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Date una occhiata nella sezione
Occasioni alcuni
pezzi a prezzo davvero ottimo
Deneb

Albireo:

Favolosi diffusori due vie , costruiti completamente in Italia ,
da professionisti capaci e che producono queste cose sopratutto
per amore . Tutto e nato a seguito colloquio con il Sig.
Alberto Sabbatini dove mi parlava di questi diffusori , che
avevano riscontrato molto successo e che si sarebbero tranquillamente
scontrati alla pari con la serie 805 Signature della B&W ...
niente meno !!!
Visto che ne dispone di una coppia di colore blu che può fornirmi per
una prova , accetto volentieri e attendo il tutto.
Detto fatto , dopo 1 gg mi arrivano due solidi imballi con
dentro questi gioellini.
Con un frontale completamente in massello di Faggio e fianchetti
laterali laccati blu , la prima impressione visiva e davvero magnifica .
Il woofer da 130 mm leggermente sporgente e montato
dall'interno , l'accordo reflex e posizionato davanti.
La solidità e a i massimi livelli e come dicevo sopra la finitura e
veramente eccellente .
Deneb La versione
Noce - Grigio




La versione
Cigliegio - Avorio

La versione
Faggio Blu





Albireo


Albireo satinato




Ultimamente faccio molto caso alla costruzione del mobile ,
sopratutto per diffusori di qualità , in quanto penso che sia
fondamentale per un buon risultato . In questo caso il mobile e
sordissimo e costruito in maniera impressionante.
Collego prima con un amplificazione a stato solido
MBL , molto neutra e
prescisa e poi passo ad un valvolare
MingDA
e devo dire che quallo che impressiona in questi diffusori e
l'apertura della scena davvero notevole e il mix di dolcezza della
riproduzione senza pero' perdere nessun dettaglio !!!
Ed ecco che il
basso riprodotto dai diffusori assume caratteristiche di notevole
coerenza ed estensione, soprattutto se si tiene conto delle dimensioni
del mobile, dotate di una gamma bassa mai eccessivamente asciutta
e una morbidezza di fondo decisamente piacevole e musicale,
La gamma medio alta caratterizzata da un tweeter dal carattere
vellutato e, nonostante si presenti piuttosto chiara ed aperta, mantiene
significative caratteristiche di dolcezza ed accuratezza.
Questi diffusori
mi hanno davvero impressionato , sarà mia premura fare avere questi
diffusori alle persone che di solito mi aiutano con le recensioni per
avere anche il loro parere.
In ogni caso se volete venirle
a sentire , previo appuntamento , siete i benvenuti
|
Se interessa acquistarle: |
3100/00 euro anno
2008 Audiocostruzioni di Sbisa' Giovanni e c snc Via Grosoli 6 -
41012 Carpi MO - tel 059.685054
info@audiocostruzioni.com
e punto vendita AStri Audio chiedere
Prezzo
speciale per il modello da esposizione
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La recensione di Cristiano: |
APPUNTI e NOTE
D’ASCOLTO
AStri C1
Deneb
Bookshelf Speakers
Passione per la
musica, professionalità ed esperienza: ecco i fattori che hanno
determinato nel 2004 la nascita di Astri.
Esordisce così,
anche sul bellissimo sito web
www.astriaudio.com, la descrizione della Astri srl uninominale
ideata e fondata dal dott. Alberto Sabbatini in quel di Belforte del
Chienti, un piccolo comune del maceratese, nel cuore di una zona
storicamente intrisa di antiche tradizioni e sopraffino artigianato.
