GILLESPIE Dizzy  - "For Musicians Only”

Tra il 1947 ed il 1948 - in pieno BeBop - due musicisti si contendevano la leadership: Charlie PARKER (di cui ho intenzione di occuparmi più avanti) e Dizzy GILLESPIE. Tra i due esisteva una differenza notevole non solo nello strumento che suonavano - il primo il sax il secondo la tromba -, ma soprattutto nel carattere e nel carisma. Sebbene PARKER fosse musicalmente più dotato, GILLESPIE lo surclassò sia per disponibilità che per simpatia. Divenendo un vero portabandiera, egli sarà un idolo, non solo tra i giovani musicisti dell’epoca, ma anche tra i numerosi appassionati della nuova tendenza del Jazz. Lancerà un vero e proprio “Bop Cult”: un basco calcato in testa, un paio di occhiali neri ed un ciuffo di peli sotto il mento, la cosiddetta “mosca”. Questo l’abbigliamento del Bopper. John Birks GILLESPIE, questo il suo nome, nasce povero e con la pelle nera in un paesino della Carolina del Sud a Cheraw il 21 ottobre 1917. Inizia a suonare ad orecchio diversi strumenti che il padre, direttore di un orchestrina a tempo perso, teneva in giro per casa. Studia musica per un certo periodo prima di trasferirsi nel 1935  a Filadelfia, dove inizia la sua carriera come musicista professionista con il nome di Dizzy (vertiginoso). Trasferitosi a New York suona nell’orchestra di Teddy HILL che, nonostante le antipatie  suscitate tra i suoi colleghi per la sua insistenza ed il suo carattere goliardico, lo porta in  tour in Europa. Importante fu anche la partecipazione dal 1939 al 1941 con l’orchestra di Cab CALLOWAY. Dizzy era un vulcano, lo trovavi in ogni posto si suonasse il Jazz, dal Minton’s al Cotton Club, cambiando spesso musicisti e modo di suonare. Suona con PARKER nell’orchestra di Earl HINES trovandosi subito idealmente in sintonia con il sassofonista. Dopo diverse collaborazioni, tra l’altro anche nell’orchestra di Duke ELLINGTON, intorno al 1944 GILLESPIE riunisce il suo primo quintetto insieme al bassista Oscar PETTIFORD. L’esordio avviene all’Onyx Club di New York, dove i cinque presentano una musica sino ad allora sconosciuta. Nasce il Bebop nella sua forma quasi definitiva. E’ un successo che porta GILLESPIE in sala di incisione, in un turbinio di collaborazioni e realizzazioni. In seguito a questa enorme popolarità si decide, insieme al manager Billy SHAW, di costruire intorno a GILLESPIE una grande orchestra per inviarla in tournè nel Sud degli Stati Uniti. Queste scelte si rivelano quanto mai inopportune: il Sud non conosce il Bebop, e la sua orchestra è spesso chiamata a suonare in feste danzanti. Ma questa non è musica fatta per ballare. Dopo un tentativo di salvare la stagione, con l’innesto di una splendida cantante come Ella FITZGERALD, decisero che l’esperienza dell’orchestra di Dizzy GILLEPIE poteva ritenersi conclusa. Al ritorno a New York, dopo il disastroso bilancio del tour, Dizzy fortunatamente conta ancora numerosi estimatori sia tra i musicisti che tra gli impresari, riuscendo così ad incidere pregevoli registrazioni avvalendosi della collaborazione di musicisti come Ray BROWN, Milt JACKSON, Coleman HAWKINS. Nel 1946 GILLESPIE ritiene si possa nuovamente tentare di mettere in piedi una grande orchestra. Stavolta è un grande successo, anche grazie alla preziosissima collaborazione dell’arrangiatore Gil FULLER, oltre che alla sapiente scelta dei musicisti. Gli anni che seguono segnano la definitiva consacrazione del BeBop e del suo profeta GILLESPIE. Nella costante ricerca di novità egli non disdegnò di strizzare l’occhio anche a i ritmi delle Antille, dando vita ad un Afro Cuban Jazz o Afro Cuban bop, una fusione che ha aperto la strada a diverse formazioni musicali anche in tempi piuttosto recenti. Nonostante questa parentesi GILLESPIE continua a suonare con la sua orchestra fino agli anni ’50, quando il BeBop è ormai in declino e gli affari non vanno più bene. L’orchestra si scioglie per seguire alcuni ambiziosi progetti che in parte realizza, tra cui quello di tornare a suonare con Charlie PARKER. Continua naturalmente a suonare come solista o a capo di piccoli gruppi. Viene sicuramente ricordato come uno dei maggiori artisti che la musica Afro americana abbia mai concepito; il suo senso dell’humor straripante, deflagrante, a volte anche di cattivogusto; le sue gags nel presentare la sua musica; la sua particolare tromba con il padiglione rivolto verso l’alto; le sue gote gonfie in maniera smisurata quando soffia nel suo strumento. Oggi lo potremmo definire, passatemi il termine, uno splendido esempio di imbonitore mediatico del Jazz. Dotato di una tecnica fuori dal comune e di grande ingegno trombettistico; fu senza dubbio un rivoluzionario quando si presentò con quella sua musica rendendo il Jazz moderno tanto diverso da quello tradizionale. Serio e meticoloso all’occorrenza, non cadde mai nelle tentazioni ed alle lusinghe della droga come molti dei suoi colleghi. Delle numerose incisioni ho scelto “For Musicians Only”, un disco inciso nel 1956, con Sonny STITT all’alto, Stan GETZ al tenore, John LEWIS al piano, Herb ELLIS alla chitarra elettrica, Ray BROWN al contrabbasso e Stan LEVEY alla batteria, oltre ovviamente ad un DILLESPIE in forma strepitosa; vibrante ed energico, ma delicato e sofisticato all’uopo. Meraviglioso quando si confronta con gli altri due splendidi solisti in un gioco, meglio dire in una sana competizione. Toccanti gli assoli di Dizzy che raggiungono il loro l’apice nei brani “Wee” e “Bebop”, giungendo a livelli di una bellezza da lasciare senza fiato: da antologia. GILLESPIE morirà il 6 gennaio 1993 in una clinica di New York. Ciao alla prossima

Franco

 

Grazie  Franco  come sempre  sei   bravisssimo  " un professionista "   saluti Davide