Schede e recensioni

Xindak Amplifier XA8800 MNU

Finali Monofonici

 

 

 

  Di cosa si tratta

  Finali monofonici


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  Produttore

  Xiandak  China

  Caratteristiche

  160 watt

  Costo

 1749/00 euro la coppia anno 2018 Audiocostruzioni di Sbisa' Giovanni e c snc  Via Grosoli 6 Carpi  MO  tel 059-685054  info@audiocostruzioni.com    e punto vendita Xindak  disponibile tutta la gamma  prodotti ufficiali

 

 

Caratteristiche

                                                   

  • Potenza: 160W (8 Ohm) / 320W (4 Ohm)

  • Carico tollerato: 8 ohm / 4 ohm

  • Risposta in Frequenza: 10Hz-100KHz

  • Sensibilità in Ingresso: 1.72V

  • Assorbimento: 260W

  • Distorsione: <0.025%

  • S.N.R: >100dB

  • Peso: 13.2Kg ogni canale

  • Dimensioni: 240 x 148 x 430 mm ogni canale

 

 

 

Descrizione


Dal sito ufficiale Xindak Italia:

 

L’XA8800MNu è un finale di potenza dual mono, con una struttura basata su un circuito di controreazione pienamente simmetrico. Questo modello è caratterizzato da grande qualità sonora e da uno stile elegante ed armonioso.

Il circuito di amplificazione con controreazione è di tipo pienamente simmetrico e complementare.

I maggiori vantaggi di questa struttura possono essere riassunti in: potenza, bassa distorsione, dinamica ricca, eccellente capacità di controllo, affidabilità operativa, suono eccellente.

Il circuito di amplificazione può essere diviso in tre stadi: il primo stadio adotta transistor appaiati Motorola MJE350/MJE340 di alta qualità, il secondo stadio utilizza invece transistor appaiati Toshiba 2SC517/2SA1930, mentre lo stadio di uscita utilizza tre paio di transistor abbinati Sanken 2SC3264/2SA1295 ad alta potenza.

Come in tutti i prodotti Xindak, la componentistica è selezionata e di alta qualità. L’alimentazione è fornita da trasformatori toroidali di alta qualità da 350W, da un ponte rettificatore ad alta velocità da 50A e da condensatori Rubycon da 60.000uF.

L’alimentazione dell’amplificazione di corrente è fornita dal trasformatore ricorrendo a linee separate filtrate e raddrizzate, ad alta velocità, basso rumore, bassa impedenza ed opportunamente schermate.

Questi accorgimenti contribuiscono a ridurre le interferenze e a migliorare la purezza del suono.

Inoltre questi finali di potenza sono dotati di funzioni di auto-protezione che ne garantiscono un utilizzo estremamente affidabile.

Caratteristiche soniche: La circuitazione di qualità e la scelta selezionata dei migliori componenti rendono il suono di questa unità estremamente dolce, ma al tempo stesso lo caratterizzano con una grande energia e potenza.

Ottima è la dinamica, con un palcoscenico molto esteso. Il suono è estremamente limpido, grandioso ed elegante, vivo e ricco.


Scheda fotografica

 

 

 

 

 

Con il pre 3200MKII

 

 

 

Vediamo dietro

 

 

 

 

Vediamo dentro

 

 

 

Imballo  e manuale

               

   

 

             

Come suona  la recensione di Cristiano  Parte prima

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

XINDAK XA8800MNu

Amplificatori finali monofonici a stato solido

 

Nonostante negli ultimi anni abbia tenuto costantemente sott’occhio il marchio Xindak e, in particolare, avendo concentrato stranamente la mia attenzione sulla linea di accessori audio piuttosto che sulle elettroniche, soltanto pochi mesi or sono mi sono portato a casa una ciabatta multipresa filtrata in prova (il modello XF1000-S) che non ha affatto deluso le mie personali aspettative anche per una costruzione assolutamente impeccabile ed una cura esteriore affatto banale o, peggio, lasciata al caso.

Attualmente il catalogo della Chengdu Xindak Electronics Co. appare vasto e variegato, fra sorgenti digitali, amplificatori integrati, pre, finali a stato solido e valvolari, oltre ad una nutrita schiera di cavi d’ogni tipo e di accessori fra cui, appunto, filtri di rete e persino fusibili audiophile; hanno però colpito il mio interesse una coppia di finali monofonici a stato solido a cui il costruttore cinese ha dato la sigla XA8800Mnu,  contraddistinti da un design lineare ma curatissimo ed assai accattivante, una notevole potenza ed una ancor maggiore capacità di pilotaggio e, non ultimi, una versatilità superiore alla media dei concorrenti ed un prezzo ultimo al pubblico decisamente contenuto.

La pagina di Cristiano

 

La presente recensione avrebbe avuto forse maggior senso se fossero stati testati i finali monofonici di maggior esborso economico, fra cui i simili XA8800Mne, ma in tal modo non avrei compiutamente compreso il know-how e le reali capacità sia progettuali che commerciali del brand cinese.