|
Un’area
geografica alla quale, forse per un certosino gioco del destino, un
mantovano puro come me è legato sia da vicissitudini personali che
famigliari: medievali cittadine e bucolici paesetti vicinissimi a
Belforte, come S. Severino Marche o Loro Piceno, hanno più volte
incrociato il mio percorso di vita ed il mio affetto perché lungo le
loro vie camminano e, ahimè, hanno camminato alcune persone a me
care. |

Cristiano |
Il battesimo sul
mercato (correva appunto l’anno 2004) avviene proprio grazie ad una
linea già ben definita di sistemi d’altoparlanti i cui nomi riprendono
quelli astronomici assegnati alle stelle costituenti la costellazione
del Cigno, ad ossequio metaforico di una delle più belle favole scritte
dal celebre Hans Christian Andersen, “Il brutto anatroccolo”. Si
trattava di Albireo (un quasi tre vie con gli altoparlanti in
configurazione simmetrica), Gienah, un poderoso sub-woofer attivo oggi
non più prodotto e, appunto, i due vie bookshelf Deneb, oggetto della
presente prova.
Nel giro di
pochissimi anni, il ventaglio produttivo si allarga verso originali ed
efficaci correttori d’ambiente, cavi ed accessori, sino ad una linea
completa di amplificazioni valvolari no-compromise.
Attualmente la
società si avvale della competenza di un dinamico nucleo di
collaboratori, capeggiata proprio da Sabbatini, deus ex-machina di AStri
e già esperto consulente di Marketing in aziende leader nel settore
dell’hi-fi car e dell’audio professionale, appassionato di musica,
ebanisteria e design industriale.
Fra essi, oltre ad
un designer di lunga esperienza maturata nel settore dell’alta fedeltà
al quale è affidata tutta la progettazione meccanica, l’ingegnerizzazione
e l’industrializzazione secondo le più moderne tecniche di CAD-CAM; un
Quality Control Manager che assicura la gestione dei passaggi di
produzione per arrivare al prodotto finito e due abili operatori
tecnici, che seguono tutte le fasi della lavorazione e dell’assemblaggio
dei prodotti, vi è anche l’acoustic R&D manager Giuliano Nicoletti,
accreditato progettista sia di altoparlanti che di interi sistemi di
altoparlanti.
Agli appassionati
più attenti, il nome di Nicoletti è spontaneamente associato a funzioni
di stimato responsabile tecnico per riviste specializzate di settore (su
carta e on-line), di un profondo conoscitore di tecniche di
registrazione in studio e in sistemi di analisi e verifica quali Klippel,
Mls, Clio e FEM modeling.
Se le Deneb
fossero (come sospetto) fuoriuscite dalla matita del Nicoletti, beh,
esse allora appaiono il suo più fulgido ed eloquente capolavoro.
Oltre al peculiare
assetto organizzativo aziendale, AStri si avvale della collaborazione di
aziende esclusivamente nazionali fra studi di design, laboratori di
ebanisti, costruttori di altoparlanti, officine meccaniche ed
artigianali, rigorosamente selezionate dal team di Belforte in funzione
del basilare requisito della qualità sotto tutti i punti di vista. Per
tali motivi, tutti i prodotti AStri sono orgogliosamente descritti come
“Hand made in Italy”. Ed è proprio questa esclusività che pone
immediatamente in risalto l’ingresso nell’arena hi-end di AStri sulle
principali testate giornalistiche internazionali di settore, che
altrimenti avrebbe rischiato di passare pressoché inosservato o
semplicemente citato per dovere di cronaca quale (ennesimo) nuovo
costruttore più o meno originale di diffusori. Personalmente, non mi è
dunque parsa la solita banalità campata in aria, quel motto coniato con
malcelato orgoglio da mr. Sabbatini, sul fatto che “AStri nasce per
coloro che cercano non solo un dato tecnico senza compromessi, ma che
vogliono distinguersi e possedere un’opera unica per design e contenuti
passionali”, con l’obiettivo di realizzare una magia d’ascolto nel
rispetto della filosofia aziendale denominata: Sound-Evolution-Space.
