SCHEDE E RECENSIONI

Margules Audio ACRH 1.2

Ampli Integrato Ibrido


SCHEDA

Di cosa si tratta:

Ampli integrato


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Produttore:

Margules Audio

Caratteristiche:

Ibrido

Costo:

3.000/00 euro anno 2007

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CARATTERISTICHE

 

 

LA RECENSIONE DI CRISTIANO NEVI

 

OF THIRD EAR – di terzo orecchio

Il fenomeno dell’usato fornisce  da parecchio tempo una preziosa linfa vitale all’alta fedeltà, forse più che in altri settori merceologici, forse a tal punto da alimentare un interesse fra gli appassionati ancora maggiore rispetto al nuovo. Di seconda mano, si suol dire degli oggetti usati; nel mondo degli orologi, si parla più concisamente di secondo polso. Nell’alta fedeltà si ascolta con due orecchie, altrimenti non discuteremmo neppure di stereofonia. Or dunque l’usato diviene perlomeno di terzo orecchio, o no?  

 

 

Amplificatore integrato Margules Audio Magenta ACRH 1.2

 

E’ opinione assodata da parte dell’intero mondo audiofilo che le massime espressioni della stereofonia audio domestica siano storicamente riconducibili (o comunque costituiscano un’incrollabile certezza nell’immaginario collettivo) ad alcune ben determinate aree geografiche: USA, Canada, nord-Europa (Scandinavia e Gran Bretagna), Francia, Italia, Germania, Giappone.

Lo sviluppo industriale nell’est europeo e nella macroarea indocinese hanno un poco ravvivato l’elitario mercato hi-end, eppure alcuni mesi fa ho potuto lungamente testare un prodotto del quale nulla sapevo, nonostante fosse comunque contemplato dalle audioguide nazionali e, con mio stupore, proveniente dal continente latino-americano: il Messico!

Evidentemente per ignoranza, ho sempre associato al Messico ben altre eccellenze rispetto all’elettronica di consumo: mai avrei immaginato che esistesse una produzione di settore di tutto rispetto.

Margules è un’azienda a conduzione familiare che svolge attività di ricerca, progettazione e produzione di amplificatori, preamplificatori e sistemi di altoparlanti, ponendo la qualità delle realizzazioni al vertice delle scelte strategiche aziendali (secondo quanto si evince dalle dichiarazioni enunciate nel bel sito web).

La storia famigliare nella riproduzione del suono risale addirittura al 1926, quando Jacobo Margules fondò Emporio Electrico, che in seguito divenne Casa Margules specializzata in componenti elettronici per emittenti radiofoniche, radioamatori, tecnici dell'assistenza.

Quando assunse la nuova ragione sociale Radio Surtidora S.A., Jacobo Margules fu probabilmente il pionere dell’alta fedeltà sul mercato nazionale, fondando nel 1954 la “Tel Rad”, una filiale dedicata alla produzione di radio, giradischi, grammofoni, amplificatori, sistemi di altoparlanti. Oggi la società è gestita dalla terza generazione famigliare, vantando almeno un trentennio di sviluppo in proprio di tecnologia audio attraverso i due marchi  (o linee produttive) Margules e Magenta.

 

Il prodotto denominato ACRH 1.2 è un amplificatore integrato a tecnologia ibrida, la cui sezione preamplificatrice è realizzata a doppi triodi sottovuoto ed è accoppiata ad uno stadio finale a stato solido.

L'ACRH 1.2, dalle dimensioni piuttosto imponenti, è ben costruito ed esteticamente curato, il cui frontale convesso contribuisce certamente ad elevare il progetto dalla consueta monotonia geometrica di molte altre realizzazioni, alcune delle quali derivanti senza tema di smentita, dal settore professionale per inserimento in rack standard da 19 pollici.

Nonostante l’imponenza del frontale, è il minimalismo a farla da padrone: da un lato troneggia la manopola di controllo del volume, verticalmente sotto la quale spunta un piccolo pulsante on/sleep (l'interruttore di accensione vero e proprio è situato nella parte posteriore), seguito da un identico pulsante per la selezione degli ingressi. Sul lato opposto, posti verticalmente, sono posizionati i LED indicanti l’accensione dell’apparecchio e la selezione dell’ingresso.

