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Prefazione:
Ringrazio Daniele di queste sue considerazioni hi-fi , molto interessanti,
e invito tutti a mandarmi le propie idee, consigli e quant'altro sul mondo
della riproduzione sonora.
Mi
piacciono molto anche i consigli sui cd di riferimento , visto che io
sono un po' ignorante in questo campo , e penso che faccia piacere a tutti
sapere quali titoli di riferimento per una discografia completa, se ne
avete altri fatevi avanti.
Vorrei
inoltre sottolineare che Daniele parla di un impianto di assoluto riferimento
, ma sono graditissimi anche i consigli con impianti normalissimi
, entry level , fino ad arrivare al mangiadischi degli anni 60.
Qui'
si parla di tutto , non ci sono pregiudizi, e imposizioni. Naturalmente
e bello poter leggere, e magari anche ascoltare dal vero un impianto come
quello di Daniele.
Alla
fine della pagina troverete il solito riquadro dove potete esprimere le
vostre opinioni su questo articolo. Davide S.
Ecco cosa ci scrive Daniele
Caro
Davide,
sono Daniele, e spronato dal fatto che sempre ci dici di mandarti le nostre
esperienze o impressioni, ho deciso di scrivere queste "due righe"
semiserie, e di inviartele.
Lo scopo principale è stato quello di scrivere qualcosa che potesse dare
ad altri la sensazione di quello che provo io quando ascolto la musica
con il mio impianto.
E' evidente che sarei ben felice se decidessi di pubblicarle.
E' anche implicito che ti autorizzo ad eventualmente pubblicare il mio
indirizzo di posta elettronica, perchè avrei piacere di conversare con
altri appassionatti.
Se avrai piacere, potrò inviarti altre cose che di volta in volta preparerò,
come avrai capito a me piace scrivere(compatibilmente con lo scarso tempo
a disposizione!).
Se ne avessi bisogno, proverò a mandarti foto del mio impianto.
Fammi sapere, io resto in attesa di tue notizie.
Ciao.
Daniele.
daniele330@interfree.it .
Difficile riassumere in poche parole senza troppo dilungarsi, il senso
di una “passione” nata oltre 20 anni fa, quando l’alta fedeltà era “lo
stereo” e i genitori, nella speranza di non dover acquistare il motorino,
mettevano l’HIFI sull’altro piatto della bilancia, ma tant’è, proverò
a rendere il senso di un matrimonio che si è avviato, pur non essendo
io Matusalemme, verso le nozze d’oro.
Dunque, alzi la mano chi di voi ricorda il “sistema IS 35D” della Pioneer,
acquistato da mio padre per me, nel 1976, ovvero, piatto PL 12D, con braccio
ad “S” e testina Ortofon, ampli ( o cervello come usava dire..) SA 500
A da “oltre” 12 watt per canale e casse CSE 320 E a 2 vie, con tutto compreso,
anche gli altoparlanti!
Ebbene, con questo impianto, peraltro rimasto nel mio cuore, come tutti
i primi amori, ho iniziato a capire che cosa volesse dire una corretta
riproduzione della tanto amata musica, soprattutto dopo aver sostituito
quella prima testina con la più blasonata ADC 220 XE, ellittica e senza
dubbio più musicale.
Da allora, tanti e tali apparecchi, da non ricordarne neppure le sigle,
ma certamente in un crescendo che ha contribuito ad “affinare” sempre
più il palato, ormai abituato dai continui perfezionamenti e da lunghe
frequentazioni di concerti, ad una riproduzione “di riferimento”.
E’ evidente che, nel leggere la descrizione della “catena” attualmente
in mio possesso, qualcuno potrà obiettare che tanto dispiego di mezzi,
quasi, non ha senso nell’ambito della riproduzione domestica, cioè nell’ambito
di un procedimento di riproduzione affetto da tante e tali variabili negative,
prima fra tutte quella dell’ambiente, che rendono assai difficile l’approssimarsi
della ricostruzione all’evento musicale, ma mi permetto di dissentire
da questa visione.
Già in tempi passati, i nostri antenati, avevano capito l’importanza non
soltanto culturale della musica, ma anche la necessità di correttamente
eseguire le composizioni di musicisti più o meno contemporanei, mediante
interpretazioni nella “sala da musica” di molte case patrizie.
Ecco, perché, il diletto che da sempre accompagna l’evento, non può essere
ridotto, di per sé, a considerare le macchine da musica come semplici
elettrodomestici, facendo assurgere, questi giocattoli, al ruolo di magici
riproduttori di circostanze più o meno toccanti, ogni volta che ne avvertiamo
la necessità spirituale od emozionale.
Ne discende che, per quanto si possa essere appassionati di elettronica,
le macchine per la riproduzione delle sette note, sono qualcosa in più
che semplici “scatole” variamente “riempite” di componenti, sono mezzi
quasi trascendenti, sono la porta di accesso ad un mondo fatto di emozioni,
ricordi, certezze e gratificazioni.
Orbene, cosa è mai la riproduzione di un evento musicale in ambiente domestico?
Meglio.
Quali sono i criteri a cui deve rispondere un sistema di riproduzione?
E’ esattamente a questo punto che le varie “filosofie” divergono, poiché
se è vero come è vero che il fine è quello del piacere della riproduzione,
la caratterizzazione che questa assume è oltremodo soggettiva, alla stregua
della scelta di una cravatta o di un maglione!
