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Dalla Cina con furore  di  Spybat  spybat@virgilio.it

  

Prefazione :

 

L'amico Spybat  mi ha mandato un interessante editoriale sui prodotti  Cinesi e sui suoi pensieri , prima di pubblicarlo sul sito lo messo nel forum del sito , cosi da avere  anche qualche altro commento .

Di commenti ne sono arrivati tantissimi , io qui ve ne allego solamente alcuni e per chi vuole andarseli a leggere tutti  e anche rispondere attivamente lo può fare  a questo indirizzo:

http://www.audiocostruzioni.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1236

Penso che la discussione generata sia molto interessante e ve la allego qui sotto:

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Riflessioni dalla Cina con Furore

Prendo spunto dal Forum, ove si è dibattuto di prodotti high-end, "ultra celebrati" o no, che si possono trovare con facilità in Cina, diversamente o meno marcati, ad un terzo del prezzo di Listino al pubblico presente in Italia.

Devo dire, voglio dirlo, che la cosa che mi ha impressionato però in modo particolare, più che la tematica prezzo, è stata la smisurata voglia di indagare, ricercare e, ancor di più, di scoprire, di alcuni davvero “impertinenti” appassionati. Mi riferisco in particolare, alle comparazioni tra Red Rose e Korsun (sì proprio quella Red Rose Music del Mark “mitico” Levinson che risulta ormai finito a fare il negoziante che “ricarrozza” prodotti cinesi in quel di New York) ovvero, e qui la cosa tocca qualcuno a noi molto vicino, la comparazione, quantomeno imbarazzante, tra ESound e Copland.
Non che il prezzo sia un aspetto marginale, off course, ma onestamente la tematica sui prodotti "senza marca", con il prezzo tre volte più basso, era già dibattuta nei lontani anni '80 quando si parlava di "sottomarche" e si aprivano i prodotti per avere le conferme del caso (vi era persino chi azzardava di una sconosciuta Rotel quale palese sottomarca della Pioneer). Viceversa, sul prodotto di marca a prezzo stracciato, già allora vi era qualcuno che aveva il solito amico un po' "intrallazzone" che importava direttamente i vari Sae, McIntosh, Audio Research, etc. dall'America (che, ai tempi, aveva sempre la A come Ai Fai in maiuscolo).
Quello che è certamente vero è che il fenomeno era molto meno evidente rispetto a quanto accade oggi. La spiegazione però risiede nei cambiamenti che vi sono stati nella nostra società negli ultimi 20-25 anni. Dobbiamo considerare, infatti, che oggi abbiamo internet, l'e-commerce, parliamo tutti, chi più chi meno, un po' d’inglese (persino i Cinesi parlano inglese!) e che per molte aziende non è più possibile produrre, restando competitivi, con le fabbriche locate negli States o nella vecchia Europa (ahinoi!). Così come, alcuni distributori nostrani, soprattutto quelli non improvvisati e che fanno professionalmente il loro mestiere (informazione, pubblicità, promozione, fiere, scelta oculata dei negozianti, supporto ed assistenza tecnica, ... ok.. ok... capito...vero... d’accordo….sono sempre meno...) forse, e dico forse, non possono fare a meno di generare listini "triplicati" perché anche loro vivono in un regime altamente competitivo, in un mercato sempre più di nicchia, nel quale, in ogni caso, hanno spese sempre maggiori, almeno tre dipendenti da retribuire al 27 d’ogni mese, qualcuno di loro ritira persino direttamente l’usato (che poi, sempre più spesso, non riesce a rivendere) ed infine pagano, si spera, anche le tasse su quello che gli rimane.
Aneddoto. Qualche tempo fa un importatore italiano un po’ sconsolato (quando parla dei mitici ’70-’80 gli si illuminano ancora gli occhi…) mi disse, cercando di esprimere una sintesi sull’attuale mercato dell’high-end in Italia che: “l’audiofilo è ormai uno che per prendersi un cagnolino, ti porta indietro due gattini”.
Tornando a noi, indagare, comparare e scoprire è senz’altro un passatempo bellissimo anzi, ancor di più, diciamolo francamente, è un vero godimento (si, ebbene si, lo faccio anch’io!).
Comprare poi in Cina ad un terzo del listino italiano va altrettanto bene, purché si sia disposti a correre i rischi del caso che sono tutti ed interamente a carico di chi acquista (soldi in anticipo, danno sulla spedizione, rischio di vedersi recapitare un prodotto non funzionante sul quale non viene fornita alcuna garanzia, etc.). Va tutto bene quindi, ma possiamo anche farlo senza necessariamente sostenere che gli Operatori italiani sono tutti dei gran “furbacchioni” perché, con un po’ di oggettività, possiamo anche sostenerci che così non è, o perlomeno, che così non è per tutti.
Prima che qualcuno possa anche solo erroneamente o subdolamente pensarlo (sempre i soliti audiomaligni…) preciso subito che, non sono un Operatore di settore. Sono quindi null’altro che un semplice ma attento “ascoltatore” con le orecchie invero un po’ appuntite.
Dopo tutto questo, potevo quindi esimermi dal fare qualche sana provocazione ad uso e consumo dei nostri “china fans”? Certo che no!
Diciamo allora che, vi sono almeno altri tre rivenditori “online” cinesi, oltre al già noto amico Catty, e mi chiedo quindi: perché dispongono tutti degli stessi identici (o quasi) prodotti? Non dovrebbe essere per loro normale differenziare i cataloghi al fine di evitarsi un’inutile concorrenza? Tali prodotti, sono i più o i meno richiesti sul mercato high-end tradizionale occidentale?
Proseguo così, in scioltezza, perché danno tutti la possibilità di richiedere altri prodotti ma, alla richiesta, rispondono, quasi sempre, che il prodotto non è disponibile o fuori produzione (!) proponendo quindi in alternativa uno di quelli presenti a catalogo?
Per rendere più pepata l'avventura, cosa rispondono se facciamo domande su costi e tempi di spedizione o sulla disponibilità e sul costo del servizio di "bruciatura" preventiva?
Infine cosa ci dicono se, con un leggero rossore di timidezza ed ingenuità, chiediamo quali altri costi è necessario sostenere o, ancor peggio, quali garanzie offrono sui prodotti, sulla spedizione e sui nostri amatissimi soldi?
Il dubbio che però mi porta vera angoscia e sofferenza è: quando compriamo dai cinesi il cagnolino (se siamo veramente quelli che vanno sempre in giro con due gattini…), i due gattini, a chi li diamo?
Faccio su questo un’accorata preghiera. Non abbandonate i due gattini per strada qualora decidiate di comprare il cagnolino in Cina.
Concludendo quindi, non sarà che i veri, spudorati, ancorché candidi, “furbacchioni” sono proprio i nostri cari amici cinesi?
Ai posteri ed ai veri appassionati l’ardua sentenza. Vi giunga quindi forte il mio più caloroso “Good Vibrations”.
SpyBat
spybat@virgilio.it

edgarnew
 

Inserita il - 06/05/2005  alle ore:  09:49:39  Scrivi Un Messaggio Privato  Visualizza Profilo  Manda Email  Modifica Messaggio  Rispondi quotando  Controlla l'indirizzo IP dell'utente  Elimina Risposta


