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L'impianto di
Stefano da Modena

Aggiornato a fine pagina
Gentilissimo Davide,
seguendo
il consiglio dell’amico Francesco Kat (Modena) ti invio anche
le foto del mio impianto (in
cui presenzia un tuo cavo di alimentazione SB3) con una
stoira e una descrizione dei miei apparecchi. Sarei felice se
trovassero posto nella pagina degli impianti completi. Mi ha
detto Francesco che hai anche piacere ad avere resoconti di
collezioni di strumenti musicali e io anche li’ sono davvero
abbastanza ben messo. Se ti puo’ interessare posso mandarti
foto e descrizione anche di quegli oggetti.
In ogni
caso grazie anche solo per il tempo che perderai a guardare le
mie immagini o a leggere il mio report che ti allego. Se
troverai modo di inserire il mio impianto nelle tue pagine ne
saro’ felice!
A presto e
complimenti!
stef
imperiale@industree.it
L’approdo
all’hi end

Sono un audiofilo di recentissimo
contagio. Ma la malattia della musica alberga in me da sempre,
semplicemente non avevo idea di quale livello di
gratificazione potesse dare la seconda arte se ascoltata bene.
O meglio pensavo di ascoltarla bene finchè non ho potuto
valutare con le mie orecchie la differenza enorme che un
impianto di livello può fare. E’ stata una vera e propria
rivelazione quando circa due anni fa ho avuto modo di fare
esperienza dell’alta fedeltà a casa del mio carissimo amico
nonché grandissimo esperto Francesco “Kat” di Modena (il cui
eccezionale impianto già compare su queste pagine virtuali).
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Quale differenza tra le
sue elettroniche Mark Levinson, i suoi diffusori Martin
Logan e il mio compatto Kenwood! In quel momento decisi
che i miei settemila cd (perlopiù di Jazz ma non solo)
meritavano di essere letti da un impianto di quel genere.
Fui contagiato dalla malattia dell’hi end e quanto ne sono
felice che ciò sia accaduto perché ho scoperto un mondo
meraviglioso, affascinantissimo e capace di donare
emozioni letteralmente inimmaginabili! Solo che l’hi end è
un mondo che per il profano (per quanto musicista e
melomane) si presenta come un monolite inaffrontabile. |

L'impianto di Francesco |
Troppe e complesse le
tematiche, difficile e astruso a volte il linguaggio,
impossibili tutti i parametri da ricordare, allucinanti i
costi difficilmente giustificabili a parenti e fidanzate,
improbo poi riuscire a farsi un senso critico proprio in breve
tempo, indispensabile invece per poter acquistare prodotti di
così alte prestazioni, ma anche di così alto prezzo. Le
riviste del settore non offrono, a parere di un ex profano,
il necessario supporto per chi vuole avvicinarsi a questo
mondo. Nonostante le non poche difficoltà sono riuscito
comunque in un tempo straordinariamente breve a maturare
quella minima (e sottolineo minima) competenza utile ad
acquistare i componenti del mio impianto in modo consapevole.
Con il senno di poi, devo dire il percorso si è concluso in
modo estremamente soddisfacente. Questo non per merito mio
(sebbene ammetto di essermi impegnato parecchio) ma ancora del
caro amico Francesco che ha avuto la pazienza e il garbo di
rispondere a migliaia di domande del sottoscritto (a volte
stupide) attraverso interminabili scambi di mail, o colloqui
telefonici. Quindi diciamo che dopo mesi e mesi di
approfondimenti (e di “letture maledette” come direbbe
Fantozzi!) sono giunto a capire all’incirca cosa desideravo
dal mio futuro impianto e mi sono mosso di conseguenza.
Evidenzio la grande difficoltà che ho trovato nel costruire un
impianto dal nulla, senza avere alcun componente
(elettroniche, sorgenti o diffusori) dal quale partire per
valutare la compatibilità degli altri elementi della catena.
Solo la grande competenza di Francesco mi ha permesso di
addivenire ad un risultato che all’oggi, dopo mesi di ascolti
e di comparazioni, giudico senz’altro eccezionale o comunque
altamente soddisfacente e gratificante. Merito a lui quindi!
