EDITORIALI

Un editoriale al mese

 

 

DI CRISTIANO  NEVI

 

 

 

L'ARTICOLO

 

 

PERCORSI A RITROSO

Sistema completo audio stereo di costo contenuto, minimalista, per alte prestazioni con qualche (immancabile) compromesso.

 

PREMESSA

C’è una seconda domanda piuttosto ricorrente, rivoltami da appassionati, visitatori e/o clienti di Audiocostruzioni anche in privato, via email: è possibile costituire un sistema di riproduzione musicale stereo di altissimo livello a fronte di un investimento comunque contenuto, in un ambiente d’ascolto tipicamente “very normal people” (leggasi 4x5m, quando si è particolarmente fortunati, con alta probabilità che trattasi oltremodo di locale prevalentemente destinato ad altri scopi, come il salotto….)?

L’imprevedibilità del risultato finale di una qualsiasi catena audio, in un determinato ambiente d’ascolto è infine l’essenza stessa di questo elitario hobby: in caso contrario, tutti i sistemi tenderebbero verso pochi standard di riferimento, determinati dalla netta supremazia di determinati componenti e dalla loro sinergia d’abbinamento, anche in funzione di varie fasce di prezzo, in cui prevarrebbe una ponderabile oggettività rispetto alla soggettività individuale.

Nella realtà sono rare le catene audio identiche fra diversi audiofili, inserite comunque in ambienti anche completamente diversi, per dimensioni, volumetria, struttura e finiture, arredo.

Ipotizzando inoltre un qualsiasi sistema audio in un determinato contesto d’arredo, ognuno di noi percepirebbe comunque il suono in maniera differente, per il precipuo e congenito sistema uditivo. I vari e ben noti forum tematici sono la testimoniante voce di schiere di audiocultori: nonostante l’elettronica X o i diffusori Y possano rappresentare un riferimento tecnologico e musicale in un determinato segmento commerciale, sovente le varie esperienze d’ascolto risultano contrastanti, se non addirittura opposte.

Stabiliamo dunque alcuni obiettivi su cui formulare e concretare un sistema realmente hi-end, necessariamente minimalista ma col minor dispendio economico possibile:

a)    Sorgente per musica liquida;

b)    Dac esterno con stadio analogico d’uscita a discreti, regolazione del volume con funzione di preamplificatore, tutte le funzioni telecomandabili, ingombro possibilmente ridotto, ingresso usb e risoluzione su questo ingresso almeno pari a 24bit-96kHz;

c)     Integrato ovvero finale di potenza ad alta sensibilità d’ingresso (magari due monofonici), possibilmente di medio wattaggio, ottime finiture ed ingombro possibilmente ridotto;

d)    Diffusori bookshelf a due vie, senza compromessi almeno in gamma media e medio acuta;

e)     Costo massimo per ogni elettronica non superiore a €1000, per un budget possibilmente limitato entro i €2500;

f)       Risultato atteso: credibile immagine acustica, ottima plasticità dei vari piani sonori, qualità hi-end della gamma media, omogeneità timbrica e coerenza tonale delle voci e degli strumenti acustici.

 

 COSTITUZIONE

Per la sorgente, si potrebbe ritenere sufficiente un buon laptop di medio prezzo, su cui installare Foobar2000 o software equivalente, con i vari ed eventuali componenti aggiuntivi (librerie Asio o Wasapi, HDCD decoder, Monkey’s Audio decoder, etc.).   

Scovare un convertitore Digitale/Analogico esterno che soddisfacesse tutti i requisiti di partenza, non è stato un compito agevole: l’offerta di mercato entro una cifra di €1000 risulta attualmente piuttosto ricca e variegata, eppure sono rari i progetti basati su stadi analogici valvolari o a stato solido totalmente realizzati a discreti, telecomandabili, dotati persino di uscita jack per cuffie e facenti funzione di preamplificatore! Infine la scelta è caduta su di un oggetto prodotto dallo storico brand inglese Audiolab, acquisito nel 1998 dapprima da TAG McLaren e successivamente dal gruppo britannico IAG (International Audio Group, già detentore anche  di altri grandi marchi inglesi come Quad, Mission, Wharfedale, Castle Acoustics, nonché Luxman), in capo ai due fratelli gemelli taiwanesi Bernard e Michael Chang.

