Recensioni e Schede

L'impianto e le riflessioni di Baldo

 

 

Di cosa si tratta

Impianto completo

Proprietario

 Baldo Graffagnino    b.graffa@virgilio.it

 

Visito spesso il tuo sito che giudico interessante e ricco di curiosità.
E' piacevole scoprire il gusto di altri visitatori, le loro idee, pertanto ho deciso di inviarti alcune riflessioni, forse banali,  giudica Tu. Auguri
Baldo Graffagnino

 

Rispondo descrivendoti il mio impianto con allegate foto:

 

  • Trasformatore di isolamento schermato – 800 V/Am,  filtrato Schaffner in parallelo con alimentazioni diversificate  (autoassemblato). Potrebbe alimentare anche il finale.

 

Thorens Td 124 :    Rega RB 300 (ricablato ) 

 -  Stanton 881 mK 2 S

Ortofon AS 212  - Denon DL 103 MC

Stanton 500   stilo mono  78  rpm  

Audiotecnica  MM  (solo ascolti impossibili)

 

Il thorens 124 foto di repertorio

CD Primare  D 20  (sovrastato da lastra in marmo)

Pre AM Audio Pre 04 F mK 2  

phono    Am Audio MM 20  

AM Audio  MC 02  con alimentazione autonoma

AM Audio  A 40 Ref. S2  (classe A)

B&W  P 6     +  Sub   Magnat  Alpha 38

 

Un integrato  Am Audio

  • Cavi:  phono - Merlin Chopin  &  Apature  in argento  pre-pre  -  TDK Digital  - Audioquest Midnight 2 Hyperlitz , cavi alimentazioni autocostruiti con treccie , un cavo schermato di Sbisa per il finale, clamp etc. 

 

  •  N.B. Gran parte degli accessori li ho costruiti o modificati;  non ho mai comprato un cavo nuovo, ma tutti usati e a prezzi ultra ragionevoli! Comprese molte elettroniche.

 

L’attuale impianto consente una ottima percezione del’evento sonoro, a giudicare dalle espressioni di molti. Attraverso una resa molto limpida  e soprattutto dinamica.

Nulla da aggiungere alla bontà di AM Audio (40 W in classe A pura, scalda un po’ ma fa sentire la prontezza del suono); meraviglioso il Thorens 124 con Ortofon e Denon (molta attenzione e cura ho posto nella costruzione e in sonorizzazione della base); il cd Primare D20 è succeduto a Pioneer  PDS 901 e Teac VRDS 9,  forse è una ottima sintesi dei precedenti, efficace nel microcontrasto l’irrigidimento prodotto dal suo “clamp” in marmo pesante.

 

 

Non sorprende la corposità della gamma bassa di B&W e la precisione dei medioalti, sebbene mi sia capitato di gustare anche la setosità di alcuni tweeter  Dynaudio e Focal.  Grazie al sub di 38 cm, opportunamente regolato, la gamma bassa si arricchisce straordinariamente, senza infastidire o coprire l’equilibrio globale. Questo mi porta a diffidare non poco della diffusione che oggi hanno i “microwoofer”. Tuttavia non sempre la qualità delle incisioni è idonea all’uso del sub, tant’è che alcuni CD essendo o poveri in tale gamma, non sempre ben definita e non certo per la povertà strumentale, probabilmente per scarsa cura nelle fasi di registrazione, non  giovano particolarmente dell’ausilio del sub. Ma anche in questi casi, attenuando ulteriormente la banda passante, il contributo delle armoniche risulta sempre gradevole. Tali problemi sono minori nell’ambito del vinile, dove la già eccellente apertura delle alte frequenze soprattutto con fonorivelatori MC, potrebbe sminuire una gamma bassa spesso più asciutta , comunque estesa, e sempre leggibile, in alcune incisioni persino ideale.

 

 

Ascolto molta jazz e classica, sia sinfonica che da camera.

 Molto spesso eseguo degli ascolti in parallelo con alcuni album in CD e LP. Le sorprese non mancano, naturalmente a favore del’LP. A volte ho la sensazione che molte edizioni in CD siano appena mediocri, forse già concepiti  per ascolti medi (da compattoni) come i vinili degli anni 80, quando nessuno avrebbe scommesso più sul LP. Non credo che siano tutte mie suggestioni, poiché molti supporti in CD e LP, anche particolarmente ricchi di pieni orchestrali, producono piacevolissime sensazioni di presenza.  Mi convnico pertanto che prima delle numerosissime variabili dell’ascolto domestico, troppo spesso esasperate da “patologica maniacalità”,  è solamente il  “fonico” in sala di registrazione che decide la qualità finale del prodotto CD o LP. L’ascoltatore potrà solo tirare fuori il meglio già deciso all’inizio  del processo. Avete mai provato a confrontare la timbrica del panismo di Evans, o Chopin in diverse incisioni?  Prima di pensare se si tratti di uno Steinway o di un Bosendorfer o chissà altro,  immaginate quanta cura è stata messa nel posizionamento di quanti e “quali” microfoni.  Quante prove avrà effettuato il fonico?, giacchè il tempo è troppo spesso denaro. Non oso pensare alla fase di editing.  Proviamo ad  ammirare il medesimo quadro, con diverse forme di illuminazione che potrebbero persino falsare la cromaticità che avrebbe  5500° - 6000°  Kelvin  .

 

 

 

 Il pianoforte è sempre pianoforte, ma  non susciterà mai la medesima sensazione timbrica, non per niente è insieme agli archi lo strumento più critico da riprodurre, generando spesso fatica di ascolto, altro che mosfet o tubi… Un motivo ci sarà! …al di là dei cavi?…

 

Queste riflessioni, sempre valide, sono dirette a poche edizioni che definisco frettolose, fatto salvo l’ascolto di molte incisioni di jazz quasi sempre fatte in presa diretta o con un massimo di due o tre prove. Comunque eccellenti per il loro tempo.

 

 

Baldo Graffagnino  

 

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