Editoriali        

                     

Spybat ed il groviglio dei Cavi

 

 

Cambio leggermente genere rispetto alle mie consuetudini, a causa di quanti mi hanno scritto riguardo alla mia presa di posizione sul (mi cito testualmente) “davvero poco nobile andazzo sia sui prezzi che sulle ipotetiche prestazioni dei cavi”. Il tema evidentemente suscita interesse viste alcune contestazioni ricevute principalmente da chi ha speso cospicue cifre per i cavi, così come condivisione (credo dalla maggior parte degli audiofili) e viste, sopratutto, le richieste di ulteriori informazioni pervenutemi in merito alla possibilità di acquistare o autocostruire buoni cavi spendendo in fondo pochi euro (direi principalmente da parte di neofiti e neo-autocostruttori).

Poiché credo vivamente che la materia sia molto meno complessa, nei fatti, di quanto molti vogliano far credere con discutibili teorie, ho deciso di buttar giù due righe con le mie opinioni sulla materia. Procederei quindi per gradi, cercando di seguire un percorso logico (per quanto mi riesca per mia natura difficile...) condendo magari il tutto con qualche inevitabile macro-banalità. Premetto comunque che, spero anzitutto, che le prossime righe siano ovviamente una risposta a chi mi ha scritto e che siano quindi interessanti sopratutto per i neofiti o per i neo-autocostruttori. Per il resto del mondo, speriamo che risulti quantomeno un contenitore di elementi sensati e condivisibili (almeno a livello generale) o lo spunto per confrontarsi, approfondire e aggiungere contenuti di valore al tema affrontato.

Detto ciò, essendo comunque di base un impavido provocatore, desidero fortemente iniziare con quest’incredibile affermazione: “I cavi non suonano”.

Bene, ora potete pure cliccare altrove, oppure, mettervi comodi e continuate a leggere per qualche minuto le mie riflessioni. Ritengo infatti, che non esista alcun cavo in grado di aggiungere “qualcosa” al segnale originario (e quindi di suonare) mentre, ritengo che anche il migliore di questi, sarà sempre destinato a togliere “qualcosa” al segnale originale (o a degradarlo nei casi peggiori). Sia ben chiaro, non voglio sostenere che sia impossibile udire differenze all’ascolto tra differenti cavi ma, più semplicemente, credo che sarebbe più corretto affermare che ciò che possiamo udire è solo “quanto” e “cosa” può togliere al segnale originale un determinato cavo rispetto ad un altro. Da notare inoltre, particolare tutt’altro che di poco conto, che per udire tali differenze tra i cavi è assolutamente necessario possedere, oltre che un apparato uditivo sano ed allenato all’ascolto, un impianto con la necessaria capacità analitica (risoluzione) che sia quindi inevitabilmente ben “interfacciato”, sotto ogni punto di vista, con l’ambiente che lo circonda.

Un cavo non può quindi regalare al sistema, rifacendosi ad illustri recensori, le basse frequenze che i diffusori per loro limite fisico non sono in grado di riprodurre o la ricostruzione scenica che non esiste di suo in una registrazione del 1927 (fosse anche degli Hot Seven del grandissimo Zio Louis). Pariteticamente, nessun cavo può restituire i dettagli che un pessimo sistema di lettura (analogico o digitale che sia) non è in grado di rilevare. Nonostante questo possa apparire abbastanza logico, è purtroppo ancora possibile leggere recensioni sui cavi che sono state probabilmente scritte sotto l’effetto di un LSD di psichedelica memoria. Ancor peggio, mi colpisce udire taluni operatori narrare di qualità dei cavi particolarmente imbarazzanti a rischio vero di denuncia per affermazioni oscene o per tentativo di circonvenzione d’incapace.

Molto più onestamente quindi, prima di approfondire ulteriormente l’argomento cavi, dobbiamo necessariamente dirci che se abbiamo di fronte a noi un impianto entry level, non ha davvero alcun senso spendere cifre sconsiderate per i cavi. Meglio, molto meglio, investire i propri denari per cercare di migliorare anzitutto la qualità dei singoli componenti, individuando correttamente quelli da sostituire, di volta in volta (in una sorta di upgrade continuo che si protrae nel tempo finche budget o passione non vi separino...). Viceversa, se siamo già nell’olimpo dell’esoterico, dobbiamo necessariamente chiederci se ha senso e produce effetti rilevanti spendere cifre elevatissime per sostituire i cavi tanto da poter ottenere significativi e proporzionati miglioramenti del nostro (desumibilmente) già fantastico sistema.  Insomma, come per tutto il resto, sui cavi serve capire, analizzare, ragionare e scegliere usando equilibrio e buon senso, oltre che le proprie orecchie.

