LA FOLIA

Prefazione:  Cosa dire gli amici Daniele , Franco  e Tommaso ci lasciano delle recensioni veramente interessanti e ci fanno scoprire artisti e titoli  molto belli , che io francamente mai mi sognerei di acquistare .. ma invece sono molto belli.

Io a nome di tutti li ringrazio tanto e spero che continuino a regalarci queste chicche !! e invito chi vuole scrivere qualcosa , dare un consiglio a mandarmele...

Non vado oltre e vi lascio alla recensione di Daniele...


Caro Davide,

Ho deciso di "seguire" il sito più da vicino, inviandoti la prima di una serie di recensioni musicali che spero di avere il tempo di scrivere, anche spronato dal fatto che mi hai detto di aver piacere di conoscere qualcosa in più, per quello che riguarda la discografia di riferimento.

Se la cosa non dovesse essere di interesse per il sito, ti prego di comunicarmelo, perché gli scritti che ti invio li faccio nel tempo libero, cioè di sera, sottraendo questo tempo alla famiglia, che qualche volta protesta……..

Scherzi a parte, è con grande piacere che te li invio, ma solo se questo può rappresentare un arricchimento per tutti.

Fammi sapere cosa ne pensi ed a presto.

Un abbraccio.

Daniele          daniele330@interfree.it

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"Et voilà" rieccomi di nuovo a voi, lettori di questo bel sito.

Da quando Davide mi ha fatto intendere di gradire le mie "disquisizioni", ho deciso che periodicamente gli invierò qualche scritto, nella speranza, non solo che venga pubblicato, ma che qualcuno di voi magari girovagando in qualche negozio di dischi ( naturalmente ben fornito) possa trovare qualche perla, acquistarla e, durante l’ascolto, rivolgere un pensiero grato, accompagnato da una preghierina per me, dato che, i miei molteplici peccati, in primo luogo quelli d’invidia, per gli impianti ed i bei dischi altrui, mi avranno, senza dubbio, già procurato una lunga permanenza in qualche dantesco girone dell’inferno.

Orbene, oggi volevo parlavi di un CD, che non dovete assolutamente farvi mancare.

Quando nel 1990, spulciando lo scaffale di uno dei più forniti rivenditori di musica della mia città, oggi purtroppo convertitosi a tutt’altra attività, mi capitò tra le mani una copia del compact di cui sto per parlarvi, non ne conoscevo neppure l’autore, e, dalle brevi note di copertina s’intuiva che l’opera era un amalgama tra l’antica danza, dai più attribuita ad un origine portoghese, della Folia e arrangiamenti contemporanei, in un insieme piuttosto "difficile", il cui titolo era tutto un programma: "LA FOLIA DE SPAGNA".

Mai incipit fu più aderente alla realtà delle cose.

Persino la copertina, riproduzione del "Cane che spunta dalla sabbia" del GOYA, è particolare ed affascinante, la commistione tra classico e ipermoderno è, in questo disco, assolutamente straordinaria.

L’autore, Gregorio Paniagua, in una nota introduttiva, peraltro assai esplicativa degli intenti che muovono l’opera, scrive: " La Spagna, è sempre stata realista, coltivando l’idea e l’intuizione profonda e permanente che la follia è una cosa distante, alla quale si accede con gran lentezza e pazienza.

In Spagna, dove gli uomini sono solitari, e dove ognuno è portatore di un suo mondo, niente è più universale che l’individualismo e dove tutto è luci ed ombre e ci sono ancora degli uomini molto distanti pieni di incertezza e di speranze, in questi casi, la follia la fa da padrona con impressionante facilità.".

Notoriamente, la follia è quanto di più difficilmente catalogabile vi sia, sfugge a qualunque definizione, così come il disco sfugge a qualunque inquadramento gli si voglia attribuire.

L’opera, muove i suoi passi, prendendo spunto dalla Folia.

La prima stesura di cui si abbia notizia della danza della Folia, risale al 1505 circa, e si trova nel "AUTO DELLA SIBILLA CASSANDRA" del poeta e musicista portoghese GIL VINCENTE.

In quest’opera, di cui si è persa la parte musicale, i personaggi biblici Salomone, Isaia, Mosè ed Abramo, cantano una "folia" a quattro voci.

Francesco Salinas, nel suo libro "DE MUSICA LIBRI SEPTEM" del 1577, presenta qualche esempio di "folia", attribuendo, appunto, a questa danza un’origine portoghese.

Don Sebastian Covarrubias, la definì nel modo seguente nel suo "Tresor de la langue Castillane ou espagnole" del 1610: " Si tratta di una danza portoghese molto allegra, con numerose figure eseguite con piccoli tamburi ed altri strumenti.

Ora, immaginare una partitura che scaturisca da una danza portoghese del 1500 e suoni e rumori moderni, che si fondano assieme e si trasfondano fino a formare un omogeneo tappeto musicale, è fatto di assoluto rilievo.

