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MASSIMO SORRENTINO GROUP
“LA NOTTE DEI TEMPI VIVENTI”
Comar23 2006

www.comar23.com
01 -
Pioggia di
lacrime d'avorio 6.47
02 -
Serendipity 6.18
03 -
Plonger en
Normandie 8.07
04 -
Inquieto
spleen 6.36
05 -
Phase
bagher 7.24
06 -
Me(Dio)
fra te e l'oriente 4.06
07 -
Sweet wave
7.58
08 -
Stéphanie
4.37
09 -
La notte
dei tempi viventi 14.44
Composizione e arrangiamenti di Massimo Sorrentino
Massimo Sorrentino - chitarre elettriche, acustiche,
classiche, sinth guitar
Daniele Sorrentino - basso, contrabbasso
Mario Toscano - batteria
Andrea Rea - pianoforte, tastiere
Special guest
Tony Sorrentino - fisarmonica
Peppe Fiscale - tromba, flicorno
Luca Cioffi - percussioni
Stéphanie Tirelli - armonica synth, tastiere
“La notte dei tempi viventi”…sì,
“notte” e “tempi”: due concetti interpretati dal giovane
chitarrista in modo molto personale, estesi nella
concettualità e nella realizzazione artistica; l’intervista ne
darà, si è convinti, spiegazione esauriente.
Massimo Sorrentino è un jazzista
dalle significative capacità espositive, naturalmente portato
ad un marcato nitore in termini di arrangiamento ed
orchestrazione, grazie ad una tecnica tendente alla
raffinatezza ben appresa nella sua dedizione ad un genere
contemporaneo che non impedisce il rimaner fedeli a basi
irrinunciabilmente sudamericane e, soprattutto, fusion.
Le atmosfere dell’album variano
nelle coloriture (dal lirismo alla performance ad
effetto) secondo un equilibrio sonoro tendente alla
discorsività – anche a quella più accattivante – con esiti
omogenei nell’ascolto, di grande garbo e piacevolezza.
L’organizzazione dell’insieme
strumentale risulta brillante nella progettazione, spaziando
con intelligenza nelle plurime dimensioni che il pathos
improvvisativo può offrire: un happy jazz, insomma,
dove il peso armonico new age incontra un ampio cielo
di intuizioni melodiche su cui gioiosamente imperversare col
proprio talento.
La voce strumentale,
adeguatamente sorretta dai bravi componenti del Group,
giunge ariosa e rotonda, nella predilezione di timbri caldi e
di un linguaggio incline all’eclettismo: una pari attrazione,
dunque, per il variegato stilismo sudamericano e per la
lezione nordamericana, fondamentale e più rigorosa dal lato
tecnico.
Gradevole il dialogo con
Massimo. Eccolo:
FC. Ciao Massimo, ti va una presentazione?
MS: Mi chiamo Massimo Sorrentino. Sono un
chitarrista jazz campano anche se sono nato a Pescara e mi
ritrovo spesso a vivere anche a Roma. Dopo una serie di
esperienze e lavori al servizio di altri artisti, recentemente
ho avuto il piacere di poter pubblicare il mio primo disco da
solista, dal titolo “La notte dei tempi viventi”
: un album con varie contaminazioni musicali
(jazz, latin, jazz/rock, word, etnica ecc…) pubblicato dalla
Comar23. Tale etichetta ha apprezzato e voluto produrre la mia
musica inserendomi così tra le sue recenti pubblicazioni, che
comprendono fra l’altro lavori di jazzisti, come Joe La
Barbera, Darek Oles, Sid Jacobs, Marco Collazzoni, Andy
Gravish, Pietro Tonolo. Una bella esperienza per me e gli
altri musicisti coinvolti nel “Massimo Sorrentino Group”, che
vorrei citare e ringraziare per la loro grande musicalità e
preparazione : Daniele Sorrentino (basso), Andrea Rea
(pianoforte e tastiere), Mario Toscano (batteria), Luca Cioffi
(percussioni), Tony Sorrentino (fisarmonica), Peppe Fiscale
(tromba e flicorno) e Stéphanie Tirelli (armonica synth e
tastiere)."
FC.Nell’ascolto
del cd si notano passi alla Metheny ben arrangiati, un deciso
interplay peraltro originale, il tuo stile chitarristico
caratterizzato da un fraseggio morbido ed accattivante.La
progettazione d’assieme dell’album mi sembra convincente,
piacevole è la vostra tendenza allo smooth di qualità, a mio
avviso abbastanza evidente nella scelta del registro per le
tastiere?
