|
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POWER
TUBES: EL34L JJ TESLA X 4
IMPULSE TUBES: 12AU7EH X 2
VOLTAGE TUBE: 12AX7EH X 1 |
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WORKING STATE: CLASS A - PUSH-PULL |
|
BIAS VOLTAGE STATE: INTERNAL BIAS ADJUSTMENT |
|
MAX
POWER OUTPUT:
EVERY CHANNEL:8Ω
10HZ-27KHZ 40W +/-1.5dB
EVERY CHANNEL:4Ω
10HZ-27KHZ 40W+/-1.5dB |
|
EVERY CHANNEL DISTORTION:
8Ω/4Ω
1% 35WRMS |
|
OUTPUT LOAD IMPEDANCE:4Ω/8Ω |
|
SNR:90DB |
|
INPUT TERMINAL:CD / AUX /
LINE |
|
GENERAL POWER VOLTAGE: ~230V |
|
MAX
POWER:300VA |
|
SIZE:(W)340mm
x (D)250mm x (H)150mm |
|
WEIGHT:17KGS |
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ACCESSORY:WIRE, GUIDE INSTRUMENT, VALVE, GUARANTEE CARD |
E già un pochino di tempo che mi capita di
avere sotto mano prodotti Yarland , poi ultimamente un amico ha
cominciato ad importarli e a distribuirli a rivenditori come me,
in maniera seria e professionale . I prodotti che arrivano sono
perfezionati e con valvole di ottimo livello. Questo ampli fa
parte della serie Dreamwork , l'ultima serie prodotta di questa casa
cinese con finiture e caratteristiche migliori rispetto alla
serie classica. In questo caso abbiamo un ampli compatto con il frontale
in massello di legno e il telaio completamente nero. Le
valvole finali sono delle ottime JJ Tesla EL 34 e la potenza
complessiva e di 35 watt RMS. Troviamo 3 entrate RCA e
l'uscita per diffusori dia a 4 che 8 ohm . Il colpo d'occhio e davvero
accattivante.
La ditta Yarland dal sito ufficiale:
Yarland was established in the
Zhejiang province, WenChau in 1996. Yarland is a leading manufacturer of
high end products in China. The company product trademark is YARLAND£¬DREAMWORK.Yarland
means "elegant" and "burning determination" in Chinese. That means we
will continue to improve and develop better products for our customers.
We specialize in the research, development and production of High-end
tube amplifiers. Culminating many years of research and development, we
have developed a full range of high-end tube amplifiers.
We continually strive to further improve the quality and performance of
our products, and we believe our products represent excellent value. We
have a wide distribution network across China, Hong Kong, Taiwan, United
States and several European countries.
We Yarland, believe in the fundamentals that there exists a fundamental
correlation between technical specifications and sonic performance.
Music should sound real and acoustic products should fully encompass and
awaken a person¡¯s senses, without sacrificing aesthetics.
Through continual innovations, research and development, and re-design
of the electronic circuits, our goal to strive for perfection remains
clear. Every single component used in our designs has been carefully
selected to ensure that there will be no compromise of performance.
Using advanced designs, meticulous crafting and through strict quality
control measures, we strive to make ensure our products perform reliably
and delivers outstanding sonic performance.
From our passion for music, Yarland continually strives to develop high
quality tube amplifiers designs and circuitry that not only perform well,
but also represent extremely good value for our customers.
There are 2 main products lines, namely, the FV series and Pro series.
FV series are relatively less expensive than the Pro series, however,
they also offer very good value without compromising sound quality. The
Pro series offers superior sonic performance in comparison with the FV
series. Its elegance and sound quality has made it extremely well
recieved from both our clients and the media.




A fianco i diffusori
Tangent EVO




Sono in attesa della recensione di
Cristiano , molto più bravo di me in queste cose , ma vi assicuro
che il suono e ottimo , dolce e dinamico al punto giusto , la
potenza e piu' che sufficiente per pilotare quasi tutti i tipi di
diffusori.
