Schede e recensioni

Monrio MC 207 2009  Integrato 100  watt

Una macchina davvero interessante

con recensione Cristiano sotto


 

 

  Di cosa si tratta

  Integrato stato solido


L'importanza di iscrivervi alla newsletter

  Produttore

  Monrio Ita  http://www.monrio.it/

  Caratteristiche

 100  watt davvero buoni entrata Ipod dietro

  Costo

  3200/00 euro  anno 2009  Audiocostruzioni di Sbisa' Giovanni e punto vendita Monrio disponibile tutta la gamma chiedere - Vis Grosoli 6 - 41012   Carpi   MO  tel. 059-685054  info@audiocostruzioni.com

 

 

Caratteristiche

 

 

Descrizione

 

Dal sito ufficiale:

 

Fin dalla sua nascita, Monrio ha perseguito un unico scopo: creare nell’ascoltatore una emozione vera di soddisfazione e felicità. Come il sogno di ogni musicista che ami la propria arte è quello di coinvolgere l’ascoltatore fino a farlo diventare parte della propria ispirazione musicale, cosi il nostro sogno è quello di progettare sistemi audio in grado di offrire appaganti espressioni musicali tali da lasciare l’ascoltatore completamente soddisfatto del tempo dedicato alla musica.
La nostra pretesa non è quella di portare nella vostra casa un’esperienza d’ascolto reale - non si può fare, né di imitare la realtà ma di rappresentarla nel miglior modo possibile trasmettendo la nostra passione e la nostra esperienza in chi ascolta, consapevoli che ascoltare un concerto dal vivo è un evento musicale, mentre ascoltare il medesimo concerto attraverso la riproduzione di un CD o disco non è un evento musicale. Costruire e offrire i migliori sistemi audio è parte della nostra missione.

 

MC 207:

 

Gli amplificatori integrati della serie MC sono stati da sempre il cuore della produzione Monrio.
La gamma MC era iniziata con l’MC202 a cui fece seguito l’MC200 e quindi l’MC205. Con l’MC207, Monrio introduce un’ulteriore versione aggiornata dell’MC205 con nuova veste estetica e miglioramenti nella circuitazione e nella scelta dei materiali. Il livello della qualità musicale è stato notevolmente incrementato fornendo ora una superba e ben amalgamata miscela di prestazioni, funzioni e musicalità.
La circuitazione dell’MC207 si divide in due circuiti stampati. Il circuito stampato principale ospita lo stadio di potenza e l’alimentazione, mentre il circuito stampato secondario ospita lo stadio audio a basso livello.
La topologia circuitale dello stadio di potenza è in configurazione quasi-complementare, tutti I transistor di uscita (12) sono NPN. I transistor di potenza impiegati sono del tipo ad alta corrente specificatamente disegnati per applicazioni audio.  Grazie alla sua particolare configurazione, l’MC207 è in grado di pilotare, senza difficoltà, diffusori anche a bassa impedenza.
Per garantire il massimo isolamento tra i canali è stata scelta una configurazione totalmente dual-mono. Per l’alimentazione vengono impiegati due trasformatori toroidali per complessivi 400 VA, mentre per il filtraggio vengono impiegati ben otto condensatori elettrolitici da 10.000mF cadauno. Questo garantisce una notevole riserva di corrente per picchi e transienti.
Ai cinque ingressi ad alto livello e all’uscita Tape, è stato aggiunto l’ingresso Direct. Tale ingresso permette di collegare l’amplificatore direttamente ad un Processore Audio/Video consentendo l’impiego dell’MC207 in un sistema Home Theater come amplificatore stereo per i canali frontali o per i canali Surround.
Particolare cura è stata dedicata alla selezione degli ingressi, ottimizzando il circuito in modo da ottenere il massimo isolamento del segnale dal resto del circuito. La commutazione degli ingressi avviene tramite rele’ servo controllati da appositi circuiti logici. I rele’ utilizzati sono del tipo ermeticamente chiusi espressamente indicati per l’impiego nelle comunicazioni. I contatti sono in argento placcati oro. Questi garantiscono una minore resistenza di contatto e prestazioni inalterate nel tempo.
L’MC207 è dotato di accensione ritardata ed è munito di protezioni contro sovraccarichi e corto circuiti all’uscita.
Il pannello frontale è in alluminio dello spessore di 10mm finemente satinato e anodizzato. La manopola del volume è in alluminio ricavata dal pieno anch’essa finemente satinata e anodizzata.
L’MC207 è disponibile nella versione base e nella versione “RM”. La versione RM è dotata di volume regolabile a distanza tramite l’apposito telecomando di cui è dotato.

