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Prefazione :
L'amico Spybat
mi ha mandato un interessante editoriale sui prodotti
Cinesi e sui suoi pensieri , prima di pubblicarlo sul sito lo
messo nel forum del sito , cosi da avere anche qualche
altro commento .
Di commenti ne sono
arrivati tantissimi , io qui ve ne allego solamente alcuni e
per chi vuole andarseli a leggere tutti e anche
rispondere attivamente lo può fare a questo indirizzo:
http://www.audiocostruzioni.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1236
Penso che la
discussione generata sia molto interessante e ve la allego qui
sotto:
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Riflessioni dalla
Cina con Furore
Prendo spunto dal Forum, ove si è
dibattuto di prodotti high-end, "ultra celebrati" o no,
che si possono trovare con facilità in Cina,
diversamente o meno marcati, ad un terzo del prezzo di
Listino al pubblico presente in Italia.
Devo dire, voglio dirlo, che la
cosa che mi ha impressionato però in modo particolare,
più che la tematica prezzo, è stata la smisurata voglia
di indagare, ricercare e, ancor di più, di scoprire, di
alcuni davvero “impertinenti” appassionati. Mi riferisco
in particolare, alle comparazioni tra Red Rose e Korsun
(sì proprio quella Red Rose Music del Mark “mitico”
Levinson che risulta ormai finito a fare il negoziante
che “ricarrozza” prodotti cinesi in quel di New York)
ovvero, e qui la cosa tocca qualcuno a noi molto vicino,
la comparazione, quantomeno imbarazzante, tra ESound e
Copland.
Non che il prezzo sia un aspetto marginale, off course,
ma onestamente la tematica sui prodotti "senza marca",
con il prezzo tre volte più basso, era già dibattuta nei
lontani anni '80 quando si parlava di "sottomarche" e si
aprivano i prodotti per avere le conferme del caso (vi
era persino chi azzardava di una sconosciuta Rotel quale
palese sottomarca della Pioneer). Viceversa, sul
prodotto di marca a prezzo stracciato, già allora vi era
qualcuno che aveva il solito amico un po' "intrallazzone"
che importava direttamente i vari Sae, McIntosh, Audio
Research, etc. dall'America (che, ai tempi, aveva sempre
la A come Ai Fai in maiuscolo).
Quello che è certamente vero è che il fenomeno era molto
meno evidente rispetto a quanto accade oggi. La
spiegazione però risiede nei cambiamenti che vi sono
stati nella nostra società negli ultimi 20-25 anni.
Dobbiamo considerare, infatti, che oggi abbiamo
internet, l'e-commerce, parliamo tutti, chi più chi
meno, un po' d’inglese (persino i Cinesi parlano
inglese!) e che per molte aziende non è più possibile
produrre, restando competitivi, con le fabbriche locate
negli States o nella vecchia Europa (ahinoi!). Così
come, alcuni distributori nostrani, soprattutto quelli
non improvvisati e che fanno professionalmente il loro
mestiere (informazione, pubblicità, promozione, fiere,
scelta oculata dei negozianti, supporto ed assistenza
tecnica, ... ok.. ok... capito...vero... d’accordo….sono
sempre meno...) forse, e dico forse, non possono fare a
meno di generare listini "triplicati" perché anche loro
vivono in un regime altamente competitivo, in un mercato
sempre più di nicchia, nel quale, in ogni caso, hanno
spese sempre maggiori, almeno tre dipendenti da
retribuire al 27 d’ogni mese, qualcuno di loro ritira
persino direttamente l’usato (che poi, sempre più
spesso, non riesce a rivendere) ed infine pagano, si
spera, anche le tasse su quello che gli rimane.
Aneddoto. Qualche tempo fa un importatore italiano un
po’ sconsolato (quando parla dei mitici ’70-’80 gli si
illuminano ancora gli occhi…) mi disse, cercando di
esprimere una sintesi sull’attuale mercato dell’high-end
in Italia che: “l’audiofilo è ormai uno che per
prendersi un cagnolino, ti porta indietro due gattini”.
Tornando a noi, indagare, comparare e scoprire è
senz’altro un passatempo bellissimo anzi, ancor di più,
diciamolo francamente, è un vero godimento (si, ebbene
si, lo faccio anch’io!).
Comprare poi in Cina ad un terzo del listino italiano va
altrettanto bene, purché si sia disposti a correre i
rischi del caso che sono tutti ed interamente a carico
di chi acquista (soldi in anticipo, danno sulla
spedizione, rischio di vedersi recapitare un prodotto
non funzionante sul quale non viene fornita alcuna
garanzia, etc.). Va tutto bene quindi, ma possiamo anche
farlo senza necessariamente sostenere che gli Operatori
italiani sono tutti dei gran “furbacchioni” perché, con
un po’ di oggettività, possiamo anche sostenerci che
così non è, o perlomeno, che così non è per tutti.
Prima che qualcuno possa anche solo erroneamente o
subdolamente pensarlo (sempre i soliti audiomaligni…)
preciso subito che, non sono un Operatore di settore.
Sono quindi null’altro che un semplice ma attento
“ascoltatore” con le orecchie invero un po’ appuntite.
Dopo tutto questo, potevo quindi esimermi dal fare
qualche sana provocazione ad uso e consumo dei nostri
“china fans”? Certo che no!
Diciamo allora che, vi sono almeno altri tre rivenditori
“online” cinesi, oltre al già noto amico Catty, e mi
chiedo quindi: perché dispongono tutti degli stessi
identici (o quasi) prodotti? Non dovrebbe essere per
loro normale differenziare i cataloghi al fine di
evitarsi un’inutile concorrenza? Tali prodotti, sono i
più o i meno richiesti sul mercato high-end tradizionale
occidentale?
Proseguo così, in scioltezza, perché danno tutti la
possibilità di richiedere altri prodotti ma, alla
richiesta, rispondono, quasi sempre, che il prodotto non
è disponibile o fuori produzione (!) proponendo quindi
in alternativa uno di quelli presenti a catalogo?
Per rendere più pepata l'avventura, cosa rispondono se
facciamo domande su costi e tempi di spedizione o sulla
disponibilità e sul costo del servizio di "bruciatura"
preventiva?
Infine cosa ci dicono se, con un leggero rossore di
timidezza ed ingenuità, chiediamo quali altri costi è
necessario sostenere o, ancor peggio, quali garanzie
offrono sui prodotti, sulla spedizione e sui nostri
amatissimi soldi?
