SCHEDE E RECENSIONI

Sonus Faber " Chamelon B"

Diffusori 2 vie

SCHEDA

Di cosa si tratta:

Diffusori a torre


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Produttore:

Sonus Faber Ita

Caratteristiche:

Reflex anteriore

Costo:

800 € diffusori 190 € fianchetti anno 2020

Per prezzo scontato Click Qui 

Info:

Audiocostruzioni di Sbisa'e punto vendita chiedre
info@audiocostruzioni.com   tel 059-685054

CARATTERISTICHE

2 way bookshelf vented box

TWEETER
29 mm high definition precoated fabric dome driver with no ferrofluid. Sonus faber design.

MIDWOOFER
1x150 mm. Free compression basket design and PP cone. Ultra dynamic performance and linearity. Sonus faber design.

CROSSOVER POINT
2.500 Hz

FREQUENCY RESPONSE
50 Hz – 25.000 Hz

SENSITIVITY (2.831V/1M)
87 dB SP

NOMINAL IMPEDANCE
4 Ohm

 

SUGGESTED AMPLIFIER POWER OUTPUT
30W – 150W
without clipping

LONG-TERM MAX INPUT VOLTAGE (IEC-268-5)
20V rm

DIMENSION (HXWXD)
315,5 x 185 x 283 mm

OPTIONAL DEDICATED STAND (HxWxD)
725 x 306 x 370 mm

TOTAL DIMENSION
1040,5 x 306 x 370 mm

WEIGHT (KG/EACH)
6,7

DESCRIZIONE

Dal sito ufficiale:

Con la collezione di diffusori Chameleon, Sonus faber intende offrire ad un pubblico più ampio, moderno e contemporaneo, tutti i propri elementi iconici che ne hanno fatto la storia: stile e design innovativi, qualità del suono e approccio artigianale nella costruzione, rigorosamente Made in Italy e “fatta a mano”.

In Chameleon i tratti caratteristici di Sonus faber si uniscono ad un livello di personalizzazione del prodotto irraggiungibile prima d'ora: la struttura del cabinet è ricoperta in pelle, la flangia dei driver è impreziosita con inserti in alluminio e le pareti laterali hanno una struttura che accoglie gli innovativi fianchetti intercambiabili.
In questo modo la scelta della finitura non è più definitiva e immutabile ma diventa qualcosa di identificativo per il singolo diffusore che può evolvere insieme ai gusti e ai desideri: in qualsiasi momento il possessore di Sonus faber Chameleon avrà la libertà di scegliere l’”abito” più adatto del proprio diffusore, rendendolo perfetto in ogni contesto e per ogni stile d’arredamento.

Sonus faber Chameleon rappresenta una soluzione ottimale anche per chi è alla ricerca di una risposta immediata ed accessibile alle proprie necessità d’ascolto.

 

 IL VIDEO YOU TUBE 

 

 

 

SCHEDA FOTOGRAFICA

 

 

 

 

Senza fianchetti:

 

 

VEDIAMO DIETRO

 

 

COLORI DISPONIBILI

 

 

IMBALLO E MANUALE

 

 

 

VARIE

 

 

Diffusori costruiti completamente in Italia

LINKS

 

http://www.sonusfaber.com/

 

COME SUONANO

 

LA recensione di Cristiano:

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

SONUS FABER Chameleon B

Categoria: diffusori acustici a due vie  -  Listino: €750,00 IVA esclusa ( Set fianchetti di ricambio: €150 i.e.)

 

 

WHAT’S YOUR MOOD?  UNA COLLEZIONE, DIVERSI STILI

 

Sono lontani i tempi in cui ascoltavo (ascoltavamo) con bramosia le creature lignee di Franco Serblin, avendo personalmente amato in modo particolare i modelli Parva, Minima, Electa Amator e Concerto.

