Schede e recensioni

Dared Vp 300

Ampli a valvole con la rcensione di Cristiano
 

 


  Di cosa si tratta

  Amplificatore a valvole


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  Produttore

  Dared  China

  Caratteristiche

  Single ended 300b

  Costo

 

990 euro   anno 2014  Audiocostruzioni di Sbisa' Giovanni e c snc  Via Grosoli 6  41012  Carpi  MO - tel 059.685054  info@audiocostruzioni.com  e punto vendita

 



Caratteristiche

 

MASSIMA POTENZA DI USCITA: 9W PER CHANNEL

Risposta in frequenza: 20-20KHz (± 1.5dB)

DISTORTIONE: ≤ 2%

SIGNAL TO NOISE RATIO: ≥ 85dB

D'SENSIBILITA 'INGRESSO: 350mV

Impedenza di ingresso: 100K ohm

Impedenza di uscita: 4 ohm / 8 ohm

MISURE: L285 x W140 x H170 MM

PESO: 15.0Kgs/Pair

VALVOLE: 12AU7x4, 300BX2

 

Scheda Fotografica

 

 

 

 

 


Vediamo dietro

 


 


 

Insieme al suo pre Dared  2000A

 

 

 

 

 

Vediamo dentro " Foto offerte da Cristiano "

 

 

 

 

Imballo    e    manuale


     

Links

La recensione di AR dal sito dell'importatore

 

VP300BPROVA1.jpg (910539 byte) VP300BPROVA2.jpg (1113926 byte)

 

La recensione di Cristiano

 

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

DARED VP-300B

Amplificatore Integrato/Finale a valvole

 

Dared: acronimo di Daring – Artistic – Reliable – Elegant – Definitive, che nella nostra bellissima lingua si traduce verosimilmente in audace, artistico, affidabile, elegante e definitivo.

Ad un’analisi sommaria e superficiale, il brand cinese a capo della società Danyigao Audio Equipment Ltd. potrebbe essere interpretato come un irriverente, pretenzioso, dunque audace biglietto da visita nell’ambito dell’arena hi-end occidentale: eppure la Danyigao vanta ormai un’esperienza progettuale quindicinale nel settore dell’amplificazione stereofonica valvolare, essendo stata fondata nell’ormai lontano 1995.

All’audacia del marchio e del ventaglio produttivo che oggi si sviluppa su addirittura quattro differenti linee “artistiche”, Dared ha sempre posto grande rilievo tanto alla cura estetica ed all’eleganza delle forme quanto all’affidabilità ed alle qualità musicali delle proprie realizzazioni.

Tutta la produzione è imperniata su tecnologia valvolare, vantando appunto quattro serie produttive fra cui spicca certamente la prestigiosa linea Flagship, costituita da tre finali monofonici basati o sull’uso dei potenti triodi 805 e 845 (DV-805 e DV-845) o su un sestetto di KT88 per canale (DV200). Completa questa linea un delizioso integrato denominato VP-845, anch’esso facente uso della 845 nel circuito finale di potenza, la cui veste estetica ricorderebbe piuttosto quanto reso disponibile dalla più vasta gamma “New Classic”, di cui Mediaelettra – Electronics Company srl di Imola (BO) importa al momento soltanto il pre MC-7P e gli integrati VP-16, MP-30B, MP-60, DV-6C (unico ibrido, peraltro a sei canali), I30, VP-99P e VP-30P, ove si fa uso anche di finali 6V6, 5881, 6L6, oltre che delle KT88 e 300B. L’esclusiva serie “Imperial” include poi un bellissimo finale monofonico imperniato sulle 300B, oltre a due integrati dalle forme quanto mai originali e spiazzanti (pressappoco, una base a semicerchio), di cui è importato il solo modello DV-80, facente uso di una coppia di ben noti ed apprezzati pentodi EL34, in push-pull per canale.

 

Completa la gamma produttiva la serie “Mini”, sicuramente la più deliziosa ed al contempo la più commercialmente appettibile. Questa linea è contraddistinta da prodotti assai contenuti sul piano prettamente dimensionale, ove il design gioca sovente fra il contrasto delle cromature degli chassis con sinuosi frontali e parziali fiancate laterali in levigato legno massello, la cui finitura superficiale appare ben curata e traslucida.