Carissimo Fabrizio le tue considerazioni sono senz'altro valide e tengono conto di aspetti oggettivi che fino a qualche mese fa erano assolutamente condivisibili ma, fra l'altro, nel frattempo, a cominciare proprio dal nostro Davide si è iniziato ad importare con una certa regolarità questi prodotti per cui anche quel sottile compiacimento del "ce l'ho solo io" inizia a scomparire e viene sostituito da una più saggia valutazione degli oggetti, e non solo in semplici termini di costo, che tiene soprattutto conto del parametro fondamentale che ne determina la consigliabilità o meno all'acquisto ossia il COME SUONA.
Diciamocelo francamente se parecchi utenti inizialmente sono corsi (scusate il gioco di parole) verso i Korsun in gran parte lo si deve al fatto che sono stati più o meno velatamente proposti come cloni dei RRM il che era come dire che a prezzi "pop" uno si portava a casa Mr. M.L. in persona, poi magari s'è scoperto che questi oggetti suonavano pure bene, ma di certo i Korsun hanno avuto rispetto altri prodotti altrettanto validi ben altro impatto d'immagine.
A mio modesto avviso una macchina da musica va valutata per quello che dà e non da dove viene o quanto costa.
Una regola fissa in tal senso purtroppo non può essere ancora scritta e, soprattutto una volta che è saltato un fondamentale parametro di riferimento, ossia quello del prezzo identificativo di una maggiore o minore qualità, rimane purtroppo solo come alternativa il test che ognuno può fare di persona o fidarsi ciecamente delle indicazioni dei vari recensori.
IMHO in Italia abbiamo tantissimi produttori di oggetti d'ottima qualità che riescono fra l'altro a coprire un range di prezzi molto vasto per cui in linea teorica non ci sarebbe nemmeno bisogno di rivolgersi al mercato estero, purtroppo però il ridimensionamento graduale della nostra industria dell'hi fi, fa si che procurarsi un LECTOR sia praticamente un terno al lotto ed anche assicurarsi un UNISON non è facile, mentre per le altre marche d'un certo peso i tempi fra domanda e risposta sono decisamente lunghi.
Certo che se si acquistasse più made in Italy la situazione cambierebbe e si eviterebbero certe avventure esterofile.
I Cinesi non sono furbi, hanno solo compreso che grazie alla loro politica di prezzi bassi, conseguenza anche di certi comportamenti che rientrano nella sfera dell'etico e del sociale, sul quale preferisco in questa sede non esprimermi, possono ormai dettare legge in tutto il mondo, probabilmente anche noi Italiani o altri cittadini del mondo potremmo fare loro concorrenza se accettassimo di mangiare una volta ogni due giorni e portare un abito per un anno intero, rinunciando all'educazione per i nostri figli e a molte di quelle cose per cui i nostri avi hanno combattuto e dato la loro vita.
A questo punto le cose sono due, o compriamo un oggetto di qualsivoglia provenienza per quello che realmente vale in senso assoluto (funzione svincolata dal resto delle variabili) indipendentemente da dove viene o cominciamo a chiederci seriamente fino a che punto vale la pena acquistare 8 qualcosa che vale 10 ma per la quale dobbiamo rinunciare a molti di quegli aspetti giustamente messi in luce da Fabrizio, o pagare 11 qualcosa che vale sempre 10 godendo peraltro del beneficio di molti servizi inclusa la possibilità dell'ascolto, e che magari serva anche a ridare fiducia alla nostra economia nazionale o quanto meno a quella della comunità europea.
Magari così smetteremmo di cercare di barattare gattini per cani e cercheremmo tutti di acquistare l'animale giusto
 

Edgarnew

plopla
 

Inserita il - 06/05/2005 


Il tema della (non) competitività italiana richiederebbe trattazioni lunge e probabilmente in forum diversi da questo.
Mi permetto però di fare un paio di osseervazioni che forse riusciranno ad avvicinare, purtroppo solo sul piano della discussione teorica, le posizioni di venditori e di acquirenti. Il modello economico occidentale, e drammaticamente quello italiano, hanno avuto negli ultimi decenni un ciclo parabolico che ci ha portati ai nostri giorni con un sistema fiscale-pensionistico-burocratico in grado di fagocitare qualsiasi risorsa. Diventano così vere entrambe le verità, ossia quella del venditore che alla fine del mese deve far quadrare i conti e "pagare" sulla sua attività una serie di oneri impliciti come:
- un affitto spropositato provocato dalla bolla immobiliare (figlia a sua volta del trasferimento di ricchezza dalle fascie giovani a quelle più anziane e di un immigrazione in costante crescita);
- la parcella di un commercialista che deve districarsi (perdento tempo ede energie) in un quadro normativo fiscale sempre più ingarbugliato; i maggiori costi che i bassi volumi di vendita di prodotti qualità, o anche solo "diversi" impongono (è ormai cosa risaputa che se sono un centro commerciale e ordino 1000 pezzi di un certo prodotto ottengo uno sconto del 40%, se ne ordino 10 lo sconto è del 15%);
- le spese dei trasporti, anch'esse crescenti in quest'ultimo periodo.
- le pensioni di tutti gli ex negozianti ed artigiani (se qualcuno non lo sapesse viviamo in un regime pensionistico "distributivo" e non "contributivo"), ed anche partecipare inirettamente a quelle di tutte le categorie implicate (trasportatore, commercialista, dipendenti, avvocato)
.....
Credo ce ne sia abbastanza di cui sconfortarsi. Ma allora che fare? Quello che tutti stanno già cominciando a fare: non si chiama più l'imbianchino (che peraltro si lamenta anche lui, ... beh... a volte non sempre ragione) e ci si arrangia, perchè non ha senso correre dalla mattina alla sera, magari trascurando i figli, per portare a casa 4.000 euro in un mese (è solo un esempio), pagarne 2.000 di tasse e 2.000 per tre giorni di lavoro dell'imbianchino.

