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Sono oramai
svariati mesi che
in rete
circolano
diversi 'thread'
riguardanti prodotti cinesi,
a
riprova che
oramai si tratta di un mercato ben introdotto anche
nel
nostro Paese; si
cominciano anche
a
vedere in case di
appassionati, attratti prevalentemente dal prezzo di vendita, dawero
concorrenziale in relazione alle caratteristiche dell'apparecchio;
le possibilità di acquisto, tuttavia, sono ben diversificate, così
come numerosi sono
i
prodotti offerti
in varie versioni; si va dall'acquisto diretto in Cina ove, a fronte
di un costo di acquisto dawero irrisorio, si devono aggiungere
le
spese di
spedizione, sdoganamento ed IV A, oltre al pagamento anticipato; un
altro canale può essere quello del distributore ufficiale, oramai
presente in Europa ed in Italia per tanti marchi: a fronte di un
prezzo sensibilmente più elevato c'è però la possibilità di toccare
con mano (ed ascoltare con padiglione) l'apparecchio prescelto.
Alcuni prodotti,
tuttavia, sono offerti da canali diversi con marchi in molti casi
diversi, come, ad esempio, il Cayin; tuttavia,
a
fronte di una
somiglianza estetica notevole, spesso all'interno vengono apportate
alcune modifiche atte a differenziare il prodotto valorizzandolo e
giustificando così un prezzo più elevato: è il caso del nostro Prima
Luna Prologue T wo, praticamente uguale al Cayin T35, a meno di
modifiche estetiche di dettaglio
e
della presenza al
suo interno di alcune particolarità che verranno meglio descritte
in seguito.
Descrizione
Gli integrati su
cui si è rivolta
la
nostra curiosità
rappresentano un campione che coinvolge una gamma relativamente
completa di questo settore di nicchia: si passa da un
economico
Yaqin
C 10,
e un classico Prima
Luna Prologue Two
sino al Ming Da MC845;
quindi da un
'entry level' (40 watt per canale), ad un altro 40 watt ma
costruito e distribuito in modo più significativo sino al monotriodo
(20 watt) estremamente specialistico.
L'aspetto esterno
di questi integrati è decisamente classico: un piccolo pannello
frontale per tutti, di lamiera di buon spessore per il Prima Luna
ed il Ming Da e di plexiglass con sfondo nero per lo Yaqin; i
comandi sono comuni per tutti: a sinistra il potenziometro del
volume (dal funzionamento a scatti per lo Yaquin e dal tocco
morbidissimo per il Prima Luna) ed il selettore degli ingressi a
destra (due per il Ming Da e quattro per gli altri, ma niente uscita
tape); l'interruttore di accensione completa i comandi disponibili.
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Tutti i telai
sono realizzati con una spessa piastra di acciaio, lucidata o
verniciata a seconda dei modelli. La dotazione di valvole ben
differenzia questi integrati: per lo Yaqin troviamo tre 5670
Generai Electric (ECC82) in ingresso, due 6SN7 utilizzate come
driver e 4 ignote 6N5J (6H5C) quali finali di potenza; il Prima
Luna utilizza più classicamente due 12AX7 (della
Electro-Harmonix), due ignote 12AU7 come ingresso/driver e due
coppie di anonime KT88 come finali; il Ming Da adotta le stesse
quattro valvole (anonime) come ingresso, due 6SN7 come driver e
due 845 marchiate 'Electron Tube' come finali. |

Yaqin C10
la pagina sul sito |
Sui i pannelli
superiori sono riportate, a volte in modo approssimativo, le varie
sequenze dei tubi da installare; ed ecco subito la prima differenza
che caratterizza il Prima Luna quale prodotto con un controllo di
qualità ed una attenzione al particolare più rigorosi rispetto ad i
concorrenti: i
nomi
delle valvole,
infatti, sono accuratamente serigrafati sulla lamiera (perfettamente
verniciata di un bel blu scuro metallizzato) rispetto agli adesivi
ed alle scritte confuse presenti sugli altri ampli.
