Impianti

L'impianto di Stefano

 

Aggiornato a fine pagina

 

Gentilissimo Davide,

seguendo il consiglio dell’amico Francesco Kat (Modena) ti invio anche le foto del mio impianto (in cui presenzia un tuo cavo di alimentazione SB3) con una stoira e una descrizione dei miei apparecchi. Sarei felice se trovassero posto nella pagina degli impianti completi. Mi ha detto Francesco che hai anche piacere ad avere resoconti di collezioni di strumenti musicali e io anche li’ sono davvero abbastanza ben messo. Se ti puo’ interessare posso mandarti foto e descrizione anche di quegli oggetti.

In ogni caso grazie anche solo per il tempo che perderai a guardare le mie immagini o a leggere il mio report che ti allego. Se troverai modo di inserire il mio impianto nelle tue pagine ne saro’ felice!

A presto e complimenti!

stef       imperiale@industree.it 

 

L’approdo all’hi end

 

 

Sono un audiofilo di recentissimo contagio. Ma la malattia della musica alberga in me da sempre, semplicemente non avevo idea di quale livello di gratificazione potesse dare la seconda arte se ascoltata bene. O meglio pensavo di ascoltarla bene finchè non ho potuto valutare con le mie orecchie la differenza enorme che un impianto di livello può fare. E’ stata una vera e propria rivelazione quando circa due anni fa ho avuto modo di fare esperienza dell’alta fedeltà a casa del mio carissimo amico nonché grandissimo esperto Francesco “Kat” di Modena (il cui eccezionale impianto già compare su queste pagine virtuali).

 Quale differenza tra le sue elettroniche Mark Levinson, i suoi diffusori Martin Logan e il mio compatto Kenwood! In quel momento decisi che i miei settemila cd (perlopiù di Jazz ma non solo) meritavano di essere letti da un impianto di quel genere. Fui contagiato dalla malattia dell’hi end e quanto ne sono felice che ciò sia accaduto perché ho scoperto un mondo meraviglioso, affascinantissimo e capace di donare emozioni letteralmente inimmaginabili! Solo che l’hi end è un mondo che per il profano (per quanto musicista e melomane) si presenta come un monolite inaffrontabile.

L'impianto di Francesco

 Troppe e complesse le tematiche, difficile e astruso a volte il linguaggio, impossibili tutti i parametri da ricordare, allucinanti i costi difficilmente giustificabili a parenti e fidanzate, improbo poi riuscire a farsi un senso critico proprio in breve tempo, indispensabile invece per poter acquistare prodotti di così alte prestazioni, ma anche di così alto prezzo. Le riviste del settore non offrono, a parere di un ex profano, il necessario supporto per chi vuole avvicinarsi a questo mondo. Nonostante le non poche difficoltà sono riuscito comunque in un tempo straordinariamente breve a maturare quella minima (e sottolineo minima) competenza utile ad acquistare i componenti del mio impianto in modo consapevole. Con il senno di poi, devo dire il percorso si è concluso in modo estremamente soddisfacente. Questo non per merito mio (sebbene ammetto di essermi impegnato parecchio) ma ancora del caro amico Francesco che ha avuto la pazienza e il garbo di rispondere a migliaia di domande del sottoscritto (a volte stupide) attraverso interminabili scambi di mail, o colloqui telefonici. Quindi diciamo che dopo mesi e mesi di approfondimenti (e di “letture maledette” come direbbe Fantozzi!) sono giunto a capire all’incirca cosa desideravo dal mio futuro impianto e mi sono mosso di conseguenza. Evidenzio la grande difficoltà che ho trovato nel costruire un impianto dal nulla, senza avere alcun componente (elettroniche, sorgenti o diffusori) dal quale partire per valutare la compatibilità degli altri elementi della catena. Solo la grande competenza di Francesco mi ha permesso di addivenire ad un risultato che all’oggi, dopo mesi di ascolti e di comparazioni, giudico senz’altro eccezionale o comunque altamente soddisfacente e gratificante. Merito a lui quindi! In pratica con un blanck canvas da riempire ma senza punti di riferimento ho (abbiamo)  dovuto adottare dei criteri guida per la selezione delle componenti da acquistare. I criteri principali che ho (abbiamo) steso preventivamente e poi utilizzato per orientarmi (orientarci) e adottare una selezione efficace sono stati: acquisto sul mercato dell’usato per massimizzare il risultato a fronte delle risorse impiegate, indiscutibile qualità della riproduzione, tale da definirsi hi end a tutti gli effetti, valore mantenuto nel tempo degli apparecchi acquistati, calore, fisicità, realismo ed emozione della riproduzione, essenzialità del complesso. Volevo un impianto capace di disegnare un palcoscenico ampio, profondo e credibile con il calore indispensabile a riprodurre le atmosfere dei miei dischi prediletti, OJC (original Jazz classics) anni cinquanta, ma anche con la fisicità, la velocità e la profondità necessaria per rispettare il miglior Buddy Rich e rendere onore alle sue roboanti e funamboliche orchestre.