 

E allora si comprano i prodotti cinesi perchè comunque, all'unico prezzo che ci si riesce a permettere, si portano a casa prodotti spesso ben fatti e ben suonanti, magari evitando di farci troppe domande sull'eticità della nostra scelta e sulle sue implicazioni (argomento su cui comunque non intendo dare giudizi).

E il lato positivo?
Questa continua ricerca (la figura del pioniere) significa che esistono comunque ancora molti di noi che riescono ad emozionarsi per il pannello frontale di amplificatore o per il calore del suono di una valvola (di nascosto dalle mogli mi raccomando, non sono ancora pronte ad accettare di condivere parte gli affetti, non con una valvola perlomeno)

edgarnew
 

Inserita il - 06/05/2005 



Il tema della (non) competitività italiana richiederebbe trattazioni lunge e probabilmente in forum diversi da questo... etc
 



Sono considerazioni giustissime ma che a lungo termine portano alla conseguenza che se io produco pomodori, ma il mio vicino straimpipandosene di utilizzare sementi geneticamente modificate, acqua di pozzo non controllata, concimi chimici made in Cernobyl etc. li vende a meno di quanto già a me vengono a costare in partenza, allora tanto vale comprarli da lui e rivendere il mio terreno per comprarmici un fuoristrada Coreano!!!
Quindi tanto vale invece di fallire meglio glissare su tutto quello che abbiamo acquisito in termini di conoscenza e competenza acquisito in questi anni giusto per sopravvivere!!!!????!!!!

quote:



Credo ce ne sia abbastanza di cui sconfortarsi. Ma allora che fare? Quello che tutti stanno già cominciando a fare: non si chiama più l'imbianchino (che peraltro si lamenta anche lui, ... beh... a volte non sempre ragione) e ci si arrangia, perchè non ha senso correre dalla mattina alla sera, magari trascurando i figli, per portare a casa 4.000 euro in un mese (è solo un esempio), pagarne 2.000 di tasse e 2.000 per tre giorni di lavoro dell'imbianchino

 


 

L'aspetto positivo è che almeno nell'ultimo mese ho trovato che un buon numero di artigiani sono scesi a più miti pretese rispetto un po' di tempo fa, così pure i costi degli affitti sono anch'essi diminuiti.
Lasciamo fare corso al buon senso, sempre che ne sia rimasto, e le cose si aggiustano, io per natura sono ottimista

quote:



E allora si comprano i prodotti cinesi perchè comunque, all'unico prezzo che ci si riesce a permettere, si portano a casa prodotti spesso ben fatti e ben suonanti, magari evitando di farci troppe domande sull'eticità della nostra scelta e sulle sue implicazioni (argomento su cui comunque non intendo dare giudizi).

 


Fino ad ora è stato così, ma la tendenza esasperata a fare terra bruciata intorno ad altri prodotti, e qui non mi riferisco solo all'hi-fi, porterà col tempo ad un regime di monopolio all'interno del quale non è detto che successivamente verrà garantita la presunta ottima qualità di cui in questo momento godono di fama i made in China.

quote:



E il lato positivo?
Questa continua ricerca (la figura del pioniere) significa che esistono comunque ancora molti di noi che riescono ad emozionarsi per il pannello frontale di amplificatore o per il calore del suono di una valvola (di nascosto dalle mogli mi raccomando, non sono ancora pronte ad accettare di condivere parte gli affetti, non con una valvola perlomeno)


Questo è probabilmente più d'ogni altra cosa l'elemento che mantiene vivo l'interesse per l'hi-fi, ma la conditio sine qua non perchè questo possa alimentarsi è la necessaria pluralità d'offerta che si gioca IMHO più che altro sul campo della qualità a prescindere da tutti gli altri elementi etici o meno.

Edgarnew

jackiron
 
Inserita il - 06/05/2005  alle ore:  10:54:52  Scrivi Un Messaggio Privato  Visualizza Profilo  Manda Email  Modifica Messaggio  Rispondi quotando  Controlla l'indirizzo IP dell'utente  Elimina Risposta

io tratto il tema della competitività italiana nel mio lavoro e Davide lo può ben capire , quindi non mi sbilancio troppo anche se in merito potrei gia(anche se sono giovane e inesperto) scrivere un trattato.
La competitività non esiste.
Il mercato è ormai aperto.
Il prodotto migliore nel 90 % perde nel confronto di un prodotto più scadente ma dal costo minore.
I fortunati audiofili che imho sono così fortunati da aver comprato un prodotto che vale 100 ma pagato solo 30 direttamente in cina sono così pochi che il mercato nemmeno se nè accorto.
Quindi il discorso sui prodotti cinesi è un pò troppo sterile, forse se si aggiungesse che il campo dell'aifai con la A maiuscola è una giungla e che a noi fondamentalmente conta solo il risultato, allora senza fare troppi moralismi inutili direi con tutta onestà che se avessi l'opportunità di avere un impianto che mi soddisfa appieno(nirvava audio) per un prezzo che mi potessi permettere lo comprerei al volo anche se fosse prodotto in australia(vedi Halcro..) o in cina o in bolivia!!!
Tanti ciao
Jack

no_nfb
 
Inserita il - 06/05/2005 

Probabilmente sono in zona OT, ma permettete anche a me di fare un pò di brain storming su questo argomento:

1) Nulla potrà cambiare il corso della globalizzazione, nemmeno mettendo i dazi, se si bloccano i prodotti dalla Cina essi verranno acquistati dalla Germania (ad esempio) perchè provenienti dalla Cina e quindi costano meno (il T-Amp viene acquistato in USA ma viene dall'Asia)

2) Nel prossimo futuro la Cina avrà notevoli problemi di welfare, ci sono già ora molti anziani che non hanno sostegno dallo stato perchè storicamente agli anziani ci ha sempre pensato la famiglia, già ora molti anziani iniziano a non poter essere accuditi dalle famiglie perchè costretti a lavorare nelle fabbriche (la realtà contadina consentiva loro di pensare anche agli anziani).
Questo comporterà che lo stato dovrà occuparsene e dovrà spendere di più, il costo del lavoro crescerà inevitabilmente!