 

Scheda fotografica


 



Vediamo dietro


 

 

 

Vediamo dentro

 

 

 

 

Telecomando                               Imballo

 

    

 

Links


http://www.monrio.it/

Come suona di Cristiano  Nevi

 

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

Monrio MC207

Amplificatore integrato

 

Il termine Monrio, partorito dalla mente del sig. Giovanni Gazzola quale contrazione e sintesi dei termini “monte” e “fiume (rio)”, compare per la prima volta nel 1990, anno della presentazione ufficiale di un diffusore denominato “Starter”. Dapprima, il sig. Gazzola aveva iniziato la sua attività nel settore merceologico dell’alta fedeltà già a partire dal 1978, fondando l’Audio Team in quel di Piacenza come distributore di alcuni celebri marchi giapponesi.

Audio Team e Monrio proseguiranno una sorta di attività parallela per almeno 4 anni, fino a che il titolare non deciderà di abbandonare l’attività di importatore per dedicarsi esclusivamente alla produzione di elettroniche audio.Nonostante il primo prodotto ufficiale fosse stato un diffusore acustico, nello stesso anno di ufficializzazione del nuovo brand nasce una stretta e proficua collaborazione col celebre progettista inglese Stan Curtis, dalla cui matita erano già usciti alcuni dei di più convincenti sistemi d’amplificazione d’oltremanica.

La paginetta di Cristiano

 

 L’anno successivo prende così forma, dopo una serie di prototipi fra integrati e finali di potenza, il primo ampli integrato della neonata Monrio, l’MC202, seguito in breve tempo dall’ormai celebre finale Cento e da un secondo integrato, siglato MC-200. Tali realizzazioni, votate alla semplicità circuitale a stato solido, all’affidabilità ed alla miglior resa sonica possibile, non tardano a decretare il successo commerciale di Monrio, inducendo la Audio Team a sviluppare ulteriormente la propria produzione. Vengono così realizzati: l’integrato MC205, il finale MC-25, il preamplificatore di linea Primus ed il phono ADN sino, nel 1994, alla produzione di un’unità di conversione D/A denominata 18B ed una nuova versione del finale Cento, quel Cento HP a mosfet (circa 135W/ch su 8 ohm) che sarà destinato a diventare a mio parere uno degli migliori finali di potenza italiani dell’intero decennio e, nel 1996, il primo integrato Monrio facente uso di dispositivi di potenza a mosfet, l’ottimo MJ (Monrio Jazz) da 40W/ch.

Negli anni successivi Monrio espande il suo ventaglio produttivo anche nel settore home-theater, oltre alla produzione di alcuni pregevoli finali monofonici fra cui non posso esentarmi dal citare i “piccoli” e ben suonanti MP-1 (da circa 110W/ch), di cui una coppia ha deliziato per diverso tempo il sottoscritto senza far rimpiangere altri blasonati amplificatori di mia proprietà.

Mi giunge infine fra le mani l’ultima versione dell’integrato MC-207, la cui cura realizzativa e la sostanza (si legga: un peso notevole!) non lasciano fin da subito adito alcuno sugli intenti del costruttore emiliano: si tratta a tutti gli effetti di un integrato “definitivo”, dalle dimensioni non trascurabili ma nemmeno tronfie e, soprattutto, come potrò evincere dalle sedute d’ascolto capace di garantire prestazioni complessive degne della migliore tradizione Monrio.

Nel momento in cui redigo il presente articolo, non sono ne a conoscenza di alcuna caratteristica elettrica ne possiedo il libretto d’istruzioni dell’apparecchio, consegnatomi invero a “brevi manu” dall’amico Davide di Audiocostruzioni.

Essendo da anni un estimatore del marchio, ho preferito pertanto condurre tutte le mie prove d’ascolto in ambito domestico alla cieca rispetto a qualunque dato dichiarato dal Costruttore, fidandomi esclusivamente delle mie sensazioni e di un minimo d’esperienza in merito, senza condizionamenti d’alcun tipo, ponendo l’MC-207 a diretto confronto con quanto di meglio avessi a disposizione in casa.

Una volta estratto dal suo imballo, per la verità non particolarmente rassicurante (analogamente a quello che accompagnava i miei finali MP1) se confrontato con gli imballi a matrioska di certe apparecchiature cinesi, l’MC207 presenta una livrea snella in altezza, ma parimenti sviluppata in larghezza e profondità per un peso complessivo non trascurabile ed infine a priori rassicurante: le finiture sono di ottimo livello, gli spessori dei pannelli esterni d’alluminio (compreso il coperchio di chiusura) considerevoli, le lavorazioni degli smussi e degli incavi frontali assai curate e prive di spigoli vivi e/o taglienti.