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La recensione di Cristiano: |
APPUNTI e NOTE
D’ASCOLTO
AAAVT
Dreamwork M34
Amplificatore integrato a valvole termoioniche
|
L’acronimo A.A.A.V.T. significa
per esteso: “Amplificatori Audio A Valvole Termoioniche”; pur
trattandosi evidentemente di un marchio italiano, non sono in grado
per manifesta ignoranza di informare se trattasi di una vera e
propria ragione sociale ovvero di un più semplice marchio
registrato: nulla si evince in merito sul pur completo indirizzo
web. |

Cristiano |
Certo è che il “deus ex machina”
si chiama Mauro Scarabotti, persona di grande esperienza e competenza
tecnica del settore, che ha avuto l’ingegnosa ed encomiabile idea di
regolarizzare l’importazione di alcuni apparecchi, tutti rigorosamente a
valvole e costruiti in Cina, fra cui cito l’ormai conosciuta Yarland.
Appare evidente come il progetto AAAVT nasca principalmente dalla grande
passione di Scarabotti per le la riproduzione musicale attraverso
amplificatori basati esclusivamente sulla vetusta tecnologia valvolare,
sposando in seguito la scelta di poterne commercializzare un congruo
ventaglio di modelli a prezzi altamente concorrenziali, anzi, spesso
assai contenuti.
La filosofia aziendale, infine,
diviene spontanea e chiara: offrire la possibilità ad un’ampia fascia di
pubblico, ai giovani “figli delle moderne tecnologie, che credono nel
digitale e ascoltano musica con amplificatori acquistati nei
supermercati a prezzi stracciati”, dunque a quegli audiofili che non
osano o non possono economicamente accostarsi a questo tipo di
amplificatori, perché frenati da prezzi di vendita esorbitanti e da
conseguenti dubbi sulla reale motivazione di siffatti listini, di
potersi giovare della musicalità di tali apparecchiature senza vedersi
costretti ad aprire un mutuo bancario.
Il contenimento dei costi non
poteva di questi tempi essere operato se non attingendo a piene mani
dall’attuale produzione cinese, appunto distribuendo regolarmente sul
mercato italiano manufatti di corrente produzione piuttosto che progetti
esclusivi.
Trattasi in ogni caso di una
selezione assai attenta e mirata che, a dispetto del prezzo finale di
vendita, garantisce qualità musicale unitamente a finiture e design
curati e piacevoli, oltre ad una realizzazione costruttiva mediamente
ben al di sopra di ogni ragionevole sospetto, arrivando addirittura a
prevaricare nettamente costruzioni occidentali di analoga fascia
commerciale.
In tale strategia, trovo
personalmente encomiabile la regolarizzazione commerciale sul territorio
nazionale di apparecchiature altrimenti importate in forma parallela e/o
irregolare, con la conseguente assunzione di responsabilità secondo i
criteri stabiliti dal DPR 24 luglio 1996, n°459, che recepisce ed attua
le direttive comunitarie 89/392/CEE, 91/368, 93/44 e 93/68, concernenti
il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle
macchine. In altre parole ed in ossequio pure all’art. 6 del D.Lgs.
626/’94, possono essere immesse sul mercato o messe in servizio soltanto
quelle apparecchiature conformi alle disposizioni della citata
“Direttiva Macchine”, ai requisiti essenziali di sicurezza ivi elencati
ed alle disposizioni di carattere tecnico (norme armonizzate) adottate
dagli organismi di normazione europea, al fine di non pregiudicare la
sicurezza e la salute dell’utente finale.
In estrema sintesi,
l’importatore e distributore di una qualsiasi “macchina” in ambito
europeo che rientri nel campo di applicazione del DPR 459/96, si accolla
un’assunzione di responsabilità che sfocia nella cosiddetta marcatura CE
ed in tutto quanto ne concerne e ne consegue.
Chiaramente, ciò ha un costo
aggiuntivo ma, obiettivamente, nemmeno la più sana passione può
prevaricare l’incolumità dell’individuo, se trattasi di una qualsiasi
forma di commercializzazione anche a titolo gratuito verso terzi.