Mentre digito
sulla tastiera del mio notebook le presenti note d’ascolto, ben due
coppie di diffusori AStri Deneb hanno fatto capolino per un congruo
lasso di tempo sul mio impianto principale: un primo modello
identificato col suffisso “CA”, rifinito in massello di ciliegio
abbinato ad una laccatura delle pareti laterali e posteriore di color
avorio, e l’attuale coppia contraddistinta dal suffisso “NN”, ovvero
realizzata con finiture in massello di noce abbinato alla laccatura
nera.
E’ disponibile
anche una terza finitura forse ancor più giovanile e briosa, denominata
“FB”, costituita da un biondissimo massello di faggio abbinato ad una
sfavillante laccatura blu chiaro, quasi elettrico.
Siccome i miei
gusti rimangono marcatamente aggrappati alla tradizione dei legni e dei
colori abiurando sovente l’innovazione stilistica pur apprezzandone
originalità e soluzioni, la mia preferenza è immancabilmente caduta
sulle venature calde del noce nazionale, pur constatando l’altissima
ebanisteria delle altre essenze proposte.
I diffusori sono
commercializzati ognuno in un proprio imballo di cartone, sul quale è
riportato ovviamente il modello, la finitura, il numero di serie ed il
canale stereofonico (destro o sinistro) del prodotto.
COSTRUZIONE
Le AStri Deneb
sono un sistema d’altoparlanti stereofonico a due vie, con posizione
invertita degli altoparlanti rispetto a quanto si è soliti riscontrare
in analoghi progetti attualmente in commercio, col tweeter sottostante
il woofer per allinearne le distanze dal punto di ascolto qualora si
posizionino su uno stand o a libreria, o comunque in posizione elevata
rispetto al piano di calpestio.
Il Woofer è un
trasduttore magneto-dinamico da 13cm di diametro in realizzazione custom,
contraddistinto dal cono in polipropilene, sospensione in gomma,
cestello in lamiera stampata, bobina in rame da 25mm con supporto lungo
in epotex® e fondello ribassato, magnete in ferrite da 86mm di diametro
e del peso di 380 grammi, raddoppiato da un secondo magnete che ne
realizza una schermatura di primo livello.
Anche il Tweeter è
un componente custom, realizzato con cupola in seta da 25mm, bobina da
25 mm in rame su supporto in alluminio, magnete in ferrite da 72mm di
diametro e ben 280 grammi di peso, raddoppiato da un secondo magnete
per un’analoga schermatura di primo livello.
Il woofer lavora
in un carico reflex da 11,84 litri con allineamento B4, accordato alla
frequenza di 48Hz. Il condotto reflex, ricavato per fresatura dal
massello di legno e dalla sottostante struttura portante in multistrato,
è di tipo lamellare ad emissione frontale con andamento ultralineare e
foro d’uscita svasato.
Il volume interno
è smorzato dalla presenza di materiale assorbente a fibre lunghe,
ignifugo, immarcescibile e non tossico.
La cassa,
realizzata completamente in legno, è disegnata su di uno scheletro
portante in multistrato di betulla da 18mm di spessore, con trattamento
idro-repellente; le pareti laterali, superiore e inferiore sono
incastrate e incollate, oltre che raddoppiate da un pannello intermedio
opportunamente forato e studiato per assolvere a funzioni sia di
rinforzo interno che di ostacolo alla simmetria interna.
Infatti, la
sezione della cassa è trapezoidale con un pannello di fondo inclinato
rispetto al frontale di 18°; in tal modo, nella sua emissione inferiore
il woofer non vede una parete perpendicolare. Inoltre, la cassa destra è
simmetrica alla sinistra (ovvero speculari, se viste dall’alto) ed
entrambe le casse sono identificate con una lettera inserita nella
piastra porta terminali retrostante (R per Right ed L per Left).
Lo scheletro
principale in betulla è stretto poi dalla solida struttura in massello
che costituisce i pannelli frontale, superiore e inferiore, a loro volta
incastrati ed incollati. Tale costruzione, oltre a irrigidire
ulteriormente il mobile, costituisce infine corpo unico della parte
emittente.
