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Alice Claire Ranieri Quartet

 

Change the World

Alice Claire Ranieri Quartet

 

Voce: Alice Claire Ranieri

Pianoforte: Andrea Frascaroli

Contrabbasso: Stefano Cesare

Batteria: Gianni Di Renzo

 

 

Change the world”: un immediato senso di virtù vocali contemporanee, brillante cerniera artistica fra intimismo e passi sicuri per boppers.    

E’ un album dove incursioni meditanti e paesaggi introspettivi lasciano spazio a  brillanti cromatismi, posti  sotto quella luce soffusa che dona all’immaginazione quanto basta per attirare inevitabilmente in viaggi sereni lievemente chiaroscurali, talora stupiti, rarefatti, avvolgenti nei tanti spazi riflessivi delle architetture melodiche e degli arrangiamenti, intonati ad un impressionismo morbido e di limpida raffinatezza.

 

La voce di Alice Claire,  seducente, lieve, ben equilibrata nel fraseggio e distinta da una timbrica personale e di grande personalità, si insinua sicura ed elegante nei difformi pentagrammi scelti per quest’opera all’insegna dell’eclettismo: sfumature ricche di intensi riflessi e di angolature stilisticamente evolute, non di rado – vale la pena sottolinearlo – sorprendenti.

 

Una scelta originale quella di proporre in chiave jazzistica la notissima “Change the world” di Eric Clapton, dalla quale emergono sfumature  chiaramente provenienti dalla pop music, che affiorano in brevi walkings tanto piacevoli quanto tecnicamente intelligenti, che, peraltro, caratterizzano sovente il particolare dinamismo delle perfomances della vocalist, una delle più interessanti nel panorama jazzistico attuale.

 

Trascurando con  naturale disinvoltura la strada del virtuosismo , Alice Claire Ranieri sfuma e declina con passione i significati delle note. Ricchezza di sentimento, vitali movenze sapientemente versatili, come in  “Blue Moon”, evergreen proposta secondo sottili e calibrate risonanze , narrata da suoni sospesi, definiti dal timing maturo, vigoroso quanto fluido, di Gianni Di Renzo così come dalla sottile varietas ritmica di Stefano Cesare.

 

Il pianismo colto e cromaticamente temperato del bravo Andrea Frascaroli, poi, non può non colpire chi ascolta : egli sa concedere con sensibilità e notevole perizia il proprio strumento , articolando il proprio sapere musicale in modo non solo coerente ma soprattutto elevato sintatticamente e di indubbio buon gusto, capace sia di evocare intimi paesaggi, illuminati dal particolare chiarore di cui l’album è segnale ,  dando l’impressione del possesso di uno stile definito ed in grado di dominare l’incedere  delle note in maniera matura, insospettabilmente – a ben sentire – trascinante. 

 

Un pianismo “ritmico” e sempre opportunamente presente quello di Andrea Frascaroli, dunque, che intende non cedere a situazioni “spente” , meticoloso e brillante in molti  passaggi, come in “Nature boy”, dove la melodia, introdotta da una morbida linea di basso continuo, trova luogo in un finale che oscilla tra Latin, bop e swing…

 

Insomma, passare da Clapton a Oliver Nelson, da McCoy Tyner a Cole Porter, da James Moody a Vince Mendoza, senza mai perdere il filo del ragionamento e senza mai cadere in tentazioni egocentriche, non è cosa da poco.

Varrà senz’altro la pena non perdere d’occhio questo Quartetto se queste son le evoluzioni :cambiate il mondo ma non la musica…

 

Fabrizio Ciccarelli

 

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