 

Audiolab M-Dac

Si tratta dell’Audiolab M-Dac, il cui prezzo di vendita, da nuovo, si colloca fra €750-850 i.c.; lo chassis è un parallelepipedo pressoché quadrato di soli 250mm per un’altezza di 59mm, interamente in alluminio, elegante, solido e compatto. Sono previste due finiture: silver oppure nero. La connettività costituisce un primo punto di forza di questo bel prodotto: un ingresso asincrono USB, in grado di gestire dati sino a 24-bit/96kHz con controllo remoto per PC / MAC Media Player tramite il supporto HID, due ingressi digitali coassiali (24-bit/192kHz) e due ingressi toslink ottici, un’uscita digitale coassiale e una ottica toslink, un’uscita audio stereo single-ended RCA ed una bilanciata XLR, entrambe realizzate con connettori di ottima qualità, oltre al connettore per il collegamento dell’alimentazione esterna (scelta tecnica che condivido pienamente, perché potrebbe permettere un up-grade dell’alimentatore, indipendentemente che sia fornito/previsto da Audiolab o realizzato “DIY”). 

Il grazioso telecomando, in case plastico antiurto, permette la selezione degli ingressi, la scelta dei filtri digitali, il controllo di volume, il mute, il bilanciamento dei canali, la gestione delle varie funzioni su display.

Sul lato anteriore, è proprio l’ampio display che cattura immediatamente l’attenzione: d’ampiezza pari a 2,7 pollici e del tipo a diodi organici a emissione di luce (OLED) ad alto contrasto, permette un’agevole, chiara e intuitiva gestione di tutte le funzioni (che non sono poche) offerte dall’M-dac.

Al centro del frontale è alloggiata la manopola del volume, a lato della quale spiccano quattro piccoli pulsanti tondi, per l’acceso al menu dei comandi, la selezione dei filtri digitali e la selezione degli ingressi. Completano la dotazione dell’M-dac: l’ingresso jack per la cuffia e l’immancabile, storico interruttore d’accensione dalla forma verticalmente allungata.

Accennavo alla selezione di filtri digitali. Ecco un altro punto di forza dell’Audiolab Mdac: la versatilità; infatti, i progettisti Audiolab hanno sfruttato le possibilità offerte dalla circuitazione digitale impiegata, per mettere a disposizione degli utenti ben sette filtri digitali, tutti in grado di apportare sottili modifiche al suono finale. I tre filtri “Optimal Transient”, “Optimal Transient DD” e “Optimal Transiet XD” cercano di preservare il più possibile i transitori musicali, esibendo minori prestazioni nelle misurazioni tecniche, esaltando di converso la naturalezza e la purezza del messaggio musicale.  I tre filtri producono frequenza e risposta nel dominio del tempo identiche, ma è la struttura interna del filtro a variare per fornire tre diverse sfumature sonore.  Il filtro “Sharp Roll Off” evidenzia caratteristiche standard industriali (-6dB a 1/2 Fs con significativo ringing nel dominio del tempo ) ed è incluso per fini comparativi. Il filtro “Slow Roll Off” compie un’attenuazione ad una frequenza inferiore rispetto a quella del filtro “Sharp” ma con pendenza più dolce e con una significativa attenuazione del ringing nel dominio del tempo. Il filtro “Minimun Phase” esegue una dolce attenuazione con pendenza simile all'opzione “slow roll off” , tuttavia senza alcun pre-ringing nel dominio del tempo. Esso può essere paragonato ad un filtro analogico applicato nel dominio digitale. Infine, il filtro “Optimal Spectrum” implementa la teoria del campionamento ed è progettato per fornire una risposta tecnica più vicina alla perfezione nel dominio della frequenza.

Le caratteristiche dichiarate dal costruttore sono certamente interessanti, riassunte di seguito:

 

·        DAC - ESS Sabre32 9018 chip

·        Resolution - 32bits

·        Maximum Sampling Frequency - 84.672MHz

·        Digital input - 2 x 24bit/192kHz coaxial ,2 x 24bit/96kHz Toslink optical, 1 x 24bit/96kHz USB

·        Digital output - 1 x coaxial, 1x Toslink optical

·        Output voltage - RCA: 2.25V RMS, XLR: 4.5V RMS

·        Total Harmonic Distortion - RCA: <0.002%; XLR: <0.0008%

·        Frequency response - 20Hz - 20kHz (± 0.2dB)