Il pannello
posteriore realizza la chiusura ermetica con un incastro a baionetta,
tenuto in sede da due grossi grani posti sul fondo del diffusore.
Il massello del
frontale è costruito partendo da una lastra da 45mm di spessore e
lavorato su entrambi i lati con macchine di precisione che effettuano le
sedi per gli altoparlanti. La forma anteriore è dettata dalla necessità
di riportare su un unico asse i punti di emissione di woofer e tweeter
in modo che la loro emissione sia allineata. Un siffatto sistema crea un
ritardo temporale per distanza di emissione, determinando nelle
intenzioni del progettista la miglior coerenza possibile fra i due
trasduttori nella loro emissione acustica. Le smussature laterali
riducono al minimo le riflessioni sul baffle, eliminando virtualmente
l’effetto bordo.
L’estetica del
frontale è completata dal bellissimo logo AStri inciso al laser in basso
a destra, quasi fosse la firma artistica dell’autore.
L’ebanisteria è di
grande livello, il tutto è realizzato senza alcuna vite a vista, con le
pareti laterali e il posteriore verniciati, lucidati e spazzolati con lo
stesso lucido utilizzato per la finitura dei parquet. Tale finitura ha
il doppio pregio di essere contemporaneamente elastica ed antigraffio
(tutto sommato, sui parquet ci si cammina pure!), oltre che lasciare
respirare la parte in massello di legno. All’interno, il fissaggio del
woofer è assicurato dal Woodclamp®, un sistema appositamente ideato dal
team di Belforte del Chienti, costituito da un anello opportunamente
dimensionato che preme il trasduttore verso il frontale, mantenendolo in
sede dalla pressione costante esercitata su tutta la sua circonferenza:
questa soluzione elimina o riduce drasticamente le possibili distorsioni
per torsione meccanica che si verificano con fissaggi tradizionali,
utilizzando le flange originali degli stessi altoparlanti.
Appare analogo
anche il fissaggio del tweeter; in tal caso però il Woodclamp è
realizzato mediante un sandwich di legno e alluminio che stringe magneti
e cupola in una struttura elastica (legno) e rigida (alluminio), quindi
presumibilmente smorzante.
L’insieme viene
premuto contro il pannello frontale da viti affogate nel legno.
Infine, gli
elementi emittenti del diffusore si vengono a trovare in un corpo unico
con la rigidità, pesantezza ed elasticità garantita dal massello e dal
fissaggio, a tutto vantaggio dell’emissione.
Il filtro
crossover ha una struttura elettrica a schema parallelo con tagli a
6dB/ott. Durante l’ottimizzazione il progettista ha tenuto conto
dell’impedenza degli altoparlanti per ottenere un taglio acustico con
pendenza totale di 18 dB/ott. In questo caso l’incrocio elettrico (punta
massima nel modulo) si ottiene a circa a 1400 Hz, mentre l’incrocio
acustico cade a 2350 Hz.
Le celle sono
state realizzate utilizzando dei componenti di indubbia qualità:
induttori con rame da 1mm avvolti su nucleo ad altissima permeabilità,
condensatori al polipropilene da 250V con un Delta inferiore allo 0,1%,
resistori da 15W avvolti con tecnologia Ayrton Perry anti-induttiva,
mentre la basetta di supporto è in vetronite con piste da 70micron. Nei
diffusori di serie, tutto il filtro risulta resinato e fissato sul
pannello posteriore in modo da assicurare il massimo della stabilità a
tutti i componenti, preservando da occhi indiscreti le soluzioni
progettuali adottate da AStri.
Il diffusore è
cablato con cavi a treccia Flat da 14 AWG saldati sia su filtro che
sugli altoparlanti mediante stagno al 5% di Argento.
I terminali di
connessione sono dei bellissimi e massicci mono-wiring ad alta corrente,
d’ottima doratura e montati su di una piastra in legno che riporta, con
incisioni al laser, i dati caratteristici del diffusore; i connettori
accettano sia cavo spellato fino a 10 AWG, sia banane da 4 mm che
forcelle da 6.3mm.