MS.L’influenza
“methenyana” c'è ed è capitato che questa nel disco si
tramutasse in veri e propri omaggi/citazioni (come quando nel
finale di “Phase bagher” ripropongo una famosa struttura
armonica tratta da “Phase dance”: brano storico del gruppo
americano). Più in generale devo dire che l’approccio
descrittivo musicale del Pat Metheny Group mi coinvolge prima
di tutto come appassionato di musica, poi è inevitabile che
quando ami qualcosa, ciò condizioni un po’ il tuo modo di
essere : quindi ritornando alla mia musica, effettivamente si
possono ritrovare degli elementi cari al PMG, cioè quell’
attenzione nei riguardi degli arrangiamenti con l’uso di
tastiere, tromba e fisarmonica, così come nel suono …tutto ciò
spero abbia portato ad un “sound” d’insieme che risulti
riconoscibile, questo anche grazie al fatto che suoniamo
assieme da molti anni,nonostante adesso abbiamo ancora un’età
media di 25 anni.
FC.Da dove
nasce il titolo?
MS:Il titolo
del disco vuole essere un omaggio a un film che ha segnato
un’intera generazione di appassionati del genere horror : “La
notte dei morti viventi”, che non a caso ho voluto celebrare
anche con un video/cortometraggio di prossima uscita (spero).
Magari poi avrò modo di parlarti più nei particolari di quest’ultimo
progetto che cerco di curare parallelamente al disco.
Ma nel
titolo c’è anche un tentativo (nascosto) di far capire che
parte della mia musica è stata ispirata da una ricerca
continua nei riguardi dei tempi : intendo quelli musicali.
Infatti molti brani danzano su cambi improvvisi di ritmiche,
con l’uso di tempi dispari e/o cambi di velocità. Oltretutto
c’è da dire che amo molto suonare e comporre a notte
inoltrata. Quindi con un tale binomio, cioè ” compongo di
notte e su vari tempi”, mi è sembrato naturale chiamare
l’album “La notte dei tempi viventi”….
FC.L’idea mi
sembra spiritosa e soprattutto autoironica, ben venga!
Torniamo al fatto più strettamente tecnica: Ad esempio mi pare
possibile affermare che la tua preparazione sia abbastanza
completa, così giusta mi sembra la scelta della marca delle
chitarre (preparate?) che usi nell’album.
MS.Mi auguro
di dare l’impressione d’essere completo, anche se forse
nessuno riesce mai a completarsi. Ad ogni modo nel mio
percorso tecnico e artistico ho sempre cercato di non perdere
di vista ciò che mi dava emozione. Quindi anche nello studio
della musica ho cercato sempre di dare un’occhiata al di là di
ciò che mi poteva offrire lo studio del mio strumento. Oltre a
dedicare ore ed ore alla chitarra, in certi periodi ho deciso
coscientemente (e decido tutt’oggi) di impiegare il mio tempo
anche ad altri strumenti (come il pianoforte) o allo studio
della composizione, degli arrangiamenti o della produzione di
suoni…Da quest’ultima ricerca nasce anche il mio suono di
chitarra, che in particolare, nel disco ho curato sopratutto
sulla mia Ibanez 335, con vari effetti ricavati dalle mie
pedaliere o sfruttando il” mondo dei plugin” dei software
musicali, i quali mi hanno permesso, un paio di volte, di
creare il suono dopo aver effettuato la registrazione. E’ il
caso del solo di chitarra proprio su “Phase bagher” : quell’improvvisazione
è stata registrata con una Fender senza alcun effetto (“flat”),
solo in un secondo momento l’ho “decorata” con un po’ di
“chorus” e di “delay”.
FC.Talvolta
la batteria mi pare troppo in evidenza nella registrazione, ma
è solo una mia sensazione… Il mood in ogni caso risulta
pulito, molto terso, solare.”
MS.Non so a
quali passaggi ti riferisci : ma in effetti ti confermo che in
alcune circostanze è stata una scelta contemplata quella della
batteria più "fuori", in quanto ci tenevo che venisse messo in
evidenza quel senso del tempo e del ritmo anche a livello di
missaggio.