Personalmente ho sempre amato i grandi diffusori, quelli per intenderci
con tanta “aria” intorno, con tanta “scena”, quelli in grado di approssimare
la grande formazione, possibilmente con uno spiccato carattere “monitor”
e, che nessuno si azzardi a dare al termine monitor la seppur minima connotazione
negativa, sono disposto anche allo scontro fisico su questo punto!
Di converso, non ho mai amato troppo il “palpitare” di wooferini da 12cm.
( pur con qualche rarissima eccezione ) che si affannano a riprodurre
con “tanta presenza” il quartetto d’archi del ‘700, che non appena diviene
quintetto, beh…beh…un quintetto…..siamo già al limite……però, senti che
precisione…
Ed, evidentemente, affinché i diffusori abbiamo tanta aria e tanta scena,
bisogna pure che vengano “pilotati” da finali in grado di dargliela questa
aria e questa scena, sottoforma di watt, ma soprattutto di ampere, caratteristica,
quest’ultima, purtroppo preclusa a qualunque sistema di amplificazione
valvolare.
Dunque, prima grande separazione di filosofie.
Chi predilige i valvolari, o i mini diffusori, non mi seguirà più, ma
tant’è, il mondo è bello perché vario, e la diversità di opinioni è il
sale delle discussioni.
Per cui, avanti a tutta forza!
Dunque, diffusori grandi ed ampli a stato solido con tanti muscoli.
Né ci soccorre, nel bonario componimento delle divergenze, o anche della
semplice sopportazione reciproca, il criterio della scelta della fonte.
Digitale, ed al massimo livello possibile!
Sento già il coro degli “analogisti” che mi rimproverano di avere le orecchie
“foderate di prosciutto”, dannato digitalista, progressista e sordo!
Ed un’altra fetta di lettori si sarà allontanata!
Perché digitale?
Perché al calore ed alla morbidezza, qualità indiscusse dell’LP, preferisco
il dettaglio, la dinamica ed il “silenzio”.
E poi, siccome il fine ultimo è quello di ascoltare musica, volete mettere
la vastità del catalogo di CD con le rarissime incisioni in vinile, magari
vergine e da 180 gr.?
Questo, naturalmente, se non si possiede un sistema giradischi-braccio-testina
da centoventitrè milioni di dollari, perché allora il discorso potrebbe
essere diverso…..
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Giacché però, per fortuna, non sono Khomeinista, amo anche l’analogico,
ne è testimonianza un ottimo giradischi tradizionale ed un “open
reel” a 38 cm/sec. Più analogico di così!
Ricapitolando, quindi, ed al galoppo verso la soluzione ultima,
diffusori grandi, ampli a stato solido con tanti muscoli e fonte
digitale al massimo livello!
E’ ormai delineata la configurazione inseguita.
Preamplificatore al di sopra di ogni sospetto, che dia tanto
“corpo” ma che non sia troppo “morbido” o troppo “spigoloso”,
ibrido, perché no!
Il naturale completamento e “panna nel caffè” è rappresentato
dalla scelta del BI-WIRING, fatta dopo tante prove e con cavi
differenti, che esaltassero le note caratteristiche di riproduzione
di ciascun altoparlante del diffusore, nonché da un corollario
di piccoli accessori per la messa a punto del sistema.
Ci siamo?
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Diffusori grandi, monitor ed in bi-wiring, ampli a stato solido con tanti
muscoli, fonte digitale al massimo livello, pre ibrido.
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Ecco la foto!
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Lettore CD
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ACCUPHASE DP 80 + DC 81 ( il miglior giradischi digitale mai costruito
! )
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Pre
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AUDIO
RESEARCH SP 11 MK II
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Finali
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JEFF
ROWLAND MONO AMP M7 ( 400 w 135 amp. )
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Diffusori
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B&W
801 MATRIX con stand, filtro ed in bi-wire ( aprite porte e finestre,
c’è Sua Maestà!)
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Cavi
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MIT MH 750 (woofer) Straight Wire MR 36 (mid-tweteer)
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Ci siamo!
Certo, pur
con le ovvie limitazioni dovute all’acustica ambientale, purtuttavia aiutata
dai Tube Traps, non siamo nella perfezione.
Non siamo neppure nella novità dell’ultima ora, siamo, viceversa, nel
campo di quelle che io considero “creazioni” senza tempo, giacché, qualcuno,
se mai non fosse d’accordo, dovrà pure dimostrarmi con la ragione dell’udito
e della tecnica che, nei rispettivi campi, si sia fatto molto di meglio,
quantunque non si possa ottenere “tutto” dal proprio impianto di riproduzione,
neppure con il tesoro di Creso!
E non è solo una questione di disponibilità economica.
Va considerato che la attuale configurazione è il frutto di quasi 20 anni
di aggiustamenti, cambi e piccole, progressive modifiche, il cui impegno
economico non è mai andato oltre le poche o pochissime centinaia di migliaia
di lire del vecchio conio per ogni up-grade!
Ma l’impegno “spirituale” e quello del cuore, quelli si, che sono stati
davvero logoranti!!!
Quante volte sulla soglia dei bivi tecnologici o anche solo di quelli
uditivi, la voce del “cuore” non collimava con quella delle “orecchie”
o semplicemente con quella del portafoglio!!
E quanti errori ed apparecchi ceduti per la sola voglia di cambiamento
e poi rimpianti.
Ed allora, vediamo di analizzare con serenità ed obbiettività, questa
catena di riproduzione.