In pratica con un blanck canvas da riempire ma senza
punti di riferimento ho (abbiamo) dovuto adottare dei criteri
guida per la selezione delle componenti da acquistare. I
criteri principali che ho (abbiamo) steso preventivamente e
poi utilizzato per orientarmi (orientarci) e adottare una
selezione efficace sono stati: acquisto sul mercato dell’usato
per massimizzare il risultato a fronte delle risorse
impiegate, indiscutibile qualità della riproduzione, tale da
definirsi hi end a tutti gli effetti, valore mantenuto nel
tempo degli apparecchi acquistati, calore, fisicità, realismo
ed emozione della riproduzione, essenzialità del complesso.
Volevo un impianto capace di disegnare un palcoscenico ampio,
profondo e credibile con il calore indispensabile a riprodurre
le atmosfere dei miei dischi prediletti, OJC (original Jazz
classics) anni cinquanta, ma anche con la fisicità, la
velocità e la profondità necessaria per rispettare il miglior
Buddy Rich e rendere onore alle sue roboanti e funamboliche
orchestre.
Amplificatore

Avendo una stanza piuttosto
piccola e molto piena (di strumenti musicali e cd perlopiù) ho
deciso per un wattaggio ridotto ma che non presentasse
compromessi rispetto alla qualità e al calore della
riproduzione. Dopo alcuni ascolti in svariati negozi, ho
deciso quindi inizialmente per un’amplificazione valvolare (in
opposizione al transistor) capace di garantirmi almeno
indicativamente, un maggiore calore, una maggiore morbidezza
d’ascolto. Volendo necessariamente un apparecchio di una marca
di riferimento (per rispettare il principio del mantenimento
del valore nel tempo ma anche lo ammetto per il fascino che i
grandi marchi dell’hi end hanno esercitato e tuttora
esercitano su un neofita come me) dopo aver selezionato alcuni
prodotti in target ho deciso per un Audio Research CA50
un apparecchio che definisco eccezionale nella sua classe e
che ho avuto la fortuna di trovare usato in splendide
condizioni. E’ una macchina infatti ormai fuori produzione ma
ancora molto ricercata dagli appassionati per il grande calore
ma anche la grande definizione che è in grado di assicurare.
Inoltre il fatto che fosse un amplificatore integrato sposava
bene la mia filosofia di essenzialità e di semplicità che
l’impianto doveva rispettare.
Sorgente

Possedendo solo cd (sebbene in
numero esorbitante e forse eccessivo a sentire le fidanzate
che si sono via via avvicendate nella mia stanza da ascolto)
la sorgente unica di cui avevo bisogno era un lettore cd.
Nuovamente con Francesco abbiamo cercato di massimizzare il
risultato con le risorse che avevo messo a disposizione, che
sebbene non risicate erano comunque limitate. Da esse dovevano
ancora uscire diffusori, cavi e quant’altro. Francesco mi
evidenziò un apparecchio ancora Audio Research che
aveva visto in vendita usato. Il CD3. Francamente avevo
sentito pareri discordanti nei negozi di hi fi sull’importanza
della sorgente. Alcuni dicevano che il grosso lavoro lo svolge
l’amplificatore (e i diffusori) e che alla fine se quest’ultimo
fosse stato di qualità, il livello qualitativo della sorgente
poteva essere al limite trascurabile. Ecco un’altra difficoltà
che ho trovato nell’affrontare il mondo dell’hi end, ovvero il
farsi largo nel mare di credenze, falsi miti e disinformazione
che molti addetti ai lavori (quanto competenti?) spandono a
piene mani. Questa disinformazione genera sicuramente fascino
(molte informazioni vengono diffuse ad arte per creare alone
di mito ed alcune di esse sono davvero incredibili e
fuorvianti) ma anche molta confusione impedendo a moltissimi
l’accesso ad un acquisto consapevole di prodotti capaci di
donare vere gioie. Comunque ho avuto la fortuna di poter
ascoltare la sorgente a casa del proprietario, un altro
audiofilo preparatissimo (e ormai caro amico), Marco Esposito
che possiede (possedeva?) un impianto interamente Audio
Research. L’eccezionale nitidezza, focalizzazione e fedeltà di
riproduzione che il CD3 era in grado di garantire mi
convinsero subito e così anche la sorgente era nelle mie mani.
