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Provaci ancora T.AMP
edgarnew@mybox.it
Del
t-amp s’è veramente detto di tutto ed anche di più.
S’è
passato dall’isterismo collettivo secondo cui alcuni avrebbero buttato
dalla finestra i loro Mark Levinson o i loro Conrad Jhonson per fare
posto al mostro in plastica, fino all’ostracismo più accanito nei
confronti del nanetto tanto da far sì che la questione si sintetizzasse
in un:
”ecco n’artra
monnezza”.
Che il
t-amp non sia l’ampli definitivo, ma che di guai ne ha provocati
veramente tanti l’abbiamo compreso tutti.
Diciamo
che però questo oggetto è diventato negli ultimi mesi la palestra del
tweeking anche per chi un saldatore in mano non l’aveva mai preso.
E
allora lì giù a vederne di tutti i colori, fino addirittura ad assistere
ad alcune realizzazioni il cui costo era così alto tanto da invocare la
più becera fra le prese per i fondelli.
Il mio
pensiero sul t-amp lo conoscono bene o male tutti ed io il primo ho
compreso che quest’oggetto aveva veramente grandi potenzialità (in parte
messe in luce al solo cambio di alimentatore) per cui non appena ho
saputo di un Super T-amp, devo dire che non ho resistito alla tentazione
di acquistarlo.
Detto
fatto, l’oggetto tramite Play stereo mi è giunto in soli 4 giorni
dall’ordine ed ecco qui che mi trovo a parlarne.
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Il Super T-Amp
paragonato al T-amp appare immediatamente come un altro apparecchio,
sia per dimensioni che per “livrea”
La plastica ha lasciato
il posto al metallo e l’insieme appare da “apparecchio serio” |
Entriamo quindi nei particolari, l’apparecchio arriva in un imballo
decisamente economico in cui troviamo oltre l’apparecchio (ribattezzato
da poco in America HERO) anche un bel po’ di dotazione aggiuntiva.
Quest’ultima
in verità non si distingue particolarmente, ma si deve riconoscere ai
produttori del S.T.A (super t amp) che quanto meno si sono sforzati di
fare qualcosa ed ecco che in bell’ordine ritroviamo:
·
manuale
·
alimentatore switching 3A
·
connettore/cavo per alimentazione esterna
·
cavo RCA
·
cavo diffusori.
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L’insieme delle
“dotazioni di serie” è abbastanza ricco, ma probabilmente gli
audiofili, se non per curiosità, non utilizzeranno mai questi
aggeggi forniti con l’apparecchio |
La
prima cosa che ovviamente incuriosisce gli smanettoni è in che cosa
differisca il Super T dal T e basta, devo dire che per la fretta di
utilizzare il nuovo coso non mi sono più di tanto preoccupato della
circostanza, in ogni caso l’immagine in appresso mi sembra abbastanza
eloquente.

Fra
l’altro i responsabili della SI Technology hanno sottolineato come
questo nuovo prodotto, nasca in gran parte dalle implementazioni fatte
sul vecchio T-amp proprio dai Tweekers più incalliti, per cui in un
certo senso è anche figlio di chi sul “nano di plastica” ha fato tutte
le sue brave sperimentazioni.
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La M-board del S.T.A
decisamente più affollata di quella del suo predecessore ha comunque
come anima sempre il mitico 2024
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Un
cablaggio lungo quanto tutto il contenitore rimanda invece le
connessioni alla parte posteriore

Nel
complesso il S.T.A. appare più pratico del “piccolino”, non scappa dalle
mani, consente connessioni di buon livello ed inoltre ha finalmente un
vero interruttore ed un vero potenziometro.

