VISITA  ALLA DITTA UREI AUDIO   DI BOLOGNA     Ott. 2003


Grazie   all'amico   Tiziano   che  mi  ha'  organizzato  un  incontro , mi sono recato a in provincia  di  Bologna

esattamente a Calderara di Reno  per incontrare il titolare della ditta Urei Audio.

Tiziano   mi  aveva  parlato  di una  persona tecnicamente  preparata  chesi occupava di riproduzione sonora

da tantissimi anni.

Ed ecco  finalmente  l'incontro  con il  sig Bianchi Dino, subito dimostratasi una persona veramente  cordiale,

cominciamo con  farci accompagnare nel reparto dove il sig Dino progetta , inventa, e sperimenta tutti  i suoi

nuovi prodotti.

Cosa dire ,  intanto  l'ambiente confortevole , con  un ordine e una cura per le cose , che  fa' subito capire di

avere di fronte,  una persona ,che ama il propio lavoro.

Dino ci  comincia  a  raccontare  alcune  cose  di lui e della sua azienda, della sua esperienza ventennale  nel

campo della riproduzione sonora, dove ha' stretto collaborazioni, con utte le persone di riferimento assoluto in

questo campo.

Alcuni   nomi   Aloia   , Blanda  di   Audioanalogue   e   tanti   altri   passando   per  la     progettazione      e

costruzione   sia   di  sistemi audio per la casa

che la produzione di car audio ( quando ancora le  aziende  italiane    erano  competitive)   per approdare   alla   produzione  di  sistemi  audio professionali.

Mi  mostra  subito   il loro cavallo  di  battaglia, un gigantesco  sistema pre e finale  denominati

HEXA 2250 il finale e PLF 2020 il pre.

Potete vedere la foto del massiccio ampli qui a fianco,  scusate  se  la foto non e' perfetta ma avevamo   problemi    a    tirarlo     fuori   dalla scaffalatura visto il peso.

Un   bestione   da   oltre  40 kg  che monta dei transistor Hexfet.

 

  

   Ecco qui' alcune foto dell laboratorio del sig. Dino

 

    

   Guardate che serie di manuali !!!                             e che serie di strumenti!!!

 

    

 

Proseguiamo la nostra conversazione, e mi mostra  2  ultimi lavori , dei  finali mono da 50 watt , molto  molto

belli,  e  un  integrato  sempre  da  50 watt  completamente dual mono , entrambi  con  doppia  entrata,  sia

bilanciata che sbilanciata.   Montano integrati hexfet e presto li vedrete terminati.

Per ora ho solo il permesso di farvi vedere una sola foto dell'integrato  senza alimentazione .......

 

        

Presto si riuscira' a vedere anche la  versione definitiva..........                        Ed ecco il Sig Dino.

 


 

  ECCO LA  RECENSIONE SU GLI APPARECCHI SOPRACITATI  PRE E FINALE FATTA DA RIVISTA

 SPECIALIZZATA   (AUTORIZZATA PUBBLICAZIONE DAL SIG. DINO)

 

  


Vi ho più volte spiegato la mia idiosincrasia per i cantinari, per i costruttori improvvisati, e per quelli che,appena riescono a mettene da musica, devo riconoscere, ho talvolta riservato un trattamento per così dire «indulgente». Ho perdonato alcune ingenuità, ho taciuto sulla pretenziosità delle proposte, ho sorvolato con forse eccessiva si-gnorilità sull'inconsistenza della struttura in-dustriale che stava alle loro spalle. Il bello è che quasi sempre questo cercare di compren-dere i problemi di chi inizia, farsi carico delle insufficienze, non serve. Quasi sempre gli interlocutori sono convinti di essere comunque i migliori. Comprereste un tappeto da quest'uomo? È la domanda che bisognerebbe doverosamente farsi ogni volta che si acquista qualcosa, tanto più se si tratta di oggetti preziosi e costosi co-me sono le macchine da musica di cui ci occupiamo noi gente di gusto. Ed è beninteso la domanda che mi sono posto quando il mio amico Giuseppe Blanda mi ha presentato un nuovo marchio. Urei Audio Technology, un nome italiano, di Calderara di Reno. Un nome che in realta è sbagliato definire nuovo perche Urei esiste da almeno venfanni ed opera da sempre nell'audio professionale. Sorvolando sull'aspetto solido, sulla costru-zione palesemente senza compromessi, sulla profusione di componentistica di qualità che era stata evidentemente usata nella realizza-zione di queste macchine, la garanzia di due decenni di lavoro in un settore contiguo e affi-ne mi fece decidere che valeva la pena di cimentarsi con questi oggetti. che si farà sentire ed ascoltare. Due sono le macchine che ho potuto provare, anche piut-tosto a lungo per una serie di circostanze, non ultima quella che mi sono piaciute così tanto che mi ci sono soffermato un po' più dell'abi-tuale. La prima è 1' Hexa-2250, un finale dual mono a Hexfet, da 75 watt per canale in pre-senza di un carico di 8 ohm, che arrivano a 250 quando l'impedenza tocca i 2 ohm. Per un funzionamento in classe A la potenza eroga-bile è iftvece di 30 watt RMS. L'altra è un pre con alimentazione separata, anche questo dual mono, il PLF-2020. Due macchine, come vi dicevo, costruite sen-za risparmio, anche piacevoli esteticamente pur nella loro essenziale funzionalità, che di-mostrano fin dal primo impatto il grande amore e la professionalità con cui sono state realizzate. Il finale dual mono negli stadi di uscita impie-ga dispositivi di potenza di tipo Hexfet. Se-condo quanto sta scritto nella piccola brochure che accompagna il 2250, la Urei sarebbe stata uno dei primi costruttori al mondo ad usare gli Hexfet con realizzazioni che risalgo-no addirittura al 1982. Sul piano delle protezioni, il 2250 dispone di un circuito sensore degli ingressi e delle uscite per rivelare l'eventuale presenza di corrente continua e per proteggere i diffusori nel caso di transitori pericolosi. Un secondo circuito di ritardo serve ad eliminare i transienti di ac-censione e di spegnimento. Le connessioni in entrata sono delle tradizio-nali RCA, mentre una doppia coppia di mor-setti di generose dimensioni consente l'utilizzo del biwiring. Esiste (ma non l'ho provata) anche una versione «speciale» del 2250 con connettori di uscita di tipo speakon della )   Neutrik. Non vi so dire quali siano i vantaggi di questa configurazione rispetto a quella 1   standard, ma Neutrik è «il» nome nel mondo delle connessioni audio. Ergo....