Al centro del pannello frontale troneggia il potenziometro del volume, dall’aspetto inconsueto con la base cilindrica e lo sviluppo troncoconico verso l’esterno, entro una doppia svasatura concentrica. Sul nostro lato sinistro due file equidistanti di tre incavi a sviluppo verticale alloggiano  i piccoli selettori dei 6 ingressi ad alto livello, sormontati sulla fila superiore o seguiti in quella inferiore da altrettanti led indicatori dell’avvenuta selezione.

Sul lato opposto si trovano, alla stessa altezza della fila inferiore dei tasti di selezione degli ingressi, il ricevitore del telecomando, per forma e dimensioni analogo ai selettori degli ingressi, affiancato da un tasto di stand-by col proprio led. I due elementi sono sovrastati dal bellissimo logo stilizzato di Monrio; in altri termini, lo stile ricalca coerentemente l’ultimo design adottato dal marchio piacentino per contraddistinguere con classe e sobrietà i propri prodotti.

Il pannello posteriore è certamente più ricco, da un lato con la solita vaschetta IEC comprensiva di portafusibile di protezione da 3,15 A e dal tasto di accensione, dall’altro con i 5 ingressi sbilanciati  più l’ingresso (ebbene si!) per l’i-pod, l’uscita tape ed una comoda uscita di linea, per l’eventuale collegamento ad un subwoofer, un secondo finale di potenza di medesime caratteristiche di quello interno allo stesso MC207 o anche, più semplicemente (ma con minor senso, per la classe dell’integrato) al fine di sfruttare l’integrato soltanto come mero preamplificatore di linea. Completano la dotazione dell’apparecchio i consueti quattro robusti connettori per i sistemi di altoparlanti, in metallo dorato protetto da un involucro in metacrilato trasparente, in grado di accettare filo spellato di buon spessore, forcelle e banane.

Una discreta serigrafia riportante il logo CE ed il modello dell’integrato, evidenzia e sottolinea una progettazione ed una costruzione condotte esclusivamente sul patrio suolo italico.

Una volta rimosso il coperchio superiore, comprendo il peso complessivo così rilevante: un terzo dello spazio interno è infatti occupato da due bellissimi ed enormi trasformatori toroidali da ben 300VA cadauno, contraddistinti entrambi da due secondari per 36,5V di tensione.

La tensione d’alimentazione è dapprima blandamente filtrata da una cella RC contro le radiointerferenze, per raggiungere poi un trasformatore blindato in case plastico atto (presumo) a funzioni secondarie e di stand-by dell’apparecchio, al fine di mantenerlo alla “giusta” temperatura d’esercizio per porlo immediatamente in condizioni operative ottimali.

La rettifica dell’alternata è ottenuta attraverso due ottimi elettrolitici Rubycon da 10000 microF/63V 85°C cadauno per canale, che troneggiano sull’unica grande mother-board in vetronite ove si sviluppano i circuiti di amplificazione e di pilotaggio dei finali di potenza.  Ecco allora una sfilza di ben dodici performanti Sanken SK-C3263 alloggiati direttamente su di una lunga e spessa barra metallica alettata di raffreddamento, accompagnati da altrettanti complementari NPN MJ15031 in case plastico TO-220AB. In prossimità dei quattro grossi elettrolitici, fanno bella mostra due pregiati condensatori ClarityCap appartenenti alla linea Audio Grade serie ESA, probabilmente posti sul segnale musicale preamplificato, che mi sembra inizi il suo percorso attraverso due validi operazionali Burr Brown OPA134, specifici per usi audio ed in grado di garantire notevoli caratteristiche elettriche. Nonostante non abbia le adeguate competenze per raccontarvi la tipologia dello schema circuitale adottato, posso però confermare la qualità generale e l’ottimo dimensionamento di tutti gli elementi passivi (fra cui i ben noti condensatori WIMA serie rossa), compreso il pregevole doppio potenziamento di volume motorizzato della ALPS, serie blu 715G da 10Kohm, oltra ad una cura particolare nei confronti dei percorsi di massa.

Il nuovo integrato è stato immediatamente inserito nel mio abituale sistema d’ascolto, da qualche mese stabilmente composto dal cdp Krell KPS30i, connesso tramite cavi Proel Ultimate al pre bilanciato Audio Research LS-2B, oltre ad una schiera di finali di controllo composti dai valvolari Audio Research V-70 e V.A.C. 60W, da un Sonus Faber Amator Power a mosfet, dai monofonici a transistors Monrio MP-1 e dagli altri monofonici Xindak XA8800Mnu. La “voce” del sistema è stata affidata alle consuete Sonus Faber Electa Amator II ed alle clone Audiocostruzioni Response 2.5.