3) Competere con la Cina sui prodotti manifatturieri è un grande errore perchè questo costringerebbe le industrie cinesi ad evolvere e competere anche sui prodotti di qualità e prestigio....e allora si che sono caxxi!
Saluti  Antonio
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www.hifisemplice.altervista.org

edgarnew
 
Inserita il - 06/05/2005 

quote:



io tratto il tema della competitività italiana nel mio lavoro e Davide lo può ben capire , quindi non mi sbilancio troppo anche se in merito potrei gia(anche se sono giovane e inesperto) scrivere un trattato.
La competitività non esiste.
Il mercato è ormai aperto.
Il prodotto migliore nel 90 % perde nel confronto di un prodotto più scadente ma dal costo minore.
 



I fortunati audiofili che imho sono così fortunati da aver comprato un prodotto che vale 100 ma pagato solo 30 direttamente in cina sono così pochi che il mercato nemmeno se nè accorto.


[/quote]

La situazione è rapidamente mutata, i prezzi su Kattylink si aggiornano facilmente e ben presto la macchina del bussines s'è messa in moto e come dicevo prima c'è una certa normalizzazione, i fortunati di cui sopra sono tali nella misura in cui i loro apparecchi siano effettivamente di buona qualità, altrimenti sono solo persone che hanno pagato poco un oggetto che vale quello che costa e basta

[/quote]
Quindi il discorso sui prodotti cinesi è un pò troppo sterile, forse se si aggiungesse che il campo dell'aifai con la A maiuscola è una giungla e che a noi fondamentalmente conta solo il risultato, allora senza fare troppi moralismi inutili direi con tutta onestà che se avessi l'opportunità di avere un impianto che mi soddisfa appieno(nirvava audio) per un prezzo che mi potessi permettere lo comprerei al volo anche se fosse prodotto in australia(vedi Halcro..) o in cina o in bolivia!!!
Tanti ciao
Jack

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Giustissimo, ma qui ritorniamo a quello che dicevo prima io, cioè che la qualità va vista in senso assoluto soprattutto in termini di suono e non di prestazioni meramente numeriche e a questo punto è giustissima la tua osservazione per cui a quel punto la provenienza del bene, qualunque essa sia non conta più

Edgarnew

jackiron
 
Inserita il - 06/05/2005 

scusa edgar, non ho letto il tuo intervento perchè mi si è cancellata la pagine del palmare......

e con questo vi saluto!
Il t-amp ordinato ieri +blu tack dovrebbero arrivaremercoledì prossimo presumo...io ora me ne vado a casa ...ovvero al mare!!!!

tanti ciao e buon week end con l'hi end....

Jack

Wyatt Earp
 
Inserita il - 06/05/2005 

Stimato Admin,

Non so se con la mia seguente risposta coglierò nel segno, cioè se contribuirò a rafforzare il punto centrale dei tuoi argomenti. Purtroppo vorrei dirti che ti sbagli in pieno e quello che dici non è assolutamente vero, invece, e ripeto putroppo, hai ragione su tutti i fronti.
Quindi non potendo obiettare, mi permetto solo di complicare di qualche punto, allargando l'angolo di prospettiva e guardando in tre dimensioni il problema, che a dir il vero è molto complesso. Più di quello che può apparire anche dopo attenta riflessione. Ma abbandoniamo la retorica e veniamo al succo della questione.