Inizio con l’accendere i massicci finali, che dall’alto dei loro 70 kg.
di peso, cadauno, e dalla sfilata di mosfet sulle piastre madri, somiglianti
a foreste nere di nordica memoria, mi hanno, da tempo, fatto capire, che
necessitano di almeno 30-40 minuti di warm-up, prima di dare il meglio
di se, con una temperatura esterna che, nelle calde giornate estive, induce
in preoccupanti manie depressive arroventando l’ambiente nel quale soggiornano
e, dunque, a volume di sottofondo inserisco un argenteo dischetto in repeat
e mi dedico a tutt’altre faccende.
Dopo essere passato tra le migliori realizzazioni a stato solido, da Krell
a Mark Levinson, da Restek a Classè, sono approdato a Jeff Rowland, dapprima
con lo stereo modello 5, bello, straordinariamente costruito e assolutamente
ben suonante, a conti fatti uno dei due o tre migliori ampli a stato solido,
che, se un piccolo neo aveva, era quello di disporre di “soli” 150 watt
per canale.
Molto interessante il sito museo di questa marca
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JEFF
ROWLAND M7
|

JEFF
ROWLAND M 5
|
|
T E C H N I S C H E D A T E N
|
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Ausgangsleistung
RMS
8 Ohm
4 Ohm
2 Ohm |
350 Watt
700 Watt
1100 Watt |
|
Bandbreite -3 dB |
0.15 Hz bis 160
KHz |
|
Anstiegwert pro Mikrosekunde |
50 Volt |
|
THD und Verzerrungen
bei Höchstleistung |
weniger als 0.015%
|
|
Dämpfungsfaktor 20 Hz
- 20 KHz 8 Ohm |
größer als 300 |
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Ausgangsspannung, Spitze |
50 Ampere |
|
Eingangsimpedanz |
100 KOhm, 20
KOhm, 3 KOhm |
|
Verbrauch
Höchstleistung |
200 Watts |
|
Eingänge |
1 XLR |
|
Abmessungen |
Höhe 220
mm
Breite 480 mm
Tiefe 610 mm |
|
Gewicht |
64,1 kg |
|
|
T E C H N I S C H E D A T E N
|
|
Ausgangsleistung
RMS
8 Ohm
4 Ohm
2 Ohm |
150 Watt
300 Watt
475 Watt |
|
Bandbreite -3 dB |
0.15 Hz bis 250
KHz |
|
Anstiegwert pro Mikrosekunde |
75 Volt |
|
THD und Verzerrungen
bei Höchstleistung |
weniger als 0.03%
|
|
Dämpfungsfaktor 20 Hz
- 20 KHz 8 Ohm |
größer als 175 |
|
Ausgangsspannung, Spitze |
40 Ampere |
|
Eingangsimpedanz |
100 KOhm, 20
KOhm, 3 KOhm |
|
Verbrauch
Höchstleistung |
200 Watts |
|
Eingänge |
2 XLR |
|
Abmessungen |
Höhe 220
mm
Breite 480 mm
Tiefe 610 mm |
|
Gewicht |
53,2 kg |
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Logica conseguenza, una volta innamoratisi della filosofia del suono,
era quella di passare ai monofonici M7.
Se mai amplificatore fu simbolo di opulenza e di dispiego di mezzi, questi
è il Rowland M7.
Due dati per tutti.
Ciascun finale, dispone di 24 mosfet, per l’erogazione di una potenza
teorica pari a 3600 w per canale ed è certificato individualmente per
trattare correnti nell’ordine dei 135 A!!!
I detrattori hanno da sempre sostenuto come il suono dei Rowland, sia
leggermente gonfio, in realtà, la capacità del finale di lavorare correnti,
il cui ordine di grandezza è quello che si adopera per far muovere gli
elettrotreni, gli consente di erogare i primi cento watt in classe A pura,
e si sa, la classe A pura è molto “valvolare”, ma anche qui bisogna intendersi
bene sul significato che si vuol dare al termine valvolare.
Fermo restando che la classe A pura è a tutt’oggi, è, senza ombra di dubbio,
il miglior risultato tecnico che un finale possa esibire, non si tratta
di “morbidezza” né tantomeno “opacità” ma dettaglio e facilità di emissione,
il suono esce dai diffusori con straordinaria neutralità e precisione.
C’è da rimanere stupiti di come questi finali, siano in grado di imporsi
con autorevolezza qualunque possano essere i diffusori che dai loro morsetti
“suggano” watt ed ampere, paradossalmente, ed è il più bel complimento
che mi viene in mente, con questi finali, i finali non ci sono, letteralmente
scompaiono.
Chi di voi ha mai ascoltato un concerto non amplificato, sa di cosa parlo,
un pianoforte, un violino, una orchestra, non sono né “lucidi” né “opachi”,
né “trasparenti” né “liquidi”, suonano e basta, con la massima naturalezza,
senza sbavature, senza che si avvertano i fastidiosi “scalini di potenza”
che molti blasonati finali, esibiscono al crescere delle pressioni sonore.
Ecco, il Rowland ha questo straordinario pregio, quello di suonare naturale
come nessun altro.
Impietoso, questo si!
Guai a non consegnargli un segnale che sia, meno che eccellente, ve lo
risputerà in faccia senza alcuna buona maniera, ma si sa, le primedonne
sono assai insofferenti alla mediocrità dei gregari!
In definitiva ed a conti fatti, il Rowland M7, alla stregua di Artù, è
l’unico finale al quale riesca di estrarre “la spada dalla roccia!”.
Sul pre, non c’è molto da dire, probabilmente l’SP 11 è stata la miglior
realizzazione di Audio Research, diretto discendente di quell’SP 10 interamente
valvolare che al suo apparire fece gridare al miracolo i critici di mezzo
globo terraqueo, che senza alcun ritegno invitavano a vendere la Mercedes,
ed anche la casa al mare pur di accaparrarsi un SP 10.
