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Visito spesso il tuo
sito che giudico interessante e ricco di curiosità.
E' piacevole scoprire il gusto di altri visitatori, le loro idee,
pertanto
ho deciso di inviarti alcune riflessioni, forse banali, giudica Tu.
Auguri
Baldo Graffagnino
Rispondo descrivendoti il
mio impianto con allegate foto:
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Thorens Td 124 : Rega RB 300 (ricablato )
- Stanton 881 mK 2 S
Ortofon AS 212 - Denon DL 103 MC
Stanton 500 stilo mono 78 rpm
Audiotecnica MM (solo ascolti impossibili)
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Il thorens 124 foto di repertorio |
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CD Primare D 20
(sovrastato da lastra in marmo)
Pre AM Audio Pre 04 F mK 2
phono Am Audio MM 20
AM
Audio MC 02 con alimentazione autonoma
AM Audio A 40 Ref. S2 (classe A)
B&W P 6 + Sub Magnat Alpha 38
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Un integrato Am Audio |
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Cavi: phono - Merlin Chopin & Apature in argento pre-pre - TDK
Digital - Audioquest Midnight 2 Hyperlitz , cavi alimentazioni
autocostruiti con treccie , un cavo schermato di Sbisa per il finale,
clamp etc.
L’attuale impianto consente
una ottima percezione del’evento sonoro, a giudicare dalle espressioni
di molti. Attraverso una resa molto limpida e soprattutto dinamica.
Nulla da aggiungere alla
bontà di AM Audio (40 W in classe A pura, scalda un po’ ma fa sentire la
prontezza del suono); meraviglioso il Thorens 124 con Ortofon e Denon
(molta attenzione e cura ho posto nella costruzione e in sonorizzazione
della base); il cd Primare D20 è succeduto a Pioneer PDS 901 e Teac
VRDS 9, forse è una ottima sintesi dei precedenti, efficace nel
microcontrasto l’irrigidimento prodotto dal suo “clamp” in marmo
pesante.

Non sorprende la corposità
della gamma bassa di B&W e la precisione dei medioalti, sebbene mi sia
capitato di gustare anche la setosità di alcuni tweeter Dynaudio e
Focal. Grazie al sub di 38 cm, opportunamente regolato, la gamma bassa
si arricchisce straordinariamente, senza infastidire o coprire
l’equilibrio globale. Questo mi porta a diffidare non poco della
diffusione che oggi hanno i “microwoofer”. Tuttavia non sempre la
qualità delle incisioni è idonea all’uso del sub, tant’è che alcuni CD
essendo o poveri in tale gamma, non sempre ben definita e non certo per
la povertà strumentale, probabilmente per scarsa cura nelle fasi di
registrazione, non giovano particolarmente dell’ausilio del sub. Ma
anche in questi casi, attenuando ulteriormente la banda passante, il
contributo delle armoniche risulta sempre gradevole. Tali problemi sono
minori nell’ambito del vinile, dove la già eccellente apertura delle
alte frequenze soprattutto con fonorivelatori MC, potrebbe sminuire una
gamma bassa spesso più asciutta , comunque estesa, e sempre leggibile,
in alcune incisioni persino ideale.

Ascolto molta jazz e
classica, sia sinfonica che da camera.
Molto spesso eseguo degli
ascolti in parallelo con alcuni album in CD e LP. Le sorprese non
mancano, naturalmente a favore del’LP. A volte ho la sensazione che
molte edizioni in CD siano appena mediocri, forse già concepiti per
ascolti medi (da compattoni) come i vinili degli anni 80, quando nessuno
avrebbe scommesso più sul LP. Non credo che siano tutte mie suggestioni,
poiché molti supporti in CD e LP, anche particolarmente ricchi di pieni
orchestrali, producono piacevolissime sensazioni di presenza. Mi
convnico pertanto che prima delle numerosissime variabili dell’ascolto
domestico, troppo spesso esasperate da “patologica maniacalità”, è
solamente il “fonico” in sala di registrazione che decide la qualità
finale del prodotto CD o LP. L’ascoltatore potrà solo tirare fuori il
meglio già deciso all’inizio del processo. Avete mai provato a
confrontare la timbrica del panismo di Evans, o Chopin in diverse
incisioni? Prima di pensare se si tratti di uno Steinway o di un
Bosendorfer o chissà altro, immaginate quanta cura è stata messa nel
posizionamento di quanti e “quali” microfoni. Quante prove avrà
effettuato il fonico?, giacchè il tempo è troppo spesso denaro. Non oso
pensare alla fase di editing. Proviamo ad ammirare il medesimo quadro,
con diverse forme di illuminazione che potrebbero persino falsare la
cromaticità che avrebbe 5500° - 6000° Kelvin .

Il pianoforte è sempre
pianoforte, ma non susciterà mai la medesima sensazione timbrica, non
per niente è insieme agli archi lo strumento più critico da riprodurre,
generando spesso fatica di ascolto, altro che mosfet o tubi… Un motivo
ci sarà! …al di là dei cavi?…
Queste riflessioni, sempre
valide, sono dirette a poche edizioni che definisco frettolose, fatto
salvo l’ascolto di molte incisioni di jazz quasi sempre fatte in presa
diretta o con un massimo di due o tre prove. Comunque eccellenti per il
loro tempo.
Baldo Graffagnino
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