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Prezzo
promozionale inverno 2007 - 350 euro Clarity 4 - 680 euro Clarity
8
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Clarity 4 |
Clarity 8 |
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La recensione di Cristiano: |
APPUNTI e NOTE
d’ASCOLTO: di Cristiano N.
TANGENT Clarity
4
Sistema
d’altoparlanti da stand
Pur trattandosi di una società
relativamente giovane, la Tangent è ormai attiva da circa 11 anni.
Fondata nel 1996 in Danimarca da un gruppo di appassionati di hi-fi,
Tangent si distingue immediatamente per disegni e modelli innovativi nel
settore dei sistemi d’altoparlanti, con un occhio di riguardo verso il
più favorevole rapporto qualità/prezzo possibile.
Purtroppo, sia il sito internet che il
manuale d’istruzioni dei diffusori Clarity 4 si rivelano assai scevri
d’informazioni sul Costruttore: soltanto una postilla a margine
dell’ormai vasto e variegato catalogo ci specifica che Tangent è un
marchio di proprietà della nota Eltax A/S, solido ed importante
costruttore danese di diffusori.
Si parla dunque della serie di diffusori
Clarity, a cui appartiene anche il piccolo “4”, oggetto della presente
recensione; la linea è completata da un diffusore da pavimento, il
Clarity 8, munito di due woofer e del medesimo ed esclusivo tweeter, da
un interessante sub-woofer attivo contraddistinto da un’amplificazione
interna da 200W (Clarity Subwoofer), oltre ad un canale centrale (Clarity
Centre). Tutta la linea è contraddistinta da un look ricercato,
chiaramente hi-tech, e da finiture invero apprezzabili in funzione del
contenuto prezzo di vendita. Ad esclusione del pannello frontale e del
retro, lo spesso cabinet è rifinito con vernice liscia ad alta
brillantezza, disponibile peraltro oltre che nel classico “nero
granpiano”, anche in un rosso carminio vivace, sicuramente apprezzato
sia dagli utenti più giovani che da chi strizza l’occhio a modernissimi
e vivaci ambienti d’arredo.
L’engineering della linea viene
completamente sviluppato in Danimarca, demandando la fase produttiva ai
soliti paesi dell’estremo oriente, per il maggior contenimento possibile
dei costi.
Le piccole Clarity 4 viaggiano in due
imballi di cartone separati; ogni singolo diffusore è poi ulteriormente
avvolto e protetto da una sacca di morbido tessuto nero, per preservarne
a priori l’aspetto superficiale. Ogni confezione infine contiene una
busta contenente il piccolo manuale d’uso e manutenzione, redatto con
encomio in molte lingue fra cui l’italiano, quattro sottopunte
metalliche ed un paio di pratici guanti bianchi, con l’evidente scopo di
evitare impronte digitali sulla lucentissima finitura nera del diffusore
(e magari, anche sulle amate valvole con cui spesso noi appassionati si
armeggia sottecchi, lontano dagli occhi indiscreti di…. fidanzate, mogli
e figli).
Tangent sottolinea questa attenzione ai
dettagli, quasi a voler psicologicamente inculcare nell’acquirente
l’opinione di avere fra le mani un prodotto prezioso, unico, intrigante
ancor prima di averlo denudato del suo involucro di protezione.
Se la cura estetica e le finiture appaiono
di classe superiore, non da meno si presenta anche la vaschetta
posteriore per le connessioni, del tipo nichelato di buona qualità e
sdoppiate per il bi-wiring, in grado di accettare sia terminazioni a
banana che a forcelle, sufficientemente distanziate ed immediatamente
agibili per le connessione con cavi di sezione anche importante. Il
condotto reflex, ovviamente posteriore, è posizionato all’altezza del
tweeter e le cui dimensioni denunciano (a naso) in sede di progetto una
frequenza di risonanza posta assai in basso.
Estrema cura esteriore è stata rivolta
evidentemente alla parete anteriore ed ai due altoparlanti: il piccolo
woofer presenta un cono di colore argenteo, di cui non saprei indicare
il materiale (che apparentemente sembra in lamina d’alluminio, ma più
verosimilmente trattasi di un impasto composito), provvisto di bordatura
gommata lineare e liscia, e caratterizzato al centro da una bella e
pronunciata ogiva, presumo con funzioni di rifasatrice. L’anello di
guarnizione, plastico, riprende il colore del cono, sul quale insistono
sei viti di fissaggio direttamente affogate nella medite da 19 mm di
spessore del pannello. Una di queste viti funge anche da fissaggio
inferiore del tweeter a cupola morbida di diametro 25mm, unitamente ad
altre due viti, che assicurano la flangia plastica di supporto del
tweeter, di forma rettangolare, a filo del pannello.