Oggi il brand Sonus faber fa parte del portafoglio di aziende ed attività della holding Fine Sounds Group, proprietaria anche di marchi storici dell’hi-end mondiale quali Audio Research, Wadia Digital e, recentemente, di McIntosh Laboratory, che rappresenta probabilmente la più importante e prestigiosa espressione americana di sistemi ad alta fedeltà, nota da oltre 60 anni per i propri sistemi audio di massima qualità, sia a valvole che a transistor.

Fine Sounds Group costituisce certamente uno dei maggiori gruppi mondiali del settore High-End, impiegando circa 270 dipendenti.

Se 25 anni fa il desiderio di possesso era generato da certi piccoli capolavori elettroacustici di ebanisteria, oggi la nuovissima collezione Chameleon coniuga elegantemente il respiro ormai internazionale della holding capitanata da Mauro Grange (design curatissimi ed innovativi, finiture impeccabili) con i più storici elementi iconici della tradizione Sonus Faber: qualità del suono, artigianato costruttivo, realizzazione totalmente “made in Italy” giustamente contraddistinta dall’etichetta “fatto a mano”.

La nuova linea di prodotti, facente parte di un segmento commerciale appena superiore alla serie “Toy”, fa letteralmente fede ai mutamenti di colore di alcune specie di sauri (appunto, i camaleonti), in natura determinati proprio da stati emozionali piuttosto che da strategie di mimetizzazione: ecco, Sonus Faber ha reso disponibile la personalizzazione dei propri diffusori attraverso un’innovativa quanto efficace struttura delle pareti laterali, in grado di accogliere tutta una serie di fianchetti intercambiabili di varie tonalità.

Così come per lo stato emozionale momentaneo del camaleonte, “….la scelta della finitura non è più definitiva e immutabile ma diventa qualcosa di identificativo per il singolo diffusore che può evolvere insieme ai gusti e ai desideri: in qualsiasi momento il possessore di Sonus faber Chameleon avrà la libertà di scegliere l’”abito” più adatto del proprio diffusore, rendendolo perfetto in ogni contesto e per ogni stile d’arredamento.” (vedasi la presentazione dedicata sul sito internet).

Lo scheletro dei cabinet è inoltre ricoperto in morbida pelle, mentre le flange dei driver sono impreziosite da anelli in alluminio che ricoprono le viti di fissaggio, donando ai diffusori un aspetto al contempo austero ed hi-tech, per un risultato estetico che strizza l’occhio alla serie CM S2 di B&W od alla bellissima serie Gold GX di Monitor Audio.

La coppia di diffusori prestatami dall’amico Davide di Audiocostruzioni è un piccolo bookshelf a due vie, denominato Chameleon B; a corredo, mi sono stati anche forniti dei fianchetti di colore nero lucido laccato e di colore bianco: ho preferito immediatamente montare i fianchetti neri, vista la livrea nera della pelle a contrastare gli inserti anulari in alluminio attorno ai drivers. Il deciso contrasto fra bianco e nero si addirebbe invece allo stile d’arredo di un bellissimo wine-bar e caffetteria che per il sottoscritto, qualche volta, è motivo di sosta per sorseggiare un buon calice di vino spumantizzato con metodo classico.

Il condotto reflex dei Chameleon B sbuca al centro del pannello inferiore, circoscritto in un distanziale ligneo a ferro di cavallo la cui forma permette la canalizzazione dell’aria spostata dal piccolo woofer, allungandone il percorso e limitandone probabilmente anche la turbolenza. Questo distanziale, invisibile dall’esterno se non sollevando il diffusore, permette oltremodo il fissaggio meccanico con i piedistalli dedicati. Il foro reflex è inoltre protetto da una rete a trama fitta, forse (e intelligentemente) per evitare l’ingresso degli insetti, come ad esempio le solitarie vespe vasaio, che amano costruire i loro nidi di fango negli anfratti più nascosti di casa.  

Invito il lettore a scorrere il reportage fotografico di Davide, che vale più di mille parole!

   

 

SONORITA’ CAMALEONTICHE?

