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La recensione di Cristiano : |

APPUNTI e NOTE
D’ASCOLTO
Audio
Analogue – Puccini Settanta rev. 2
Amplificatore Integrato a stato
solido
Come scrivevo non molto tempo fa in merito alla musicalissima coppia pre
e finale Bellini VB + Donizetti Cento, la cui recensione è sempre
disponibile su
www.audiocostruzioni.com, Audio Analogue ha assunto ormai da tempo
una rilevante importanza nel settore della riproduzione audio, in primis
quale Costruttore nazionale in continua evoluzione verso prodotti di
crescenti pregio, realizzazione, prestazioni tecniche e sonore, su tutti
i livelli commerciali in cui si collocano le proprie realizzazioni.
Ricordando che la prima versione del Puccini Settanta innalzava
consistentemente le prestazioni globali del progetto Puccini originario,
mi sono accostato a questa nuova revisione con un certo interesse e con
molta curiosità.
Esteticamente l’integrato è rimasto sostanzialmente identico, ovvero un
bellissimo, sobrio e lineare parallelepipedo d’alluminio ed acciaio
piacevolmente slim quanto massiccio e pesante nella costruzione.
La potenza di targa dichiarata è invariata, pari a 70W per canale sui
canonici 8 ohm, così come gli ingressi, complessivamente in numero di
sei compreso lo stadio phono. La loro selezione e funzionamento sono
segnalati da altrettante minutissime spie luminose poste linearmente
alla nostra sinistra rispetto al centrale potenziometro di volume, di
una discreta e bella tonalità blu.
Una serie di identiche spie circonda quasi completamente la grande
manopola del volume, con la funzione di visualizzare il livello di
attenuazione dello stesso. L’effetto scenico, in particolare in
condizioni di penombra, è garantito, seppure con grande eleganza e
sobrietà. Ho peraltro avuto modo di utilizzarlo unitamente al suo
partner ideale, il lettore CD Paganini 192/24, osservando un design
complessivo ed una cura estetica assai accattivanti e felicemente
inseribili in qualunque arredo, anche di pregio, in virtù di una linea
modernissima che ricorda però assai da vicino l’architettura neoclassica
e/o la romana imperiale; posizionati sia sopra ad un sobrio cassettone
mantovano di fine ottocento, sia su di un massiccio tavolino inglese
coloniale (India) dei primi del Novecento, i due apparecchi si sono
fatti largamente apprezzare anche come semplici….. soprammobili!
Analogamente al pre Bellini ed al sistema all-in-one Enigma, il
funzionamento della manopola di regolazione del volume è diverso dal
solito, con una corsa destrorsa e sinistrorsa ridotte a pochi gradi. Si
tratta infatti di un sofisticato controllo di volume a rete di
resistenze integrate senza buffer, vincolato entro un ristretto angolo
di rotazione con ritorno in posizione centrale al suo rilascio.
Tutte le funzioni di controllo sono riportate su di un robusto ed
ergonomico telecomando, interamente realizzato in ottone con finitura
esterna cromata, per una disposizione dei comandi intuitiva e di
immediato utilizzo: sono presenti, nella canonica forma esagonale a
corpo centrato, così cara ai progettisti Audio Analogue, il controllo
del volume, l’attivazione del muting, la selezione degli ingressi e
l’utile stand-by. Un settimo pulsante prevede una speciale
configurazione di bypass (setup dell’amplificatore), che permette
all’utente di trasformare il Puccini Settanta in un finale di potenza su
un ingresso a piacere, per inserire l’amplificatore in un impianto
multicanale e utilizzarlo come finale per i canali principali,
sfruttando gli stessi diffusori per gli ascolti in stereo (due canali)
con le sorgenti stereofoniche collegate all’amplificatore stesso.
