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NOPOP
“Sestetto” Recensione + Intervista a
Stefano
Savini


Silta
Records
email:
info@siltarecords.it
web:
http://www.siltarecords.it
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G.Matteucci – clarinetti
G.Facchini
- piano
M.Zaniboni
- sassofoni
S.Ricci
- contrabbasso
S.Savini
- chitarre
M.Gazzoni
- batteria
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-
L’airone
-
Dimal
-
Gabanì
-
Biancospino
-
Il
sorriso delle finestre
-
Oalì
Oalà
-
Saline
-
Cosmos
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Per la
Silta Records i Nopop hanno pubblicato un album, “Sestetto”,
che non ha mancato di destare curiosità fra la critica e gli
ascoltatori. L’intenzione sembra proprio quella di costruire
un vero mélange di stili diversi e talora distanti,
secondo un’intenzione progressiva di costruzione musicale,
facilitata dal forte interplay che caratterizza la
band. Ascoltando gli otto brani del cd qualcuno potrebbe
essere tentato dal porsi la solita, banale, domanda:” è jazz?
” Bene, se è vero che il jazz è innanzitutto un modo di
accostarsi alla musica in modo personale e del tutto
soggettivo dal lato estetico, allora l’originalità dei
Nopop non può che giungere gradita, gradevolmente
antiaccademica, libera e spontanea nel concepire armonie
connotate tanto da lirismo quanto da ironia o da proiezioni
folk, decisamente al di là di ogni noioso intellettualismo
e di ogni pedissequa imitazione.
Stefano
Savini, chitarrista e coideatore del progetto, ci presenta,
col brio che lo distingue, l’avventura Nopop.
F.C. : Come è nato “Sestetto”?
S.S. : Il progetto nasce da un’
idea mia e di Stefano Ricci: creare un gruppo che possa
suonare le nostre musiche originali ( i brani sono tutti miei
o suoi ) per una sonorità che avrebbe dovuto essere per quanto
possibile il più reale all’ idea della musica che avevamo ed
abbiamo in testa. Mi spiego: il suono acustico è una base
fondamentale , la scelta dell’organico pure: usiamo tutti
strumenti della tradizione popolare della nostra zona, il
clarinetto, i sassofoni, il piano, la chitarra, poi
chiaramente contrabbasso e batteria.
La musica che io che scrivo ed
che ho scritto, come quella di Ricci, ha profonde radici nei
nostri percorsi musicali, è chiara la forte matrice della
musica classica del ‘900 negli arrangiamenti (che sono tutti
di Ricci) ed in molti temi, soprattutto nei brani più
meditativi. Come in altri vi è l’influenza del jazz nelle
tematiche ed nello stile delle ritmiche, dei soli e della
dinamica. Ma la novità a mio modo di vedere è che la nostra
musica, il progetto NOPOP, è genuino, senza forzature.
E’ il nostro istinto e non potrebbe essere nient’altro, coi
suoi pregi ed i suoi difetti: un lavoro sincero… credo che di
questi tempi sia la gente che gli artisti abbiano molta
difficoltà ad essere se stessi, oppure temono la loro realtà
oppure non la possiedono… e la cercano in quella degli altri.
I miei colleghi, veri artefici del suono e dell’estetica
NOPOP, sono tutti musicisti diplomati al Conservatorio
nei propri reciproci strumenti e possiedono anche più diplomi
…ma le medaglie non fanno musica, ma sono i musicisti. Noi
siamo stati fortunati ad avere in Gian Maria Matteucci
un clarinettista da suono bellissimo, pulito, unico,
proveniente dalla scuola classica ma con padronanza del
linguaggio jazzistico e non solo, con la cultura e la
consapevolezza di conoscere ed intuire le nostre idee e le
immagini che volevamo la nostra musica desse. Massimo
Zaniboni. il più “jazzista” di tutti , è un giovane leone
dello strumento, con l’intuito di “uscire sempre in piedi” da
qualsiasi situazione musicale gli venga proposta. Guido
Facchini: difficile definirlo, è un artista geniale
cinque… o non so quanti diplomi di conservatorio, pianista a
360 gradi, ascoltare per credere, direttore d’orchestra (vedi
San Remo 99/2001/ 2002 ecc.) arrangiatore/sperimentatore
preparatissimo…sono fortunato ad averlo con noi . Ci siamo
capiti subito,questo in musica,vita e sogni è metà dell’opera.