Io l’ho fatto, (non la Mercedes, e nemmeno la casa al mare, mai posseduta
) acquistai un SP 10 che mi è rimasto nel cuore, ma una volta uscito l’SP
11 organizzai immediatamente un confronto.
Quasi subito l’aria era divenuta più trasparente, due ore dopo, le finestre
erano aperte e l’aria era interamente cambiata, da allora nessuno mai
ha insidiato il suo primato, forse solo un Rowland Coherence One MK II,
probabilmente per via delle misteriose sinergie che si stabiliscono tra
apparecchi della stessa famiglia, che comunque complessivamente, non è
riuscito a detronizzare l’Audio Research!
Per il pre, non ci sono problemi di riscaldamento, ormai da tempo lo tengo
costantemente in stand.by, e quindi è sempre pronto.
Fonte digitale al massimo livello abbiamo detto?
Così sia!
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Il
nome è Accuphase.
Fino dalla fine degli anni 80, il marchio giapponese ha dimostrato
“erga omnes” di non dover prendere lezioni da nessuno, costruendo,
in particolare, i lettori di CD, come nessuno aveva mai fatto, con
un dispiego di mezzi e risorse, da far invidia alla NASA.
I telai sono straordinariamente pesanti, gli interni sono di un
ordine nauseante e la qualità dei componenti è tale come non ne
avevo mai visto, nemmeno nei pre da 10 mila euro, o nei finali da
15!
E come spesso accade, vi è un culmine, non solo dal punto di vista
costruttivo, ma anche e soprattutto da un punto di vista squisitamente
musicale.
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ACCUPHASE DP 80 + DC 81
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Capita, a volte, che un prodotto, suoni come né prima né dopo, nessuno
farà più, forse sarà la cura nell’esecuzione del progetto, forse sarà
l’amore nella realizzazione, forse solo una combinazione di fattori che
nel tempo non si ripeteranno.
Per Accuphase, questo prodotto è il DP80+DC81.
Spesso, mi chiedo se le performance che questa macchina fornisce, non
siano –in senso assoluto- addirittura superiori a qualunque fonte analogica,
non è raro, infatti, che mi sieda ad ascoltare semplicemente la musica,
senza preoccuparmi maniacalmente di come avrebbe suonato quella registrazione
in vinile, accarezzata dal mio SME con V 15 III.
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|
Peccato
che le versioni successive, serie 90 e poi 100, seppur superbamente
( e, se possibile ancor meglio… ) costruite, non abbiano raggiunto
lo stesso livello di musicalità e raffinatezza!
Quando nel 1996, decisi che era ora di sostituire i miei Martin
Logan, azienda costruttrice di sistemi ibridi di assoluto rilievo,
nonchè delle mie CLS 2Z, elettrostatici puri, delicate come poche,
precise e lineari, mi affannai per trovare dei diffusori che alla
deliziosità e delicatezza dei Martin Logan, aggiungessero un poco
di “corpo” che viceversa, nei sistemi ibridi di casa, guastava la
precisione del messaggio.
|
Dopo alcuni tentativi, culminati con la “follia” di provare gli Infinity
Beta, assolutamente smisurati per qualsiasi ambiente che fosse più piccolo
di 300 metri cubi, ma il cui realismo era paragonabile solo alle esecuzione
“live”, senza contare che il dispiego di mezzi necessari sul versante
“amplificazione” era mostruoso, (e con queste premesse, non oso pensare
di cosa fossero capaci gli IRS V ) approdai, anche per la “dritta” di
un amico, ai sistemi di casa B&W.
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b&w
801
|
Il
piede fu subito quello giusto, iniziai con un paio di 802 matrix,
deliziosamente portate per mano da una coppia di mono Pioneer Exclusive
M6, importati dal Giappone, 300 deliziosi e raffinatissimi watt
di classe assoluta.
Poco dopo, entrai in possesso di due 801 Matrix rosewood, che iniziai
a pilotare con un Jeff Rowland M5 sostituito 6 mesi dopo da una
coppia di M7 mono, e l’amore divenne eterno!
Mai lungimiranza fu più azzeccata, di quella che ebbe John Bowers,
quando fortissimamente volle in produzione un diffusore come l’801,
che da una iniziale configurazione in sospensione pneumatica passò
a quella in bass reflex, guadagnando in neutralità e precisione,
divenendo in breve tempo, non solo il diffusore di riferimento di
alcuni dei migliori studi di registrazione, ma anche, una delle
migliori realizzazioni in senso assoluto nel campo della riproduzione
domestica di musica, una di quelle realizzazioni, davvero senza
tempo.
E’ sufficiente osservare la fattura degli altoparlanti, per farsi
un’idea della qualità del diffusore, che ad una relativa semplicità
progettuale, che vede tre sole vie in tre volumi separati con crossover
a 6 db. di ottava, contrappone una cura dei dettagli che ha portato
la B&W non solo a brevettare una particolare sostanza per i
coni dei midrange, -che danno la tipica colorazione gialla di casa,
ma anche ad “inventarsi” una particolare mescola di vetro-cemento,
per la gabbia dei mid-tweteer, che fosse particolarmente inerte.
|
Una unica accortezza.
Questo diffusore necessita TASSATIVAMENTE di un ampli potente e dotato.