 

 

Amplificatore

 

 

Avendo una stanza piuttosto piccola e molto piena (di strumenti musicali e cd perlopiù) ho deciso per un wattaggio ridotto ma che non presentasse compromessi rispetto alla qualità e al calore della riproduzione. Dopo alcuni ascolti in svariati negozi, ho deciso quindi inizialmente per un’amplificazione valvolare (in opposizione al transistor) capace di garantirmi almeno indicativamente, un maggiore calore, una maggiore morbidezza d’ascolto. Volendo necessariamente un apparecchio di una marca di riferimento (per rispettare il principio del mantenimento del valore nel tempo ma anche lo ammetto per il fascino che i grandi marchi dell’hi end hanno esercitato e tuttora esercitano su un neofita come me) dopo aver selezionato alcuni prodotti in target ho deciso per un Audio Research CA50 un apparecchio che definisco eccezionale nella sua classe e che ho avuto la fortuna di trovare usato in splendide condizioni. E’ una macchina infatti ormai fuori produzione ma ancora molto ricercata dagli appassionati per il grande calore ma anche la grande definizione che è in grado di assicurare. Inoltre il fatto che fosse un amplificatore integrato sposava bene la mia filosofia di essenzialità e di semplicità che l’impianto doveva rispettare.

 

Sorgente

 

 

Possedendo solo cd (sebbene in numero esorbitante e forse eccessivo a sentire le fidanzate che si sono via via avvicendate nella mia stanza da ascolto) la sorgente unica di cui avevo bisogno era un lettore cd. Nuovamente con Francesco abbiamo cercato di massimizzare il risultato con le risorse che avevo messo a disposizione, che sebbene non risicate erano comunque limitate. Da esse dovevano ancora uscire diffusori, cavi e quant’altro.  Francesco mi evidenziò un apparecchio ancora Audio Research che aveva visto in vendita usato. Il CD3. Francamente avevo sentito pareri discordanti nei negozi di hi fi sull’importanza della sorgente. Alcuni dicevano che il grosso lavoro lo svolge l’amplificatore (e i diffusori) e che alla fine se quest’ultimo fosse stato di qualità, il livello qualitativo della sorgente poteva essere al limite trascurabile. Ecco un’altra difficoltà che ho trovato nell’affrontare il mondo dell’hi end, ovvero il farsi largo nel mare di credenze, falsi miti e disinformazione che molti addetti ai lavori (quanto competenti?) spandono a piene mani. Questa disinformazione genera sicuramente fascino (molte informazioni vengono diffuse ad arte per creare alone di mito ed alcune di esse sono davvero incredibili e fuorvianti) ma anche molta confusione impedendo a moltissimi l’accesso ad un acquisto consapevole di prodotti capaci di donare vere gioie. Comunque ho avuto la fortuna di poter ascoltare la sorgente a casa del proprietario, un altro audiofilo preparatissimo (e ormai caro amico), Marco Esposito che possiede (possedeva?) un impianto interamente Audio Research. L’eccezionale nitidezza, focalizzazione e fedeltà di riproduzione che il CD3 era in grado di  garantire mi convinsero subito e così anche la sorgente era nelle mie mani. Sulla compatibilità del CD3 con il CA50 mi rassicurarono sia Francesco che Marco, ormai entrato ufficialmente tra i miei tutori nel campo. Mi mancavano però ancora cavi (segnale, potenza, alimentazione) e diffusori. Come minimo mi mancavano ancora i cavi, solo per ascoltare una singola nota e avevo già speso una fortuna!!

