SCHEDE E RECENSIONI

Indiana Line Basso 830 - 840 - 850

Subwoofer attivo

 

 

SCHEDA

Di cosa si tratta:

Subwoofer


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Produttore:

Indiana Line - www.indianaline.it

Caratteristiche:

Attivo

Costo:

256 euro listino basso 830 anno 2016

329 euro listino basso 840 2018

366 euro listino basso 850 anno 2016

Info:

Audiocostruzioni di Sbisà e punto vendita

chiedere info@audiocostruzioni.com tel 059-685054

CARATTERISTICHE

 

 

 

DESCRIZIONE

 

  Prodotto assolutamente innovativo per il modo di suonare e il prezzo , molto molto competitivo.

Costruito davvero bene , con un grado di finitura ben superiore alla fascia di prezzo a cui appartiene.  Consigliatissimo !!!

 

SCHEDA FOTOGRAFICA

Basso 840

 

 

Basso 830

Basso 850

 

VEDIAMO DIETRO

 

Basso 840

Basso 830

 

Basso 850

 

IMBALLO E MANUALE




               

LA RECENSIONE DI CRISTIANO

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

Indiana Line Basso 830

Categoria: Subwoofer reflex, attivo - Listino 2013 : €254,10 IVA inclusa

 

 

Chi è Indiana Line

Indiana Line, un brand che ho sempre stimato per vari motivi: perché è italiano (ok, sono nazionalista e scarsamente esterofilo), perché i suoi prodotti non hanno mai avuto listini al pubblico esosi ma assai più spesso alla portata anche del classico studente cronicamente squattrinato, perché il loro rapporto qualità/prezzo è sempre stato “dalla parte del consumatore”, perché ha sempre snobbato con imperturbabile nonchalance lo spocchioso business della sfera hi-end.

Indiana Line ha reso felici migliaia di appassionati della musica, ha iniziato all’ascolto di qualità tanti audiofili che oggi, magari, possiedono impianti di grande valore sonico ed economico, così come probabilmente ha saputo mantenerne altrettanti ad essa affezionati nel tempo.

Così come essa stessa ama definirsi, “fin dai primi anni ’70, [….] Indiana Line è rimasta fedele al pensiero che la musica sia un valore comune a tutti gli uomini, a qualunque livello di classe, di cultura e di capacità di spesa essi appartengano”.

Ecco dunque che leitmotiv di Indiana Line si manifesta nella costante progettazione e realizzazione di oggetti dalle forme sobrie, profusa qualità senza fronzoli nella veste estetica, nelle finiture e nei materiali, prezzo equilibrato e largamente accessibile.

Il marchio torinese si è distinto nell’originalità delle soluzioni tecniche associate alla filosofia del bass-reflex, affrontandola dal doppio carico reflex in serie sino al doppio carico asimmetrico a vista.

Ricordo con altrettanta stima la professionalità dell’ing. Renato Fornasieri, ex-progettista di encomiabile modestia e altrettanta competenza elettroacustica, sino alle sue ultime realizzazioni fra cui la notevole serie Arbour.

Quanti si sono chiesti cosa Indiana Line avrebbe potuto estrarre dal cilindro dei suoi uffici tecnici, se si fosse cimentata in realizzazioni senza compromessi; ma, appunto, un tale approccio non è mai appartenuto alla strategia aziendale, le cui convinzioni si basano fondamentalmente su cinque fattori principali:

a) elevato numero di pezzi prodotti per ogni modello, ottimizzando il potere contrattuale per gli acquisti della componentistica direttamente dai costruttori, anche stranieri, e non tramite distributori o rivenditori;

b) realizzazione in proprio degli altoparlanti su progetti proprietari, oppure fatti costruire direttamente da fabbriche primarie; in particolare, ogni altoparlante è progettato specificatamente per il diffusore su cui dovrà essere montato, stabilendo dapprima le caratteristiche e le dimensioni del mobile, quindi formulando il capitolato tecnico dei drivers (in particolare del woofer) a esso più adatti per le prestazioni finali prefisse;

c) progettazione di diffusori "essenziali", senza fronzoli, utilizzando pannelli di truciolato di elevata compattezza e qualità con impiallacciatura vinilica nera, verniciata su alcuni modelli per migliorarne l'aspetto;

d) cura estetica del prodotto, partendo dal design, alle finiture viniliche di qualità, sino alle realizzazioni top della serie Arbour, ove la finitura vinilica è stata soppiantata dall’impiallacciatura di vero legno;

e) capillare rete di vendita affidata sia a punti di vendita specializzati, sia anche ai grandi magazzini i quali, nonostante la loro (talvolta) insufficiente preparazione e organizzazione per eseguire idonee prove di ascolto, possiedono i numeri commerciali della grande distribuzione.