·        Dynamic range - RCA: >115dB;XLR: >122dB

·        Crosstalk - RCA: <-120dB;  XLR: <-130dB

·        High current, high linearity RCA single-ended & XLR true balanced with fully discrete J-FET CROSS*

         Class A output stages and built-in headphone amplifier

·        Selectable DAC mode or Digital Pre-amplifier mode, allowing direct connection to power amplifiers and

          active speakers in digital only systems

·        2.7” high contrast OLED display

·        "Actual" or "Nominal" Sampling Frequency display – displays the TRUE input sampling frequency with 1Hz

          resolution

·        Digital level meters in dB with peak hold

·        CD / DVD SPDIF subcode embedded Track and Time Display

·        Advanced de-jittered optical and coaxial SPDIF output, with USB to SPDIF output.

·        Full remote control + external remote / BUS I/O loop

·        26 internal regulated supply rails with 10 ultra low noise, low impedance discrete regulators

·        7 user selectable digital filters – fully software upgradeable via the USB port

·        Organic ultra low ESR capacitors, high tolerance polypropylene film / foil capacitors, ultra stable very low

          VCR 0.1% MELF SMD resistors, 4 layer PCB

 

NVA A40 mono

NVA è l’acronimo di Nene Valley audio, società britannica fondata e diretta da Richard Dunn, in attività ormai da oltre 30 anni. Negli anni ’80 e sino agli inizi del decennio successivo, il mondo audiofilo italiano visse una sorta di Rinascimento dell’alta fedeltà, grazie soprattutto ad una nuova generazione di importatori del settore, sovente dei negozianti evoluti ed appassionati, che ebbero il coraggio di credere nella scuola inglese e di importare una variegata e nutrita serie di apparecchiature targate: A&R Cambridge, Albarry, Beard, Musical Fidelity, Linn, Naim Audio, Meridian, Exposure, Sugden, Onix, Heybrook, Deltec, Nytech, Creek, Mission, Magnum, Rose, Audio Innovations, Kelvin Labs, Audiolab, QED, Spendor, Harbeth, Rogers, ProAc, Monitor Audio, Rega e appunto, fra altre ancora, NVA.

L’incredibile flotta, fra la quale si sono poi affermati svariati progetti capaci di scrivere alcune pagine di storia dell’alta fedeltà, contribuì ad affermare il british sound non solo in Italia ma nel resto del mondo, affiancando marchi storici come Lecson, KEF, B&W, Tannoy, Celestion, Quad, Radford, Leak, Garrard e Wharfedale. Come accade in ogni settore merceologico, alcuni marchi furono delle meteore, altri sono scomparsi oppure hanno cambiato denominazione o sono stati acquisiti da altre proprietà, taluni invece sono diventati solide realtà imprenditoriali, tuttora sulla breccia del mercato.

NVA appartiene a quel ristretto gruppo di aziende al di fuori degli schemi, contraddistinte da scelte progettuali alternative, innovative, talvolta in controtendenza con gli sviluppi tecnologici eppure capaci di raggiungere obiettivi d’eccellenza nei risultati.

La filosofia di mr. Dunn è, per alcuni aspetti, addirittura originale:

·        attenzione maniacale nell’interazione fra i circuiti ed il contenitore, assolutamente privo di qualsiasi elemento metallico, comprese le viti di fissaggio, sempre realizzato in legno e plexiglass rigorosamente incollati (così come lo stesso circuito, i condensatori di livellamento, persino i dissipatori di potenza);

·        cura altrettanto certosina dei percorsi di massa;

·        in funzione del budget progettuale, utilizzo del più dimensionato trasformatore d’alimentazione possibile, meglio se toroidale;

·        minimalismo nel percorso del segnale (sebbene qualche nostro tecnico nostrano, ad una disanima circuitale dell’amplificatore integrato NVA AP50 non sia esattamente d’accordo col progettista inglese);

·        scelte tecniche talvolta non esattamente esoteriche o non aderenti a consolidate e specifiche filosofie progettuali; 

·        ad ossequio del precedente punto, assenza di rete zobel in uscita (attenzione all’uso di cavi con alta capacità parassita);

·        utilizzo di componenti giammai esoterici od “inutilmente” costosi, ma solo quanto ad orecchio (a parità di prestazioni strumentali) sappia fornire la migliore musicalità.