Il prodotto al quale si fa riferimento è l'HI-FI high end commerciale, ma se si parlasse di altri prodotti quali il tessile, le macchine industriali, le automobili, tutto il consumer elettrico, eccetto qualche raro settore che non saprei nominare, le considerazioni fatte non cambierebbero o vi si discosterebbero solo di poco.
Come dicevo, la situazione attuale è generata da molteplici interazioni commerciali, culturali, tecniche, politiche, congiunturali e anche se in misura minore casuali. Ogni situazione è un garbuglio di complessità controllata da regole interne e distinte dalle altre, ma interlacciate tra di loro a causa delle interazioni comuni.
In altre parole, esiste la moltitudine di massa umana che costituisce il mercato generale o globale come usa dire oggi. Esistono, poi, le varie categorie di prodotto. I produttori che lo producono, i distributori ed i commercianti. Se consideriamo queste entità in un blocco lineare possiamo anche dire che esiste un sistema di feedback che stabilizza le variabili che regolano ogni singolo mercato.
Tra le più importanti di queste variabili troviamo, il prodotto e la sua fascia qualitativa, il suo costo di produzione, il totale dei costi passivi, il margine di utile per ogni passaggio, il numero relativo di prodotti venduti all'anno, il volume di utile totale, ed il rapporto di convenienza. Questo vale anche per l'importazione, se ci si cura di aggiungere ai costi passivi le spese che essa comporta.
Il margine utile per ogni partecipante all'offerta varia secondo la curva prezzo di mercato pezzi venduti. Significa, ovviamente che più pezzi si vendono più si ricava, ma l'andamento non è lineare, la curva è una campana la cui posizione, la sua ampiezza e la sua altezza dipendono dal rapporto richiesta/offerta. Cosa significa? Facciamo un esempio. Un prodotto di altissima qualità altissimo costo di costruzione e ancora più alto prezzo di vendita consente poche vendite all'anno realizzando profitti bassi. Se manteniamo costante la sua qualità e quindi anche il costro di costruzione ma diminuiamo il prezzo di vendita riduciamo il profitto per pezzo venduto, ma incrementiamo il numero di pezzi venduti quindi il profitto annuo sale. La curva di cui dicevamo prima ci rappresenta l'andamento del profitto o meglio quanti pezzi ed a che prezzo potremmo vendere in un anno prima di superare la cuspide della campana ed arrivare ad un numero di pezzi venduti alto ad un prezzo basso ed avere minore profitto rispetto ad averne venduti meno a prezzo più alto.
Questo principio di scienza finanziaria pare sconosciuto in Italia. Per cui la concorrenza tra i produttori è squilibrata ed irregolare.
La concorrenza, in un sistema equilibrato, si dovrebbe basare sulla riduzione dei costi di fabbricazione e sull'aumento di qualità del prodotto. In altre parole, investimento, ricerca, perfezionamento del prodotto sfruttando l'esperienza acquisita e sviluppando innovazione. Quando un prodotto è di nicchia, cioè richiesto da una elite di persone professionalmente preparate o di gran gusto o di gran ... portafoglio, questo è sempre indice di un funzionamento di mercato lineare, collocato molto prima (verso l'origine degli assi) della cuspide della curva di margine di cui parlavamo. Quando, a causa della diffusione dei costumi o del prodotto stesso, le quantità prodotte diventano alte, oltre la cuspide della curva in questione, si ha il fenomeno di frazionamento del mercato in fasce di costo/qualità. Ecco dove nasce un problema molto italiano, un pò europeo, meno americano (ma in crescita anche li). Il problema di cui parlo è il fenomeno di disorientamento dell' acquirente che falsa il mercato, confonde il feedback ed il mercato comincia ad oscillare, fornendo alternativamente nel tempo, prodotti scarsi ad alto prezzo, incrementando i profitti della catena produttiva/distributiva, e poi, prodotti medi a prezzi bassi bruciando i profitti fatti in precedenza. Dopo un certo periodo, spesso misurabile in anni, il mercato riesce a stabilizzarsi nelle varie fascie, ma altrettanto spesso, i margini di utile ricavabile a quel punto sono solitamente bassi.
Con questa premessa non mi volevo proporre come filosofo delle scienze finanziarie ma la ritenevo opportuna per addentrarmi nel caos terribile che è il mercato italiano, non solo, come dicevo all'inizio nel settore Hi-Fi, ma anche per molti altri settori dove i Cinesi ed i paesi dell'ex Unione Sovietica ci stanno invadendo.
In altre parole, ci troviamo a questo punto perchè gli imprenditori italiani non hanno saputo investire in macchinari moderni, non hanno saputo investire in nuovi prodotti, in nuovi mercati extranazionali, con l'apertura delle frontiere europee nessuno dei piccoli, ma anche dei grandi costruttori, era pronto per i mercati esteri. Il prodotto Italiano non è mai stato capace di imporsi nei mercati di prestigio, eccetto per qualcuno, Ferrari, Valentino, Luxottica che non fanno testo nella media rappresentativa delle aziende. I commercianti e gli importatori italiani non hanno mai brillato in onestà e preparazione preferendo sfruttare l'onda del momento per poi smettere o fallire in maniera furba. Gli acquirenti o i consumatori che dir si voglia non hanno mai brillato in saggezza negli acquisti falsando il mercato e producendo l'effetto due gatti per un cane di cui si parla nel documento di Sbisà.
Scendendo in particolare nel settore pubblicitario, commerciale (il tizio nel negozio che propone l'oggetto del desiderio), la spiccata preminenza dell'italo pubblico di consumatore ad essere paranoici sostenitori della filosofia di quel loro amico "guru", di quell'autore di quella rivista, o anche della loro fiosofia indiscutibile di vita, la spiccata mancanza di preparazione tecnica dolo delle nostre scuole e della nostra cultura molto retorica e poco scientifica, la diffusione al largo pubblico di un hobby che diventa consumismo, l'esosità e l'interesse puramente materialistico dei produttori e/o dei venditori, costituiscono una miscela esplosiva destabilizzante del nostro mercato interno lasciando spazio ad importazioni di prodotti strani di qualità discutibile e di prezzo errato introdotti in fasce di mercato che non sono tipiche di quel prodotto, contribuendo ancora ad una destabilizzazione uteriore e ad un disaffezionamento della clientela, che con ritardo genererà le onde descritte nella prima parte di questo post.
Questo è già successo negli anni dal 1975 al 1985 con la fotografia intesa come arte o professione, ora diventato hobby di tutti consumismo spinto fino alle fotocamere digitali con risultati pessimi e di intralcio ai professionisti ed ai fotoamatori artisti.
Un pò diversa e più articolata è quella del settore Hi-Fi ma la morale è sempre quella e mi trovo concorde con le afferamzioni di Sbisà.
Arrivando alle previsioni possibili, basandosi sulle premesse di cui sopra, avremo degli importatori che vendono a 1000 euro oggetti importati a 50 dalla China, riviste del settore che pubblicano articoli sulla magnificenza dei prodotti cinesi. Altri articoli decanteranno le esoteriche performance musicali del tal o del talaltro prodotto. I venditori che si prodigheranno in acrobazie lessicali per convincere gli ignari clienti già ipnotizzati dai guru delle riviste del settore all'acquisto del tale amplificatore che malgrado sia cinese è stato progettato dagli alieni dell'area 51 ed è stato benedetto nel tempio indù che conduce all'Agarti, quindi ineffabilmente perfetto e contenitore dell'equilibrio totale.
Gli ignari ormai convinti di più dei tifosi della curva sud, che il prodotto è quello che serve a loro, lo compreranno. Dopo qualche anno arriveranno i problemi. Si ossiderà questo, si cuocerà quello, si essicherà quell'altro, si esaurirà qualche tubo, si arrugginirà qualche manopola che poi si sfoglierà, si scollerà qualche plastica simil legno, e si accorgeranno pian piano esaurita la carica iniziale della fregatura, ma non potranno dire nulla perchè saranno ancora circondati da personaggi che nell'ambiente sosterrano che quell'affare è un mostro sacro e che non è possibile che ciò possa accadere, e se è vero lui è uno sfigato, invece è solo uno che ha ricevuto una sonora fregatura.
Ogni apparato, come e ancor di più del garbuglio economico, è una complicazione, o più correttamente parlando interazione tecnologica, di leggi della fisica incatenate dalle applicazione tecnologiche contenute nei singoli componenti connessi tra di loro per ottenere ciò che il risultato finale. Risultato e qualità che non sempre è proporzionale alla spessa che viene affrontata. Io sono convinto che un migliore mercato più onesto, meno "pompato" dalla retorica e più condotto per mano dalla tecnica e dalla scienza, lascierebbe posto anche ai prodotti cinesi ai prodotti nazionali di media qualità ed a quelli di alta ed altissima qualità nelle rispettive fascie di prezzo.
Intendo dire che due prodotti possono anche "suonare" allo stesso modo, ma per quanto lo faranno dipende da quanto si sono pagati, anche se non sempre quelli pagati cari durano o funzionano meglio. Come si usa dire.
Grazie per la pazienza,
saluti.