Il modello VP-300B oggetto di questa prova si inserisce in tale serie, secondo una mia personale impressione quale elemento di maggiore interesse e, probabilmente, di punta nell’ambito della strategia commerciale sia in primis del Costruttore che, di conseguenza, dei suoi esclusivi Distributori.

Discutendo infatti con Davide Sbisà in merito a questo interessante marchio cinese ed in relazione alla sua personale esperienza derivante dall’attività di Rivenditore autorizzato, egli mi ha in più di un’occasione rimarcato il grado di affidabilità effettivamente dimostrato dalle amplificazioni Dared, non rammentando sinora alcuna richiesta di riparazione o di assistenza tecnica indipendentemente dalla serie produttiva.

Nonostante i prezzi di vendita dei prodotti Dared siano mediamente contenuti, ne è anche scaturito un quadro complessivo in merito alla validità “sul campo” soggettivamente lusinghiero, con particolare riferimento alle realizzazioni basate sull’utilizzo dell’intramontabile triodo 300B, di cui la sigla dell’apparecchio in prova ne tradisce immediatamente la presenza.

A questo punto il mio interesse si è focalizzato sul modello VP-300B, inducendomi ad ordinarne addirittura due coppie, per poterne testare nel mio ambiente d’ascolto la classe musicale anche in configurazione passiva di bi-amplificazione.

In realtà non si tratterebbero di due coppie di prodotti, bensì di 6 (sei!) apparecchiature: già, l’amplificazione VP-300B è infatti costituita da ben tre chassis: due amplificatori finali monofonici provvisti ciascuno di un potenziometro di volume, tali da essere connessi direttamente ad una sorgente ad alto livello al medesimo modo di un integrato, oltre che da un alimentatore esterno comune.

Le bellissime fotografie scattate da Davide appaiono in merito ben più eloquenti di mille parole, sulle quali Vi invito a soffermarVi;  però maneggiandoli, ci si rende conto che sono ancor più graziosi che non in fotografia.

Nonostante l’ingombro relativo al singolo telaio sia effettivamente assai contenuto (poco più grande di una mano aperta), la gestione logistica di sei telai risulta un poco invasiva: nel mio caso, ho riposto ogni coppia di amplificazione direttamente sul pavimento, ai lati di ogni diffusore, con l’alimentatore distante quanto consentito dalla lunghezza dei cavetti di alimentazione (pari a circa 1 metro), dei quali annoto essere terminati con connettori multipolari in standard DIN, col lato amplificatore provvisto di una ghiera filettata a garanzia di un fissaggio efficace.

Lo scatolotto di alimentazione è parimenti rifinito anteriormente come i moduli finali monofonici mediante un frontalino in legno massello, entro il quale è ricavata una finestrella nella quale vi è il tasto ON/OFF e la relativa spia a led di colore blu. Lo chassis è completamente metallico, verniciato di colore nero, sul cui retro compare al centro la consueta vaschetta IEC e, ai lati di essa, i due connettori DIN.

All’interno spiccano un bel trasformatore toroidale di dimensioni rassicuranti, visto che occupa buona parte del volume disponibile, e le due sezioni di livellamento a stato solido in cui si fa utilizzo di condensatori elettrolitici Aureavox, con tolleranza 20%.

Il circuito elettronico della sezione di potenza è un classico disegno in classe A “single-ended” basato sul celeberrimo triodo 300B, pilotato da una coppia di doppi triodi 12AU7 - ECC82. Rimosse quattro piccole viti sul lato inferiore dell’amplificatore, si accede direttamente allo stampato in vetronite, sul quale sono disposti davvero pochissimi componenti di produzione cinese e di buona qualità industriale, comunque ben dimensionati per una probabile affidabilità a lungo termine. Spicca sicuramente la realizzazione, assai robusta e ben assemblata, come tutti i componenti elettromeccanici (potenziometro di volume blindato, ottimi connettori d’ingresso e d’uscita per i diffusori, zoccoli per le valvole ceramici con ancoraggi dorati), comparabile con apparecchiature che nella nostra vecchia Europa occuperebbero altre posizioni merceologiche.

Ovviamente, considerato il prezzo di listino fissato in poco più di 700 Euro per un sistema a tre telai VP-300B, anche le valvole utilizzate sono di produzione cinese, ma di una qualità costruttiva che, ad un’analisi visiva un poco attenta, non appare mediocre come certe realizzazioni riscontrabili su apparecchiature di pari provenienza ma estremamente economiche persino sul mercato europeo. La 300B è difatti marcata Electron Tube (brand già incontrato su prodotti Ming-Da di pregio), mentre le 12AU7 riportano una serigrafia rossa indicante il marchio “Ruby”.