Tutti gli
apparecchi hanno un trasformatore di alimentazione e due
trasformatori di uscita, nel caso del Prima Luna progettati da un
tecnico olandese (?).
I pannelli
posteriori ospitano i connettori di ingresso e di uscita; piuttosto
miseri per il Yaqin, ben dimensionati (oserei dire uguali...) nel
caso degli altri due apparecchi, peraltro differenziati per le due
canoniche impedenze di 4 ed 8 ohm.
Non ho esaminato
l'interno dello Yaqin a causa della presenza di un severo sigillo di
Una premessa che turberà forse il
sogno di tanti acquirenti: questi amplificatori 'integrati' in
realtà sono dei finali a cui è stato aggiunto un selettore di
ingressi ed il relativo attenuatore passivo...
controllo
e garanzia,
mentre ho curi osato dentro il Prima Luna ed il Ming Da:
spettacolare
il
secondo, ben
realizzato il primo: entrambi cablati in aria, con la presenza di
una unica scheda di taratura del bias per il Prologue T wo,
caratteristica che lo differenzia così dal similare Cayin T35 in
cui tale scheda, progettata dal sopracitato olandese.
è
assente.
questa
volta attribuiamo più semplicemente dei voti alla cura con cui sono
state realizzate le scatole in cartone e gli accessori: 6 per lo
Yaqin. 7 per il Ming Da e 8 per il Prima Luna, l'unico senza alcun
manuale, ma addirittura con un paio di guanti bianchi a corredo.
Analisi sonora
Una premessa che
turberà forse il sogno di tanti acquirenti: questi amplificatori
'integrati' in realtà sono dei finali a cui è stato aggiunto un
selettore di ingressi ed un relativo attenuatore passivo.
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Ming Da mc 845 la scheda |
La sezione 'pre'.
quindi, si riduce ad un reostato più o meno bello che attenua il
segnale; mi era sorto questo dubbio in sede di un primo ascolto.
dubbio poi. ahimè, confermato in seguito all'analisi interna di
questi 'integrati'; l'ascolto critico si è quindi svolto
utilizzando un preamplificatore attivo (e che pre: uno 5pectral
305...).
La sorgente
digitale utilizzata è una Proceed, quella analogica una Oracle
con testina Lyra Clavis D.C.. il pre phono uno sproporzionato
REF Audio Research, diffusori Avalon e jBL. cavetteria MIT;
solita stanza ben trattata con DAAD e Tube T raps. |
I diffusori jBL
(una coppia di Control Monitor con woofer da 12"). dall'efficienza
ben più elevata rispetto agli Avalon impiegati altrimenti, sono
stati utilizzati per una porzione relativamente ridotta di ascolto,
in quanto a fronte di una dinamica dawero interessante con generi
musicali molto disimpegnati. proponevano un equilibrio timbrico
altalenante ed una 'scatola sonora' dalle dimensioni sufficienti
per un paio di stivaletti... Duole quindi allo scrivente polemizzare
inevitabilmente, ma senza acrimonia. con i fanatici sostenitori di
questo genere di diffusori, più da spettacolo circense che da alta
fedeltà impegnata; sono naturalmente pronto a cospargermi il capo di
cenere se dovessi essere smentito autorevolmente e concretamente...
Incoerentemente.
è stata utilizzata come riferimento una amplificazione Rowland e
5pectral, oltre che (a memoria) un paragone virtuale con i CASO
Conrad johnson ed Audio Reserach (il cui prezzo è circa 5 volte
quello dello Yaqin...) e con il Klimo Kent.
Cominciamo
l'ascolto... dai prezzi di listino:
850
euro lo
Yaqin, 1.450 il Prima Luna e 1.500 il Ming Da; e neanche a
farlo apposta (ma guarda un po'...) la classifica delle mie
soggettive preferenze va proprio in questa direzione.
