|
FILTRI, POZIONI ed ALCHIMIE AUDIOFILE
Xindak, Belkin & PureAV, Bada, G&W
Accessori e Complementi – 1ª parte
di Cristiano Nervi

Nella
mia ultima visita presso l’atelier di Audiocostruzioni in quel
di Carpi in via Grosoli, sbirciando fra prodotti vintage,
amplificazioni valvolari, vu-meter d’oltreoceano e progetti
autocostruiti, mi imbatto in una serie di scatolotti metallici
che inizio ad osservare con soggettivo interesse, sia perché
da sempre affascinato al miglioramento qualitativo della rete
elettrica in ambito domestico (ad alimentare ovviamente
l’amato sistema hi-fi, non certo per il ferro da stiro!), sia
perché appunto si trattava di filtri/distributori di rete a
connessione multistandard.
Così
come a tempo debito mi insegnò il prof. Mauro Tosi, l’audiofilo
non dovrebbe mai peccare di ingenuità tecnica, considerando
l’alimentazione elettrica quale mera “variabile indipendente”,
assolutamente trasparente e qualitativamente irrilevante ai
fini sonici complessivi di un siffatto sistema di riproduzione
audio.
Del
resto, un qualunque “processo di amplificazione non è altro
che una modulazione della corrente elettrica ad opera del
segnale di ingresso: quindi ogni influenza sull'alimentazione
si ripercuote sul segnale d'uscita, nonostante tutti i
processi di conversione AC/DC e filtraggi annessi” (Tosi).
Or bene,
la presenza di filtri di rete ben progettati ed ottimizzati
allo scopo, consente sicuramente l'attenuazione di armoniche
di rete, normalmente ed ovviamente presenti anche a frequenze
sensibilmente superiori a quella fondamentale, trovandoci
purtroppo in presenza di un processo non lineare.
Oltre a
ciò, un filtro di rete agisce sul cosiddetto ed anche
sottovalutato, ma altrettanto noto in letteratura “ultimo
metro”; e, in ultima analisi, occorre persino tenere in debito
conto della notevole influenza della rete elettrica da parte
degli stessi componenti la catena hi-fi, che la possono
costantemente disturbare introducendo spesso spettri armonici
complessi e diversificati.
Per
farla breve, carico sulla mia auto una serie di accessori fra
filtri di rete, ciabatte filtrate, cavi di segnale, rilevatori
di rumore rosa, a rimpinguare il mio casereccio e già
piuttosto variegato laboratorio di audio… magia (embè, in
questo periodo, gli anglosassoni non festeggiano la notte
delle streghe?).
E, a
seguire, ecco il responso………
BADA LB-3300

Bada è un
marchio di provenienza cinese, presente sul proprio mercato
interno già dalla seconda metà degli anni ’80 e da qualche
anno importato (in qualche modo…) anche in Italia, comunque
commercializzato on-line dal solito Cattylink Analog Research
di Hong-Kong e specializzato nella produzione di amplificatori
e filtri di rete.

Il Bada
si presenta come un robusto parallelepipedo metallico di
colore nero, fortemente sviluppato in profondità pur
mantenendo un ingombro complessivo piuttosto modesto: sul
frontale in alluminio satinato, dello spessore più consono ad
un finale di potenza, spicca soltanto il grande tasto
d’accensione, oltre ad un minuscolo led rosso ad indicare il
funzionamento del distributore di rete. Sul retro riscontriamo
esclusivamente l’immancabile presa IEC, che consente l’uso del
proprio cordone di alimentazione preferito e performante,
oltre ad un tasto di reset, qui definito “breaker”.