Sulla compatibilità del CD3 con il CA50 mi rassicurarono sia
Francesco che Marco, ormai entrato ufficialmente tra i miei
tutori nel campo. Mi mancavano però ancora cavi (segnale,
potenza, alimentazione) e diffusori. Come minimo mi mancavano
ancora i cavi, solo per ascoltare una singola nota e avevo già
speso una fortuna!!
Diffusori

L’acquisto dei diffusori è stato
un vero e proprio atto d’amore che mi ha portato ad adottare
la mia prima vera scelta autonoma rispetto al mio impianto.
Vidi le foto di svariati Avalon Acoustics e capii che quelli
erano i miei diffusori. Troppo fascino, troppo belli quei
legni, troppo avanti quel design. Lessi tutto quello che era
disponibile in rete sulla Avalon e seppi che si trattava di un
laboratorio dedicato alla creazione di oggetti della più alta
qualità, diffusori di riferimento assoluto. Non ebbi la
fortuna di poterli audizionare (nessun negozio che visitai ne
possedeva una coppia), non potei sentire una nota da loro
prima di acquistarli. Subii molte ramanzine da parte del mio
tutore Francesco che giustissimamente, da audiofilo
esperto, giudicava improprio acquistare dei diffusori senza
averli mai ascoltati, senza conoscerne il carattere. Nondimeno
li acquistai praticamente a scatola chiusa. Comprai le
Avalon Avatar (finitura acero fiammato naturale), il
modello per piccoli ambienti della casa di Boulder (e anche
l’unico cui potevo pensare di arrivare con il mio budget
trovandolo usato). Mi imbattei nell’offerta di un ragazzo di
Roma (ciao Massimo!) che mi indicò gli Avatar che aveva messo
in vendita come diffusori in condizioni magnifiche, di livello
assoluto e certamente come elementi che sarebbero divenuti
insostituibili per il mio impianto (e per le mie orecchie).
Arrivarono nel mio garage in un panel da oltre cento kg che
suscitò la perplessità dei miei genitori, i quali mi
guardarono come si può guardare un pazzo chiedendosi come mai
tutto a un tratto era divenuto necessario disporre di oltre
cento kg di casse per ascoltare la musica. Non fu facile
convincerli della loro inevitabilità. Comunque con
l’aiuto di uno svitatore elettrico liberai le Avatar dal loro
panel e le portai una alla volta a braccia con l’aiuto di mio
padre nella mia stanza (che ricordo sempre più perplesso nella
tromba delle scale sotto il peso dell’acero americano delle
mie bambine). A quel punto la loro bellezza però aveva gia’
conquistato la famiglia. Ma ancora il tutto rimaneva muto (e
avevo speso tutto il budget). Per sentire anche solo il primo
DO, mancavano ancora i cavi.
Cavi

Dopo qualche tempo, indispensabile
a far risalire il conto corrente prosciugato ad un livello
almeno di guardia, mi misi alla ricerca dei cavi, forse il
compito più arduo che ho incontrato nell’hi end perché dovetti
cominciare ad ascoltare molto, ad affinare l’orecchio e a
trovare differenze a volte ai limiti dell’udibile. Massimo, il
ragazzo da cui acquistai le Avalon mi regalò una coppia di Van
Den Hul di potenza e ottenni in prova da un negozio un Van Den
Hul first (segnale) in prova. Come accesi l’impianto già così
mi sembrò di essere in paradiso, anche se in realtà molti
miglioramenti sensibili erano ancora da venire proprio grazie
ad un’oculata scelta dei cavi. Alla fine passando per
Transparent, Audioquest, MIT e vari altri cavi (tra potenza e
segnale) addivenni ad una scelta che all’oggi mi trova ancora
pienamente soddisfatto. Per i cavi di potenza scelsi (avendo
avuto la fortuna di trovare usati anch’essi,… ormai cavi fuori
produzione) degli Audioquest Caldera capaci di
garantirmi un allacciamento in mono-biwiring, consigliato
dalla Avalon stessa. Molti audiofili che ho consultato
mostravano diffidenza verso i cavi Audioquest. Io posso dire
che nelle comparazioni che ho potuto fare sul mio impianto
sono quelli che hanno mostrato la migliore fedeltà, il maggior
livello di dettaglio e la migliore “dinamica”. Dovetti andare
anche contro un certo pregiudizio che mi ero fatto che vedeva
in MIT e Transparent i cavi di riferimento assoluto e quelli
che potevo desiderare di più. Sul mio impianto Audioquest si è
dimostrato vincente. Su questi cavi la scelta è stata proprio
grazie alle loro prestazioni del tutto soddisfacenti,
piuttosto veloce. Il cavo di segnale presentò qualche
incognita in piu’. I MIT (di medio livello) e i Transparent
(Ultra) che provai mi parvero troppo morbidi e incapaci di
generare il livello di dettaglio minimo per soddisfare le mie
orecchie che andavano velocemente svegliandosi e affinandosi.