Ed iniziamo
l'analisi sonora comparativa soffermandoci proprio sul Ming Da: a
freddo, senza preamplificatore, con le valvole originali ci si
aspetterebbe ben di più da un monotriodo con le famose 845;
ecco
quindi che si comincia subito a capire che con il pre passivo
interno la dinamica risulti mortificata, alla faccia dei sostenitori
di tale tipologia di apparecchi; non voglio esprimere niente di
assoluto. naturalmente, ma nella mia stanza, con i miei diffusori e
con i miei padiglioni auricolari... preferisco collegare il 305!
piace a chi
scrive
sottolineare
che
tale
caratteristica
non è mai citata
nelle caratteristiche dichiarate dai
costruttori
di
questi oggetti:
che
sia questo
il
pericolo giallo?
Una
caratteristica
comune che si trova in
questi
cinesi
è la scena sonora
bassa
(per il
Ming Da). molto
bassa (per il Prima Luna).
troppo
bassa (per lo
Yaqin): che ci crediate o no, il cambio delle
65N7
di
serie (marcate.
ove
utilizzate, 'OTK') ha prodotto effetti di crescita verticale che
neppure il miglior Viagra...; nel
caso specifico
ho utilizzato
delle N05 sovietiche
marcate addirittura 6H8C
CCCP!

La
caratteristica
che risalta maggiormente nel Ming Da, dopo aver sostituito anche le
altre
quattro
valvole piccole,
è la fluidità di emissione
unita ad un calore
del
tutto
particolare:
sarà l'effetto suggestionante dei
grossi tubi
845, ma il dettaglio e la raffinatezza di
grana sono
veramente a livello elevatissimo, quasi a livello del
100s 5pectral
e
quindi ben superiori rispetto ai concorrenti presenti in saletta; e
rispetto al finale americano questo ampli cinese mostra, come detto.
una magia delicatissima nel trattare il segnale musicale, attenzione
che si trasforma però in
eccesso
di riguardo
quando si debba amplificare dei pieni orchestrali o, in generale, un
messaggio sonori 'di impatto'
E'
questo, tuttavia,
il
secondo
ampli che vorrei affiancare in saletta ad ..1['1 !1erboruto stato
solido; forse ancora
d, p ~ Ilspetto
al mai troppo
lodato V35, grazie a, Ilscaldamento garbato che il Ming Da propone
trattando la musica
che gli
scorre
dentro. Ebbene
si, forse è
proprio preferibile al Classic 30: eresia? Mah, provate voi; e sto
ben attento a non fare la figura della banderuola che va gira a
seconda del vento che soffia...
Un attento
lettore potrà
giustamente
obiettare sul
fatto che a
questo punto,
sostituendo
sei valvole su otto, si sia un po' snaturato il
carattere originario di
questo
oggetto; ma
la spesa richiesta per l'upgrade
è dell'ordine
del 5%
rispetto
all'acquisto del
prodotto
completo!
Torniamo a noi:
è
questo un
amplificatore
che rende magnificamente con la piccola
orchestra da camera
e con le voci,
veramente
superlative,
che vengono
posizionate
accuratamente
all'interno di
uno scenario immaginario proporzionato, la cui differenza
rispetto
ai
riferimenti è la relativa
ristrettezza
e
l'altezza
non così
sviluppata;
non c'èda
pensare ad una
modifica del cablaggio,
visto che, come detto, quest'apparecchio
è
interamente
realizzato con i componenti uniti 'in aria'.
Il fuoco c'è, ma
ovviamente
non
è quello 'alla
Zeiss' di uno
5pectral...
