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Un altra bella recensione di Fabrizio C.

 

 

PEPPE CONSOLMAGNO          ANTONIO MARANGOLO

  “KALUNGUMACHINE”

(Registrato nel maggio del 1994 / C. e P. 2005 Cajù Records, Italia)

Peppe Consolmagno: voice, percussion, live sample

Antonio Marangolo:  tenor sax, bflaphone, harmonizer

  1. Manaus

  2. Klee

  3. Incontro das aguas

  4. Kobaltus

  5. Kalungumachine

  6. Lua

  7. Lembranças do Nosrdest

8.      A criatividade è uma dança

 

 

cajurecords@peppeconsolmagno.com

 

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Leggere una recensione può essere  cosa gradevole; può esserlo talvolta meno se le parole da leggere sono tante. Può capitare, come può capitare che s’incontrino artisti

le cui opere non possono essere “descritte” con la stessa brevità di altre. Questo è il caso del cd di Peppe Consolmagno e Antonio Marangolo.

Perché questo titolo? E’ Peppe, in una nostra conversazione, a darcene la spiegazione:” Si pensava al titolo di un brano dove ho utilizzato il tamburo parlante, <kalungu> in Africa è un modo per chiamare questo strumento, e da lì si è partiti…<machine>? Sembrava una fotografia del momento.”

Il cd evoca nell’ascoltatore primordi della coscienza, spazi indefiniti, pulsazioni emotive che da una parte possono ricordare, cinematograficamente, il Ken Russel di “Altered states”, dall’altra le fratture visive dell’Espressionismo di Lang o Eisenstein. Slanci vitali ai confini del razionale, tra evocazioni sonore di estrema dolcezza e tonalità “world”, etno (fin troppo facile dirlo), che percuotono l’anima di chi ascolta, scuotono i sensi, lasciano che fluisca il profondo della nostra percezione del mondo, una percezione allo stato primordiale, direi “preconscia”. Dice Peppe, a tal proposito:” il mio lavoro, come quello di Antonio, è in effetti molto legato alle immagini, la spazialità in musica mi appartiene…sia nella gestualità durante il concerto, che nella maniera di vedere la musica. Mi piace non dare indicazioni a chi vede o ascolta la mia musica (in questo la mia e quella di Antonio coincidono), ma dare la possibilità di percepire emozioni che si possano ricondurre alla propria esistenza, al proprio modo di percepire il mondo.”

Il tribalismo di certe tracks (“Manaus”, “Lua” o “Lembranças do Nordest”) conduce alle emozioni più antiche, sospese in un “senza tempo” tipico della cultura amazzonica, di certe culture africane, in un “antico” che sa di innovazione ritmica, di ricerca delle radici sonore della musica novecentesca, senza ricalcarne banalmente le forme: appaiono suggestioni arcaiche, tappeti percussivi ”su cui essere liberi di entrare o uscire, di fare e non fare, di giocare con le note così come con il silenzio”  dice Peppe. Certamente, tappeti sonori in cui innettere barlumi fonici come lampi di inconscio: uno “stream of consciousness” che rimanda al James Joyce delle fasi più recondite dell’introspezione, alla ricerca del “suono” quale comunicazione essenziale tra gli esseri viventi.

Peppe ricerca ogni possibilità espressiva di ciascuno strumento: intende creare paesaggi sonori universali, nelle costruzioni foniche e fonetiche (l’uso della voce) presenti in ciascuno di noi fin dai primordi della civiltà, dalla scoperta della comunicazione artistica come la più profonda tra gli uomini. Aliti vitali, anime nel tempo, di heideggeriana memoria, possono essere la chiave di lettura dell’opera, ciò che spinge Antonio Marangolo a dar corpo ai suoi fiati in modo tanto intenso.

Il progetto dei Nostri è ancora di grande attualità anche se del 1994, ripubblicato da Peter Kauffman, ideatore della Cajù Records,che informa come il cd sia stato registrato
in studio in analogico ma con grande qualita' di mezzi (lexicon etc.) e persone. E’' frutto di tre pomeriggi in studio. Nessuna scaletta fatta prima dell'incontro di Peppe Consolmagno e Antonio
Marangolo : inizia a suonare o Peppe o Antonio, poi si registra, si va in regia si mixa e via altro brano ; tre giorni per registrarlo.”

Il percussionista ricorda ancora: “ E’ un lavoro  basato essenzialmente su di me. Antonio, capace e raffinato (collaboro con lui dal 1990) ha interagito in maniera egregia…abbiamo piazzato gli strumenti, sistemato i livelli di registrazione, Antonio si è posizionato nella stanza in maniera di creare lo spazio sonoro (aneddoto: in “Lua” ha suonato fuori la porta dello studio. Risultato? Rientro di riverbero e qualità del suono…perfetto!”.

Due ultime osservazioni: la cura posta nella realizzazione del booklet, piccoli racconti, specchio della vita (“Il solo ascoltare il cd ignorando il libricino a me sembra come eliminare un pensiero”) e la qualità della registrazione, davvero degna di nota.

Il costo del cd è di 15 euro ed possibile acquistarlo on line sul sito della Cajù: cajurecords@peppeconsolmagno.com.

Fabrizio Ciccarelli                                                                                  egozero@alice.it

 

 

 

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