Miles DAVIS "The Kind of Blue”

“La migliore opera di un Artista, di una scuola, di una corrente letteraria”; questa è la definizione di “capolavoro” che dà il “Nuovo Zingarelli”; questo per introdurre il disco che voglio segnalarvi oggi: “The Kind of Blue” di Miles DAVIS. Parlare della vita di Miles DAVIS e condensarla in poche righe può risultare assai riduttiva, anche in considerazione che egli rappresenta, in parte, la storia del Jazz. Nato nell’Illinois nel 1926, a 18 anni si trasferisce a New York dove conosce, nelle notti nei locali di Harlem e della 52ª strada , musicisti del calibro di Charly PARKER e Dizzy GILLESPIE. Uno degli incontri fondamentali sarà però quello con Gil EVANS, che aveva collaborato con i migliori Jazzisti dell’epoca - senza mai incidere nulla come solista - e che arriverà in sala di incisione solo a 45 anni. Questo sodalizio  durerà per circa dieci anni, nel corso dei quali entrambi porranno le basi per quel nuovo percorso artistico Jazz che prenderà il nome di “Cool”; da questa ricerca nasce un album importante che sarà il manifesto di questo innovativo genere musicale dal cui titolo traspare tutto l’intento degli artisti che compongo la “Tuba Band”. Il disco si intitola “Birth of Cool” (anche se la nascita del Cool era già avvenuta per opera di Lennie TRISTANO). Partecipano all’incisione del disco tra l’altro, Gerry MULLIGAN e Lee KONITZ. Tornando all’album “The Kind of Blue”, è stato inciso nella primavera del 1959 a New York. DAVIS si è avvalso della collaborazione di un “trust di cervelli” del calibro di Julian “Cannonbal” ADDERLY al sax alto, John COLTRANE al sax tenore, Bill EVANS al piano, Paul CHAMBERS al contrabbasso, James COBB alla batteria, oltre a Wyn KELLY al piano nel solo brano numero 2 “Freddie Freeloader”. Come accennavo in apertura, “The Kind of Blue” è unanimemente considerato il massimo capolavoro davisiano, se non addirittura una delle migliori opere nel panorama Jazz. Un disco di una splendida profondità, intenso, meraviglioso, grazie anche al sestetto di musicisti che lo accompagnano: un ADDERLEY di parkeriana memoria, un COLTRANE nel pieno della sua ricerca, un Bill EVANS grande solista, oltre che mente del gruppo insieme a DAVIS. Quest’ultimo, dopo il lavoro intrapreso con l’album “Milestone”, qui raggiunge la sua piena maturità. Egli rinuncia agli accordi legati ad un tema, lanciandosi alla ricerca di nuovi modi di interpretazione musicale, che prende il nome di “improvvisazione modale”; è grazie a queste splendide intuizioni che prende vita una opera di grande spessore che, non a caso, è entrata di diritto nell’Olimpo della discografia mondiale, e con lei DAVIS al quale sarebbe bastato incidere questo unico disco per essere perennemente ricordato. L’album conta cinque incisioni concepite da DAVIS: nulla di scritto o preconfezionato, delle semplici indicazioni al gruppo su come egli volesse l’esecuzione, rendendo in questo modo ogni brano il più vicino possibile alla interpretazione spontanea. Personaggio discusso e dalla personalità complessa, probabilmente non è ricordato come innovatore rivoluzionario del pianeta Jazz, egli trae la sua immortalità dall’essere un musicista appassionato sempre pronto a cogliere in anticipo ogni cambiamento, ogni fermento musicale, senza paura di sperimentare ad ogni livello. Non amo tutto di lui, le sue esasperate contaminazioni con altri generi, il suo periodo “Free”; evidentemente non sono ancora pronto o forse non lo sarò mai, ma il suono della sua tromba meravigliosa è qualcosa che non si può dimenticare, e questa “The Kind of Blue” è l’espressione massima di quanto un musicista possa tramandare. Fidatevi, un vero capolavoro anche se non amate il Jazz, ascoltatelo, sono certo rimarrete folgorati, e se così non fosse potrei anche essere disposto a rimborsarvi il costo del CD!! Miles DAVIS morirà il 28 settembre 1991 a New York.

 Ciao alla prossima.