Infine, ogni cassa
è dotata di una griglia in acciaio con tela acustica argentata da 90gr/m²
appositamente sagomata, che si regge in sede grazie a quattro
micro-magneti al neodimio affogati nel legno (quindi a scomparsa),
lasciando inalterata una volta rimossa la tela, la bellezza del frontale
in massello, perché privo di quegli antiestetici fissaggi plastici
soliti a vedersi su diffusori tradizionali. A catalogo sono disponibili
dei piedini disaccoppiatori in alluminio calibrati sul peso della cassa,
necessari per tutti coloro che non volessero utilizzare gli appositi
stands e desiderassero appoggiare le Deneb su di un mobile od una
mensola. In ogni caso, questi piedini svolgono la funzione di
disaccoppiatori meccanici per impedire la trasmissione delle vibrazioni
eventualmente generate dal diffusore.
IMPRESSIONI
D’ASCOLTO
Le AStri Deneb NN
sono state collegate ad un finale di potenza Audio Research V-70
mediante cavi di potenza Analog Research Silver Raincoat, pilotato in
connessione bilanciata (cavi Sommercable Epilogue e The Source) da un
pre Audio Research LS-2B, a cui giunge il segnale musicale da un
cd-player integrato Krell KPS 30i; tutto il sistema è sistemato su di un
bel tavolino porta elettroniche NorStone Bergen, mentre le Deneb sono
state posizionate su supporti NorStone Stylum 2 (sebbene gli stands in
mio possesso siano rimarcati Monitor Audio….), d’altezza complessiva
pari a circa 60 cm.
Saltuariamente ho
utilizzato anche i finali a transistor Albarry M408II e Monrio MP1, il
pre Rose RV23S, mantenendo quali riferimenti elettroacustici i diffusori
Mastersound Classic e ProAc Response 2.5.
Il manuale d’uso
fornito a corredo prevede un nutrito elenco di informazioni utili sul
posizionamento dei diffusori in ambiente, sottolineando l’importanza di
distanziare le due casse a non meno di 1,5m fra di esse e suggerendo che
la loro massima linearità di risposta viene raggiunta con
un’inclinazione verso il punto d’ascolto pari a circa 15°, cercando di
realizzare una focale posta a circa 50 cm davanti all’ascoltatore.
Sebbene un loro
posizionamento in prossimità della parete di fondo non sia affatto
sconsigliato fatta salva la possibile compressione della profondità
della scena sonora, mi attengo alle indicazioni di massima fornite dal
Costruttore, distanziando le Deneb di circa 120cm dalla parete
posteriore e di circa 100cm da quelle laterali. Effettivamente, vari
spostamenti nel mio ambiente d’ascolto confermano sia la bontà dei
suggerimenti forniti da AStri che una certa idiosincrasia dei diffusori
verso posizionamenti di fortuna, pena la perdita di coesione prospettica
di un’immagine altrimenti ampia ed assai ben focalizzata nei vari piani
sonori resi disponibili dalle migliori registrazioni. Infine, anche la
rotazione verso il punto d’ascolto non ha più subito variazioni di
sorta.
Trattandosi gli
esemplari inviatimi dei diffusori dimostrativi, dunque già ben rodati
presso l’atelier di Audiocostruzioni in quel di Carpi (io stesso ne ho
potuto apprezzare la musicalità con un discreto margine d’attendibilità,
abbinati ad un lettore CD Esound E5 Reference ed una coppia pre+finale
Tube Technology Seer + Unisis) ho potuto fin da subito apprezzare le
qualità dei diffusori marchigiani.
In realtà, il
primo ascolto critico del sistema mi ha lasciato alquanto perplesso:
nonostante un warm-up dell’amplificazione valvolare pari ad almeno
un’ora di funzionamento, le Deneb soffrivano di un’impalpabile ed
incomprensibile costrizione musicale, difficilmente quantificabile. In
altri termini, si intuivano grandi potenzialità da parte dei diffusori
AStri, eppure sembrava che il suono fuoriuscisse dai trasduttori con il
freno a mano tirato (metafora impropria, ma calzante).