Ma torniamo al merito. Lungi da me l’idea di scrivere qui un trattato sui cavi, non è nelle mie corde, mi limiterò quindi a riportare, senza entrare troppo nel tecnico (anzi... cercando di farlo il meno possibile..), che vi sono alcuni semplici parametri fondamentali di cui bisognerebbe tener conto quando si decide di approfondire la tematica cavi e che questi sono in fondo solo tre: Resistenza, Capacità ed Induttanza (da ora R, C ed L). In altre parole, le tre componenti fondamentali dell’impedenza complessiva di un cavo. Brevemente, in linea di massima:

a)       R è data da sezione e tipo di conduttore impiegato (misurata in ohm);

b)       C è dipendente dal tipo di materiale isolante (dielettrico) utilizzato tra i conduttori e/o tra questi e lo schermo e dalla distanza tra i conduttori (misurata in picoFarad);

c)       L dalla distanza tra i conduttori e dalla geometria del cavo stesso (misurata in microHenry).

Da qui notiamo subito che il cavo è una resistenza, ma anche un condensatore e infine anche un induttore, oppure, se preferite, è complessivamente un filtro. Tale filtro, può creare problemi al nostro segnale originario funzionalmente a quanto può intervenire (tagliare) o meno su frequenze comprese nella banda audio di nostro primario interesse (da 20Hz a 20Khz). Affinché questo non accada, le tre componenti di cui sopra, devono essere, tutte ed indistintamente, del più basso valore possibile. Per motivi tecnici sui quali non mi dilungo (anche perché vi è già molto di facilmente reperibile su riviste specializzate, internet e quant’altro), non potendo ottenere il cavo teorico ideale, si tende a porre in secondo piano R ed L nei cavi di segnale dando maggior importanza a C mentre, per quanto attiene i cavi di potenza, è posta in secondo piano C a favore di R e L. Aggiungo a questi aspetti che, C ed L, influenzano sensibilmente anche la velocità di propagazione del segnale all’interno del cavo. Di quest’ultimo importantissimo fattore, curiosamente, si parla pochissimo. Davvero strano perché, a mio avviso, questo è un elemento particolarmente influente visto che un cavo con bassa velocità di propagazione può tendere inevitabilmente a produrre “ritardi” ed “echi” (mio signore salvami ora dalle ire di scienziati, tecnici e progettisti...) che potrebbero, nelle forme più gravi, introdurre elementi distorsivi sul segnale. Non casualmente quindi, i cavi di cui è noto l’elevato valore di velocità di propagazione sono generalmente accompagnati anche da valori di R, C e L particolarmente bassi. Va tenuto conto infine (sopratutto i neo-autocostruttori) che, C ed L, sono tendenzialmente tra loro dipendenti, infatti, possono risultare inversamente proporzionali poiché al salire dell’una può scendere l’altra e viceversa, conformemente al dielettrico ed alla geometria impiegati. Tale geometria, unitamente alla presenza o meno di schermature, è peraltro importante anche ai fini dell’immunità del cavo da interferenze radio (RF) ed elettromagnetiche (EMI). Lo schermo infine, va sottolineato, tende a garantire oltre a quanto sopra anche una maggiore costanza dell’impedenza del cavo ma tende anche ad aumentare la capacità complessiva del cavo stesso.