Il dubbio che però mi porta vera angoscia e sofferenza
è: quando compriamo dai cinesi il cagnolino (se siamo
veramente quelli che vanno sempre in giro con due
gattini…), i due gattini, a chi li diamo?
Faccio su questo un’accorata preghiera. Non abbandonate
i due gattini per strada qualora decidiate di comprare
il cagnolino in Cina.
Concludendo quindi, non sarà che i veri, spudorati,
ancorché candidi, “furbacchioni” sono proprio i nostri
cari amici cinesi?
Ai posteri ed ai veri appassionati l’ardua sentenza. Vi
giunga quindi forte il mio più caloroso “Good Vibrations”.
SpyBat
spybat@virgilio.it
     |
edgarnew
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Inserita
il - 06/05/2005 alle ore: 09:49:39
Carissimo Fabrizio le tue considerazioni sono senz'altro
valide e tengono conto di aspetti oggettivi che fino a
qualche mese fa erano assolutamente condivisibili ma,
fra l'altro, nel frattempo, a cominciare proprio dal
nostro Davide si è iniziato ad importare con una certa
regolarità questi prodotti per cui anche quel sottile
compiacimento del "ce l'ho solo io" inizia a scomparire
e viene sostituito da una più saggia valutazione degli
oggetti, e non solo in semplici termini di costo, che
tiene soprattutto conto del parametro fondamentale che
ne determina la consigliabilità o meno all'acquisto
ossia il COME SUONA.
Diciamocelo francamente se parecchi utenti inizialmente
sono corsi (scusate il gioco di parole) verso i Korsun
in gran parte lo si deve al fatto che sono stati più o
meno velatamente proposti come cloni dei RRM il che era
come dire che a prezzi "pop" uno si portava a casa Mr.
M.L. in persona, poi magari s'è scoperto che questi
oggetti suonavano pure bene, ma di certo i Korsun hanno
avuto rispetto altri prodotti altrettanto validi ben
altro impatto d'immagine.
A mio modesto avviso una macchina da musica va valutata
per quello che dà e non da dove viene o quanto costa.
Una regola fissa in tal senso purtroppo non può essere
ancora scritta e, soprattutto una volta che è saltato un
fondamentale parametro di riferimento, ossia quello del
prezzo identificativo di una maggiore o minore qualità,
rimane purtroppo solo come alternativa il test che
ognuno può fare di persona o fidarsi ciecamente delle
indicazioni dei vari recensori.
IMHO in Italia abbiamo tantissimi produttori di oggetti
d'ottima qualità che riescono fra l'altro a coprire un
range di prezzi molto vasto per cui in linea teorica non
ci sarebbe nemmeno bisogno di rivolgersi al mercato
estero, purtroppo però il ridimensionamento graduale
della nostra industria dell'hi fi, fa si che procurarsi
un LECTOR sia praticamente un terno al lotto ed anche
assicurarsi un UNISON non è facile, mentre per le altre
marche d'un certo peso i tempi fra domanda e risposta
sono decisamente lunghi.
Certo che se si acquistasse più made in Italy la
situazione cambierebbe e si eviterebbero certe avventure
esterofile.
I Cinesi non sono furbi, hanno solo compreso che grazie
alla loro politica di prezzi bassi, conseguenza anche di
certi comportamenti che rientrano nella sfera dell'etico
e del sociale, sul quale preferisco in questa sede non
esprimermi, possono ormai dettare legge in tutto il
mondo, probabilmente anche noi Italiani o altri
cittadini del mondo potremmo fare loro concorrenza se
accettassimo di mangiare una volta ogni due giorni e
portare un abito per un anno intero, rinunciando
all'educazione per i nostri figli e a molte di quelle
cose per cui i nostri avi hanno combattuto e dato la
loro vita.
A questo punto le cose sono due, o compriamo un oggetto
di qualsivoglia provenienza per quello che realmente
vale in senso assoluto (funzione svincolata dal resto
delle variabili) indipendentemente da dove viene o
cominciamo a chiederci seriamente fino a che punto vale
la pena acquistare 8 qualcosa che vale 10 ma per la
quale dobbiamo rinunciare a molti di quegli aspetti
giustamente messi in luce da Fabrizio, o pagare 11
qualcosa che vale sempre 10 godendo peraltro del
beneficio di molti servizi inclusa la possibilità
dell'ascolto, e che magari serva anche a ridare fiducia
alla nostra economia nazionale o quanto meno a quella
della comunità europea.
Magari così smetteremmo di cercare di barattare gattini
per cani e cercheremmo tutti di acquistare l'animale
giusto
Edgarnew |
plopla
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Inserita
il - 06/05/2005
Il
tema della (non) competitività italiana richiederebbe
trattazioni lunge e probabilmente in forum diversi da
questo.
Mi permetto però di fare un paio di osseervazioni che
forse riusciranno ad avvicinare, purtroppo solo sul
piano della discussione teorica, le posizioni di
venditori e di acquirenti. Il modello economico
occidentale, e drammaticamente quello italiano, hanno
avuto negli ultimi decenni un ciclo parabolico che ci ha
portati ai nostri giorni con un sistema
fiscale-pensionistico-burocratico in grado di fagocitare
qualsiasi risorsa. Diventano così vere entrambe le
verità, ossia quella del venditore che alla fine del
mese deve far quadrare i conti e "pagare" sulla sua
attività una serie di oneri impliciti come:
- un affitto spropositato provocato dalla bolla
immobiliare (figlia a sua volta del trasferimento di
ricchezza dalle fascie giovani a quelle più anziane e di
un immigrazione in costante crescita);
- la parcella di un commercialista che deve districarsi
(perdento tempo ede energie) in un quadro normativo
fiscale sempre più ingarbugliato; i maggiori costi che i
bassi volumi di vendita di prodotti qualità, o anche
solo "diversi" impongono (è ormai cosa risaputa che se
sono un centro commerciale e ordino 1000 pezzi di un
certo prodotto ottengo uno sconto del 40%, se ne ordino
10 lo sconto è del 15%);
- le spese dei trasporti, anch'esse crescenti in quest'ultimo
periodo.
- le pensioni di tutti gli ex negozianti ed artigiani
(se qualcuno non lo sapesse viviamo in un regime
pensionistico "distributivo" e non "contributivo"), ed
anche partecipare inirettamente a quelle di tutte le
categorie implicate (trasportatore, commercialista,
dipendenti, avvocato)
.....