Un poco
imbarazzato, spengo con un briciolo di timore reverenziale tutto
l’impianto, quasi arrivando a rimpiangere quelle sensazioni d’ascolto
percepite quasi vent’anni prima con un ben più modesto impianto,
costituito da un Pioneer PD9300, un Kelvin Labs Integrated ed una coppia
di mai dimenticate Infinity RS5K. Il mio apparato uditivo non godeva di
splendida forma, ovvero avevo erroneamente invertito le polarità di
connessione dei cavi di potenza sul diffusore di sinistra!
Ripristinati i
corretti collegamenti, riprendo le sessioni d’ascolto soltanto il giorno
successivo, basandomi immediatamente sulle solite tracce di riferimento
tratte dal repertorio post-Dream Theater di Kevin Moore. Nel Krell
HPS30i gira Colorblind, prima traccia dell’album “Dead Air for
Radios” uscito nel 1998 a firma del progetto Chroma Key: le abissali
linee elettroniche di basso risultano certamente attenuate rispetto alla
performance delle Response 2.5, ma si percepiscono chiaramente,
contribuendo ad una sonorità complessiva per nulla esile e/o priva di
armoniche fondamentali. Le Deneb sfoderano una voce ed una grinta
insospettabili a fronte del piccolo trasduttore da 13cm adoperato, a
conferma di un reale accordo reflex a quei 48 Hz dichiarati dal
costruttore marchigiano di cui avevo dubitato con uno dei due diffusori
connesso con le polarità invertite. Anzi, la sensazione di un suono
proveniente da un sistema di maggior litraggio è netta e resa ancor più
evidente col finale V-70 piuttosto che con i 110W/ch dei Monrio MP1.
Ascolto dunque la
celeberrima ed intensa Samba pa ti, tratta dal bellissimo
“Abraxas” di Carlos Santana in una edizione remasterizzata di buona
qualità, sebbene trattasi di una registrazione risalente al lontano
1970: la Gibson di Santana si staglia nettissima al centro della scatola
sonora, ricreando un centro immagine marmoreo; ma ecco una percussione
d’accompagnamento provenire dal fianco esterno di uno dei due canali con
un realismo, una fisicità, un decadimento naturale delle armoniche
percussive che mi colgono un poco di sorpresa, nonostante conosca ogni
singola nota della partitura musicale. Proseguo l’ascolto dello stesso
disco con Black Magic Woman ed Oye Como Va, rendendomi più
consapevole di alcune peculiarità che ritengo contraddistinguano questi
diffusori: una rimarchevole naturalezza d’emissione, una notevole
trasparenza ed una spiccata capacità d’introspezione del messaggio
sonoro, un’encomiabile estensione nella risposta di frequenza e tenuta
in potenza ma, soprattutto, una stupenda capacità di discernimento dei
vari piani sonori, che riescono a rendere tattili, netti, persino
tridimensionali i vari strumenti musicali.
Nel Krell si
susseguono dunque William Brothers, Joe Williams, Full Circle, Van
Morrison, Sade, Depeche Mode, dandomi una conferma delle prime
impressioni d’ascolto: l’immagine riprodotta è molto ampia, larghissima,
ben oltre i limiti fisici dei diffusori, permettendo con un ambiente
d’ascolto adeguato di distanziarli parecchio senza perciò impoverire la
scena acustica al loro centro. Riscontro parimenti una profondità
adeguatamente proporzionata, che si colloca sulle medesime prestazioni
delle Mastersound Classic, mentre l’altezza è piuttosto influenzata
dalla quota del tweeter rispetto a quella delle orecchie
dell’ascoltatore in posizione seduta; nella mia mansarda, una “bestia
nera” in tal senso, l’altezza è rimarchevole ed inficiata soltanto da
registrazioni grossolane ed affette da scatolarità o compressione.