Comprendo che per un non addetto
ai lavori tale concetto legislativo possa non essere immediatamente
comprensibile e fruibile, od addirittura visto come un surplus da
evitare al fine di operare anche consistenti risparmi attraverso
un’importazione parallela extra-Cee, ma di fatto il mercato europeo è
stato recentemente invaso da apparecchiature ad alta fedeltà che NON
rispondono, sostanzialmente, ad alcuni dei requisiti essenziali di
sicurezza previsti dalla Comunità Europea (in primis, valvole
incandescenti non protette e/o possibilità di contatto con alte tensioni
elettriche, campi elettromagnetici, etc).
Se poi si analizza il
conseguente mercato dell’usato o di forme di vendita irregolari dei
medesimi apparecchi, il numero di esposti a rischi tende persino ad
aumentare, piuttosto che a diminuire (divenendo pure essi stessi
corresponsabili e rei di fronte alla Legge).
AAAVT distribuisce, appunto,
apparecchiature rispondenti a quanto previsto dal DPR 459/96,
accompagnate di fatto da un adeguato manuale d’uso e manutenzione
redatto nella lingua ufficiale del Paese di distribuzione e da relativa
Dichiarazione CE, proprio come nel caso dell’ampli Dreamwork M34
giratomi dall’amico Davide ed oggetto della presente recensione.
Sarà pure lapalissiano, ma si
tenga presente che un oggetto “fuori-legge” non ha ovviamente alcun
valore di mercato, anche se pagato qualche bigliettone da 500 euro.
Esaurita questa doverosa premessa e
razzolando immediatamente male dopo aver ben predicato, tolgo la gabbia
metallica a protezione delle valvole, poste classicamente a vista su
questo bellissimo amplificatore integrato, per iniziarne l’ispezione
visiva: trattasi di un apparecchio prodotto da una delle aziende cinesi
leader nel settore hi-end, operante dal 1996 a WenChau, nella provincia
di Zheijang, appunto Yarland, fra i cui marchi registrati vi è anche la
linea più esclusiva Dreamwork. Il progetto è quanto di più classico si
possa incontrare da decine d’anni a questa parte nel campo delle
amplificazioni valvolari basate sui pentodi di potenza, essendo un
arcinoto sistema push-pull di valvole EL34 pilotato da un doppio triodo
ECC82, a monte di cui è stato inserito un semplice stadio di
preamplificazione realizzato mediante una sezione per canale del doppio
triodo ad elevato guadagno ECC83. Se il purismo audiofilo possa nello
specifico caso giovarsi della semplicità circuitale col pretesto di un
minor degrado possibile del percorso di segnale, altrettanto non si può
banalizzare l’apparecchiatura nel suo insieme, riscontrando una qualità
media dei componenti pressoché inedita a questi prezzi: gli stessi
trasformatori impiegati, che costituiscono di gran lunga l’elemento
progettuale più critico, pur che non se ne possa pretendere una qualità
assoluta o al pari di ben più celebri omologhi (es. Tamura), non
appaiono visivamente ne deficitari ne sottodimensionati. Se fossero
prodotti in qualunque nazione europea, costerebbero da soli non meno di
70 euro complessivi, valore sicuramente vicino al costo di produzione
dell’intero apparecchio!
Tralascio la descrizione del M34,
rimandando alle belle fotografie messe a disposizione da Davide Sbisà,
annotando soltanto la gestione di tre ingressi ad alto livello, l’ottima
qualità elettromeccanica dei connettori di segnale e quelli di potenza,
per i quali sono previste le impedenze a 8 e 4 ohm, il bellissimo
frontale in spesso massello di legno esotico e la graziosa gabbietta a
doppio anello in legno che protegge la valvola preamplificatrice ECC83,
posta esattamente al centro del telaio superiore.
Inoltre, sul modello pervenutomi i doppi
triodi ECC82/83 montati sono di produzione Electro Harmonix, mentre il
quartetto di EL34 è marcato JJ Tesla, ovvero quanto di meglio si possa
pretendere dalla produzione corrente di tubi termoionici.