Sul lato
superiore spiccano otto prese di connessione, di cui sei del
tipo multi-standard e le restanti due del tipo americano. Fra
le prese multiconnessione, peraltro montate su di un rinforzo
metallico interno ad “U” che contribuisce ad irrigidire
ulteriormente la struttura del Bada, due non risultano
filtrate. Il filtro, piuttosto semplice, appare però di buona
fattura, realizzato partendo da una basetta di vetronite di
qualità, secondo la classica cella elettrica CLC protetta su
entrambi i poli da varistori all’ossido metallico verso terra.
I condensatori appartengono alla serie rossa di Wima, mentre
il cablaggio è realizzato con un ottimo cavo industriale da
500V della sezione di 2,5mmq.
G&W TW02DMKII
G&W
nasce da un progetto di mr. Wu Gang della Tsinghua University
di Pechino. Non ne sono affatto certo, ma tutto fa pensare ad
un acronimo nato sul gioco delle iniziali del fondatore. La
G&W inizia a farsi apprezzare sui mercati occidentali alcuni
anni or sono, proprio grazie ad una serie di filtri di rete,
terminati con diverse prese di corrente in funzione degli
standard adottati nei Paesi di commercializzazione, fra cui il
più spartano TW02DMKII che ho acquistato al di fuori degli
italici confini.


Costruito completamente in acciaio verniciato a caldo d’un
originale azzurro avio opaco e pressoché completamente
serigrafato con idiomi cinesi, il TW02D appare privo di un
vero e proprio frontale, riportando tutte le sue funzioni sul
pannello superiore, compreso il grande interruttore
d’accensione a leva in plastica rossa, il led di funzionamento
ed un tasto di reset. Si tratta in definitiva di uno
scatolotto metallico fortemente sviluppato in profondità,
assemblato partendo da un foglio di lamiera piegato a
realizzare cinque lati di un parallelepipedo, chiuso da una
seconda lamiera piegata ad “U”, entrambe fissate da tre viti
per lato.

Le prese
a disposizione sono ben otto, di cui quattro nel formato
americano e quattro di tipo multi-standard, di cui due non
filtrate. Il filtro elettrico di protezione a monte delle
prese, è molto simile a quello già visto sul Bada LB3300, ma
in cui spiccano due grossi condensatori in polipropilene da
0,33 microF a monte ed a valle dell’impedenza su entrambi i
rami, ed altrettanti due condensatori non polarizzati di buona
qualità verso massa. L’unica caratteristica dichiarata,
evincibile fra la moltitudine di caratteri incomprensibili al
comune occidentale, è un assorbimento max. non superiore a 15
ampere per 220Vac, al pari del Bada LB3300.
XINDAK XF-1000S

Probabilmente Xindak è stato uno dei primi marchi di
provenienza cinese di cui personalmente sia venuto a
conoscenza nell’ambito della penetrazione sui mercati
occidentali di elettroniche ad alta fedeltà d’analogo
passaporto, in questo primissimo scorcio di ventunesimo
secolo, in particolare per un know-how per nulla marginale o
di scarso interesse. Anzi, per quanto ne possa personalmente
capire in ambito di progettazione elettronica, i prodotti
Xindak denunciano persino soluzioni circuitali originali e
contenuti tecnici superiori a quelli analogamente offerti
dalla diretta concorrenza interna.

Il
marchio è infatti di proprietà della Chengdu Xindak Electronic
Co. LTD, azienda fondata già nel relativamente lontano 1988
col nome di Chengdu Xinda Audio & Lighting Equipment Factory,
da mr. Ling Junyan, che riesce a far parlare di se a seguito
della pubblicazione, nel 1992, di un interessantissimo
articolo tecnico intitolato “Tri-frequency audio, Hi-Fi
audio”. Nel settore prettamente elettronico per usi audio,
Xindak inizia a porsi in evidenza a partire dal 1993,
attraverso la produzione di speciali condensatori “Xindak” MKP
di alta qualità sonica e costruttiva, mentre l’anno successivo
escono i primi finali di potenza, i modelli XA6450 e XA6500.
Attualmente, la produzione del brand cinese è assai vasta,
spaziando da sorgenti digitali CD e DVD, passando per
amplificatori integrati, preamplificatori e finali di potenza
a valvole e transistor, sino a complementi ed accessori come
cavi di segnale e potenza, dampers, fusibili in argento e,
appunto, filtri di condizionamento della rete elettrica.