Scusate se arrivo in ritardo e forse con ripetizioni ma è da stamani che scrivo quando non c'era nessuna risposta e ora che ho postato mi accorgo delle altre risposte che ora leggerò, quindi passatemi qualche concetto ripetuto.
Grazie.

Modificato da - Wyatt Earp il 06/05/2005 12:17:23

plovati
 
Inserita il - 06/05/2005 

Vorrei aggiungere solo una piccola nota a margine, sottolineando un aspetto accennato da Wyatt:
per anni, diciamo almeno 10, in questo nostro bellissimo e disgraziato paese abbiamo trascurato l'educazione, la scuola di ogni ordine e grado.

 

Ci siamo illusi che per produrre bastasse pagare poco ed in nero personale non specializzato, che per progettare bastasse copiare e che per vendere bastasse far pubbllicità.

La conclusione è che non abbiamo più tecnici seri, abbiamo scoperto che c'è sempre qualcuno meno specializzato che si puo' pagare meno, abbiamo venditori che non parlano nemmeno una lingua straniera, se non l'inglese imparato alle "convescion".

Nei paesi emergenti, invece, le famiglie povere si ammazzano di lavoro per far studiare i figli, perchè l'istruzione è una molla sicura di miglioramento delle condizioni di vita, come da noi negli anni '50. In Italia, per la prima volta, i figli stanno peggiorando la condizione sociale dei padri.

Inoltre abbiamo perso in gran parte quel gusto del bello, quella capacità quasi istintiva di discernere un'opera artigianale e artistica da un manufatto senza anima.

Se anche solo una piccola parte dei 100 milioni di cinesi che vorrebbero visitare Venezia assorbirà questa capacità, allora cominceranno i guai seri.

Devo dire che, masochisticamente, non mi spiace si sia arrivati a questo punto. Abbiamo ancora spazio per cadere ma una volta in fondo non si potrà che risalire, ammesso di aver imparato la lezione.

Piergiorgio

 

Modificato da - plovati il 06/05/2005 12:39:39Vai in cima alla Pagina

Danilo
 
Inserita il - 06/05/2005 

Devo dire che, masochisticamente, non mi spiace si sia arrivati a questo punto. Abbiamo ancora spazio per cadere ma una volta in fondo non si potrà che risalire, ammesso di aver imparato la lezione.

Piergiorgio


un mio vecchio capo diceva che arrivati sul fondo si può sempre scavare.....

sono però concorde con quanto dice Piergiorgio.

personalmente mi piacerebbe trovare prodotti italiani validi a prezzi non dico cinesi ma quantomeno onesti o in alternativa prodotti esteri validi a prezzi allineati a quelli del mercato tedesco o americano (chi non ha mai preso qualcosa via internet negli USA??).

purtroppo ciò accade raramente e visto che arrivare a fine mese è sempre più difficile, visto che il mio socio invisibile si prende quasi il 50% di quello che guadagno e visto che le aziende che vorremmo salvare spesso se possono ci fregano (scusate, non vorrei generalizzare, forse qualche scottatura mi ha reso un po cattivo) io se posso cerco di risparmiare a parità di qualità o prodotto.

non possiamo sperare che le sorti della nostra economia si basino sul nostro attaccamento alla patria e quindi alla preferenza per i prodotti made in italy.

proponiamo prodotti validi a prezzi giusti e poi ne riparliamo, a queste condizioni non avrei dubbi su cosa scegliere.

abbiamo sempre brillato in passato per la nostra fantasia sia in campo artistico che non ma, e qui do ragione per la seconda volta a Piergiorgio, stiamo perdendo posizioni......

Come finirà non saprei.....

Ciao  Danilo

plopla
 
Inserita il - 06/05/2005 

Visto che il tema ha riscosso un notevole successo vorrei lanciare una nuova provocazione.
Alcuni mesi or sono ho ordinato del materiale per falegnameria negli Stati Uniti (per uso hobbistico). Approfittando del fatto che la spedizione era comunque pagata, ho integrato l'ordine con alcune frese in catalogo dal rivendiore. Tra gli oggetti che attirarono la mia attenzione, alla fine sostituiti da altri articoli, c'era anche un elegante cofanetto in legno contenete un set di frese. Il prezzo era di 119 dollari, equivalenti a circa 91 euro. Aggiungendo l'iva (se applicata) sarebbero stati circa 110 euro. Lo strsso cofanetto (identico, dello stesso produttore) è in vendita in una ferramenta vicino a casa mia a 159 euro. Be che c'è di strano direte voi... semplicemente che il cofanetto (degli Usa) riporta stampigliato in bella evidenza la scritta "Made in Italy", prodotto dalla CMT di Ancona. Due viaggi transoceanici gli facevano perdere un po' di prezzo.
Il problema quì evidentemente non è nè nella quialità (stesso prodotto) nè nello sfruttamento (non credo che i dipendenti del venditore statunitense patiscano la fame).
Recentemente ho provato lo stesso giochino con un paio di scarpe, prodotte negli USA questa volta. 115 euro in italia, 89 $ (+ trasporto, tasse,....) ordinati direttamente. Il venditore mi ha gentilmente risposto che non poteva spedire in Italia a causa di "restrizioni di licenza imposte dal produttore" (che evidentemente ha una divisione commerciale proprio da noi e può tranquillamente mantenre prezzi maggiorati).
Alzi la mano chi non ha mai confrontato i prezzi di una valvola tra Italia e, tanto per fare un esempio Germania, da dove peraltro un corriere costa forse meno che tra Bologna e Modena. Che ci sia qualcosa che non funziona?

 

simplicius
 
Inserita il - 06/05/2005 

Ciao, visto che si parla di Cina, ci metto anche la mia, di opinione; se di economia non ci capisco nulla e di finanza poco, posso dire almeno qualcosa sul "clima" cinese, dato che ci ho vissuto per un anno e mezzo e vi ho fatto ritorno spesso, anche se negli ultimi quattro anni ho cambiato attività e non ci tornerò per un po' di tempo :-(

 

Vivevo in una città del sud-ovest, KunMing, piccola per gli standard cinesi, ma che passa i 5 milioni di abitanti e neanche particolarmente "evoluta" dal punto di vista tecnologico. Mi interessa mettere in evidenza due punti: l'hi fi "indigeno" cinese, il lavoro-tecnologia e la questione etica.

