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Prefazione-
l'amico Daniele ha aggiornato l'impianto , ecco come era
ed ecco
come e adesso:
Caro Davide,
avendo recentemente apportato sostanziali modifiche al mio impianto che
avesti la gentilezza di pubblicare qualche tempo fa e che vedo ancora
presente, ti invio queste righe di aggiornamento che se avrai piacere
potrai pubblicare.
In due righe rammento il mio impianto che dopo le recenti modifiche è
così composto:
Fonti: Accuphase DP90-DC91
Teac R10 DAT
Thorens TD 160 MK II+ SME 3009 imp. + Stanton WOS
100
Teac X 1000 con DBX 1
Pre: Audio Research SP 15 rivalvolato Mullard
Finali: Jeff Rowland M7 mono
Diffusori: B&W 801 Matrix in bi-wiring.
Gli aggiornamenti più recenti, abbastanza consistenti sono nel
preamplificatore e nella fonte CD, sulla quale mi riservo di esprimere
un giudizio più approfondito non appena avrò modo di ascoltarla a lungo.
A te ed a tutti i lettori un sincero augurio di buon Natale e felice
anno nuovo.

A volte possono passare anni, prima che ci si accorga di qualche
affermazione avventata fatta commettendo magari un peccato di “amore”
per le macchine per la riproduzione musicale, e possono poi, passare
secoli senza che si abbia il coraggio di fare pubblica ammenda dei
propri errori e correggere il tiro.
Questo, sia perché si teme che gli altri possano frettolosamente
“bollarci” come incompetenti, e sia perché ammettere i propri errori,
non è, ahimè, per nulla facile ed indolore, ma tant’è….
Qualcuno ha detto che “solo gli imbecilli non cambiano mai idea” e
questa, invero, è l’unica cosa che mi consola.
Ma andiamo con ordine, altrimenti chi mi legge rischia di non capire
nulla.
Qualche tempo fa, Davide, pubblicò un mio articolo, nel quale descrivevo
il mio impianto e raccontavo di un pomeriggio ed una sera dedicate
all’ascolto in compagnia di alcuni amici, articolo che peraltro è ancora
presente con il titolo di “Alcune considerazioni di Daniele, impianto da
sogno”.
Oggi, a distanza di qualche anno, ho, up-gradato il mio setup, con due
sostanziali introduzioni “pesanti” e tre introduzioni “leggere”, il che
mi ha consentito di rileggere le mie opinioni del tempo e di non
condividerne alcune.
(foto1)( foto d'insieme con il mio fedele Argo, compagno di tante sedute
di ascolto)
Il fatto poi, che io vi venga a dire di aver lasciato su carta alcuni
giudizi affrettati, lascio alle sensibilità di chi legge valutare se il
mio intervento attuale, sia positivo o quantomeno utile.
I tre interventi “leggeri” attengono più che altro alla messa a punto
dell’impianto e sono costituiti da un tavolino porta elettroniche degno
di questo nome, che come si può vedere dalla foto, ha ripiani di
spessore adeguato che gli consentono di sopportare pesi notevoli,
oltrechè di restare stabile, eppoi ha un aspetto particolare,
squisitamente estetico che dalle foto non si vede.
E’ verniciato con una finitura nera che, però, sembra velluto, con le
tonalità che cambiano a seconda della luce e dell’angolazione dello
sguardo.
Ho poi sostituito un paio di cavi di segnale e di uno di potenza,
aggiornando il bi-wiring sui woofer degli 801, pensionando il vetusto
Straigh Wire MR 32 ed adottando un Kimber e, per finire, ho introdotto
qualche isolatore sotto le elettroniche.

Rileggendo quanto avevo scritto allora, posso dire che l’impostazione
generale e il tenore dell’articolo, restano tuttora condivisibili a me
stesso, così come va detto che, il non aver “sentito” l’intera
produzione mondiale di elettroniche e più in generale di macchine per la
riproduzione musicale, mi pone nella condizione di non poter esprimere
giudizi assoluti, ma….insomma, una buona approssimazione data da oltre
trenta anni di ascolti di impianti e di concerti, c’è.
