Schede e recensioni

Musica Att 30

Pre passivo a resistenze

 

 

 

 

  Di cosa si tratta

  Pre passivo


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  Produttore

  Musika  Japan

  Caratteristiche

  A resistenze

  Costo

  550/00 euro anno 2011  Audiocostruzioni di Sbisa' e punto vendita chiedere

  info@audiocostruzioni.com    tel 059-685054

 

 

Caratteristiche


Contact points: 23-steps
Input : 2 x RCA
Dimensions : W82mm~H60mm~D260mm

Descrizione

 

Dal sito ufficiale:

 

http://www.musika.jp/en/30.htm

 

Easy to use attenuatorThe attenuation curve of the att30 is similar to that found on a normal amplifiers volume control for easier operation (not [dB step] which is commonly used for professional equipment). Musica chose to use for the att200 such a [dB step] to be applicable for professional equipment too, however, when we used [dB step] for normal Hi-Fi audio products, once the posistion of the volume control goes over the 12 o'clock position it becomes difficult to make delicate adjustments to the volume.The Musica att30 is very easy to use, plus it is also able to minimize the error margin of a right and left channel inbalance.


 

La recensione di Cristiano


 

APPUNTI e NOTE D’UTILIZZO

MUSICA Att30 – Series 30

Preamplificatore passivo a resistenze    

 

Dopo la prova in esclusiva dei piedini Hard Wood Block 30 della giapponese Musica, oggetti che personalmente reputo piuttosto controversi nell’utilizzo e per la potenzialità delle prestazioni ottenibili, dunque da valutare attentamente con l’obiettivo imprescindibile della miglior sinergia raggiungibile nell’abbinamento con le proprie elettroniche ed i relativi piani d’appoggio, in contemporanea ho potuto altresì apprezzare l’originale preamplificatore Att30,  appartenente alla medesima serie 30 e facente parte della categoria degli attenuatori passivi a resistenze.

La veste estetica appare immediatamente curata ed al contempo originale quanto spiazzante, se confrontata con i canoni estetici imperanti nel mondo dell’alta fedeltà: ci si trova di fronte infatti ad un piccolo mattoncino assai più sviluppato in profondità che non nelle restanti due dimensioni e la cui veste nell’esemplare a mia disposizione è di un bel bianco vivo. Nonostante sia prevista anche la finitura nera, quella a mia disposizione crea un particolare contrasto cromatico persino con l’argentea manopola di regolazione a scatti del volume, oltre al corvino guscio metallico inferiore che funge altresì da lato posteriore e da supporto anteriore alla manopola del volume.

 

La costruzione di questo preamplificatore è, come per tutte le altre realizzazioni Musica della “30 series”, basata dunque su di un profilo metallico aperto ad “U” (fondo e facciate anteriore e posteriore) racchiuso appunto da un profilo aperto a “C”. 

Le dimensioni complessive ed il grado di finitura sono infine tali da non poterne davvero precludere un posizionamento in ambiente, data l’esiguità d’ingombro richiesta ed un look tanto attuale quanto “Apple oriented”.

Nonostante sia un’elettronica particolarmente minuta, lo spazio interno disponibile viene soltanto parzialmente occupato da una basetta di circuito stampato sulla quale sono state saldate le resistenze di attenuazione e dal commutatore stereofonico a scatti dedicato alla gestione del volume. Nulla viene pertanto concesso agli sfizi dei pantofolai, vista l’assenza di sezioni di alimentazione e gestione di controlli remoti mediante telecomando, perché questo preamplificatore a resistenze è completamente manuale. Il segnale musicale proveniente da una sorgente ad alto livello (per gestire i giradischi, l’Att30  necessita di un pre-phono esterno), raggiunge dapprima un piccolo commutate a levetta e due posizioni per la selezione appunto di due ingressi audio che è posto anteriormente in prossimità della manopola del volume, per poi approdare sulla basetta stampata ove, attenuato passivamente da una o più resistenze in funzione della posizione del commutatore rotativo, giungerà infine ai connettori sbilanciati RCA d’uscita(una sola coppia). I collegamenti col mondo esterno, ovvero ingressi ed uscite, sono come di consuetudine posti sul lato posteriore dell’apparecchio, realizzati con connettori dorati di buona qualità, sicuramente ben rapportata alla classe merceologica dell’apparecchio.

