STORIE HI - FI    DI EUGENIO

 

 

Prefazione

Una cosa Molto carina che pubblico proprio volentieri e la storia  hi-fi dell'amico Eugenio , persona squisita che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere personalmente.  Davide S. Bando alle chiacchiere ecco qui':


Gli ultimi miei 15 anni di HIFI  - 

di Eugenio Fenocchi

 

Quando Davide mi ha chiesto di preparare una recensione di un mio apparecchio da pubblicare sul sito ho accettato volentieri pensando che avrei sicuramente trovato qualche cosa da scrivere riguardo ad un componente preso a caso sul mio attuale impianto. Ma poi pensandoci meglio, difficile è stata la scelta: parlare della meccanica cd, oppure del convertitore, oppure dell'ampli,  o diffusori... e poi forse sarebbe stato anche giusto prendere in considerazione qualcosa provata ed avuta in passato che aveva lasciato un buon ricordo di se.

Siccome questa avventura in hifi è cominciata quando avevo più o meno 14 anni, dal momento che ora ne ho 45 suonati, tanti sono gli apparecchi passati attraverso le mura domestiche che hanno lasciato un segno. A questo punto mi sento anche di ringraziare pubblicamente mia moglie che con santa pazienza ha saputo tollerare questa mia "mania".

Dopo tanti apparecchi di natura consumer, che  è inutile che vi citi, se non forse il ricordo di diffusori  come le vecchie AR28, o la mitica testina Shure V15 V,

penso che il mio primo pezzo importante che ha segnato un po' una svolta di stile nel piccolo impianto è stato il Creek 4330, un piccolo integrato inglese di 35 watt  davvero delizioso, un suono dolce, caldo e suadente. Si parla di circa 15 anni fa quando Creek era importata da Audiograffiti che allora si chiamava ancora semplicemente Sergio Pozzi di Pandino in provincia di Cremona. Aveva un'anima quell'amplificatore rivestito in legno nero, incredibilmente piccolo, ma con una grande sostanza. Si è permesso di far suonare con una certa autorità anche delle Magneplanar SMGB

 

     Diffusori  Magneplanar SMGB

 

Le Magneplanar sono state le mie prime casse da pavimento. Prima di loro tanti diffusori purtroppo sempre con la limitazione di essere posizionati in libreria. Situazione assolutamente deleteria che è stata fonte di notevoli delusioni, ma si parla 15/20 anni fa. A quell'epoca gli stand non erano poi così diffusi e quindi solitamente le casse erano o a colonna o posizionate a parete su ripiani.

Il suono delle Magneplanar era assolutamente rivoluzionario; emissione a dipolo, praticamente a 360°, riempiva la stanza con un effetto molto piacevole e per la prima volta si avvertiva la presenza di un suono focalizzato tra le casse con le voci che si posizionavano in un centro preciso. Sparivano i rimbombi causati dalle riflessioni posteriori ed il suono pareva avere un minimo di profondità, cosa assolutamente impossibile da ascoltare in precedenza

 

Dopo il Creek ricordo con nostalgia anche un Ion Obelisk, marchio estinto, rimasto nella memoria di audiofili ormai di una certa età. L'ampli che successivamente  sostituì l'Obelisk fu il Monrio 202. Mi diede veramente tante soddisfazioni. Ben 80 watt di potenza in alta corrente. 

Le Magneplanar finalmente erano libere di esprimersi bene, i bassi erano autorevoli, grande la dinamica, le voci erano molto più piene senza alcuna asprezza. . Ve lo ricordate il frontale del 202 con tante levette per gli ingressi e le 2 manopoline per volume e bilanciamento con lo chassis di un bel alluminio anodizzato?  Era un buon apparecchio, forse l'unico amplificatore italiano che si era fatto notare in ambito internazionale in quegli anni. 