Altri cavi che provai mi trovarono ancora piu’ perplesso.
Nuovamente i cavi capaci di dare pieno smalto alle componenti
del mio impianto furono di nuovo Audioquest. Grazie alla
estrema cortesia del signor Gianni di Videon (Genova) ebbi la
possibilità di provare tutti i livelli di Audioquest tra i
quali mi impressiono’ molto favorevolemente il Panther. Provai
anche il loro cavo quasi top level, il Cheetah, eccellente a
mio avviso sebbene non fui in grado di trovare differenze
significative rispetto al Panther. Il costo al momento era
però proibitivo purtroppo. Ebbi la fortuna di trovare presso
Auditorium (Genova) un Audioquest Diamond usato, il
cavo di riferimento della casa, precedente alla serie con la
pila cui facevo riferimento poc’anzi. Alla fine questo fu il
cavo che scelsi per il mio impianto (resa analoga al Panther e
al Cheetah ma ad un costo tre volte inferiore) e che mi
soddisfò più di altri cavi di prezzo decisamente superiore e
di case forse anche più titolate.
In ultimo, per completare la mia
dotazione di cavi, sotto consiglio di Francesco, fornii il mio
CD3 di un cavo
di alimentazione Sbisà SB3 del quale mi
dichiaro ancora all’oggi estremamente soddisfatto. Ha
accresciuto sensibilmente la focalizzazione e il dettaglio
fornito dalla sorgente.
Per concludere
…
Ecco dunque le foto del mio
impianto una volta che ho potuto posizionarlo dopo attente
prove. Devo dire che il risultato è straordinario. La presenza
dello stage in larghezza e profondità è davvero stupefacente,
la fisicità della musica, il realismo della rappresentazione
tale da lasciare sgomenti. Incredibili le Avalon, a mio avviso
dei veri e propri strumenti musicali capaci di generare la
nota fisicamente, non di riprodurla. Cioe’ si avverte un
realismo incredibile che a parole mi rendo conto sia difficile
trasferire sebbene chi mi legge è certamente in grado di
cogliere il senso delle mie parole. Ad esempio riporto il
meraviglioso album Paris Blues di Steve Lacy e Gil Evans, una
delle incisioni che utilizzo come riferimento. Nel primo brano
Gil rimane da solo con il Fender Rhodes e si produce in una
armonizzazione ricca di dissonanze che rimangono, grazie alle
Avalon, a vibrare nell’aria come se ci si trovasse realmente
in presenza dello strumento suonato. Stupefacente, nothing
less! Oppure cito un’altra incisione di riferimento per me, un
Lou Donaldson del 1961 (“A man with a horn”) il cui programma
di trio con organo Hammond inizia con Misty. Il suono del sax
di Lou ha una timbrica inarrivabile sulle mie Avalon. Un
miracolo di precisione, nitidezza, calore e fedeltà. Così come
la tromba di Lee Morgan nell’album Blue Note, “Candy” o la
voce di Sarah Vaughan nelle incisioni Pablo, o il meraviglioso
piano di Phineas Newborn Jr in “Harlem Blues” e così via. I
miei genitori dopo le prime note cui li ho sottoposti hanno
capito il perché di quei cento kg di diffusori e il motivo del
mio pellegrinaggio in giro per l’Italia alla ricerca dei
migliori componenti al miglior prezzo! Purtroppo mancano
ancora alcuni elementi che sicuramente aiuteranno
ulteriormente la focalizzazione dell’immagine e la resa
dell’impianto stesso. Mi riferisco ad un tavolino (ho già
individuato Music Tool come supporti che acquisterò in
seguito, o un tavolino Sbisà, chissa’!) che sicuramente
prenderà il posto dei libri (scelti non certo per motivi
politici, ma solo per la loro imponenza e solidità!!) che
sostengono le elettroniche. Vedo già i puristi storcere il
naso di fronte ad un posizionamento così bizzarro e non-hiend
delle elettroniche. “Sui libri! Puah!” Credetemi,
nonostante i libri, l’impianto “sona pe’ davero”!
