MCCOY TYNER

   

Di Tommaso


In questa mia recensione mi occupo di un disco jazz del 1995: Prelude and Sonata di

McCoy Tyner (Milestone mcd 9244-2).

Premetto di non essere molto obbiettivo nei confronti di questa incisione in quanto la considero uno dei migliori dischi di jazz degli ultimi 10 anni.

McCoy Tyner è una figura leggendaria del jazz; inizia a suonare molto giovane: a 15 anni è già un musicista professionista, poi incontra Bud Powell che considera un mito vivente e ne viene folgorato. Quest’ultimo sarà il maggiore ispiratore assieme a Thelonius Monk ed Art Tatum dell’arte pianistica di Tyner.

Il nostro già giovanissimo inizia quindi la sua carriera jazzistica, suonando spesso con artisti molto più vecchi di lui che lo considerano già maturo a livello tecnico ed espressivo; questa sarà per lui una grande palestra che lo aiuterà tantissimo nella sua rapida maturazione complessiva e che poi vedremo influirà per esempio nella scelta dei suoi compagni d’avventura di questo disco.

Ma il nome di Tyner viene a torto ricordato dagli addetti ai lavori molto spesso solo per la sua militanza nel mitico quartetto di John Coltrane (quello del capolavoro A love Supreme); sebbene il suo apporto al combo di Coltrane sia stato fondamentale nello sviluppo del jazz spirituale di quest’ultimo, le sue capacità vengono tuttora sottovalutate come compositore ed arrangiatore; viene visto più come un grandissimo solista quando meriterebbe, secondo me, sicuramente maggior attenzione come creatore di emozioni.

In Prelude and Sonata si ribaltano le parti in quanto troviamo un maturo Tyner che vuole affiancate a se alcune delle migliori giovani promesse del jazz dei primi anni ’90 ovvero Joshua Redman al sax tenore, Antonio Hart al sax contralto, Christian McBride al contrabbasso ed il più navigato dei quattro Marvin “Smitty” Smith alla batteria.

Il disco ruota attorno all’idea del pianista e del produttore di questo disco Todd Barkan di rileggere in chiave jazz due  famosi pezzi di musica classica: il preludio in E minore Op.28, Nr°4 di F. Chopin e la Sonata per piano Nr°8 in C minore di L.V. Beehtoven: i due pezzi aprono e chiudono il disco da cui il titolo.

Il disco si apre appunto con la sonata di Chopin riletta dal gruppo con una classe e una tensione emotiva che percorre le cascate di note di Redman prima e di Tyner poi; si nota subito la padronanza sugli strumenti dei seppur giovani compagni del pianista, il sassofono di Redman è al top così come la parte centrale occupata da Tyner con il suo stile decisamente be-bop improntato al maestro Powell ma anche debitore al classicismo di Chopin; il tappeto percussivo di McBride e Smith è perfetto e quasi in simbiosi col pianista.

Si prosegue poi con Loss in love, lento blues dove è il sax di Hart a farla da padrone seguito come un’ombra dagli altri musicisti; il piano ricama in sottofondo per poi prendere il sopravvento ma senza soffocare la melodia quasi le note stessero sospese a mezz’aria.

Il pezzo seguente, Contemplation, è l’unico pezzo scritto direttamente da Tyner e si sente; l’incedere ricorda molto il periodo del quartetto di Coltrane, tensione emotiva e una spiritualità che si avverte preponderante con i due sax che guardano verso le stelle….(come appunto l’ultimo Coltrane).

Si prosegue con For all we know, pezzo mainsteam riletto con una classe ed un’eleganza inarrivabili. Arriviamo poi a I will wait for you, uno dei miei preferiti, con il piano di Tyner e i suoi giovani comprimari che letteralmente volano leggeri sulle ali della melodia: sfido chiunque ad ascoltarlo senza provare un’emozione bellissima di gioia (a chi non piace questo pezzo non piace la musica!!!!): JAZZ puro al 100%.

Soul eyes è un pezzo scritto per Tyner da un altro famoso pianista jazz: Mal Waldron

Atmosfere sempre rarefatte, ritmo incalzante, sax in evidenza, Smith e McBride perfetti.

Il brano successivo è Smile, pezzo scritto da Charlie Chaplin per il film Tempi moderni; melodia splendida, giocosa, con lo stile percussivo di Tyner che giganteggia sul tappeto della ritmica compatta di basso e batteria: uno scherzetto con un arrangiamento, secondo me, delizioso (altro pezzo che adoro di questo cd).

Good morning heartache è un pezzo lento che esalta sempre il pianista con le sue scale all’apparenza cosi slegate ma che invece danno un tocco magico all’insieme del pezzo (bello).

L’ultimo brano è, come già accennato, la sonata di Beethoven; molti ne riconosceranno le note subito, pezzo anch’esso splendido con una vitalità e una forma che ne fa un arrangiamento riuscitissimo e che secondo me sarebbe piaciuto anche al mitico e serioso compositore tedesco.

Veniamo alle note tecniche: secondo me è una registrazione di riferimento; la porto sempre quando vado a fare degli ascolti o delle prove di impianti di amici o alle varie fiere ed esposizioni di hi-fi….è che, come ho detto non sono molto obbiettivo su questo cd…mi piace troppo: i suoni sono cosi belli e suggestivi che non possono lasciare indifferenti. La qualità di registrazione comunque se non al top è sicuramente sopra alla media.

Il mio augurio è di poter leggere delle vostre impressioni su questo disco per sapere se ve ne siete innamorati anche voi. Saluti

 

Tommaso             tommasopanunzi@hotmail.com