Smontando il coperchio inferiore per
accedere al circuito elettrico interno, si rimane meravigliati per
l’impiego di condensatori in polipropilene Solen, le resistenze
surdimensionate ed i condensatori di filtro Chemi-con; in altri termini,
di primo acchito e senza conoscerne la provenienza ed il marchio, si
potrebbe pensare ad un’apparecchiatura “entry-level” di Audio Note.
Non mi lascio fuorviare dal
basso prezzo di vendita, che annovera senza mezzi termini il Dreamwork
M34 fra le apparecchiature di base per la costituzione di un sistema di
riproduzione audio con velleità audiophile, inserendolo direttamente nel
mio impianto principale, composto attualmente dalle meccaniche di
trasporto CD Madrigal-Proceed PCT ed Advance Acoustic MDA503, i dac
Lector Digicode ed Advance Acoustic MDC403 ed i diffusori Mastersound
Classic. Fatti salvi tutti miei soliti “necessori” per il trattamento
dell’alimentazione elettrica e per la lotta contro le vibrazioni, mi
affido ad un corto spezzone di cavo bilanciato Sommercable Epilogue fra
i due Advance, il coassiale Megaride Audio Matrix I a connettere il
Proceed col Lector, i Sommercable Stratos Reference a raggiungere
l’integrato valvolare, concludendo con gli ottimi cavi di potenza Analog
Research Silver Raincoat.
Quali riferimenti di controllo,
mi affido ancora una volta all’inseparabile preamplificatore a due telai
RS-Acustica Venice Two Custom, che pilota alternativamente i miei fidi
finali Albarry M408II e Ming-Da MC845-C.
L’ascolto critico, dopo un periodo di warm-up nemmeno troppo lungo,
inizia con l’intenso e stupendo jazz dell’Esbjorn Svensson Trio,
spaziando su tutta l’eccellente discografia dell’ensemble scandinavo; in
particolare, mi concentro sulla qualità di registrazione dell’ultimo
“Live in Hambourg” (Act, 2007), summa delle capacità esecutive ed
interpretative del trio, col quale è possibile concentrarsi da subito su
svariati parametri musicali. L’iniziale introduzione per solo pianoforte
di Svensson, ascoltata ad un volume ancora piuttosto moderato, mi spinge
ad alzarmi dal punto d’ascolto abituale per verificare la correttezza
dei collegamenti: è proprio il Dreamwork M34 a pilotare in maniera così
raffinata le bellissime Mastersound, ben oltre le mie ragionevoli
aspettative! Il timbro vira tendenzialmente verso tonalità calde,
conferendo al suono una certa corposità ed una pienezza tonale peraltro
tipica (per quanto la mia personale esperienza possa confermarlo) dei
pentodi EL34. La resa del pianoforte è davvero molto valida, appena
sottolineata nel medio-basso, eppure fluida e luminosa nelle frequenze
superiori ed armonicamente ricca. La riproduzione del contrabbasso
beneficia non poco di tale assetto timbrico, conferendo una struttura ed
una voce allo strumento acustico importante, pressoché rispettosa delle
reali dimensioni dello stesso. L’articolazione delle linee di basso è
ben intelligibile ed articolata, dotata di una presenza ben più che
discreta ma priva di code o lungaggini armoniche. Chiaramente, la resa
generale del basso non è profonda, repentina, velocissima e perentoria
come quella offerta da più muscolosi ampli a stato solido (Albarry
M408II), ma nemmeno affetta da confusione, lentezza ed eccessiva
rotondità, difetti che accompagnano sovente progetti valvolari
scarsamente curati. Grazie anche all’ottima incisione, la ricostruzione
scenica offerta dall’integrato Dreamwork risulta molto valida,
soprattutto equamente dilatata su tutti e tre gli assi, dotata di un
ottimo centro immagine ed un discreto discernimento dei vari piani
sonori, con gli sfondi appena sfumati e meno netti rispetto ai Ming-Da
MC845-C, monofonici a triodo che, però, eccellono proprio nella
plasticità scenica.