Paniagua, sempre in equilibrio tra follia, appunto, e straordinaria lucidità, si muove con assoluta disinvoltura, assecondato dai fratelli Eduardo al flauto e Luis al contrabbasso, sitar e castagnette, da Daniel Del Rio al violoncello e tamburo, da Albertina Do Huerte al clavicembalo, xilofono e liuto e per finire da Andreas Prittwitz al flauto e clarinetto.

L’opera è "unica" affatto assimilabile ad altro.

Si ascolti ad esempio "oratio pro folia" quando il clavicembalo che accompagna un liuto, viene interrotto dall’arrivo di un vecchio furgone diesel, che si annuncia in lontananza dal canale destro, arriva, passa e se ne va verso sinistra fino a scomparire sbuffando.

L’armonia e la pacatezza della composizione, vengono interrotte dal progresso, che sebbene "incerto" e "claudicante", avanza senza indugi, proponendosi in primo piano quasi con prepotenza.

O, ancora " parsimonia aristocraciae" dove i vari rumori di oggetti di uso comune, sono inseriti nella composizione con straordinario acume, quasi a voler significare che il quotidiano, non ha tempo, ed interviene nella nostra vita sia che essa sia sintonizzata al passato, al presente, piuttosto che al futuro.

Ma è in "vulgaris" che la composizione mette le ali, sembra quasi che Gregorio voglia trasportarci presso la corte di qualche signore medievale, ci si materializza nel salone di un maniero dell’anno 1000 e si ascoltano i musici che si esibiscono per il Re, ecco, la dama di corte inizia la sua danza ed i cortigiani, rapiti, ascoltano ed osservano attenti.

Non vi traggano in inganno queste note, l’opera non è solo un insieme di concetti musicali difficilmente assimilabili, anzi, gli episodi onirici non sono poi tanti, e LA FOLIA trasmette seduzione a piene mani.

Il disco che, non ha avuto una "tiratura industriale", si impose all’attenzione della critica degli anni ’90, soprattutto in virtù dello straordinario fascino trasmesso a chi ascolta.

La poesia è quella di antiche musiche, che nel momento stesso in cui si odono, si scoprono familiari, come qualcosa che appartenga al nostro ancestrale passato.

Possono trascorrere anni senza che vengano risentite, ma dopo due note le riscopri tue e ti scatenano dentro un turbine di ricordi e di emozioni.

Ecco, LA FOLIA è proprio questo, la conosci ancora prima di averla sentita, la senti ed è tua, tocca le corde dell’anima profonda, quella nella quale nascondiamo i nostri sentimenti e le nostre speranze.

Per intenderci, proverò a fare un esempio.

Ad una struttura musicale decisamente minimalista, che indurrebbe a pensare al fondale in due dimensioni del teatrino dei burattini di villa Borghese, si contrappone un abisso di sentimenti, al pari della scena tridimensionale e imponente di un teatro palladiano, con tutto uno scaturire di emozioni.

Ed ancora una volta ci soccorre lo stesso Paniagua con le sue note introduttive, laddove ci spiega che "….tutti i compositori del mondo che si sono cimentati nello scrivere una loro propria FOLIA, non hanno mai avuto una idea precisa di ciò che facevano, devono però essere sorretti dalla pazienza e dalla calma, come se avessero davanti a loro l’eternità. Saranno capaci così, di amare la loro opera e la solitudine che ad essa appartiene, sopportando il dolore che questo sentimento causa loro e rendendo così, bello anche il suono del pianto".

Dodici tempi per 44 minuti e trenta di eccezionale spettacolo musicale.

Il disco, a suo tempo uscito in una pregevole edizione in vinile, è stato registrato nel giugno 1980, ma assolutamente non dimostra i suoi quasi 25 anni, anzi, come il vino buono, più invecchia e più guadagna in aroma e profumo.

Nel 1990 ne è stata fatta una edizione in CD, che non perde nulla delle note qualità del suo predecessore a 33 giri, la stoffa è di primissimo livello, e, contrariamente a quanto accade normalmente, trovo che il CD sia qualitativamente superiore alla versione in vinile.

Una menzione particolare, va all’ ATRIUM MUSICAE DE MADRID, che ha assecondato la direzione di Paniagua in modo delizioso, e alla francese HARMONIA MUNDI che ha realizzato il disco in modo eccellente, è ascoltando lavori come questo che ci si pongono domande sull’effettiva utilità del SACD.

La dinamica e la ripresa sonora, sono ai massimi livelli!

In attesa che qualcuno di voi scovi una copia di questo CD e voluttuosamente lo inserisca nel cassetto del proprio lettore, abbandonandosi poi al suo fascino ed alla sua poesia, a tassativa condizione di dedicargli 45 minuti di assoluta concentrazione, vi rimando a presto, con le note di un'altra grande incisione che sto riascoltando per voi in questi primi tiepidi giorni di primavera.

Del resto lo scopo di questi appunti è proprio quello di indicarvi i dischi che appartengono all’elite tecnico-musicale, ma non voglio anticiparvi nulla di più.

Au revoir

Daniele.

LA FOLIA

Gregorio Paniagua

Harmonia Mundi n° HMC 901050

1990