 

Diffusori

 

   

 

L’acquisto dei diffusori è stato un vero e proprio atto d’amore che mi ha portato ad adottare la mia prima vera scelta autonoma rispetto al mio impianto. Vidi le foto di svariati Avalon Acoustics e capii che quelli erano i miei diffusori. Troppo fascino, troppo belli quei legni, troppo avanti quel design. Lessi tutto quello che era disponibile in rete sulla Avalon e seppi che si trattava di un laboratorio dedicato alla creazione di oggetti della più alta qualità, diffusori di riferimento assoluto. Non ebbi la fortuna di poterli audizionare (nessun negozio che visitai ne possedeva una coppia), non potei sentire una nota da loro prima di acquistarli. Subii molte ramanzine da parte del mio tutore Francesco che giustissimamente, da audiofilo esperto, giudicava improprio acquistare dei diffusori senza averli mai ascoltati, senza conoscerne il carattere. Nondimeno li acquistai praticamente a scatola chiusa. Comprai le Avalon Avatar (finitura acero fiammato naturale), il modello per piccoli ambienti della casa di Boulder (e anche l’unico cui potevo pensare di arrivare con il mio budget trovandolo usato). Mi imbattei nell’offerta di un ragazzo di Roma (ciao Massimo!) che mi indicò gli Avatar che aveva messo in vendita come diffusori in condizioni magnifiche, di livello assoluto e certamente come elementi che sarebbero divenuti insostituibili per il mio impianto (e per le mie orecchie). Arrivarono nel mio garage in un panel da oltre cento kg che suscitò la perplessità dei miei genitori, i quali mi guardarono come si può guardare un pazzo chiedendosi come mai tutto a un tratto era divenuto necessario disporre di oltre cento kg di casse per ascoltare la musica. Non fu facile convincerli della loro inevitabilità. Comunque con l’aiuto di uno svitatore elettrico liberai le Avatar dal loro panel e le portai una alla volta a braccia con l’aiuto di mio padre nella mia stanza (che ricordo sempre più perplesso nella tromba delle scale sotto il peso dell’acero americano delle mie bambine). A quel punto la loro bellezza però aveva gia’ conquistato la famiglia. Ma ancora il tutto rimaneva muto (e avevo speso tutto il budget). Per sentire anche solo il primo DO, mancavano ancora i cavi.

 

Cavi

 

 

Dopo qualche tempo, indispensabile a far risalire il conto corrente prosciugato ad un livello almeno di guardia, mi misi alla ricerca dei cavi, forse il compito più arduo che ho incontrato nell’hi end perché dovetti cominciare ad ascoltare molto, ad affinare l’orecchio e a trovare differenze a volte ai limiti dell’udibile. Massimo, il ragazzo da cui acquistai le Avalon mi regalò una coppia di Van Den Hul di potenza e ottenni in prova da un negozio un Van Den Hul first (segnale) in prova. Come accesi l’impianto già così mi sembrò di essere in paradiso, anche se in realtà molti miglioramenti sensibili erano ancora da venire proprio grazie ad un’oculata scelta dei cavi. Alla fine passando per Transparent, Audioquest, MIT e vari altri cavi (tra potenza e segnale) addivenni ad una scelta che all’oggi mi trova ancora pienamente soddisfatto. Per i cavi di potenza scelsi (avendo avuto la fortuna di trovare usati anch’essi,… ormai cavi fuori produzione) degli Audioquest Caldera capaci di garantirmi un allacciamento in mono-biwiring, consigliato dalla Avalon stessa. Molti audiofili che ho consultato mostravano diffidenza verso i cavi Audioquest. Io posso dire che nelle comparazioni che ho potuto fare sul mio impianto sono quelli che hanno mostrato la migliore fedeltà, il maggior livello di dettaglio e la migliore “dinamica”.  Dovetti andare anche contro un certo pregiudizio che mi ero fatto che vedeva in MIT e Transparent i cavi di riferimento assoluto e quelli che potevo desiderare di più. Sul mio impianto Audioquest si è dimostrato vincente. Su questi cavi la scelta è stata proprio grazie alle loro prestazioni del tutto soddisfacenti, piuttosto veloce. Il cavo di segnale presentò qualche incognita in piu’. I MIT (di medio livello) e i Transparent (Ultra) che provai mi parvero troppo morbidi e incapaci di generare il livello di dettaglio minimo per soddisfare le mie orecchie che andavano velocemente svegliandosi e affinandosi. Altri cavi che provai mi trovarono ancora piu’ perplesso. Nuovamente i cavi capaci di dare pieno smalto alle componenti del mio impianto furono di nuovo Audioquest. Grazie alla estrema cortesia del signor Gianni di Videon (Genova) ebbi la possibilità di provare tutti i livelli di Audioquest tra i quali mi impressiono’ molto favorevolemente il Panther. Provai anche il loro cavo quasi top level, il Cheetah, eccellente a mio avviso sebbene non fui in grado di trovare differenze significative rispetto al Panther. Il costo al momento era però proibitivo purtroppo. Ebbi la fortuna di trovare presso Auditorium (Genova) un Audioquest Diamond usato, il cavo di riferimento della casa, precedente alla serie con la pila cui facevo riferimento poc’anzi. Alla fine questo fu il cavo che scelsi per il mio impianto (resa analoga al Panther e al Cheetah ma ad un costo tre volte inferiore) e che mi soddisfò più di altri cavi di prezzo decisamente superiore e di case forse anche più titolate.  