Il
filtro di rete in esame viene prodotto a partire dal 2002,
all’epoca commercializzato unitamente al modello inferiore
XF-500. Esso si presenta come un robusto parallelepipedo
metallico, simile nelle dimensioni ad un grosso mattone, ben
curato nella realizzazione e nelle finiture pur non
disdegnando un design vagamente professionale. L’assemblaggio
dello chassis prevede due lamiere sagomate ad “U”
contrapposte, di cui una opportunamente svasata per
incastrarsi nell’altra, chiuse ovviamente da un frontale in
alluminio spazzolato di buon spessore e da un altrettanto
robusto lato posteriore, entrambi saldamente fissati alla
porzione superiore, alla quale sono fissate le prese di
distribuzione ed il filtro di rete. Al centro del frontale
spicca un piccolo voltmetro ad ago, retroilluminato di luce
azzurra quando lo XF-1000S risulta acceso, ad indicare in
tempo reale il valore della tensione di rete che alimenta il
nostro sistema hi-fi. A sinistra di esso è fissato
l’interruttore d’accensione retroilluminato da un led rosso,
mentre sulla destra vi è un piccolo tasto metallico,
denominato “detect” che, quando premuto, permette l’accensione
di un led sovrastante serigrafato col termine “indication”,
con probabile funzione di indicare la corretta messa in fase
degli apparecchi connessi al XF-1000S. Sul retro ritroviamo
l’immancabile presa IEC, oltre ad un robusto selettore a leva
il cui funzionamento non mi è stato chiaro del tutto, anche se
presumo che permetta una sorta d’inversione di polarità delle
prese; in quanto a queste, il filtro HF-1000S ne gestisce in
numero di otto, tutte del tipo multi-standard, di cui ben
quattro sempre connesse a rete ed indicate per l’alimentazione
dal consumo max. di 300W. Altre due prese sono contrassegnate
per un assorbimento max. di 700W e le ultime due consigliate
per l’alimentazione di stadi finali di potenza, con i 1200W
max. di assorbimento.

Osservando l’interno dell’apparecchio, ci si rende
immediatamente conto che, pur essendo un componente
relativamente semplice e privo di particolari contenuti
tecnologici, la realizzazione dello Xindak non appare così
banale quanto quella elargita dai pur validi G&W e Bada
testati in questa stessa sessione: la basetta di circuito
stampato appare zeppa di componenti, fra cui spiccano due
coppie di induttanze di diverso valore ed un congruo numero di
condensatori verso massa e di varistori per la protezione del
circuito, oltre all’indispensabile presenza dei condensatori
di filtro, tutti del tipo non polarizzato MKP del valore di 1
microF.
A
differenza degli altri filtri di rete, Xindak riporta
direttamente sull’apparecchio una tabella piuttosto esaustiva
sulle caratteristiche elettriche dell’HF-1000S, fra cui
spiccano l’attenuazione variabile da –10÷50 db fra 2 e 100MHz
e l’assorbimento max. consigliato di “soli” 2200W:
effettivamente, i componenti utilizzati per la realizzazione
del filtro appaiono di primo acchito meno dimensionati
(squisitamente nelle dimensioni, of course) rispetto a quelli
presenti sul Bada e sul G&W
Pure AV - Surge Protection
8