Il prodotto

Il sub Basso 830 rispecchia fedelmente la filosofia progettuale e costruttiva Indiana Line. Lo dico subito: sarà anche rifinito con un’economicissima impiallacciatura vinilica, ma la sua cura estetica, la bellissima finitura opaca antigraffio, le discrete dimensioni sviluppate soprattutto in profondità, lo rendono un oggetto assolutamente accattivante, anzi bello! Se lo si dovesse giudicare dal mero grado di rifinitura, si potrebbe ipotizzare una collocazione di mercato nel segmento mid-class. Un’esagerazione? Può darsi, ma la classe non è acqua anzi, il Basso 830 costituisce una sonora lezione di stile nei confronti di altre realizzazioni ben più approssimative ma proporzionalmente più esose.

Di seguito si riassumono le caratteristiche dichiarate dal costruttore:

 

Il subwoofer è del tipo attivo, in quanto al suo interno, in una camera dedicata ed isolata dal restante volume di carico dell’unico driver da 220mm, vi è un amplificatore in classe AB espressamente dedicato al suo pilotaggio; la potenza su 8ohm non è stratosferica (75W) ma sufficiente per insonorizzare ambienti d’ascolto raccolti.

Il progetto è caratterizzato da un doppio condotto reflex, posto nella parte inferiore del box, con lo scopo di utilizzare il pavimento come rinforzo naturale alle basse frequenze.

I piedini di gomma d’appoggio hanno un’altezza calcolata a tale scopo, permettendo contemporaneamente il libero sfogo dell’aria interna spostata dal cono del woofer.

Trattandosi di un sub attivo, la parte più interessante è il suo lato….. posteriore!

La sezione dei controlli appare completa, soprattutto in funzione del prezzo di vendita, che consente una buonissima versatilità d’interfacciamento con gli altri elementi dell'impianto audio e con le caratteristiche dell'ambiente d'ascolto.

Sull’ampia piastra metallica di supporto dei circuiti interni di amplificazione, il Basso 830 offre il controllo di volume e la regolazione del taglio-basso di crossover compresa fra 40÷180Hz, entrambi a manopola.

Subito sotto i due potenziometri, sono posti due selettori a slitta, di cui uno dedicato all’autoaccensione automatica o manuale in presenza del segnale audio, il secondo per l’inversione di fase acustica (0÷180°).

 

 

Più sotto, sono stati previsti gli ingressi sbilanciati di linea, sia per segnali stereo sia mono (ingresso identificato come LFE/SUB) mediante tre connettori cinch rca di discreta qualità.

In tal modo, se l’ampli integrato (o il preamplificatore) fosse provvisto di uscite stereo (left e right) sarà possibile sfruttare i corrispondenti ingressi L-R del sub, in caso di uscita mono, si potrà utilizzare l’ingresso LFE, col quale però non potrà essere utilizzata la regolazione di crossover. Il costruttore ha ovviamente previsto gli ingressi ad alto livello, nel caso in cui l’amplificatore possieda soltanto le uscite per gli altoparlanti: in tal caso, occorrerà perseguire una connessione in parallelo, cioè connettere ai morsetti lato ampli sia le casse che il subwoofer, ovviamente rispettando le polarità L-R.

Completano la dotazione, l’interruttore principale di accensione e la vaschetta IEC priva del polo di massa a terra, poiché il costruttore ha previsto un’alimentazione a doppio isolamento, così come si evince dal simbolo del doppio quadrato.

 

Impressioni d’utilizzo e d’ascolto:

Il compatto Basso 830 è stato inserito in un ambiente d’ascolto di circa 25 m², con soffitto mansardato a doppio spiovente, posizionato esattamente al centro e in linea ai diffusori che, per l’occasione, erano rappresentati dalle piccole Sonus Faber Liuto Monitor Wood, supportate dagli stand metallici Stylum 3 della francese Norstone.

