Recensioni e Schede      

Diffusori Autocostruiti con componenti vari

 

  

 

Di cosa si tratta

Diffusori 3 vie

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Produttore

Autocostruiti

Caratteristiche

alta efficienza

 Costo

-

 

Descrizione:

 

Si tratta di una coppia di diffusori autocostruiti , adatti a chi vuole divertirsi , il woofer  e un 38 cm con membrana in carta del quale non conosco la marca , il medio e un RCF modello N850   da 1 pollice con tromba in abs e il tweeter e un Orion made in Japan.  La cassa contenente il woofer e stata fatta da un falegname in abete di queste misure esterne ,  60 cm larg.

 

Scheda fotografica:

 

 

 

Il medio RCF N 850

 

 

Vediamo dentro:

 

 

 

Il filtro 

 

La modifica di Alberto Bellino:

 

 

Visto che i diffusori avevano dei bei componenti e un bel cabinet , ma il suono non mi convinceva molto , li ho dati ad  Alberto Bellino   per sistemarli .

 

Ecco cosa e successo:

 

Quello che segue, più che un articolo in cui si propone la realizzazione di un diffusore, vuole essere soprattutto uno scritto didattico che dimostra come è facile commettere dei grossolani errori di valutazione quando ci si appresta nella realizzazione di un sistema acustico, proponendo invece un corretto approccio alla sua messa a punto.

 

I diffusori qui proposti mi erano stati in origine consegnati da Davide con l’appellativo “ assolutamente inascoltabili”. Niente di più vero, basta dare un’occhiata alla Figura 1 per rendersi immediatamente  conto di come suonassero in origine i diffusori : gamma bassa inesistente, picco “himalaiano” in gamma media e medio-alta e gamma acuta nuovamente sottotono. Veramente inascoltabile direi e pure piuttosto pericoloso in termini di impedenza fornita al generatore, causata dall’approssimativo filtro di frequenza impiegato.

 

 

 

 Niente da dire sulla qualità dei driver impiegati nel progetto : woofer Beyma da 15” ( 380 mm ), driver delle note medie RCF N850 con tromba da 40 cm, tweeter giapponese dall’aspetto decisamente esoterico e dalle ottime prestazioni sonore.

 Il woofer è un ottimo componente come potete ammirare dalla risposta ottenuta dal driver privo di filtro e montato nel box ( Figura 2 ), parametri di T/S assai equilibrati ed in linea  su quello che normalmente ci si aspetterebbe da un driver dalle caratteristiche semiprofessionali e dall’elevata sensibilità ( Figura 3 ). Il fattore di merito totale non proprio contenuto ci consiglierebbe un accordo valido in un volume leggermente eccedente il Vas per una frequenza di accordo piuttosto contenuta. Non ho avuto la possibilità di dimensionare il box reflex per il caricamento della gamma bassa ma direi che la scelta del progettista è stata parecchio differente rispetto a quanto da me appena  ipotizzato, con la frequenza di accordo in linea alla risonanza in aria libera per un volume di carico piuttosto contenuto rispetto al Vas. Il risultato è notevole in termini di smorzamento e velocità nei transienti come hanno confermato gli ascolti, un po’ meno in termini di estensione del basso il quale è bene presente fino a 50 Hz ma al di sotto di tale valore c’è  poca pressione acustica se consideriamo il diametro del driver e la mole del cabinet.

 

 

 

Il sistema di carico scelto è il basse reflex, con l’adozione di un condotto di accordo rettangolare di generose dimensioni e con un’apertura divisa in due “finestre”, per un’area di uscita inferiore alla sezione stessa del condotto. In virtù di questo e per il fatto che una parete del condotto è rappresentata dal fondo del cabinet, possiamo aspettarci un certo allungamento “virtuale” del condotto rispetto a quanto ci potremmo attendere considerando solamente la sua lunghezza fisica.

 

Un rapido sguardo alla Figura 4, la curva di impedenza del woofer nel suo box di carico, ci dice che la scelta del progettista di lasciare completamente vuoto il volume interno ( Figura 5 ) non appare molto felice. La curva infatti appare assai “frastagliata”, segno di numerose riflessioni e risonanze non smorzate tra le pareti parallele del box, le quali vanno a inficiare l’emissione del driver, generando parecchie irregolarità nella risposta del sistema.