In tempi anche recenti, ho avuto modo di leggere alcune recensioni di
critici professionisti, che usano nel loro impianto personale, questo
diffusore ( … e come non farlo?…) con finali, anche di pregio, come il
Mark Levinson n° 27, che dispone di cento, potenti e corposi watt per
canale.
Ebbene, posso con certezza assicurare che una siffatta amplificazione,
non renderà mai giustizia a questo diffusore!
Non date retta a chi vi sussurra che sono “sufficienti anche solo 50 o
100 buoni watt”: è una bugia.
E non è solo un problema di pressioni acustiche.
L’801 ESIGE correnti elevatissime e potenza esuberante, diciamo “almeno”
300 watt puliti ed indistorti per canale, pena un deciso decadimento delle
prestazioni anche ai bassi livelli di ascolto.
Del resto, la casa, quando dichiara le potenze sopportate da questo sistema,
parla di 600 watt per ciscun diffusore, il che di per se, la dice lunga
sulle sue reali necessità!
Logico, quindi, che per apprezzare in pieno le notevoli qualità dell’
801, si debba mettere in preventivo anche una considerevole cifra da dedicare
all’amplificazione.
Se mai dubbio ho in questi anni costantemente avuto, questo riguarda l’uso
del filtro dedicato.
Ancora oggi, non sono in grado di affermare con certezza se sia meglio
inserirlo o no, probabilmente, e volendo essere ipercritici, la sua assenza
come componente elettronico, inficia meno la qualità complessiva del messaggio.
Sono comunque in attesa che altri appassionati di questo sistema, mi facciano
sentire la loro voce.
Dunque, avevo messo un dischetto in repeat ed a basso volume per “scaldare”
i motori.
Ho invitato un paio di amici, e dopo circa 1 ora ci sistemiamo sul divano,
via le griglie parapolvere degli 801 e la seduta ha inizio.
|

La
recensione di Frengo di questo CD
“JAZZ AT THE PAWANSHOP”
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Il
primo CD che appoggio sul massiccio cassetto dell’Accuphase
è il celeberrimo “JAZZ AT THE PAWANSHOP” e fin dai primi secondi
i rumori di fondo della saletta bar nella quale è stata effettuata
la registrazione nel 1976, ci fanno chiaramente intendere che
siamo davanti ad un “evento” assolutamente straordinario.
Non so se ci avete fatto caso, ma ascoltando un colpo di tosse
o dei rumori di fondo, quando non degli applausi, con la maggior
parte degli impianti di riproduzione, questi “rumori” risultano
assai sgradevoli.
Ebbene, Vi invito a sentirli riprodotti dalle B&W!
|
Perbacco, a chi è caduto il cucchiaino?
Non ricordavo di aver invitato così tanta gente….
Davvero un ottimo risultato, l’incisione, frutto di un accurato lavoro
di riversamento da master analogico, che produsse a suo tempo una raffinata
e purtroppo ormai introvabile edizione in vinile, suona con precisione
e dinamica davvero notevoli, gli strumenti sono tutti perfettamente al
loro posto, ed il soundstage permette di indovinare non solo la posizione
degli esecutori ma anche l’altezza di questi rispetto al punto di ascolto,
e finanche le informazioni sull’ambiente in cui gli strumentisti si esibiscono,
una saletta con una trentina di persone, dal soffitto basso e non molto
largo.
Dopo questa prima brillante performance, decidiamo di proseguire con un
CD divenuto ormai storico, ed il cui valore non è soltanto musicale, poiché
è ormai introvabile e a “borsa nera” ha raggiunto quotazioni a tre cifre.
Parlo del RR 12 DAFOS.
Le difficoltà di riproduzione insite nella registrazione, furono brillantemente
superate dalla Reference Recording che, peraltro molto abilmente, a suo
tempo riuscì nell’intento di catturare con assoluta precisione, una session
di percussioni che nella traccia 7, “The Gates Of Dafos”, culmina con
terrificanti colpi inferti da Flora Purium al suo set di tamburi di varie
dimensioni, compreso un tamburo gigante di 1,80 metri di diametro!!!
Ora, chi di voi ha, una seppur pallida idea di ciò che vuol dire ascoltare
la riproduzione di colpi dati con particolare veemenza su un tamburo di
questo diametro, è anche conscio del fatto che forse due o tre sistemi
di riproduzione al mondo, sono in grado di riprodurre tali frequenze con
pressioni sonore paragonabili all’esecuzione LIVE senza miseramente collassare.
Mi torna alla mente il sistema Infinity prima citato, che, con i suoi
8 voracissimi woofer da 32 cm, era in grado di rivaleggiare alla pari
con il gigantesco tamburo!
Ebbene, l’801 Matrix, supera il test a pieni voti.
L’unico limite palesatosi nella seduta di ascolto, riguardava l’ambiente
circostante, con i finali che nei momenti critici erano chiamati ad erogare
ben oltre i 500 watt cadauno, e Dio solo sa quanta corrente, entrava in
risonanza l’ambiente, con le suppellettili e la grande libreria, di quattro
metri lineari, peraltro stipata di libri e dischi, che iniziava a vibrare,
costringendoci a scendere a più miti consigli, abbassando il livello,
non certo per carenze di amplificazione o di diffusori.