Sul pannello posteriore spicca la separazione fra il preamplificatore e la sezione di potenza, ovviamente ponticellata, oltre ad una seconda uscita pre, che permette il collegamento eventuale a subwoofer amplificati o, perché no, ad una seconda unità ACRH 1.2 usata solo come finale di potenza, a realizzare una biamplificazione passiva.

Togliendo i ponticelli, è così possibile utilizzare l’apparecchio in qualità di solo  preamplificatore per ingressi ad alto livello, oppure come finale di potenza considerata anche la buona potenza dichiarata di 90W/ch su 8 ohm. Due piccoli trimmer permettono inoltre il bilanciamento fra i canali, svincolando il fortunato possessore all’obbligo di acquisto di una coppia selezionata di valvole, nel caso di retubing dell’ACRH1.2

A proposito, le valvole utilizzate sono le ECC82/12AU7, una per canale, che fungono da buffer a guadagno unitario; il circuito deriva dal progetto e dall’esperienza maturata da Margules con il preamplificatore top mod. SF220. L'alimentazione elettrica del preamplificatore è completamente stabilizzata, mentre l’alimentazione dei filamenti è accoppiata in continua.

Personalmente, approvo una simile configurazione progettuale dello stadio di preamplificazione: ormai tutte le sorgenti ad alto livello garantiscono un livello d’uscita almeno pari a 2V, con discreta riserva energetica, in grado di pilotare direttamente una larghissima schiera di finali di potenza, vecchi e nuovi. Inoltre, il potenziometro di volume sarà utilizzato per gran parte della sua escursione (dunque nel campo di funzionamento a maggior linearità) anziché sfruttarne un’esigua rotazione iniziale prima di mandare in clipping lo stadio finale di potenza per l’eccessivo guadagno del segnale.

Nel mio parco-apparecchi, da molti anni stazionano due stupendi buffer valvolari: un Klimo The Beag con guadagno pressoché unitario del segnale (che ho trasformato in un vero e proprio preamplificatore, aggiungendo un costoso potenziometro doppio a resistenze) ed un Unison Research VA-One abbinato ad un controllo di volume a relè-resistenze. La peculiarità del VA-One è costituita dalla presenza di un selettore a tre posizioni posizionato sul pannello posteriore che permette un guadagno basso (poco più che unitario), medio o elevato sfruttando una coppia di doppi  triodi Telefunken E802CC, uno per canale.

Secondo quanto disponibile nel web, lo stadio di uscita sarebbe polarizzato tramite un circuito proprietario capace di ottimizzare il punto di funzionamento dei semiconduttori al fine di  evitare il surriscaldamento tipico dei progetti operanti in Classe A, evitando contemporaneamente la distorsione dei progetti in Classe B.

 

L’ASCOLTO

Ho collegato il Margules Magenta ACRH1.2 ad una coppia di Vienna Acoustic Beethoven Baby Grand, alternate alle altrettanto bellissime Aliante Nova, attraverso i cavi di potenza Analog Research Silver Raincoat e Sommercable Elephant e Quadra Blue.

Ho affidato la conversione del segnale digitale (proveniente da PC o da compact disc) ad un eccellente MSB Power Dac Gold 4. La sezione preamplificatrice dell’ACRH1.2 è stata posta a confronto sia con i citati buffer valvolari Klimo Beag e Unison Research VA-One che con un sempre affidabile Classé Audio Five, mentre la sezione di potenza ha dovuto rivaleggiare con i miei fidati Albarry M408, un bel valvolare Bruce Moore Dual Sixty e ad una realizzazione  artigianale s.s. in classe A pura, fedele al celebre progetto diy “The Zen Amplifier” di Nelson Pass.

Concentrando inizialmente l’ascolto su architetture musicali contraddistinte da una marcata presenza di frequenze medio-basse e basse, con strutture ritmiche sovente possenti (Tool, A Perfect Circle, Queens Of The Stone Age, Kyuss, etc), l’ACRH1.2 si distingue sicuramente per la voce “adulta”, di buon peso specifico, contraddistinta da un’emissione piuttosto equilibrata e naturale, mai sguaiaita o esile o, di converso, timbricamente scura. L’impressione è quella dunque di essere al cospetto di un integrato di un certo livello qualitativo, in grado di navigare con buona disinvoltura nelle acque dell’Hi-End anziché nelle lagune del consumer, anche per la buona riserva energetica che, senza strafare, permette l’ascolto del rock più duro con soddisfazione e trasporto.   

