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Alex Garcia's AFROMANTRA - UPLIFTING SPIRIT (2006)

2006 AfroMantra Records

 

Ole Mathisen (Sax) Pablo Vergara (Piano, Rhodes & Keyboards) Waldo Chavez (Bass) Aryam Vazquez (Perc) Alex Garcia (Drums & compositions)

Guest musicians: Manuel Valera (Piano & Rhodes) Desmar Guevara (Piano) Jorge Fernando Rodriguez (Guitar) Jorge Castro (Sax) Jorge Bringas (Bass) Yordamis Megret (Vocals)

 

 

  1. The Upliftingspirit of our soul (“El Espiritu Optimista de Nuestra Alma”)

  2. Canciòn Latinoamericana (“Latin American song”)

  3. Luna y el Sol (“Luna and the Sun”)

  4. A Emiliano Salvador (“For Emiliano Salvador”)

  5. Por Ti (“Because of You”)

  6. Nuevo Amanecer (“New Dawn”)

  7. Yemayà, Goddess of the Sea

  8. Sueňos de Otoňo (‘ Autumn Dreams ‘)

  9. Green Horizons (“ Verdes Horizontes”)

  10. Lighting the <World (“Iluminando al Mundo”)

  11. Mi Palabra (“My Word”)

 

 

 

 

Batterista influenzato tanto dai ritmi caraibici quanto dal linguaggio hardbop , Alex Garcia è l’ideatore del progetto Afromantra, band attiva da tempo tra il celebre Studio 54, l’Arka Lounge, il Jazz Gallery e l’intera area newyorkese, alla costante ricerca di un’espressività che sembra assumere le forme di uno spiritualismo progressivo, intendendo arricchire l’animo con il groove dinamico, talora esplosivo, delle proprie scelte musicali, ponendosi in luce come uno degli ensemble più interessanti nell’àmbito del Latin jazz.

Upliftingspirit” sembra essere il punto d’arrivo di un percorso filologico dominato da un’intenzionalità poliritmica ed equilibrata, perseguita con deciso senso creativo e con l’idea di un jazz dalle movenze quanto mai eclettiche.

Indubbiamente le influenze del Caribe a volte risultano dominanti, del resto Alex ha vissuto a Cuba prima di giungere a New York, e fluiscono possenti nel suo drumming così come negli arrangiamenti di molti brani, emanando un piacevole senso di “positività” sia  nelle improvvisazioni più sensibili ad un timing rapido,  incalzante quasi, sia nel lirismo delle ballads, connotate da una sensibilità espositiva intensa e meditante.  Rileva Luc Delannoy in “Una historia del jazz latino” quanto gli Afromantra siano celebri per “le combinazioni di armonie arricchite dai suoni e dai sapori potenti dell’America del Nord e di quella Latina”, e non solo nell’area continentale.

Di particolare spessore appaiono gli interventi del sassofonista Ole Mathisen, ancor più efficace quando al soprano (per un’inquietitudine quasi di coltraniana memoria), così come il walking del pianista e tastierista Pablo Vergara, bravo nel tessere andamenti chiaroscurali nei cantabili, nelle scelte di accordi e fraseggi  dall’ andamento impalpabile, vibrante di spirituale creatività; in tal senso non distante, a parere di chi scrive, dallo stile fluente e formalmente rigoroso di un McCoy Tyner.

Le performances della band vengono descritte come esperienze trascinanti per il pubblico,

coinvolgenti e  distanti da ogni cliché. I temi spesso vengono sorretti da una progressione armonica scandita da un collettivo in grado di fornire trame sonore ricche d’invenzione melodica:

l’affiatamento all’interno della band sembra tale da sostenere con semplicità talora sorprendente la variegata alternanza di climi espressivi.

 L’identità del gruppo appare forte, non si notano appannamenti nella vena solista dei musicisti, le cui idee sembrano tutt’altro che confuse: la loro capacità interpretativa si muove con vivacità e prontezza esecutiva, con piacevole spontaneità ,senza particolari virtuosismi ma con un significativo denominatore comune…la formula mistica dell’invocazione, lo strumento del pensiero nel Brahamanesimo, il Mantra, che non sembra affatto parola scelta a caso…

 

 Fabrizio Ciccarelli  egozero@alice.it

 

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