Dapprima, ho utilizzato una sola coppia di VP-300B sia in qualità di integrati, sfruttando il potenziometro di volume la cui economica manopola dorata rimane l’unico elemento di regolazione di ogni finale, quindi posti a valle di un preamplificatore esterno; infine ho utilizzato la seconda coppia per una bi-amplificazione finale passiva a pilotare le consuete ProAc D-15, le quali presentano appunto i morsetti sdoppiati per il bi-wiring / bi-amplificazione.

In ultima analisi, ho provveduto all’up-grade delle ECC82 con delle coriacee RCA 5963 N.O.S. selezionate per usi industriali, appartenenti alla mia personale collezione.

Richiamo all’uopo l’attenzione di tutti coloro che siano a digiuno di nozioni tecniche valvolari: le 5963 NON sono equivalenti alle 12AU7 – ECC82 ma assai simili, con alcune caratteristiche elettriche differenti. Se non si verificano preventivamente alcuni valori elettrici almeno mediante un tester professionale evidentemente con i circuiti in tensione (con la tecnologia valvolare, le tensioni in gioco sono mortali!!!), si rischiano di danneggiare anche permanentemente le apparecchiature.

Per il resto della catena stereofonica, mi sono avvalso della sorgente digitale a due telai Monrio Bit Match + 18B2, di due preamplificatori valvolari Musical Technology C2L e G&P Audio (pregevole realizzazione artigianale basata sui triodi 6J5, valvola rettificatrice, livellamento induttivo-capacitivo e regolatore doppio di volume a resistenze di precisione), il tutto collegato attraverso cavi di segnale Alpha Professional di lunghezza 3 metri, Bada HL-1 e cavi di potenza Sommercable Elephant SPM440, Bada HP-23 e Analog Research Silver Raincoat.

Siccome adoro beffarmi di coloro che vengono definiti i “puristi” di questo strampalato quanto ricreativo hobby (a volte infatti ci prendiamo un po’ troppo sul serio), in seconda battuta ho aggiunto agli striminziti 8W max. per canale su 8ohm erogabili dai lillipuziani VP-300B un poderoso sub-woofer attivo Sunfire True Subwoofer MKII, che di watts ne eroga “soltanto” 2700 in una classe d’amplificazione certamente non nobile quanto la “A”.

La mia irriverenza nei confronti della 300B, sublime dispensatrice di raffinatissime sonorità nel range medio delle frequenze udibili, mi ha portato inizialmente all’ascolto di quell’opera che considero l’apice artistico del genere definito stoner-rock e che ancora oggi riesce ad emozionarmi: l’album “Blues for the red Sun” dei Kyuss (1992, Dali). Qui il suono è volutamente sporco, distorto, pesantemente elettrificato, ove le frequenze medie sono brutalmente alterate e martoriate, ma nonostante tutto ottenuto da strumentazioni valvolari.

Tralasciando l’iniziale “Thumb”, ove il riff chitarristico risulta lento e ipnotico nonostante immediatamente emozionante, il resto della scaletta scuote e stordisce l’ascoltatore attraverso un muro di suono al contempo possente, energetico sino alle frontiere più heavy, eppure incredibilmente coinvolgente perché fiorente di intuizioni armoniche e giammai ripetitivo.

Una tale sonorità sarebbe forse il pane quotidiano per un’energica amplificazione imperniata sul push-pull di EL34, KT88 o, ancor meglio, sulla possanza delle migliori corrazzate a stato solido, ma i piccoli VP-300B non si scompongono affatto, sfoderando sino a discreti volumi d’ascolto una grinta insospettabile.