Arriverà poi certamente anche una multipresa schermata e forse
un condizionatore di rete Sbisà.
Comunque questa è la storia del
mio ingresso nel mondo dell’hi end. Francesco dice “dal
portone principale con tanto di tappeto rosso” alludendo al
fatto che ho comprato elementi molto costosi, di sicuro
valore! Una storia certamente a lieto fine perché mi dichiaro
estremamente soddisfatto dei risultati ottenuti. Si può sempre
migliorare naturalmente ma il mio impianto suona, grazie forse
anche alla circostanza fortunata di una stanza piccola, ma
coerente dal punto di vista della resa acustica. Alcuni
audiofili da me interpellati mostravano perplessità circa la
capacità del CA50 di pilotare delle Avalon, ritenuti diffusori
pretenziosi. Posso solo aggiungere, che in realtà
l’amplificatore gestisce bene il carico e non da segnali di
affaticamento anche nei passaggi musicali più complessi (come
per esempio nei dischi delle orchestre di Buddy Rich cui
facevo riferimento in principio del mio scritto). Può darsi
che in futuro passerò ad un sistema Spectral visto che molti
indicano nei prodotti di questa casa il non plus ultra per
ascoltare le Avalon, tuttavia tali apparecchi dovranno
superare una fase comparativa con il CA50 che darà certamente
del filo da torcere perché le sue prestazioni sono a mio
avviso ottime. Ringrazio e saluto tutti gli amici ed esperti
che mi hanno accompagnato fin qui in questo straordinario
viaggio alla ricerca del vero e autentico piacere della musica
e al cortesissimo Sbisà per lo spazio offerto.
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Aggiornamento:
Ho
acquistato un finale Audio Research VT 100 MK II di recente
e un portaelettroniche Music Tools. Attualmente il cavo
interconnect che ho aggiunto e' un Argento Audio Serenity.
Sto
usando l'integrato Audio Research CA50 come pre collegando
la sua uscita dedicata Sub Bass Out. L'impianto suona molto
bene tuttavia il CA50 rende meglio come integrato che come
solo pre. Non c'è dubbio che appena possibile passerò ad un
preamplificatore puro della stessa casa americana. Il mio
obiettivo e' l'Audio Research Reference 3. Anzi, il CA50 di
fatto è in vendita e chiedo 2500, imballi e manuali. Se
qualche tuo cliente dovesse essere interessato.
Questo è
lo stato delle cose al momento. Se troverai il tempo di
mettere le nuove foto on line ne sarò felice.
Ti faccio
i migliori auguri per il proseguio e a presto!


Ulteriore Aggiornamento:
Sono Stefano l'amico di
Francesco Cataldo presente sul tuo sito con il mio impianto
Avalon-Audio Research. Siccome il mio impianto ha subito un
upgrading significativo in un prodotto che non ho timore di
definire STELLARE mi pregio di farti pervenire una mia piccola
recensione con foto (prese da Internet) e quindi l'upgrading
della pagina che gentilmente hai dedicato al mio impianto.
Ti saluto cordialmente e ti faccio i migliori auguri
stefano
Legenburg Zeus Reference Interconnect.
Avendo acquistato di recente il finale Audio Research VT 100
mi sono ero messo senza saperlo in un bel pasticcio poichè mi
ero figurato la possibilità di connettere con facilità il mio
integrato Audio Research CA50 al VT. La cosa sembrava facile a
dirsi ma a farsi ha comportato un percorso di ricerca cavo (un
"cable safari" insomma) piuttosto lungo. Il CA offre
chiaramente la possibilità di utilizzo del solo pre grazie
all'uscita dedicata "Sub bass Out". Prima di fare qualche
collegamento improprio e di rischiare di fondere qualche
pregiata elettronica su cui poi avrei pianto copiosissime
lacrime, mi ero cautelato ed avevo chiesto all'assistenza
ufficiale (il mitico signor Riccardi di Milano) lumi in
proposito. Bastava semplicemente collegare un cavo di segnale
tra VT e Ca utilizzando appunto l'uscita dedicata. Non c'era
ovvero la necessita' di mettere "carichi" posticci al CA o di
fare chissa' quale operazione di "messa a terra" del CA
stesso.