FC.Bello
l’assolo in “Pioggia di lacrime d’avorio”, buon fraseggio,
gradevolmente acidulo (il Frisell più “gentile”), ottimo
l’intervento del piano e l’appoggio della ritmica – bravo il
batterista nei cambiamenti di tempo. Il brano suona originale
e ben ideato nelle armonie.
MS.Innanzitutto, grazie! Sono pienamente
d’accordo con te! Forse in “Pioggia di lacrime d’avorio” (così
come ne “La notte dei tempi viventi”) sono riuscito
nell’intento di trovare un giusto equilibrio delle parti : sia
dal punto di vista improvvisativo (alternando e diversificando
le atmosfere nei soli di chitarra e di piano), sia per l’
arrangiamento (sfruttando un organico piuttosto ampio), sia
per quello che riguarda l’aspetto ritmico, dove basso e
batteria hanno potuto spaziare fra momenti jazz/rock fino ad
arrivare al latin nel finale.
FC.La
domanda corre d’obbligo, si sarebbe detto anni fa. Però io te
la faccio ugualmente: qual è il tuo progetto?
MS.“La notte
dei tempi viventi” nasce come un” concept album”, il cui filo
conduttore è appunto il “tempo” . Ho pensato di
esplorare musicalmente la mia personale idea di questo
fenomeno, cercando di comunicare attraverso le note le
sensazioni che provo quando, nella mia inquietudine
esistenziale, ho a che fare con il mistero del tempo,
osservandone le sue caratteristiche concettuali da ogni sua
angolazione.
Passato,
presente, futuro: tre elementi indispensabili per permetterci
di considerare il tempo come un qualcosa di tangibile, reale.
Penso che la musica, più di ogni altra arte, abbia la capacità
di aiutarci a “sentire” il tempo. Ogni nota può farci
ascoltare un tempo. E ognuno di noi ha il suo. Grazie a tale
miracolo, un suono del passato ci permette di vivere il
presente con un’ eco del futuro ancora assente. Questa
è la mia “frase simbolo” che ho creato per racchiudere tutta
la mia idea del rapporto tempo/musica. Inoltre spero che con
questo disco si possa inaugurare una serie di miei dischi a
tema : vorrei continuare a dedicare la mia musica a dei film,
facendo così confluire nella musica la mia altra grande
passione, il cinema. Sono molto interessato alla simbiosi
che si crea quando musica e immagini si incontrano.
E' mia
intenzione, infatti, creare una storia e un video/corto per
ogni mio disco futuro.
Tale
esperimento in parte è già avvenuto con questo album : infatti
per ogni brano ho creato una storia che segue una logica
descrittiva (ovviamente del tutto soggettiva e personale)
attorno ad ogni momento del disco, con lo scopo di poter
suscitare un ascolto alternativo della mia musica. Tali
racconti (assieme a delle foto paesaggistiche realizzate
appositamente) sono racchiusi in un libretto inedito (in
quello ufficiale del disco non ci andava) che ho messo a
disposizione (ovviamente gratis) nel mio sito o che invierò a
chiunque fosse interessato.
Con questi
elementi ho già messo in cantiere le idee del mio prossimo
film...oops...”concept album”.
Tutte queste
mie manie di grandezza credo siano nate anche perchè ho
notato spesso nell'ambiente jazzistico (e qui ci scappa la
polemichetta, una certa apatia e mancanza di voglia di cercare
di dare altre opportunità al jazz stesso...E poi ci lamentiamo
se in Italia non c'è molto seguito? Credo dovremmo cercare di
porci diversamente rispetto all'uso del jazz nel 2006. Parlo
sia dal punto di vista di una progettazione di un disco che
per l'esecuzione live.
A volte
rimango perplesso quando ascolto dei dischi jazz che escono
oggi, che sono concepiti con le stesse caratteristiche dei
dischi che si facevano negli anni '40 ,'50,'60. Non ne vedo
l'utilità...preferisco andarmi a sentire i dischi passati. Lo
stesso vale anche nella proposta live : ma lì il discorso è
più complicato ancora...e spesso non dipende dal musicista.
FC.Si
“entra” sorridendo nel tuo linguaggio, nella tua sintassi
musicale…volevi questo?