In
definitiva
(leggo nelle
mie note
sintetiche di ascolto) si
tratta di un apparecchio estremamente
raffinato
con
una gamma medio
alta dalla trama percepibile, ma
setosissima,
una gamma
bassa
leggermente arretrata rispetto al
desiderato. ma la cui limitata
potenza
(siamo sempre
HARDWARE
vicini al limite con
le Avalon) non lo fanno apparire certamente come un amplificatore
universale. . E comunque ascoltare come traccia la Clavis con questo
amplificatore è veramente suggestivo.
Due parole, quindi,
anche su questa partecipante a questa rappresentazione, da premio
Oscar quale attrice non protagonista, ma che caratterizza tutto
il... film. Rispetto alla mia precedente Koetsu ha una raffinatezza
simile in quantità, ma di diversa impostazione timbrica: più calda
quest'ultima rispetto ad una ariosissima e dettagliata Scan T ech,
ahimè dal costo anche sensibilmente superiore.
Passiamo ora al
Prima Luna: giusto per un minimo di rodaggio, è stato ascoltato in
sottofondo da un altro ambiente e, con le dovute limitazioni
naturalmente, il risultato era già interessante. Si riusciva già a
scorgere acusticamente un gran bel suonare. La conferma c'è stata al
momento dell'ascolto critico: anche in questo caso è stata
necessaria l'interposizione di un pre di valore (il solito...) per
poter discernere compiutamente le possibilità di questo interessante
prodotto.
Di Prima Luna esiste
anche la versione Prologue One, dotata delle EL34 al posto delle
KT88, dalla sonorità un poco più esile, ma dalla raffinatezza
superiore; la qual cosa confermerebbe per l'ennesima volta la
superiorità delle 34, da questo punto di vista, rispetto alle 88;
peraltro si risparmiano anche 300 euro...

Il fianco del Yaqin C10
La capacità di
ricostruire volumi reali del Prologue T wo, tuttavia, è superiore al
modello One ed anche rispetto al Ming Da; il suono è quello tipico
dei finali classici con questo tipo di circuitazione e con le KT88.
Un amplificatore, quindi raffinato e, oserei dire, quasi
universale. Con il limite, difficilmente quantificabile, della
mancanza della magia offerta da un altro tipo di valvola (845). C'è
da essere incuriositi dalla possibilità di un test sui banchi di
misura: probabilmente le caratteristiche di questa tipologia di
apparecchi risulterebbero molto simile le une alle altre, come del
resto lo è il suono. Gamma bassa tondeggiante, ma non troppo, media
curata all'inverosimile e gamma alta leggermente smussata;
caratteristiche moderatamente valvolari che,
sinceramente, nel caso dello Yaqin sono ancora meno in evidenza,
assimilandolo maggiormente ad un prodotto ibrido piuttosto che ad
una circuitazione interamente a tubi.
A proposito di
quest'ultimo, un confronto diretto con il monotriodo lo fa apparire
perdente su quasi tutti i fronti (soprattutto sulla raffinatezza e
la trasparenza) ad eccezione della capacità di spinta; ma del resto
anche il prezzo di acquisto è quasi la metà...
Con dei diffusori di
efficienza superiore ai 90dB non si dovrebbero aver problemi di
sonorizzazione per qualsiasi genere musicale ed ambiente domestico;
anche se, tirato per i capelli, anche il Prima Luna mostra i suoi
limiti, collassando la scena e 'raggelando' il colore degli
strumenti.Timbricamente assimiliamo ad un bianco di lampada
fluorescente lo Yaqin, ad un beige il Prima Luna ed a un paralume 'ecrù'
illuminato da una softtone il Ming Da; cerco di utilizzare queste
similitudini maggiormente comuni per cercare di esemplificare un
concetto altrimenti non semplice da esprimere.
Lo Yaqin è quello
con la sonorità che, come detto, si discosta maggiormente da quella
tipica valvolare, proponendo un messaggio musicale veloce ed
articolato in basso (anche se non profondissimo) e adeguatamente
rifinito in alto. Rispetto al Ming Da questo integrato appare
addirittura senz'anima e velato, tanta è la differenza con il
monotriodo, dawero un oggetto ben riuscito.