Il lettore cd che avevo all'epoca era un Rotel, non ricordo la sigla, ricordo solo che era un SE, che stava per Special Edition con componentistica più selezionata rispetto alla versione normale. Nella confezione era anche inserito un cavo di segnale Audioquest che contribuiva a raffinare il suono; ricordo di lui un suono pieno autorevole dettagliato. Costava circa un milione e quattro ma all'epoca veniva anche inserito in catene di un certo valore  proprio per queste caratteristiche. Era un classico dei primi anni 90 e tutte le riviste parlavano strabene di lui.

Le Magneplanar sono state poi sostituite dalle Thiel 2.2.  Per la loro mole è stata più dura farle digerire  a mia moglie. Sono state da lei denominate catafalchi, piramidi ecc.Valore WAF piuttosto modesto. In compenso la differenza qualitativa rispetto alle Magneplanar era evidentissima. Quasi 40 Kg l'una, avevano una grande dinamica, dei bassi mozzafiato, una timbrica molto ma molto più realistica , erano delle vere macchine da musica. 3 vie con un wofer passivo arrivavano a 30 hertz senza problemi, senza bassi debordanti, con quelle punte che scaricavano direttamente sul pavimento. La timbrica di ogni strumento era in generale molto più reale.

Ma a quel punto non si potevano lasciare dei diffusori così importanti con un semplice integrato seppur di un certo valore. E poi era da tanto tempo che avevo il sogno di un ampli a valvole. E l'occasione anche qui non è mancata. Poco dopo ad  Audiograffiti arrivò un finale veramente bello, un inglese con ben 12 valvole EL84. Si trattava del Beard P35 MK2, 35 watt di targa in classe A. Suono caldo, dolce ma veloce ed energico. Non era il tipico ampli valvolare lento e poco potente, al contrario metteva le Thiel  in riga e le faceva cantare. Ad esso si è affiancato un pre Dynaco, il Pas3 anche lui a valvole, e tanto per stare in tema di valvole sostituii  il lettore CD Rotel con un Dynaco CDV1 sempre con l'uscita analogica a valvole.Voci ancora più naturali, corpo, dinamica, era il suono che andavo cercando da anni.

Cavi MIT 330 di segnale e Kimber di potenza. A questo punto il risultato cominciava a farsi interessante. Era una prima entrata nell'High End

Cavi Mit 330

 

Unico punto negativo era che d'estate ascoltare quella ventina di valvole era una cosa piuttosto impegnativa, anche il condizionatore non bastava a dissipare il calore. Tra l'altro gli apparecchi erano posizionati in libreria per cui il ripiano al di sopra si scaldava terribilmente tanto che in un primo tempo temevo che potesse bruciarsi.

Convinto che a questo punto il miglioramento fosse da apportare   soprattutto sulla  sorgente, mi do da fare e mi guardo in giro soprattutto sull'usato. Arrivati ad un certo livello i prezzi del nuovo sono alquanto inavvicinabili per cui l'unico modo è quello di cercare una buona occasione.

Valvole el 84

E la fortuna vuole di capitare un pomeriggio d'estate da Audiograffiti quando aveva appena ritirato una meccanica ed un convertitore di valore. Si trattava di un Wadia 22 ed un Sonic Frontiers con cheap Ultra Analogue. Il prezzo è molto conveniente.  A questo punto il suono fa un ulteriore salto di qualità ed è un gradino vistoso, si entra qui nel campo della tridimensione e nella focalizzazione. Mai prima era stato possibile ascoltare la profondità del palcoscenico e la netta posizione degli strumenti con l'aria  tra di essi. Ricordo che i primi ascolti erano veramente esaltanti, era come ascoltare per la prima volta  per notare dettagli e strumenti o voci che in precedenza assolutamente non uscivano. Peccato che queste sensazioni stupende lascino col tempo il posto all'abitudine di una soddisfazione che poi rientra nella normalità. 