Posteriormente, oltre all’immancabile presa di corrente IEC, sono
ovviamente presenti i 5 ingressi sbilanciati linea, l’ingresso phono
(sia per fonorilevatori MM che MC), il connettore per la messa a terra e
le uscite tape e preamplificatore. Tutti i connettori RCA appaiono di
ottima qualità, pesantemente dorati e provvisti di isolatore in teflon.
Bellissimi anche i morsetti d’uscita, posti alle due estremità laterali
del pannello posteriore, realizzati in robusto metallo ed isolati con
metacrilato trasparente, in grado di accettare ogni terminazione fatti
salvi i connettori a banana, ad ossequio delle vigenti norme a tutela
della salute e sicurezza delle persone. Non rammento della presenza, sul
precedente modello, di un interruttore generale di accensione, che fa
invece capolino in questa release, in prossimità delle uscite “right”
verso i diffusori. Rimosse le otto piccole viti a stella, si accede ad
una costruzione realmente spettacolare, che meriterebbe una copertura
trasparente per la pulizia esecutiva, la qualità e la disposizione della
componentistica utilizzata. Se esteriormente non sussistono variazioni
degne di nota, osservando anche in modo non rigoroso e tecnico
l’interno, si evince chiaramente di essere al cospetto di un progetto
rivoluzionato in più parti. Partendo dalla sezione di alimentazione, non
si può rimanere insensibili al poderoso trasformatore toroidale da ben
350VA, in grado di fornire un’alimentazione duale e separata per
entrambi i canali, ed alla batteria di elettrolitici di livellamento,
ben 6 condensatori Nippon Chemicon da 4700μF cadauno per canale (serie
105°C), degni di figurare piuttosto in progetti in classe AB da 100W/ch.
Oltre ad essi, sono presenti altri elettrolitici di minor capacità ma
pur sempre energeticamente ragguardevoli, posti direttamente in
corrispondenza dei dispositivi ai quali devono fornire energia in tempi
brevissimi, forse anche con lo scopo di mantenere bassissime le
impedenze interne del circuito, oltre che rispondere con maggiore
velocità alle più esigenti sollecitazioni di segnale.
Se prima la sezione preamplificatrice phono era sviluppata su di una
basetta indipendente, ora è direttamente compresa nella grande, unica,
scheda madre, e pressoché interamente (ed egregiamente) realizzata con
componenti a montaggio superficiale SMD, fra i quali compaiono ancora un
paio di operazionali tipo 2072C
in un progetto altrimenti completamente a discreti. La selezione phono
MC-MM avviene spostando due coppie di piccoli ponticelli, ben
serigrafati anche sulla scheda, al fine di ridurre al minimo eventuali
errori di comprensione ed esecuzione. La rimanente sezione
preamplificatrice di linea risulta interamente costruita con componenti
discreti, operando un’interfaccia quasi diretta tra il potenziometro di
volume e l’ingresso dell’amplificatore di potenza, limitando il più
possibile il percorso del segnale. I selettori degli ingressi a stato
solido utilizzati, sono invece in grado di garantire il massimo delle
prestazioni nel tempo, senza scadimenti prestazionali per usura od
ossidazione dei più usuali contatti metallici.
Anche la sezione di potenza ha beneficiato di una sostanziale
rivisitazione, che vede ora impiegati una coppia per canale di
performanti MJ15024 (NPN) e MJ15025 (PNP) in contenitore metallico TO-3,
prodotti dalla ON Semiconductor, in luogo dei noti MJ 11032 – 11033
utilizzati nella prima versione e largamente collaudati in molti altri
disegni di amplificazione a stato solido: trattasi nel caso specifico di
transistors ad alta potenza, in grado di dissipare sino a 250W a 25°C,
robustissimi e ben dimensionati rispetto al loro effettivo utilizzo nel
Puccini Settanta, a testimonianza di un progetto improntato anche
sull’affidabilità nel tempo.