L’ultima
gamma di multiprese filtrate a ciabatta di PureAV per il
settore HT ed home, denominata Surge Protection, include anche
la versione da 8 prese concessami in prestito da Davide di
Audiocostruzioni, identificabile anche col codice F9A823ef2M.
PureAV è
un marchio registrato di proprietà della Belkin, brand
californiana leader nella realizzazione di accessori e sistemi
di connessione per l’informatica e l’elettronica di consumo.
Fondata nel 1982 da tre impiegati in quello che il sito
definisce un “residential garage”, oggi Belkin conta oltre
1200 dipendenti, per un fatturato consolidato di circa 530
milioni di dollari. Il quartiere generale europeo è situato
sin dal 1996 a Northampton, in Inghilterra, potendo poi
contare sulle filiali commerciali di Amsterdam e Monaco di
Baviera.
Il
prodotto si presenta come una classica ciabatta elettrica in
guscio plastico grigio scuro, soltanto più massiccia e larga
ma ingentilita da una graduale bombatura rispetto alle comuni
multiprese elettriche, in rivendita anche presso i discount
alimentari o la ferramenta sotto casa.
Dotata
dell’esclusiva tecnologia PureAV denominata “Power Filter”, la
multipresa Surge P8 garantisce, a detta del Costruttore, un
filtraggio efficace di picchi di corrente, sovraccarichi e
interferenze della linea elettrica, telefonica ed antenna-TV.
Così come per i filtri di rete PureAV di livello superiore (la
ciabatta in questione viene classificata dal Costruttore
appartenente soltanto ad un “livello 1” di protezione, contro
il “level 3” dichiarato per i filtri della serie PF), anche
nel caso della Surge P8, Belkin fornisce un’assicurazione
sulle apparecchiature ad essa connesse che arrivino a
danneggiarsi per cause attinenti l’alimentazione elettrica,
nel caso specifico ammontante a 275.000 euro. Tra le
caratteristiche tecniche, la potenza massima prelevabile è
pari a ben 3680 W, con un assorbimento di picco in corrente
pari a di 45.000 A (15.000A su ogni ramo), di un picco di
tensione di 6000 Volt e di un tempo di risposta massimo
inferiore al nanosecondo.
La
dissipazione massima di energia dichiarata ammonta a 1940
Joule, di cui: L-N: 540J; L-E: 540J; N-E: 540J; Linea
Telefonica: 320J. Il filtraggio di interferenze EMI/RFI
raggiunge un valore massimo di –58dB entro il range di
frequenze compreso fra 150 kHz ~ 100 MHz.
Surge
Protection a 8 prese è inoltre dotata di un interruttore di
alimentazione, di spie di funzionamento e di protezione per
l’antenna terrestre (in/out) e per la linea telefonica(in/2
out), oltre ad un minuscolo tasto di reset, posto anch’esso
nelle immediate vicinanze dell’interruttore di accensione.
Il cavo
di alimentazione è fisso, della lunghezza di 2 metri, marcato
Belkin e di buona qualità, terminato con spina schuko, i cui
conduttori hanno una sezione di 1,5 mmq; tutte le 8 prese
accettano esclusivamente terminazioni schuko, ma sono
sufficientemente distanziate per un agevole inserimento anche
di spine maschio commerciali, solitamente termosaldate con il
cavo conduttore a formare un angolo retto rispetto ai reofori
della spina medesima
ADATTATORI
per SPINE e PRESE ELETTRICHE:
Assieme
ai filtri di rete Bada e Xindak, mi sono ritrovato fra le mani
un sacchetto di cellophane zeppo di quelli utilissimi
accessori, ovvero degli adattatori a presa schuko (femmina)
con spine rispettivamente inglesi ed americane, adatte ad
un’interfaccia universale con i sopraccitati distributori di
rete, corredati certamente anche di prese multi-standard ma
che nel caso di cavi terminati con spine schuko non
garantiscono affatto la connessione del polo di massa. La
costruzione complessiva è buona, i contatti appaiono sicuri e
le dimensioni del case plastico sufficientemente ridotte per
non compromettere l’uso di tutto quanto messo a disposizione
dai filtri cinesi. Fra essi, soltanto Xindak ha tenuto in
debito conto una certa distanza di sicurezza fra le varie
prese filtrate, inferiore sia sul G&W che sul Bada sui quali
ad esempio alcuni adattatori in mio possesso (di provenienza
dallo sterminato catalogo RS e, ahimè, ben più massicci) non
possono essere utilizzati su prese adiacenti, semplicemente
perché proprio…. non ci stanno!
Il
responso:
Come già