Nel mio ambiente d’ascolto l’ATT30 è “sotto torchio” da ormai da oltre due mesi ed ha potuto pilotare alcuni finali di potenza, fra cui i miei fedeli Albarry M408II, un Sonus Faber Amator Power, un MPN Audio F-3, una coppia di Fase Powersource 1.0 configurati in bi-amplificazione passiva, per pilotare delle Relco Delphi (prima release) e delle Totem Hawk. Non nego di aver usato persino il mio integrato Doma Grido 100, un amplificatore atipico sebbene non unico nella storia hi-end in quanto alimentato a batterie ricaricabili e contraddistinto da due particolarità di non poco conto: un’eccezionale capacità di pilotaggio ed una musicalità complessiva fuori dell’ordinario, a prescindere dalla classe merceologica.

Ha completato questa eterogenea catena una sorgente altrettanto particolare: un lettore cd Lector CD3-TLR costruito su specifiche per il mercato francese che, oltre ad evincersi per la presenza di una (pacchiana) targhetta d’ottone recante il consueto vocabolo magico “Reference”, s’intuisce l’unicità dell’esemplare per la presenza di un secondo chassis dedicato alla sola alimentazione inserito in un case identico a quello del lettore vero e proprio, in cui è separata persino l’alimentazione dei filamenti delle valvole. Al massimo grado anche la dotazione delle uscite previste dall’ing. Romagnoli, ovvero uscita single-ended valvolare, uscita bilanciata ed uscita a trasformatori, per una musicalità complessiva che nulla invidia al più recente progetto Lector CDP7 al suo massimo grado espressivo.

Dove ho potuto scovare un tale apparecchio, infine realizzato a circa 100 km da casa mia ma evidentemente prodotto su particolari specifiche ed esigenze per il mercato francese? Da Davide Sbisà, of course, dove riesco di tanto in tanto a (ri)scoprire grandi prodotti del recente passato, ormai dimenticati da molti appassionati o, più semplicemente, snobbati perché tecnologicamente “superati” (anche se, bisogna ammetterlo, una volta nella vita occorrerebbe visitare anche la saletta d’ascolto di Renzo Garosi, in quel di piazza Sordello nel pieno cuore della Mantova gonzaghesca, ove gli occhi e le orecchie possono permettersi il lusso di assaporare, usati o ex-demo, parecchi gioielli hi-end degli ultimi vent’anni). E’ ad esempio proprio grazie a questi due grandi professionisti dell’Alta Fedeltà che la mia curiosità audiofila nei confronti del marchio FASE Evoluzione Audio (FAbio SErblin) abbia potuto essere accontentata in brevissimo tempo, racimolando l’eccellente pre Controlsource 1.0  ed un finale Powersource 1.0 del 1992 che pare appena uscito dall’imballo(!). Vabbè, il secondo esemplare del finale l’ho barattato con un serio ed affidabile appassionato di Mentana (RM), ma ciò fa parte del tipico gioco d’azzardo audiofilo…..  e così mi sono ritrovato fra le mani un finale con le schede interne pcb in release 1.1 datate 1997, ma la musicalità e le caratteristiche elettriche rimangono le medesime: non ne ero a conoscenza, meglio tardi che mai!  

Prodotti stagionati e “superati”? Bah, le solite sciocchezze da bar (forum): questa è un’amplificazione coi controfiocchi ancora oggi, soltanto che può comportare bile acida in chi ha speso tantissimo in più per ottenere infine prestazioni di poco o per nulla superiori.