Di conseguenza, i progettisti Audio Analogue hanno ridisegnato gli stadi
pilota dei finali, mediante l’utilizzo di una coppia di transistors
complementari MJE15030G (ON Conductor), una coppia di transistors BDX53C
della Fairchild Conductor (epitaxial silicon transistors NPN) ed
un’altamente probabile coppia di complementari BDX54C PNP (le serigrafie
sono illeggibili).
L’integrato Puccini Settanta è stato inserito in una catena audio
costituita dalle sorgenti Shanling CD300, Audio Analogue Paganini
192/24, Rega Planar3+RB300+Elys e dai diffusori Mastersound Classic e
Opera Platea LE, basandomi sulla solita amplificazione di riferimento
formata dal pre artigianale RS-Acustica Venice Two Custom + finali mono
Ming-Da MC845-C e Albarry M408II. Per le connessioni sono ricorso ai
cavi di segnale Sommercable Ref. Stratos, Monster Cable M1000i, Van Den
Hul Thunderline ed a quelli di potenza Analog Research Silver Raincoat e
Sommercable Elephant SPM440. Hanno completato la dotazione hardware gli
ottimi cavi di alimentazione Audiocostruzioni SB7, un filtro di rete G&W
ed il mio fido filtro/isolatore autocostruito.
Dopo un buon rodaggio preliminare, durante il quale l’integrato ha
funzionato ininterrottamente per parecchie ore senza palesare
assolutamente qualsivoglia inconveniente, ho iniziato le mie audizioni
critiche con l’ultima fatica discografica dell’eccellente chitarrista
blues Tab Benoit, quel “Power of the Pontchartrain” (2007 -
Telarc-83654) che, dopo svariati ed attenti ascolti, ritengo rientri fra
i suoi migliori dischi di sempre, tanto maturo quanto fresco, frizzante,
per lunghi tratti trasbordante di quel groove che arricchisce ed eleva
il blues bianco a grande musica, peraltro splendidamente suonato da una
band in stato di grazia (i Louisiana’s Leroux) ed altrettanto ben
registrato da una label che non ha bisogno di alcuna presentazione.
In questo disco la visione personale del blues da parte di Benoit
esprime le sue carte migliori, in un crogiolo di swamp blues, Louisiana
bayou blues, funk, country e zydeco, pur se Benoit firma uno solo degli
11 pezzi in scaletta, proponendo invece alcune grandi cover fra le quali
spicca una “For what’s It’s worth” di Stephen Stills che da sola vale il
costo dell’intero lavoro.
La naturalezza degli strumenti, la grande dinamica e la generosità delle
linee di basso splendidamente ottenute dai tecnici Telarc mettono
immediatamente a dura prova qualsiasi sistema di amplificazione,
esaltandone contemporaneamente i pregi. Il Puccini mostra da subito una
grande voce, un notevole vigore dinamico mantenendo a bada le grandi
bordate di basso elettrico, che risultano rotonde, piene ed al contempo
giustamente frenate, senza eccessive e fastidiose code armoniche. Il
piglio dinamico del Puccini mi fa pensare ad una potenza effettiva
superiore a quella dichiarata dal costruttore, in particolare su
impedenze ben inferiori ai canonici 8 ohm, a ragione di una sezione di
alimentazione assai robusta e ben congegnata. In altri termini, se
fossero stati dichiarati anche 90+90W, nella pratica non me ne sarei
sicuramente accorto.