Esteticamente questo finale, che pesa trenta ragguardevoli chili e dunque se ne sconsiglia »   il  sollevamento a strappo agli emiatici e ai do-loranti di schiena, si presenta pulito e raffinato. Di un bei grigio argento, con il logo inciso   su di una piastrina dorata, ha scavata sul frontalino una sorta di rientranza che alloggia    i due pulsanti di accensione e due led rossi per canale che segnalano rispettivamentel'accensione e lo stato di funzionamento dell'ap-i   parecchio.

Il pre segue il finale nella filosofia costruttiva complessiva, in termini di semplicità di forme, pulizia deldesign e funzionalità, anche se forse le manopole di selezione delle entrate e di controllo della registrazione sono un tantino sottodimensionate per delle dita che siano appena un po' più cicciotte.  '   L'alimentazione è esterna, collegata tramite un grosso cavo ed un poderoso connettore al pre vero e proprio che esibisce, ben allineata sulla destra, una serie di connettori RCA, forse un tantino troppo vicini tra di loro. I s   controlli sono limitati ad un potenziometro 1   per il volume, molto dolce nell'uso ed estre-mamente preciso nel controllo, un selettore degli ingressi e un tape monitor. Due spie i   rosse sul frontale segnalano l'accensione e i   l'operatività del pre. Assolutamente inusuale, qualcosa che non mi era mai capitato di i   vedere prima, è una serie di led verdi posti i   sul retro per segnalare la posizione dei selettori di entrata e del tape monitor. Un gadget, una piccola comodità, che diventa fonda-mentale quando non riuscite a capire come mai quel benedetto gira CD nuovo si ostina a non funzionare e cominciate a smaneggiare con cavi e connettori.

 

Adesso che sapete quasi tutto su questi due macchinini di gran classe, non mi resta che farvi assaggiare un po' del buon ascolto che i due Urei mi hanno generosamente servito non appena li ho inseriti nel mio impianto, che oltre a questo finale e al pre consisteva in un paio di Martin Logan CLS liz, un gira CD

Micromega Stage, un convertitore Sonic Frontiere SFD 2. Cablatura integralmente Van Den

Hul. Tavolini, alimentazione e supporti delle

Martin Logan di BCD by GM. Come dire che

II Blanda, patron e factotum di GM, in pratica rappresentava il 60 per cento dell'impianto tra Urei e i pezzi della GM. Non è male per qualcuno che ha cominciato pochi anni fa costruendo tavolini e accessori.

    Vi dicevo dell'eccellente comportamento«su

strada» dei due Urei.

Odio questa similitudine automobilistica, io che mi faccio un punto di orgoglio nel resistere (ma temo sarà ancora per poco) al fascinoso e oscuro richiamo della patente. 

Ma è l'unica che mi viene in mente per rappresentare in un certo senso l'imme-diatezza e la facilità con cui il 2250 e il 2020 si sono inseriti nell'impianto ed hanno comin-ciato a macinare musica su musica.

