La recensione di Tommaso sugli   Yellow jackets


Prefazione :  sono molto contento che anche Tommaso  contribuisca ad aumentare questa sezione , e lo ringrazio molto e invito tutti gli appassionati a farsi avanti  e inviarmi i vostri commenti ... Davide   www.audiocostruzioni.com

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Caro Davide, visto che nel tuo sito c’è anche una sezione dedicata alle recensioni, mi cimenterò anch’io in tal senso, inviandoti, per il momento uno scritto su un album di jazz-fusion.

Spero poi di poter continuare, compatibilmente agli impegni sia di lavoro che personali.

E’ una cosa che mi interessa particolarmente quella di poter scrivere e leggere recensioni di cd ascoltando i commenti e i suggerimenti di altri appassionati….troppo spesso noi autocostruttori ci fermiamo a discutere sulla bontà di quello o dell’altro amplificatore o altoparlante “dimenticandoci” che la reale protagonista è sempre lei la musica!!!

Compriamo più musica, andiamo ai concerti, invece di “buttare” soldi in condensatori esoterici o impianti mostruosi.

Saluti a tutti e buon ascolto, sperando presto di leggere commenti sulle mie recensioni.

Tommaso

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Il cd che propongo all’attenzione degli appassionati è un lavoro degli Yellow jackets intitolato “Blue Hats” (warner bros. 9362-46333-2).

Il gruppo degli Yellowjackets nasce nella prima metà degli anni ’80 per opera del tastierista-pianista Russell Ferrante e del bassista Jimmy Haslip entrambi affermati turnisti e session-man ricercati. I primi lavori si sviluppano attorno all’esplosione della musica fusion che in quegli anni affascina molti artisti di estrazione jazzistica (Chick Corea, Miles Davis, Lee Ritenour, Dave Grusin, ecc) . Attorno ai due leader ruotano via via una serie di strumentisti dell’area rock-fusion di quegli anni come il batterista Ricky Lawson (già con Michael Jackson e Al Jarreau) e il sassofonista James Russo. La formazione trova una certa stabilità con l’ingresso in formazione prima del batterista William Kennedy poi, dopo qualche anno, del sassofonista Bob Minzer quest’ultimo molto conosciuto negli ambienti jazz.

Con questa formazione, che rimarrà invariata fino al 2001, il suono degli Yellowjackets cambia sensibilmente rimanendo non più legato alla fusion nuda e cruda, ma inserito molto più a fondo in un contesto jazz, il tutto dovuto senza dubbio all’apporto di Minzer affascinato sì dalle sonorità Coltraniane ma anche dall’elettricità soft di Ferrante e Haslip.

“Blue Hats” , del 1997, è forse il miglior esempio di questo mix molto particolare di jazz elettrico moderno che guarda però anche ai grandi del passato: si passa quindi dalla fusion delicata di Capetown al jazz mainstream di Prayer for peace, dal be-bop elettrico di Statue of liberty (con la batteria di Kennedy in primo piano) all’ etno-fusion di Savanna (col meraviglioso sax soprano di Minzer e le bellissime tessiture di basso di Haslip) per finire con il soft-jazz di Angelina (da ascoltare solo con la luce dei tubi accesa!). Un disco caldamente consigliato anche per la registrazione molto buona che permette di stimolare gli impianti migliori.

E’ un cd che può far nascere la passione per questo gruppo molto particolare (a me è successo!!) che come pochi altri sa coniugare i suoni elettrici più eleganti e coinvolgenti con il jazz più tradizionale sempre rivisto in chiave moderna ed attuale. Tutta la produzione Yellowjackets è di un livello ottimo e può contribuire certamente ad avvicinare al jazz più tradizionale quelle persone che amano invece dinamiche più spinte, il tutto suonato con una perizia tecnica ed una bravura difficilmente riscontrabile in ambito pop (a parte gli Steely Dan).

 

 tommasopanunzi@hotmail.com