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Un CD  interessante

ISHK BASHAD  LIVE AT WOMAD 2001

 

  1. Che vi sia pace

  2. Samara

  3. Ya qalbi Khalli elhal

  4. Zinkolah

  5. Gianub

  6. Dervish

Giuseppe Grifeo – piano e voce Mouna Amari – voce e oud  Enzo Rao – violino

Peppe Consolmagno – percussioni e voce

 

cajurecords@peppeconsolmagno.com

C. e P. Cajù Records 2005

 

Ishk Bashad: un’idea di conoscenza ampliata nella quale le sensibilità di Beppe Grifeo, ideatore del gruppo, Mouna Amari, Enzo Rao e Peppe Consolmagno,  congiungono armonie arabe con l’aspetto improvvisativo jazzistico. Ognuno dei musicisti porta il proprio modo di vedere la musica, con grande rispetto e attenzione verso gli altri: l’interplay è intenso, vero, emozionante. Spesso è Consolmagno a “dare il la”, poi Rao ricama, vola la splendida voce di Mouna Amari col suo oud dal suono antico e meditativo, suggestivo come le sabbie percosse dal vento in cui fu creato.

Potrebbe destare perplessità l’uso del pianoforte, uno strumento tipicamente occidentale, si pensa comunemente: basta allora pensare a quanti musicisti hanno dedicato il loro impegno in direzione orientale: Don Cherry, Sun Ra, Randy Weston, Abdullah Ibrahim, senza dimenticare Debussy e Satie.

L’esplorazione nell’anima, nei sapori culturali dell’islàm: troppo spesso si tende a dimenticare quanto l’apporto mediorientale abbia contribuito alla nascita ed all’evoluzione delle arti “nostre”.

Ed allora, in occasione del Womad  ideato dall’eclettica personalità artistica di Peter Gabriel, questa band così particolare sale sul palco in una sera d’Agosto del 2001 ed inizia, nella massima spontaneità, a ricordare sonorità fluide, romantiche, vibranti, solari, secondo la scelta di un pensiero in costante movimento, percorrendo vie misteriose e libere tra Balcani e Màgreb, tra Sicilia medievale (la Palermo di Federico II) e Africa nord-occidentale. Ne nascono, incantevoli, melodie profondamente spirituali, legate ad una poetica che unisce – anche in modo irrequieto – stili e meditazioni da secoli in confronto quasi mai all’insegna della concordia: questo il senso dell’ “ishk bashad”, del saluto che porta pace, con i quale i quattro musicisti hanno scelto di nominare se stessi.

L’emozione nell’ascolto è grande: la vibratile voce di Mouna Amari dona atmosfere mistiche seguendo testi sufi, il mélange con gli armonici vocali di Peppe Consolmagno, con l’irruenza  e la sensibilità strumentale di Grifeo e Rao, appare immediato, in bilico perfetto tra sonorità e silenzio, in uno spazio indefinito disegnato da un  pathos prezioso e mai uguale a se stesso.

La registrazione live su due tracce digitali, il perfetto lavoro di engineering di Peter Kauffmann e Francesco De Magistris, poi, rendono unica questa testimonianza culturale.

Un evento, questo, che ci auguriamo possa aver seguito sia discograficamente sia socialmente; un incontro che sia definitivo tra due culture che non possono né potranno mai essere “distanti” fra loro. Ed in tutto questo semplici e magnifiche le parole di Peppe: “fare della musica uno strumento di pace”. Ishk bashad, appunto.   

 

Fabrizio Ciccarelli                                                         egozero@alice.it

 

Per la stesura della recensione ringrazio affettuosamente due amici di grande sensibilità e cultura: Peppe Consolmagno e Peter Kauffmann.

 

 

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