Per quanto sino ad ora visto quindi, è certamente corretto porre maggiore attenzione alla tipologia del cavo ed alla sua geometria rispetto ad esempio al materiale utilizzato per il conduttore, anche in virtù del fatto che, non sussistono differenze elettriche tali (ad esempio tra rame ed argento) da ipotizzare che solo cambiando questo materiale si possano stravolgere, almeno sulla carta, le prestazioni del cavo. Volendo approfondire comunque tale aspetto, esiste effettivamente nell’argento un elemento differenziante rispetto al rame, che si manifesta nella minore tendenza all’ossidazione. Di converso, va detto che, tranne nei cavi di bassissima qualità, il rame utilizzato nei cavi audio è normalmente sottoposto a trattamenti “purificanti” (es. oxygen free copper - OFC) anche a prevenirne proprio l’ossidazione. Tuttavia, diciamo che, realisticamente, le possibilità reali di ossidazione di un cavo audio (e relativi effetti deleteri tra cui ad esempio quelli teorici di rettificazione) sono prossime allo zero. Infine, a chiudere questi aspetti legati ai materiali del conduttore, pur essendo notoriamente l’argento dotato di un valore più basso di R rispetto al rame, è sempre necessario chiedersi se il “maggior dettaglio ed ariosità sulle alte frequenze” (decantato dagli estimatori) o “asperità e freddezza in gamma alta” (riportato dai detrattori) si manifestino per merito o demerito dell’argento o non, ad esempio, per un basso o troppo elevato valore di C o ancora in un cavo che, indipendentemente dall’argento, abbia una pessima o una buonissima velocità di propagazione.

In merito alle tipologie invece, possiamo generalmente assumere che, si tende sempre più a privilegiare i cavi a conduttore unico solid-core (coassiali o meno) con schermo parziale o totale per il segnale e quelli di tipologia Litz nelle sue ormai svariate accezioni (tanti piccoli conduttori isolati tra loro intrecciati o meno) per la potenza. Al contrario, pur con le dovute differenze tra segnale e potenza, si tende sempre più ad evitare i cavi con conduttori cosiddetti "multifilari" (tanti piccoli conduttori intrecciati e non isolati tra loro). I problemi che vengono attribuiti a quest’ultima tipologia, sono sostanzialmente due: il presunto continuo “rimbalzare” degli elettroni nei tanti piccoli conduttori non isolati tra loro (in luogo del seguire un percorso lineare) e la teorica maggiore tendenza all’ossidazione che ne degraderebbe le prestazioni nel tempo. Inoltre, per anni il materiale isolante utilizzato per questa tipologia di cavo, sia come dielettrico sia come guaina esterna, è stato il pvc (o similari) e questo, per quanto vedremo a breve, ne ha certamente favorito i tutt’altro che teneri apprezzamenti. Tali cavi con pvc infatti, risultano proprio a causa di tale materiale isolante, generalmente affetti da valori di C alquanto elevati. Le altre tipologie comunque, dielettrico a parte, non sarebbero completamente immuni dall’effetto “allegria” degli elettroni ma, banalmente, possiamo dire che ne risultano ovviamente meno interessate, vista la natura stessa della loro diversa conformazione e struttura. Vi sono anche altre variazioni sul tema, tra cui solid-core rettangolari anziché tondi oppure cavi piatti e larghi (laminari) ma ci fermiamo qui per non ampliare eccessivamente l’argomento.

Chiudendo quindi questa prima parte, possiamo ulteriormente sostenere che si tende a scegliere la minor C sui cavi di segnale anche perché le impedenze abbastanza elevate, sia d’ingresso che di uscita dei vari componenti a livello linea, tendono a rendere poco significativa sia l’incidenza di R che quella di L (purché queste restino ovviamente entro limiti accettabili). Al contrario, sui cavi di potenza si cerca la minor L anche in virtù della bassa impedenza offerta dai diffusori che tende a rendere poco significativa C. Mentre R, se elevata, in cavi molto lunghi, può diventare particolarmente rilevante perché va, di fatto, a “sommarsi” a quanto in uscita dall’ampli o dal finale. Da notare che, a questo punto, si dovrebbe anche parlare, nell’ambito della sezione di potenza e dei diffusori acustici, delle reti di compensazione o di filtraggio ma questo è un altro ed ulteriore argomento che certamente può influenzare il risultato sonoro complessivo ma che non è strettamente attinente a materiali e geometria dei cavi che restano l’argomento principale di discussione. Ne ho dato comunque menzione, perché vi sono costruttori che inseriscono dette reti (spesso trattasi di semplici e banali reti di zobel) nella struttura dei loro cavi.