Il bellissimo album “In June” del 2016 (Label: 568735 Records DK) del trio greco No Clear Mind, in costante bilico fra experimental, post e art-rock, per la qualità dell’incisione, è un attendibile test per la valutazione della ricostruzione virtuale dell’immagine acustica, con alcuni passaggi musicali in cui alcuni elementi (attraverso amplificazioni d’alto livello qualitativo) si stagliano percettibilmente oltre il lato esterno dei diffusori, sia sul piano orizzontale che in profondità. L’ARCH1.2 vanta una buona ricostruzione scenica dell’evento musicale, ben sviluppata in altezza ma, seppure apprezzabile, non particolarmente sviluppata sul piano orizzontale ed in profondità. Il centro-immagine è molto buono, non propriamente scultoreo come con certi monoliti a stato solido (es. Viola, Gryphon o Pass Labs), comunque sempre stabile e facilmente focalizzabile.

Alzando il volume ben oltre il buon senso civico, il suono tende a sottigliarsi sottolineando la gamma alta ed evidenziando qualche sibilante, altrimenti inesistente a normali livelli d’ascolto, anche se più sostenuti del normale.

Anzi, in tali casi la timbrica tende verso colori caldi pastello, forse un poco a scapito della trasparenza e della risoluzione, lasciandosi ascoltare anche per lunghe sedute d’ascolto.

Valutando il valore delle due sezioni separate di preamplificazione e di amplificazione di potenza con i riferimenti a disposizione sopraccitati, l’appiattimento timbrico sulle frequenze più acute si è ripetuto sfruttando l’ACRH1.2 come finale di potenza, mentre il buffer valvolare (dimenticavo: telecomandabile!) si è fatto particolarmente apprezzare per l’ottima timbrica, la ricchezza armonica e buona coerenza tonale dei vari strumenti naturali.

In abbinamento al finale valvolare Bruce Moore, l’ACRH1.2 in versione “preamplifier” ha pressoché eguagliato le prestazioni di altri apparecchi valvolari della mia collezione, fra cui un Rose RV23S e lo stesso Unison Research VA-One, donando ricchezza armonica ed una dorata luminosità in gamma media di alto profilo.

Una decina d’anni fa, il Margules ACRH1.2 era proposto a circa €3.000, con un interessante street-price compreso fra €2.200-2400 (ovviamente per un apparecchio nuovo); il listino non era particolarmente contenuto, ponendo l’integrato messicano a diretto confronto con una concorrenza di alta caratura, in un segmento commerciale d’accesso all’hi-end piuttosto affollato. Le doti salienti di questo apparecchio vanno ricercate nella solidità d’emissione, nelle buone doti timbriche ma, soprattutto, in quelle soluzioni progettuali che ne hanno comportato una versatilità d’utilizzo assai apprezzabile.

Se lo stadio finale di potenza riusciva a competere con la diretta e contemporanea concorrenza (intendendo integrati di pari valore commerciale o finali di potenza entro 1500-1800 euro), lo stadio valvolare d’ingresso merita ancora oggi particolare attenzione: l’affidabile costruzione, la buona componentistica elettrica e lo stadio di preamplificazione unitario a tubi sottovuoto permettono un interfacciamento pressoché ottimale con la stragrande maggioranza dei finali in circolazione, con esiti sonici talvolta insperati e di notevole livello qualitativo su tutti i principali parametri audio.

 

Cristiano  Nevi – gennaio 2019

( per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

SCHEDA FOTOGRAFICA

 

 

 

 

 

VEDIAMO DIETRO

 

 

 

VEDIAMO DENTRO



 

 

 

COME SUONA

 

https://positive-feedback.com/Issue15/margulesarch.htm

https://www.audiogon.com/listings/tube-margules-arch-1-2-tube-ss-hybrid-2013-09-12-integrateds-27604-raleigh-nc

 

Altre info:

 

http://margules.com/en/acrh-12.php  

 

 

 

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