L'impianto di Davide De Nardi

 

Prefazione: Sono contentissimo di pubblicare questi articoli , che fanno capire la filosofia con la quale un appassionato crea con amore il suo impianto ...  penso siano piacevolissimi da leggere e pieni di ottimi consigli e spunti..   ottimo   Davide Sbisa'


 

Molti anni fa (circa 25) ero un appassionato di hi-fi. Possedevo un impianto che già all'epoca aveva subito numerosi upgrade ed alla fine era composto da:

Giradischi Thorens TD 115

Testina Stanton 681 EEE

Ampli integrato Pioneer SA 8500

Finale Quad 405 II

Crossover elettronico

2 Subwoofer in sospensione pneumatica

2 satelliti anch'essi in sospensione pneumatica

Questi ultimi tre componenti all'epoca erano stati progettati e costruiti dal sottoscritto.

 

Poi venne un'altra grande passione: la fotografia che mi portò alla scellerata vendita dell'impianto, dei dischi ecc. per l'acquisto di attrezzature fotografiche.

 

Dopo circa 10 anni mi sposai, cambiai casa ed "ereditai" dalla moglie un coordinato Akai. E qui ritornò la vecchia passione….

 

Non vi sto ad elencare tutti i passaggi che feci per arrivare all'impianto attuale, vi dico soltanto i nomi di alcuni pezzi famosi e gloriosi che mi passarono per le mani: ampli, pre e finali: Nad 3020, Quad 405, PS Audio 4.6, Rose RV23, Radford ZD22, Diffusori B&W DM7, Scandyna A25, piatti Thorens, Luxman, Dual, ERA, See Revolver. Forse a qualcuno alcuni di questi apparecchi non dicono niente, ma vi assicuro che sono stati delle pietre miliari nella storia dell'hi-fi.

 

Tutto questo per arrivare a:

 

Giradischi Acoustical 3100

Braccio Grace 940

Testina Denon DL 103 (modificata Stefano Buttafoco)

Lettore CD SACD Philips SA963

Pre valvolare Beard CA 506

Finale a stato solido Audionics of Oregon CC2

Diffusori Diapason Micra CE II

Condizionatore di rete Nadir Fidelio

Cavi di segnale (Van den Hull, Monster Cable)

Cavi di potenza autocostruiti (TNT FFRC)

 

 

Sezione analogica

 

Questa parte dell'impianto è quella alla quale ho dovuto dedicare maggiori attenzioni per una corretta messa a punto sonora. Non parlo esclusivamente di settaggi, ma di una scelta accurata dei componenti al fine di ottenere un insieme ben suonante. Prima dell'attuale Acoustical possedevo un See Revolver con braccio Mission e testina Goldring GX1012. Chi ricorda le recensioni di questo giradischi sa che sto parlando di un buon apparecchio, la testina, seppur di fascia media è comunque considerata ben suonante. Nonostante ciò solo con alcuni dischi il suono era soddisfacente, nella maggior parte dei casi era scatolare, mancava di incisività, profondità e di naturalezza. Un confronto diretto nel mio stesso impianto con un Rega 3 + RB300 + Sumiko BPS stroncò definitivamente questa configurazione. Qui c'era profondità, c'erano le basse frequenze e soprattutto fruscio e piccoli "scratch" dei dischi quasi non si sentivano. Stavo per decidermi nell'acquisto di un Rega usato, quando in internet vidi l'annuncio dell'Acoustical 3100: trazione a cinghia, aspetto professionale "Garrard-like", base da 25 Kg.

 

L'imponente Acoustical 3100

 

Dopo qualche ricerca in internet, (Stefano Pasini collezionista e fine conoscitore di giradischi nel suo sito - http://www.stefanopasini.it/My%20Turntables-Vari-Thumbs.htm  - lo definisce "Raro e sconosciuto, ma sofisticato") ma più che altro spinto da un "amore a prima vista" lo acquistai. Il braccio in dotazione era un ottimo Sony PUA237, poco conosciuto in Italia ma molto apprezzato all'estero. Montai di nuovo la fedele Goldring e procedetti ad un'accurata taratura. I miglioramenti ci furono ed evidenti, ma il suono non era ancora quello che pretendevo. Cominciai così ad esaminare il problema dal punto di vista dell'accoppiamento braccio testina. Possibile che ci fossero delle idiosincrasie tra il Sony e la Goldring?.