Questi XA8800Mnu si presentano come dei parallelepipedi sviluppati in profondità anziché in larghezza, con un rapporto dimensionale anche nei confronti dell’altezza tale da renderne la geometria complessiva veramente azzeccata ed apprezzabile. Sul frontale, realizzato con uno spesso pannello in alluminio finemente spazzolato, regna sovrana la linearità e l’assoluta semplicità, spezzata esclusivamente dal solo tasto metallico tondo on/off posto esattamente al suo baricentro e dalle discrete serigrafie del logo e del modello poste sopra di esso.

Reputo altrettanto indovinato il contrasto cromatico del lato superiore, fra il corvino ed enorme dissipatore di calore (che chiude l’intero chassis sul lato destro ed occupando circa un terzo dell’intera cubatura utile), un pannello centrale d’alluminio grande circa un terzo dell’intera larghezza ed un secondo pannello d’acciaio nuovamente verniciato in nero lucido, la cui particolare sagomatura ne realizza il pannello laterale sinistro, stilisticamente bilanciando al contempo l’opposto dissipatore.

Inevitabilmente, tale soluzione non tarda a rammentarmi l’analoga veste estetica che caratterizzava gli amatissimi Albarry M408, anch’essi monofonici a stato solido coi quali ho condiviso una parte importante della mia personale esperienza audiofila, nonostante il pannello superiore centrale fosse realizzato in plexiglass d’un intenso rosso semitrasparente, a dispetto del grigio antracite riservato ai maggiori M1008.

Il pannello posteriore riserva invece le sorprese maggiori, offrendo sia un classico ingresso coassiale che bilanciato XLR, selezionabili attraverso un piccolo ma robusto selettore metallico a levetta, posto proprio fra i due ingressi, oltre a ben quattro binding-post per poter realizzare configurazioni bi-wired monofoniche.

Asportando la parte di pannello superiore in alluminio si accede con relativa semplicità all’ordinata realizzazione interna, contraddistinta dall’uso intensivo di componenti passivi di prim’ordine, fra cui i condensatori Wima serie rossa, i grossi elettrolitici di raddrizzamento (per una capacità complessiva di ben 60.000 mF in ogni finale) ed altri di filtraggio Rubycon, sino agli ottimi elettrolitici ELNA for audio. Spicca poi l’enorme trasformatore toroidale di alimentazione, da ben 350W, che occupa una parte consistente del volume interno e che determina in buona parte il peso dell’apparecchio. 

Secondo quanto dichiarato da Xindak, l’XA8800MNu è un finale di potenza il cui progetto si basa su di un circuito di controreazione pienamente simmetrico, sensibilmente reazionato con controreazione di tipo simmetrico e complementare.

Ad una sommaria ispezione visiva, l’intero circuito di amplificazione è imperniato su tre stadi a transistor, di cui un primo realizzato con transistor appaiati Motorola MJE350/MJE340 di media potenza ed ottima qualità; nel secondo stadio sono invece utilizzati i transistor appaiati Toshiba 2SC517/2SA1930, mentre lo stadio di uscita utilizza tre paia di transistor abbinati Sanken 2SC3264/2SA1295 ad alta potenza, capaci di 17 Ampere a collettore ogni singola coppia.

 

Tornando allo stadio di alimentazione, spicca inoltre il ponte rettificatore ad alta velocità da altrettanti 50A: l’amplificazione di corrente è fornita dal trasformatore ricorrendo a linee separate del tipo ad alta velocità, basso rumore, bassa impedenza ed opportunamente schermate. Nonostante Xindak dichiari inoltre una dotazione di funzioni di auto-protezione che ne garantiscono un utilizzo certamente affidabile, la caratteristica di carico limite in regime impulsivo di questi finali dimostrerebbe invece un’erogazione in potenza (ed in corrente) pressoché verticale al diminuire dell’impedenza di carico, con una prestazione a tale misura raramente ravvisabile anche su progetti no-compromise (per un’analisi approfondita di tutte le caratteristiche elettriche e costruttive, consiglio vivamente la lettura di Audioreview n°299, rivista dai contenuti tecnici veramente esaustivi) . Effettivamente il Costruttore dichiara una potenza pari a 160W su 8 Ohm e ben 320W su 4 Ohm, quest’ultimi sostanzialmente rispettati in regime dinamico, oltre ad una risposta in frequenza estesa fra 10Hz-100KHz, sensibilità in ingresso di 1.72V, assorbimento max. di 260W, distorsione max.  <0.025%, rapporto segnale/rumore superiore a 100dB ed un peso per ogni unità mono di ben 13.2Kg a fronte delle dimensioni, tutto sommato compatte (LxHxP = 240 x 148 x 430mm).

I due finali monofonici sono stati inseriti nell’attuale sistema d’ascolto (da qualche tempo divenuto un porto di mare…), composto dal cd-player Krell KPS30i, i preamplificatori ibridi Rose RV23S, Audio Research LS-2B, un pre autocostruito passivo a volumi indipendenti per canale e le fide Sonus Faber Electa Amator II, stabilmente arroccate sui loro piedistalli dedicati in marmo e noce, oltre alle bellissime Audiocostruzioni Responge 2.5 (un eccellente clone delle celebri ProAc Response 2.5).