Certamente la dinamica, il fronte sonoro, la corposità dei timbri e la presenza dei registri più gravi non arrivano a competere con le più muscolose realizzazioni attualmente in commercio, indipendentemente dalla tecnologia d’amplificazione da esse adottata, eppure la resa complessiva rimane piacevolmente godibile, su tutti i principali parametri acustici: che si tratti di un progetto realmente “purista” ai fini della salvaguardia del prezioso segnale musicale (nessun stadio preamplificatore, percorsi del segnale ridottissimi, classe A di funzionamento, topologia circuitale molto semplice e povera di componenti passivi), appare piuttosto evidente anche ad un occhio non tecnico, purché parimenti appassionato. Forse, la caratteristica saliente di siffatto progetto che personalmente ho percepito fin dal primo ascolto critico risiede nella la spiccata trasparenza musicale di questi VP-300B: in altri termini, la sensazione maggiore appare l’eccezionale salvaguardia del contenuto musicale sul segnale proveniente dalla sorgente Monrio che, con registrazioni live, traspare in tutta la sua evidenza. Ecco allora che i segnali d’ambienza pervengono con un nitore ed un’intelligibilità davvero lodelvoli, giovando non poco sia alla ricostruzione prospettica dell’evento musicale, sia di conseguenza alla percezione delle caratteristiche ambientali della registrazione dal vivo.

L’impostazione complessiva di questi VP-300B mi ricorda sotto tali aspetti addirittura le celebri elettroniche Nagra, nonostante non sussistano le medesime capacità dinamiche, omogeneità tonale ed estensione in frequenza.

Spaziando ad esempio su torride registrazioni rock-blues di Steve Ray Vaughan (“Live in Tokyo” e “Live at Carnegie Hall”) risulta rimarchevole la (volutamente ricercata) ruvidità dei suoni, la vibrazione delle pelli della batteria sollecitate dal basso elettrico, così come s’intuisce senza sforzo alcuno la dimensione ed il riverbero acustici di un piccolo romitorio romanico di campagna, quale sede di un concerto per sola chitarra classica, ripreso a pochissimi metri con un DAT portatile e riversato ovviamente su CD.

Nonostante un warm-up prolungato oltre le canoniche 50 ore di rodaggio, le valvole driver di serie soffrono di una certa durezza timbrica in gamma medio-alta, resa avvertibile nella riproduzione di ottoni acuti quali la tromba, i piatti crash ed i timbri superiori del violino. Sostituite le 12AU7 di produzione cinese (che a mio parere appaiono identiche a quelle usate ad esempio su amplificazioni Ming-Da e Advance Acoustic) con le RCA 5963, aumenta percettibilmente la raffinatezza e la naturalezza d’ascolto entro tutto il registro medio ed acuto, anche se non sono riuscito ad aumentare il peso specifico, la densità e la quota della riproduzione dei piccoli VP-300B, come tipicamente si avverte ascoltando i più potenti e blasonati amplificatori sul mercato (mi sovvengono mnemonicamente le prestazioni offerte ad esempio da un integrato Audio Analogue Maestro 150 o 200 oppure da finale un AmAudio A80 Reference, senza dover citare realizzazioni esclusive, che tali rimangono per molti appassionati).

L’ulteriore up-grade delle 300B potrebbe giovare non poco alla qualità complessiva d’emissione, ma una coppia di Western Electric originali e con largo margine di vita residua costerebbe uno sproposito, ovvero un controsenso se non mirato per un ampli di grande blasone, qualità e valore commerciale: peraltro ho visto in Rete quotazioni relative a questi triodi che si aggirano anche attorno ai 3000€ per una coppia selezionata e garantita!

Non escluderei a priori l’up-grade con delle 300B selezionate di attuale produzione e buona qualità complessiva, citando in ordine sparso Svetlana, Shuguang, KR Audio, JJ-Tesla.

D’altro canto, l’ascolto della propria musica preferita attraverso un’amplificazione a monotriodo da una manciata di watt diviene una vera e propria filosofia audiofila, per la quale si giunge magari ad immolare sull’altare sacrificale un briciolo di scena acustica, più credibilmente una buona dose di potenza, pressione acustica e dinamica, a favore di una raffinatezza timbrica e di una naturalezza d’emissione talvolta impareggiabili. Se poi si abbraccia a compendio “l’alta sensibilità” dei diffusori acustici, si rischia di sfociare in una visione dell’hi-end sovente affascinante e senza via di ritorno, se non per cause di forza maggiore (leggasi: la consorte o la suocera!

Si sa, l’aggettivo che spesso accompagna tali diffusori è…. catafalco).

La possibilità di regolazione indipendente del volume permette comunque l’utilizzo di valvole non selezionate.

Inserendo un buon preamplificatore valvolare, la quota prestazionale raggiunge livelli assolutamente interessanti: l’immagine non viene minimamente deturpata ma nemmeno si segnalano evidenti miglioramenti, ma è lo spunto dinamico ed il peso armonico degli strumenti ad aumentare in maniera inequivocabile, lasciando fortunatamente immutate la focalizzazione e la trasparenza di cui sono capaci questi Dared, dunque prerogative peculiari dei VP-300B.