 

Per saperne di più mi documentai approfonditamente. Imparai che testine ad alta cedevolezza ben si accompagnano a bracci a bassa massa e testine a bassa cedevolezza ben si accoppiano con bracci ad alta massa.

 

Questo concetto generale si spiega con il fatto che si considera ottimale l'insieme braccio testina quando ha una frequenza di risonanza posta tra gli 8 ed i 15 Hz. Al di sotto di tale range avremo forti escursioni dei woofers soprattutto nella riproduzione di dischi ondulati, al di sopra un suono molto "leggero". In ogni caso frequenze di risonanza non ottimali compromettono, in un modo o nell'altro, la qualità della riproduzione sonora soprattutto nelle basse frequenze.

 

E' possibile calcolare la frequenza di risonanza di un sistema "braccio-testina" mediante la formula:

 

Fs = radice quadrata di (1.000.000 / 4 * 3,14152* M * C)

 

Dove M e la massa del braccio, delle vitine e della testina espressa in grammi e C è la cedevolezza della testina.

 

Per comodità allego un foglio Excel ove basta inserire i dati (massa braccio, massa testina e cedevolezza) per calcolare la frequenza di risonanza.

 

Questa formula va usata in senso generale ovvero per scartare eventuali accoppiamenti palesemente errati, in quanto in pratica, a causa di un insieme di altri fattori fisici non presi in considerazione, il risultato può essere leggermente diverso.

 

Vediamo come si comporta il braccio Sony con la Goldring

 

Sony PUA237 = 12,5 grammi di massa

Goldring GX1022 = 6,3 grammi - cedevolezza 24

 

Fs risultante = 7,4 Hz circa.

 

In realtà l'insieme risuonava a frequenze sicuramente più basse in quanto i woofer, anche con dischi minimamente ondulati, oscillavano paurosamente.

 

A questo punto, dato che non potevo alleggerire il braccio per alzare la Fs, decisi di cambiare la testina. Quindi: testina + pesante e con cedevolezza medio-bassa.

 

Avendo spesso letto e sentito parlare della Denon DL103 (http://www.tnt-audio.com/sorgenti/denon-dl103.html) come di una testina dal rapporto qualità prezzo estremamente alto ed incuriosito dalle considerazioni fatte da alcune riviste sul fatto che quasi tutte le testine MC ben suonanti (Sumiko BPS, Benz Glider, ecc.) fossero "nude", ovvero con la bobina mobile non racchiusa in un "guscio" contattai Stefano Buttafoco che nel tuo sito proponeva un'elaborazione (http://www.audiocostruzioni.com/elettroniche-diy/testina-denon/testina-denon.htm) di questo genere proprio sulla Denon DL103.

 

L'elaborazione consiste nell'asportazione del guscio protettivo e dell'incollaggio del fonorivelatore su di una basettina di carbon-block. L'eliminazione del guscio fa sì che lo stesso non si comporti come cassa armonica introducendo colorazioni nel suono ed il montaggio su un supporto di carbon-block diminuisce drasticamente le possibili vibrazioni spurie trasmesse dal braccio alla testina.

 

Dopo le opportune verifiche con Stefano entrai in possesso della Denon DL103 "tarroccata". L'accoppiamento Denon-Sony era sulla carta quasi ottimale (circa 15 Hz di Fs).

 

La Denon DL 103 versione Buttafoco al lavoro

 

Dopo aver tarato ed allineato correttamente la testina cominciai il primo ascolto. Diciamo che rimasi sconcertato. Profondità decisamente superiore rispetto alla configurazione precedente, e soprattutto una velocità nel seguire le trame sonore spaventosa, ma il suono era ruvido, i bassi molto articolati ma secchi. Non era quello che mi aspettavo né quello che volevo. Interpellai Stefano che mi assicurò che era necessario un rodaggio di almeno 30 ore. Non appena possibile continuai a farla suonare e devo dire che ora dopo ora l'ascolto migliorava costantemente. L'asprezza iniziale andava via via sparendo, la profondità di scena aumentava ed i bassi cominciavano a prendere corpo. Decisi, tanto per fare un esperimento, di aumentare la massa del braccio con 3 grammi di BlueTak.Sarà per il conseguente abbassamento della Fs, sarà stato per l'effetto smorzante del mitico Blue Tak, ma il suono dell'insieme cominciava ad essere proprio come desideravo. Dettagliato ma mai radiografante, bassi veloci ed articolati molto musicali, voci maschili e femminili di estrema naturalezza, scena ampia e profonda, localizzazione degli strumenti nitidissima, fatica di ascolto prossima allo zero, dinamica travolgente.