In qualità di finali di controllo, mi sono affidato ai miei all-tube V.A.C. 60W a tre telai e ad un immarcescibile Sonus Faber Amator Power che, di fatto, finirò per collegare in parallelo agli Xindak per un confronto sovente serrato.

Saranno, le mie, anche elettroniche datate ma conosco ormai talmente bene le qualità musicali dell’Amator Power da assurgere per il sottoscritto, oltre che a sortire una scontata ma aulica sinergia con i diffusori dello stesso brand in mio possesso, ad eccellente riferimento qualitativo a confronto con tutte le elettroniche di amplificazione passatemi fra le grinfie, belle, brutte, economiche o no-compromise che fossero.

Impassibile, questo orgogliosamente italianissimo finale ha pacatamente affiancato nel tempo vari stato solido in classe A, AB, valvolari push-pull, a pentodi, tetrodi, triodi, a pseudo-triodo, single-ended paralleli e monotriodi, ecc ecc; eppure troneggia ancora, con quel suo aspetto sornione conferitogli dalle manopole e dai grandi maniglioni laterali in pregiato legno massello, nella posizione che gli compete sui miei tavolini Norstone.

Per la cronaca, ho utilizzato varie connessioni, fra cui Monster Cable M1000, VdH Thunderline, vari Sommercable, Thender e G&BL, sino ai sorprendenti Proel Ultimate, che infine ho preferito per collegare sia la sorgente digitale al pre che ed ai finali monofonici; mi sono invece affidato ai Sommercable Elephant SPM440 ed agli Analog Research Silver Raincoat per i collegamenti con i diffusori.

Trattandosi di elettroniche nuovissime, consiglio caldamente un doveroso e congruo rodaggio (nel mio caso, circa 50 ore discontinue con segnali audio ad alta dinamica, ovvero buone registrazioni di assoli di batteria e percussioni, anche amatoriali e/o provenienti da formati compressi mp3 ad alto bit-rate) per stemperare un’iniziale, immediata ed evidente brillantezza della gamma medio-alta ed acuta, accattivante per l’orecchio non propriamente allenato ma foriera di una minima dose di fatica d’ascolto altrimenti inesistente attraverso le valvole G&E 6550 montate sui monofonici VAC 60W od i coriacei mosfet dell’Amator.

 

Le foto fatte da Cristiano dell'interno

 

Così come per altre elettroniche Xindak a transistor che ho potuto ascoltare (purtroppo!) sporadicamente presso l’atelier di Audiocostruzioni, la timbrica di questi potenti monofonici rimane a tinte abbastanza chiare, cristallina e tersa in tutte le frequenze a partire dalla gamma media, seppure levigata dal necessario warm-up che ne smussa nel tempo il carattere, riconducendolo verso tonalità tendenzialmente più neutre in tutta la gamma di frequenze udibili.

In altri termini, gli XA8800Mnu non concedono nulla a fattori che, nel gergo audiofilo, riconducono all’eufonia ma, di converso, elargiscono quanto di meglio possa potenzialmente offrire la tecnologia a stato solido attraverso una tensione, un piglio dinamico, un deciso e netto contorno degli strumenti ed una costante, giusta dose d’aria attorno ad essi.

Dalla valida discografia della Derek Trucks Band, mi focalizzo su ogni passaggio in cui la batteria emerge prepotente in energici assoli: gli XA8800MNu non tradiscono le aspettative, seguendo senza sforzo alcuno ogni spunto dinamico ed investendo letteralmente l’ascoltatore con un muro di suono a tratti esplosivo, così come naturalmente deve essere tale strumento se percosso con forza e vigore. La grancassa ad esempio è netta, decisa, piena eppure repentina nel suo decadimento, facendo efficacemente smuovere il driver passivo posteriore delle Electa Amator II verso le inferiori frequenze riproducibili dal sistema elettroacustico. La vena timbrica di questi monofonici cinesi contribuisce peraltro a rendere godibilissimi i piatti ed il charleston, disegnando uno stage dell’intero strumento, registrazione permettendo, virtualmente prossimo alle sue reali dimensioni. Chiaramente, trattasi pur sempre di un’approssimazione in ambito domestico dell’evento musicale reale, eppure taluni passaggi sono infine riusciti a tradire la mia percezione sensoriale, facendomi scrutare fra i diffusori alla ricerca dello schioccare delle bacchette, ora il colpo secco su di un tom ed un istante dopo la penetrante vibrazione del piatto-ride. Ma il sogno è fugace, evanescente ed inesorabilmente il raziocinio mi riconduce ben presto alla realtà, alla staticità delle classiche quattro mura domestiche (nel mio caso mansardate); poco importa, il mezzo ha reso ancora una volta assai godibile il fine per il quale sprizza la mia/nostra passione. OK, comincio a divertirmi: sfido allora gli Xindak nella riproduzione della celebre “Time” dei Pink Floyd, ovviamente nella sua parte introduttiva: ecco allora, complici senz’altro le elettroniche a monte ed il notevole lavoro dei trasduttori montati sulle SF, che si compie nuovamente la sensazionale immersione in un caleidoscopio di trilli e rintocchi, sino alla percezione netta dei movimenti meccanici di pendoli e di chissà quali altri misuratori del tempo!