All’epoca dell’articolo, nel mio impianto era inserito stabilmente un
pre Audio Research SP 9 MK II leggermente modificato con l’introduzione
di valvole Mullard ed era in prova un SP 11 con il quale si effettuò
quella seduta che, dunque, va riferita a questo apparecchio.
Il giudizio sul due telai Audio Research, è rimasto sostanzialmente
immutato, una macchina straordinaria, con una capacità di risoluzione
fuori dal comune ed una spazialità notevole, che ne fanno uno dei pre
meglio “suonanti” (ammesso che un pre suoni, concetto niente affatto
scontato) che abbia ascoltato e, tuttavia, privilegiando io le fonti
digitali, che rappresentano la gran parte dei miei ascolti, in qualche
maniera mortificavo l’ingresso “phono” che, notoriamente, è il suo
cavallo di battaglia.
Un anno fa, circa, ho deciso, piacendomi l’impostazione
dell’apparecchio, di tentare una strada piuttosto impervia, e certamente
non premiata dal successo commerciale eclatante che accompagnò l’11.
Avevo ascoltato per un paio di ore a casa di un amico il fratello più
recente, un ARC 15, anche questo leggermente up-gradato (che brutto
termine, non lo adopererò più….lo giuro) con l’inserimento di Mullard
dove possibile.
Ho poi avuto modo di confrontare i due apparecchi, e di essermene fatto
una idea piuttosto precisa anche in confronto diretto e sul medesimo
impianto, decidendo di cercare un 15 per me, ed esitando l’11.

Essenzialmente una, la motivazione di questa decisione.
E’ cosa quasi acclarata che il 15 cede qualcosa all’11 sull’ingresso
phono che, per quanto ottimizzato, non raggiunge la magia del fratello
più anziano, e sono ancora in attesa che qualcuno mi spieghi
tecnicamente perché ciò avviene, risultandomi le circuitazioni phono
pressoché identiche, ma, sugli ingressi ad alto livello, la storia
cambia alquanto.
La velocità, la pulizia, l’assenza di grana la trasparenza e la
spazialità (quella che chiamiamo scatola sonora) sono di un ordine di
grandezza superiore rispetto all’11.
Le percussioni e i registri più gravi, sono…come dire, più imponenti,
più dettagliati, le voci hanno una trasparenza maggiore e la velocità
degli attacchi è avvertibilmente superiore.
Si ha come la sensazione che l’apparecchio sia stato pensato e
realizzato per funzionare con CD e DAT piuttosto che con i giradischi
come il fratello.
Non mi azzarderò ad entrare in questioni tecniche sul perché certe cose
succedano, e men che meno discetterò sulle circuitazioni degli
apparecchi, limitandomi a constatare quanto le mie orecchie mi hanno
suggerito, e cioè un miglioramento, e tanto bastò a giustificare la
sostituzione.
Dopo aver accuratamente sondato il mercato ho trovato un esemplare “pari
al nuovo” in Inghilterra e dopo una macchinosa e lunga transazione (i
bonifici dall’Italia impiegano almeno una settimana per essere “visti”)
ho ricevuto dopo altre tre settimane il pre, che ho inserito nella mia
catena di riproduzione dove ancora adesso svolge la sua funzione con mia
piena soddisfazione.
Ed è questa la prima “grossa” modifica introdotta.
La seconda modifica pesante, invece, è quella che più mi ha coinvolto
emotivamente, per almeno due ragioni.
La prima è che non avevo parametri di riferimento verificati
personalmente prima dell’acquisto e men che meno avevo la possibilità di
provare le macchine da musica (ora posso dire che sarebbe ingiusto
chiamarle diversamente) nel mio setup certo e conosciuto.
La seconda ragione, attiene al “cuore” ed andava a toccare un suono ed
un modo di riprodurre che conoscevo ed amavo ormai da molti anni,
quella del mio Accuphase DP80-DC81.