Il pavimento della mansarda è abbellito nella sua parte centrale, proprio fra i diffusori e la posizione d’ascolto, da un pesante tappeto persiano rettangolare, sul cui lato corto opposto alla poltrona di audizione appoggia proprio il sub, che infine si trova a circa 130 cm dalla parete di fondo e a circa 220 cm da quelle laterali.

Per il resto dell’impianto mi sono affidato al mio solito notebook Toshiba, coadiuvato dall’interfaccia usb asincrona Musiland Monitor 01 US e dal dac Audio Research DAC5, lettore cd/masterizzatore Marantz DR6050, preamplificatori Synthesis Art in Music PL/1 e Doma Grido Tube, finali Audio Research Classic 30, D-200 e Albarry M408II, cablaggio di segnale e di potenza Sommercable, mentre per il cablaggio stereo di segnale verso il sub ho riposto la mia fiducia nell’Alpha Professional Plus di lunghezza pari a 3 metri lineari.

Certamente il sistema rientra in una categoria qualitativa ben superiore al target d’utenza cui è rivolto il Basso 830, eppure sono convinto che in queste condizioni abbia potuto manifestare i suoi limiti acustici.

Inizialmente ho regolato il crossover alla frequenza di taglio più bassa resa possibile (40Hz), ma la limitata estensione verso le frequenze più gravi da parte delle Liuto Monitor, mi ha spinto nel giro di un paio di giorni ad aumentare l’incrocio elettrico attorno a 65-70 Hz.

Come mia consuetudine, ponendo inizialmente al minimo il potenziometro di regolazione del volume del sub, ho acceso l’impianto con partiture musicali ricche di basse frequenze; ho quindi cominciato ad aumentare gradualmente il volume sino ad avvertire col palmo della mano la vibrazione ritmata del cono del woofer.

A questo punto ho aumentato il volume ancora un poco: come facilmente prevedibile, ho potuto annotare un’immediata sensazione di maggiore profondità della scena acustica, ancorché ben dilatata sul piano orizzontale, con una quota verticale forse più credibile. Se è inconfutabile la timbrica mozartiana delle Liuto Monitor, tanto raffinate quanto delicate e suadenti alle frequenze medie e acute, appare fin da subito evidente la discrezione con cui la presenza e l’articolazione dell’estremo basso siano elargite dal sub Indiana Line. Sicuramente la potenza tutt’altro che esuberante dell’amplificazione del Basso 830 contribuisce all’ottenimento di questo risultato, eppure all’uopo non appunto alcuna criticità o manchevolezza al progetto torinese: questo è un sub ideato per ambienti d’ascolto raccolti, per cui guai se fosse eccessivamente esuberante e presente!

Ogni qualvolta voglia approfondire la resa sulle basse frequenze, penso ai preludi bachiani per organo ma poi mi rifugio nell’ipnosi musicale che i Walkabouts provocano alla mia corteccia cerebrale, in particolare all’ascolto di “Nighttown” (1997, Virgin ‎– 7243 844280-2-0). E’ curioso come tutta la critica nazionale che conta, abbia sempre snobbato quest’opera ritenendola soddisfacente ma comunque distante da precedenti capolavori come “New West Model” (1993) oppure “Satisfied Mind” (1993). E’ altrettanto curioso come un portale immenso qual è AllMusic, sovente criticato per i suoi rating poco credibili, assegni ben quattro stelle a quest’opera, confermate peraltro dai voti degli utenti web.

Personalmente, giudico Nighttown una delle vette di soft-indie-rock della band di Seattle, intriso di ballate di rara raffinatezza e d’invidiabile accuratezza compositiva. Ad onor del vero, occorre sottolineare quanto la trasparenza e la capacità di discernimento dei dettagli di un sistema di riproduzione audio, possano realmente contribuire ad una diversa percezione del messaggio musicale, certamente più profonda, completa e appagante.

Quante volte è capitato di riascoltare un buon album di musica con un sistema via via sempre più evoluto e prestante, per scoprire dettagli mai percepiti prima, giri di basso celati chissà fra quali pieghe melodiche, abbellimenti armonici offuscati da una gamma media confusa e magari piuttosto piatta.

