatti dotato di due uscite “OUT”).

I controlli di guadagno agli ingressi, originariamente raggiungibili all’interno dell’apparecchio, sono stati anch’essi riportati sul retro del preamplificatore, a fianco degli altri due regolatori. Tutti e quattro i controlli sono stati dotati di potenziometri ALPS, mentre per il controllo del volume la RS Acustica ha optato per dei performanti Piher professionali da 16mm.

Il circuito di preamplificazione vero e proprio si basa su di una configurazione bistadio triodo-pentodo, piuttosto atipica nell’attuale ed intero panorama commerciale dell’alta fedeltà: si tratta infatti di un ingresso realizzato a partire da un classico doppio triodo ECC83 per canale (di serie sono montate le valide JJ Tesla), che pilota lo stadio in uscita realizzato col noto e musicale pentodo EF86, uno per canale, della nota Electro Harmonix. Secondo le mie conoscenze di mercato, attualmente mi risulta che in Italia soltanto Nadir, nel suo preamplificatore di riferimento XT10A (listino pari a €16.000) abbia adottato un analogo circuito e comunque i medesimi elementi attivi (ECC83 + EF86), in luogo degli usuali doppi triodi noval serie ECC (81-82-83-88) od octal serie 6S (6SN7 o 6SL7) sistematicamente presenti in moltissime preamplificazioni valvolari.

La qualità dei componenti passivi è mediamente molto buona, con la chicca fortemente voluta dal  cablatore “Tiky” del condensatore d'uscita del segnale, originariamente un Wima serie MKS rossa a film avvolto, soppiantato da un imponente condensatore carta-olio NOS della Nytronics.

 

 

Il preampli Venice Two Custom Built mi è pervenuto dopo un accurato warm-up condotto direttamente da RS Acustica, al fine di testarne l’affidabilità anche dopo svariate ore di funzionamento continuativo. Nell’intento di verificarne immediatamente le qualità sonore, ho sostituito tutte le valvole di serie con alcune NOS usate e facenti parte della mia collezione privata, prodotte da Mullard, General Electric e RCA, sebbene l’ascolto critico sia  ovviamente proseguito con i tubi forniti in dotazione. Inserito nel mio solito impianto, l’ho collegato sia con l’integrato valvolare Cayin A-300B, sfruttandone lo specifico ingresso “pre-in” (trattandosi in effetti di un finale ad alto guadagno munito di potenziometro motorizzato), sia con i monofonici Albarry M408II, tanto musicali quanto scorbutici negli abbinamenti avventati, evidentemente per via delle loro peculiari caratteristiche elettriche d’ingresso. In abbinamento al Cayin, inizio l’ascolto critico col jazz del pianista Chick Corea in uno dei suoi trio artisticamente più interessanti (Chick Corea/Vitous /Haynes – Trio Music, 1982

 

ECM 827702): la musicalità del Cayin non viene in alcun modo snaturata, svilita, negativamente alterata, a sottolineare la grande trasparenza offerta dal pre padovano. Se possibile, migliora ulteriormente la naturalezza della riproduzione: la sensazione generale è quella di un’appagante sonorità, fluida, limpida, ancorché dinamica e perentoria negli attacchi e nei rilasci, a dispetto della limitatissima potenza disponibile. Certamente, il Venice Two non trasforma la levigatezza timbrica delle 300B in mostri a stato solido, eppure la dinamica complessiva risulta sempre soddisfacente senza perciò raggiungere le prestazioni esplosive dei migliori esponenti della categoria ad alta potenza. Le evoluzioni pianistiche di Corea sono sostenute da un’invidiabile velocità di risposta ai transienti pur trattandosi di un sistema all-tube, cesellate in tutta la loro ricchezza armonica con ricchezza di dettagli nelle critiche gamme media e medio-alta. Una tale prestazione non è stata raggiunta ne dal Beard CA35 ne dal Rose RV23S, coi quali tutta la porzione più alta dello spettro di frequenze udibili risultava come se avvolta in una leggera tulle, al pari di un velo di seta che ricopra gli altoparlanti dei diffusori. Sebbene in una configurazione piuttosto diversa del mio impianto (finale Audioanalyse A-9 e diffusori Chario Constellation), il pre Venice Two standard palesava uno dei suoi, pur lievi, limiti proprio in una certa scollatura fra il medio-basso e le frequenze immediatamente superiori, snaturando di tanto in tanto ed in particolare la timbrica degli ottoni e degli archi.  Con la versione custom in esame, tale difetto non solo è completamente svanito, ma addirittura ha lasciato spazio ad una bellissima naturalezza d’emissione e ad una omogeneità tonale in gamma media probabilmente dovuta (anche a detta del costruttore) all’uso strategico dei condensatori in carta e olio sul percorso del segnale audio. La firma del sound RS-Acustica riemerge prepotentemente in gamma bassa, presente, estesa, articolata, finanche controllata in entità maggiore rispetto alla versione standard, in cui talvolta prevaricava leggermente con un effetto loudness (con i controlli di tono in posizione flat) ai più bassi volumi d’ascolto. Il sax tenore di Stan Getz nel suo capolavoro del 1967, “Sweet Rain” (Polygram 815054-2, ristampa 1982) e, soprattutto, il tocco al contrabbasso di Ron Carter, sono riprodotti con la giusta immanenza e calore, con quella realistica rugosità che sovente richiama l’attenzione anche quando l’ascolto assume un secondario compito di sottofondo ad altre attività ludiche o di lettura. Grazie anche agli italici diffusori Opera, la scena sonora è stabile e corretta, ben proporzionata su tutti e tre gli assi, con il solo appunto sulle dimensioni degli strumenti ai più bassi livelli d’ascolto, appena più piccoli rispetto alla realtà, anche se mi rendo conto che in tale parametro le raffinatissime 300B del finale non possano competere con le migliori realizzazioni ad alta potenza, sia valvolari che a stato solido.