Mauro Gazzoni è un batterista, un musicista vero, suona
il piano, questo aiuta la sua idea del tempo, del ritmo da
dare o da intuire per creare la giusta danza al brano, è
inoltre molto versatile ed attento nei momenti decisivi ma con
un istinto a volte irrefrenabile. Stefano Ricci , il
mio socio, è anche il contrabbassista del gruppo QUINTORIGO
(già qui non mi dilungo…altrimenti). E’ l’arrangiatore di
tutti i brani, un musicista di grande esperienza nel live ed
in studio, con studi di composizione alle spalle. Ha saputo
dare concretamente il carattere e la sonorità “Nopop”. Io sono
Stefano Savini, diplomato in chitarra e musica jazz,
compositore della metà dei brani del CD e sostenitore dell’
integrità del nostro progetto: proporre una musica che abbia
all’interno tutte le influenze dei nostri reciproci studi ed
amori, ma con una chiara e spontanea dignità della realtà del
nostro stile e della nostra idea di musica .
F.C. :
Un viaggio nelle atmosfere europee ma anche sudamericane,
senza tralasciare l'impronta chiaramente jazzistica data
all'album, perché questa scelta?
S.S. : La scelta credo e
crediamo di non averla fatta ma di esserci incappati dentro,
mi spiego: un gruppo italiano, europeo, mediterraneo come noi
siamo, non poteva prescindere dalle tradizioni culturali e
musicali delle sue zone, anche senza ricercarle. Se il lavoro
come nel nostro caso è una ricerca di se stessi e della
propria identità musicale,direi che conviene essere sincero
quando voi dare te stesso o la tua anima per comunicare con
chi ti ascolta Il jazz nella nostra musica è un linguaggio
utilizzato principalmente per dare sfogo ai singoli strumenti
che tramite l’improvvisazione possono commentare e trasportare
il brano in situazioni (soprattutto dal vivo) molto
coinvolgenti e vive, supportate dalle ritmiche e dai colori
tipici della musica afro-americana. Comunque un utilizzo
europeo dell’estetica jazzistica come da Lei giustamente
osservato.
F.C. :
Ascoltando mi vengono in mente Philip Glass e certe emozioni
world di cui tanto si suona, ma spesso in modo poco
convincente e "di cassetta". I riferimenti possibili sono
tanti, ma la personalità con cui sono ideati ed eseguiti i
brani non li rendono strettamente necessari. Le architetture
sonore sono molto individuali, le timbriche intense, nella
ricerca della massima espressività di ogni strumento. Vuole
dire la sua in questo senso?
S.S. :
E’ chiaro che tutti i
musicisti compositori di grande spessore, come ritengo Glass,
possono in qualche modo essere affiancabili alla nostra
estetica musicale perché li abbiamo ascoltati e studiati al
pari di Bach, Mozart, Monk, M.Davis, Coltrane. L’
inquadramento nella cosiddetta “world music” può anche starci,
ma nell’epoca della contaminazione, della multietnicità
culturale chi non può prescindere da tutto ciò? In ogni caso
il nostro “ World “ è più piccolo, periferico, intimo,
provinciale, e per questo credo sicuramente più internazionale
e comunicativo di altri tentativi. Noi esportiamo noi stessi e
la nostra natura musicale, questa è la nostra scelta, come in
passato hanno fatto molti altri, come Ornette Coleman,
Charles Mingus o Carla Bley, .
F.C. :
L'impressione, ascoltando, è quella di in album molto
meditato, le tracks danno la sensazione di essere il punto
d'arrivo di un percorso iniziato da un jazz "evoluto" e forse
giunto ad una maturità che dal jazz può trascendere, alla
ricerca di una sintassi musicale che comprenda molti
linguaggi.
S.S. : L’impressione che ha
avuto è quella giusta, l’album è meditato per quanto riguarda
la scelta dell’arrangiamento complessivo dei timbri,
dell’organico, del ritmo che deve seguire la batteria o lo
strumento cui affidare il tema. E’ altrettanto forte l’
istintività nel seguire l’immagine che il motivo del brano
declama. Io definisco la mia musica ed anche quella di Ricci
una sorta di affresco sonoro delle nostre idee… chiaramente
attraverso le sonorità degli strumenti di questo organico;
noi, comunque, abbiamo anche altri progetti ove utilizzare
strumenti diversi ma con il quasi medesimo linguaggio
riusciamo ad affrescare il quadro sonoro secondo l’intenzione
che abbiamo in mente: ad esempio utilizzando l’elettricità
strumentale,…ho coniato questo temine in questo momento, me ne
scuso. Per concludere il nostro è un percorso che comprende
molti linguaggi ma per sintetizzarne uno al meglio: cioè il
nostro NOPOP…sarà una gara dura ma come ho già detto è
l’unica cosa che mi sembra giusta ed artisticamente valida da
fare!
Fabrizio Ciccarelli egozero@alice.it
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