AUDIO RESEARCH SP
11 Caratteristiche
|
Frequency
response |
High
level input: +/- 1dB 0.2Hz to 100kHz. -3dB below 0.1Hz and above 100kHz. |
|
|
Phono
input: +/- .2dB of RIAA 10Hz to 40kHz. +/- 1dB of RIAA 1.0Hz to 100kHz. |
|
Distortion (THD) |
Harmonic
distortion: Less than .005% at 2V RMS output, 5Hz to 20kHz (Typically
less than .001% at midband, phono or line input) |
|
|
Intermodulation
distortion: Less than .003% at 2V RMS output |
|
Noise
& hum |
IHF
weighted, shorted input: |
|
|
Output
(Gain down): 6µV (110dB below rated output) |
|
|
Input
(High level): 3µV equivalent input (110dB below 1V input) |
|
|
Phono:
0.15µV equivalent input (76dB below 1mV input) |
|
Gain |
At
1kHz, bypass mode: |
|
|
Phono
input to tape output: 46dB (0.2V output from 1mV input) |
|
|
Phono
input to main output: 75dB (0.175mV input for 1V output) |
|
|
High
level input to main output: 29dB (36mV input for 1V output) |
|
Input
impedance |
Phono:
Front panel selectable 47K, 100, 30, 10, 3 ohms. Phono input capacitance:
150 pF at 10kHz. |
|
|
High
level: 20Kohms or higher, depending on switch functions |
|
Output
impedance |
250
ohms main, direct, inverted outputs. 500 ohms tape output. Recommended
load 60Kohms and 100pF (20Kohms minimum, 1000pF maximum) |
|
Output
polarity |
Tape
outputs, direct output: Non-inverting |
|
|
Invert
output: Inverting |
|
|
Main
outputs (2): Selectable non-inverting or inverting. All outputs may
be used simultaneously. |
|
Maximum
inputs |
Phono:
350 mV RMS at 1kHz, 1200 mV RMS at 10kHz (0.1 second maximum duration,
6dB less if continuous. |
|
|
High
level: 25V RMS |
|
Rated
outputs |
2V
RMS 1Hz to 100kHz main, direct, inverted outputs. (Maximum 80V RMS
at 0.2% THD at 1kHz into 60kOhm load with 2.85V RMS high level input). |
|
Power
supplies |
|
|
Tube
complement |
(6)
6DJ8/ECC88 |
|
Power
requirements |
95-135VAC
60Hz, 190-270VAC 50/60Hz, 130 Watts maximum |
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Other |
Filter:
25Hz Hi-pass phono subsonic 6dB/octave rolloff (to eliminate ringing)
with transition to 12dB/octave at 10Hz. Front panel switchable phono
only. |
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Dimensions |
19"
(48 cm) W x 5.25" (13.4 cm) H x 10.25" (26 cm) D (each unit).
Handles extend 1 5/8" (4.1 cm) forward of panel. Interconnect
cable extends 4" behind rear of chassis. |
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Weight |
SP-11:
Net 14 lbs. (6.4 kg); Shipping 23 lbs. (10.5 kg) |
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SP-11PS:
Net 15 lbs. (6.8 kg); Shipping 23 lbs. (10.5 kg) |
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Total:
Net 29 lbs. (13.2 kg); Shipping 46 lbs. (21.0 kg) |
Galvanizzati dalla performance, ma anche un poco intimoriti da una telefonata
che chiedeva chiarimenti in ordine ad un presunto terremoto che avrebbe
colpito “solo” il nostro palazzo, decidevamo di abbassare i livelli acustici
ma non le difficoltà di riproduzione.
Abbandonate le percussioni di DAFOS, disco tecnicamente superbo, ma di
non eccelso spessore artistico, si decideva di “virare” verso generi che
gratificassero maggiormente l’aspetto musicale della realizzazione.
L’Accuphase, “inghiottiva” così, sempre con nauseante precisione, il CD
di MICHAEL MURRAY ed il grande organo della cattedrale di Saint John the
Divine in New York.
La ripresa sonora di questo CD, è stata particolarmente difficoltosa.
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La navata centrale della chiesa citata, misura infatti oltre 200 metri,
e le canne dell’organo sono in posizione diametralmente opposta a quella
della tastiera con relativa pedaliera, e, in questo enorme ambiente, rendere
“vero” il suono dello strumento, è impresa che definire titanica è forse
riduttivo, senza contare che, date le dimensioni dell’organo, “scendere”
nelle ottave inferiori, accompagnate dalla pedaliera, è impresa che farebbe
tramare i polsi anche ad Ulisse.
Un plauso agli ingegneri della R.R. che sono riusciti nell’impresa.
Ma, in effetti, forse per la prima volta, riusciamo ad intravedere i limiti
del sistema, i potenti woofer degli 801, iniziano a stantuffare, sputando
dal condotto reflex, aria a più non posso.
Ciò non ostante, comunque, la riproduzione procede limpida e potente come
deve essere, i finali fanno il loro dovere, l’aria si arroventa e l’Accuphase,
impassibile prosegue nella sua opera di riproduzione.
Signori si cambia!
Decidiamo di abbassare i livelli e le pressioni acustiche e di puntare
sulla capacità di raffinatezza pura dell’impianto, qualcosa insomma che
ci possa far confrontare le prestazioni, con quelle di sistemi elettrostatici
o di blasonati minidiffusori.
Riuscite ad immaginare qualcosa di meglio che THE WATER MUSIC di Handel?
La versione è quella L’Oiseau Lyre, per intenderci quella di Christopher
Hogwood ed i suoi Academy of Ancien Musics, eseguita con strumenti antichi,
e mixata indovinate un po’ con quali monitor da studio?
Ma gli 801 Matrix, naturalmente!
E si sente, eccome!