Dal punto di vista dell'hi fi, io, pallido decadente europeo, non smaliziato ed assolutamente non audiofilo, rimanevo basito di fronte ai negozi della città che esponevano non i compattoni (c'erano anche quelli ma ai magazzini Sakura...) ma valvolari luccicanti, diffusori enormi dall'apparenza complessa e dal suono molto più ricco di quello cui ero mal abituato in Italia. E non si creda che fossero solo prodotti cinesi. Credo di aver visto li' proprio il mio primo Mark Levinson. E soprattutto, attrezzature professionali di prim'ordine (se non vado errando, roba della Bose, che per le apparecchiature professionali sa dire la sua, non me ne vogliano quelli che la odiano) per via della diffusione del Karaoke, con cui scherzosamente (ma non troppo) si diceva tra noi che i giapponesi hanno finito di distruggere la Cina. E ancora, di questi negozi non ce n'era uno o due, ma una decina - per quelli che ho visto, poi ho scoperto che c'erano anche i grossisti, ma il concetto è molto più sottile rispetto a noi (anche i privati introdotti nelle grazie del laoban (o' capo) possono comprare).

Eccome se compravano! e se alcuni erano parvenu, o come dice Dante, "la gente nova di cui mi è duro sopportar lo puzzo", arricchiti, insomma, che ti sbattevano in faccia l'impiantone costoso ma accrocchiato e inascoltabile, c'era una moltitudine di appassionati sinceri e, lo riconosco meglio ora, anche assai competenti.

Esterofili, anche, ma appassionati veri. Insomma fin dai primi '90 - dopo Tian 'An Men, per esperienza personale c'era una base di competenza interessante. Attenzione, ho volutamente lasciato da parte Hong Kong, per la quale valgono altre considerazioni, ma che sicuramente, con l'importazione di impianti per la maggior parte inglesi, ha contribuito in larga parte alla formazione di questa "competenza" anche in PRC.

Ora, come un boomerang, la competenza esportata a suo tempo fa ritorno, sinizzata, ma la radice è quella.

Non so se quanto arriva dalla Cina sia il meglio della produzione cinese. Probabilmente, è come al solito mediata dai pescecani di HK, che propongono quanto pensano sia il meglio per il target occidentale.

E fin qui va bene, passiamo al lavoro; la questione è complessissima, ma si deve tener conto che il concetto di diritto alle ferie, ad esempio, è un qualcosa che riguarda l'occidente, non la Cina. Cosi' pure i vari diritti acquisiti dall'occidente li' sono nuovi. e cosi' via, altre cose che diamo per scontate li' non lo sono; la sensazione è che non esista una vera e propria soluzione di continuità studio-lavoro-tempo libero; spesso le cose coincidono, almeno per i ceti medi e bassi. I ricchi, che sono molti, possono concedersi anche qualcosa di più, e gli oggetti di cui si circondano sono spesso di livello altissimo, non si creda che questi Cinesi abbiano la sveglia al collo e l'anello al naso! Hanno gusti raffinatissimi, solo differenti dai nostri, e competenze affatto diverse ( a chi in occidente verrebbe in mente di fare follie per una pietra da inchiostro? eppure alcune di queste costano quanto una catasta di Audio Tekne...). Di fronte ad una produzione cosi' continua i magazzini possono rimanere pieni? Deng Xiao Ping ha detto "Arricchitevi" e da quel momento è stato tutta una corsa. Se si possa fermare? Forse, ma a che prezzo? Un'altra rivoluzione? Dio ne scampi.

Insomma, diversamente da quanto emerge dai media in questo periodo, giudicare la Cina secondo il metro occidentale è l'ennesimo abbaglio.

Mi ricordo che quando arrivai a Pechino un addetto dell'ambasciata italiana mi disse:"lascia perdere quello che pensi; questa non è un'altra nazione, nè un altro continente; è un altro pianeta!"
Cosi' anche il valore della vita umana. Ogni secolo il fiume giallo cambia corso e travolge interi villaggi e città nelle sue alluvioni, in cui muoiono qualche milione di persone. (sembra incredibile vero? immaginate se il Po sfociasse all'improvviso in Liguria e travolgesse tutto quello che incontra. Farebbe un po' clamore? Li' molto poco).
Ho visto anche la gente che sui camion viene portata allo stadio ( e non a vedere la partita). In un solo giorno furono eseguite 1500 condanne a morte in tutta la Cina, almeno ufficialmente, solo dove stavo io i camion (su cui stava in piedi un solo condannato per ciascun automezzo) non finivano mai di passare. Bè, mi rendo conto di avervi annoiato abbastanza e vi chedo scusa per le digressioni, ispirate dall'amore che comunque porto per il paese di mezzo. Ma l'intento era di chiarire in che milieu vivono quelli da cui arrivano le macchine di cui si parla e di contribuire alla discussione incuriosendo qualcuno magari.
Ciao a todos,
Simply

 

Maramao
 
Inserita il - 06/05/2005 

3) Competere con la Cina sui prodotti manifatturieri è un grande errore perchè questo costringerebbe le industrie cinesi ad evolvere e competere anche sui prodotti di qualità e prestigio....e allora si che sono caxxi!


Ciao Antonio,

sono d'accordo con quanto scrivi. Di recente ho avuto modo di parlare con un dipendente di una nota fabbrica italiana di macchine per la lavorazione dei metalli. Avevano installato un impianto di produzione in Cina. Dopo un ottimo inizio, si erano accorti con sgomento che le commesse calavano vistosamente, mese dopo mese. Invece le richieste di consulenza sull'uso delle macchine aumentavano. Hanno scoperto che dei cinesi avevano "clonato" le loro macchine e sfruttavano persino il loro buon nome, mettendo il loro marchio sulle copie. Ora, il punto che voglio segnare, relativo a questa discussione, non riguarda la fraudolenza, quanto il fatto che le macchine "clonate"... erano buone, quanto le originali.
I cinesi hanno GIA' cominciato a occuparsi dei prodotti di qualità e prestigio.
Del resto, il miglior modo per recuperare una materia a scuola è sempre stato quello di mettersi alle calcagna del secchione della classe, ricopiare tutti i suoi compiti pedissequamente e quindi lasciare andare le ancore provando a vedere cosa si riusciva a fare da soli... mi sbaglierò ma è quanto fanno oggi i cinesi, e lo fanno bene.