Se
col jazz le qualità sonore dell’integrato cinese risaltano e si
esaltano, decido di proseguire con grande interesse gli ascolti passando
alle musiche della solita, bellissima suite sinfonica “Sheherazade” di
Rimsky-Korsakov, eseguita dalla Berliner Philharmoniker con la superba
direzione di Herbert Von Karajan (etichetta DG). Il tocco del grande
maestro austriaco è evidente da subito, già in apertura d’opera,
condotta in maniera possente ma rigorosa e con spunti dinamici in grado
di mettere immediatamente alla corda qualsiasi amplificazione dal
respiro corto: lo Yarland riesce a dipanare i pieni orchestrali persino
con una certa dose di veridicità invitando anzi ad alzare il volume, a
conferma evidentemente di un buon dimensionamento dei trasformatori
d’uscita e di un progetto tutt’altro che banale o povero, a dispetto di
un prezzo assolutamente contenuto.
Gli
ottoni sono restituiti con un buon grado di finitura, giustamente
squillanti nel medio-alto e luminosi in gamma acuta, mai affaticanti a
lungo termine, pur difettando appena in trasparenza nei confronti delle
amplificazioni di riferimento.
Tale aspetto è confermato anche attraverso l’omonimo, splendido CD di
fusion etnica di Opafire (featuring Norman Engelleitner) edito nel 1990
per l’etichetta Novus (n°3084), ove alcuni strumenti invero particolari
quali l’ocarina ed il flauto africano risultano meno netti e
scontornati, ma forse più torniti e corposi rispetto al mio abituale
riferimento a stato solido.
L’assetto timbrico caldo e vellutato dell’integrato predilige
sicuramente le voci maschili, allontanando in ogni caso sibilanti e
fatica d’ascolto nei confronti delle voci femminili più acute e
squillanti. Anche le pelli delle percussioni, ad un esame realmente
critico ben oltre la classe di appartenenza del prodotto, appaiono
lievemente più arrotondate e meno perentorie; d’altro canto, la
restituzione degli strumenti acustici a corda (ed in particolare, le
chitarre con corde in nylon) è bellissima ed avvolgente, dotata sovente
di una dose di realismo non indifferente . Si ascoltino all’uopo alcune
esecuzioni di un autentico virtuoso dello strumento (e del mandolino)
quale sicuramente è Aco Bocina, un croato dal tocco pulito, leggiadro,
ma altrettanto potente, rapidissimo e geniale: nel suo live "Mediterranean
Feeling in the Bibiena Theatre", registrato il 17 settembre 2004 presso
il Teatro Bibiena di Mantova, gli strumenti sono riprodotti con grande
rispetto armonico e corrispondenza dimensionale, restituendone tutta la
tipica dolcezza acustica.
Consideratolo nella sua fascia di prezzo, l’M34 non può obiettivamente
essere, nemmeno marginalmente, criticato: tutti i principali parametri
musicali d’ascolto sono elargiti in quantità e qualità riscontrabili in
progetti che, generalmente, si pagano attorno ai 1000 euro; anche in
senso assoluto, la musicalità complessiva rimane altamente godibile,
certamente non altrettanto elitaria quanto quella dipanata dai più
blasonati amplificatori presenti sul mercato, ma a mio modesto giudizio
comunque ampiamente soddisfacente in ambito domestico ed in ambienti
d’ascolto piuttosto raccolti.
Se
dovessi allo scopo paragonarlo ad alcuni analoghi progetti che andavano
di moda sul finire degli anni ’80, come ad esempio il Raphael, un
integrato clone del più celebre Dynaco venduto anche in kit a circa
750.000 lire, lo Yarland si pone su standard qualitativi e realizzativi
superiori ad un prezzo attuale assai più abbordabile.
La
potenza disponibile, sebbene inferiore di almeno 10 W rispetto agli
abbondanti 35 W dichiarati, è sufficiente per garantire pressioni
d’ascolto non indifferenti, purché assecondate da diffusori
contraddistinti da sensibilità medio – alta, non inferiori in ogni caso
ad 86-87 dB effettivi.
Durante tutto il periodo d’utilizzo, ho potuto anche annotare la
silenziosità che contraddistingue l’integrato, a conferma del dato di
rapporto segnale / rumore dichiarato che, per una realizzazione
termoionica economica, poteva sembrare ottimistico.
