Recensioni e Schede

 

Per gentile concessione della rivista

 

 

Tre valvolari dalla Cina a prezzo super concorrenziale:

affarone o delusione?

Riccardo Mozzi

 

Yaqin  C10

Prima Luna Prologue

Ming Da MC 845

 

 

 

Sono oramai svariati mesi che in rete circo­lano diversi 'thread' riguardanti prodotti cinesi, a riprova che oramai si tratta di un mercato ben introdotto anche nel nostro Paese; si cominciano anche a vedere in case di appassionati, attratti prevalentemente dal prezzo di vendita, dawero concorrenziale in relazione alle caratteristiche dell'appa­recchio; le possibilità di acquisto, tuttavia, sono ben diversificate, così come numerosi sono i prodotti offerti in varie versioni; si va dall'acquisto diretto in Cina ove, a fronte di un costo di acquisto dawero irrisorio, si devono aggiungere le spese di spedizione, sdoganamento ed IV A, oltre al pagamento anticipato; un altro canale può essere quello del distributore ufficiale, oramai presente in Europa ed in Italia per tanti marchi: a fronte di un prezzo sensibilmente più elevato c'è però la possibilità di toccare con mano (ed ascoltare con padiglione) l'apparecchio prescelto.

 

Alcuni prodotti, tuttavia, sono offerti da canali diversi con marchi in molti casi diversi, come, ad esempio, il Cayin; tuttavia, a fronte di una somiglianza estetica notevole, spesso all'in­terno vengono apportate alcune modifiche atte a differenziare il prodotto valorizzan­dolo e giustificando così un prezzo più elevato: è il caso del nostro Prima Luna Prologue T wo, praticamente uguale al Cayin T35, a meno di modifiche estetiche di dettaglio e della presenza al suo interno di alcune particola­rità che verranno meglio descritte in seguito.

 

Descrizione

Gli integrati su cui si è rivolta la nostra curiosità rappresentano un campione che coinvolge una gamma relativamente completa di questo settore di nicchia: si passa da un economico Yaqin C 10,  e un classico Prima Luna Prologue Two sino al Ming Da MC845;

 

quindi da un 'entry level' (40 watt per canale),  ad un altro 40 watt ma costruito e distribuito in modo più significativo sino al monotriodo (20 watt) estremamente specialistico.

L'aspetto esterno di questi integrati è deci­samente classico: un piccolo pannello fron­tale per tutti, di lamiera di buon spessore per il Prima Luna ed il Ming Da e di plexiglass con sfondo nero per lo Yaqin; i comandi sono comuni per tutti: a sinistra il poten­ziometro del volume (dal funzionamento a scatti per lo Yaquin e dal tocco morbidissimo per il Prima Luna) ed il selettore degli ingressi a destra (due per il Ming Da e quattro per gli altri, ma niente uscita tape); l'interruttore di accensione completa i comandi disponi­bili.

 

 

Tutti i telai sono realizzati con una spessa piastra di acciaio, lucidata o verniciata a seconda dei modelli. La dotazione di valvole ben differenzia questi integrati: per lo Yaqin troviamo tre 5670 Generai Electric (ECC82) in ingresso, due 6SN7 utilizzate come driver e 4 ignote 6N5J (6H5C) quali finali di potenza; il Prima Luna utilizza più classicamente due 12AX7 (della Electro-Harmonix), due ignote 12AU7 come ingresso/driver e due coppie di anonime KT88 come finali; il Ming Da adotta le stesse quattro valvole (anonime) come ingresso, due 6SN7 come driver e due 845 marchiate 'Electron Tube' come finali.

Yaqin C10

la pagina sul sito

 

Sui i pannelli superiori sono riportate, a volte in modo approssimativo, le varie sequenze dei tubi da installare; ed ecco subito la prima differenza che caratterizza il Prima Luna quale prodotto con un controllo di qualità ed una attenzione al particolare più rigorosi rispetto ad i concorrenti: i nomi delle valvole, infatti, sono accuratamente serigrafati sulla lamiera (perfettamente verniciata di un bel blu scuro metallizzato) rispetto agli adesivi ed alle scritte confuse presenti sugli altri ampli.

Tutti gli apparecchi hanno un trasforma­tore di alimentazione e due trasformatori di uscita, nel caso del Prima Luna progettati da un tecnico olandese (?).

I pannelli posteriori ospitano i connettori di ingresso e di uscita; piuttosto miseri per il Yaqin, ben dimensionati (oserei dire uguali...) nel caso degli altri due apparecchi, peraltro differenziati per le due canoniche impedenze di 4 ed 8 ohm.

Non ho esaminato l'interno dello Yaqin a causa della presenza di un severo sigillo di

 

Una premessa che turberà forse il sogno di tanti acquirenti: questi amplificatori 'integrati' in realtà sono dei finali a cui è stato aggiunto un selettore di ingressi ed il  relativo attenuatore passivo...

