SCHEDE E RECENSIONI

Finali Monofonici Fenice 100

Finali monofonici 100 watt

 

SCHEDA

Di cosa si tratta:

Finali monofonici


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Produttore:

Fenice

Caratteristiche:

100 watt

Costo:

Il costo dei componenti separati e circa questo

90 € ogni scheda fenice 100

70 € ogni alimentatore

60 € ogni cabinet

40 euro connettori potenziometri pomelli

480 euro tot solo componenti

Info:

 

CARATTERISTICHE

 

Si tratta di una coppia di finali , ogni finale monta una scheda Fenice 100 configurata in versione mono , quindi con un a potenza di circa 100 watt per canale o forse piu' , con alimentatore dedicato e sovradimensionato per ogni canale.

Il risultato e davvero un gran suono molto molto raffinato.

 

 IL VIDEO YOU TUBE 

 

 

 

 

LA RECENSIONE DI CRISTIANO

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

Autocostruzione

Finali monofonici in classe D - scheda Fenice 100 a ponte

 

Pur rammentando gli albori del sito Audiocostruzioni, che dedicava ampio spazio alla stereofonia ed annessi accessori di stampo amatoriale ed artigianale, non mi sono pressoché mai occupato di progetti autocostruiti, fatte salve alcune mie realizzazioni eseguite più che altro per scopi didattici.

Pur apprezzando l’artigianato di alta scuola in cui, oltre alle finiture spesso eccezionali, la componentistica sovente esclusiva, circuitazioni meditate, per nulla scontate, banali o addirittura cloni, sono sempre stato restio a renderne pubbliche le mie personali opinioni, trattandosi di esemplari unici anziché a tiratura seppure limitata.

Quando un prodotto è unico, privato e personale, giammai potrà essere di patrimonio pubblico, diversamente parleremmo di un miracoloso ossimoro. Tutt’al più se ne potrebbe sviscerare il circuito, la realizzazione elettromeccanica delle finiture e dello chassis, la filosofia e le scelte progettuali, ma discutere delle prestazioni d’ascolto rimarrebbe esperienza per pochi, pochissimi “eletti”, non potenzialmente condivisibile da un più vasto pubblico di appassionati.

 

Or bene, durante la mia ultima visita a Carpi, Davide mi ha consegnato in prova una coppia di amplificatori operanti in classe D, realizzati semplicemente con le schede Fenice 100 (modulo amplificatore basato sul noto chip Tripath 2022) e Grizzly (alimentatore switching specifico per la scheda Fenice 100), ovvero i conosciuti moduli già assemblati e commercializzati da S3 Shop di Bollate (MI).

 

 

Per questi oggetti ho fatto dunque un’eccezione, trattandosi di prodotti noti, di facile assemblaggio e/o ultimazione e di forte penetrazione sul mercato degli autocostruttori. Il loro funzionamento poi si basa sull’amplificazione in classe D, nota da tempo ma letteralmente lanciata in orbita negli ultimi anni dal celeberrimo Sonic Impact T-Amp, il cui cuore è stato proprio un integrato Tripath, modello TA2024.

L’avvento del T-Amp ha letteralmente creato una nutrita schiera di proseliti, la maggior parte dei quali si è basata sulla tecnologia Tripath (modelli 2020, 2022, 2024, ecc), oppure sulla più esclusiva Ice-Power di Bang&Olufsen, a cui si sono affidati anche alcuni dei più noti brand internazionali hi-end.

Nelle apparecchiature in prova, l’assemblatore ha asportato dalla scheda Fenice 100 il minuscolo potenziometro di volume, riportandolo al centro del frontale di un comune chassis in alluminio di colore nero, reperibile anche sugli e-shop con facilità. Il solito tocco di italica originalità ha indotto certamente l’assemblatore a sostituire il frontalino d’alluminio con uno identico in legno (ben dipinto in nero opaco) ed il coperchio superiore con una lastra di trasparente plexiglass. Sul lato posteriore trovano posto la consueta vaschetta IEC dotata di flitro di rete, un commutatore d’accensione, un solo ingresso coassiale (l’ampli è monofonico, la scheda Fenice 100 è connessa a ponte) e due ottimi connettori multistandard metallici, ricoperti in plastica trasparente.