Per meglio comprendere quindi cosa influenza C, vista la sua importanza, consideriamo che per ottenerne bassi valori è necessario che il materiale isolante tra i conduttori, o tra conduttore e schermo, sia quanto più simile all’aria (o al vuoto se preferite). L’aria è quindi il dielettrico ideale ed il suo valore di costante dielettrica, che assumiamo quindi come riferimento, è pari ad 1. Conseguentemente, il materiale isolante impiegato nei cavi sarà tanto più efficace nell’abbattere il valore di C quanto più il suo valore di costante dielettrica sarà prossimo ad 1. Per fare qualche esempio sul tema, l’utilizzatissimo PVC, sostanzialmente dielettrico e guaina di buona parte dei cavi forniti “in dotazione”, ha un valore di costante dielettrica, dipendentemente dal composto, che oscilla mediamente tra 3,5 e 8. Ciò vuol dire sostanzialmente che, il pvc tende ad attrarre, immagazzinare e trattenere su se stesso (esattamente come farebbe un condensatore) parte del segnale che attraversa il conduttore, fino ad 8 volte di più di quanto farebbe l’aria, per poi rilasciarne o disperderne parte, in un determinato tempo. Un cavo con questo tipo di dielettrico quindi, tende ad avere normalmente valori di C elevati e quindi difficilmente ne troveremo in commercio con valori inferiori ai 200 pf per metro. Viceversa, il gettonatissimo teflon, dielettrico utilizzato nella maggior parte dei cavi high-end, ha un valore di costante dielettrica pari a 2,1 e quindi immagazzina/trattiene “solo” il doppio di quanto farebbe l’aria ma meno della metà di quanto accadrebbe mediamente con il pvc. Questo normalmente consente di ottenere valori di C che possono scendere ben al di sotto dei 150 pf per metro. Vi sono infine costruttori che sempre più presentano cavi con dielettrico integralmente composto da aria/vuoto o parzialmente composti da aria/vuoto (es. dielettrico misto teflon/aria) nel tentativo ovviamente di abbattere ulteriormente e quanto più possibile il valore di C del cavo. Come denotabile, C (così come L) è sempre misurata su metro e da questo nasce spontanea un’ulteriore quanto banale considerazione: se un cavo di un metro ha un valore di C di 100pf, lo stesso identico cavo ridotto a 70cm (distanza tra i componenti permettendo...) avrà indicativamente un valore di C inferiore di circa il 30% rispetto al metro iniziale. Di conseguenza, il valore di C, per il solo effetto derivante dal “taglio su misura”, sarà così sceso a circa 70 pf.

La tematica dielettrico inoltre, trova anche troppo spesso e forzatamente accoglienza tra gli elementi di valutazione per identificare i migliori connettori. Forzatamente perché, l’incidenza del materiale isolante sui connettori è necessariamente molto meno rilevante che sui cavi non fosse altro perché parliamo di pochissimi mm di spazio interessato. Per chiudere quindi subito il capitolo connettori, va anche detto che oro, argento o nickel, hanno solo il vantaggio (comprovato) di non ossidare così celermente come accadrebbe al rame ma, sul fatto che il materiale o la placcatura di per se stessa incidano così palesemente sul suono, al pari del punto di saldatura in argento è, viceversa, tutt’altro che dimostrato. Aspetto al contrario molto importante, è quello di preferire sui connettori, in generale, sempre la saldatura alle viti (o altre tipologie di serraggio) semplicemente in virtù del fatto che le viti, salvo rari casi, riducono sensibilmente la superficie di contatto rispetto alla saldatura.

Tornando ai fondamentali, per parlare brevemente di L, possiamo dire che questa è condizionata dalla geometria dei cavi in virtù del fatto che il suo valore tende ad aumentare quanto più i conduttori del cavo sono distanziati tra loro per via del maggiore campo magnetico che s’ingenera tra i conduttori stessi. Al contrario, la vicinanza o ancor meglio l’intreccio tra i conduttori, in generale, produce l’effetto inverso e quindi più bassi valori di induttanza. Da qui si può semplicemente comprendere perché L è inversamente proporzionale a C. Per quest’ultima infatti, per quanto precedentemente visto, dovremmo adottare soluzioni progettuali diametralmente opposte (nessun intreccio, maggior distanza possibile tra i conduttori, ecc...).

Volendo trarre già qualche conclusione, potremmo affermare che, la prima gran regola da rispettare sarebbe quella di evitare di acquistare “a scatola chiusa” cavi di cui non sono noti almeno i dati di C e L (rispettivamente per segnale e potenza). Posso certamente comprendere che un costruttore non racconti tutti i suoi segretissimi processi industriali ma, questi dati, sono il minimo indispensabile (oltre al conduttore impiegato, all’isolante, alla geometria ed alla velocità di propagazione) che, prima di effettuare incauti, costosi ed ingiustificati acquisti, bisognerebbe conoscere. Personalmente, ma è soltanto la mia opinione, fuggo a gambe levate da quei costruttori (o presunti tali... e ne abbiamo tanti proprio qui nel bel paese...) che, in luogo di quanto sopra, forniscono tante chiacchiere, narrando solo di fantasmagoriche prestazioni. Visitando i siti dei costruttori “veri”, al contrario, si possono trovate, nella maggior parte dei casi, ampia documentazione tecnica e tutti i dati di cui sopra.  