 

 

La spietata trasparenza di cui è capace il lettore Krell, efficacemente assecondata dal pre ARC, viene correttamente mantenuta da questi due piccoli monoliti cinesi, la cui attenzione ai dettagli anche più minuti appare soggettivamente encomiabile, contribuendo non poco ad un’olografia sonora ricca e contrastata, solitamente più consona a classi merceologiche ancora superiori: certamente €1.318 i.c. per una coppia di XA8800MNu non sono propriamente una bazzecola, ma siamo ben distanti dai prezzi richiesti per ciò che oggi appartiene alle frontiere elitarie dell’hi-end.

La gamma bassa, laddove presente sul software a mia disposizione, è autoritaria, perentoria, frenata, senza accenni di sbavature o sottolineature eccessive (ambiente d’ascolto permettendo, of course) così come ci si dovrebbe attendere da un potente finale a transistori ben costruito ed ancor meglio progettato: procedendo con le partiture musicali più scarne, l’introduttivo e possente giro di basso elettrico della solita “Musst Musst” di Nusrat Fateh Ali Khan è reso in maniera decisa e convincente, netto e preciso nel suo incedere al contempo ipnotico e suadente, marmoreo al centro della grande scena ricostruita dalle SF Electa. Sovente bellissima anche la resa del contrabbasso, soprattutto nel pizzicato jazzistico di Gary Peacock negli Standards Vol.1 e Vol.2 (ECM) con Jarrett e DeJohnette, oppure in “Ballads” del nostro altrettanto notevole Enrico Rava, in quel bellissimo “Plays Miles Davis” registrato dal vivo a Montreal il 05.07.2001 (Label Bleu, LBLC6639), accompagnato da un quartetto stellare composto da Fresu, Bollani, Pietropaoli e Gatto.

 

 

Se la dinamica non offre il fianco a critica alcuna, le impressioni scaturite con il software musicale accennato poc’anzi sottintendono dunque una precisa ricostruzione della scena acustica, soprattutto mantenendone inalterata (rispetto ai finali di riferimento) la proverbiale profondità offerta dai diffusori della maison vicentina, sovente in grado di andare oltre la parete di fondo (dalla quale i diffusori distano circa 130cm); in ogni caso, durante tutte le fasi d’ascolto non ho mai recepito alterazioni dell’olografia sonora di cui è capace il trittico Krell-Audio Research-Sonus Faber abbinato ai miei finali di riferimento.

Le grandi masse orchestrali, ancorché irrimediabilmente rimpicciolite dalla “statura” dei piccoli diffusori da supporto, sono rese su di un ampio stage, ove il discernimento dei vari piani sonori e dello sfondo è diretto, non indugiando ne in qualità, ne apparendo mai di difficile interpretazione, anzi: la plasticità della scena sonora, il respiro prospettico ed il fronte sonoro sono elargiti dagli Xindak così come una qualunque altra ottima amplificazione, a prescindere dal mero prezzo di listino. A tratti, forse, l’Amator Power sembra spuntare una tridimensionalità virtuale superiore ma, davvero, le orchestre sinfoniche non ne vogliono proprio sapere di accomodarsi come loro meglio aggraderebbe nei miei 30m² adibiti all’ascolto!

Sia chiaro, ciò che conta è la consapevolezza dei vari limiti imposti dai propri mezzi, dal software e dall’ambiente d’ascolto, regole auree per vivere felici con la propria musica preferita, abiurando la frenesia del turn-over dei vari componenti ed accessori home-audio. Lo ammetto, nonostante possa predicare bene, anch’io razzolo male peccando di demagogia, perché l’affermazione di cui sopra scorre pericolosamente sul filo dell’utopia, che tutti noi adepti ai soli canali stereo abbiamo ribattezzato come audiofilia, esternazione morbosa di una folle passione.

L’ascolto di una personale selezione di tracce di musica liquida (prevalentemente formati mp3 con bit-rate variabile fra 192 ÷ 320 Kbps riconvertiti sia in tracce cd-audio o letti tal quali) ha riconfermato sia una sostanziale ottima prova, sia un assetto timbrico reso ancor più luminoso in gamma acuta, con l’apparente e paradossale sensazione di una più accentuata risoluzione dei dettagli.

A distanza di oltre tre mesi d’ascolto, ho notato in ultima analisi un graduale miglioramento e livellamento della naturalezza d’emissione e dell’equilibrio timbrico, parametri preziosi ed essenziali per ascolti anche a lungo termine senza affaticamento (anche a medi livelli di pressione sonora di 83÷84 dBA), doti che infine hanno permesso agli XA8800MNu di rimanere costantemente connessi alla mia catena d’ascolto principale, senza timori e riverenze di sorta rispetto agli altri più blasonati finali di mia proprietà e/o di passaggio.