Credo ce ne sia abbastanza di cui sconfortarsi. Ma
allora che fare? Quello che tutti stanno già cominciando
a fare: non si chiama più l'imbianchino (che peraltro si
lamenta anche lui, ... beh... a volte non sempre
ragione) e ci si arrangia, perchè non ha senso correre
dalla mattina alla sera, magari trascurando i figli, per
portare a casa 4.000 euro in un mese (è solo un
esempio), pagarne 2.000 di tasse e 2.000 per tre giorni
di lavoro dell'imbianchino.
E allora si comprano i prodotti
cinesi perchè comunque, all'unico prezzo che ci si
riesce a permettere, si portano a casa prodotti spesso
ben fatti e ben suonanti, magari evitando di farci
troppe domande sull'eticità della nostra scelta e sulle
sue implicazioni (argomento su cui comunque non intendo
dare giudizi).
E il lato positivo?
Questa continua ricerca (la figura del pioniere)
significa che esistono comunque ancora molti di noi che
riescono ad emozionarsi per il pannello frontale di
amplificatore o per il calore del suono di una valvola
(di nascosto dalle mogli mi raccomando, non sono ancora
pronte ad accettare di condivere parte gli affetti, non
con una valvola perlomeno) |
edgarnew
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Inserita
il - 06/05/2005
Il tema della (non) competitività italiana
richiederebbe trattazioni lunge e probabilmente in
forum diversi da questo... etc
Sono considerazioni giustissime ma che a lungo termine
portano alla conseguenza che se io produco pomodori, ma
il mio vicino straimpipandosene di utilizzare sementi
geneticamente modificate, acqua di pozzo non
controllata, concimi chimici made in Cernobyl etc. li
vende a meno di quanto già a me vengono a costare in
partenza, allora tanto vale comprarli da lui e rivendere
il mio terreno per comprarmici un fuoristrada Coreano!!!
Quindi tanto vale invece di fallire meglio glissare su
tutto quello che abbiamo acquisito in termini di
conoscenza e competenza acquisito in questi anni giusto
per sopravvivere!!!!????!!!!
quote:
Credo ce ne sia abbastanza di cui sconfortarsi. Ma
allora che fare? Quello che tutti stanno già
cominciando a fare: non si chiama più l'imbianchino
(che peraltro si lamenta anche lui, ... beh... a volte
non sempre ragione) e ci si arrangia, perchè non ha
senso correre dalla mattina alla sera, magari
trascurando i figli, per portare a casa 4.000 euro in
un mese (è solo un esempio), pagarne 2.000 di tasse e
2.000 per tre giorni di lavoro dell'imbianchino
L'aspetto positivo è che almeno
nell'ultimo mese ho trovato che un buon numero di
artigiani sono scesi a più miti pretese rispetto un po'
di tempo fa, così pure i costi degli affitti sono
anch'essi diminuiti.
Lasciamo fare corso al buon senso, sempre che ne sia
rimasto, e le cose si aggiustano, io per natura sono
ottimista
quote:
E allora si comprano i prodotti cinesi perchè
comunque, all'unico prezzo che ci si riesce a
permettere, si portano a casa prodotti spesso ben
fatti e ben suonanti, magari evitando di farci troppe
domande sull'eticità della nostra scelta e sulle sue
implicazioni (argomento su cui comunque non intendo
dare giudizi).
Fino ad ora è stato così, ma la
tendenza esasperata a fare terra bruciata intorno ad
altri prodotti, e qui non mi riferisco solo all'hi-fi,
porterà col tempo ad un regime di monopolio all'interno
del quale non è detto che successivamente verrà
garantita la presunta ottima qualità di cui in questo
momento godono di fama i made in China.
quote:
E il lato positivo?
Questa continua ricerca (la figura del pioniere)
significa che esistono comunque ancora molti di noi
che riescono ad emozionarsi per il pannello frontale
di amplificatore o per il calore del suono di una
valvola (di nascosto dalle mogli mi raccomando, non
sono ancora pronte ad accettare di condivere parte gli
affetti, non con una valvola perlomeno)
Questo è probabilmente più d'ogni
altra cosa l'elemento che mantiene vivo l'interesse per
l'hi-fi, ma la conditio sine qua non perchè questo possa
alimentarsi è la necessaria pluralità d'offerta che si
gioca IMHO più che altro sul campo della qualità a
prescindere da tutti gli altri elementi etici o meno.
Edgarnew |
jackiron
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Inserita
il - 06/05/2005 alle ore: 10:54:52
io tratto il tema della
competitività italiana nel mio lavoro e Davide lo può
ben capire , quindi non mi sbilancio troppo anche se in
merito potrei gia(anche se sono giovane e inesperto)
scrivere un trattato.
La competitività non esiste.
Il mercato è ormai aperto.
Il prodotto migliore nel 90 % perde nel confronto di un
prodotto più scadente ma dal costo minore.
I fortunati audiofili che imho sono così fortunati da
aver comprato un prodotto che vale 100 ma pagato solo 30
direttamente in cina sono così pochi che il mercato
nemmeno se nè accorto.
Quindi il discorso sui prodotti cinesi è un pò troppo
sterile, forse se si aggiungesse che il campo dell'aifai
con la A maiuscola è una giungla e che a noi
fondamentalmente conta solo il risultato, allora senza
fare troppi moralismi inutili direi con tutta onestà che
se avessi l'opportunità di avere un impianto che mi
soddisfa appieno(nirvava audio) per un prezzo che mi
potessi permettere lo comprerei al volo anche se fosse
prodotto in australia(vedi Halcro..) o in cina o in
bolivia!!!
Tanti ciao
Jack |
no_nfb
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Inserita
il - 06/05/2005
Probabilmente sono in
zona OT, ma permettete anche a me di fare un pò di brain
storming su questo argomento:
1) Nulla potrà cambiare il corso della
globalizzazione, nemmeno mettendo i dazi, se si bloccano
i prodotti dalla Cina essi verranno acquistati dalla
Germania (ad esempio) perchè provenienti dalla Cina e
quindi costano meno (il T-Amp viene acquistato in USA ma
viene dall'Asia)
2) Nel prossimo futuro la Cina avrà notevoli problemi
di welfare, ci sono già ora molti anziani che non hanno
sostegno dallo stato perchè storicamente agli anziani ci
ha sempre pensato la famiglia, già ora molti anziani
iniziano a non poter essere accuditi dalle famiglie
perchè costretti a lavorare nelle fabbriche (la realtà
contadina consentiva loro di pensare anche agli
anziani).
Questo comporterà che lo stato dovrà occuparsene e dovrà
spendere di più, il costo del lavoro crescerà
inevitabilmente!
