MINGUS Charles  - "Pithecanthropus Erectus” 

Seguendo l’ideale percorso musicale fin qui intrapreso, ritengo sia giunto il momento di esplorare un universo piacevolmente più complesso: quello di Charles MINGUS. Nato a Nogales in Arizona il 22 Aprile 1922, è figlio di un “nero-giallo” e di una pellerossa. Sarà questa sua condizione di “diverso tra i diversi” – non è un nero, tanto meno un bianco - che forgerà il suo carattere rendendolo, come amava definirsi, un uomo dalle tre identità: remissivo, dolce, collerico; ed inoltre intimamente antirazzista. Alla morte della madre si trasferisce in un sobborgo nero di Los Angeles. Quando manifesta la volontà di intraprendere gli studi musicali viene assecondato dal padre. Inizialmente la scelta dello strumento ricade sul trombone, passando in seguito e definitivamente al contrabbasso.  Il suo amore per il Jazz nasce dall’ascolto alla radio di musicisti come Duke ELLINGTON e Art TATUM. Dopo avere frequentato gli studi musicali, inizia nel 1940 a suonare con l’ orchestra di Louis ARMSTRONG. Dal 1944 al 1948 suona con la band di Lionel HAMPTON. La collaborazione con questi grandi nomi darà a MINGUS una solida preparazione musicale rendendolo uno dei più prolifici autori-strumentisti che il Jazz ricordi: secondo solo al grande Duke ELLINGTON. Intorno agli anno ’50 si trasferisce a New York, dove incontra i maggiori “boppers” dell’epoca, tra cui Charlie PARKER. Fonderà una etichetta indipendente, la Debut, questo anche per via dei difficili rapporti di MINGUS con le case discografiche a causa del suo carattere irascibile e bizzoso. Sotto questa nuova etichetta riunirà il “gotha” dei musicisti afro-americani, incidendo un memorabile concerto tenuto alla Massey Hall di Toronto, insieme a musicisti del calibro di Charlie PARKER, Dizzy GILLESPIE, Bud POWELL (“The Greatest Jazz Concert Ever”). Nonostante ciò, tutto questo va stretto a Mingus, sempre alla ricerca di novità e avido di sperimentazione. Da questa frenesia prende vita il suo “Jazz Workshop”, un laboratorio dove si cercano nuove sonorità esplorando soluzioni alternative; sarà fucina di ottimi musicisti, oltre che un pregevole progetto per la divulgazione della musica Jazz. Nel 1955, a trentatreanni, MINGUS è un musicista completo, ed è proprio in questo periodo – fino al 1960 - che egli comporrà ed inciderà le cose migliori. Sono anni di grande vena prolifica, al quale seguirà un lungo oblio in cui MINGUS - a causa della suddette difficoltà nel gestire i rapporti con le case discografiche – non riuscirà a trovare degli ingaggi. Ne seguirà un periodo di grave crisi economica e, conseguentemente,  depressiva. Scomparirà dalla scena fino agli anni ’70, ma al suo rientro non sarà più il MINGUS creativo del decennio precedente: è un uomo spento, imbottito di tranquillanti, senza smalto. Pur incidendo ancora diverse cose ed effettuando numerosi concerti, anche in Italia con un buon successo di pubblico, il MINGUS degli anni ’60 è purtroppo solo un lontano ricordo.

Si spegnerà a 56 anni per una grave malattia nel giorno del “Thanksgiving” del 1979 a Cuernavaca in Messico. Cremato,  le sue ceneri furono disperse, così come egli aveva voluto.

Tornando agli anni d’oro di MINGUS, è di questo periodo l’album scelto, “Pithecanthropus Erectus” (1956), l’opera che lo consacra definitivamente come uno dei grandi protagonisti del Jazz. Il progetto del disco è assai ambizioso, una suite strutturata in quattro fasi che raccontano il cammino del primo animale che si è eretto: l’evoluzione, la presa di coscienza della superiorità, il declino e la distruzione dell’uomo. Assolutamente improvvisato così come MINGUS interpretava il Jazz, aborrendo la musica “confezionata”. Quattro brani caratterizzati da una poesia graffiante, con repentini cambiamenti di tempo, stop, improvvisazioni urlanti che anticipano il free jazz con grande intuizione e fantasia, ma sempre nel rispetto di una logica musicale cara al contrabbassista di Nogales. La grande idea musicale Mingussiana la troviamo in ognuno dei quattro brani:  ad esempio in “Foggy Day”, dove veniamo catapultati nella vita di San Francisco, con la sua nebbia, i suoi rumori, la città che si anima nel caos del traffico, i fischietti dei poliziotti; per poi farci rilassare con il canto d’amore di “Love Chant”, e poi farci sognare nel triste e poetico “Profile of Jackie”. Si tratta di un album importante, perché pone un ideale ponte tra quello che sarà il passaggio dal be-bop, ormai vecchio e superato per MINGUS, per andare oltre ed anticipare il percorso che in seguito prenderà il Jazz. Ottima, come sempre, la scelta dei musicisti di cui si avvale: Jackie McLEAN al sax alto, J.R. MONTEROSE al sax Tenore, Willie JONES alla batteria ed il mitico  Mal WALDRON, recentemente scomparso, al piano. Credo che “Pithecanthropus Erectus” si possa definire un capolavoro,  sia per il virtuosismo con cui MINGUS suona il suo strumento, passando dal pizzicato all’archetto, sia soprattutto per il lavoro di precursore da lui egregiamente svolto. Non è un disco immediato, va centellinato, assaggiato ed infine gustato. E’ rimasto chiuso in un cassetto di casa mia per diversi mesi dopo un primo ascolto sommario - è evidente, avevo sbagliato approccio - :non commettete il mio stesso errore, perdereste ore di sano e piacevole ascolto. Per chi volesse approfondire la vita e la musica di Charles MINGUS è edita in Italia una sua biografia del 1971 dal titolo “Come un bastardo”. Ciao alla prossima.

Franco