Per una congeniale sinergia con gli altri componenti la catena di riproduzione audio a due canali, alla luce di quanto emerso dalle mie personali sensazioni d’ascolto, tenderei a suggerire l’abbinamento con preamplificatori valvolari un poco “old-fashion”, fra cui senz’altro lo XA3250 oppure lo XA3200 dello stesso brand, valutando anche Synthesis Art in Music, Lector o l’artigianale RS-Acustica e, fuori confine, sempreverdi soluzioni quali CJ PV10, Audible Illusion Modulus 3 e Tube Technology Seer. A naso opterei nuovamente per la soluzione valvolare sia relativamente allo stadio phono che a quello analogico di conversione di segnali in dominio digitale, non vedendo poi alcuna limitazione di pilotaggio sui sistemi d’altoparlanti, per i quali eviterei soltanto disegni contraddistinti da una certa sottolineatura dei registri più acuti.

 

 

CONCLUSIONI:

 

Da inguaribile nazionalista quale sono, avrei preferito che gli Xindak XA8800MNu fossero italiani: sono cinesi. Sono costruiti maledettamente bene, con rifiniture ed un’attenzione al design ed al progetto quasi teutoniche, sanno suonare altrettanto maledettamente bene se oculatamente assecondati e dopo averli sottoposti ad un basilare e congruo rodaggio. Il loro funzionamento è dichiarato in classe AB, ma dopo un’ora almeno di funzionamento, la loro musicalità complessiva cresce proporzionalmente al calore da essi emanato, a conferma di un’intensità di corrente a riposo non propriamente irrisoria (una manciata di watts in classe A?), avvicinandosi di parecchio alla timbrica che ci si aspetterebbe da un buon progetto s.s. , appunto, in classe A.

Dicevo: sono cinesi, ad ulteriore prova di una capacità produttiva in tutti i settori merceologici ed una potenzialità industriale dell’attuale Repubblica Popolare Cinese probabilmente senza eguali nel resto del mondo; e così come nel mondo della metallurgia degli acciai, ove la Cina può contemporaneamente vantare l’acciaieria tecnologicamente più avanzata del pianeta e quella qualitativamente più sgangherata, anche l’alta fedeltà cinese oscilla fra estremi qualitativi assai rilevanti. Xindak, per quanto la mia piccola esperienza personale possa sostenere la mia opinione, si colloca fra le realtà orientali di maggior spicco e caratura, a fronte di prezzi ancora abbordabili anche per quegli appassionati col portafoglio cronicamente sgonfio. In particolare, questi finali monofonici XA8800MNu, se da nuovi avevano palesato dei comprensibili limiti a confronto con riferimenti di ben altra caratura tecnica e commerciale (una certa durezza della gamma medio-alta, una talvolta fastidiosa scatolarità dell’immagine, una latente naturalezza d’emissione), col tempo sono sbocciati al di là delle mie più rosee aspettative, esaltandosi proprio nell’abbinamento con apparecchiature navigate dell’hi-end.

Non li si giudichino da freddi, non ci si limiti a poche ore d’ascolto quando appena sballati e questi gioiellini sapranno restituire forti emozioni con qualsiasi genere musicale: del resto, si sa, la timbrica complessiva di un sistema stereofonico di riproduzione musicale è assai ben più caratterizzata dall’ambiente in cui è inserita e dai diffusori, seguiti a mio parere dal preamplificatore e dalla sorgente (la quale però deve essere qualitativamente la migliore possibile, perché la regola “garbage in, garbage out” permane in tutta la sua validità!); relegherei il finale all’ultimo posto di questa particolare classifica. Eppure, l’audiofilo medio italiano si lascia sovente e principalmente ammaliare dal finale di potenza, elevandolo a desiderio dei desideri soprattutto quando possente, monolitico, costoso e magari da inserirsi in una cameretta bonsai: gli XA8800MNu potrebbero seriamente far risparmiare qualche quattrino, da investire meglio in dischetti argentati o pesanti vinili.

E… beh, facendo fede a quest’ultima esternazione, continua a ronzarmi nella crapa una prova con ben quattro di questi finali monofonici, ognuno dei quali a pilotare uno ed uno solo degli altoparlanti che equipaggiano le mie Sonus Faber, a realizzare una bi-amplificazione passiva “estremizzata”……….

Intanto: chapeau, Xindak!

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano Nevi 

 

 

La seconda parte della recensione di Cristiano

 

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO – agosto 2009

XINDAK XA8800MNu – parte 2

Amplificatori finali monofonici a stato solido in bi-amplificazione passiva    

 

A conclusione del mio precedente articolo sulle apparecchiature cinesi menzionate nel titolo, effettivamente non si trattava propriamente di una promessa rivolta ai lettori, ma di una fissazione personale da concretizzare con impellenza: una bi-amplificazione passiva con due coppie di finali monofonici Xindak XA8800MNu a pilotare le solite SF Electa Amator.