La mia curiosità accresce, avendo bene a
mente il prezzo di listino dei Clarity 4 e, parallelamente, si incunea
nei miei pensieri il solito pregiudizio sui prodotti cinesi quali
eccellenti involucri vuoti: immagino dunque una spiccata economia dei
componenti e del progetto, prevedendo a priori una coppia economicissima
di altoparlanti ed il classico filtro crossover del secondo ordine (6
componenti 6 – resistenza, capacità ed induttanza su entrambi i
trasduttori) costruito con elementi di scarso valore. Bando alle ciance
e con l’aiuto della solita chiave esagonale smonto gli altoparlanti e
sbircio per bene il crossover: chiaramente i trasduttori denunciano una
certa economia costruttiva ed il crossover è esattamente quanto
previsto, eppure la cura del progetto è palese. I componenti costituenti
il filtro sono veramente di buon livello, con l’induttanza sul ramo del
woofer avvolta su nucleo di ferrite e dal filo di buona sezione, quella
del tweeter avvolta in aria, i condensatori del tipo non polarizzato MKT
e le resistenze da 5W. Il woofer si distingue per un complesso magnetico
ben dimensionato e per l’interessante ingegneria di smaltimento del
calore, mentre il minuscolo tweeter, del quale ritengo che il complesso
magnetico sia in neodimio, è raffreddato attraverso un originale
dissipatore metallico alettato, anziché il più convenzionale sistema a
ferrofluido.
Dopo aver sottoposto i due piccoli
diffusori ad un congruo rodaggio con rumore rosa e ad un funzionamento
ininterrotto di svariate ore, mi cingo ad un ascolto più “serio” e
critico, condotto peraltro in costante e diretto confronto con un
riferimento di ben altra caratura, le musicalissime Opera Platea-AV
Limited Edition. La prova è stata condotta mediante l’utilizzo dei
supporti in legno e cristallo Audiocostruzioni SF Crystal, d’altezza
pari a circa 63cm, rivelatisi ottimali anche per l’ideale posizionamento
verticale dei tweeter rispetto alle orecchie, in posizione seduta
d’ascolto. Inizialmente, dopo qualche tentativo, distanzio i due
diffusori a circa un metro dalla parete di fondo e ad ottanta cm da
quelle laterali, solo lievemente angolate verso il punto d’ascolto.
Fra i diffusori intercorre uno spazio di
2,4metri, interamente occupato dal lato corto di un bel tappeto. Per
dovere di cronaca, completano l’impianto il CD-player Shanling CD300,
coadiuvato dai dac esterni Lector Digicode ed Audio Alchemy DDE v1.0, il
pre artigianale RS-Acustica Venice Two Custom, i finali Albarry M408II e
l’integrato Cayin A-300B. Per le connessioni mi sono affidato ai cavi di
segnale Sommercable Ref. Stratos, Alpha Professional Plus ed a quelli di
potenza Analog Research Silver Raincoat e Sommercable Elephant SPM400.
La prima sensazione che colpisce
l’attenzione dell’ascoltatore è quella di una musicalità sostanzialmente
corretta, piuttosto naturale, senza particolari sottolineature o
forzature di determinate frequenze. Certamente la timbrica risente di
una certa leggerezza dei registri più gravi, a conferma però di un
progetto sano e non ruffiano. Alternando brani di jazz acustico, fusion
e musica sacra per organo, evinco l’ottimo lavoro svolto dal woofer
verso il basso: teso, snello, ben smorzato, tale per cui la resa del
contrabbasso risulti sempre soddisfacente e, a tratti, persino
convincente. Anche il basso elettrico è ben riprodotto e, sin dove il
piccolo woofer riesce a spingersi, appare di un’inaspettata “solidità”;
chiaramente ci si deve scordare la riproduzione della prima ottava
udibile (forse anche della seconda) con l’evidente costrizione scenica e
d’emissione durante l’ascolto di grandi masse orchestrali ovvero
dell’organo a canne, ma è altrettanto evidente che le Clarity 4 non sono
certamente la migliore soluzione per la ricreazione sensitiva con
siffatti generi musicali. Se così fosse, la fisica acustica diverrebbe
un’opinione. La ricostruzione scenica è molto buona, soprattutto in
profondità, e comunque ampiamente sufficiente anche in larghezza ed in
altezza. Roteando i diffusori ancor più verso la posizione d’ascolto, la
scena sonora tende a raccogliersi nello spazio compreso fra le due
casse, a scapito però della disposizione orizzontale degli strumenti e
della loro focalizzazione nei piani sonori di sfondo.