Le amplificazioni NVA non brillano inoltre per la versatilità delle connessioni (solo RCA in ingresso, solo banane lato-diffusori), non amano pilotare carichi ostici o impedenze abissali, palesano evidenti idiosincrasie con cavi capacitivi ma, facendo tesoro e rispettando queste limitazioni, risultano affidabili nel tempo e, soprattutto, assai ben suonanti.

Nei vari scambi d’opinione fra appassionati, è assolutamente normale che, per la quasi totalità dei marchi e dei modelli, sussistano contemporaneamente accaniti sostenitori ed acerrimi detrattori, più spesso si denotano posizioni mai completamente convergenti.

Chi però abbia avuto l’esperienza d’ascolto di un’elettronica NVA inserita nella propria catena audio, ne è sempre rimasto colpito dalla musicalità e dalla naturalezza; anche sui vari forum di discussione, moltissime sono le testimonianze positive, spesso entusiastiche, a favore delle amplificazioni NVA.

Chi ha dunque ragione? Da trent’anni a questa parte, o Mr. Dunn si fa beffe sia dell’esoterismo audiofilo e dell’hi-end estrema che di varie e solide scuole progettuali in campo audio, vendendoci delle ciofeche elettroniche ai limiti della presunzione di conformità ai requisiti essenziali di sicurezza sanciti dalla Direttiva Macchine CE e alle correlate norme armonizzate applicabili, oppure egli è imprenditore di rara coerenza con le precipue convinzioni, nonché comprovato e valente progettista.

I finali A40 sono dei piccoli monofonici rifiniti in elegante plexiglass nero lucido, i quali rispettano pedissequamente (ne sono certo anche senza aver forzato il coperchio superiore per scrutarne l’interno) tutto quanto sopra riportato, capaci di 40W su 8ohm. Per inciso, questo è l’unico dato tecnico dichiarato! Aggiungo solo che trattasi chiaramente di amplificazioni a stato solido, facenti uso di comuni transistor bipolari di potenza (ad esempio, l’AP50 montava dei darlington complementari TIP 141 / 146). E’ bene sapere che da diversi anni, mr. Dunn vende le sue creazioni direttamente, anche attraverso eBay, e su richiesta. Il prezzo attuale degli A40, nella nuova versione mkII, si aggira attorno a €640/coppia.

 

 

Spendor S3/5 se

Con un DAC ed un’amplificazione di passaporto britannico, il ventaglio dei papabili diffusori si è naturalmente ristretto all’albionica produzione: avrei desiderato una coppia di intramontabili LS3/5a, infine i piccoli monitor BBC sono state la fonte d’ispirazione per l’ascolto si una coppia di Spendor S3/5, per giunta nella versione limitata S.E.

Spendor non ha bisogno di presentazioni, avendo raccolto da ogni parte del globo terrestre una buona schiera di estimatori, oltre al fatto che per oltre 20 anni il marchio ha detenuto la licenza per produrre proprio il celebre minimonitor BBC LS3/5a.  

La storia delle S3/5, il cui suffisso numerico riprende esattamente quello BBC, è presto detta: nella seconda metà degli anni ‘90, quando apprese della cessazione produttiva gli altoparlanti delle LS3/5a, Spendor decise di sviluppare in proprio un progetto del tutto analogo alle “scatole da scarpe” ideate dai tecnici della British Broadcasting Company Ltd. agli inizi degli anni ‘70, cercando di migliorarne la tenuta in potenza e l’estensione verso le basse frequenze, grazie ad un mid-woofer custom in homopolimero da 14cm.

Il progetto S3/5 è stato lanciato nel 1997 e, grazie anche al notevole apprezzamento della critica e degli appassionati, nel corso degli anni è stato rivisto e migliorato attraverso successive edizioni. Con la versione SE, Spendor ha ulteriormente innalzato la qualità dei trasduttori rivisitando opportunamente il crossover, al fine di ridefinire lo standard di trasparenza, aderenza al messaggio musicale e, infine, musicalità, stabilito col progetto iniziale S3/5.

Le S3/5 SE sono un progetto a cassa chiusa, in sospensione pneumatica, in grado di sopportare sino a 125W; la frequenza di crossover è fissata attorno ai 3500Hz, con un’estensione di frequenza compresa fra 90÷20.000 Hz entro ±3dB. Diverse sono le finiture offerte da Spendor: ritengo bellissima quella in palissandro, venduta nel 2007 a €1.547/coppia.