Bastava collegarli. "Bene"
mi dissi, "allora il piu' e' fatto, ho le elettroniche ora mi
cerco un buon cavo e via". Pensavo che la ricerca del cavo
sarebbe stata semplice essendo le macchine dello stesso
produttore e quindi probabilmente molto compatibili. Mi
sbagliavo. Ho provato molti cavi anche pregiati tra i quali
Audioquest Cheetal (1100 euro), Argento Audio Serenity (1200
euro) e svariati altri di cui non conoscevo il prezzo ma che
ebbi modo di provare grazie al disponibilissimo amico, il
signor Gianni di Videon, che ringrazio ancora. Nessuno di
questi pur eccellenti cavi riusciva a far suonare bene il VT
con il CA. C'era sempre una perdita di dettaglio e di "magia".
Il CA suonava meglio da solo. Cominciavo a disperare anche
perche' memore delle parole di Riccardi il quale mi aveva
detto che il CA era un integrato che "suonava molto di finale"
volendo con questo intendere che la sezione pre non brillava e
che le ottime prestazioni del CA erano da attribuirsi
principalmente al finale dello stesso. Pero' a un certo punto
ha fatto la sua comparsa il cavo di cui volevo parlare.
Legenburg Zeus Reference.

Si tratta di un cavo
californiano prodotto da una realtà piccola ma che sta
facendosi strada grazie a questi prodotti no compromise.
Ancora una volta devo ringraziare l'amico Gianni di Videon che
me lo ha dato in prova perchè ho potuto fare la conoscenza di
questo cavo, che non ho timore a definire IMMENSO. Appena
l'ho attaccato ho deciso nonostante il prezzo colossale di non
muoverlo più di lì. Diciamo che tutti i parametri si sono
rivelati non all'altezza del CA (che sembrava essere la
strozzatura a quel punto) ma sicuramente superiori. E'
cresciuto il dettaglio, lo stage, la liquidità, il piacere
d'ascolto. Non si tratta di un cavo perfettamente neutro. Si
puo' avvertire (si tratta di sfumature teniamolo sempre
presente, e' un cavo REFERENCE) una certa qual compressione
sulle medie, una lievissima colorazione. Una enfasi su certe
frequenze che danno un taglio molto americano al risultato
finale. Ancora una volta sottolineo che si tratta di sfumature
... il cavo e' di una naturalezza sconcertante e offre una
presentazione della musica da lacrime agli occhi. I toni degli
strumenti naturalissimi, il dettaglio grandissimo e la
profondità dello stage. Uno stage molto importante non solo in
larghezza ma in tutte le dimensioni. Ha accresciuto
notevolmente l'altezza e la profondità del palcoscenico!
Magia pura! Adesso l'impianto suona ancor meglio di prima che
gia' con il solo CA mi soddisfaceva alla grande. Il prossimo
upgrading sarà la vendita del CA per passare ad un pre di
ottimo livello sempre della Audio Research ... un LS25 spero.
Anzi, ancora una volta pongo in vendita l'integrato CA alla
cifra di 2500 euro perfetto, doppio imballi e manuali. Una
macchina meravigliosa che ancora mi da enormi soddisfazioni e
che puo', se messa nelle migliori condizioni operative,
giocare anche il ruolo di ottimo pre.
Per coloro che pensano che i cavi non possano fare la
differenza .... consiglio di fare molte prove. I cavi FANNO la
differenza. Una differenza importante, assolutamente
avvertibile e decisiva nel fine tuning dell'impianto.
Per concludere .... Già sapevo che Videon aveva una coppia di
cavi di potenza della Legenburg della stessa serie (Zeus
Reference), ma ahimè avvicinabile solo da Sua Maestà il
Sultano del Brunei (7500 euro) ... fortunato chi sara' il
possessore di cavi tanto meravigliosi! Comunque sia io mi
coccolo il mio interconnect (prezzo 2000 euro ma ATTENZIONE,
NON e' importato in Italia) e urlo forte forte ... Grazie
Legenburg!!!!!
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