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Pino Pulitano

PINO PULITANO’
ZONA D’OMBRA
Autoprodotto
Distribuzione Comar 32
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1.The
meaning of game
2.Nadir
3.
Afghanistan
4. Zona D'ombra
5. Shantung
6. L'angolo
7. The Solar System
8. Iron
9.The Winter
10. Painting |
composizioni e arrangiamenti Pino Pulitanò
Pino Pulitanò - chitarre
Pippo Matino - Basso elettrico
Vito Giordano - Tromba e filicorno
Roberto Brusca - Pianoforte
Ercole Cantello - Batteria
Enzo Daldessarro - Basso
Antonio Taccone – Fonico |
Esordio discografico per
Pino Pulitanò, chitarrista d’esperienza che con molti
ha collaborato: ciò che è facile cogliere dal suo “Zona
d’ombra” è l’originale sensibilità del suo sound, tanto
nelle strutture armoniche ricche di tensione e lirismo, quanto
nel particolare modo di affrontare l’assolo. Calibrando con
equilibrio emozionale e spontanea freschezza il suo
fraseggio, non avverte mai la necessità di sorprendere
l’ascoltatore con interludi virtuosistici o con vigorosi
entusiasmi; sceglie di non esasperare i cromatismi e cerca,
nella melodia, di esprimere il proprio paesaggio dell’anima
nel modo di un’espressività intuitiva e libera, tanto più
coinvolgente quando il tono del linguaggio jazzistico diviene
impressionistico, segnato da un pathos dilatato e avvolgente.
Rara sensibilità, si diceva: la
musica di Pino è passionalità, meditazione, ricerca
eclettica e polimorfa di luminosi spazi riflessivi, senza mai
eludere la corretta interazione con i bravi artisti con cui
suona; segno, anche questo, di felice modestia intellettuale
che lo conduce all’incontro della maggior sintonia possibile
con i propri partners.
Nessun “colpo di scena”, nessun
autocompiacimento: una solida inventiva, una tecnica colta,
accurata e personalissima. Queste le blue notes di
Pino Pulitanò, artista ed uomo d’ improvvisa verità.
Ne parliamo con lui.
FC. Una presentazione?
PP. Sono un chitarrista
calabrese che ha maturato una discreta esperienza in giro per
l’Italia e all’estero. Sono al mio primo disco da solista
perché ho prediletto la carriera di esecutore, relegando al
famoso cassetto i frutti della mia vena compositiva. Negli
ultimi anni si è fatta strada in me l’idea di promuovere le
mie composizioni ed è così che nasce l’album “Zona d’ombra”
realizzato con la collaborazione di veri amici PIPPO MATINO
al basso, ERCOLE CANTELLO alla batteria, VITO GIORDANO alla
tromba e flicorno, ROBERTO BRUSCA al pianoforte, ANTONIO
TACCONE come sound engineer.
FC. Qual è il progetto musicale
suggerito dal titolo che hai scelto per il cd?
PP. Con questo lavoro ho voluto
esprimere il mio personale concetto di “Zona d’ombra” come
luogo dove dimorano i sentimenti, i pensieri e gli stati
d’animo più reconditi, una realtà ambigua e fuggente che
conserva le nostre tensioni emotive. Questo luogo è per me la
fucina dell’arte, dove i grovigli interiori sono un qualcosa
di indefinito e amorfo destinato a trasformarsi, come una
crisalide: è un po’ così che nasce la mia composizione.
Il titolo “Zona d’ombra” è
ovviamente scelto come punto di fuga ove converge ciò che si
esprime con le note ed anche ciò che si pensa, ma essendo un
concetto dalle mille sfaccettature e interpretazioni, ognuno
può darne una personale interpretazione.
FC. Una front cover che sembra
suggerire qualcosa….
PP. Il mio intento era quello
di comunicare con la front cover una serie di messaggi:
innanzi tutto volevo offrire un’immagine che fosse esplicativa
del titolo, da qui il contrasto di luci e ombre, esprimere il
concetto che la musica ( ben rappresentata dalla mia Gibson
175), come le altre arti illumina la mente e l’anima,
infondendo linfa vitale, aprendo una ideale porta per uscire
dalla zona d’ombra e poi presentarmi ai possibili fruitori
della mia musica.
FC. Vogliamo entrare nel vivo
del tuo sound?
PP. Le 10 composizioni di
questo lavoro spaziano tra il funky , il jazz e la musica
brasiliana ed hanno strutture articolate legate ai cambi
ritmici di tempi e di velocità, sottolineando la mia
predisposizione al dinamismo in una costante ricerca di avere
atmosfere diverse e contrapposte all’interno dello stesso
brano.
La parte armonica è frutto di
studio e ricerca che parte dalla passione per la bossanova
e passa attraverso l’ascolto attento dei pianisti come Bill
Evans, Herbie Hancock, Chick Corea , tanto
per citarne alcuni, per giungere a strutture complesse di
poliaccordi che costituiscono il substrato a me più congeniale
dove sviluppare le linee melodiche.
In alcuni brani vi è la
reminescenza del rock anni ’70 degli Yes, in altri la
bossa di Jobim, in altri la fusion dell’
Electric Band di Corea, ma la mia anima jazz
risulta predominante soprattutto nella scelta dei suoni e
nelle melodie.
Per arricchire l’impalcatura dei
brani, ho optato per le sovraincisioni usando una chitarra
classica e la Gibson 175 per l’armonia, la mia vecchia
Stratocaster per i riff funky e naturalmente ancora la 175
per i soli.
Quindi le varie chitarre
agiscono su un piano preminente rispetto al pianoforte e ciò è
una scelta voluta per valorizzare il mio strumento che molto
spesso è usato unicamente per la melodia.
Le influenze jazzistiche hanno
maturato in me l’inclinazione allo smooth methenyano ma
sulla scorta del grande Wes Montgomery e di John
Scofield, cercando, se possibile, una linea personale.
FC. Assoli particolarmente
efficaci quelli tuoi, molto personali, talvolta furenti,
stranianti…..
PP. Io sono solito strutturare i
miei brani con una base armonica abbastanza ricca, sulla quale
sviluppare tema ed improvvisazioni, e la concomitanza di stili
diversi comporta un linguaggio improvvisativo molto
articolato. In alcuni frangenti, come in “The meaning of
game”, gli assoli sono più legati all’armonia e
rispecchiano lo stile swing e il funky, in
altri, comein “ Shantung” e in “Painting”, ho
voluto sviluppare una sovrapposizione tra la linea degli
accordi che in realtà sono dei chord scale, ed una
improvvisazione molto fuori dagli schemi, decisamente free.
Questo modo di improvvisare può
apparire inquieto, anche perché spesso mi muovo fuori
tonalità, e quindi in questi brani si avverte una particolare
tensione.
Comunque accanto a questa sorta
di sperimentazione compositiva, trova largo spazio un solismo
più pulito e che risente delle influenze mediterranee e che
meglio si esprime negli standard e nei brani con un tessuto
armonico più scarno. Al di là di tutto quello che si può dire,
io ritengo che sicuramente la tecnica è una componente
essenziale per un musicista, ma quando si suona è l’anima a
parlare.
Fabrizio Ciccarelli
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