MS.Si, in
effetti quando noto una reazione del tuo tipo alla mia musica,
rimango molto soddisfatto, perché lo spirito del disco nasce
proprio con la voglia e le intenzioni di fare una “ musica
solare”, cioè con una spinta emotiva verso un” ottimismo
musicale”(se mi concedi il termine)
FC.Assolutamente sì, anche perché condivido a
fondo il concetto…ma continua tu…
MS.Appunto
un ottimismo da ricercare nelle melodie cantabili e nelle
“ampiezze” armoniche: ecco secondo me il mezzo per
raggiungere tale obbiettivo…Magari evitando, in questo caso,
atmosfere più cupe ed ermetiche (tipiche di una certa
“letteratura jazz”)…e forse spiazzando anche un po’, quando
invece il titolo del disco recita “La notte dei tempi
viventi”, facendo così presagire scenari Dark!
Mi preme
comunque sottolineare che l’ultima traccia si rifà invece ad
atmosfere più tese, in quanto l’ho scritta pensando proprio a
scenari più sinistri, quindi come ad un’ipotetica colonna
sonora di un film “triller/horror”.
FC.Mi
spieghi la scelta della front cover?
MS.Anche in
questo caso devo ringraziare la Comar23. In quanto,
normalmente, è brutta abitudine da parte delle etichette
imporre all’artista le proprie scelte grafiche (spesso prive
di contenuti artistici e/o ripetitive); in questo caso invece
ho potuto collaborare assieme a Luca Algeri (dello studio
Graficamente Enna) ad ogni fase della progettazione grafica.
Cercando di dare luogo ad una copertina che desse il senso
della mia musica : un cielo che rimanda ad idee serene e che
vuole strizzare l’occhio al tema del tempo (anche
meteorologico), con un metronomo che sta lì a scandire il
tempo per ricordarci che ogni giorno diviene notte.
FC.Prima
alludevi un po’ polemicamente ad “ una certa schiera di
jazzisti”….
MS.Troppo
spesso noto che vari musicisti jazz di oggi si comportano,
artisticamente parlando, esattamente come i jazzisti di
settanta anni fa. Dando così luogo ad improponibili
clonazioni.
Addirittura
riscontro quasi un pizzico di presunzione, o di semplice
ingenuità, in certi musicisti che impostano la loro produzione
e le loro proposte, ad esempio, con la classica formazione in
trio, suonando temi di 8 battute e poi via con improvvisazioni
di 5 minuti! Voglio dire : da Art Tatum a Bill Evans fino a
Herbie Hancock, passando per Miles Davis o Coltrane, abbiamo
veramente raggiunto l’apice, con del materiale artistico così
incredibile e così magico : ma nonostante ciò, è mai possibile
che ancora oggi ci siano così tanti musicisti che si sentono
in “dovere” di registrare un disco per proporci la loro
versione di uno standard? Per carità : quando a suonare gli
standard ci sono dei talenti fenomenali come Antonio Faraò,
Giovanni Amato, i Deidda, Bollani, Di Battista (e pochi altri
in Italia), allora ben vengano! Solo in questi rari casi per
me il jazz di un tempo riesce a vivere una seconda giovinezza.
Capisco che corro il rischio di sembrare troppo intransigente
(o forse lo sono veramente), ma per me uno standard e la
storia meritano rispetto, così come merita rispetto il
pubblico che compra un disco e deve ascoltarsi la miliardesima
versione di “Autumn leaves”. Se mi proponi una tua versione di
questo standard, devi essere all’altezza della storia,
altrimenti lascialo fare a chi veramente riesce a proseguire
la tradizione jazzistica senza svilirla.
FC.E cosa si
prevede per il futuro di Massimo Sorrentino?
MS.Spero che
con questo disco si possa inaugurare una serie di miei dischi
a tema :come ho detto, vorrei continuare a dedicare la mia
musica a dei film, facendo così confluire nella musica la mia
altra grande passione, il cinema.
Ho in
progetto di registrare una mia visione musicale del film che
ha segnato la mia vita : Ritorno al futuro. Infatti, se ho
iniziato ad interessarmi alla chitarra, lo devo proprio ad una
storica sequenza di questo film : quella in cui Michael J.Fox
si scatena, armato di chitarra, in un’elettrizzante versione
del brano “Johnny be good”. Un’ immagine che mi ispirò molto!
Per
l’imminente futuro invece stiamo organizzando un tour che ci
porterà in giro per l’Italia, forse con qualche “capatina” in
Francia, per la presentazione live de “La notte dei tempi
viventi”. ”
Fabrizio
Ciccarelli
egozero@alice.it
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