Nighttown è anche un disco ben registrato, senza apparenti limitazioni verso le prime ottave udibili: rispetto alla prestazione delle mie Vienna Acoustics Beethoven Baby Grand o, peggio, di un Sunfire True Subwoofer mkII, il Basso 830 sembra più dimesso e discreto, eppure tale comportamento consente una facilità d’interfacciamento con minidiffusori altrimenti ardua da raggiungere. Una rispolverata a dischi come “Musst musst” di Nusrat Fateh Ali Khan oppure “Diamond Life” di Sade, ove sovente il basso elettrico assurge a strumento melodico anziché di mero accompagnamento ritmico, inducono con le Liuto Monitor a regolare il taglio-basso a 65Hz e il volume a circa un terzo della sua corsa complessiva. Nel mio ambiente d’ascolto, l’estremo basso risulta in tal modo credibile e sufficientemente articolato, piuttosto esteso sebbene non invadente o, peggio, mascherante le gamme immediatamente superiori.

Per chi ama le emozioni forti, nulla osta ad una regolazione maggiore del volume, ma a discapito della pulizia emissiva e con la comparsa di code sonore innaturali e rimbombanti: non è di certo la vocazione del piccolo Basso 830 che, di converso, conferma una prestazione complessiva assai ben mirata ed onesta, a conferma della lungimiranza e della capacità progettuale di Indiana Line, in grado di centrare ogni prodotto in funzione sia del suo segmento commerciale, sia soprattutto della sua più probabile destinazione d’uso.

Il Basso 830 è in grado di scendere agevolmente sino a circa 40÷45 Hz; per raggiungere pienamente la prima ottava, occorrono ben altre realizzazioni dotate di woofer di dimensioni “un tantino” differenti. Può essere inserito in un economico sistema home-cinema così come in un buon impianto stereofonico; parimenti, la sua curata costruzione, il design sobrio e discreto, le prestazioni oneste ma nemmeno deficitarie, sono le carte vincenti per un’eccellente soluzione in ambienti raccolti, a rinforzo dell’emissione di minidiffusori anche d’alta qualità.

Con ogni brano musicale, il sub ha sempre apportato all’immagine sonora una profondità scenica più tangibile e decisa, un centro fuoco più stentoreo, un peso specifico del magma musicale più elevato.

Certamente la corretta disposizione nell’ambiente d’ascolto, ricopre un ruolo decisivo per la riproposizione di una scena acustica ancor più credibile, ma è altrettanto essenziale la capacità di un sub di integrarsi quasi alla perfezione con il sistema d’altoparlanti impiegato: nel caso del Basso 830, la velocità di risposta del woofer impiegato e il suo misurato intervento, s’incollano con soddisfazione al velocissimo mid-woofer delle Liuto Monitor Wood. Ecco, è proprio la percezione di scollature fra le porzioni di frequenza che tendono ad accavallarsi nell’incrocio fra i vari altoparlanti, che determina una fastidiosa innaturalezza del messaggio musicale, una certa gommosità delle fondamentali, una palese confusione strumentale, una riduzione della scena acustica, una perniciosa sensazione di scatolarità del suono.

Fortunatamente, questi non sono limiti ascrivibili alla prestazione del sub Basso 830, anzi, per le sue dimensioni e le sue caratteristiche elettroacustiche, pare comportarsi più da terza via (o una seconda via e mezzo) peraltro non particolarmente estesa e possente, di un bookshelf a due vie piuttosto che di un vero e proprio sub abissale, possente, persino prepotente.

Sarebbe stato molto interessante abbinare un secondo Basso 830, in modo da averne potuto dedicare uno per canale: sono convinto che con un siffatto sistema, assai più versatile di un più classico disegno “floorstanding” entro un ambiente raccolto quale può essere molto facilmente la stanza di una moderna abitazione o di un appartamento, si sarebbero potuti raggiungere risultati molto apprezzabili, a fronte di un esborso economico comunque contenuto.

 

Cristiano N.– marzo 2013

(free reviewer per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

LINKS

 

http://www.indianaline.it/basso-830/1960

 

 

 

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