Le piccole Chameleon B hanno sostituito le mie Martin Logan The Source, posizionate a circa 130 cm dalla parete di fondo a da 100 cm da quelle laterali, angolate direttamente verso il punto d’ascolto. Oltre alle M. Logan, sono presenti in sala d’ascolto anche le ProAc Response 2.5, che ho destinato essere il riferimento per il confronto con le Sonus Faber.

Nel mio ambiente d’ascolto, questa posizione si è infine rivelata la migliore per la ricostruzione prospettica dell’immagine acustica.

Il resto dell’impianto: il consueto laptop Toshiba per la musica liquida ed un CD-Player Teac PD-H600, entrambi collegati al dac esterno PS-Audio Nuwave DAC; preamplificatore Audio Research LS16 e finale di potenza Audio Research D240, entrambi nella versione mkII, ai quali ho alternato un pre Primaluna Prologue Three e un finale AmAudio A70 Reference.

Le Chameleon B richiedono un buon rodaggio, soprattutto per allentare le sospensioni del woofer: inizialmente il suono riprodotto appare a tinte freddine, con una pulizia esemplare fra il medio-acuto e le alte frequenze, ma con un medio-basso un poco legato ed introverso.

Dopo qualche decina di ore di funzionamento ad un volume piuttosto alto, i piccoli woofer hanno recuperato sempre più “terreno”, allineandosi infine alla qualità dei tweeter.

Inizio gli ascolti selezionando alcune partiture della Tafelmusik di Telemann, passando per Van Morrison (“No Guru, No Method, No Teacher”; “Hymns to the Silence”), sino al jazz del Keith Jarrett Trio (“Standards”, vol.1 e 2): la prima impressione che trascrivo senza indugi sul mio taccuino, riguarda la nitidezza e la precisione della gamma medio-alta e di quella più acuta. Tale sensazione d’ascolto è netta, decisa, assimilabile per analogia ad una di quelle rare mattine padane terse e nitidissime, con la cornice all’orizzonte ben definita delle prealpi e degli appennini (che meraviglia osservare da sud l’imponenza del monte Baldo innevato, che aiuta a fantasticare pensando al Kilimangiaro oppure al vulcano giapponese Fuji)!

Non è propriamente scientifica l’associazione fra la freschezza e la visibilità in campo meteorologico con la percezione di suoni musicali, d’altronde questa è una rubrica che si basa prevalentemente su opinioni e sensazioni d’ascolto, che infine costituiscono l’essenza stessa della riproduzione audio domestica. Vi sarebbe in noi una forma di patologia, se a ogni ascolto ludico e ricreativo, ci dovessimo dotare di analizzatori di spettro o chissà quale altra diavoleria per una misurazione della qualità d’ascolto avvertita!

Ritengo invece che certe leziosità lessicali aiutino l’audiofilo a comprendere meglio queste sensazioni d’ascolto, il cui grande limite è proprio la soggettività, dunque l’unicità.

La completezza armonica delle Chameleon B è ben evidente, eppure non vi è scompenso timbrico con le frequenze inferiori. Il taglio del crossover è pressoché inudibile, eccetto che non si esageri col volume sino a che la scena non subisce un appiattimento prospettico e le frequenze medie si induriscano.

Nonostante la bella freschezza in questo range di frequenze, non ravviso alcuna fatica d’ascolto, anche perché l’incrocio col dinamico e velocissimo woofer appare pressoché perfetto, con una gamma media certamente non possente o densa, bensì assai fluida e ricca di particolari.   

Cambio genere musicale, riascoltando la bellissima opera prima dei Days of the New: questo disco permette una buona valutazione della chitarra acustica, dell’immagine sonora e dei vari piani all’interno della scatola prospettica ricreata dai diffusori. Le Chameleon B propongono una chitarra ben presente, cristallina, ricca di armoniche superiori, forse dimensionalmente appena rimpicciolita rispetto alla prestazione delle ben più voluminose ProAc Response 2.5. La scena acustica è ben dilatata sui tre assi, con un plauso particolare per il piano orizzontale, mentre i vari piani sonori sono ben definiti, spesso con i primi piani encomiabilmente quasi “tattili”. Il centro fuoco è saldo e i diffusori tendono a svincolarsi quasi totalmente dall’immagine acustica, fatte salve registrazioni affette da scatolarità ed eccessive compressioni dinamiche (come ad esempio i bellissimi primi dischi, non remasterizzati, dei Genesis di Peter Gabriel, sigh!).