Anche in questo campo, B&W dimostra di non dover imparare nulla da
nessuno, gli strumenti sono presenti, naturali, in una parola VERI, la
riproduzione globale del messaggio è deliziosa, delicata e precisa, la
gamma media, quella che dona il “corpo” all’esecuzione è presente ed in
primo piano, lo straordinario midrange dell’801 che lavora in un volume
assolutamente esclusivo e non condiviso con gli altri altoparlanti, riesce
a donare un senso di ambienza assolutamente sconosciuto alla maggior parte
dei sistemi di diffusione del suono, avete presente il miracolo che riuscì
ad AR con il celeberrimo midrange a cupola montato sulle ancor più famose
AR 3A e poi sulle 10 pi greco?
Non è raro, infatti, ascoltare durante l’esecuzione, l’aprire ed il chiudersi
delle chiavi dei legni antichi, o lo “scricchiolare” delle sedie dei professori
d’orchestra.
La registrazione fu effettuata nei celeberrimi “studios” londinesi della
DECCA, quelli rimasti nella storia per le qualità acustiche, oggi, purtroppo,
non più in uso.
Alla stregua di sistemi come i Martin Logan CLS o Magneplanair Tympany
IV, gli 801 esprimono tutta la loro completezza, stiamo viaggiando con
potenze di gran lunga inferiori a quelle utilizzate fin qui, e del resto
il genere non le richiede, ma non se ne ravvisa neppure la necessità.
I cento watt in classe A pura dei Rowland, sono in questo caso più che
sufficienti.
Non è possibile effettuare una seduta di ascolto, senza considerare la
riproduzione delle voci.
Esistono alcune incisioni, non necessariamente appartenenti a quella ristretta
cerchia di CD che definisco “di riferimento” e che fanno parte del set
standard che utilizzo nelle sedute.
Qualche volta, infatti, CD di grande tiratura, si rivelano estremamente
ben fatti.
Provate ad ascoltare l’incipit delle NUVOLE di Fabrizio De André, la straordinaria
voce di Maria Mereu che recita, è davvero emozionante, reale e presente,
per non parlare di quella di Fabrizio in DON RAFFAE’!
Davvero si materializza nella stanza, presente in carne ed ossa!
O ancora, la straordinaria e potente voce di Emma Kirby nel THE ENGLISH
LUTE SONG edizioni Dorian, in particolare in “Woods, Rocks and Mountains”.
La Kirby, si staglia esattamente al centro tra i due diffusori con un
effetto “presenza” da lasciare sbalorditi.
Chiudete pure la bocca, Miriam Megnaghi non è in salotto, c’è solo la
sua voce, ripresa da quel geniaccio di Giulio Cesare Ricci, patron e “deus
et machina” della FONE’, una delle più piccole ed intelligenti case discografiche,
che ha fatto della qualità delle registrazioni e degli interpreti, una
bandiera ed un fulgido esempio di ciò che dovrebbe essere.
Miriam è una grande voce femminile, sconosciuta ai più, il suo repertorio,
infatti, è costituito esclusivamente di canti ebraici, intrisi dunque
di quel “pathos” che solo chi ha vissuto la SHOAH è in grado di comprendere.
Fra le altre cose, la Megnaghi adopera la voce in modo assolutamente originale,
in una altalena di sussurri e di acuti laceranti, tecnica questa che serve
a rendere la drammaticità dei canti, perlopiù nati nel ghetto quando non
nei campi di sterminio, con la conseguente necessità di disporre di un
sistema che sia in grado di riprodurre un sottovoce seguito da un urlo,
senza scomporsi.
Dal mio cappello a cilindro, estraggo un altro CD che scommetto nessuno
conosce, una incisione RCA, di Renato Carosone.
Alla traccia 7, signore e signori, potrete ascoltare PIANOFORTISSIMO,
con Renato al pianoforte e Flaviano Cuffari alla batteria.
Ecco un altro esempio di ciò che la tecnica in sala di incisione può fare,
un piano ed una batteria che dialogano con una qualità di ripresa che
invoglia ad alzare il volume, fino a livelli realistici, senza che questo
provochi il minimo fastidio, anzi!
Ormai avvertiamo i morsi della fame, e deliberiamo all’unanimità di passare
dalle argentee manopole dell’Audio Research a quelle bianche della mia
adorata Ariston 7 cuochi.
Verso le 9 e trenta, riprendiamo la seduta programmando un'altra ora di
ascolti, prima di trarre le conclusioni finali.
Data l’ora e la tranquillità serale che invita ad un ascolto più contenuto,
viriamo decisamente verso l’amato Jazz.
Decido di rispolverare un CD che non riascoltavo da tempo.
L’incisione è da master analogico ed è firmata BASF, l’immagine non è
un gran che, ma lo sapevo, la qualità…. pure, ma è da ascoltare in religioso
silenzio.
La ripresa sonora fu effettuata al Festival Jazz di Berlino del 1969,
e gli esecutori sono la “crème de la crème”.
Ruby Braff alla tromba, Barnie Kessel al basso, Joe Venuti al violino,
Don Lammond alla batteria e Red Norvo allo xilofono.
Giù il cappello!
L’esecuzione di “Rose Room” e di “Deed I Do” sono tra le cose più belle
che mai si siano ascoltate, trascinanti come poche, l’emblema del Jazz
classico.
Sei minuti l’una, otto l’altra, di puro divertimento, non è possibile
ascoltare queste esecuzioni senza dimenarsi come tarantolati sul divano,
o quantomeno, per i più compassati, senza battere ritmicamente il piedino
sul tappeto!
