SCHEDE E RECENSIONI

Quiet A11T

Ampli Ibrido

 

SCHEDA

Di cosa si tratta:

Ampli


L'importanza di iscrivervi alla newsletter

Produttore:

Quiet

Caratteristiche:

8 watt ibido

Costo:

169 € anno 012

Info:

Audiocostruzioni di Sbisa'e punto vendita chiedre
info@audiocostruzioni.com   tel 059-685054

CARATTERISTICHE

 

Amplificatore integrato ibrido stereo - valvola 6N3 -   2 x 8W RMS  - risp. in freq. 10Hz÷  22KHz  - 1 x   ingresso linea -    2 x    condensatori     Audio     Grade 10000μF  /35V - dim. (lxaxp) 150x100x140mm - mobile in legno naturale e alluminio - peso 1,55 kg

 

SCHEDA FOTOGRAFICA

 

 

 

VEDIAMO DIETRO

 

 

 

IMBALLO E MANUALE

 

 

LINKS

 

http://www.audio4.it/quiet/frameset.htm

 

 

 

COME SUONA

Il commento di Cristiano

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

Quiet A-11T Pegasus

Amplificatore stereofonico integrato ibrido

 

Parrebbe un giocattolo.

Persino contenuto nel suo imballo avrebbe più la parvenza di un paio di calzature per bambino che di un amplificatore integrato per giunta ibrido (valvole – transistor). Già soppesandolo invece ci si rende immediatamente conto di essere al cospetto di un progetto per nulla banale ne teso al massimo risparmio costruttivo. La veste estetica è davvero deliziosa: un piccolo mattoncino in vero legno, acciaio ed alluminio sul cui lato superiore troneggiano (si fa per dire) il trasformatore d’alimentazione, i due condensatori di livellamento, il potenziometro del volume ed una valvola termoionica 6N3, circoscritta da una protezione metallica di forma ellissoidale.

Il doppio triodo 6N3, una sorta di clone cinese della celebre 5670 alias Western 396A, funge da preamplificatore del segnale audio, inviato poi ad un chip a transistor di potenza in grado di erogare circa 8W/ch su di un carico di 8 ohm.

Le connessioni poste sul retro del Quiet A-11T sono ridotte all’essenziale: un solo ingresso sbilanciato e le uscite per gli altoparlanti, realizzate da quattro piccoli e fra essi ravvicinati connettori plastici, in grado di accettare le terminazioni a banana (qui pressoché obbligatorie) piuttosto che a forcella. Il cordone di alimentazione fuoriesce direttamente dal case ligneo, per cui non è possibile sostituirlo con cavi “audio-grade” separati.

Un progetto senza fronzoli dunque, in cui i progettisti hanno risparmiato sulle connessioni e sulla versatilità, rinunciando allo stadio phono, al selettore degli ingressi, all’uscita tape, ma investendo invece sui componenti passivi, fra cui spiccano i due condensatori audio-grade da ben 10000µF/35V cadauno e sul progetto, attraverso un circuito semplice ma efficace. Certamente, ad un prezzo suggerito per il pubblico di circa €160 i.c., non credo fosse possibile pretendere pure il telecomando ed un potenziometro ALPS serie blu di serie, chissà che questa sottile critica possa sortire una versione “de luxe” con gli optional del caso ma, sinceramente, il volume interno non lascerebbe spazio ad elementi elettromeccanici di un certo ingombro!

Concepito probabilmente per l’amplificazione esterna di riproduttori musicali portatili o di computer, personalmente ne ho testato le potenzialità e cercati i limiti sonori in un impianto stereofonico dalle pretese non propriamente modeste.

Senza snaturare quello che potrebbe essere il suo mercato, ho dunque esclusivamente collegato al piccolo Pegasus delle sorgenti di musica liquida, ovvero il mio consueto notebook Acer Aspire 5742G coadiuvato dal dac esterno Musical Fidelity v-dac II o, in alternativa, la chiavetta M2Tech dell’ing. Manunta con dac Audio Alchemy DTi2.0 + DDE v3.0.