 

In ultimo, per completare la mia dotazione di cavi, sotto consiglio di Francesco, fornii il mio CD3 di un cavo di alimentazione Sbisà SB3 del quale mi dichiaro ancora all’oggi estremamente soddisfatto. Ha accresciuto sensibilmente la focalizzazione e il dettaglio fornito dalla sorgente.

 

Per concludere … 

 

Ecco dunque le foto del mio impianto una volta che ho potuto posizionarlo dopo attente prove. Devo dire che il risultato è straordinario. La presenza dello stage in larghezza e profondità è davvero stupefacente, la fisicità della musica, il realismo della rappresentazione tale da lasciare sgomenti. Incredibili le Avalon, a mio avviso dei veri e propri strumenti musicali capaci di generare la nota fisicamente, non di riprodurla. Cioe’ si avverte un realismo incredibile che a parole mi rendo conto sia difficile trasferire sebbene chi mi legge è certamente in grado di cogliere il senso delle mie parole. Ad esempio riporto il meraviglioso album Paris Blues di Steve Lacy e Gil Evans, una delle incisioni che utilizzo come riferimento. Nel primo brano Gil rimane da solo con il Fender Rhodes e si produce in una armonizzazione ricca di dissonanze che rimangono, grazie alle Avalon, a vibrare nell’aria come se ci si trovasse realmente in presenza dello strumento suonato. Stupefacente, nothing less! Oppure cito un’altra incisione di riferimento per me, un Lou Donaldson del 1961 (“A man with a horn”) il cui programma di trio con organo Hammond inizia con Misty. Il suono del sax di Lou ha una timbrica inarrivabile sulle mie Avalon. Un miracolo di precisione, nitidezza, calore e fedeltà. Così come la tromba di Lee Morgan nell’album Blue Note, “Candy” o la voce di Sarah Vaughan nelle incisioni Pablo, o il meraviglioso piano di Phineas Newborn Jr in “Harlem Blues” e così via. I miei genitori dopo le prime note cui li ho sottoposti hanno capito il perché di quei cento kg di diffusori e il motivo del mio pellegrinaggio in giro per l’Italia alla ricerca dei migliori componenti al miglior prezzo! Purtroppo mancano ancora alcuni elementi che sicuramente aiuteranno ulteriormente la focalizzazione dell’immagine e la resa dell’impianto stesso. Mi riferisco ad un tavolino (ho già individuato Music Tool come supporti che acquisterò in seguito, o un tavolino Sbisà, chissa’!) che sicuramente prenderà il posto dei libri (scelti non certo per motivi politici, ma solo per la loro imponenza e solidità!!) che sostengono le elettroniche. Vedo già i puristi storcere il naso di fronte ad un posizionamento così bizzarro e non-hiend delle elettroniche. “Sui libri! Puah!” Credetemi, nonostante i libri, l’impianto “sona pe’ davero”! Arriverà poi certamente anche una multipresa schermata e forse un condizionatore di rete Sbisà.