Decido di allontanare ulteriormente le
Clarity 4 dalla parete di fondo, giungendo a circa 120cm: la gamma bassa
non risente affatto di tale assetto, ma è proprio l’immagine sonora a
beneficiarne, con le piccole Tangent che, complici le loro dimensioni,
spariscono dal palcoscenico virtuale. Il centro immagine ricorda
prestazioni da mini di ben altro rango, guadagnandone persino
l’omogeneità tonale fra il medio-basso e la criticissima gamma media, a
ragione di un disegno del crossover poi non così tanto banale e scontato
come i miei iniziali e cattivi pregiudizi da fallito autocostruttore
avessero supposto! La gamma di frequenze di competenza del piccolo
tweeter non risulta mai al di sopra delle righe, a dispetto del nome
assegnato ad un’intera linea di prodotti Tangent, pur conferendo sempre
una buona luminosità alla scena ed una discreta risoluzione. Il
confronto col riferimento evidenzia un’avvertibile distanza
prestazionale rispetto al componente Seas montato sulle Opera, che a mio
parere fa proprio di tale parametro il suo cavallo di battaglia. Non
siamo comunque di fronte ad un diffusore compassato, ma piuttosto
dinamico ed in grado di digerire una buona tenuta di potenza:
chiaramente, salendo abbondantemente di livello, le frequenze medie
tendono a perdere una quota d’intelligibilità e di risoluzione, mentre
gli acuti divengono più freddi e vetrosi. Del resto, non ci troviamo al
cospetto di certe JBL monitor della serie professionale, ma ad un
progetto perfettamente centrato nella sua fascia di prezzo ed in grado
di reggere con grande onestà anche abbinamenti a monte di una certa
classe. Non scopro ovviamente l’acqua calda consigliando di pilotarle
con watts di qualità, preferibilmente contraddistinti da un’ottima
coerenza tonale e da una timbrica tendente verso tinte calde, sebbene
l’improbabile abbinamento con un integrato di altissimo rango qual è il
Cayin A-300B (che, pur mantenendo la magia e la raffinatezza del triodo
più celebre e celebrato dagli anni ‘30 ad oggi, offre invero una
risoluzione ed una trasparenza da “pure class A solid state”) abbia
sortito una sinergia di tutto rispetto.
Analizzando in conclusione le Tangent 4 e,
più in generale, l’intera linea Clarity, sovviene spontanea una domanda:
ma c’era proprio bisogno di un ulteriore marchio in questo sovraffollato
e da tempo abulico mondo dell’alta fedeltà? A mio parere, si! E per
varie ragioni: in primis trattasi di un’intera linea di prodotti
finalmente non esclusiva ed esoterica (nel prezzo, of course); la serie
Clarity si presenta poi curata, hi-tech dunque trendy, valida sia nella
soluzione home che home-theatre dunque anche modulare (nel senso che
alle piccole Clarity 4 è possibile nel tempo abbinare uno o due
sub-woofer di medesima concezione e timbrica, sino a giungere
gradualmente alla soluzione theatre, partendo dal classico 2 canali e
senza perciò vanificare spese ed investimenti iniziali); il costruttore
è europeo oltre che società solida ed affermata sul mercato mondiale; ne
consegue pertanto una regolare distribuzione, a tutto vantaggio
dell’assistenza nel tempo e della conformità dei prodotti alle vigenti
disposizioni di legge europee in materia di igiene, salute e sicurezza
dell’utente finale. Lapalissiano?
Buoni ascolti e sensazioni
Cristiano
marvel147@gmail.com
syrah@hotmail.it
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Scheda fotografica
di Cristiano: |





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Se vi interessa acquistarle: |
410
euro Clarity 4 - 790 euro
Clarity 8 . anno 2007 Audiocostruzioni e punto vendita
Tangent - chiedere per tutta la gamma - Sbisa' Giovanni e c snc - Via
Grosoli 6 41012 Carpi MO - tel 059-685054
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La pagina delle Clarity 4 e 8 : |

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