3) Competere con la Cina sui prodotti manifatturieri
è un grande errore perchè questo costringerebbe le
industrie cinesi ad evolvere e competere anche sui
prodotti di qualità e prestigio....e allora si che sono
caxxi!
Saluti Antonio
-------------------------------
www.hifisemplice.altervista.org |
edgarnew
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Inserita
il - 06/05/2005
quote:
io tratto il tema della competitività italiana nel mio
lavoro e Davide lo può ben capire , quindi non mi
sbilancio troppo anche se in merito potrei gia(anche
se sono giovane e inesperto) scrivere un trattato.
La competitività non esiste.
Il mercato è ormai aperto.
Il prodotto migliore nel 90 % perde nel confronto di
un prodotto più scadente ma dal costo minore.
I fortunati audiofili che imho sono così fortunati da
aver comprato un prodotto che vale 100 ma pagato solo 30
direttamente in cina sono così pochi che il mercato
nemmeno se nè accorto.
[/quote]
La situazione è rapidamente mutata, i prezzi su
Kattylink si aggiornano facilmente e ben presto la
macchina del bussines s'è messa in moto e come dicevo
prima c'è una certa normalizzazione, i fortunati di cui
sopra sono tali nella misura in cui i loro apparecchi
siano effettivamente di buona qualità, altrimenti sono
solo persone che hanno pagato poco un oggetto che vale
quello che costa e basta
[/quote]
Quindi il discorso sui prodotti cinesi è un pò troppo
sterile, forse se si aggiungesse che il campo dell'aifai
con la A maiuscola è una giungla e che a noi
fondamentalmente conta solo il risultato, allora senza
fare troppi moralismi inutili direi con tutta onestà che
se avessi l'opportunità di avere un impianto che mi
soddisfa appieno(nirvava audio) per un prezzo che mi
potessi permettere lo comprerei al volo anche se fosse
prodotto in australia(vedi Halcro..) o in cina o in
bolivia!!!
Tanti ciao
Jack
[/quote]
Giustissimo, ma qui ritorniamo a quello che dicevo
prima io, cioè che la qualità va vista in senso assoluto
soprattutto in termini di suono e non di prestazioni
meramente numeriche e a questo punto è giustissima la
tua osservazione per cui a quel punto la provenienza del
bene, qualunque essa sia non conta più
Edgarnew |
jackiron
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Inserita
il - 06/05/2005
scusa edgar, non ho letto
il tuo intervento perchè mi si è cancellata la pagine
del palmare......
e con questo vi saluto!
Il t-amp ordinato ieri +blu tack dovrebbero
arrivaremercoledì prossimo presumo...io ora me ne vado a
casa ...ovvero al mare!!!!
tanti ciao e buon week end con l'hi end....
Jack |
Wyatt Earp
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Inserita
il - 06/05/2005
Stimato Admin,
Non so se con la mia seguente risposta coglierò nel
segno, cioè se contribuirò a rafforzare il punto
centrale dei tuoi argomenti. Purtroppo vorrei dirti che
ti sbagli in pieno e quello che dici non è assolutamente
vero, invece, e ripeto putroppo, hai ragione su tutti i
fronti.
Quindi non potendo obiettare, mi permetto solo di
complicare di qualche punto, allargando l'angolo di
prospettiva e guardando in tre dimensioni il problema,
che a dir il vero è molto complesso. Più di quello che
può apparire anche dopo attenta riflessione. Ma
abbandoniamo la retorica e veniamo al succo della
questione.
Il prodotto al quale si fa riferimento è l'HI-FI high
end commerciale, ma se si parlasse di altri prodotti
quali il tessile, le macchine industriali, le
automobili, tutto il consumer elettrico, eccetto qualche
raro settore che non saprei nominare, le considerazioni
fatte non cambierebbero o vi si discosterebbero solo di
poco.
Come dicevo, la situazione attuale è generata da
molteplici interazioni commerciali, culturali, tecniche,
politiche, congiunturali e anche se in misura minore
casuali. Ogni situazione è un garbuglio di complessità
controllata da regole interne e distinte dalle altre, ma
interlacciate tra di loro a causa delle interazioni
comuni.
In altre parole, esiste la moltitudine di massa umana
che costituisce il mercato generale o globale come usa
dire oggi. Esistono, poi, le varie categorie di
prodotto. I produttori che lo producono, i distributori
ed i commercianti. Se consideriamo queste entità in un
blocco lineare possiamo anche dire che esiste un sistema
di feedback che stabilizza le variabili che regolano
ogni singolo mercato.
Tra le più importanti di queste variabili troviamo, il
prodotto e la sua fascia qualitativa, il suo costo di
produzione, il totale dei costi passivi, il margine di
utile per ogni passaggio, il numero relativo di prodotti
venduti all'anno, il volume di utile totale, ed il
rapporto di convenienza. Questo vale anche per
l'importazione, se ci si cura di aggiungere ai costi
passivi le spese che essa comporta.
Il margine utile per ogni partecipante all'offerta varia
secondo la curva prezzo di mercato pezzi venduti.
Significa, ovviamente che più pezzi si vendono più si
ricava, ma l'andamento non è lineare, la curva è una
campana la cui posizione, la sua ampiezza e la sua
altezza dipendono dal rapporto richiesta/offerta. Cosa
significa? Facciamo un esempio. Un prodotto di altissima
qualità altissimo costo di costruzione e ancora più alto
prezzo di vendita consente poche vendite all'anno
realizzando profitti bassi. Se manteniamo costante la
sua qualità e quindi anche il costro di costruzione ma
diminuiamo il prezzo di vendita riduciamo il profitto
per pezzo venduto, ma incrementiamo il numero di pezzi
venduti quindi il profitto annuo sale. La curva di cui
dicevamo prima ci rappresenta l'andamento del profitto o
meglio quanti pezzi ed a che prezzo potremmo vendere in
un anno prima di superare la cuspide della campana ed
arrivare ad un numero di pezzi venduti alto ad un prezzo
basso ed avere minore profitto rispetto ad averne
venduti meno a prezzo più alto.
Questo principio di scienza finanziaria pare sconosciuto
in Italia. Per cui la concorrenza tra i produttori è
squilibrata ed irregolare.