Se i progetti-base di Audio Analogue propongono un sound “all’inglese”
fatto di coesione ed omogeneità timbrica e grande introspezione della
gamma media, la sensazione che offre la presente revisione 2 è quella di
una sonorità complessiva che si avvicina, e di molto, alla linea di
elettroniche top denominata Maestro, con una notevole estensione e
luminosità delle gamme medio-alta ed alta, una grande attenzione al
microdettaglio, una trasbordante riserva dinamica, senza perciò generare
alcuna fatica d’ascolto. Nuovamente si ripropone infatti, ma nella
direzione proposta dagli ultimi grandi amplificatori Maestro, quel
family-sound che permette di riconoscere velocemente un prodotto Audio
Analogue. Tali prerogative, sovente ad appannaggio delle sole
elettroniche di alto livello, sono evidenziate in buona parte dal
“piccolo” Puccini Settanta, ponendo l’integrato come un vero e proprio
riferimento nella sua fascia merceologica. La sensazione predominante è
quella di un grande suono, di un respiro prospettico di classe
superiore, di un’immagine ampia e ben dilatata, con i vari piani sonori
piuttosto netti e ben scontornati.
Incisioni permettendo sia le Opera che, ancor più, le Mastersound sono
letteralmente sparite dalla scena sonora, contribuendo a rimarcare in
più occasioni un’apprezzabile veridicità nella ricostruzione dell’evento
musicale.
Evidentemente non si raggiungono la pienezza, la possanza, la scena
sonora del Maestro 150 o del nuovo Maestro 200, rimanendo nell’ambito
degli integrati proposti da A.A., ma le distanze, a memoria, non mi
sembrano affatto così eclatanti.
Un’altra dote che mi ha positivamente impressionato riguarda la grande
risoluzione e rifinitura della critica gamma medio-alta, ove spesso
insistono le sibilanti, alcuni piccoli ottoni e certe percussioni
metalliche; ascoltando la brava Sade nel suo “Lovers Live” (2002, Epic
86373) il Puccini riesce a sviscerare, evidenziandoli, alcuni dettagli
percussivi altrimenti impantanati nel magma musicale.
Molto belle le voci, in particolar modo quelle femminili, che risultano
sempre molto nitide, intelligibili, prive di sibilanti (Rebecca Pidgeon
– The Raven, 1994 Chesky Jazz), talvolta persino suadenti (Ana Caram -
The other Side of Jobim, 1992 Chesky, con particolare riguardo al brano
“Correnteza”); anche le voci maschili appaiono, mutuando un termine dal
gergo tecnico di degustazione dei vini, di buon corpo e ben sostenute
(il solito Joe Williams in alcuni brani gospel cantati acapella, tratti
dal suo vasto repertorio).
Pur non eguagliando la velocità di risposta ai transienti degli Albarry
M408II, il Puccini spunta una prestazione di spicco anche in questo
parametro, risultando assai godibile nell’ascolto di generi musicali sia
altamente ritmati (fusion, funky) che contraddistinti da complesse
partiture orchestrali.
Nella riproduzione del pianoforte, strumento che permette una buona
valutazione della correttezza timbrica ed un’analisi dell’omogeneità
tonale fra le varie porzioni di frequenze udibili, non ho mai
riscontrato difetti particolari o peggio, scollature prospettiche nel
passaggio fra le ottave inferiori a quelle più acute: la nettezza dei
suoni sottolinea, positivamente, il cuore a stato solido dell’integrato,
che non indugia affatto in sottolineature timbriche più o meno evidenti
palesando piuttosto un’ottima trasparenza a scapito di una lieve e
prevedibile asciuttezza rispetto ai monofonici valvolari Ming-Da, ove il
triodo 845 avvolge la riproduzione musicale di una certa immanenza ed
una pienezza peculiari.
Lo stadio phono, pur non raggiungendo l’eccellenza del Bellini V.B. o
dell’Aria, è in grado di vanificare l’acquisto di specifici stadi phono
esterni entro qualche centinaio di euro, evidenziando soltanto una
lievissima perdita di trasparenza e dettaglio rispetto agli ingressi
linea (peraltro percepibili con molta difficoltà e con il beneficio
d’inventario dettato da analoghi titoli digitali dalle possibilissime
differenze qualitative d’incisione).