Dopo
le foto ufficiali, vediamo però quelle “ruspanti”.
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Il pacco contenente il
STA e tutto “l’ambaradan” a corredo è abbastanza curato, all’interno
cartone e polistirolo a volontà per evitare danni all’oggetto
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Ed ecco
qui il sub involucro con all’interno il S.T.A.
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Avete notato dov’è
costruito? |
Fin qui
la descrizione, ma ora viene il bello, come suona?
Diciamo
subito che la prova è stata fatta con la sorgente a me più nota ovvero
il ROTEL RCD 991 AE con uscita di linea Zap Filter MKII della LC audio,
interfaccia a trasformatori della SI AUDIO con cavo ultratwist (lo
trovate fra i cavi non convenzionali di Pippo) e in alternativa a questa
accoppiata il nuovo strabiliante cavo denominato 007 by RDC, per le
connessioni di potenza ho utilizzato dei cavi derivati da degli IBM
multifilari schermati connessi con e senza una particolare interfaccia
che per il momento chiameremo solo RRDC, diffusori TannoY Sensys dc1.

Diciamo
subito che per la prova mi sono servito di una batteria al piombo da 70
ah per l’alimentazione, in alternativa un ottimo alimentatore della ZG
avendo riscontrato con suddette alimentazioni i migliori risultati
sonori con il, diciamo, vecchio T-amp.

L’ottimo alimentatore della
ZG con possibilità di variare il voltaggio e indicatore d’amperaggio
Ho
iniziato l’ascolto di “O Primeiro Canto” di Dulce Pontes utilizzando il
nuovo cavo di segnale di RDC denominato 007 e l’interfaccia RRDC tra
ampli e cavi di potenza.
L’impressione è quella di avere a che fare con tutt’altro amplificatore
rispetto il vecchio t-amp.
La
pasta è sempre quella, immagine ampia, tridimensionalità e scena
oltremodo realistica, suono levigato e mai affaticante, ma qui viene
fuori un vigore sconosciuto al fratello minore, con un basso da ampli di
potenza quadrupla o quintupla, se possibile, considerato anche che le
Sensys non sono diffusori “facilissimi”.
Non
cambia granchè se passo al “bilanciatore” + Ultratwist (per il segnale),
mentre se tolgo l’interfaccia RRDC (sul cavo di potenza) il basso perde
in controllo e credibilità rientrando nella norma di quanto già avevamo
ascoltato con la versione “normale” del T-amp.
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Uno dei set-up cavi
utilizzato, in particolare i due ultratwist di segnale collegati al
trasformatore d’accoppiamento, noterete i due fili collegati a massa
sulla scatola dell’ampli, vi sono collegati gli schermi sia dei cavi
di segnale che di potenza
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Gli
ascolti di generi diversi: Pink Floyd, Aerosmith, ma anche Zamphir e
vari New Agers, conferma le impressioni iniziali, ma conferma anche i
benefici apportati dall’interfaccia RRDC.
Effettuo anche alcuni ascolti in vinile utilizzando come pre phono un
Cambridge P70 (apparecchio che al momento uso come amplificazione,
diciamo, principale), mentre il gradischi è il solito
Mission-Mission-Ortofon S Om 30, anche qui le impressioni confermano
l’ottima sonorità del S.T.A. che se la cava con ogni genere musicale
anche quelli più ostici.
E veniamo ai difetti.
Considerando il prezzo, non bassissimo come quello del T-amp, ma
paragonabile a quello di un T-amp tweekizzato per benino siamo di fronte
a prestazioni di buon livello che però, in considerazione del fatto che
non ci si trova più di fronte ad un giocattolo ma ad un vero ampli, non
sembrano così strabilianti come quelle del fratello minore (sempre in
relazione al prezzo), in
ogni
caso bisogna pur sempre salire e di tanto di prezzo per trovare oggetti
che suonino altrettanto bene.
Qualcuno inoltre potrebbe non gradire del tutto una certa tendenza ad
addolcire le altissime e a portare il cantato su un piano verticale
talvolta un po’ troppo in alto per risultare credibile.
Si deve
però considerare, come sempre dico io, il set up degli apparecchi,
l’ambiente d’ascolto etc etc.
In ogni
caso un ottimo apparecchio che non farà gridare al miracolo come il
fratello minore ma che darà ulteriormente filo da torcere a molti e
blasonati concorrenti.
edgarnew@mybox.it

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