La concorrenza, in un sistema equilibrato, si dovrebbe
basare sulla riduzione dei costi di fabbricazione e
sull'aumento di qualità del prodotto. In altre parole,
investimento, ricerca, perfezionamento del prodotto
sfruttando l'esperienza acquisita e sviluppando
innovazione. Quando un prodotto è di nicchia, cioè
richiesto da una elite di persone professionalmente
preparate o di gran gusto o di gran ... portafoglio,
questo è sempre indice di un funzionamento di mercato
lineare, collocato molto prima (verso l'origine degli
assi) della cuspide della curva di margine di cui
parlavamo. Quando, a causa della diffusione dei costumi
o del prodotto stesso, le quantità prodotte diventano
alte, oltre la cuspide della curva in questione, si ha
il fenomeno di frazionamento del mercato in fasce di
costo/qualità. Ecco dove nasce un problema molto
italiano, un pò europeo, meno americano (ma in crescita
anche li). Il problema di cui parlo è il fenomeno di
disorientamento dell' acquirente che falsa il mercato,
confonde il feedback ed il mercato comincia ad
oscillare, fornendo alternativamente nel tempo, prodotti
scarsi ad alto prezzo, incrementando i profitti della
catena produttiva/distributiva, e poi, prodotti medi a
prezzi bassi bruciando i profitti fatti in precedenza.
Dopo un certo periodo, spesso misurabile in anni, il
mercato riesce a stabilizzarsi nelle varie fascie, ma
altrettanto spesso, i margini di utile ricavabile a quel
punto sono solitamente bassi.
Con questa premessa non mi volevo proporre come filosofo
delle scienze finanziarie ma la ritenevo opportuna per
addentrarmi nel caos terribile che è il mercato
italiano, non solo, come dicevo all'inizio nel settore
Hi-Fi, ma anche per molti altri settori dove i Cinesi ed
i paesi dell'ex Unione Sovietica ci stanno invadendo.
In altre parole, ci troviamo a questo punto perchè gli
imprenditori italiani non hanno saputo investire in
macchinari moderni, non hanno saputo investire in nuovi
prodotti, in nuovi mercati extranazionali, con
l'apertura delle frontiere europee nessuno dei piccoli,
ma anche dei grandi costruttori, era pronto per i
mercati esteri. Il prodotto Italiano non è mai stato
capace di imporsi nei mercati di prestigio, eccetto per
qualcuno, Ferrari, Valentino, Luxottica che non fanno
testo nella media rappresentativa delle aziende. I
commercianti e gli importatori italiani non hanno mai
brillato in onestà e preparazione preferendo sfruttare
l'onda del momento per poi smettere o fallire in maniera
furba. Gli acquirenti o i consumatori che dir si voglia
non hanno mai brillato in saggezza negli acquisti
falsando il mercato e producendo l'effetto due gatti per
un cane di cui si parla nel documento di Sbisà.
Scendendo in particolare nel settore pubblicitario,
commerciale (il tizio nel negozio che propone l'oggetto
del desiderio), la spiccata preminenza dell'italo
pubblico di consumatore ad essere paranoici sostenitori
della filosofia di quel loro amico "guru", di quell'autore
di quella rivista, o anche della loro fiosofia
indiscutibile di vita, la spiccata mancanza di
preparazione tecnica dolo delle nostre scuole e della
nostra cultura molto retorica e poco scientifica, la
diffusione al largo pubblico di un hobby che diventa
consumismo, l'esosità e l'interesse puramente
materialistico dei produttori e/o dei venditori,
costituiscono una miscela esplosiva destabilizzante del
nostro mercato interno lasciando spazio ad importazioni
di prodotti strani di qualità discutibile e di prezzo
errato introdotti in fasce di mercato che non sono
tipiche di quel prodotto, contribuendo ancora ad una
destabilizzazione uteriore e ad un disaffezionamento
della clientela, che con ritardo genererà le onde
descritte nella prima parte di questo post.
Questo è già successo negli anni dal 1975 al 1985 con la
fotografia intesa come arte o professione, ora diventato
hobby di tutti consumismo spinto fino alle fotocamere
digitali con risultati pessimi e di intralcio ai
professionisti ed ai fotoamatori artisti.
Un pò diversa e più articolata è quella del settore
Hi-Fi ma la morale è sempre quella e mi trovo concorde
con le afferamzioni di Sbisà.
Arrivando alle previsioni possibili, basandosi sulle
premesse di cui sopra, avremo degli importatori che
vendono a 1000 euro oggetti importati a 50 dalla China,
riviste del settore che pubblicano articoli sulla
magnificenza dei prodotti cinesi. Altri articoli
decanteranno le esoteriche performance musicali del tal
o del talaltro prodotto. I venditori che si
prodigheranno in acrobazie lessicali per convincere gli
ignari clienti già ipnotizzati dai guru delle riviste
del settore all'acquisto del tale amplificatore che
malgrado sia cinese è stato progettato dagli alieni
dell'area 51 ed è stato benedetto nel tempio indù che
conduce all'Agarti, quindi ineffabilmente perfetto e
contenitore dell'equilibrio totale.
Gli ignari ormai convinti di più dei tifosi della curva
sud, che il prodotto è quello che serve a loro, lo
compreranno. Dopo qualche anno arriveranno i problemi.
Si ossiderà questo, si cuocerà quello, si essicherà
quell'altro, si esaurirà qualche tubo, si arrugginirà
qualche manopola che poi si sfoglierà, si scollerà
qualche plastica simil legno, e si accorgeranno pian
piano esaurita la carica iniziale della fregatura, ma
non potranno dire nulla perchè saranno ancora circondati
da personaggi che nell'ambiente sosterrano che quell'affare
è un mostro sacro e che non è possibile che ciò possa
accadere, e se è vero lui è uno sfigato, invece è solo
uno che ha ricevuto una sonora fregatura.
Ogni apparato, come e ancor di più del garbuglio
economico, è una complicazione, o più correttamente
parlando interazione tecnologica, di leggi della fisica
incatenate dalle applicazione tecnologiche contenute nei
singoli componenti connessi tra di loro per ottenere ciò
che il risultato finale. Risultato e qualità che non
sempre è proporzionale alla spessa che viene affrontata.
Io sono convinto che un migliore mercato più onesto,
meno "pompato" dalla retorica e più condotto per mano
dalla tecnica e dalla scienza, lascierebbe posto anche
ai prodotti cinesi ai prodotti nazionali di media
qualità ed a quelli di alta ed altissima qualità nelle
rispettive fascie di prezzo.
Intendo dire che due prodotti possono anche "suonare"
allo stesso modo, ma per quanto lo faranno dipende da
quanto si sono pagati, anche se non sempre quelli pagati
cari durano o funzionano meglio. Come si usa dire.