Ecco allora che possiamo godere delle divagazioni fusion della Derek Trucks Band con il buon lavoro “End of the Madness” (1998, House of Blues), certamente non il miglior album del valente chitarrista Derek Trucks, ma assai ben registrato ed ancor meglio eseguito da una band in stato di grazia: la batteria e le percussioni divengono finanche cattive e nette nella lunghissima “Kickin’ Back”, i piani sonori sono molto ben scanditi e definiti all’interno della scatola sonora, ampia e godibile, il fraseggio chitarristico ricco di liquide armoniche in gamma media e medio-alta, il basso elettrico corposo ma non prevaricante ne tantomeno flaccido e debordante, quanto piuttosto tonico e sufficientemente smorzato.

I Dared sfoderano poi una prestazione assolutamente convincente con la conclusiva “Deltaraga” ove la lunga divagazione solistica eseguita dalla sola resofonica di mr. Trucks si staglia al centro della scena, perentoria, marmorea, davvero credibile anzi, addirittura più credibile di qualche altra nota e talvolta ben più costosa amplificazione passatami fra le mani negli ultimi anni, ma che ritengo inutile citare in questa sede: sono troppe infatti le componenti d’interferenza per un giudizio che, infine, rimane comunque soggettivo e fortemente condizionato già solo dall’ambiente d’ascolto e dalla frequente variabilità dell’intera catena di riproduzione audio. Denigrare un apparecchio per esaltarne un altro senza riferimenti oggettivi ripetibili, è antitesi deontologica inammissibile per chi possa esternare la propria esperienza personale ad altri mediante un mezzo di comunicazione di massa.  

Mi ritrovo ad ascoltare il consueto Nusrat Fateh Ali Khan senza avvertire carenze timbriche, tonali, prospettiche nel confronto con i miei riferimenti mnemonici e con l’amplificazione contemporaneamente disponibile, rendendomi conto di ascoltare musica con un sistema di amplificazione che costa complessivamente 1200 euro.

L’abbinamento col preamplificatore artigianale G&P Audio (a proposito: egregio Artigiano della Musica, La prego di contattarmi per fornirmi qualche ragguaglio tecnico in merito a questa Sua musicalissima realizzazione con le valvole 6J5: ho il sospetto che l’ispirazione progettuale derivi da un altro pre esoterico di corrente produzione italica…..) è pienamente quanto insperatamente godibile, a tratti persino emozionante, con una gamma media bellissima e luminosa, ed una gamma acuta presente ma setosa, capace di dare corpo e credibilità tanto alle percussioni metalliche quanto alle voci femminili ed agli ottoni soprano.

Sfruttando la seconda coppia di Dared VP-300B a disposizione, predispongo il pilotaggio delle ProAc D15 in bi-amplificazione passiva: di fatto, ogni monofonico pilota ora uno ed uno solo degli altoparlanti delle D15 che, ricordo, sono piccole torri inglesi da pavimento a due vie con reflex posto sul lato inferiore della cassa.

In questa configurazione ci si possono permettere pressioni sonore di una certa entità, perché apparentemente è la dinamica totale a beneficiare di tale configurazione: nel corso delle sedute d’ascolto, la sensazione più percettibile si è distinta poi in una naturalezza e fluidità d’emissione ancora migliori. Aggiungendo infine il subwoofer Sunfire, cresce notevolmente la densità armonica donando pienezza al suono, l’estensione in frequenza, la quota della profondità e dell’altezza dell’immagine sonora, forse persino la tenuta in potenza, inficiando davvero marginalmente la grazia e la raffinatezza del medio-basso di cui sono capaci questi piccoli gioiellini cinesi.

 

Conclusioni

I Dared VP-300B sono finali di potenza monofonici con alimentazione separata ma comune per i due amplificatori, di dimensioni molto compatte ma contraddistinti da piacevoli finiture, costruzione robustissima e dal design assai curato, basato sul contrasto del legno e delle superfici metalliche lucide dello chassis. Sono provvisti di un ottimo potenziometro di volume, che ne permette l’uso anche in qualità di integrati. Il circuito di amplificazione è semplice ma robusto, operante in classe A ed imperniato sulla celeberrima 300B in single-ended. La musicalità complessiva è assolutamente convincente, elargendo una spiccatissima trasparenza nei confronti del segnale musicale.