 

controllo e garanzia, mentre ho curi osato dentro il Prima Luna ed il Ming Da: spetta­colare il secondo, ben realizzato il primo: entrambi cablati in aria, con la presenza di una unica scheda di taratura del bias per il Prologue T wo, caratteristica che lo diffe­renzia così dal similare Cayin T35 in cui tale scheda, progettata dal sopracitato olandese. è assente.

 questa volta attribuiamo più semplicemente dei voti alla cura con cui sono state realizzate le scatole in cartone e gli accessori: 6 per lo Yaqin. 7 per il Ming Da e 8 per il Prima Luna, l'unico senza alcun manuale, ma addirittura con un paio di guanti bianchi a corredo.

 

Analisi sonora

Una premessa che turberà forse il sogno di tanti acquirenti: questi amplificatori 'inte­grati' in realtà sono dei finali a cui è stato aggiunto un selettore di ingressi ed un rela­tivo attenuatore passivo.

 

Ming Da mc 845  la  scheda

La sezione 'pre'. quindi, si riduce ad un reostato più o meno bello che attenua il segnale; mi era sorto questo dubbio in sede di un primo ascolto. dubbio poi. ahimè, confermato in seguito all'analisi interna di questi 'integrati'; l'ascolto critico si è quindi svolto utilizzando un pream­plificatore attivo (e che pre: uno 5pectral 305...).

La sorgente digitale utilizzata è una Proceed, quella analogica una Oracle con testina Lyra Clavis D.C.. il pre phono uno sproporzionato REF Audio Research, diffusori Avalon e jBL. cavetteria MIT; solita stanza ben trattata con DAAD e Tube T raps.

 

I diffusori jBL (una coppia di Control Moni­tor con woofer da 12"). dall'efficienza ben più elevata rispetto agli Avalon impiegati altrimenti, sono stati utilizzati per una porzione relativamente ridotta di ascolto, in quanto a fronte di una dinamica dawero interessante con generi musicali molto disimpegnati. proponevano un equilibrio timbrico altale­nante ed una 'scatola sonora' dalle dimen­sioni sufficienti per un paio di stivaletti... Duole quindi allo scrivente polemizzare inevi­tabilmente, ma senza acrimonia. con i fana­tici sostenitori di questo genere di diffusori, più da spettacolo circense che da alta fedeltà impegnata; sono naturalmente pronto a cospargermi il capo di cenere se dovessi essere smentito autorevolmente e concre­tamente...

Incoerentemente. è stata utilizzata come riferimento una amplificazione Rowland e 5pectral, oltre che (a memoria) un paragone virtuale con i CASO Conrad johnson ed Audio Reserach (il cui prezzo è circa 5 volte quello dello Yaqin...) e con il Klimo Kent.

 

Cominciamo l'ascolto... dai prezzi di listino:

850  euro lo Yaqin, 1.450 il Prima Luna e 1.500  il Ming Da; e neanche a farlo apposta (ma guarda un po'...) la classifica delle mie soggettive preferenze va proprio in questa direzione.

Ed iniziamo l'analisi sonora comparativa soffermandoci proprio sul Ming Da: a freddo, senza preamplificatore, con le valvole origi­nali ci si aspetterebbe ben di più da un mono­triodo con le famose 845; ecco quindi che si comincia subito a capire che con il pre passivo interno la dinamica risulti mortificata, alla faccia dei sostenitori di tale tipologia di apparecchi; non voglio esprimere niente di asso­luto. naturalmente, ma nella mia stanza, con i miei diffusori e con i miei padiglioni auri­colari... preferisco collegare il 305!

piace a chi scrive sottolineare che tale caratteristica non è mai citata nelle caratteristi­che dichiarate dai costruttori di questi oggetti: che sia questo il pericolo giallo?

Una caratteristica comune che si trova in questi cinesi è la scena sonora bassa (per il Ming Da). molto bassa (per il Prima Luna). troppo bassa (per lo Yaqin): che ci crediate o no, il cambio delle 65N7 di serie (marcate. ove utilizzate, 'OTK') ha prodotto effetti di crescita verticale che neppure il miglior Viagra...; nel caso specifico ho utilizzato delle N05 sovietiche marcate addirittura 6H8C CCCP!