Grazie per la pazienza,
saluti.
Scusate se arrivo in ritardo e forse con ripetizioni
ma è da stamani che scrivo quando non c'era nessuna
risposta e ora che ho postato mi accorgo delle altre
risposte che ora leggerò, quindi passatemi qualche
concetto ripetuto.
Grazie.
Modificato da - Wyatt Earp il 06/05/2005 12:17:23 |
plovati
|
Inserita
il - 06/05/2005
Vorrei aggiungere solo
una piccola nota a margine, sottolineando un aspetto
accennato da Wyatt:
per anni, diciamo almeno 10, in questo nostro bellissimo
e disgraziato paese abbiamo trascurato l'educazione, la
scuola di ogni ordine e grado.
Ci siamo illusi che per produrre bastasse pagare poco
ed in nero personale non specializzato, che per
progettare bastasse copiare e che per vendere bastasse
far pubbllicità.
La conclusione è che non abbiamo più tecnici seri,
abbiamo scoperto che c'è sempre qualcuno meno
specializzato che si puo' pagare meno, abbiamo venditori
che non parlano nemmeno una lingua straniera, se non
l'inglese imparato alle "convescion".
Nei paesi emergenti, invece, le famiglie povere si
ammazzano di lavoro per far studiare i figli, perchè
l'istruzione è una molla sicura di miglioramento delle
condizioni di vita, come da noi negli anni '50. In
Italia, per la prima volta, i figli stanno peggiorando
la condizione sociale dei padri.
Inoltre abbiamo perso in gran parte quel gusto del
bello, quella capacità quasi istintiva di discernere
un'opera artigianale e artistica da un manufatto senza
anima.
Se anche solo una piccola parte dei 100 milioni di
cinesi che vorrebbero visitare Venezia assorbirà questa
capacità, allora cominceranno i guai seri.
Devo dire che, masochisticamente, non mi spiace si
sia arrivati a questo punto. Abbiamo ancora spazio per
cadere ma una volta in fondo non si potrà che risalire,
ammesso di aver imparato la lezione.
Piergiorgio
Modificato da - plovati il 06/05/2005 12:39:39  |
Danilo
|
Inserita
il - 06/05/2005
Devo dire che, masochisticamente, non mi spiace si
sia arrivati a questo punto. Abbiamo ancora spazio per
cadere ma una volta in fondo non si potrà che
risalire, ammesso di aver imparato la lezione.
Piergiorgio
un mio vecchio capo diceva che arrivati sul fondo si
può sempre scavare.....
sono però concorde con quanto dice Piergiorgio.
personalmente mi piacerebbe trovare prodotti italiani
validi a prezzi non dico cinesi ma quantomeno onesti o
in alternativa prodotti esteri validi a prezzi allineati
a quelli del mercato tedesco o americano (chi non ha mai
preso qualcosa via internet negli USA??).
purtroppo ciò accade raramente e visto che arrivare a
fine mese è sempre più difficile, visto che il mio socio
invisibile si prende quasi il 50% di quello che guadagno
e visto che le aziende che vorremmo salvare spesso se
possono ci fregano (scusate, non vorrei generalizzare,
forse qualche scottatura mi ha reso un po cattivo) io se
posso cerco di risparmiare a parità di qualità o
prodotto.
non possiamo sperare che le sorti della nostra
economia si basino sul nostro attaccamento alla patria e
quindi alla preferenza per i prodotti made in italy.
proponiamo prodotti validi a prezzi giusti e poi ne
riparliamo, a queste condizioni non avrei dubbi su cosa
scegliere.
abbiamo sempre brillato in passato per la nostra
fantasia sia in campo artistico che non ma, e qui do
ragione per la seconda volta a Piergiorgio, stiamo
perdendo posizioni......
Come finirà non saprei.....
Ciao Danilo |
plopla
|
Inserita
il - 06/05/2005
Visto che il tema ha
riscosso un notevole successo vorrei lanciare una nuova
provocazione.
Alcuni mesi or sono ho ordinato del materiale per
falegnameria negli Stati Uniti (per uso hobbistico).
Approfittando del fatto che la spedizione era comunque
pagata, ho integrato l'ordine con alcune frese in
catalogo dal rivendiore. Tra gli oggetti che attirarono
la mia attenzione, alla fine sostituiti da altri
articoli, c'era anche un elegante cofanetto in legno
contenete un set di frese. Il prezzo era di 119 dollari,
equivalenti a circa 91 euro. Aggiungendo l'iva (se
applicata) sarebbero stati circa 110 euro. Lo strsso
cofanetto (identico, dello stesso produttore) è in
vendita in una ferramenta vicino a casa mia a 159 euro.
Be che c'è di strano direte voi... semplicemente che il
cofanetto (degli Usa) riporta stampigliato in bella
evidenza la scritta "Made in Italy", prodotto dalla CMT
di Ancona. Due viaggi transoceanici gli facevano perdere
un po' di prezzo.
Il problema quì evidentemente non è nè nella quialità
(stesso prodotto) nè nello sfruttamento (non credo che i
dipendenti del venditore statunitense patiscano la
fame).
Recentemente ho provato lo stesso giochino con un paio
di scarpe, prodotte negli USA questa volta. 115 euro in
italia, 89 $ (+ trasporto, tasse,....) ordinati
direttamente. Il venditore mi ha gentilmente risposto
che non poteva spedire in Italia a causa di "restrizioni
di licenza imposte dal produttore" (che evidentemente ha
una divisione commerciale proprio da noi e può
tranquillamente mantenre prezzi maggiorati).
Alzi la mano chi non ha mai confrontato i prezzi di una
valvola tra Italia e, tanto per fare un esempio
Germania, da dove peraltro un corriere costa forse meno
che tra Bologna e Modena. Che ci sia qualcosa che non
funziona?
|
simplicius
|
Inserita
il - 06/05/2005
Ciao, visto che si parla
di Cina, ci metto anche la mia, di opinione; se di
economia non ci capisco nulla e di finanza poco, posso
dire almeno qualcosa sul "clima" cinese, dato che ci ho
vissuto per un anno e mezzo e vi ho fatto ritorno
spesso, anche se negli ultimi quattro anni ho cambiato
attività e non ci tornerò per un po' di tempo :-(
Vivevo in una città del sud-ovest, KunMing, piccola
per gli standard cinesi, ma che passa i 5 milioni di
abitanti e neanche particolarmente "evoluta" dal punto
di vista tecnologico. Mi interessa mettere in evidenza
due punti: l'hi fi "indigeno" cinese, il
lavoro-tecnologia e la questione etica.