Con una ricchezza di dettaglio, una complessità della trama, un'autorevolezza nella riproduzione che mi hanno colpito e stupito. Sa, lo stupore è un sentimento non comune tra noi recensori, rotti a tutte le esperienze e abi-tuati a non impressionarci ormai per nulla, foss'anche vedessimo uscire dal pre la bac-chetta di von Karajan.Ma prendete il piano di Keith Jarrett in «Standards, Voi. 2» (ECM 1289), che riascol-tato con queste macchine diventa un esempio da manuale di come si possa restituire la mu-sica registrata, quanta forza possa avere un banale disco e con quanto amore ci si possa avvicinare all'esperienza della riproduzione musicale. Jarrett è accompagnato dal basso di Gary Peacock e dalla batteria di Jack Dejohnette. L'uso singolare e raffinato del piano da parte di questo splendido artista viene esalta-ta proprio dall'accompagnamento dei suoi amiri. E la coppia Urei rende davvero uno splendido servizio a questo memorabile trio. Ascoltate, per esempio, «I Fall in Love Too Easily». Prestate attenzione a come le note del pianoforte di Jarrett trascolorano e si fon-dono nella batteria che avanza dal fondo. Avete di fronte a voi la pedana dove i tré si esibiscono, e voi siete lì, in prima fila, invisi-bili spettatori di uno spettacolo solo per voi. La dinamica è perfetta, i bassi si presentano con una naturalezza ed una forza straordina-rie, la gamma più alta pulita come di più non potrebbe, senza incertezze ne concessioni al-la spettacolarità, alle note gonfiate, ai colori ad effetto. Benissimo anche il comportamento con le per-cussioni di Andrea Centazzo, di cui gli Urei hanno ricreato con grande dettaglio ed eccel-lente precisione tutta l'atmosfera di alcune esecuzioni contenute nel suo CD «Visions», uno splendido disco, poco conosciuto ma che vi consiglio caldamente. Con «Visions» que-sta coppia pre/finale ha dimostrato di essere un'eccellente arrampicatrice, una macchina che non si lascia spaventare da dinamiche im-pervie, ne dal gioco dei contrasti, che si muo-ve con l'agilità di una faina, l'intelligenza di una volpe, la forza e la determinazione di un giaguaro. E la voce? Questo test senza remissione che potrebbe bocciare la più ben costruita macchi-na da musica del mondo? Il 2250 e il 2020 mo-strano anche in questo caso la loro straordina-ria forza, l'impressionante qualità sonora del-la loro restituzione. L'ho sperimentato con un disco che amo molto, «Spem in alium» e altri brani per coro dell'inglese Thomas Tallis (Ar-go 425 199-2). Un'ottima esecuzione, ma an-che e soprattutto un'eccellente qualità della registrazione. Tallis in questa raccolta splen-didamente interpretata dal coro del King's College di Cambridge diventa un monumen-to della pietà cristiana, un maestoso richiamo al bisogno di trascendenza, un riverbero di in-trospezione tra tanto inutile vociare.

E evidente che una musica come questa si può gustare solo se la potete ascoltare restitui-ta in tutta la sua complessità e in tutte le sue articolazioni. La coppia bolognese ci da esat-tamente quello di cui avevamo bisogno: scol-pisce le vod, le colloca come si deve su più fi-le, i bassi sul fondo, i tenori un po' più vicini e il gioco sottile dell'emozione, del timore e del-la speranza diventa esperienza viva. Lo spa-zio della vostra stanza si trasforma nella na-vata della basilica, le voci si espandono, river-berano e ritornano a voi. Splendido. Anche le splendide «Songs froin Liquid Days» con musica di Philip Glass su testi di Paul Simon, Suzanne Vega, David Byrhe e Laurie Anderson, sono restituite con grande cura, da un amplificatore discreto e allo stes-so tempo cospicuo nella sua capacità di fare musica e da un pre raffinato nel porgere il segnale senza metterà troppo o troppo poco del suo. Lo stesso potrei dire del Berlioz del «Re-quiem», opera maestosa e difficile, emotiva-mente molto forte specialmente in alcuni pas-si dove il suono dei timpani, otto paia come vuole il compositore, sembra avanzare e chiu-dere il cielo con la sua possanza. Un test terri-bile per chi vuole cimentarsi con i bassi, e gli Urei non solo ci si sono cimentati, ma ne sono usciti vincitori, dimostrando di saper reggere il confronto con i momenti più gloriosi ma an-che più insidiosi di un'esecuzione musicale. Dunque benvenuti in questo mondo piccolo ed invidioso degli audiofili soi-disant esoteri-ci. Benvenuti tra le maldicenze e nelle piccole trappole degli highendisti, sempre pronti a trovare la paglia nell'occhio del vicino. Di questi tempi, a parlare bene soprattutto dei piccoli, di quelli che stanno emergendo, si passa per venduti o poco meno. Ma le invetti-ve dei mercanti e dei bottegai spesso valgono quanto la loro mercé: poco. Urei con queste due macchine ci fa una pro-messa e si assume un onere non indifferente: la promessa di continuare a proporci cose musicali di straordinario valore e grande oensà e l'onere di dimostrare al vasto mondo che anche in Italia la riproduzione musicale può vestirsi di professionalità.

 

  

   

 

UREI AUDIO

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Tel 051-722310 cell 340-9227805

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