 

Comunque questa è la storia del mio ingresso nel mondo dell’hi end. Francesco dice “dal portone principale con tanto di tappeto rosso” alludendo al fatto che ho comprato elementi molto costosi, di sicuro valore! Una storia certamente a lieto fine perché mi dichiaro estremamente soddisfatto dei risultati ottenuti. Si può sempre migliorare naturalmente ma il mio impianto suona, grazie forse anche alla circostanza fortunata di una stanza piccola, ma coerente dal punto di vista della resa acustica. Alcuni audiofili da me interpellati mostravano perplessità circa la capacità del CA50 di pilotare delle Avalon, ritenuti diffusori pretenziosi. Posso solo aggiungere, che in realtà l’amplificatore gestisce bene il carico e non da segnali di affaticamento anche nei passaggi musicali più complessi (come per esempio nei dischi delle orchestre di Buddy Rich cui facevo riferimento in principio del mio scritto). Può darsi che in futuro passerò ad un sistema Spectral visto che molti indicano nei prodotti di questa casa il non plus ultra per ascoltare le Avalon, tuttavia tali apparecchi dovranno superare una fase comparativa con il CA50 che darà certamente del filo da torcere perché le sue prestazioni sono a mio avviso ottime.  Ringrazio e saluto tutti gli amici ed esperti che mi hanno accompagnato fin qui in questo straordinario viaggio alla ricerca del vero e autentico piacere della musica e al cortesissimo Sbisà per lo spazio offerto.

 

 

 

 

Aggiornamento:

 

Ho acquistato un finale Audio Research VT 100 MK II di recente e un portaelettroniche Music Tools. Attualmente il cavo interconnect che ho aggiunto e' un Argento Audio Serenity.

 

Sto usando l'integrato Audio Research CA50 come pre collegando la sua uscita dedicata Sub Bass Out. L'impianto suona molto bene tuttavia il CA50 rende meglio come integrato che come solo pre. Non c'è dubbio che appena possibile passerò ad un preamplificatore puro della stessa casa americana. Il mio obiettivo e' l'Audio Research Reference 3. Anzi, il CA50 di fatto è in vendita e chiedo 2500, imballi e manuali. Se qualche tuo cliente dovesse essere interessato.

 

Questo è lo stato delle cose al momento. Se troverai il tempo di mettere le nuove foto on line ne sarò felice.

Ti faccio i migliori auguri per il proseguio e a presto!

 

stefano

 

 

 

Ulteriore Aggiornamento:

 

Sono Stefano l'amico di Francesco Cataldo presente sul tuo sito con il mio impianto Avalon-Audio Research. Siccome il mio impianto ha subito un upgrading significativo in un prodotto che non ho timore di definire STELLARE mi pregio di farti pervenire una mia piccola recensione con foto (prese da Internet) e quindi l'upgrading della pagina che gentilmente hai dedicato al mio impianto.
Ti saluto cordialmente e ti faccio i migliori auguri
stefano

Legenburg Zeus Reference Interconnect.  

Avendo acquistato di recente il finale Audio Research VT 100 mi sono ero messo senza saperlo in un bel pasticcio poichè mi ero figurato la possibilità di connettere con facilità il mio integrato Audio Research CA50 al VT. La cosa sembrava facile a dirsi ma a farsi ha comportato un percorso di ricerca cavo (un "cable safari" insomma) piuttosto lungo. Il CA offre chiaramente la possibilità di utilizzo del solo pre grazie all'uscita dedicata "Sub bass Out". Prima di fare qualche collegamento improprio  e di rischiare di  fondere qualche pregiata elettronica su cui poi avrei pianto copiosissime lacrime, mi ero cautelato ed avevo chiesto all'assistenza ufficiale (il mitico signor Riccardi di Milano) lumi in proposito. Bastava semplicemente collegare un cavo di segnale tra VT e Ca utilizzando appunto l'uscita dedicata. Non c'era ovvero la necessita' di mettere "carichi" posticci al CA o di fare chissa' quale operazione di "messa a terra" del CA  stesso.