Tutti questi
amplificatori sono particolarmente silenziosi rispetto ai colleghi
di una decina di anni orsono; grazie probabilmente ai componenti
scelti in modo più accurato, piuttosto che alla innovativa (?)
circuitazione; ed è una caratteristiche che ha i suoi pregi al
momento in cui si rende necessario 'intrasentire' (neologismo
derivato dall'omologo 'intravedere') certi particolari come, ad
esempio, lo strofinio del crine dell'archetto sulle corde del
violoncello o simili. Naturalmente tale raffinatezza è più
awertibile sul Ming Da rispetto agli altri due apparecchi.
Gli ottoni
riproposti sono senz'altro interessanti con lo Yaqin e con il Prima
Luna, mentre dawero diventano squillanti nel modo giusto con il
monotriodo, a fronte di un 'corpo' generale della trama meno
appariscente quando sia necessario erogare alcune decine di watt; ed
è questo il momento in cui una 'tacca' di volume in meno ridona al
nostro
Ming Da un respiro
che cominciava a farsi affannoso, a fronte di un maggior distacco da
livelli di ascolto realistici. Non è quindi, come detto, un oggetto
universale, se non (forse) con delle casse ben efficienti e con
certi generei musicali...
Con il Prima Luna,
pur avendo a disposizione un quartetto di KT90, non mi sono
azzardato a sostituire le finali, a causa della impossibilità poi
di controllare la corrente di bias. Certo che già la sola
sostituzione delle
IlAU7 con delle
Amperex NOS ha reso il suono 'dramatically improoved', come spesso
si usa leggere in tanti comunicati stampa americani relativi al
lancio nuovi e 'definitivi' prodotti. Un paragone a casaccio con
altri amplificatori del recente passato? Sì, non ci scandalizziamo:
il Ming Da è più 'bello' del V35; la timbrica dello Yaqin invece
ricorda a grandi linee quella del Classic 30, senza averne la
raffinatezza generale. Il Prima Luna è, efficienza dei diffusori
permettendo, un oggetto quasi universale, con più spinta degli
altri, ma non così raffinato come, per esempio, il già citato Cl30
od il Klimo Kent.
Tutti gli integrati
sono stati ascot1ati sui loro piedini originali, senza punte, in
modo da assimilarne il comportamento; una nota curiosa da riferire è
che l'odore emesso da questi apparecchi a caldo è molto simile l'uno
all'altro: che abbiano la SARS in incubazione?!?
Conclusioni
La caratteristica
comune di questi integrati risiede nella necessità di utilizzo di
un preamplificatore attivo per ottenere il massimo delle loro
potenzialità; così come nella sostituzione delle anonime (di nome e
di fatto) valvole di ingresso e driver. Per la scelta tra l'uno o
l'altro possono pesare diverse variabili: prima tra tutte il
prezzo, naturalmente un valore oggettivo in assoluto e soggettivo a
seconda del volume 'portafogliaceo' dell'acquirente. Poi la qualità
sonora, come detto scalata, ma non proporzionale alla richiesta
economica. Quindi metterei anche la distribuzione che, nel caso del
Prima Luna, è affidata ad uno dei nomi sacri dell'alta
fedeltàitaliana, mentre è di un emergente (o addirittura è 'fai da
te') nel caso degli altri prodotti.
In tutti i casi, c'è
da essere contenti che esistano prodotti del genere: rammentate un
momento ai tempi nostri (miei): se a fronte delle circa seicentomila
cocuzze richieste per un (ad esempio) Rotei,
vi
avessero proposto un
Mink (perdonate l'irriverenza...) di analoghe qualità costruttive e
sonore a 100.000 lirette...
Quanta gente avrebbe
potuto gioire già da allora della 'vera' alta fedeltà!
Riccardo Mozzi
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