Ciao,
Massimo

simplicius
 
Inserita il - 07/05/2005 

Grazie PG,
>Cos'è una pietra da inchiostro?
visto che qualcuno l'ho incuriosito?
Una pietra da inchiostro è una... pietra, leggermente concava, spesso scolpita, su cui si mette acqua e si sfrega un bastoncino di inchiostro cinese per miscelarlo, poi si scrive o si dipinge; se non sbaglio le migliori cave (quelle che producevano la pietra che permetteva di polverizzare meglio l'inchiostro) sono andate esaurite nel 13mo secolo o giù di lì, ma esiste ancora un certo commercio. Se vieni a Marzaglia (e se la ritrovo) te ne mostro una che costa quanto ... un T-Amp
a (s)proposito, qualcuno ha letto l'articolo di Maglietta circa la classe T su CHF nuovo?
ciao a todos,
Simp

andreabertoglio
 
Inserita il - 07/05/2005 

quote:


...I cinesi hanno GIA' cominciato a occuparsi dei prodotti di qualità e prestigio...
Ciao,
Massimo
 


...sembra che siano anche già passati dalla fase del copia-copia
a quella che parte dall'ingenierizzazione di un prodotto.
pare che, nonostante la manodopera venga pagata pochissimo, alcune aziende cinesi, strapaghino i designer occidentali.
sarà vero?....

il dato di fatto è che il fenomeno cinese farà tirare il freno a mano all'apertura globale dei mercati. in un tempo di frontiere aperte e di scambi che avvengono a livello mondiale, un'esportazione di prodotti a prezzi ridotti farà scattare (e sta già accadendo) gabelle e dazi di stampo medioevale...

ciao a tutti
andrea

Maramao
 
Inserita il - 07/05/2005 


...I cinesi hanno GIA' cominciato a occuparsi dei prodotti di qualità e prestigio...
Ciao,
Massimo


...sembra che siano anche già passati dalla fase del copia-copia
a quella che parte dall'ingenierizzazione di un prodotto.
pare che, nonostante la manodopera venga pagata pochissimo, alcune aziende cinesi, strapaghino i designer occidentali.
sarà vero?....


Vero, vero. Ma i cinesi sono ottimi affaristi, non "strapagano" nessuno se non hanno pensato con tre mosse d'anticipo che quel tizio gli farà fare molti più soldi di quanti glli costa.
Poco tempo fa, in tv, ho visto un servizio che mi ha lasciato sbalordito. La giornalista intervistava un ingegnere edile italiano in Cina, che aveva dato il via con altri tecnici sempre italiani alla costruzione da zero di un sobborgo di Shanghai destinato al ceto medio. L'intervista si svolgeva in loco, si vedeva un terreno senza fine e alcuni isolati già pronti di casette all'inglese , monofamiliari, col giardinetto, carine. "In quest'area quante persone vivranno?" - "Circa 500mila".
Definito un sobborgo, I say.
Ora, è chiaro che quei tecnici saranno probabilmente "strapagati", per i nostri canoni, ma quanti ingegneri cinesi saranno lì, adesso, a imparare l'arte... per poi NON metterla da parte?

quote:



il dato di fatto è che il fenomeno cinese farà tirare il freno a mano all'apertura globale dei mercati. in un tempo di frontiere aperte e di scambi che avvengono a livello mondiale, un'esportazione di prodotti a prezzi ridotti farà scattare (e sta già accadendo) gabelle e dazi di stampo medioevale...
 


Sono d'accordo. Non sono solo misure protezioniste, i dazi, servono agli Stati anche per incamerare un bel po' di quattrini supplementari. E' come per certe tasse, prima c'è un ministro che dice "abbiamo bisogno di tot soldi in più", poi c'è un sottosegretario che trova un nome alla nuova tasse e ne giustifica l'istituzione agli occhi dell'opinione pubblica. E' un meccanismo sicuro, ingannatore e naturalmente perverso.

Ciao, Massimo

 

edgarnew
 
Inserita il - 07/05/2005  a

Era ovvio,che,visto il tema del thread, si iniziasse a parlare di tutto e di più, ho letto, devo dire con molto interesse l'intervento di Simplicius, che credo sia quello che meglio sintetizza la situazione sotto molti punti di vista, tuttavia consentitemi di fare una piccola chiosa.
40 e più anni fa si parlava della tecnica di clonazione di tutto ciò che era tecnologico da parte dei Giapponesi, poi fu la volta dei Coreani eoggi dei Cinesi.
Anche se è vero che le potenzialità della Cina (e dell'altro spauracchio ossia l'India) sono enormemente maggiori rispetto quelle dei paesi citati prima, è anche vero che proprio per la sconfinata grandezza di questo paese, un processo di globalizzazione e di industrializzazione, almendo secondo il modello occidentale che fu quello già copiato nel passato,non sarà facile da attuare in tempi brevissimi.
In ogni caso era una evenienza da mettere nel conto, considerato che almeno da due decenni, europei, americani etc. realizzano materialmente di tutto e di più proprio in Cina perchè così si abbattono i costi per via della manodopera quasi gratis, e pensare che questa nazione prima o poi non iniziasse a sciogliere i nodi che la tengono legata ai paesi detentori di un certo tipo di tecnologia, era come pensare di volere oscurare il sole con una rete da pesca.  Edgarnew

Modificato da - edgarnew il 07/05/2005 17:39:00

no_nfb
 
Inserita il - 08/05/2005 

Quoto quanto detto, e aggiungerei che non sono molto convinto che il capitalismo passato e presente si preoccupi molto di quello che avverrà fra un decennio (questo è il suo limite), l'obiettivo dei capitalisti è quello di fare quattrini e basta, non sono loro a doversi fare carico degli effetti collaterali dovuti alla apertura di una fabbrica in Cina.
E' la politica che dovrebbe regolamentare e prevedere, o no?

antonio
 

 

di  Spybat  spybat@virgilio.it

 

Come vi sembra ???  dite la vostra qui:

http://www.audiocostruzioni.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1236

 

Tanto per capire meglio il mondo Cinese vi consiglio di leggere questo reportage di Alberto un italiano che vive la

 

 

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