Il Quiet A-11T si è pertanto trovato a dover pilotare le splendide ed eccellenti Monitor Audio Gold GX300 attraverso i miei consueti Analog Research Silver Raincoat; dopo vari confronti, mi sono infine affidato ai cavi di segnale Audioquest Jaguar e Alpha Professional, mantenendo quale amplificazione di riferimento il sistema costituito da pre valvolare Labtek Nautilus e finale a mosfet AM Audio M180 Reference.

Qualcuno potrà obiettare il confronto assolutamente improbo con l’amplificazione italiana che, sulla carta, varrebbe circa 50 volte tanto il Quiet, ma tale sistema ha sortito un formidabile connubio con le trasparenti ed entusiasmanti Monitor Audio, per cui in grado (a mio parere) di porre a nudo ogni imperfezione stilistica del minuto Pegasus.

Inizio l’ascolto critico a medio-basso volume, dopo aver rodato l’integrato per svariate ore mediante il “muletto” Pioneer PD7300 (un vetusto lettore di compact disc, anno 1990 o giù di lì, in “repeat-play”) con un ignobile dischetto argenteo di cui non citerò nemmeno l’autore, al solo ed unico scopo di conservare una parvenza di serietà musicofila.

La selezione delle prime tracce audio mp3 a 320kbps cade su di una band slow-core che merita assolutamente tutta l’attenzione da parte dell’amatore delle nuove frontiere del rock: trattasi dei Low, un trio proveniente da Minnesota (USA), il cui sound è un compendio di psichedelica, atmosfere malinconiche, melodie meditative ed oniriche sporcate a sprazzi da un “insano” rock distorto. Lungi dal divenire un tedioso e triste approccio sonoro minimalista, la musica dei Low tende invece ad ipnotizzare l’ascoltatore, con soluzioni stilistiche sovente geniali quanto imprevedibili.

Pur riascoltando il capolavoro del 1994 “I could live in hope”, concentro la mia attenzione su alcune tracce degli ultimi quattro lavori in studio, soffermandomi in particolare su “Trust” (2002 – Kranky records) e “The great destroyer” (2005 – Subpop).

L’impatto iniziale mi lascia un poco interdetto.

Ascolto: estensione in frequenza, buona dinamica, ottima ricostruzione virtuale del sound stage, buonissima verticalizzazione della scena acustica, tangibilità dei vari piani sonori; evidentemente è il finale Am Audio a suonare, considerato il fatto che forse passo più tempo con i vari collegamenti che non ad allietare il mio stato d’animo facendo fruire buona musica dal mio apparato uditivo.

Niente di tutto ciò: il finalone italiano funge esclusivamente da supporto fisico al piccolo Quiet che, dal canto suo, pare pilotare con disinvoltura le nuovissime Monitor Audio Gold GX300 (la finitura burbinga della mia coppia è veramente una leziosità d’arredamento ovvero, in termini più terreni, bellissima!). Effettivamente, il basso non appare rigidamente controllato, alcune bordate elettriche “slabbrano” sottolineando eccessivamente le armoniche superiori, la dinamica ad alti volumi tende a soffrire di compressione acustica, l’equilibrio timbrico e l’omogeneità tonale degli strumenti (ed in particolare delle voci) lasciano il passo alla coppia Labtek – AmAudio o ad altre blasonate amplificazioni presenti nella mia sala d’ascolto, eppure la media qualitativa di tutti i principali parametri acustici che influenzano la riproduzione musicale è più che discreta (potrei sbilanciarmi con una votazione buona, ma il rischio del classico scivolone professionale è dietro l’…. armonica!).