All’uopo, le Deneb non fanno assolutamente nulla per mascherare un
qualunque difetto di registrazione: i dischi di Joe Williams per la
Telarc ad esempio (“Feel the Spirit”), evidenziano una timbrica spesso
calda sulle frequenze medie e medio-basse, con l’evidente intento di
risaltare la potente voce del jazz-singer di colore, nonostante il
piccolo diffusore marchigiano offra una gradevolissima luminosità in
gamma medio-alta unitamente ad una raffinatezza e doratura timbrica da
parte della cupola morbida del tweeter custom.
Sebbene le Deneb
possano incontrare qualche difficoltà nel districare grandi masse
orchestrali e non possano evidentemente competere con la possanza e
l’estensione verso i gravi di una JBL 4343 o di un’ammiraglia di mr.
Thiel, trovo assai apprezzabile la loro eccellente velocità di risposta
ai transienti dinamici più repentini, con un piglio dinamico complessivo
soddisfacente anche a volumi non particolarmente sostenuti; sotto tali
aspetti contribuiscono sicuramente una sensibilità misurata di ben 89dB
ed un modulo di carico il cui minimo non scende oltre gli 8 ohm a 240 Hz
.
Il carico
elettrico del diffusore appare pertanto di tutto riposo per qualsiasi
amplificatore, considerato che anche l’argomento del carico non offre
sfasamenti gravosi, risultando negativo proprio in prossimità dei 200 Hz:
senza effettuare alcun tipo di calcolo, a naso un amplificatore dovrebbe
“vedere” un carico massimo pari ad una resistenza pura di poco più di 7
ohm nella gamma di frequenze sopraccitate.
Saccheggiando
nella discografia di Bach, Telemann, Mozart e Rossini (in particolare,
opere per pochi strumenti a corda e a fiato) ed in quella di alcuni
grandi chitarristi attuali impegnati in opere acustiche (Aco Bocina,
Marc Knopfler, Kim Simmonds, Eric Clapton) ritorno ad apprezzare la
bellezza degli ottoni, il realismo dei violoncelli, il pizzico sulle
corde metalliche, ma soprattutto nuovamente il netto discernimento
spaziale degli strumenti ed il naturale decadimento delle loro
rispettive armoniche.
Riesumo allora
tutto quanto nella mia discografia evidenzi parti solistiche di batteria
e di percussioni d’ogni tipo, limitandomi a citare Billy Cobham, Amina
Claudine Myers, Aster Aweke ed Airto Moreira: ecco allora che le Deneb
raggiungono il loro stato di grazia, costringendomi spesso a cercare con
lo sguardo tamburi, makuta, timbales e congas che sembrano
materializzarsi ora dietro un diffusore, ora al centro della scena
sonora, od ancora un poco più a fianco ma ad una diversa quota verticale
e/o in profondità. Percepisco chiaramente la forza delle mani impressa
dal percussionista di turno, il singolo colpo nelle rullate mozzafiato
di Cobham, la nettezza dei contorni di ogni singolo strumento ed i loro
differenti decadimenti armonici.
Giungo alle
conclusioni: innanzitutto ed a puro livello personale, le AStri Deneb mi
sono veramente piaciute sotto ogni aspetto, partendo dalla sopraffina
realizzazione ai componenti utilizzati, sino alla loro performance
musicale ed alla loro omogeneità tonale senza tempo.
Il loro prezzo di
listino, fissato in circa €3100 la coppia IVA inclusa, potrebbe apparire
eccessivamente alto: ritengo però che la performance complessiva
ottenibile dalle Deneb non sia in nessun parametro deficitaria rispetto
ai più autorevoli e pregiati concorrenti internazionali per tipologia e
fascia merceologica.
