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IRIO DE PAULA

CHOROS
CARIOCAS
p. PHILOLOGY
2006 :
1.
Ve’ se gostas
2.
Carioquinha
3.
Brasileirinho
4.
Maguas de cavaquinho
5.
Irapuan
6.
Direto
7.
Pedacinho do ceu
8.
Oque que à
9.
Delicato
10.
Ch’orando baixinho
11.
Notes cariocas
12.
Guaglion
13.
Camundongo
Irio de
Paula – cavaquinho, chitarra a 6 corde, chitarra a 7 corde,
pandeiro, percussioni
Tra i brasiliani più noti e
presenti nel nostro territorio, da decenni in Italia e ben
conosciuto da molti, Irio de Paula rivisita il passato
verdeoro in “Choros cariocas”.
Nel tardo Ottocento nelle strade
di Rio de Janeiro amici musicisti s’incontravano per suonare,
senz’altra finalità, improvvisando anche allo scopo divertito
di superarsi l’un l’altro: nacque così lo choro
(letteralmente “pianto”), forma strutturalmente posta fra la
tradizione africana e quella europea.
In definitiva, come avverte
Barbara Casini nella nota introduttiva, “l’improvvisazione
jazzistica esisteva in Brasile già ai tempi dell’Impero”,
parecchi anni prima della nascita del jazz stesso.
In verità, la sensazione
globale appare quella di un album non sempre all’altezza della
bravura e della cultura musicale dell’amabile Irio.
Significativo il fatto che ben
otto composizioni siano di Waldir Azevedo , pioniere del
genere e primo vero conoscitore delle potenzialità espressive
del cavaquinho , il chitarrista ripercorre questi ricordi con
toni intensi, talora commossi, con una vitalità improntata
alla rotondità del suono, utilizzando variazioni cromatiche e
modulazioni graduali con solare leggerezza, la cui forza
trainante appare la naturalezza e la non convenzionalità che,
purtroppo, tante volte ha indotto a disequilibrare il genere,
grazie a chi continua ad incentivare che si svendano – in
nome dell’utile economico - prodotti pseudoetnici davvero di
basso consumo.
Fabrizio Ciccarelli
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