 

      

 

 Bastava collegarli. "Bene" mi dissi, "allora il piu' e' fatto, ho le elettroniche ora mi cerco un buon cavo e via". Pensavo che la ricerca del cavo sarebbe stata semplice essendo le macchine  dello stesso produttore e quindi probabilmente molto compatibili. Mi sbagliavo. Ho provato molti cavi anche pregiati tra i quali Audioquest Cheetal (1100 euro), Argento Audio Serenity (1200 euro) e svariati altri di cui non conoscevo il prezzo ma che ebbi modo di provare grazie al disponibilissimo amico, il signor Gianni di Videon, che ringrazio ancora. Nessuno di questi pur eccellenti cavi riusciva a far suonare bene il VT con il CA. C'era sempre una perdita di dettaglio e di "magia". Il CA suonava meglio da solo. Cominciavo a disperare anche perche' memore delle parole di Riccardi il quale mi aveva detto che il CA era un integrato che "suonava molto di finale" volendo con questo intendere che la sezione pre non brillava e che le ottime prestazioni del CA erano da attribuirsi principalmente al finale dello stesso. Pero' a un certo punto ha fatto la sua comparsa il cavo di cui volevo parlare. Legenburg Zeus Reference.

 

 

 Si tratta di un cavo californiano prodotto da una realtà piccola ma che sta facendosi strada grazie a questi prodotti no compromise. Ancora una volta devo ringraziare l'amico Gianni di Videon che me lo ha dato in prova perchè ho potuto fare la conoscenza di questo cavo, che non ho timore a definire IMMENSO.  Appena l'ho attaccato ho deciso nonostante il prezzo colossale di non muoverlo più di lì. Diciamo che tutti i parametri si sono rivelati non all'altezza del CA (che sembrava essere la strozzatura a quel punto) ma sicuramente superiori. E' cresciuto il dettaglio, lo stage, la liquidità, il piacere d'ascolto. Non si tratta di un cavo perfettamente neutro. Si puo' avvertire (si tratta di sfumature teniamolo sempre presente, e' un cavo REFERENCE) una certa qual compressione sulle medie, una lievissima colorazione. Una enfasi su certe frequenze che danno un taglio molto americano al risultato finale. Ancora una volta sottolineo che si tratta di sfumature ... il cavo e' di una naturalezza sconcertante e offre una presentazione della musica da lacrime agli occhi. I toni degli strumenti naturalissimi, il dettaglio grandissimo e la profondità dello stage. Uno stage molto importante non solo in larghezza ma in tutte le dimensioni. Ha accresciuto notevolmente  l'altezza e la profondità del palcoscenico! Magia pura! Adesso l'impianto suona ancor meglio di prima che gia' con il solo CA mi soddisfaceva alla grande. Il prossimo upgrading sarà la vendita del CA per passare ad un pre di ottimo livello sempre della Audio Research ... un LS25 spero. Anzi, ancora una volta pongo in vendita l'integrato CA alla cifra di 2500  euro perfetto, doppio imballi e manuali. Una macchina meravigliosa che ancora mi da enormi soddisfazioni e che puo', se messa nelle migliori condizioni operative, giocare anche il ruolo di ottimo pre.

Per coloro che pensano che i cavi non possano fare la differenza .... consiglio di fare molte prove. I cavi FANNO la differenza. Una differenza importante, assolutamente avvertibile e decisiva nel fine tuning dell'impianto.

Per concludere .... Già sapevo che Videon aveva una coppia di cavi di potenza della Legenburg della stessa serie (Zeus Reference), ma ahimè avvicinabile solo da Sua Maestà il Sultano del Brunei (7500 euro) ... fortunato chi sara' il possessore di cavi tanto meravigliosi! Comunque sia io mi coccolo il mio interconnect (prezzo 2000 euro ma ATTENZIONE, NON e' importato in Italia) e urlo forte forte ... Grazie Legenburg!!!!!