 

 

 

La caratteristica che risalta maggiormente nel Ming Da, dopo aver sostituito anche le altre quattro valvole piccole, è la fluidità di emissione unita ad un calore del tutto particolare: sarà l'effetto suggestionante dei grossi tubi 845, ma il dettaglio e la raffinatezza di grana sono veramente a livello elevatissimo, quasi a livello del 100s 5pectral e quindi ben superiori rispetto ai concorrenti presenti in saletta; e rispetto al finale americano questo ampli cinese mostra, come detto. una magia delicatissima nel trattare il segnale musicale, attenzione che si trasforma però in eccesso di riguardo quando si debba amplificare dei pieni orchestrali o, in generale, un messag­gio sonori 'di impatto' E' questo, tuttavia, il secondo ampli che vorrei affiancare in saletta ad ..1['1 !1erboruto stato solido; forse ancora d, p ~ Ilspetto al mai troppo lodato V35, grazie a, Ilscaldamento garbato che il Ming Da propone trattando la musica che gli scorre dentro. Ebbene si, forse è proprio preferi­bile al Classic 30: eresia? Mah, provate voi; e sto ben attento a non fare la figura della banderuola che va gira a seconda del vento che soffia...

Un attento lettore potrà giustamente obiet­tare sul fatto che a questo punto, sostituendo

sei valvole su otto, si sia un po' snaturato il carattere originario di questo oggetto; ma la spesa richiesta per l'upgrade è dell'ordine del 5% rispetto all'acquisto del prodotto completo!

Torniamo a noi: è questo un amplifica­tore che rende magnificamente con la piccola orchestra da camera e con le voci, vera­mente superlative, che vengono posizionate accuratamente all'interno di uno scenario immaginario proporzionato, la cui differenza rispetto ai riferimenti è la relativa ristret­tezza e l'altezza non così sviluppata; non c'èda pensare ad una modifica del cablaggio, visto che, come detto, quest'apparecchio è inte­ramente realizzato con i componenti uniti 'in aria'.

Il fuoco c'è, ma ovviamente non è quello 'alla Zeiss' di uno 5pectral... In definitiva (leggo nelle mie note sintetiche di ascolto) si tratta di un apparecchio estremamente raffi­nato con una gamma medio alta dalla trama percepibile, ma setosissima, una gamma bassa leggermente arretrata rispetto al desiderato. ma la cui limitata potenza (siamo sempre

 

 

HARDWARE

 

vicini al limite con le Avalon) non lo fanno apparire certamente come un amplificatore universale. . E comunque ascoltare come traccia la Clavis con questo amplificatore è veramente suggestivo.

Due parole, quindi, anche su questa partecipante a questa rappresentazione, da premio Oscar quale attrice non protagonista, ma che caratterizza tutto il... film. Rispetto alla mia precedente Koetsu ha una raffina­tezza simile in quantità, ma di diversa impo­stazione timbrica: più calda quest'ultima rispetto ad una ariosissima e dettagliata Scan T ech, ahimè dal costo anche sensibilmente superiore.

Passiamo ora al Prima Luna: giusto per un minimo di rodaggio, è stato ascoltato in sottofondo da un altro ambiente e, con le dovute limitazioni naturalmente, il risultato era già interessante. Si riusciva già a scorgere acusticamente un gran bel suonare. La conferma c'è stata al momento dell'ascolto critico: anche in questo caso è stata neces­saria l'interposizione di un pre di valore (il solito...) per poter discernere compiutamente le possibilità di questo interessante prodotto.

Di Prima Luna esiste anche la versione Prologue One, dotata delle EL34 al posto delle KT88, dalla sonorità un poco più esile, ma dalla raffinatezza superiore; la qual cosa confermerebbe per l'ennesima volta la supe­riorità delle 34, da questo punto di vista, rispetto alle 88; peraltro si risparmiano anche 300 euro...

 

 

Il fianco del Yaqin  C10

 

La capacità di ricostruire volumi reali del Prologue T wo, tuttavia, è superiore al modello One ed anche rispetto al Ming Da; il suono è quello tipico dei finali classici con questo tipo di circuitazione e con le KT88. Un ampli­ficatore, quindi raffinato e, oserei dire, quasi universale. Con il limite, difficilmente quan­tificabile, della mancanza della magia offerta da un altro tipo di valvola (845). C'è da essere incuriositi dalla possibilità di un test sui banchi di misura: probabilmente le carat­teristiche di questa tipologia di apparecchi risulterebbero molto simile le une alle altre, come del resto lo è il suono. Gamma bassa tondeggiante, ma non troppo, media curata all'inverosimile e gamma alta leggermente smussata; caratteristiche moderatamente valvolari che, sinceramente, nel caso dello Yaqin sono ancora meno in evidenza, assimilan­dolo maggiormente ad un prodotto ibrido piuttosto che ad una circuitazione intera­mente a tubi.

A proposito di quest'ultimo, un confronto diretto con il monotriodo lo fa apparire perdente su quasi tutti i fronti (soprattutto sulla raffinatezza e la trasparenza) ad ecce­zione della capacità di spinta; ma del resto anche il prezzo di acquisto è quasi la metà...