Dal punto di vista dell'hi fi, io, pallido decadente
europeo, non smaliziato ed assolutamente non audiofilo,
rimanevo basito di fronte ai negozi della città che
esponevano non i compattoni (c'erano anche quelli ma ai
magazzini Sakura...) ma valvolari luccicanti, diffusori
enormi dall'apparenza complessa e dal suono molto più
ricco di quello cui ero mal abituato in Italia. E non si
creda che fossero solo prodotti cinesi. Credo di aver
visto li' proprio il mio primo Mark Levinson. E
soprattutto, attrezzature professionali di prim'ordine
(se non vado errando, roba della Bose, che per le
apparecchiature professionali sa dire la sua, non me ne
vogliano quelli che la odiano) per via della diffusione
del Karaoke, con cui scherzosamente (ma non troppo) si
diceva tra noi che i giapponesi hanno finito di
distruggere la Cina. E ancora, di questi negozi non ce
n'era uno o due, ma una decina - per quelli che ho
visto, poi ho scoperto che c'erano anche i grossisti, ma
il concetto è molto più sottile rispetto a noi (anche i
privati introdotti nelle grazie del laoban (o' capo)
possono comprare).
Eccome se compravano! e se alcuni erano parvenu, o
come dice Dante, "la gente nova di cui mi è duro
sopportar lo puzzo", arricchiti, insomma, che ti
sbattevano in faccia l'impiantone costoso ma
accrocchiato e inascoltabile, c'era una moltitudine di
appassionati sinceri e, lo riconosco meglio ora, anche
assai competenti.
Esterofili, anche, ma appassionati veri. Insomma fin
dai primi '90 - dopo Tian 'An Men, per esperienza
personale c'era una base di competenza interessante.
Attenzione, ho volutamente lasciato da parte Hong Kong,
per la quale valgono altre considerazioni, ma che
sicuramente, con l'importazione di impianti per la
maggior parte inglesi, ha contribuito in larga parte
alla formazione di questa "competenza" anche in PRC.
Ora, come un boomerang, la competenza esportata a suo
tempo fa ritorno, sinizzata, ma la radice è quella.
Non so se quanto arriva dalla Cina sia il meglio
della produzione cinese. Probabilmente, è come al solito
mediata dai pescecani di HK, che propongono quanto
pensano sia il meglio per il target occidentale.
E fin qui va bene, passiamo al lavoro; la questione è
complessissima, ma si deve tener conto che il concetto
di diritto alle ferie, ad esempio, è un qualcosa che
riguarda l'occidente, non la Cina. Cosi' pure i vari
diritti acquisiti dall'occidente li' sono nuovi. e cosi'
via, altre cose che diamo per scontate li' non lo sono;
la sensazione è che non esista una vera e propria
soluzione di continuità studio-lavoro-tempo libero;
spesso le cose coincidono, almeno per i ceti medi e
bassi. I ricchi, che sono molti, possono concedersi
anche qualcosa di più, e gli oggetti di cui si
circondano sono spesso di livello altissimo, non si
creda che questi Cinesi abbiano la sveglia al collo e
l'anello al naso! Hanno gusti raffinatissimi, solo
differenti dai nostri, e competenze affatto diverse ( a
chi in occidente verrebbe in mente di fare follie per
una pietra da inchiostro? eppure alcune di queste
costano quanto una catasta di Audio Tekne...). Di fronte
ad una produzione cosi' continua i magazzini possono
rimanere pieni? Deng Xiao Ping ha detto "Arricchitevi" e
da quel momento è stato tutta una corsa. Se si possa
fermare? Forse, ma a che prezzo? Un'altra rivoluzione?
Dio ne scampi.
Insomma, diversamente da quanto emerge dai media in
questo periodo, giudicare la Cina secondo il metro
occidentale è l'ennesimo abbaglio.
Mi ricordo che quando arrivai a Pechino un addetto
dell'ambasciata italiana mi disse:"lascia perdere quello
che pensi; questa non è un'altra nazione, nè un altro
continente; è un altro pianeta!"
Cosi' anche il valore della vita umana. Ogni secolo il
fiume giallo cambia corso e travolge interi villaggi e
città nelle sue alluvioni, in cui muoiono qualche
milione di persone. (sembra incredibile vero? immaginate
se il Po sfociasse all'improvviso in Liguria e
travolgesse tutto quello che incontra. Farebbe un po'
clamore? Li' molto poco).
Ho visto anche la gente che sui camion viene portata
allo stadio ( e non a vedere la partita). In un solo
giorno furono eseguite 1500 condanne a morte in tutta la
Cina, almeno ufficialmente, solo dove stavo io i camion
(su cui stava in piedi un solo condannato per ciascun
automezzo) non finivano mai di passare. Bè, mi rendo
conto di avervi annoiato abbastanza e vi chedo scusa per
le digressioni, ispirate dall'amore che comunque porto
per il paese di mezzo. Ma l'intento era di chiarire in
che milieu vivono quelli da cui arrivano le macchine di
cui si parla e di contribuire alla discussione
incuriosendo qualcuno magari.
Ciao a todos,
Simply
|
Maramao
|
Inserita
il - 06/05/2005
3) Competere con la Cina sui prodotti
manifatturieri è un grande errore perchè questo
costringerebbe le industrie cinesi ad evolvere e
competere anche sui prodotti di qualità e
prestigio....e allora si che sono caxxi!
Ciao Antonio,
sono d'accordo con quanto scrivi. Di recente ho avuto
modo di parlare con un dipendente di una nota fabbrica
italiana di macchine per la lavorazione dei metalli.
Avevano installato un impianto di produzione in Cina.
Dopo un ottimo inizio, si erano accorti con sgomento che
le commesse calavano vistosamente, mese dopo mese.
Invece le richieste di consulenza sull'uso delle
macchine aumentavano. Hanno scoperto che dei cinesi
avevano "clonato" le loro macchine e sfruttavano persino
il loro buon nome, mettendo il loro marchio sulle copie.
Ora, il punto che voglio segnare, relativo a questa
discussione, non riguarda la fraudolenza, quanto il
fatto che le macchine "clonate"... erano buone, quanto
le originali.
I cinesi hanno GIA' cominciato a occuparsi dei prodotti
di qualità e prestigio.