Il motivo? Essenzialmente, poter disporre di un’importante riserva dinamica al costo di un maggior spreco di energie (viene comunque amplificata l’intera gamma udibile di frequenze, trovandosi tale soluzione a monte dei crossover passivi dei diffusori) mantenendo inalterate le caratteristiche progettuali e le performance dei filtri applicati agli altoparlanti: personalmente, nell’ascolto della musica riprodotta ritengo infatti imprescindibile tale parametro acustico (con tutte quelle sue sfumature audiofile quali micro e macrodinamica, velocità di risposta ai transienti, ecc), considerata anche l’eccezionale capacità di discernimento dell’apparato uditivo umano verso le variazioni di pressione sonora / intensità di segnale o rumore ed in funzione della repentinità di queste variazioni. Vorrei sottolineare infatti che, pur semplificando e non tenendo ad esempio conto nemmeno di semplici concetti quali la frequenza ed il timbro di un dato suono, in un soggetto sano la sensibilità del timpano (membrana facente parte dell’orecchio medio, formato anche dai tre ossicini chiamati martello, incudine, staffa e da una seconda membrana costituente la finestra ovale) è semplicemente straordinaria: basti pensare che è sufficiente un livello di pressione di soli 0,2 miliardesimi della pressione atmosferica (20mPa) per attivare la sensazione sonora, con uno spostamento a tali livelli della membrana timpanica pari a ben 10-9 cm, ovvero circa un decimo del raggio atomico dell’Idrogeno, notoriamente il più piccolo elemento chimico in natura.

Sarà anche vero che gli attuali supporti tecnologici, sia analogici che digitali, abbiano entrambi un limite fisico nell'escursione dinamica in registrazione e che, in campo prettamente digitale, l'ampio margine dinamico disponibile non sia totalmente utilizzato, eppure nel mondo dell’audiofilia tutto, con la giusta oculatezza e grande passione, diventa possibile: percepire una dinamica “naturale” e coinvolgente attraverso un’amplificazione a triodi da pochissimi watt oppure, con la medesima amplificazione ma in un contesto di abbinamento totalmente diverso, avere la netta sensazione di un suono magari timbricamente suadente e musicalissimo ma contemporaneamente irreale per la sua piattezza generale abbinata ad una costrizione prospettica inaccettabile.

 

Il Bi-amping passivo

Ai fini pratici, condizione fondamentale per implementare una multi-amplificazione è la separazione fisica dei morsetti in un sistema di altoparlanti per il pilotaggio delle vie inferiori e di quelle medio-alte. In pratica, in un semplice sistema a due vie quali sono appunto le Electa Amator, si collegheranno i morsetti dei tweeter di entrambe le casse ad un amplificatore di potenza stereofonico (o a due monofonici, come nel caso degli Xindak) rispettando chiaramente le polarità ed i canali L-R, e quelli dei woofer ad un secondo finale, ovviamente identico. E’ altrettanto ovvio che si dovranno eliminare i ponticelli fra i morsetti di medesima polarità dei diffusori! In tal modo si realizza una multi-amplificazione semplificata che, in gergo, è definita di tipo orizzontale (nella variante “verticale”, più cervellotica nei collegamenti, si dedica ogni finale ad un solo diffusore) o, appunto, bi-amping passivo.

 

 

Si parla di bi-amplificazione di tipo passivo in quanto il filtraggio degli altoparlanti, ovvero la divisione delle frequenze inferiori verso il woofer e di quelle medio-alte verso il tweeter, è realizzata dallo stesso crossover interno ai diffusori. Tale forma di amplificazione non va pertanto confusa con le multi amplificazioni operanti con crossover esterni elettronici (con ovvio by-pass dei filtri interni dei diffusori), che costituiscono invece la multi-amplificazione attiva.

Gli evidenti svantaggi di un bi-amping passivo sono immediatamente riconducibili a:

-          maggior costo di realizzazione (due amplificatori stereofonici identici o quattro monofonici, due coppie di cavi di interconnessione, due/quattro coppie di cavi di alimentazione, due coppie di cavi di potenza);

-          spreco di energia (oltre che di consumo elettrico, of course): i finali infatti amplificano comunque e sempre tutta la banda audio, a monte del crossover interno dei diffusori;

-          maggiore ingombro delle elettroniche;

-          maggiori difficoltà di inserimento in un ambiente domestico non esclusivamente dedicato all’home-hifi;

-          implementazione realizzabile a condizione che i diffusori siano dotati di morsetti sdoppiati per il bi-wiring e che il preamplificatore possieda due uscite stereo (in caso contrario, necessita l’uso di spinotti RCA a “Y” normalmente reperibili nei grandi magazzini, ma di qualità opinabile, addirittura paradossale se si usano cavi che costano quanto uno scooter).

Rispetto ad un più semplice bi-wiring, il bi-amping passivo vanterebbe una maggiore potenza disponibile, maggiore dinamica, maggiore capacità di pilotaggio con conseguente notevole versatilità applicativa. L’uso del condizionale diviene obbligatorio, esulando tali argomentazioni dalla mera fisica acustica approdando piuttosto verso i lidi dell’elettronica applicata, per me ben più ignoti.