Preso dall'entusiasmo ripresi ad ascoltare i miei vecchi LP, uno per uno, riscoprendo dettagli prima mai notati e soprattutto ascoltando la musica per il piacere di ascoltarla.

Un disco che considero difficile da riprodurre correttamente o per meglio dire "far suonare" è Nuvole di De Andrè. Alcune tracce quali "Mega Megun" o "A cimma" hanno una trama sonora composta da numerosi strumenti che formano un intreccio difficilmente dipanabile, sia in termini musicali che spaziali, a questa complessità si aggiunge la voce del compianto De Andrè, che abbisogna di una riproduzione delle medie frequenze estremamente neutra per non sconfinare in nasalità. Ebbene, la Denon è riuscita egregiamente in questo difficile compito, mai riuscito con gli impianti precedenti.

Forse non è completamente neutra e radiografante, ma è come preferire l'immagine di una bella donna alle sue radiografie…….

La soluzione Sony + BlueTak. era comunque da considerare provvisoria e quindi cominciai a guardarmi in giro. Per farla breve riuscii a scovare ed acquistare un braccio della Grace, in particolare il modello 940. Fortunatamente questo braccio ha le stesse caratteristiche geometriche del Sony e per tanto non ho dovuto cambiare il suo posizionamento nel giradischi, evitando noiosi lavori di foratura.

 

Il braccio in questione è di tipo unipivot con smorzamento ad olio di silicone ed ha una massa di 17 grammi. Nulla di meglio per sostituire l'effetto di appesantimento e smorzamento del  BlueTak.!

 

Il Grace 940 ha sostituito il Sony PUA237

 

Questa soluzione, che ritengo definitiva, (salvo eventuali vincite al Superenalotto - sigh…), anche a detta di molti amici audiofili (alcuni dei quali possessori di impianti da sogno), è capace di fornire un suono ed una musicalità che non ha nulla da invidiare ad altri impianti ben più costosi.

Ringrazio Stefano che mette a disposizione degli amanti del vinile un oggetto dal rapporto qualità prezzo che ha dell'incredibile. Secondo me ed altri che l'hanno ascoltata, la Denon DL 103 così modificata è paragonabile a testine dal costo perlomeno doppio e non sfigura affatto in impianti di alto livello.

Allego il manuale del braccio Grace 940 in formato pdf.

 

Sezione amplificazione

Preamplificatore valvolare in classe A Beard CA506.

 

Questa elettronica risale agli anni 90. Nel numero di dicembre 1991 di "SUONO" c'è uno speciale "impianti per tutte le tasche". Gli impianti recensiti sono dieci ed il nostro figura nell'impianto numero 8 (quasi al top) che ai quei tempi era acquistabile per la modica cifra di 27 milioni di Lire (care vecchie lire!).

Tanto per fare capire la fama (meritata) di cui questo apparecchio godeva presso gli audiofili.

Pur essendo un apparecchio valvolare (ben 3 doppi triodi ECC82 e 2 ECC81 per canale) questo preamplificatore è estremamente flessibile. Dispone di ingresso phono MC e MM, tape, CD, tuner ed Aux e di due uscite pre out ed una tape out

Il Beard CA506 - sullo sfondo l'Acoustical in azione

 

La preamplificazione dello stadio phono MC avviene per mezzo di due trasformatori di step up (altra cosa gradita alla Denon DL103 vedi http://www.videohifi.com/7_sowter.htm).

 

I trasformatori della sezione phono MC

 

L'amplificazione di linea può essere variata di 6 db mediante un apposito pulsante high/low.

Altro aspetto interessante è dato dalla possibilità di utilizzarlo anche spento……….

No non stò scherzando. Infatti è possibile, mediante dei commutatori, farlo lavorare in modalità passiva. Se viene selezionata questa configurazione per regolare il volume si userà il potenziometro presente sul lato sx dell'apparecchio, altrimenti quello sul lato dx. Con una sorgente ad alto livello (CD, Tape, Tuner) l'apparecchio può essere lasciato anche spento. Sempre in modalità passiva, accendendo il pre, è possibile utilizzare la sola sezione phono bypassando la preamplificazione di linea.

