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CLIFFORD JORDAN QUARTET  “REPETITION”

C & P 1984 Soul Note (121084)

www.Blacksaint.com 

  1. Third Avenue (Clifford jordan)

  2. Fun (Harris, Jordan, Booker, Fournier)

  3. Repetition (Neal Hefti)

  4. Evidence (Thelonious Monk)

  5. Nostalgia / Casbah (Fats Navarro / Tadd Dameron)

  6. House Call (Clifford Jordan)

  7. Quit in Time (Clifford Jordan)  

 

Considerati tutti i discorsi sulle innovazioni, sulle sperimentazioni, sulle improvvisazioni sfrenate e radicali, prendiamo atto con piacere che il disco che vogliamo segnalare è indelebilmente segnato dalle note del passato, sincero, levigato e quanto mai conforme all’espressività tipica del genere, con un assortimento di brani standard ed originali.

Clifford Jordan è uno degli ultimi hard boppers che hanno fatto la leggenda del jazz, fino al 1993, anno della sua scomparsa. Il tenorista chiamò vicino a sé per questo progetto quelli che riteneva i migliori musicisti all’epoca in circolazione: Barry Harris al piano, Walter Booker al contrabbasso e Verner Fournier alla batteria. Un disco senza tempo, inciso nel 1984, ma avremmo potuto dire nel 1950 come nel 2010, tanto è vivida e immortale la musica del quartetto. L’album, in modo inspiegabile, è passato nella quasi indifferenza della critica; pertanto vogliamo far sì che a tale danno venga posto almeno un minimo riparo.

 Molto si discute ancora se il bepop e l’hardbop abbiano esaurito la loro carica inventiva ed emozionale: è innegabile che molto (forse tutto) ciò che oggi si suona nel jazz provenga da lì. Spesso si ascolta un sax tenore avendo la sensazione che su di lui aleggi l’anima di John Coltrane: bene, è forse un problema?  Questo cd, qualora ce ne fosse bisogno, dimostra come la questione sia vana.

Non è certo comune aver modo di ascoltare quartetti di simile caratura, pertanto ogni dubbio o incertezza sul perché riflettere su questo cd viene di sicuro meno.

Il sassofonista appare qui in tutta la morbidezza della sua voce strumentale, nelle sonorità rotonde che propone con grande sottigliezza, prefigurando soluzioni formali impeccabili sia tra le andature tipiche del fraseggio di Monk (“Evidence”), sia nella rilettura di modelli inconfondibili ed emotivamente trascinanti, come in “Nostalgia / Casbah” di Fats Navarro e Tadd Dameron.

Accade spesso di trovare formazioni composte da grandi musicisti ed ascoltare il solito ed inconcludente risultato, non è così per “Repetition” che anzi racchiude in sé sonorità, interplay, eleganza senza avventure, gestendo con innegabile perizia anche i più tenui e decrescenti meccanismi di mood e sviluppo, tanto il quartetto mette in luce abilità che mettono al riparo l’ascoltatore da ogni possibile collisione col pentagramma.

 Come premesso, nulla di assolutamente originale, un jazz eseguito con perizia (e come avrebbe potuto essere altrimenti?), spontaneo nel robusto groove e nel misurato senso del bop. E’ evidente che nulla avrebbero dovuto dimostrare i quattro, considerando l’incisione  una sorta di conversazione intimamente distensiva eseguita a “voce alta”, con una coesione ed un accordo che rasenta la perfezione. Un lavoro che merita riflessione, che va apprezzato in assoluto rilassamento, cancellando dalla mente concetti e pregiudizi ricercati: l’ascolto per il solo piacere uditivo.

 

Franco Giustino  fgiustino@libero.it

Fabrizio Ciccarelli  egozero@alice.it

 

 

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