Il disco, omaggio al Duca Nero, quell’ Ellington che fece sognare almeno
due generazioni, è di quelli che non devono assolutamente mancare nella
discoteca di ogni appassionato di musica, se lo trovate, acquistatelo,
e se non vi piace, vi rimborserò personalmente, di tasca mia, il miserabile
denaro speso per l’acquisto di questa “perla”.
Ascoltate il grande Joe che esegue “Sofisticaded Lady” la qualità è quello
che è, ma il suo violino è unico!
O ancora commuovetevi per la tromba di Ruby Braff che esegue “If I Could
be with you”
Questo CD E’ IL JAZZ!
Siamo al momento delle conclusioni finali.
Dopo alcuni anni di utilizzo dell’impianto così composto, ho imparato
ad apprezzarne pregi ( molti) e difetti ( pochi).
Lo scopo di quest’incontro, non era, per me, quello di analizzare nel
dettaglio le capacità di riproduzione del sistema, per gli amici presenti,
viceversa, ciascuno con un proprio impianto, ed evidentemente con propri
gusti, questo aspetto è degno di nota.
In linea generale, vi è da dire che la riproduzione è parsa all’unanimità,
reale e precisa, con una capacità di trasmissione delle più delicate “nuances”
come dei picchi orchestrali più violenti, caratteristica, non disgiunta,
dalla possibilità di distinguere, con una certa attenzione, se ad esempio
stesse suonando uno Stradivari o un Guarnieri del Gesù.
Questa peculiarità, non è da poco, perché, di per se, stabilisce una discriminante
tra sistemi di riproduzione buoni, e sistemi Top.
Ad uno dei presenti, non è piaciuta molto, - e non ha mancato di annotarla
- quella che è una caratteristica peculiare dei diffusori, e cioè un palcoscenico
virtuale assai sensibile al posizionamento in ambiente, che, specificatamente
nel mio, non molto ampio, costringeva gli esecutori all’interno dei due
diffusori in uno spazio di circa 2,80 metri.
Vi è comunque da dire che, posizionando accuratamente i tube traps immediatamente
all’esterno degli 801 in condizione di massima riflettenza, a ridosso
del baffle anteriore, e ruotando di 10-15 gradi le teste dei mid-tweteer
all’interno, verso il punto di ascolto, si guadagnava qualcosa, ampliando
non poco il fronte sonoro, che si estendeva in queste nuove condizioni,
ben oltre il limite esterno dei diffusori.
Naturalmente un accurato posizionamento è la “condicio sine qua non” perché
qualunque sistema possa suonare al meglio.
Un altro tratto caratteristico, che peraltro ha diviso non poco i presenti,
è stato quello della valutazione degli 801 montati o meno su punte.
In generale e per due ascoltatori su tre, la presenza delle punte montate
sui robusti stand dedicati, contribuisce a “raffreddare” il suono, rendendolo
per intenderci, un poco più preciso e rifinito.
Personalmente e nell’uso quotidiano, preferisco lasciare le punte montate,
ai bassi e medi livelli, ne guadagna la precisione ed il dettaglio e,
le voci, risultano maggiormente a fuoco.
Durante la seduta, abbiamo anche animatamente discusso dell’Accuphase,
dal momento che uno dei presenti era ed è, fortemente convinto, della
superiorità del giradischi analogico, sempre ed in ogni caso.
Ad una riconosciuta, unanime ammirazione per il livello costruttivo, è
stato avanzato il dubbio che la macchina fosse un poco troppo “morbida”
ed ove possibile, ove cioè disponevamo della doppia versione vinile-CD
della medesima incisione, abbiamo proceduto ad un confronto immediato,
riconoscendo però, come l’Accuphase, abbia a tutt’oggi, una capacità di
trasmissione del messaggio assolutamente naturale, eguagliando ed in alcuni
casi superando la fonte analogica, fornendo una prestazione irragiungibile
sotto il profilo della dinamica e del dettaglio, cedendo qualcosa in termini
di “calore” ed ambienza, ma questo, io, lo sapevo già!
Uno dei prossimi argomenti di discussione, nonché probabilmente il fulcro
di una prossima seduta di ascolto, sarà il mettere sotto le orecchie,
ooops, sotto esame, il SACD, non appena avremo la possibilità di “mettere
le mani” su un apparecchio di alto livello, ne riparleremo.
Ad ogni modo, ho riportato le impressioni di questo “pomeriggio in compagnia”
nella speranza che qualcuno di voi che mi ha seguito fin qui, sia interessato
ai mille piccoli segreti per la messa a punto, quando non a organizzare
pomeridiane tra amici, o semplicemente a corrispondere con me, per questo
motivo troverete alla fine il mio indirizzo di posta elettronica, se vi
farete sentire sarete i benvenuti.
E’ in quest’ottica, dunque, che dobbiamo lavorare, remando dalla stessa
parte, sempre aperti al dialogo e pronti anche a tornare sulle proprie
posizioni, se necessario, con la ragione dell’udito e la forza delle logiche
argomentazioni, non certo delle affermazioni apodittiche, ( per questo
motivo noi appassionati abbiamo più di un arma, prima fra tutte quella
del travaso di esperienze ) diversamente, il Dio dell’HiFi, ci punirà
senza pietà alcuna, collegandoci ad un “compatto” EUROPHON dotato di testina
piezoelettrica, con una tragica cuffia di SELEZIONE legati ad una sedia,
mentre in “repeat” il disco “Fin che la barca va” di Orietta Berti, si
consumerà, e così avanti, fin che morte non sopraggiunga……
Au revoir.
Daniele.
Daniele330@interfree.it
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