sottolineato su vari articoli pubblicati su questo stesso
portale dedicato anche all’autocostruzione, un “semplice”
filtro di rete non permette la ricostruzione dell’onda
sinusoidale a 220Vac, non ne stabilizza il valore il tensione
e non isola galvanicamente le apparecchiature filtrate dalla
stessa rete che le alimenta.
Piuttosto, i filtri di rete sono progettati per attenuare le
interferenze EMI/RFI che affliggono l’alternata a valle del
nostro contatore e derivanti da più cause, compresa l’attività
di vari elettrodomestici casalinghi e dell’interazione, per
quanto se ne possa tecnicamente convenire data la mia limitata
conoscenza in materia, fra le stesse elettroniche di un
sistema hi-fi.
Sia nel
caso dello Xindak XF1000-S, che del Bada LB3300 e del G&W
TW02D (presumo anche del PureAV Surge P8, ma il beneficio
d’inventario scaturisce dall’impossibilità di aprire il guscio
plastico senza danneggiare irreparabilmente la ciabatta),
tutte le prese di alimentazione sono precedute da un unico
filtro di rete, ovviamente salvo quelle eventualmente non
filtrate e connesse direttamente alla presa IEC
dell’apparecchio.
In altri
termini, tali sistemi di filtrazione non garantiscono la
totale eliminazione / attenuazione di eventuali interferenze o
loop fra gli stessi componenti la nostra catena hi-fi o HT,
favorite dall’inevitabile collegamento comune verso terra fra
le stesse spine. Si salva parzialmente il mio filtro
autocostruito, sul quale ho previsto una filtrazione specifica
e distinta per due gruppi di prese.
L’impianto alimentato alternativamente dal G&W TW02D MKII, dal
Bada LB-3300, dallo Xindak XF1000-S e dalla ciabatta PureAV
Surge P8 era costituito dai CD-players Krell KPS30i e E-Sound
E5 Platinum Reference, dac Audio Alchemy DDE 1.0 appositamente
alimentato con un alimentatore switching di derivazione
informatica, preamplificatori Audio Research LS2-B e Rose
RV23S, finali monofonici Albarry M408II e Monrio MP1
(alternativamente connessi ai filtri o direttamente alla presa
di rete), gli italici diffusori Mastersound Classic e le
sorprendenti Soundbox Response 2.5.
Per
quanto concerne i collegamenti, ho potuto utilizzare tutto
quanto a mia disposizione, fra cavi di mia proprietà ed altri
fornitimi per l’occasione da Davide di Audiocostruzioni,
spaziando nei cataloghi del presente e del passato di Van den
Hul, Monster Cable, Sommercable, Analog Research, Proel,
Audiocostruzioni, Hama.
Durante
il funzionamento dell’impianto sopraccitato, con un po’ di
fantasia e scarsa metodologia scientifica, ho connesso alle
altre prese di rete disponibili nell’ambiente d’ascolto (ed a
monte, conoscendo molto bene tutto l’impianto domestico di
distribuzione elettrica: i vari tagli nei muri sono stati
realizzati rigorosamente con martello e scalpello dalle mie
manine….) una stufa elettrica, vari caricabatteria compresi
quelli per telefoni cellulari, sino ad un sistema di
rice-trasmissione su frequenze libere, oltre a giocherellare
con vari interruttori di illuminazione.
Con
tutti i filtri testati, ho potuto appurare l’assenza di quelle
fastidiose interferenze generate dall’uso degli interruttori
domestici, mentre mi è sembrato percettibile un migliore
silenzio interstrumentale su tutta la gamma udibile,
traducibile anche in una migliore pulizia ed introspezione
della gamma media e, soprattutto, di quella bassa, magari
finanche più frenata ed apparentemente meno immanente (mi sono
basato su alcune incisioni Brilliant Classic di musica sacra
per organo, oltre ad alcune tracce a me ormai arcinote degli
O.S.I.). Fra gli appunti rimane qualche dubbio in merito ad
alcuni passaggi musicali di grande contenuto energetico,
afflitti probabilmente (ma non ne sono categoricamente sicuro)
da una lieve costrizione dinamica ad alte pressioni sonore,
nella configurazione con i finali filtrati sia col G&W che col
Bada.
Sebbene
dichiarati a sopportare una minore potenza complessiva, ho
personalmente preferito le prestazioni offerte dallo Xindak
XF1000-S e dalla sorprendente ciabatta PureAV, che hanno reso
silenziose le elettroniche a tecnologia valvolare, altrimenti
saltuariamente affette da microfonicità, con particolare
riferimento al pre Rose, dotato di un circuito di
alimentazione ben più semplificato rispetto a quello possente