Personalmente, reputo illuminante l’ultimo articolo apparso sul numero di Suono n°453 dedicato all’ascolto di quattro colossi dell’olimpo a stato solido dell’amplificazione, in merito agli abbinamenti ed alle sinergie fra i vari apparecchi e vari sistemi d’altoparlanti: nessuno fra i quattro mega-finali prevale infine sull’altro anzi, in funzione dei diversi diffusori ascoltati, le classifiche spesso si soverchiano. Ecco perché i forum web sono soltanto un’inutile perdita di tempo quando ottusamente focalizzati su sterili opinioni o, peggio, sfide (?!?!) fra i vari apparecchi e diffusori, oltre che fomentare confusione in chi timidamente si affaccia a questa passione sempre più elitaria (non è vero!! Ne vedremo delle belle con la musica liquida ad alta definizione).

E’ tristemente noto: la confusione genera dubbi ed infine acquisti azzardati, talvolta persino a scatola chiusa, con la dolente conseguenza di cocenti delusioni e successivo disinteresse ed abbandono verso l’ascolto di musica ad alta qualità e definizione.

Questo è l’impegno e l’obiettivo che mi sono prefissato con Audiocostruzioni in funzione dell’esiguo tempo libero che posso dedicarvi: la divulgazione della passione per la musica e la sua riproduzione ai più alti livelli possibili con due occhi rivolti al portafogli, mediante la mia minuscola esperienza e la possibilità di ascolto di apparecchiature vecchie e nuove gentilmente concessemi da Davide, (con una lungimiranza anche commerciale, la sua, a mio parere di non poco conto!) rivolte in modo particolare ai neofiti ed a chi, già neofita, intenda percorrere il passo successivo.

Analogamente all’arte della degustazione dei vini, l’esperienza ed il continuo allenamento permettono anche posizioni ben precise, certamente sindacabili, ma giammai vaghe e dubbie: a  casa mia, nel mio ambiente d’ascolto e con i miei vari sistemi d’altoparlanti, non ho problemi a sostenere che la coppia FASE suoni meglio di parecchie altre elettroniche passate fra i miei muri domestici, comprese alcune griffe dell’olimpo audiofilo che, in altri ambiti, sicuramente si esprimerebbero assai meglio dei Fase.

Perché mi dilungo su questi aspetti? La risposta è semplice: perché anche con pochi soldi si può ascoltare musica ad alto livello e, per alcuni parametri acustici, persino lambendo e sfondando i canoni più elitari o hi-end della riproduzione musicale domestica! Un esempio? Si provi ad abbinare un diffusore Indiana Line della linea Tesi all’ormai celebre T-amp, magari nella sua versione con alimentazione vitaminizzata, ed un lettore CD/DVD da 100-200 euro da scegliersi fra i marchi JVC, Denon o T-Progress (che conosco, non perché siano migliori degli altri a prescindere): utopia? No, è semplicemente questione di sinergia, di correttezza fra abbinamenti elettrici ed elettroacustici, almeno fino a che non si pretenda un’orchestra sinfonica con dinamica e dimensioni reali in casa (questa è un’altra storia, ma chi può permetterselo senza rischiare una denuncia da parte del vicinato?)!

Eppure, in altri ambiti, il T-amp è pressoché inascoltabile, il lettore dvd dell’ipermercato non può reggere un confronto diretto con Lector (o Wadia, o EMM Labs, ecc), le pur ottime Tesi di certo non pretendono di elargire le stesse prestazioni della serie 800 di B&W ma, mi ripeto perché ne sono da tempo assolutamente convinto, la magia dell’alta fedeltà è insita proprio nelle infinite possibilità di realizzazione di una catena d’ascolto che, anche quando identica ad un’altra, le sue prestazioni varieranno pure drasticamente in funzione del diverso ambiente d’ascolto.  