Con dei diffusori di efficienza superiore ai 90dB non si dovrebbero aver problemi di sono­rizzazione per qualsiasi genere musicale ed ambiente domestico; anche se, tirato per i capelli, anche il Prima Luna mostra i suoi limiti, collassando la scena e 'raggelando' il colore degli strumenti.Timbricamente assi­miliamo ad un bianco di lampada fluore­scente lo Yaqin, ad un beige il Prima Luna ed a un paralume 'ecrù' illuminato da una soft­tone il Ming Da; cerco di utilizzare queste simi­litudini maggiormente comuni per cercare di esemplificare un concetto altrimenti non semplice da esprimere.

Lo Yaqin è quello con la sonorità che, come detto, si discosta maggiormente da quella tipica valvolare, proponendo un messag­gio musicale veloce ed articolato in basso (anche se non profondissimo) e adeguatamente rifi­nito in alto. Rispetto al Ming Da questo inte­grato appare addirittura senz'anima e velato, tanta è la differenza con il monotriodo, dawero un oggetto ben riuscito.

 

Tutti questi amplificatori sono particolar­mente silenziosi rispetto ai colleghi di una decina di anni orsono; grazie probabilmente ai componenti scelti in modo più accurato, piuttosto che alla innovativa (?) circuitazione; ed è una caratteristiche che ha i suoi pregi al momento in cui si rende necessario 'intra­sentire' (neologismo derivato dall'omologo 'intravedere') certi particolari come, ad esem­pio, lo strofinio del crine dell'archetto sulle corde del violoncello o simili. Naturalmente tale raffinatezza è più awertibile sul Ming Da rispetto agli altri due apparecchi.

 

Gli ottoni riproposti sono senz'altro inte­ressanti con lo Yaqin e con il Prima Luna, mentre dawero diventano squillanti nel modo giusto con il monotriodo, a fronte di un 'corpo' generale della trama meno appariscente quando sia necessario erogare alcune decine di watt; ed è questo il momento in cui una 'tacca' di volume in meno ridona al nostro

 

Ming Da un respiro che cominciava a farsi affannoso, a fronte di un maggior distacco da livelli di ascolto realistici. Non è quindi, come detto, un oggetto universale, se non (forse) con delle casse ben efficienti e con certi generei musicali...

Con il Prima Luna, pur avendo a disposi­zione un quartetto di KT90, non mi sono azzar­dato a sostituire le finali, a causa della impossibilità poi di controllare la corrente di bias. Certo che già la sola sostituzione delle

IlAU7 con delle Amperex NOS ha reso il suono 'dramatically improoved', come spesso si usa leggere in tanti comunicati stampa americani relativi al lancio nuovi e 'definitivi' prodotti. Un paragone a casaccio con altri amplificatori del recente passato? Sì, non ci scandalizziamo: il Ming Da è più 'bello' del V35; la timbrica dello Yaqin invece ricorda a grandi linee quella del Classic 30, senza averne la raffinatezza generale. Il Prima Luna è, efficienza dei diffusori permettendo, un oggetto quasi universale, con più spinta degli altri, ma non così raffinato come, per esem­pio, il già citato Cl30 od il Klimo Kent.

 

Tutti gli integrati sono stati ascot1ati sui loro piedini originali, senza punte, in modo da assimilarne il comportamento; una nota curiosa da riferire è che l'odore emesso da questi apparecchi a caldo è molto simile l'uno all'altro: che abbiano la SARS in incu­bazione?!?

 

Conclusioni

La caratteristica comune di questi inte­grati risiede nella necessità di utilizzo di un preamplificatore attivo per ottenere il massimo delle loro potenzialità; così come nella sosti­tuzione delle anonime (di nome e di fatto) valvole di ingresso e driver. Per la scelta tra l'uno o l'altro possono pesare diverse varia­bili: prima tra tutte il prezzo, naturalmente un valore oggettivo in assoluto e soggettivo a seconda del volume 'portafogliaceo' dell'ac­quirente. Poi la qualità sonora, come detto scalata, ma non proporzionale alla richiesta economica. Quindi metterei anche la distri­buzione che, nel caso del Prima Luna, è affi­data ad uno dei nomi sacri dell'alta fedeltàitaliana, mentre è di un emergente (o addi­rittura è 'fai da te') nel caso degli altri prodotti.

In tutti i casi, c'è da essere contenti che esistano prodotti del genere: rammentate un momento ai tempi nostri (miei): se a fronte delle circa seicentomila cocuzze richie­ste per un (ad esempio) Rotei, vi avessero proposto un Mink (perdonate l'irriverenza...) di analoghe qualità costruttive e sonore a 100.000 lirette...

 

Quanta gente avrebbe potuto gioire già da allora della 'vera' alta fedeltà!     Riccardo Mozzi

 

 

La recensione di Video Hifi  sul Primaluna : http://www.videohifi.com/15_primaluna.htm

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