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1. Agua
2. Otoño
3. Mouvement
4. Todos los ojos
5. Vida pura
6.
Primer paso
7. Alma sola
8. 696
9. Melancholie
10. Drume negrita

 

 

SEBASTIAN SCHUNKE  MEETS  OLVIDO

 

“VIDA PURA”

 

Timba Records 2007

 

Sebastian Schunke - piano, composition, musical director

Olvido Ruiz - vocals

Felipe Cabrera - bass

Chris Dahlgreen - bass

Michael Haves - bass

Lukmil Perez - drums

Philipp Bernhard - drums

Mario Morejon Hernandez "El Indio"  - trumpet

 Dan Freeman - sax

 

 

Ben noto nella scena musicale del Latin jazz, Sebastian Schunke pubblica  “Vida pura” scegliendo un énsemble di caratura internazionale, con artisti che hanno frequentato molti stili e che hanno in comune – nel fondo – una medesima Koiné , la cultura latinoamericana, un universo sonoro sfaccettato e complesso, non sempre facilmente decifrabile da chi è estraneo ai luoghi in cui solitamente viene proposto.

La prova che presenta è distinta da un’ immediata forza comunicativa, amplificata da un poliedrico senso del ritmo e della lettura esecutiva, fattori che ne favoriscono l’assimilazione, diventando il passo ideale che lega la solarità del sound del Caribe a quello mediterraneo: spazi d’invenzione tutt’altro che distanti fra loro. Del resto, a ben vedere, l’anima è la stessa.

Le calde declinazioni del Latin  percorrono sfumature espressive assieme al tradizionale timing  swingato del jazz in brillante interazione con le intuizioni  percussive di Lukmil Perez, noto a molti come uno dei più creativi batteristi del genere; in tale scelta estetica, in virtù degli arrangiamenti del pianista, vengono opportunamente evitati quegli urti e quelle dissonanze che non di rado ai nostri giorni improntano l’espressività di produzioni similari.

Di particolare qualità risultano i dialoghi tra voce e pianoforte, sensibilità serrate e positive, costrutti sia morbidi sia più decisi specie nei cantabili , articolati in modo spontaneo ed equilibrato tanto nelle movenze inquiete che negli svolgimenti delicati e meditativi.

Di qui s’intuiscono le possibilità aperte dal confronto sistematico e totale fra le note, tra ricerca e tradizione, all’insegna di un pronunciato senso della mobilità interiore, esaltata dalla roca sensualità della cubana Olvido Ruiz, vocalist dotata d’una timbrica molto personale ed intensa,  congeniale alle performances caraibiche quanto a paesaggi maggiormente legati alle blue notes. Olvido…verrebbe da chiedersi quante cantanti sarebbero in grado di suscitare tali emozioni : una

timbrica pastosa  ora morbida ora alla ricerca di spazi riflessivi  ora lacerante in fraseggi dal cromatismo inquieto… Per inciso, è proprio dal loro incontro artistico, avvenuto qualche anno fa, che ebbe luogo la svolta per la ricerca  musicale di ambedue.

Sebastian, da intelligente band leader, lascia spazio agli altri esecutori, ed in tal modo possono emergere le qualità espositive, colte e coinvolgenti, di Mario Morejòn “El Indio”, trombettista di cui colpisce la passionalità e l’energia dei soli, di Dan Freeman, eclettico sassofonista, di Perez, mai debordante o troppo distante dalla forza  dell’unisono, essenziale per il linguaggio jazzistico proprio delle composizioni schunkiane: colpiscono davvero la sicurezza e l’ispirazione espresse dal  drummer, in perfetto interplay con i tre bassisti presenti nell’album.

Di Sebastian, peraltro, ben s’intende la solida preparazione classica che è possibile scorgere nelle intuizioni melodiche ben definite, cromaticamente temperate e, soprattutto, aliene da facili esotismi: egli dimostra come sia possibile costruire musica ad alti livelli pur mantenendo perfettamente godibile il brano , non ricorrendo ad intellettualizzazioni o ad episodi mainstream noiosi se non paradossali, secondo quanto avviene, purtroppo, in molto Latin proposto quotidianamente, privo di sfumature strumentali e fin troppo accattivante nella propria convenzionalità. A lui va dato merito d’aver abilmente tentato – e con esiti degni di nota – di rivisitare un genere noto e talora “di consumo” articolando i pentagrammi e gli arrangiamenti non solo secondo una sintassi moderna e polimorfa ma soprattutto con emozioni autentiche, con sensazioni che prendono luce in modo fluido ed agile, disegnando momenti d’ascolto  eleganti e inevitabilmente coinvolgenti.

 

Fabrizio Ciccarelli

 

 

 

 

 

 

 

 

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