 

L’ascolto

Impilati i quattro finali monofonici uno sopra l’altro ed avendo l’accortezza di porre la coppia nuova di zecca sopra quella già in uso al fine di simulare una sorta di invecchiamento termico sfruttando l’effetto camino e la calura estiva, lascio abbrustolire il tutto per parecchie ore, constatando sovente una temperatura delle grandi alettature di raffreddamento pressoché identica a quella tipica dei finali operanti in classe A pura su tutta la potenza erogabile, nonostante il livello medio d’ascolto impostato risultasse molto basso.

Fortunatamente i finali XA8800Mnu accettano in ingresso segnali audio bilanciati, giacché il mio solito pre Audio Research LS2B possiede “casualmente” proprio una doppia coppia di uscite XLR. La mia proverbiale pigrizia nei collegamenti mi suggerisce di mantenere i Proel Ultimate per il transito del segnale audio dal cd-player Krell KPS30i al preampli americano, optando però da quest’ultimo ai finali cinesi per un’onesta doppia coppia di Sommercable Epilogue bilanciati. Parallelamente, assemblo un secondo sistema di confronto sfruttando con un eccellente cavo Megaride l’uscita digitale del Krell per connettere un dac esterno Audio Note dac2-20bit e, a seguire (considerata l’imponente tensione d’uscita del dac valvolare, pari ad almeno 4V), un buon pre passivo autocostruito cablato in cavo argentato solid-core ed un finale Sonus Faber Amator Power, per pilotare le stesse Electa Amator (certamente non in contemporanea: temerario si, ma mica scemo, neh!!).

Inizio con un programma musicale raffinato ma non particolarmente complesso, ovvero lo stupendo “Voodoo” di Teréz Montcalm del 2007: ascoltando proprio l’eccezionale interpretazione di Voodoo Chile di hendrixiana memoria, totalmente stravolta nel suo piglio più intimista ed acustico pur mantenendone vivido il ricordo nell’ascoltatore, i quattro Xindak ricreano anche a volumi d’ascolto raccolti un notevole muro di suono, un magma musicale pieno e corposo ancorché intelligibile come e più che nella semplice amplificazione, con un impatto sensibilmente diverso e sicuramente superiore. Tale netta sensazione è confermata col successivo The Derek Trucks Band (1997 – Landslide CD1020), un album coriaceo di sano e ruggente rock-blues: le percussioni sono potenti, decise, nette, all’occorrenza esplosive; la gamma bassa si irrobustisce sicuramente nella dinamica, apportando sia la sensazione di una maggiore estensione verso le frequenze più abissali, sia conferendo una pienezza ed al contempo un’articolazione non così percepite nella configurazione classica di amplificazione. Ecco, ciò che dapprima pareva mancasse (una vaga “secchezza” del suono in gamma medio-bassa, un timbro chiaro in gamma medio-alta), in bi-amping passivo si recupera tanto che, ad un confronto diretto con l’altro sistema approntato per l’occasione, la timbrica complessiva si avvicina ora a quella senza tempo del bellissimo finale italiano di riferimento.

La vera sorpresa giunge però dalla ricostruzione prospettica della scena acustica e dall’articolazione ed intelligibilità dei vari piani sonori: con incisioni jazz particolarmente curate, estratte da splendidi cataloghi quali Act (E.S.T.: “Viaticum” e “Live in Hambourg”) o ECM (Keith Jarrett Trio: “Standard Vol.1” e “Vol.2”), la scena si estende sovente oltre il limite fisico dei due diffusori, disegnando una linea orizzontale ampia e godibile ed un palcoscenico che non assume più la forma virtuale a ventaglio con le sommità laterali  pressoché coincidenti con le casse, bensì ricomprendente tutta l’area rettangolare della mia sala d’ascolto retrostante le casse, sino a sfondare considerevolmente la parete posteriore al centro della scena, senza dover roteare eccessivamente le Electa Amator verso il punto d’ascolto (anzi, tutta la sessione d’ascolto si è svolta con un’angolazione verso il centro dei due diffusori non superiore ai 25°, che ho ritenuto ottimale appunto per raggiungere l’immagine sonora sopradescritta).

I vari piani sonori sono ben focalizzati, nettamente percepibili, direi persino quasi “tattili” quelli in primo piano ed attendibili anche quelli sullo sfondo, non soffrendo affatto di eccessive sfumature. Anzi, la nettezza dei contorni degli strumenti è palesemente avvertibile senza sforzo intellettivo, a ragione di una peculiarità sovente più ad appannaggio della tecnologia solid-state che non in quella tipicamente valvolare.