Or bene, il Musica Att30 sfugge ai lustrini ed alle pagine patinate dell’elitaria “hi-end”, nonostante il suo prezzo di listino non sia propriamente contenuto: circa 500 euro oggi costituiscono una cifra ancora abbordabile se confrontata ai listini (la maggior parte, purtroppo) di tutti gli altri marchi ufficialmente commercializzati in Italia, certamente però il prodotto è davvero un semplice attenuatore passivo, seppure a resistenze piuttosto che potenziometrico logaritmico.

La prima domanda che mi sono posto è stata infatti: in quale fascia qualitativa inserire questo preamplificatore passivo? Pensando ad altri illustri parenti stretti (ad es. il Klimo Merlino passivo, che costa tre volte tanto, ma che si basa su di un ben più banale potenziometro doppio logaritmico telecomandabile) e soprattutto a quanto sinora affermato, ho abbinato il Musica Att30 a qualsiasi amplificazione a mia disposizione, indipendentemente dalla loro classe e dal loro costo.

Prima constatazione: sebbene stia utilizzando questo passivo da oltre due mesi, non ho notato alcun apprezzabile miglioramento acustico durante il suo “rodaggio”.

Seconda annotazione: il pre Musica Att30 svolge maledettamente bene il compito per il quale è stato progettato. In primis, mai ho riscontrato problemi di abbinamento con nessun finale di potenza, probabilmente per merito dell’attenuazione a resistenze che limita sicuramente la variazione d’impedenza altrimenti introdotta dai più consueti potenziometri in base all’attenuazione; inoltre, il suo inserimento appare sempre assai “trasparente” nei confronti della timbrica complessiva della catena a cui è stato inserito. Ecco dunque che l’Amator Power emerge per il suo peculiare calore tonale, i Fase per lo spessore scenico, le Relco Delphi per la grande ariosità e la dolcezza delle gamme media ed alta ed il tipico inscurimento timbrico in gamma medio-bassa, le Totem per la precisione dell’immagine acustica.

A confronto con il mio preamplificatore artigianale all-tube o con il Fase Controlsource 1.0, a livelli d’ascolto bassi e medio-bassi si avverte prevalentemente la mancanza di quella benefica densità, pienezza, corposità sonora soprattutto nella critica gamma media, nonostante non si perda alcuna armonica ed alcun dettaglio musicale.  Di conseguenza, i contorni della scena acustica appaiono paradossalmente più netti e decisi, in realtà appena meno scolpiti e precisi nelle tre dimensioni virtuali, forse anche per la minore consistenza e dinamica della gamma più grave. Eppure, l’estensione di frequenza è direttamente proporzionale a quella offerta dalla sorgente ed esibita dai diffusori a valle.

Per tali peculiarità, il minuscolo Att30 è apparso un ottimo compagno per il Sonus Faber Amator Power e, in genere, per tutte le amplificazioni con analoga impostazione timbrica calda, corposa e suadente, fra cui è possibile parzialmente annoverare anche il potente finale MPN Audio F-3, col quale si realizza un sistema d’amplificazione sempre attendibile in ogni contesto musicale e di apprezzabilissima naturalezza d’emissione.

A fronte di questi primi abbinamenti, rivolgo la mia attenzione agli ostici Albarry M408II, tanto ben suonanti quanto riottosi a farsi docilmente pilotare da preamplificatori dotati di buon guadagno (la stragrande maggioranza presente oggi sul mercato). Ecco la rivelazione: abbinamento vincente e sinergico, gli Albarry pilotano le Totem Hawk con grande piglio dinamico ed eccezionale velocità, che le canadesi non tradiscono di certo, mai limitandone i repentini transienti e la precipua doratura timbrica della gamma media e medio-alta.