Vi sono in realtà, nella letteratura sui cavi, anche altri effetti che come spesso accade per taluni sono assolutamente rilevanti mentre per altri pressoché insignificanti. Tali effetti sono: l’effetto Pelle, secondo il quale i nostri soliti allegri elettroni, sulle frequenze più alte, tenderebbero a viaggiare sulla parte più esterna del conduttore (seguendo quindi un percorso non propriamente lineare) con i conseguenti problemi del caso. Chi ritiene che quest’effetto sia in qualche modo udibile, tende a privilegiare i cavi di grossa sezione e/o con vari singoli conduttori isolati tra loro. I fautori viceversa dell’udibilità dell’effetto Maxwell, che tenderebbe a manifestarsi, al contrario dell’effetto Pelle, sulle basse frequenze, inevitabilmente tendono a privilegiare i cavi di piccola sezione. L’unico punto di incontro comunque tra queste due fazioni, sta nel considerare scarsamente l’ipotesi di utilizzare i cavi multifilari a piccoli fili intrecciati e non isolati tra loro. Prendiamone semplicemente atto.

Proseguendo possiamo dar nota di un’ulteriore teoria secondo cui alcuni dielettrici (tra cui ritroviamo il solito pvc) essendo piezoelettrici, per effetti tipici di tali materiali in ambito elettrico-meccanico, potrebbero ingenerare effetti distorsivi sul segnale. Ancora, per concludere con qualcosa di un po’ più terreno e credibile, possiamo anche parlare della deformazione magnetica derivante dall’attrazione che s’ingenera tra due conduttori nel momento in cui gli stessi risultino attraversati da correnti opposte e di eguale entità con il conseguente solito rischio che questo possa ingenerare degradazioni del segnale. Se proprio vogliamo preoccuparcene, entro certi limiti, sinceriamoci che gli eventuali conduttori del nostro cavo siano ben fermi evitando quindi cavi in cui i conduttori “ballano” liberamente o quelli in cui i conduttori sono separati tra loro da materiali “soffici” (es. gomme siliconiche o sete, lane e derivati simili). Chiudendo subito anche questa parte inerente agli “altri effetti” possiamo quindi tranquillamente affermare che, usando il buon senso, sarebbe del tutto folle drammatizzare sulla portata degli stessi e restiamo quindi saldamente ancorati ai nostri fattori determinanti che restano sempre R, C ed L.

Ora, se le tutte le considerazioni sin qui espresse hanno un minimo di valenza (a voi la scelta) possiamo banalmente sintetizzare quanto segue:

a)       il cavo non può dare all’impianto quello che lo stesso non è in grado di riprodurre

b)       il cavo deve togliere il meno possibile al segnale originale

c)       il cavo deve essere il più corto possibile (al fine di consentirgli un percorso il più lineare e diretto possibile)

d)       il cavo deve essere fermo e ben fissato e deve essere spostato il meno possibile dalla miglior posizione, così come inizialmente determinata

e)       il cavo nella sua posizione ideale non deve mai risultare schiacciato o anche solo minimamente compresso ne, al contrario, elongato. Tali fattori, nei casi peggiori, potrebbero far variare l’impedenza del cavo causando riflessioni o attenuazioni.

 

Proviamo quindi ora a definire, a beneficio in particolare dei neofiti e dei neo-autocostruttori (senza scatenare l’offensiva dei pluridottorati in materia) alcuni parametri minimi da cui partire, e sottolineo da cui partire, per la scelta dei cavi e le loro modalità di utilizzo.