Alternando voci maschili a quelle femminili, le Sonus Faber Chameleon B privilegiano i timbri più acuti e chiari, ringiovanendo appena le tonalità maschili più calde (Joe Williams, “In Good Company”, 1989 e “Feel the Spirit”, Telarc 1994 ).

Le basse frequenze non sono ovviamente estesissime, in compenso i transienti dinamici del basso elettrico e del contrabbasso reggono per qualità, articolazione e velocità, anche ai palati audiofili più esigenti.

Queste Sonus Faber non sono per nulla acusticamente camaleontiche; sono diffusori che, pur non essendo timbricamente caratterizzati, sono contraddistinti da una forte e decisa personalità che si riafferma con tutti i generi musicali. Il suono complessivo è veloce e dinamico (merito evidentemente anche della qualità intrinseca degli altoparlanti impiegati in questo progetto), terso e cristallino, un poco distante forse dalle prime creature di Fabio Serblin.

Le Chameleon B non disdegnano partiture musicali complesse, ma si esaltano con piccoli gruppi acustici, ove le componenti ritmiche svolgano un ruolo per nulla secondario.

Personalmente mi sono piaciute, nonostante siano diverse dalle ultime SF da me possedute, le mozartiane Liuto Wood, perché impongono un gioioso brio alla musica riprodotta, perché non sono ruffiane bensì trasparenti e franche (paragone preso in prestito dalla degustazione dei vini), perché sono costruite in Italia e vantano finiture modernissime eppure curate in maniera certosina. Una simile cura non si riscontra sovente in sistemi d’altoparlanti di fascia economica ben superiore.

Se si cerca un suono esteso, completo, possente, di grande dinamica e per ascolti indistorti ad alto volume, le piccole SF in prova (così come qualunque altro mini bookshelf) non sono i  diffusori da prendere in considerazione.

Le Chameleon B esigono invece un ascolto attento in fase d’acquisto: la loro spiccata personalità e la loro propensione alla riproduzione di musica liquida ad alta definizione (24bit) potrebbe colpire più di un cuore audiofilo che ascolti la propria musica preferita in un ambiente raccolto.

Ancora una volta, Sonus Faber si reinventa.

 

Note a margine:

-        le Chameleon B hanno apprezzato parecchio la possanza ed il timbro un poco scuro dell’AmAudio A-70, ma infine ho preferito pilotarle con gli Audio Research.

-        Le Chameleon T, torri da pavimento dotate di ulteriori due woofer di maggiori dimensioni, che ho attentamente ascoltato presso Audiocostruzioni, pilotate dalla coppia Musical Fidelity A5 (lettore CD e amplificatore integrato) presentano essenzialmente la stessa forte personalità, con maggiore peso ed estensione verso le prime ottave udibili. Nuovamente bellissima la gamma media e medio-alta, lucida, fresca, ricca di particolari, contrapposta in questo caso ad un grave più esteso eppure molto veloce ed articolato, per niente invadente. Il connubio con Musical Fidelity è stato sicuramente sinergico ma, anche in questo caso, le SF hanno gradito la capacità di erogazione in potenza dell’integrato A5. Un veloce confronto con la sezione pre di un McIntosh MA6700 e i finali monofonici valvolari Qiucksilver Audio M135 non ha sortito infatti lo stesso livello appagante d’ascolto, ancora una volta a dimostrazione del fatto (se ancora ve ne fosse bisogno) che non sempre l’abbinamento fra prodotti di classe superiore e di grande blasone sia automaticamente più sinergico di un oculato accostamento fra apparecchiature anche di classe inferiore. Magari, con altri sistemi d’altoparlanti, il risultato si sarebbe capovolto. Da meditare...

 

 

 

Cristiano  Nevi – giugno   2015

( per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

 

 

 

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