e coriaceo dell’AR LS2B.
Ciò che
più mi ha colpito è stata poi la prestazione della ciabatta
PureAV in merito all’attenuazione del rumore di fondo a
frequenza di rete, avvertibile sui woofer dei diffusori ad
impianto ovviamente acceso ma in assenza di segnali musicali,
in particolare con l’utilizzo dei finali Monrio MP1: i grossi
toroidali di trasformazione di cui sono dotati i potenti
finali in questione soffrono sovente di avvertibili ronzii, in
qualche modo evidentemente captati ad aumentare (seppur molto
fievolmente ed in modo non eccessivamente fastidioso) il
ronzio di fondo dei diffusori. In tale ambito, l’intervento
della Surge P.8 mi è parso il più convincente a dispetto del
prezzo d’acquisto in assoluto più basso del lotto di filtri a
disposizione, seguito immediatamente dallo Xindak del quale si
apprezza di converso il buon design e l’effetto generato
dall’azzurrognola retroilluminazione del piccolo voltmetro
posto sul frontale.
Un primo
appunto invece va assegnato ai sommari e striminziti manuali
d’uso forniti in dotazione ai filtri di provenienza cinese,
addirittura illeggibili per quanto concerne Bada e G&W in
quanto redatti esclusivamente in idiomi del Paese d’origine,
oltre ad un analogo secondo appunto per le serigrafie
riportate sugli stessi apparecchi con la parziale esclusione
di Xindak, sul quale è riportata una tabella prestazionale in
lingua inglese, penalizzando però l’intuitività di
funzionamento del selettore posto sul lato posteriore (sul
quale spiccano soltanto serigrafie in lingua cinese).
Anche in
tal caso, PureAV si distingue per il pratico manuale d’uso,
redatto peraltro in varie lingue comunitarie, fra cui anche
l’italiano.
In
definitiva, conviene acquistare un accessorio di filtrazione e
distribuzione dell’alimentazione elettrica? Considerati i
prezzi di vendita, personalmente trovo assai appetibile la
ciabatta PureAV, completa di protezione per l’antenna TV e per
il collegamento telefonico/ADSL, nella cui confezione sono
omaggiati un cavetto telefonico di buona qualità ed un secondo
per il collegamento fra televisore ed antenna. A fronte di un
costo di listino compreso d’IVA inferiore ai 50 euro, le
differenze costruttive e di mera protezione delle elettroniche
rispetto ad una pur valida ciabatta elettrica commerciale sono
nettamente evidenti, oltre che certamente udibili: rispetto ad
analoghi prodotti concorrenti, il rapporto qualità/prezzo
diviene poi persino decisamente favorevole.
Per l’audiofilo
esteta, chiaramente i prodotti Bada o Xindak assumono un
connotato al pari di una qualunque elettronica del proprio
sistema home hi-fi od anche HT, sebbene le loro prestazioni
elettriche e “musicali” non giungano a competere con i
migliori progetti, analoghi per principio ma certamente più
sofisticati oltre che nettamente più costosi (mi riferisco in
particolare agli isolatori/filtri/distributori Nadir o
Nightingale, tanto per citare qualche lampante esempio di
produzione nazionale). In altri termini ritengo il loro
rapporto qualità/prezzo infine non particolarmente allettante,
sebbene lo Xindak HF1000-S appaia obiettivamente più versatile
e prestante, dall’alto dei suoi 300 euro di listino IVA
compresa. Il rischio di tali realizzazioni dal passaporto
cinese è di giungere pressoché a scontrarsi con realizzazioni
anglo-americane, fra cui cito lo stesso Belkin PureAV PF30,
già classificato e garantito dal costruttore di “level 3” che,
come ritengo, costituisca il più alto livello progettuale e
protettivo del marchio americano.
Non
posso però reprimere, ora, la curiosità di una prova
approfondita se non comparativa di un prodotto della linea
superiore Belkin, appunto un modello PureAV PF30 o PF40, in
particolare vista la disponibilità di un piccolo oggetto, pure
di produzione Belkin, denominato “Power Line Sniffer”, in
grado di rilevare semi-quantitativamente il rumore rosa
residuo sulle prese di rete domestiche e/o di quello generato
dalle proprie elettroniche audio.
Ma, di
questo, ne parleremo nella prossima puntata.
Buoni
ascolti e sensazioni.
Cristiano
Nevi
marvel147@gmail.com
Le altre Parti
|
La
prima parte |
Seconda Parte |
Terza
parte |
|
 |
 |
 |
|
 |
Torna alla pagina iniziale
 |
|