Dopo un congruo rodaggio, ho iniziato l’ascolto dell’apparecchio selezionando dapprima un folto gruppetto di cd nelle cui tracce audio potessi usufruire di validi spunti per la valutazione della gamma bassissima e bassa, per la presenza delle linee più gravi del basso elettrico e del contrabbasso, una grancassa in evidenza, l’organo a canne, finanche abissali segnali elettronici generati da sintetizzatori a tastiera. Partendo da composizioni musicali per pochi strumenti, ho rispolverato i primi due titoli dell’ottimo quartetto The Derek Trucks Band, il disco omonimo del 1997 ed il successivo “Out of the madness” edito a distanza di un anno: sollecitato a dovere, il MC207 non si lascia affatto intimorire smovendo con tenuta rocciosa i woofers delle Sonus Faber; bellissimo allora risulta il basso in “555 lake”, possente, coriaceo, pieno ed assai ben intelligibile. Altrettanto netti i colpi della grancassa e dei rullanti della batteria: ascoltando l’intro di “Footprints” si nota il perfetto decadimento temporale ed armonico delle pelli, sostenuto da una dinamica complessiva che rende ragione al dimensionamento degli stadi finali di potenza dell’integrato, mai in affanno nemmeno ai volumi d’ascolto più sostenuti. Anche l’introduttivo, incalzante ed ipnotico giro di basso della celebre “Musst Musst” di Nusrat Fateh Ali Khan è reso in maniera efficace, con una nettezza dei contorni, una chiarezza armonica ed un freno tipici dei più sani disegni a stato solido, senza sbavature o code armoniche che non costituiscano la naturale decelerazione vibrazionale delle corde sollecitate dello strumento. Nonostante le Sonus Faber non possano raggiungere l’estensione in frequenza dei più grandi e prestigiosi disegni a pavimento, persino certi segnali sintetici contenuti nel mio solito riferimento “Dead Air for Radios” dei Chroma Key o in alcuni passaggi dei primi due lavori degli O.S.I. (in entrambi i casi, è presente lo zampino del geniale ex-tastierista e vocalist Dream Theater, mr. Kevin Moore) sono riprodotti in maniera davvero convincente, al pari dei blasonati finali di confronto dal passaporto americano, fatta forse eccezione soltanto per gli Xindak, che sembrano ancor più possenti dall’alto dei loro 160W/ch e della loro incredibile capacità di pilotaggio anche a bassissimi moduli d’impedenza, forse però d’un nonnulla più irruenti e marginalmente meno equilibrati.

L’integrato MC-207 non si lascia certamente intimidire nemmeno con partiture di musica sacra per organo (strumento e genere che personalmente amo e che, appena mi è possibile, corro ad ascoltare presso la Basilica di S. Andrea a Mantova oppure presso la parrocchiale di Governalo  –

 vedasi all’uopo il seguente link: http://www.lavocedelmontesanti.it/index.php?option=com_content&task=view&id=16&Itemid=35)

pur se l’immanenza e la suggestiva ambienza delle grandi chiese non possano essere raggiunte a realistici livelli d’ascolto dalle piccole Electa Amator II. Mi riferisco ad esempio ad alcune celebri composizioni di J. S. Bach proposte dalla benemerita Brilliant Classics, comprese nel notevole cofanetto di ben 100CD offerto sino all’anno scorso dal gruppo editoriale Technipress in abbinamento all’abbonamento annuale ad almeno un paio dei loro periodici tecnici: i complessi e variegati cromatismi di tale strumento sono nuovamente affrontati con equilibrio, autorità e piglio dinamico, ma anche con un’appagante attenzione alle varie sfumature ed alle omogeneità timbriche su tutte le frequenze riprodotte, oltre che con particolare attenzione ai soli registri più gravi.

Complice l’eleganza timbrica ed il perfetto incrocio dei trasduttori dinamici delle Sonus Faber, anche la gamma medio-bassa è riproposta dall’integrato piacentino in maniera assai equilibrata, esattamente allineata sia ai gravi quanto alle frequenze immediatamente superiori: il violoncello (William Brothers, nel loro omonimo album) è reso con buona intensità emotiva, con quella languida e rugosa continuità delle note musicali che lo rendono strumento di un fascino del tutto particolare. Ancora, altrettanto piacevole, corposa e con buon grado di realismo è l’intensa voce del veterano Joe Williams nel mio riferimento “Feel the spirit” inciso per la Telarc.