 

Gli Abbinamenti e l’ascolto

Il Tripath TA2022 garantisce, se correttamente alimentato, 60W/ch a 8ohm e 90W/ch a 4ohm, su tutta la gamma di frequenze udibili e con distorsione totale pari a 0,1%. Connesso a ponte, raggiunge la ragguardevole potenza di ben 150W su 8ohm; il datasheet del chip non specifica però la potenza a ponte su 4ohm, per cui dovrò tener conto di qualche possibile difficoltà di pilotaggio su carichi bassi.

Trattandosi di un sistema d’amplificazione che fa del prezzo la sua prima virtù, ho optato per la seguente configurazione: meccanica CD Monrio Bit-Match con cavo digitale Megaride, dac esterno Musical Fidelity V-Dac II o, in alternativa, il dac-pre digitale Yulong DAH1, notebook Acer Aspire 5742G, diffusori Monitor Audio Gold GX300 ed Infinity RS-5K (le californiane scelte appunto per la loro impedenza nominale di 4 ohm, così da testare le qualità di erogazione dei moduli Fenice 100 su carichi più ostici della norma).

Per i patiti dei cavi, ho rovistato fra Sommercable, Alpha, Proel, Analog Research, Van Den Hul, MIT, senza badare troppo alla classe merceologica del singolo componente, mentre per i cavi di alimentazione mi sono affidato ai Bada HD23 (Yulong, Monrio) e ad Analog Research, ad alimentare l’isolatore/condizionatore di rete Xindak XF-2000B.

Sul circuito dev’essere presente un circuito di soft-start o anti-bump, in considerazione del fatto che all’accensione nessun rumore molesto giunge ai diffusori.

Sul notebook, che ho collegato tramite usb al piccolo MF V-dac II, seleziono tutte le tracce in formato Flac dell’intrigante “Pungent Effulgent”, album del 1990 a firma Ozric Tentacles: sinceramente, dalle prime battute mi sorge il sospetto di aver lasciato connesso il Fortè Audio anziché i Fenice 100.

La timbrica è in effetti piuttosto simile a quella del finale in classe A, tendenzialmente calda e priva di asperità armoniche; simile è anche quella capacità di introspezione del contenuto musicale, quella trasparenza verso i dettagli più minuti che peraltro ha sempre costituito uno dei punti di forza del piccolo T-Amp, direi una sorta di “parentela genetica” che probabilmente accomuna i vari prodotti Tripath.

Queste prime sensazioni parrebbero in palese contrasto, in realtà ai questi Fenice 100 bridged il piglio dinamico non manca affatto: appaiono apparentemente sornioni, tranquilli, suadenti, eppure riescono ad affrontare anche partiture complesse risolvendole con grande attenzione al dettaglio ed al microcontrasto. La velocità di risposta ai transienti più perentori è dunque molto buona, anche se non raggiunge l’autorevolezza dei migliori finali a stato solido, così come anche i NuForce riescono in tal senso a prevalere, ma obiettivamente il risultato costituisce un signor compromesso fra velocità, perentorietà, nettezza ed eleganza e calore.

Per tali aspetti, i miei Albarry M408II rimangono certamente insuperati, così come la corposità del suono, l’estensione e la possanza delle prime due ottave udibili fanno infine emergere l’eccellente Fortè Audio Model 4, che a mio parere assicura anche una ben più ferrea capacità di pilotaggio nei confronti delle piccole ma impegnative Infinity.

Ecco, se confrontati con progetti tradizionali di target commerciale sensibilmente superiore, i Fenice 100 bridged pagano forse lo scotto di una gamma bassissima appena in secondo piano, più sul piano prettamente quantitativo che qualitativo. La timbrica è infine resa riscaldata da un’attenzione particolare alle gamme medio-bassa e media, appunto la cui ricchezza cromatica ne rende il suono infine meno incisivo rispetto alla tipica “voce” del T-Amp, più risoluta e netta.

Passando all’audizione del formato CD, carico dunque sul platorello del Monrio Bit Match il dischetto argenteo intitolato Feel the Spirit di Joe Williams, ove peraltro il grande vocalist duetta in più di un’occasione con la bellissima voce gospel di Marlena Shaw: i Fenice 100 riservano alle voci un trattamento di grande qualità, di spiccata intelligibilità, ben definite sul piano sonoro che il fonico ha voluto loro riservare, sebbene ovviamente amalgamate con gli strumenti prevalenti, i suoni sullo sfondo e quelli “d’ambienza”. Se le voci femminili risultino sempre degne di nota, è proprio l’attenzione riservata alle maschili e, fra esse, a quelle d’impostazione baritonale a contraddistinguere uno dei punti di forza dell’amplificazione in classe D secondo il modulo Fenice 100.