Passo in rassegna altre tracce lossless (wav, ape o flac) che, per consuetudine, utilizzo durante la stesura di una recensione, fra cui Kings of Convenience, Enrico Rava, Keith Jarrett, Telemann, Joe Henry, Kelly Joe Phelps, una spruzzata blues con Guitar Shorty, qualche mia passione chiamata Counting Crows ed Afghan Whigs, ritrovandomi infine ad ascoltare musica e non l’impianto.

Dannazione, ecco il limite per il quale giammai potrò prestare la mia penna ad una rivista di settore: sarebbe come l’assaggiatore professionale di vino che, nel corso di una degustazione, anteporrebbe il gusto personale alle peculiari caratteristiche organolettiche del vitigno o del blend, al terroir, all’affinamento in cantina, sino all’anno di vendemmia.

Il Quiet A-11T Pegasus non lascia fluire il segnale musicale minimizzandone le alterazioni, piuttosto ne è un valido interprete in grado di raggiungere risultati imbarazzanti per molti concorrenti, nonostante possa trattarsi di amplificatori integrati di valore commerciale superiore.

Una tale affermazione non deve essere fraintesa come la scoperta dell’ennesimo “ammazza-giganti” a costi da saldo, eppure diviene il pretesto per una serie di riflessioni di non poco conto:

- avrò con divina botta di fondoschiena (che giammai capita col superenalotto) azzeccato un abbinamento imbattibile con il MF v-dac II e le Monitor Audio?

- quanto vale un’amplificazione in una catena stereofonica in cui si presuppone una sorgente timbricamente attendibile ed un sistema di altoparlanti dalle prestazioni complessive molto elevate?

- quanto influiscono i cavi di segnale e di potenza, giacché ho provato pure una coppia di Alpha Professional di lunghezza 3 metri lineari per un controvalore di mercato pari a €60-70 e due spezzoni di Sommercable Elephant lunghi circa 1,75 metri (diciamo €100?), raggiungendo pressoché le medesime prestazioni sonore?

- Ma è proprio vero che il crescente investimento economico (almeno limitatamente ad alcuni elementi di un sistema hi-fi) comporta miglioramenti proporzionalmente sempre più esigui?

- quanto incide infine il proprio gusto personale sul risultato finale?

- sostituireste un buon pre+finale con questo Quiet A-11T (magari dopo averlo ascoltato alla cieca proprio a confronto col vostro sistema di riferimento casalingo)?

Concludo qui la mia recensione: sono rimasto ad ascoltare, sempre con soddisfazione, questo minuscolo ed economico integrato cinese. Riconsegnandolo a Davide Sbisà ho soltanto esternato due considerazioni: in primis, è un ottimo integrato di “scorta” nel caso di qualche maledetto guasto sull’amplificazione principale; in seconda battuta, sarebbe da inserire segretamente nell’impianto d’ascolto dei clienti al cospetto delle solite amplificazioni altisonanti, per carpire le sensazioni degli ospiti di volta in volta presenti.

Non ho nemmeno fatto la fatica di sostituire la valvola in dotazione con un’altisonante NOS; niente da fare: nessun up-grade, mi sono goduto il Pegasus così come esce di fabbrica.

Esteticamente curato e grazioso, assolutamente ben costruito e rifinito per il prezzo di vendita, discreto e oggettivamente piccino, col bonus del fascino valvolare e dei componenti principali ben in vista sul lato superiore, certamente economico nelle connessioni, in un ambiente raccolto ed in abbinamento con una coppia di diffusori full-range e dal registro grave ben controllato e veloce, il Quiet A-11T potrebbe rivelarsi dispensatore di insperate soddisfazioni a costi (per il settore hi-fi) letteralmente ridicoli.

Tutto ciò, con lo scotto di non riportare sul frontale un qualsiasi marchio ormai assurto a status-symbol fra gli appassionati hi-end.

Prima o poi mi faccio un regalo e me lo riporto a casa, visto che di spazio ne occupa ben poco anche nel suo imballo: chissà che con altri abbinamenti mi renda conto di aver preso un….. sonoro abbaglio??

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano - aprile 2012

 

 

Hit Counter

Home