Mi affido come di consueto alla solita Tafelmusik di Telemann, nell’ottima versione integrale edita dalla Brilliant Classics per la valutazione della fondamentale gamma media e delle frequenze superiori, annotando una timbrica aperta ma giammai vetrosa od affaticante, precisa, con un elevato grado di trasparenza e dettaglio, soltanto talvolta (ma a livelli d’ascolto piuttosto elevati) appena caratterizzata da una sfuggente sensazione di elettricità, a confronto però con le valvole del VAC 60W, ovvero le solite, suadenti e levigatissime G&E 6550A. Non poteva essere altrimenti, la gamma più acuta è estesissima e concreta, contribuendo certamente da un lato ad un’efficace ricostruzione prospettica dell’evento musicale riprodotto, dall’altra a delineare una spiccata nettezza dei contorni dei vari strumenti (in particolare, i fiati e gli acustici a corda) all’interno della scatola sonora. L’immagine riprodotta è ampia, soprattutto proporzionata nelle tre dimensioni spaziali nonostante le Sonus Faber possiedano la capacità di “scomparire” letteralmente davanti ad una profondità scenica marcatamente spiccata. Pur nell’ambito delle peculiarità acustiche del mio ambiente d’ascolto e dei riferimenti presenti in sala, annoto soltanto una minore larghezza del fronte sonoro rispetto ad esempio all’Audio Research LS-2B accoppiato ai monofonici VAC 60W, ma la plasticità della scena ed il discernimento dei vari piani sonori possiede il respiro e la credibilità delle migliori amplificazioni, indipendentemente dalla tecnologia da esse impiegata.

 

CONCLUSIONI:

Non nego di essermi divertito non poco affrontando il nuovo MC-207 senza conoscerne alcuna caratteristica, quasi a sfidare me stesso al pari di quelle ludiche degustazioni fra amici alla cieca di vini semplici ovvero qualitativamente ambiziosi, nonostante le scelte di massima ed il dimensionamento circuitale non lascino adito a dubbi di sorta in merito alle svariate decine di watt disponibili ed alla spiccata capacità di pilotaggio di questo integrato, che nelle varie sessioni d’ascolto ha saputo evidenziare sempre un valido bilanciamento timbrico ed un lodevole equilibrio qualitativo dei  principali parametri acustici nella riproduzione musicale.

Rispetto alle prime amplificazioni Monrio, ricordando in particolare l’intrigante e musicalissimo MC-200 che, analogamente, faceva dell’equilibrio complessivo la sua migliore dote musicale, il nuovo MC-207 non rinnega l’impronta di fabbrica del costruttore piacentino, seppure qui si evidenzi uno sviluppo verso sonorità forse ancora più attente alla trasparenza ed al microdettaglio, pronte a raccogliere la sfida dei più evoluti ed attuali formati digitali (l’MC-207 è in effetti sprovvisto di stadio phono). Una particolare attenzione è stata rivolta anche al design dell’apparecchio, sobrio ma particolare, dimensionalmente importante ma non ingombrante, costruito senza deleteri risparmi per un’affidabilità nel tempo altamente probabile. Non mi è noto con certezza nemmeno il prezzo di listino (d’altronde la versione in prova, al momento della redazione del presente articolo, non è ancora presente sul sito ufficiale Monrio): potrebbe a sensazione aggirarsi fra i 2500 – 3200 euro, che a mio parere sarebbero commisurati alle reali potenzialità di questo integrato, di cui non mi risulta difficile vederne l’inserimento in un sistema di pretese anche elevate, in qualità di amplificazione definitiva per svariati anni a venire. Come sempre, sarà poi il gusto personale a decretarne, se non il successo commerciale che ovviamente auspico alla Monrio, almeno quello individuale nei confronti del suo acquirente: del resto, l’audiofilo intelligente è colui che fa dell’obiettività scevra da ogni luogo comune e da qualsiasi pregiudizio, libera dal condizionamento della celebrità d'un marchio piuttosto che della tecnologia adottata, il proprio karma ed il proprio stile passionale, Poi, chiaramente, ognuno di noi ha le proprie debolezze, le proprie simpatie, ma un conto è dire di un dato oggetto o (mi si perdoni il continuo ma calzante paragone col nettare degli Dei) di un certo vino: "è buono" anziché "mi piace"! Un prodotto può essere obiettivamente "buono" senza che personalmente possa piacere: ciò che, in alta fedeltà, è assai raro dichiarare con sincerità anziché nascondersi dietro ad inappellabili e roboanti sentenze.

Il Monrio MC-207 è un integrato buono e pure piacevole.

 

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano Nevi 
 

 

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