Del resto, il miglior modo per recuperare una materia a
scuola è sempre stato quello di mettersi alle calcagna
del secchione della classe, ricopiare tutti i suoi
compiti pedissequamente e quindi lasciare andare le
ancore provando a vedere cosa si riusciva a fare da
soli... mi sbaglierò ma è quanto fanno oggi i cinesi, e
lo fanno bene.
Ciao,
Massimo
|
simplicius
|
Inserita
il - 07/05/2005
Grazie PG,
>Cos'è una pietra da inchiostro?
visto che qualcuno l'ho incuriosito?
Una pietra da inchiostro è una... pietra, leggermente
concava, spesso scolpita, su cui si mette acqua e si
sfrega un bastoncino di inchiostro cinese per
miscelarlo, poi si scrive o si dipinge; se non sbaglio
le migliori cave (quelle che producevano la pietra che
permetteva di polverizzare meglio l'inchiostro) sono
andate esaurite nel 13mo secolo o giù di lì, ma esiste
ancora un certo commercio. Se vieni a Marzaglia (e se la
ritrovo) te ne mostro una che costa quanto ... un T-Amp
a (s)proposito, qualcuno ha letto l'articolo di
Maglietta circa la classe T su CHF nuovo?
ciao a todos,
Simp |
andreabertoglio
|
Inserita
il - 07/05/2005
quote:
...I cinesi hanno GIA' cominciato a occuparsi dei
prodotti di qualità e prestigio...
Ciao,
Massimo
...sembra che siano anche già passati dalla fase del
copia-copia
a quella che parte dall'ingenierizzazione di un
prodotto.
pare che, nonostante la manodopera venga pagata
pochissimo, alcune aziende cinesi, strapaghino i
designer occidentali.
sarà vero?....
il dato di fatto è che il fenomeno cinese farà tirare
il freno a mano all'apertura globale dei mercati. in un
tempo di frontiere aperte e di scambi che avvengono a
livello mondiale, un'esportazione di prodotti a prezzi
ridotti farà scattare (e sta già accadendo) gabelle e
dazi di stampo medioevale...
ciao a tutti
andrea |
Maramao
|
Inserita
il - 07/05/2005
...I cinesi hanno GIA' cominciato a occuparsi dei
prodotti di qualità e prestigio...
Ciao,
Massimo
...sembra che siano anche già passati dalla fase
del copia-copia
a quella che parte dall'ingenierizzazione di un
prodotto.
pare che, nonostante la manodopera venga pagata
pochissimo, alcune aziende cinesi, strapaghino i
designer occidentali.
sarà vero?....
Vero, vero. Ma i cinesi sono ottimi affaristi, non
"strapagano" nessuno se non hanno pensato con tre mosse
d'anticipo che quel tizio gli farà fare molti più soldi
di quanti glli costa.
Poco tempo fa, in tv, ho visto un servizio che mi ha
lasciato sbalordito. La giornalista intervistava un
ingegnere edile italiano in Cina, che aveva dato il via
con altri tecnici sempre italiani alla costruzione da
zero di un sobborgo di Shanghai destinato al ceto medio.
L'intervista si svolgeva in loco, si vedeva un terreno
senza fine e alcuni isolati già pronti di casette
all'inglese , monofamiliari, col giardinetto, carine.
"In quest'area quante persone vivranno?" - "Circa
500mila".
Definito un sobborgo, I say.
Ora, è chiaro che quei tecnici saranno probabilmente
"strapagati", per i nostri canoni, ma quanti ingegneri
cinesi saranno lì, adesso, a imparare l'arte... per poi
NON metterla da parte?
quote:
il dato di fatto è che il fenomeno cinese farà tirare
il freno a mano all'apertura globale dei mercati. in
un tempo di frontiere aperte e di scambi che avvengono
a livello mondiale, un'esportazione di prodotti a
prezzi ridotti farà scattare (e sta già accadendo)
gabelle e dazi di stampo medioevale...
Sono d'accordo. Non sono solo misure protezioniste, i
dazi, servono agli Stati anche per incamerare un bel po'
di quattrini supplementari. E' come per certe tasse,
prima c'è un ministro che dice "abbiamo bisogno di tot
soldi in più", poi c'è un sottosegretario che trova un
nome alla nuova tasse e ne giustifica l'istituzione agli
occhi dell'opinione pubblica. E' un meccanismo sicuro,
ingannatore e naturalmente perverso.
Ciao, Massimo
|
edgarnew
|
Inserita
il - 07/05/2005 a
Era ovvio,che,visto il
tema del thread, si iniziasse a parlare di tutto e di
più, ho letto, devo dire con molto interesse
l'intervento di Simplicius, che credo sia quello che
meglio sintetizza la situazione sotto molti punti di
vista, tuttavia consentitemi di fare una piccola chiosa.
40 e più anni fa si parlava della tecnica di clonazione
di tutto ciò che era tecnologico da parte dei
Giapponesi, poi fu la volta dei Coreani eoggi dei
Cinesi.
Anche se è vero che le potenzialità della Cina (e
dell'altro spauracchio ossia l'India) sono enormemente
maggiori rispetto quelle dei paesi citati prima, è anche
vero che proprio per la sconfinata grandezza di questo
paese, un processo di globalizzazione e di
industrializzazione, almendo secondo il modello
occidentale che fu quello già copiato nel passato,non
sarà facile da attuare in tempi brevissimi.
In ogni caso era una evenienza da mettere nel conto,
considerato che almeno da due decenni, europei,
americani etc. realizzano materialmente di tutto e di
più proprio in Cina perchè così si abbattono i costi per
via della manodopera quasi gratis, e pensare che questa
nazione prima o poi non iniziasse a sciogliere i nodi
che la tengono legata ai paesi detentori di un certo
tipo di tecnologia, era come pensare di volere oscurare
il sole con una rete da pesca. Edgarnew
Modificato da - edgarnew il 07/05/2005 17:39:00 |
no_nfb
|
Inserita
il - 08/05/2005
Quoto quanto detto, e aggiungerei che non sono molto
convinto che il capitalismo passato e presente si
preoccupi molto di quello che avverrà fra un decennio
(questo è il suo limite), l'obiettivo dei capitalisti è
quello di fare quattrini e basta, non sono loro a
doversi fare carico degli effetti collaterali dovuti
alla apertura di una fabbrica in Cina.
E' la politica che dovrebbe regolamentare e prevedere, o
no?
antonio
|
di Spybat
spybat@virgilio.it
Come vi sembra ???
dite la vostra qui:
http://www.audiocostruzioni.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1236
Tanto per capire
meglio il mondo Cinese vi consiglio di leggere questo
reportage di Alberto un italiano che vive la

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