Aggiornamento Ottobre 2008



L'ultimo step

L'ultimo upgrading del mio impianto lo considero "definitivo". Si tratta del passaggio da una situazione "ibrida" e non correttissima (un integrato che pilotava un finale) ad una catena AR completa e credo, di indubbia qualità. Ho venduto il VT100 che avevo (il Ca è ancora in vendita, contattatemi se credete) e ho acquistato i due finali AR VT150 SE e il pre AR LS5 MKIII (mai importato in Italia in questo mark). Con questo step approdo a quello che era il mio desiderio iniziale, un impianto tutto AR, con elementi di valore "assoluto". I finali sono infatti "reference" (nonchè "ampli dell'anno 1994 secondo stereophile"). Il pre è considerato da molti appassionati come uno dei migliori pre mai costruiti dalla casa di William Z Johnson. Le macchine sono "americane". Non è stato fatto loro alcun intervento di modifica, ma lavorano grazie ad un sistema di commutazione dell'elettricità esterno (una sorta di ciabatta) costruito dal signor Riccardi di Milano (assistenza ufficiale AR). Non posso sapere come suonerebbero se fossero le versioni "italiane" di tali macchine. Posso dire che suonano in modo egregio e che non si avverte alcun tipo di limite; posso anche aggiungere che il signor Riccardi, alla luce di prove di laboratorio, assicura che le misurazioni dei principali parametri sono esattamente identiche a quelle di macchine identiche e "italiane" e garantisce che eventuali dubbi ...sono tutte "pippe". Mi fido ciecamente della sua pluridecennale esperienza (ma anche delle mie orecchie). La sorgente rimane il CD3 Audio Research che era già in mio possesso, ... i cavi gli stessi, Legenburg, Audioquest, Sbisà e un artigianale che mi è stato donato all'acquisto delle elettroniche. Un'altra precisazione. Il pre e i finali sono collegati in bilanciato al momento. Tuttavia non essendo la sorgente collegata in modo bilanciato anch'essa, al momento l'impianto è "sbilanciato". A breve faro' alcune prove con cavi tutti bilanciati per valutare l'upgrading che potrò trarne. I diffusori rimangono Avalon Avatar di cui mi ritengo straordinariamente soddisfatto. Per l'ambiente in cui posso ascoltare io, ... dubito che altri diffusori potrebbero suonare meglio.

 



LS5 MK III
Il pre LS5 lo giudico un po' pigro, un pò duretto. Nel senso che e' necessario accenderlo secondo me almeno un'ora prima del resto dell'impianto per farlo rendere al meglio, per scioglierlo. Dopo l'oretta di riscaldamento, fornisce sempre prestazioni ottime per quanto posso dire io.

VT150SE
La soddisfazione di avere questi finali per quanto mi riguarda è immensa. Sono opere d'arte. La realizzazione è assoluta. Se non ne conoscete le peculiarità diro' che sono in grado di fare un costante autobias delle valvole e con il V Meter offrono l'opportunità di tarare il bias al mm al fine di trovare ad ogni condizione di usura delle valvole, la loro resa ottimale. Sarete sempre consapevoli ovvero di ascoltare i vostri finali al massimo delle loro possibilità, ... fino a che loro vi diranno che è il momento di mettere mano al portafoglio (che deve essere gonfio, si tratta di 16 valvole finali) e di cambiare i tubi. I VT150, oltre ai 20 minuti canonici di riscaldamento nei quali allineano le valvole alla valvola "madre",... anche loro come ogni grosso motore che si rispetti, hanno bisogno di un po' di "calore". Diciamo almeno un'oretta complessivamente per cominciare a rendere da par loro. Dopo le due ore di ascolto, la scena si amplia all'inverosimile, diventa ulteriormente liquida e dettagliatissima, con una spazialità, che io personalmente non ho sentito, non ho "avvertito" in nessun impianto.

Certo questi AR sono macchine che hanno bisogno di tempo, non li si può accendere e via ... hanno bisogno di dedizione, di calma per essere apprezzate, ... bisogna aspettarle. Ma se si ha la pazienza di attendere, ... beh, ... il risultato è straordinario. Ah un'ultima precisazione. Fate sempre attenzione a cosa ascoltate prima di giudicare un impianto. So che e' una banalità, ... ma non posso esimermi dal sottolineare quanto l'incisione sia importante per aprpezzare appieno quanto le vostre macchine possono dare. Non chiedete loro l'impossibile. Un disco mal registrato, confuso, ... sul vostro impianto per bello che sia, suonerà, appunto, male e confuso.

Un caro saluto a tutti gli audiophili e viva la musica. =))

 

 

 

 

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