Abbinato al suo naturale partner Paganini 192/24, di cui anticipo
peculiarità musicali in simbiosi e sinergiche rispetto al Puccini, la
sonorità risultante appare di grande efficacia ed in grado di soddisfare
anche quegli amatori ed appassionati già avvezzi alla riproduzione
domestica di alto lignaggio. Il lettore CD risalta ed esalta le capacità
dinamiche e ritmiche del Puccini, perpetrando quel senso di spiccata
naturalezza d’emissione parimenti ad un luminoso contrasto ed
un’introspezione encomiabile del messaggio musicale.
Vorrei inoltre evidenziare i benefici nei confronti dei medesimi
parametri appena menzionati, derivanti dall’utilizzo del geniale cavo di
alimentazione Audiocostruzioni SB7 in luogo del solito cavetto tripolare
non schermato di limitata sezione, in dotazione all’elettronica anziché
gli ottimi BCD riservati esclusivamente ai modelli più prestigiosi di
casa Audio Analogue. Il Puccini si è mostrato infatti particolarmente
sensibile alle connessioni proprio per merito delle sue intrinseche
peculiarità che ho cercato di estrarre nelle varie sessioni d’ascolto.
Allo stesso modo, le registrazioni mediocri sono riprodotte in maniera
analoga, con limitati margini di indulgenza timbrica. Ho riscontrato una
certa sinergia con i Monster Cable M1000i, ma soprattutto con una coppia
di spezzoni da 60cm di cavo di potenza Mamba viola (un solid core
quadripolare argentato che a cavallo fra gli ’80 ed i ’90 venne alla
ribalta per lo strepitoso rapporto prezzo/prestazioni assolute)
trasformato dal sottoscritto in via sperimentale in cavo di segnale, coi
quali la naturalezza e la trasparenza del Puccini, parametri sovente
considerati diametralmente opposti fra loro, è massimamente risaltata
unitamente ad una risposta in gamma bassa ancor più granitica e
scultorea.
Sotto l’aspetto meramente sonoro, non conosco la prima release del
Puccini Settanta; posso però affermare che questa versione 2.0
restituisce all’audiofilo un modello più che mai sempreverde nell’intero
panorama nazionale. Bello, elegante, raffinato, ben progettato ed
affidabile, musicale senza ombra alcuna di smentita: personalmente,
unitamente al nuovo pre Bellini V.B., ritengo il Puccini Settanta
l’amplificatore A.A. merceologicamente e strategicamente più centrato,
contraddistinto dunque dal più favorevole rapporto prezzo/prestazioni
dell’intero catalogo. Se la linea Maestro esprime la summa tecnologica
del costruttore toscano, è altrettanto evidente la sua progettazione
quanto più possibile libera da compromessi, compresi i costi finali di
vendita. La linea “compositori”, pur non rinunciando ad una spiccata
musicalità, si colloca invece ad un livello intermedio, più abbordabile,
in cui la convivenza con qualche compromesso diviene una sorta di regola
progettuale e commerciale. Proprio per tali motivi valuto il Puccini
addirittura una scelta d’acquisto definitiva per coloro che, pur non
rinunciando ad una qualità molto alta della riproduzione musicale
domestica, preferiscano indirizzare i propri investimenti in vinile e/o
dischetti argentati.
In tale strategica fascia merceologica, i concorrenti di blasone
nord-europei ed americani non sono proprio pochissimi, oltre alle
emergenti apparecchiature cinesi di maggior caratura tecnica e
costruttiva. Rispetto a quest’ultime, è opportuno valutare attentamente
anche parametri meno diretti ed evidenti ma altrettanto importanti come
l’assistenza e l’affidabilità nel tempo; rispetto ai primi, il rapporto
qualità/prezzo del Puccini rimane comunque più elevato.
Il Maestro Settanta è oggi, con questo Puccini, un (tantino) più
vicino….
A mio personale parere, tanto di cappello. 
Buoni ascolti e sensazioni.
Cristiano Nevi
marvel147@gmail.com




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