In
definitiva, lo Yarland Dreamwork M34 ha continuato per parecchi giorni a
rimanere saldamente connesso alle restanti elettroniche e, soprattutto,
alle amate Mastersound Classic, non facendo affatto rimpiangere i miei
abituali sistemi d’amplificazione. Dopo aver vissuto presso la sede di
Audiocostruzioni un’appagante esperienza d’ascolto attraverso
elettroniche di notevole caratura e costo, fra cui i nuovissimi,
poderosi ed esclusivi Audio Analogue monoblocks Maestro 200, lo Yarland
Dreamwork M34 ha costituito un interesse per certi aspetti ancora
maggiore, divenendo un’autentica cartina tornasole per meglio
comprendere quali siano oggigiorno i limiti al di sotto dei quali non si
possa più raggiungere una benché minima qualità d’ascolto. A dispetto
del prezzo di listino contenuto, passibile peraltro di un minimo di
sconto in fase di trattativa come è prassi comune anche nelle più sane
forme di commercio, il Dreamwork M34 offre un garbato e piacevolissimo
design, ottime finiture, una buona qualità realizzativa ma, soprattutto,
un notevole comportamento all’ascolto, ben oltre quanto sia lecito
attendersi in tale fascia merceologica.
Per
chi fosse in procinto di allestire un primo e valido impianto, pur con
limiti di budget o, più semplicemente, senza voler investire oltre un
certo limite i propri risparmi, invito caldamente l’ascolto di questo
integrato abbinato magari al lettore CD integrato Advance Acoustic e ad
un paio di diffusori da stand Advance Acoustic UM20 (o B&W serie 600 se
si preferissero maggiori neutralità timbrica e dinamica, rispetto ad un
suono più caldo, riposante, ma un poco meno dettagliato e trasparente).
Si curino attentamente i collegamenti (ottimali i tedeschi Sommercable
sia di segnale che di potenza, contraddistinti da un elevato rapporto
qualità/prezzo) e gli accessori quali il tavolino porta elettroniche e
gli stand per i diffusori (salvo non si preferiscano analoghi disegni da
pavimento, come ad esempio le UM80 in considerazione di generosi
ambienti d’ascolto): complice ovviamente l’ambiente, un siffatto sistema
potrebbe avere potenzialità tali da fare spudoratamente mentire l’amico
audiofilo navigato di turno, a sua detta felice possessore dell’ennesima
rivoluzione del suo sistema di riproduzione hi-end, che potrebbe
onestamente esternare un giudizio positivo su Yarland e compari,
sottolineandone le ovvie e doverose distanze rispetto ai suoi
riferimenti, rimuginando però nel proprio cervello di quanti soldi,
fatica e tempo abbia speso e perso per l’ottenimento d’un risultato
complessivo di poco migliore.
Intuendo la mia volontà e la mia curiosità di condurre un
approfondimento verso prodotti ad “alta fedeltà” sempre più economici,
il buon Davide di Audiocostruzioni mi ha consegnato successivamente due
oggetti, una sorgente DVD ed un lettore integrato a stato solido, il cui
prezzo di listino complessivo è addirittura inferiore al costo dello
Yarland Dreamwork M34!
I
risultati?
Alla prossima puntata, of course.
Sottecchi, rimango ora in attesa di testare pure il pre all-tube Yarland
PM7, che da listino non raggiunge nemmeno i 300 euro: chissà che
qualcuno non possa esaudire il mio capriccio?
J
Nel
frattempo, tanto di cappello
Buoni ascolti e sensazioni.
Cristiano Nevi
marvel147@gmail.com
http://www.avmagazine.it/forum/showthread.php?t=91116
http://www.yarland.com/
545,00€ anno 2008
Punto vendita audiocostruzioni - di Sbisa' Giovanni e c snc - via
Grosoli 6 - 41012 Carpi MO tel 0039-059-685054
info@audiocostruzioni.com
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Audiocostruzioni e
punto vendita di : |
E tanto
Altro |