 

 

Fig.  4                                                              Fig.  5

 

Potrei presumere che la scelta di lasciare il box vuoto da parte del progettista possa essere giustificabile dal fatto che egli non volesse immettere perdite nel sistema acustico al fine di preservare la massima efficienza possibile, ma comunque tale scelta non può in nessun caso giustificare le problematiche di risposta  che immancabilmente sono venute fuori con una semplice misura.

Per cui si è reso necessario coibentare tutte le pareti interne tranne il frontale ed il top con assorbente acustico del tipo poliuretano espanso bugnato. Ne sono servite cinque lastre da 50 x 50 cm, ovvero 1,25 metri quadrati per diffusore. Ovviamente occorre prestare attenzione pure al suo posizionamento, evitando di “strozzare” internamente  il condotto e raddoppiando lo spessore sulla schiena del box, in prossimità dell’emissione diretta del woofer ( Figure 6 e 7 ).

 

   

 

E’ stato inoltre necessario porre le guarnizioni di tenuta aria sotto al cestello del woofer e sotto al morsetto di collegamento elettrico, entrambe assenti, al fine di evitare eventuali “spifferi” d’aria che sottraggono sempre efficienza al sistema, comportandosi come resistenze nel modello acustico equivalente ( basso valore di QL ).

 

E qui veniamo al “succo” del discorso. I diffusori qui realizzati non lasciano dubbio su quale fosse il desiderio originale del progettista : ottenere un sistema ad alta efficienza, presumo per dare voce ad amplificatori di modesta potenza ed ottenere un elevato livello di uscita.

Non bisognerebbe mai dimenticare che, nella realizzazione di un siffatto sistema non si deve perdere d’occhio uno dei parametri assolutamente più importanti di qualsiasi, dico qualsiasi sistema di riproduzione sonora domestica : l’omogeneità e l’equilibrio della risposta in frequenza.

Dico questo perché ormai troppe volte mi sono imbattuto in diffusori che, pur di strappare mezzo deciBel in più di livello complessivo, veniva loro tolto proprio il parametro dell’equilibrio sonoro.

Il risultato era quello di trovarsi di fronte ad un sistema certamente efficiente ma assai poco gradevole da ascoltare, con differenze di parecchi dB nella gamma udibile, quindi una risposta tormentata e poco utile.

Ritengo che sia sempre meglio “limare” qualcosa in termini di SPL complessivo al fine di ottenere una risposta più lineare e assai più gradevole, diciamo maggiormente preferibile per un impiego domestico del diffusore. Meglio quindi un sistema di “soli” 94-95 dB ma con differenze in SPL limitate e una risposta omogenea che lo stesso sistema che eroga 97-98 dB ma con vistose alterazioni della risposta e una timbrica affaticante dopo pochi minuti di ascolto.

 

Passiamo al punto in cui si nota maggiormente il mio intervento : il progetto del filtro crossover.

Quando Davide mi consegnò i diffusori, essi erano equipaggiati con una coppia di filtri commerciali, di quelli universali, che dovrebbero andare bene un po’ per tutti i sistemi a tre vie….

Non starò a puntualizzare ancora sul fatto che il crossover è, riferito al sistema acustico come un vestito su misura cucito da un sarto per un indossatore, mi pare ormai palese. Evidentemente chi aveva progettato il sistema riteneva forse che tale filtro potesse andare anche bene, visto la qualità dei driver utilizzati. Pazienza, evitiamo polemiche fini a se stesse. Sui driver inoltre vi erano sparsi qua e la alcuni condensatori, evidentemente aggiunti a posteriore per cercare di raddrizzare a tentoni il risultato sonoro….

 

Dallo schema qui proposto ( Figura 8 ), potete notare come lo schema del filtro sia fondamentalmente piuttosto semplice. Il ramo passabasso presenta una cella a dodici dB “secca”, senza resistori ad attenuarne il comportamento, il ramo passabanda, anche esso del secondo ordine elettrico, presenta una doppia decisa attenuazione tramite la resistenza a monte del filtro vero e proprio e quella direttamente a contatto con il morsetto positivo del driver. Stessa pendenza anche per l’esoterico tweeter orientale, con una attenuazione più modesta e un piccolo condensatore di bypass per le altissime.