Se avessi dovuto soltanto immaginare un suono di questi moduli d’amplificazione ad alto rendimento, avrei optato per un suono analitico, dettagliato, ma anche “povero” ed un poco artificiale: la resa sulla voci smentisce clamorosamente le mie immaginazioni (e, forse, i pregiudizi di chi non ha mai ascoltato i buoni progetti in classe D).

A proposito: la lettera D non significa affatto Digitale! Questa tipologia di amplificazione, nota da almeno 50 anni, è definita altresì PWM, ovvero a modulazione di larghezza di impulso, ed è assolutamente fattibile senza mai uscire dal dominio analogico nel trattamento del segnale.

La lettera D segue semplicemente le lettere A, B, C, con le quali si sono definite altre topologie circuitali d’amplificazione a rendimenti via via crescenti. Ergo, i Fenice 100 non sono affatto amplificatori digitali, tant’è che il segnale d’ingresso è assolutamente analogico, proveniente dall’uscita di un lettore cd, un dac esterno, un tuner, un preamplificatore. Se per taluni si tratta di un’ovvietà, per altri lettori potrebbe essere piuttosto una novità, o meglio, una precisazione od il chiarimento di un dubbio. Certamente la classe D può essere implementata anche nel dominio digitale, usando dunque un segnale digitale per generare gli switch, che si distingue dunque i rispettivi amplificatori perché sono gli unici ad avere (anche) ingressi digitali. Questi progetti sono ancora piuttosto rari e per i quali rammento soltanto il marchio TACT.

Ascoltando brani ricchi di percussioni metalliche, le cui armoniche superiori possono spingersi verso le frequenze più acute, i Fenice 100 confermano nuovamente una grande attenzione al dettaglio, anche se certamente non eguagliano i migliori prodotti NuForce o BelCanto (che costano 20 volte tanto e sono anche un poco più potenti), ma la timbrica si avvicina piuttosto al secondo brand appena citato. Anche la tessitura armonica non raggiunge la completezza dei miei Albarry o del Fortè Audio, nonostante tutto il risultato complessivo è ampiamente soddisfacente anche durante l’ascolto delle migliori pagine di musica barocca, sia per orchestre sinfoniche che per concerti da camera. La ricostruzione scenica è sempre molto buona, con grande rispetto fra le tre dimensioni, forse con un senso della profondità meno evidente nei confronti degli amplificatori usati quali riferimenti, ma con un estensione orizzontale degna di nota. E’ possibile infine affermare che, rispetto a Fortè e Albarry, i vari piani sonori subiscono un lieve avanzamento verso la posizione d’ascolto, che comunque non disturba affatto e che con alcune incisioni risulta persino più coinvolgente.

Conclusioni:

L’ensemble Grizzly + Fenice 100 bridged offre risultati insperati, sottolineando (se ne ve fosse ancora bisogno) un’avanzata maturità della classe D anche a livelli definibili come consumer.

Certamente non si possono pretendere le performance delle più esclusive realizzazioni in classe D (ma nemmeno A o AB), di cui peraltro ho citato alcuni noti marchi, eppure alcuni storici limiti di questa classe di funzionamento (filtro d’uscita ad alta pendenza, applicazione di elevati tassi di controreazione per abbattere la distorsione, altrimenti così elevata da non far probabilmente funzionare nemmeno il circuito d’amplificazione, ecc) sembrano aver raggiunto compromessi assolutamente accettabili.

I margini di miglioramento a contorno (cablaggi, potenziometri di volume, connettori, chassis, ecc) sono notevoli, lasciando libero arbitrio e fantasia all’autocostruttore di turno.

Di certo, abbinati a sorgenti ed a sistemi d’altoparlanti di classe comprovata, non deludono affatto ed anzi, spuntano prestazioni che ritengo superiori addirittura di un ordine di grandezza rispetto ad un’analoga amplificazione integrata commerciale di pari costo.

Se poi non si è particolarmente schizzinosi o troppo raffinati, potrebbero costituire anche una soluzione definitiva con una spesa nel complesso contenuta. Perché no?

Di questi tempi, non è affatto poco.

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano - febbraio 2012

 

SCHEDA FOTOGRAFICA

La versione con pomelli neri

 

 

 

La versione con pomelli alluminio

 

 

VEDIAMO DIETRO

 

 

 

LINKS

 

http://www.audiocostruzioni.com/a_d/elettroniche/finali-integrati/finale-fenice-100-carlo/finale-fenice-100-carlo.htm

 

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