 

Per le sorgenti e la preamplificazione (linea): cavi di segnale con conduttore/ri di almeno 0,5 mmq in rame, meglio se solid-core. Per il dielettrico, evitando tassativamente il pvc, possono bastare e sono più che sufficienti materiali quali il polietilene o il polipropilene (che hanno valori di costante dielettrica compresi tra 2,1 e 2,3 e quindi non molto dissimili dal teflon pur costando molto meno...), per garantire bassa capacità. Se si tratta ad esempio di un cavo coassiale (conduttore polo caldo solid core + dielettrico + calza-schermo utilizzata per il polo freddo/massa) il pvc può comunque starci a patto che sia impiegato per la sola guaina esterna e non per “separare” conduttore centrale e schermo. In caso di autocostruzione, per i connettori, se proprio vogliamo giustamente evitare quelli da 50 centesimi, passi la placcatura in oro (va bene anche se i carati non sono 24..) purchè siano a saldare. Per il dielettrico, vale quanto sopra. I cavi infine, come già detto, devono essere della lunghezza strettamente necessaria a cablare correttamente i vari componenti dell’impianto. Se non vi sono problemi di RF o EMI è del tutto controproducente abusare di elementi schermanti.

 

Per l’amplificazione: cavi di buona sezione (a partire da 2,5 mmq) in rame meglio se con singoli conduttori vicini e ben isolati tra loro. Garantirsi bassi valori di R. Bene la geometria intrecciata a patto che questo garantisca ancor più bassa induttanza e che si resti entro valori di C non elevati. Come dielettrico, possono sempre bastare il polietilene o il polipropilene (o similari) evitando possibilmente sempre il solito pvc a garanzia di bassa capacità. Lo stesso, può comunque andar bene per la guaina esterna del cavo, fatto salvo che, la stessa, non sia anche il dielettrico tra i conduttori. Cercare comunque, anzitutto, di posizionare l’ampli (o il finale) il più vicino possibile ai diffusori utilizzando, ove possibile, il bi-wiring e ponendo, in tal caso, ancor più attenzione alla bassa induttanza sul cavo per la sezione medio-alti dei diffusori stessi. Da non escludersi a priori in tal senso, se necessario, cavi di sezione differenziata tra medio-alti e sezione bassi. Per i connettori, siano essi forcelle o altro, passi anche qui la doratura ma utilizzare sempre la soluzione che possa garantire la maggior superficie di contatto tra quelle offerte dalle connessioni sia dell’ampli/finale che dei diffusori. Se non vi sono anche qui problemi di RF o EMI è del tutto inutile abusare di elementi schermanti. Ultima nota: pur privilegiando L e R in virtù di quanto detto in merito al corretto interfacciamento con i diffusori, porre comunque attenzione al valore di C perché questa, se elevata, potrebbe d’altro canto rendere instabile o mettere in seria crisi l’ampli o il finale (massima attenzione quindi in tal senso devono osservare sopratutto i neo-autocostruttori qualora debbano realizzare cavi di potenza molto lunghi).

 

Sia per il segnale che per la potenza, scegliere cavi con velocità di propagazione (normalmente espressa in %) possibilmente superiore al 75%.

 

I cavi di segnale e potenza devono essere infine quanto più lontani possibile dai cavi di rete. Già, i cavi di rete. Non me ne ero ovviamente dimenticato, anzi, diciamo subito che la tematica è, dal mio punto di vista, estremamente rilevante ma, tuttavia, anch’essa fortemente semplificabile. Basterebbe infatti, aver la possibilità di controllare quale immonda porcheria viene spesso offerta al nostro amatissimo sistema dai vari gestori della rete elettrica. Il 220 non è quasi mai tale e, se quando sale si porta dietro l’impossibile, quando scende, potremmo ritrovarci 190 volt ad alimentare la nostra sezione di amplificazione. Qualora questo non bastasse, anche i 50hz spesso è volentieri non sono tali. Questo incide sul suono dell’impianto? Non solo incide ma può incidere molto di più sull’ascolto di un qualsiasi cavo sia esso di rete, che di segnale che di potenza. Mai capitato di avere la sensazione che l’impianto “suoni” differentemente tra i vari giorni della settimana o in diversi orari della giornata?

Detto questo, sempre restando sui nostri parametri minimi, per la rete possiamo quindi dire che:

a)       il cavo di rete dell’ampi o della sezione di potenza deve essere in rame di buona sezione (minimo 2,5 mmq), intrecciato e schermato a soppressione, o quantomeno a riduzione, dei possibili disturbi;

b)       stesse prerogative per i cavi di rete degli altri componenti dell’impianto ma possono bastare sezioni inferiori (minimo comunque 1,5 mmq);

c)       le “terminazioni” lato rete devono essere solide e quindi usare preferibilmente le schuko (tassativo per la sezione di amplificazione) che sotto questo punto di vista sono quanto di meglio offre il mercato. Lato componenti, sarebbe meglio arrivare sino al trasformatore ma risultando questo spesso impossibile (salvo competenza tecnica e capacità in tal senso) privilegiare prodotti dotati di presa VDE (vaschetta).

d)       se volete proprio esser pignoli, ricordatevi che qui, come per i cavi di potenza, bisogna privilegiare bassi valori di L.