 

L'interno del Beard - Le valvole sono delle ECC83 e ECC82 selezionate e rimarcate Beard. Notare la qualità dei condensatori (polipropilene di precisione)

 

L'interno dell'apparecchio è occupato per un suo terzo di spazio dalla sezione di alimentazione impiegante un trasformatore toroidale che non sfigurerebbe in un integrato di una cinquantina di watt. Il resto dello spazio è occupato dalla piastra madre dell'amplificazione ove spiccano numerosi componenti di eccellente qualità ordinatamente montati 

La resa sonora di questo pre varia a seconda della configurazione utilizzata per l'ascolto. Questo permette di intervenire sul suono in funzione del tipo di incisione utilizzata. Con alcune incisioni in virtù della maggiore brillantezza coniugata ad un pizzico di minore dolcezza è preferibile utilizzare la configurazione passiva, con altre la configurazione attiva, che grazie alle valvole, introduce una maggiore ariosità e morbidezza.

Si tratta comunque di dettagli perché in ogni caso spicca la capacità di riprodurre una scena amplissima nelle tre dimensioni, una capacità di restituzione dei piani sonori e della collocazione spaziale degli strumenti veramente notevole. Possiede una spiccata attitudine nella restituzione del microdettaglio senza mai sconfinare in effetti radiografanti. In poche parole restituisce tutte le note registrate, una ad una, ma sempre sotto forma di musica.

Tutte le gamme di frequenza sono riprodotte con musicalità. Bassi rotondi ed articolati, medi di naturalezza disarmante, alti setosi.

Grazie anche alla sezione di alimentazione sovradimensionata la dinamica e la velocità nel dipanare le trame sonore più complesse non temono confronti.

 

La sezione alimentazione

 

Che dire ancora… Ho acquistato questo apparecchio usato al prezzo di 800 Euro e devo dire che per acquistare un nuovo apparecchio con simili caratteristiche sonore bisognerebbe spendere molto, ma molto di più.

  

Finale a stato solido CC2 Audionics of Oregon.

 

Questo apparecchio è stato una meteora nel mercato dell'hifi. Questa casa, sconosciuta ai più, ha prodotto intorno agli anni 85/90 alcuni ottimi apparecchi (pre e finali). Il rappresentante più apprezzato dagli audiofili è stato proprio il finale CC2. Non sono in possesso dei manuali originali, ma grazie ad alcuni vecchi annuari di Suono ne conosco le principali caratteristiche tecniche.

 

Potenza: 70 + 70 Watt su 8 Ohm (120 + 120 su 4)

Risposta in frequenza: 5-70.000 Hz -3db

Distorsione armonica: 0,06%

Tempo di salita (slew rate): 36V/ÜS

Collegabile a ponte per una potenza di 225 Watt

Costo nel 1984: 1.750.000 Lire

Il finale Audionics of Oregon CC-2

 

Dal punto di vista sonoro è un amplificatore dal suono equilibrato, dettagliato e velocissimo (Tempo di salita - slew rate: 36V/ÜS). Grazie a queste doti fa buona coppia con il pre in mio possesso. Ha rimpiazzato, il sempre valido - musicalmente - QUAD 405 grazie ad una sua maggiore capacità di smorzamento sulle basse frequenze, un suono più raffinato pur senza introdurre fatica d'ascolto, una maggiore dinamica ed una velocità travolgente.

Il suono è neutro e non privilegia la riproduzione di particolari gamme di frequenza, sa trattare con la giusta fermezza e potenza il segnale che gli viene offerto.

In fondo non questo quello che viene chiesto ad un amplificatore di potenza?

 

Sezione digitale

Lettore CD SACD Philips SA963

 

Di questo lettore non posso aggiungere molto alle numerose e positive recensioni già presenti in internet (http://www.videohifi.com/5_micromega_philips.htm). Come avete già capito ho una maggiore propensione per l'analogico e quindi per l'inevitabile ascolto di CD ho scelto un apparecchio che ben potesse figurare nel resto dell'impianto senza spendere cifre esorbitanti. Vi confesso che sono perfettamente convinto che per raggiungere la naturalezza di un buon vinile per la sezione digitale bisogna spendere delle cifre importanti. Questo, sempre secondo me, è dovuto in parte anche dalla qualità di incisione dei CD mediamente, salvo alcune eccezioni, inferiore a quella del vinile. L'attuale possibilità, ai tempi del vinile tecnicamente impossibile, di intervenire digitalmente sul suono manipolandolo elettronicamente, spesso e volentieri, a fronte di una maggiore spettacolarità, fa perdere musicalità allo stesso.