Insomma, così descritti, potrebbero essere archiviati come l’ennesima elettronica esoterica, eppure tale sistema a tre telai è venduto a circa 750 euro.

Abbiamo dunque scoperto l’ennesimo “ammazza giganti”? Non propriamente: questo amplificatore soffre in maniera marcata l’abbinamento con tutti quei sistemi d’altoparlanti contraddistinti da un carico difficile, non tanto relativamente al solo modulo d’impedenza (il trasformatore d’uscita dei piccoli Dared prevede anche un connettore “4 ohm”) quanto anche all’andamento della fase. In altri termini, i VP-300B appaiono molto sensibili all’abbinamento con i diffusori, per cui devono essere ponderati e provati preventivamente gli accoppiamenti con le proprie casse, prima di piangere lacrime di coccodrillo per i sette bigliettoni verdi già sborsati e ricorrere poi spasmodicamente ai mercatini on-line dell’usato o a e-Bay.

La sensibilità del diffusore inoltre deve essere necessariamente medio-alta (almeno 87-88 dB/1W/1m) onde evitare imbarazzanti ascolti di solo sottofondo (a meno che non sia proprio questo il risultato auspicato), anche in ambienti raccolti.

Si tratta inoltre di un’amplificazione valvolare, le cui caratteristiche elettriche intrinseche, l’idiosincrasia/controindicazioni d’interfacciamento, la delicatezza dei tubi termoionici, la posizione a vista senza protezioni degli stessi, i costi di ricambio della finale 300B, probabilmente non ne consigliano un primo acquisto al neofita, quanto piuttosto all’appassionato che abbia già acquisito un minimo di esperienza con l’alta fedeltà.

Ad egli, od anche all’audiofilo navigato che oculatamente centellina i propri investimenti nell’hardware ed intenda approfondire la propria esperienza nel valvolare, questi Dared VP-300B potrebbero realmente costituire l’ingresso dalla porta principale al mondo dell’hi-end, o divenire persino una scelta definitiva per qualche anno di ottime soddisfazioni d’ascolto.

Ottimi quando pilotati da un eccellente preamplificatore valvolare, i piccoli VP-300B possiedono parimenti una naturalezza d’emissione ed una capacità di discernimento musicale senz’altro lodevoli anche quando usati tal quali, sfruttandone il potenziometro di volume integrato posto a monte della sezione finale di potenza; sebbene nel corso della prova d’utilizzo non possedessi in casa un buon pre passivo a trasformatori, probabilmente con questa configurazione si potrebbero raggiungere livelli qualitativi nei parametri della micoinformazione e della trasparenza da primato, alla stregua di quanto esigibile da amplificazioni ben più esclusive.

Da strenuo sostenitore della bi-amplificazione passiva qual sono io, non posso fare altro che confermare la prestazione assolutamente convincente, atratti esaltante, di due coppie di VP-300B a pilotare le mie amate D15. Giammai ho avvertito l’esigenza di tornare a ricollegare le mie consuete amplificazioni a disposizione all’irreprensibile sorgente Monrio Bit Match + 18B2.

La prestazione con un subwoofer del calibro del Sunfire è stata infine realmente inattesa: il set-up è tutt’ora (al momento in cui scrivo) in corso di affinamento, a causa sia della grande versatilità offerta dagli ingressi del sub che della necessità di pilotare contemporaneamente il Sunfire ed i quattro monofonici con un unico regolatore di volume: l’esperienza d’ascolto che ne consegue merita assolutamente tali ludici sacrifici!

D’altronde, contrariamente a coloro che pensano di ottenere una musicalità assoluta con piccoli diffusori da stand ed asfittiche amplificazioni, a mio parere la rinuncia alla riproduzione fedele delle prime due ottave inferiori delle frequenze udibili è la sottomissione definitiva ad un gusto della riproduzione musicale giammai “fedele” ed emozionante quanto l’evento originale. Di fatto però, una nota locuzione latina dice: “De gustibus non est disputandum”!

Da ascoltare con attenzione in abbinamenti ed ambienti d’ascolto oculati.

Chapeau.

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano Nevi 

 

La recensione di Marco

 

Prefazione - ringrazio tanto Marco  che e stato cosi gentile da inviarci foto e descrizione di questo interessante amplificatore .