Proprio in tali parametri si constata un certo divario con la catena Audio Note – pre passivo – SF Amator Power, non tanto per le qualità intrinseche dei rispettivi prodotti, quanto per l’evidente mancanza del preamplificatore quale sommo modulatore dei deboli segnali d’ingresso e cesellatore primario dell’immagine sonora: il veloce inserimento di un Rose RV23S riduce sensibilmente il gap prestazionale, nonostante gli Xindak emergano con forza nella mera dinamica e nella velocità di risposta ai transienti, quest’ultima riconducibile a quanto possa mnemonicamente ricordare alle prestazioni  elevatissime dei miei (compianti, sich!) Albarry M408II.

Si potrebbe proseguire con uno sproloquio di note d’ascolto sulla voce ed i cori misti, le grandi masse orchestrali, il taglio chirurgico di intere bande di frequenza udibili, ma preferirei piuttosto soffermarmi su di una sensazione che mi è parsa sempre tangibile: gli Xindak XA8800MNu sono già amplificatori potenti, con un dato di targa di ben 160W/ch su 8 ohm ed una capacità di pilotaggio effettiva tale da prevaricare persino una congrua parte dei migliori progetti a s.s. presenti sul mercato, ma utilizzandoli in bi-amping passivo si avverte con decisione una potenza disponibile apparentemente superiore, pur non a scapito della trasparenza, della risoluzione del dettaglio o, peggio, dell’ingigantimento irreale degli strumenti. Appare ovvio che tale percezione derivi dall’associazione sensoriale ad una maggiore dinamica, ad un maggior controllo dei trasduttori elettromeccanici, sebbene non sia ovviamente possibile stabilirne una corrispondenza certa ad un determinato dato di targa. In altri termini, non mi sentirei affatto di sentenziare l’esatto raddoppio della potenza disponibile (che peraltro non è affatto vero), eppure la mia personale esperienza mi indurrebbe ad associare la consistenza del fronte sonoro, la pressione acustica indistorta raggiungibile a parità di diffusori offerta dai quattro monoliti cinesi, in modo paritario ad altri finali s.s. con una potenza max. di targa da non meno di 200W/ch (8ohm) fra cui, proprio per citare almeno qualche riferimento, Audio Analogue Maestro 200, Denon POA6600, Advance Acoustic Map800 (anche se si tratta di un integrato). In realtà, trattasi la mia di un’elucubrazione senza alcun riscontro tecnico-scientifico, figlia di mille compromessi e risultante da altrettante interazioni fra ambiente d’ascolto, elettroniche, collegamenti e software ma, soprattutto, derivante da un’esperienza mnemonica assolutamente individuale, dunque unica e peculiare (in tal caso, appunto la mia, così come lo è quella di qualunque altro audiofilo-musicofilo).

Quattro finali Xindak XA8800MNu stabiliscono un prezzo complessivo di listino di circa €2640, passibile chiaramente del classico sconto all’italiana; con tale cifra ci si scontra già con analoghe elettroniche di alto rango qualitativo (mi sovviene immediatamente l’Audio Analogue Donizetti Cento) o, nell’usato, con amplificazioni solid-state o valvolari che nel passato erano assurte a status-symbol del mondo audiofilo.

Può valere dunque la pena un simile investimento, tenendo presenti anche tutti gli altri svantaggi derivanti dall’adozione del bi-amping passivo?

Gli Xindak non godranno sicuramente di un grande valore sul mercato dell’usato, la loro affidabilità nel tempo è ancora da dimostrare, nonostante la presenza di un distributore ufficiale sul territorio italiano contribuisca a fornire garanzie assistenziali, però va ribadita la loro eccellente costruzione, la qualità dei componenti elettronici ed elettromeccanici  impiegati, il design e le finiture, le caratteristiche elettriche dichiarate e l’intrinseco buon suono effettivamente valutato “sul campo”. Si tratta in definitiva di oggetti che contribuiscono sicuramente a raggiungere determinati obiettivi prefissi dall’audiofilo amante le forti emozioni, la dinamica, la verve tipicamente live dei generi musicali più energici e che, magari, contemporaneamente rifugge l’acciaio di certi blocchi monolitici da 40÷50 Kg, invero assai “rassicuranti” da vedersi, ma pressoché inutilizzabili come soprammobili od oggetti d’arredo da parte della consorte!

Tutto sommato, sia a livello prettamente volumetrico che per le proporzioni dimensionali, gli Xindak risultano pure graziosi e non eccessivamente invadenti.

Nonostante personalmente ami la timbrica di elettroniche operanti con elementi finali noti a molti per le sigle 6L6, EL84, 6550/KT88, 845, 300B, giammai abiurerei le delizie dei migliori solid-state. Nell’ambito dell’amplificazione di potenza poi, lo sconvolgimento timbrico è avvertibilmente inferiore rispetto a quello introdotto dai diffusori e persino dalla stessa sezione di preamplificazione: quando avviene l’esatto contrario, ritengo che l’assemblaggio iniziale palesi delle carenze o incompatibilità importanti (es. interfacciamento elettrico fra le apparecchiature, carico dei diffusori inteso nella più ampia accezione del termine).

Le mie Electa Amator non disprezzano affatto cotanta potenza, anzi! Nemmeno le mie orecchie….

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano Nevi 

 

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