 

Il lettore multiformato Philips SA963

 

La qualità attribuibile al lettore in questione è stato paragonata a quella di apparecchi di costo ben superiore. In effetti l'SA963 all'ascolto si fa subito apprezzare per le sue doti di dinamica, assenza di fatica d'ascolto e capacità di ricostruzione della scena sonora originale degni di apparecchi di ben altro prezzo.

La colorazione "digitale" è veramente minima (incisione permettendo) a patto di predisporre l'apparecchio per l'ascolto in modalità "Direct" (ovvero bypassando tutte le sezioni digitali non necessarie) e disattivando l'oversampling.

Il suo rapporto qualità prezzo lo faceva (è prematuramente scomparso dal mercato grazie all'inaspettato boom di vendite) preferire ad una moltitudine di apparecchi di pari prezzo, che ai suoi tempi si aggirava tra i 550 ed i 600 Euro. E' molto ricercato nel mercato dell'usato ove raggiunge quotazioni interessanti.

In definitiva si tratta di un apparecchio "indovinato", uno di quegli apparecchi che come il mitico NAD 3020 e le Rogers LS5/A pur avendo un basso prezzo d'acquisto possiedono caratteristiche sonore di livello superiore.

Forse e non a caso è stata la Philips ad inventare il CD?

 

Diffusori Diapason Micra CE

Anche qui il cammino è stato lungo….

 

All'inizio quando la mia amplificazione era costituita da un pre Radford ZD22 e da un finale Quad 405, (elettroniche ben suonanti - soprattutto il pre) acquistai un paio di Monitor Audio Bronze 2. Ritengo che questi diffusori, un due vie con woofer da 17 cm ed il classico tweeter Monitor Audio con cupola dorata, siano stati dei campioni rapporto qualità prezzo nella loro categoria. Per 600.000 lire si riusciva a portare a casa un paio di diffusori ben rifiniti e ben suonanti (chiaramente rispetto alla loro fascia di prezzo), con una buona efficienza. 

Con il tempo ho ricercato qualcosa di più raffinato e mi si è presentata l'occasione di acquistare ad un prezzo ridicolo (€ 100,00 - liberi di non credermi) un paio di B&W DM7. (http://www.bwspeakers.com/downloadFile/speakerModel/DONE-product_info_DM7_mk2.pdf - http://www.audioreview.com/Main,Speaker/B&W,DM,7,Mk,II/PRD_120865_1594crx.aspx)

Questi diffusori, dal tipico suono compassato B&W, sono stati frutto di un progetto della Bower & Wilkings intorno agli anni 70. Bass reflex passivo, midwoofer con membrana in Kevlar, tweeter esterno al mobile del diffusore. In qualche modo hanno anticipato, sia come filosofia di progetto, sia come impostazione sonora, l'attuale serie Nautilus.

Purtroppo il locale dove ascolto la musica è principalmente utilizzato come taverna e quindi in spesso e (mal)volentieri mi trovavo costretto a spostare e successivamente riposizionare questi diffusori dal lieve peso di 30 Kg. ciascuno………

Di necessità ho dovuto fare virtù….. Provai ad ascoltare un paio di Rogers LS5/A che un mio amico usava nel suo secondo impianto. La coppia che mi prestò era un po’ particolare: impedenza 11 Ohm, crossover interno bypassabile con la possibilità di inserirne uno esterno modificato Mod Squad.

Devo dire che sono oggetti dei quali è facile innamorarsi…. Nonostante le loro limitazioni (bassi profondi assenti, scarsa tenuta in potenza, sensibilità bassissima) hanno una musicalità incredibile…. La coerenza tra woofer e tweeter è leggendaria, solo dei monovia possono competere. La qualità dei medi è da molti considerata pari a quella delle mitiche Quad elettrostatiche, considerate a loro volta il non plus ultra in questo parametro.

Ascoltandole nella riproduzione della voce lasciano commossi, la loro naturalezza è disarmante. Penso che tutti gli audiofili dovrebbero ascoltarle con attenzione almeno una volta.

L'ascolto di questi diffusori mi ha aperto gli occhi sul mondo dei minidiffusori (scusate il gioco di parole).