 

 

Eppure non posso sottacere un centro fuoco granitico, la buona matericità degli strumenti all’interno della scatola sonora, l’eccellente intelligibilità dei vari piani sonori, ben scontornati e mai sfumati o nebulosi, che rendono altamente ed indistintamente godibile il rock di classe degli Afghan Whigs e dei Crowded House, l’electro-pop dei migliori Depeche Mode (“Ultra” e “Violator”), il songwriting americano di Michael McDermott (“620W. Surf”). Chiaramente, con le intrinseche limitazioni acustiche dei diffusori utilizzati per la prova, la mia già soggettiva disamina della riproduzione dei registri più gravi non risulta esaustiva, comunque il quadro complessivo delle prestazioni veleggia su livelli ampiamente soddisfacenti, che in ambito prettamente domestico di normale cubatura possono addirittura assurgere a soluzione pressoché definitiva, salvo il desiderio di avere la luna in casa. Assai interessante anche la soluzione con lo stato solido, nel caso specifico con gli scorbutici Albarry M408II coi quali, data la loro sensibilità differente rispetto al Cayin A-300B, ho perso un poco di tempo nella regolazione dei controlli di guadagno del preamplificatore, attenuandone leggermente l’intervento (anche al fine di sfruttare al meglio la corsa dei potenziometri di volume, invece di saturare i finali già a ore 9). La silenziosità del Venice rimane nuovamente su livelli di eccellenza, con un lievissimo ronzio a 50 Hz sul solo canale sinistro, peraltro avvertibile soltanto avvicinando l’orecchio al woofer delle Opera Platea. La trasparenza, la naturalezza d’emissione, la plasticità della scena sonora e la ricchezza armonica dell’apparecchio padovano rimangono pressoché sui medesimi, elevati, livelli: migliorano ulteriormente la velocità di risposta ai transienti, la dinamica totale e, secondo le mie aspettative, la nettezza dei contorni strumentali ed il silenzio internota, anche se a scapito di una lieve perdita di quella raffinatezza timbrica ed omogeneità tonale che solo le 300B sanno conferire al suono (la loro magia!).

Con una certa dose di cattiveria, riascolto alcuni brani dei migliori Depeche Mode, farciti di suoni e di effetti sintetizzati: sebbene la registrazione dell’album “Ultra” verta su di un evidente effetto “presenza”, il respiro prospettico si ripropone pressoché ai medesimi livelli evinti con alcune registrazioni ECM del trio acustico Jarrett-Peacock-DeJohnette (“Standards vol. 1 & 2” e “Changeless”), con una profondità scenica che si spinge oltre la porzione della parete di fondo compresa fra i diffusori (distanziati di circa 120cm dalla stessa). L’intelligibilità delle voci, sia singolari che corali, è molto elevata, con un plauso particolare per quelle femminili ed un leggiadro, lieve ringiovanimento timbrico di quelle maschili (forse dovuto più all’assetto timbrico delle Opera, che non del Venice Two).

 

 

La mia disamina infine è stata spietata, dapprima perché non conosco l’eventuale prezzo di listino del prodotto in oggetto, in seconda analisi perché ho ritenuto inserire il Venice Two nel novero delle apparecchiature in ambito dell’hi-end a prezzi ancora ragionevoli, senza peraltro considerare gli attuali esponenti della migliore tecnologia disponibile. Il Venice Two Custom Built ha superato in modo brillante, nella medesima configurazione hardware, sia il Rose RV23S, sia (con minor margine) l’eccellente Beard CA35, in particolare su tre aspetti che ritengo peculiari e che ho già più di una volta menzionato: trasparenza e ricchezza timbrica, naturalezza d’emissione, plasticità della scena sonora. Il design è amabilmente artigianale ma non scontato, la costruzione palesa alcune particolarità di eccellenza, con rifiniture di buon livello che, con qualche piccolissimo ritocco (ad esempio l’adozione di piedini conici) potrebbero oltremodo avvalorare quel tocco di esclusività ad un apparecchio (e ad un’intera linea produttiva) davvero singolare nel suo genere. Considerato un costo di listino di soli Euro 450 per il Venice Two standard monotelaio, questa versione custom potrebbe ragionevolmente collocarsi attorno ai 700-800 euro: se così fosse, il rapporto qualità/prezzo farebbe irridere la quasi totalità dei prodotti d’importazione estremo-orientale.

Mi auguro solo che un tale prodotto non rimanga la mera vittoria di una sfida, ma ne sia considerata una versione a catalogo, magari (e qui mi permetto di fantasticare) up-gradabile ulteriormente nella sua sezione d’alimentazione, reale differenza fra la versione standard e la custom. Se dovessi scegliere io il nome del progetto, lo ribattezzerei UltraViolator, sia perché ho intuito le preferenze musicali di Rossetto, sia perché questo preamplificatore viola, vanificandola, la convenienza economica dei prodotti cinesi d’assalto.

Il dubbio atroce che infine mi rimane è che Rossetto e soci possano fare ancora di meglio senza sforzi eccessivi: nel frattempo, questo esemplare custom rimarrà in terra mantovana!

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano

marvel147@gmail.com   syrah@hotmail.it

 

 Se siete interessati all'acquisto contattate :

 

Stefano Rossetto  info@rsacustica.it

 

Il Venice Two 

 

 

 

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