Sempre per non prendere in giro il prossimo però, è necessario premettere che se poi tutto questo va ad inserirsi in una bella ciabattina modello “luci dell’albero di natale” o su una presa a muro bipasso dietro cui si cela un bel cavetto da 1 mmq direttamente derivato dalla presa del frigorifero della cucina, allora possiamo tranquillamente dire che sarebbe meglio risparmiare il proprio denaro perché, se questa è la condizione, risulterebbe speso del tutto inutilmente. Il primo consiglio quindi è quello di “tirare” un buon cavo di almeno 4 mmq direttamente dal quadro elettrico (ovviamente post salva-vita e, per amor del cielo, se non avete competenza e dimestichezza fatelo fare da un bravo elettricista...) sino al nostro amatissimo sistema. Il punto di partenza quindi, sarebbe quello di dare, attraverso un opportuno e dimensionato cablaggio, la giusta (e quanto più possibile “pulita”..) energia al nostro impianto prima che preoccuparsi di cambiare altri cavi o, addirittura, singoli componenti. Chiaramente, qui si aprirebbe anche la tematica dei possibili disaccopiamenti, delle masse a stella, dei filtraggi, degli stabilizzatori e di quanto questi ulteriori elementi, unitamente alla messa in fase, possano influenzare o meno il risultato complessivo ma, anche qui, rischieremmo l’off topics rispetto al tema specifico dei cavi.

Bene, completata ora tutta questa fase di semplificazione (!) della materia, credo si possa dire che partire da questi pratici elementi sia una buona base, a basso costo, su cui poi poter variare, sperimentare, testare e sopratutto confrontare. Resta importante infatti, ascoltare accuratamente, senza farsi condizionare emotivamente (o se preferite psico-acusticamente) da marche, blasone, riviste, pubblicità, recensioni, costi e quant’altro. In tal senso, nei confronti tra i vari cavi, partire sempre, da almeno tre possibilità di confronto tra cavi ben rodati, da un paio di buonissime registrazioni (max due brani cadauna) in cui siano privilegiabili timbrica, soundstage e dettaglio. I brani utilizzati, vi devono essere ben noti nei minimi particolari. Per non farvi condizionare da nulla e da nessuno, fate nascondere e “ruotare” (almeno tre volte) da qualcun altro i vari cavi all’ascolto, affinché possiate risultare all’oscuro di ciò che state ascoltando (...null’altro che una tra le varie modalità di applicazione del cosiddetto ascolto cieco).

 

Adesso qualcuno penserà, a completamento delle mie logico-buonsensate-macrobanalità (ma saranno poi tali?), che la parte del discorso inerente alle modalità di test per giungere ad una scelta oculata dei cavi migliori, sarebbe utilizzabile anche per la valutazione dei singoli componenti. Vero dico io. Infatti, per qualsiasi elemento del sistema, ha senso spendere di più solo quando si è certi di un’effettiva evoluzione verso la tanto sospirata e ricercata (quanto utopica ahinoi...) perfezione sonora. Del resto, se questo approccio è corretto, perché proprio i cavi dovrebbero fare eccezione?

Spero non sia solo per il trattamento a celere ibernazione nucleare e tamposagomatura olografica radiale cui sono stati sottoposti i vostri cavi (attuali o futuri) o per il fatto che i conduttori sono micrometricamente immersi in estratto semioleoso di calendula viscosa della patagonia (a garanzia dello spaziotempore assoluto, limbicamente sospeso), ovvero, ancora, attestati con saldatura in camera a gas idrogenante usando una lega di platino-boro-berillio e connettori alveolari placcati con diamantite grezza del sudafrica. Senza dimenticare, ovviamente, l’inguainamento finale atermico ed apidermico ad irradiazione foto-sintetico-molecolare.

 

Del resto, la questione cavi è semplice, dannatamente più semplice, di quanto vogliono farci credere.

 

Good Vibrations!

 

spybat@virgilio.it

 

 

Hit Counter

Torna alla pagina iniziale