Anche per tali
motivi, le AStri Deneb riescono a suonare molto bene già con una buona
amplificazione ed un’ottima sorgente, ma per esprimersi al meglio
pretendono conseguentemente abbinamenti eccellenti. Nonostante
l’efficienza medio-alta, ritengo non si debba lesinare sulla potenza e
sulla corrente erogabile dai finali di potenza, valvolari o a stato
solido che siano: l’accoppiata ibrida valvole+fet Audio Research ne è
allo scopo uno splendido esempio.
Qualcuno potrebbe
dunque obiettare sulla qualità degli altoparlanti utilizzati, che
certamente non fanno parte di nessuna linea elitaria di Scan Speak,
Morel, Dynaudio o Focal, ma che sono invece il risultato custom di
ottimi trasduttori italiani adattati allo specifico progetto; oltre a
ciò, l’intero prodotto è interamente progettato e realizzato in Italia
con soli componenti nazionali, elevando l’intera produzione
elettroacustica AStri rispetto alla stragrande maggioranza delle
realizzazioni mondiali in tale specifico segmento merceologico.
In altre parole,
si è oggettivamente di fronte a prodotti unici ed artigianali.
Oltre venticinque
anni fa, con simili prerogative, Sonus Faber è divenuta un mito
nell’arena hi-end. Il paragone non è affatto casuale, perché ritengo che
sotto taluni aspetti mr. Sabbatini sia andato coraggiosamente oltre.
Buoni ascolti e
sensazioni.
Cristiano Nevi
marvel147@gmail.com
|
Le recensioni pubblicate su AStri Audio : |
Era da tanto tempo che non facevo visita a davide e finalmente sabato
mattina ne ho avuto occasione: visto che un amico doveva andare a fare
acquisti da lui, non mi sono certo fatto pregare per accompagnarlo.
dopo una mattinata trascorsa a fare varie prove e ad ascoltare tante
cose interessanti, il buon davide ha iniziato a "scartare" una coppia
di diffusori spiegandoci che si tratta di un prodotto un po'
particolare che ha avuto in prova da un'azienda italiana, la "astri
audio". mai sentita, gli dico. appena estratti dall'imballo hanno
catalizzato la nostra attenzione in quanto si tratta di diffusori
veramente particolari, sia nel design che nella qualità costruttiva per
la quale -e si nota al primo sguardo- non si e proprio badato a spese.
si tratta di ottimi pezzi di arredo che in un ambiente moderno rendono
in maniera ineguagliabile. la prima domanda che faccio a davide
riguarda ovviamente il prezzo..."non sono propriamente economiche" -
dice lui- "siamo sui tremila euro". io e il mio amico ci guardiamo e
l'espressione e eloquente: abbiamo stampato in fronte "non li valgono,
sono pazzi!" . anche davide inizialmente non sembra convinto che il
rapporto qualità prezzo sia favorevole ma prosegue nel suo lavoro: li
sistema nella saletta e gli collega la prima amplificazione a stato
solido. parte il cd... mario venuti inizia a cantare... ecco gli
strumenti... tutti e tre ci guardiamo... e pronunciamo praticamente
all'unisono la frase "li valgono".
l'ascolto e stato breve ma
l'impressione e che questo diffusore sia molto caldo, nitido ed
equilibrato, con prestazioni che hanno solo casse di dimensioni
maggiori ma senza incontrare gli squilibri e le problematiche che a
volte si hanno in alcune casse da pavimento. i componenti sono di
prim'ordine; si vede e si sente. all'ascolto, sotto certi aspetti mi
hanno ricordato molto le famose casse di davide, quelle in massello,
con componenti scan-speak. riguardo alla costruzione, il prodotto e
veramente artigianale e sono costruite in maniera impeccabile e la
rifinitura e curata nei minimi dettagli. non cè¨ dubbio, si tratta di
un gran prodotto e le foto quasi non gli rendono giustizia... e con un
po' di sconto potrebbero rappresentare veramente un "best buy" per chi
cerca il diffusore definitivo.
|
Audiocostruzioni e'
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E tanto Altro
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