Giunte alla soglia della maggiore età, i miei due “bimbi”, ancorché
perfetti e senza alcun cenno di cedimento, reclamavano un avvicendamento
problematico, in primis perché si doveva trovare un sostituto che
partisse da un livello altissimo, ed in seconda battuta, questo
sostituto doveva avere la medesima classe e raffinatezza, anzi,
possibilmente maggiore, il che restringeva la scelta a pochissime
macchine per la lettura degli argentei dischetti.
Dopo una prima scrematura fatta tenendo conto del prezzo di acquisto e
delle caratteristiche cercate, ho posto l’attenzione su due macchine;
scartato l’Accuphase 800-801 perché (purtroppo) fuori dal mio budget,
avevo due usati-nuovi tra i quali scegliere; l’Accuphase DP100-DC101 e
l’Esoteric P 70-D 70.
Poi il colpo di fortuna, quella fortuna che non ti aspetti, e che forse,
tutto sommato non pensavi di avere.
Avevo ascoltato gli Accuphase un paio di anni fa e se mi avevano
convinto come SACD, devo dire che come CD non mi regalavano la stessa
magia e lo stesso ammaliante ed affascinante suono degli 80-81, sicchè
pur essendo in certe scelte, predominante la ragione del cuore, che mi
suggeriva uno ed un solo nome e cioè Accuphase, ero indeciso assai,
avendo ascoltato un Esoteric integrato di cui non ricordo la sigla a
casa di un amico ed avendolo giudicato assai positivamente.
La faccio breve.
Entro in contatto con l’amico Benedetto che, con la sua competenza sugli
Accuphase, condivide il mio giudizio di non eccellenza della coppia
100-101 e afferma come, a parte la serie 800, l’ultimo vero, grande,
Accuphase, sia stato il DP90-DC91.
Semmai l’opzione “serie 90” dovesse quindi, essere presa da me in
considerazione, il problema era trovarne una coppia in condizioni
perfette.
La decisione è stata presa nel giro di un giorno.
In ventiquattro ore ho deciso di fidarmi di Benedetto e di seguire il
suo consiglio e mai decisione dalle premesse così vaghe si è rivelata
giusta ed appagante.
E’ stato lo stesso Benedetto che ha scovato in Olanda, quelli che adesso
sono i “miei” Accuphase e che potete ammirare nelle foto che allego.
Una splendida coppia che definire “intonsa” è riduttivo.
Per dare una idea di come si è presentata ai miei occhi, sarà
sufficiente dire che il precedente proprietario ha “inscatolato” i due
imballi originali, in un cartone più grande perché non si “sporcassero”
durante il trasporto!
Persino le pile del telecomando (che è favoloso solo da tenere in mano,
oltrechè pesantissimo) erano imballate.
Per quel poco che ho ascoltato, questa coppia ha tutte le carte in
regola per restare almeno un decennio nel mio setup di riferimento, e
sostituire con piena soddisfazione i miei precedenti Accuphase.
E qui mi riallaccio a quanto detto in apertura.
Nel precedente articolo a proposito della serie “80” avevo scritto
testualmente: “..peccato che le serie successive (90-91 e 100-101)
seppur superbamente costruite e se possibile ancora meglio, non suonino
come la serie 80”
Ecco…mi ero sbagliato a metà.
Conservo il giudizio forse un poco drastico sulla serie 100 ma lo
correggo per quello che riguarda la serie 90.
Questa suona davvero in modo direttamente paragonabile alla serie 800 ed
in assoluto come uno dei migliori cd player prodotti.
Tra un mesetto o due, metterò su carta delle impressioni d’ascolto più
meditate e lunghe, tuttavia, sin d’ora voglio ringraziare l’amico
Benedetto per essersi prodigato in mio favore ed avere insistito perché
procedessi a questo acquisto.
Non posso dire di aver acquistato il miglior apparecchio al mondo, non
posso dire di aver “conquistato” il miglior “suono” del globo terraqueo,
ma sono sicuro di essermi accaparrato un riferimento assoluto e,
perdipiù, di una bellezza davvero rara che in foto non fa che sminuire
quella reale e di questi tempi, con questi apparecchi e alla velocità
con la quale vengono superati i riferimenti, davvero non è poco.
Credetemi sulla parola, almeno per ora.
Au revoir.
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