 

 

 

Il crossover è stato montato su di due basette millefori separate ( Figura 9 ) : il passabasso è stato inserito all’interno del cabinet ( Figura 10 ) mentre il resto del filtro è rimasto eterno, montato su di un pannello di legno alle spalle del piccolo ma tosto tweeter dagli occhi a mandorla ( Figura 11 ).

 

Fig. 9

 

Fig. 10

 

Fig. 11

 

Da notare l’estrema qualità delle bobine impiegate sul passa basso, realizzate su mie specifiche dalla ditta Nor.Se di Dovera ( CR ) ( Figura 12 ).

 

 

 

A tale proposito voglio ancora una volta ringraziare il titolare della Nor.Se, signor Mapelli e figlio, persone gentilissime e disponibili anche a venire incontro ai miei piccoli capricci, oltre che veramente valide e competenti nel proprio lavoro.

 

Bene, vediamo dunque il risultato sonoro. Osservando la curva di risposta a terzi d’ottava ( Figura 13 ), rilevata in un ambiente un poco piccolo in rapporto alle dimensioni delle casse, si nota come la risposta sia incredibilmente lineare, grazie all’ottimo lavoro svolto dal filtro, attentamente ottimizzato.

 

 

Si nota come il sistema, nonostante il diametro notevole del woofer e le dimensioni del box, non abbia una risposta estesissima in bassa frequenza ma velocità, potenza e tenuta sono veramente notevoli e di livello adeguato alle aspettative che si hanno da un sistema di tale mole. L’enfasi in gamma bassa è data dall’ambiente ma ad orecchio il risultato è assai gratificante anche in un ambiente piuttosto piccolo come è la mia camera – studio – laboratorio.

L’impedenza elettrica è molto lineare, con un minimo intorno ai sei ohm e un massimo di circa dodici il che fa un’impedenza media proprio di otto ohm, come la teoria solitamente richiede ad un sistema domestico. Quindi nessun problema di pilotaggio da parte del finale di potenza, qualunque sia la tecnologia su cui è basato il funzionamento ( transistor, tubi, mosfet o ibrido ) ( Figura 14 ).

   

 

In Figura 15 fornisco pure le quote del cabinet, per chi volesse realizzare il progetto. foto sopra

 

Per concludere posso dire che ora il sistema ha tutte le carte in regola per soddisfare qualsiasi fruitore di musica si decida ad acquistarlo o a realizzarselo.

 

Ancora una cosa : visto che qui abbiamo parlato di alta efficienza, non resisto alla tentazione e vi propongo il progetto di un sistema che dovrebbe garantire 100 dB di pressione acustica senza l’ausilio di driver particolari, trombe o cabinet “esoterici” ( Figura 16 ).

 

 

 

Si tratta di un “umile” sistema da pavimento reflex a condotto, facente uso di una coppia di particolari midwoofer da otto pollici, dotati di 96 dB di sensibilità di partenza. Un accordo semplice ma intelligente e l’utilizzo di un moderno tweeter isodinamico permettono l’ottenimento di una grande efficienza e sensibilità. Unica avvertenza, quella di avere un finale che piloti senza problemi carichi da quattro ohm. Questo sistema dovrebbe garantire una buona dinamica anche se pilotato tramite amplificatori di modesta potenza. E’ chiaro che per “muovere” due coni da otto pollici un po’ di corrente ci vuole, comunque visto le caratteristiche dei driver, non dovrebbero servire molti watt per ottenere una dinamica onorevole.

Avevo studiato questo particolare sistema parecchio tempo fa, per una persona che intendeva realizzarlo a breve, poi non se ne fece più nulla causa problemi famigliari. Il filtro crossover dovrà quindi essere realizzato partendo da zero dai volenterosi che si vorranno cimentare nella costruzione.

 

 

Per qualsiasi domanda, chiarimento, per una chiacchierata o se avete bisogno di aiuto nel caso decideste di voler realizzare questo progetto mi trovate alle mail :

 

audiojam@libero.it

audiojam@vodafone.it

 

Buon ascolto e buona lettura a tutti.  Alberto.

 

E per chi avesse bisogno dei servizi di Alberto Bellino:

 

Audiocostruzioni e punto vendita di :

 

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