 

Ciao Davide,
Premetto che non mi ritengo un grande esperto nel dare un giudizio "  musicale " attendibile ma proverò comunque a lascairti le mie impressioni. Iniziando da un osservazione puramente estetica beh che dire è un piccolo capolavoro ( i tre telai separati danno idea di grande importanza e  eleganza ) il cabinet cromato si sposa meravigliosamente con i frontalini in legno ,  molto belle le manopole del volume e i connettori per l'uscita del segnale,  peccato una sola uscita in linea ( si chiama cosi ? ) . nonostante le dimensioni contenute, anche troppo per la maestosa 300 B ,  devo ammettere che il peso c'è e da ottima sensazione di sostanza e buona costruzione. 

 

ottimo l'imballo e la dotazione ( guanti bianche e pennellino per la pulizia  ) davvero un ottimo prodotto
Passando all'ascolto ti posso dire che la dolcezza e la pulizia di questa  valvola è fantastica, io avevo un ampli valvolare in configurazione   push-pull ,  e la differenza è notevole la scena musicale è molto dettagliata e si   colgono  sfumature sottilissime mai sentite prima ( ascoltando gli stessi brani )  ho fatto qualche confronto con il mio Musical Fidelity B1 che pur non   essendo in classe A suona veramente bene ma devo dire che il DARED mi da qualcosa in  più.
I suoi circa 10 watt per canale sono decisamente sufficienti anche nella mia  stanza di circa 5 x 5 e soprattutto non stancano mai.
Per ora è accoppiato a una coppia di QUAD Lite ma penso che con diffusori   più facili da pilotare possa dare ancora di più.
A proposito su quali diffusori posso orientarmi ( tieni presente che non ho  molto spazio )
Grazie e a presto
Ciao Marco    
astrobiella@libero.it

 

 

La recensione di Giacomo

 

Si Davide.
Ho visto nella sezione Amplificatori Cinesi nello spazio che hai  dedicato ai gioiellini Dared che c'è un commento di un "Fantomatico  Giovanni" a cui hai attribuito le mie emozione e le mie prime  considerazioni sui finali Dared collegati alle "MIE HARBETH LH5". Se  ben ricordi il nostro primo incontro e scambio telefonico ebbe come  contenuto le mie perplessità e incertezze su un abinamento che anche  Tu considerasti non certo facile. In quella mail che hai attribuito al  Fantomatico Signor Giovanni Ti esprimevo tutto il mio stupore perchè,  contrariamente alle aspettative, il matrimonio DARED-ARBETH funzionave  bene. Certo a lungo andare mi sono accorto che, considerata la  volumetria del mio salone, c'era bisogno altro. Ma questa è un'altrra  storia. Come Ti ho detto ultimamente, ora i gioiellini pilotano  magnificamente le Indiana Line MUSA 205. Per concludere dai a "Cesare  quello che è di Cesare". Naturalmente dopo che mi avrai chiesto la  autorizzazione. Autorizzazione che Ti concedo molto volentieri perchè  mi sento molto onorato di apparire nel Tuo Sito. Aggiungo anche che  sono molto contento di averTi conosciuto perchè Sei un serio  professionista appassionato del Suo Lavoro. Apprezzo tantissimo il Tuo  Sito per tulla la fatica che hai profuso per realizzarlo e tenerlo  sempre aggiornato. Se la cosa può farTi piacere, sappi che appena  posso (in alcuni periodi quasi tutti igiorni), mi piace molto  navigarlo.

Grazie per l'attenzione.

Buona giornata

Giacomo
 

Il commento di Giovanni

 

Signor Davide,

 

innanzitutto Buon Anno 2011. L’augurio è, in particolare, per la Sua passione per l’alta Fedeltà e per la costanza e l’impegno che investe nel Suo Lavoro.

 

Adesso la bella sorpresa. Temevo che i due finali Dared vp300 non avrebbero pilotato in modo adeguato le mie Harbeth LH5. Invece nulla di tutto ciò. La potenza a disposizione va abbastanza bene.  Mi sembra che l’abbinamento sia eccellente. I due gioiellini (veramente belli dal vivo) hanno un suono che mi ha molto colpito per la musicalità e per il calore, che andavo cercando. Ho trovato notevole la profondità della scena sonora. Insomma, in questo primo approccio, superati i miei timori, devo dire di essere molto soddisfatto dell’acquisto

 

 

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