 

Un dubbio a questo punto mi prende per il fatto di avere un suono  un po' lento e ancora poco dettagliato e soprattutto mi convinco che è migliorabile: decido che è venuta l'ora di cambiare il pre, anche per avere finalmente a disposizione il telecomando. Ne provo alcuni, tra cui un Atoll che vanta una alimentazione di prim'ordine . Il risultato però è un po' deludente, ho poi la possibilità di ascoltare un Conrad Johnson abbastanza recente, anche questo d'occasione; purtroppo però ha un certo ronzio di fondo e poi non c'è il telecomando... ma ragazzi che suono, non lo dimenticherò mai. La scelta si consolida poi su di un pre Onix OA36, con telecomando, suono di classe, pulito, non eccelle forse in nessun parametro ma nel complesso ha tanto tanto equilibrio e tanta musicalità.

Arriviamo finalmente al Natale 2002. Sfruttando il fatto che le casse sono effettivamente un po' ingombranti riesco a convincere mia  moglie che forse è il momento di cambiarle prendendo qualcosa di meno appariscente e dalle dimensioni più contenute. La scelta è facile, ascolto le nuove Avalon Symbol ed è un amore al prima ascolto. Seppur effettivamente molto più piccole, le Avalon hanno bassi formidabili, una precisione assoluta, naturalezza trasparenza ed una estetica secondo me unica.Le Avalon sono state il componente che hanno dato il maggior gap qualitativo. Mai avrei immaginato  che il suono sarebbe migliorato così tanto rispetto a Thiel. Ero quasi commosso a sentire quanto le voci ora fossero più reali e ben a fuoco ed anche alla giusta altezza

 La sala di ascolto di Eugenio Carina vero

 

 . Certo non sono le casse ideali per suonare i Dire Straits a tutto volume, ma un gruppo jazz sembra che suoni realmente nel mio salotto.

Punto cruciale:  nella primavera scorsa pensavo  che se avessi voluto ascoltare l'impianto d'estate senza far soffrire di caldo l'intera famiglia avrei dovuto per forza cambiare amplificatore . Emilio di Audiograffiti mi da un consiglio, ovvero di provare il finale Onix da 50 watt. E' un gioiello; stretto e lungo è forse l'Onix meglio riuscito, un bel suono che non fa rimpiangere più di tanto il Beard.

Mi trovo così a fine estate con 2 finali...  forse la soluzione migliore sarebbe però quella di avere un ampli di maggior potenza e  "definitivo" ;-).

 

 Sempre da Audiograffiti è appena arrivato un integrato Audia d'occasione ma è praticamente nuovo. Si tratta del Flight One - 100 + 100 watt fanno suonare le Avalon alla grande, in più tanto dettaglio, tanto cuore, tanta precisione. Sembra comunque di ascoltare un ampli a valvole con la potenza però di un 100 watt e la delicatezza di un piccolo amplificatore. 

Mi sento anche di ringraziare Audiograffiti che mi ha dato la possibilità di ascoltare con tutta calma ogni apparecchio a casa. Possibilità indispensabile per non fare scelte sbagliate ed affrettate. 

Per bene terminare (per ora) questa avventura, 15 giorni fa sono stati sostituiti i vecchi cavi di potenza Kimber 4tc con dei cavi sicuramente all'altezza della situazione.

 Si, sono i cavi di Davide gli SB8, un bel passo in avanti rispetto ai precedenti. E' cambiato tutto, i bassi sono più pieni e corposi, la gamma media è molto più bella ed esiste un dettaglio mai ascoltato prima. E' incredibile la differenza apportata dal suono di questi cavi rispetto ai precedenti. Attenzione però, non giudicateli subito ma rodateli almeno 15 giorni prima di un ascolto critico. Secondo me comunque il rodaggio non è ancora ultimato e mi aspetto ancora di più. Ma questa è un'altra storia...e mi riservo di parlarvene in un prossimo aggiornamento.

 

La vista da dietro con i cavi Audiocostruzioni

 

 

 

e.fenocchi@tin.it

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