Purtroppo la quotazione di mercato di queste serie limitate di Rogers LS5/A era per le mie tasche troppo alta.

Guardandomi in giro scovai un paio di Diapason Micra CE II usate in condizioni pari al nuovo. Dopo aver letto la loro recensione su TNT Audio ed essermi consultato con il disponibilissimo Lucio Cadeddu (direttore della suddetta rivista on line), mi decisi per l'acquisto.

Appena mi arrivarono rimasi favorevolmente colpito dalla bellezza di questi gioiellini: il mobile, in legno massello è accuratamente rifinito e si rivela assolutamente sordo.

Il sistema adottato è un bass reflex posteriore, gli altoparlanti sono 2, un midwoofer da 11 cm ed un tweeter a cupola in seta da 26 mm. Sul retro è presente una presa per connettori Neutrik Speakon che permette il pilotaggio in biwiring.

 

Le Diapason Micra

 

Il woofer, secondo la teoria della Diapason, non è filtrato (Direct Drive), mentre per il tweeter l'azienda dichiara di usare un filtro semplicissimo (probabilmente un condensatore in serie per un taglio a 6db/ott).

 

Il particolare connettore posteriore

 

L'efficienza è media e si attesta intorno agli 88 db/W/mt. L'impedenza nominale è di 6 Ohm.

Dopo questo breve escursus tecnico passo alla prova d'ascolto.

La prima cosa che stupisce in questo diffusore, viste le piccole dimensioni del mobile e le ridicole dimensioni del midwoofer, è la risposta alle basse frequenze. Non si tratta oltretutto di un basso appariscente, ma di un basso che fin dove arriva (e ripeto che è stupefacente dove arriva…) è estremamente articolato e frenato, non il solito boom boom appariscente ma indistinto.

La seconda cosa che colpisce è la capacità di sparire letteralmente all'ascolto. Se ben posizionati (lasciategli un po’ d'aria intorno, non metteteli vicino alle pareti, ed orientateli leggermente verso il punto d'ascolto) il suono sembra provenire da una scena immaginaria di grandi dimensioni, soprattutto in larghezza e profondità. Questa performance oltretutto viene ottenuta mantenendo una scena molto stabile, nella quale è possibile individuare esattamente il posizionamento dei vari strumentisti.

Per dirla tutta uniscono i pregi dei minidiffusori ad un suono da diffusore di tutt'altre dimensioni. 

La gamma alta è ben rifinita, tutte le note che gli arrivano escono una ad una, ma non c'è quella sensazione innaturale di iper-dettaglio, la musicalità regna sovrana.

La riproduzione delle medie frequenze e delle voci è molto naturale e pur non raggiungendo i livelli di eccellenza delle Rogers LS5/A, non si sentono mai cenni di nasalità o di scadimento.

La dinamica è decisamente buona, come del resto la velocità. Solo ad altissimi volumi cominciano a scomporsi, ma tenendo presente che vanno inserite in ambienti medio piccoli non ci sarà mai la necessità di arrivare a tali limiti.

In definitiva un paio di diffusori di buon suono, assolutamente consigliabili se non dovete sonorizzare ambienti di grandi dimensioni ed avete a disposizione un budget di circa 1100 Euro.

La loro qualità sonora si esplica oltretutto nella loro sensibilità alla qualità dei componenti a monte. Sostituite un componente dell'impianto, anche un cavo, con uno peggiore o migliore o anche semplicemente diverso e ne percepirete immediatamente il cambiamento.

Conclusioni

Non mi dilungo oltre sui cavi, vi dico solo che quelli di potenza sono autocostruiti (FFRC TNT Audio) e quelli di segnale sono dei buoni cavi commerciali. Il condizionatore - stabilizzatore di rete mi è necessario dato che la tensione oscilla tra i 210 ed i 230 Volts. Il mobile che ospita parte delle elettroniche è autocostruito (sempre da progetto TNT audio), ma è già in fase di progettazione avanzata una struttura modulare in alluminio (senza ripiani!) che ospiterà definitivamente il tutto.

 

Il mio consiglio è questo: non cercate un suono d'effetto e con effetti strabilianti, ma cercate il suono che riuscite ad ascoltate con piacere ed a lungo. Gustatevi semplicemente il suono della musica e non quello dell'impianto.

 

ddenardi@libero.it