Quanti preamplificatori di valore ben superiore a quello del Musica Att30 hanno “fallito” in abbinamento con gli Albarry (leggasi: non mi hanno completamente soddisfatto), fra cui rammento a caso: Am Audio (A5 e A6), Audio Research (LS2B, SP9, LS5), Ming-Da (tutti), YBA 2, Tube Technology Seer e chissà quali altri ancora.

Ultima annotazione: il Musica Att30 appare piuttosto insensibile ai cavi di segnale collegati ai suoi ingressi ed alla sua uscita, esattamente quanto si ponga nei confronti delle peculiarità caratteriali delle elettroniche fra cui s’interpone, ovvero con grande trasparenza al passaggio del segnale musicale. Ho utilizzato il Van Den Hul Thunderline per dare luce e dettaglio alla frequenze più acute, il Proel Ultimate per non trascurare il rigore tonale degli strumenti acustici, il Sommercable Stratos per sottolineare la naturalezza d’emissione, oltre ad un cavo di potenza d’antan solid-core (il mitico Mamba viola, qualcuno lo ricorda?) trasformato in cavo di segnale, col quale dare vigore e solidità alle frequenze più gravi. Il MusicaAtt30 si è rivelato sempre un ottimo compagno d’analisi d’ascolto per ogni singola variante introdotta nel sistema complessivo di riproduzione.

Cinquecento euro: forse molti per un banale attenuatore a resistenze dotato peraltro di minore una versatilità d’interfacciamento col mondo esterno rispetto anche al più conveniente fra i pre attivi; probabilmente però anche un possibile grande risparmio economico con il finale “giusto”, tanto da divenire addirittura un investimento a lungo termine.

Chissà quali risultati potrebbe sortire l’abbinamento di questo interessante prodotto ad elettroniche quali gli indimenticati finali dell’inglese Moth (magari proprio con il modello…. 30?) o, di converso, con qualche potente finale valvolare ad alto guadagno di attuale produzione!

Sicuramente, il Musica Att30 potrebbe divenire uno step intermedio per l’appassionato intenzionato ad evolvere la propria catena audio verso soluzioni d’amplificazione multi-telaio, che intenda frazionare nel tempo onerosi investimenti partendo dalla scelta del finale, per pilotarlo inizialmente con questo ottimo attenuatore passivo in attesa di giungere ad un’impegnativa acquisizione d’uno stadio preamplificatore attivo di elevate caratura progettuale e profilo sonico.

Anche in questo caso, il Musica potrebbe rimanere un ottimo gregario ed un eccellente strumento di valutazione per ulteriori, futuri, capricci d’acquisto che, come ben sappiamo noi vecchi malati cronici di stereofonia allo stato puro, non si limitano nemmeno col senno dell’anzianità e/o dell’esperienza.

Il Musica att30 concessomi in prova è divenuto, nel frattempo, un mio “piccolo” capriccio. Molto utile ai miei servigi.

 

 

Post Scrittum: peccato per la singola uscita stereofonica, che non permette un’immediata connessione verso sistemi di multi-amplificazione (configurazioni per le quali da anni sono un assiduo sostenitore) od anche di estensione verso sub-woofer attivi. Una tiratina d’orecchie anche per i miserabili piedini in dotazione, anche se comprendo che il telaio sia stato concepito per l’uso dei blocchetti di legno delle varie linee “Hard Wood Block” commercializzate dal medesimo brand giapponese.

Il piccolo Att30 si presta con facilità a piccoli up-grade, quali ad esempio l’aggiunta di un anello di ferrite lungo i percorsi del segnale musicale di ingresso e di uscita, che collegano i rispettivi connettori RCA alla basetta di resistenze elettriche, fissato al fondo interno dello chassis con un piccolo quantitativo di blue-tack, per la lotta contro interferenze elettromagnetiche (effetti benefici sul suono? Non ancora colti, ma mi sto impegnando seriamente…. ahahah).

 

 

Cristiano Nevi  - musicofilo, audiofilo senza troppe fisime e libero recensore – luglio 2011

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