 

 

Connessioni e accessori

Le Spendor S3/5SE sono state poste su stand artigianali, realizzati con basi e supporti di pietra e doppia colonna in profilato nero d’alluminio, gentilmente prestatimi da Audiocostruzioni di Carpi (stabilissimi, afoni, pesantissimi, fra i migliori stand mai provati): non saprei davvero riferire chi sia il costruttore, certamente artigiano o autocostruttore competente e dal fine gusto estetico.

Di seguito invece, riporto l’elenco dei cavi impiegati: cavo usb Viablue KR-2 Silver da 0,5m; cavi di segnale Sommercable Stratos; cavi di potenza Sommercable Elephant SPM440; cavi di alimentazione Bada SP100.

Il costo dell’intera catena è il seguente:

g)     notebook Toshiba C650D:    €330-350

h)     dac Audiolab Mdac       :    €800                 (usato €350-400)

i)       Finali mono NVA A40       :    €640/coppia   (usato €300-350)

j)       Casse Spendor S3/5se     :    €1547/coppia  (usato €650)

k)     Cavo usb Viablue KR-2    :    €40

l)       Cavi Sommercable Stratos:  €120/coppia   (lunghezza 1metro)

m)   Cavi Sommercable SP440:    €140/coppia   (lunghezza 3 metri)

n)     Cavi Bada SP100             :     €100 (x2)         (lunghezza 1,8 metri)

o)     Tavolino a quattro ripiani Norstone Bergen: €200

 

Tutta la catena è stata assemblata attingendo in toto fra il nuovo d’occasione e la vasta e variegata scelta d’usato, presso Audiocostruzioni di Carpi, per una spesa complessiva che si è aggirata attorno a €2300. L’obiettivo di cui al punto “e)” enunciato in premessa, è stato raggiunto.

 

Ascolto:

Le Spendor sono state sistemate pressoché in campo libero, a 130cm dalla parete posteriore e a circa 100cm da quelle laterali rispetto alla posizione d’ascolto, inclinate di pochi gradi rispetto l’asse verticale verso la parete di fondo e ruotate verso il punto d’ascolto, a circa 2 metri di distanza.

Tale posizionamento si è rivelato il più efficace per la ricostruzione scenica e la plasticità dei piani sonori (oh beh, in un comune salotto “very normal people” sarebbe possibile solo in assenza di consorte e prole, ma le vie dell’audiofilo sono… infinity?).

Le prime impressioni d’ascolto evidenziano inesorabilmente i prevedibili limiti acustici del sistema all-british Audiolab-NVA-Spendor, che costituiscono i (pochi) compromessi da accettare per godere poi della notevole raffinatezza di questo trittico: una prevedibile limitata estensione in frequenza e dinamica verso la prima ottava udibile, un peso armonico del magma musicale, un impatto, una macrodinamica ed una pressione sonora alleggeriti rispetto a quanto possibile invece da un sistema “floorstanding speakers” senza compromessi costruttivi e progettuali.

Ad onor del vero, una simile catena stereofonica è palesemente in antitesi rispetto ad un impianto di sonorizzazione da stadio, ma un “very normal audiophilus” potrebbe forse permettersi 110 dB(A) di pressione acustica in un appartamento condominiale?

Con qualsiasi genere musicale ascoltato, la ricostruzione scenica si pone agli stessi livelli offerti da molte altre combinazioni amplificazione-diffusori di alto livello passate nella mia sala d’ascolto, chiaramente intendendo tale livello di segmento tipicamente hi-end.

Con partiture musicali composte da pochi strumenti acustici, con o senza voce e fatta salva un’imprescindibile qualità del software “liquido”, la plasticità scenica è sovente disarmante: i vari piani sonori sono esplosi all’interno dell’ampia scatola acustica in maniera netta, decisa, quasi tangibile.

Gli strumenti, indipendentemente dalla loro natura, dunque dalla loro classificazione orientata alla struttura dell’orchestra sinfonica (ad arco, a fiato, a pizzico, ecc.) sono facilmente individuabili, riprodotti forse in scala appena ridotta rispetto alle dimensioni reali (sicuramente non si verificano insopportabili gigantismi), eppure riproposti con spontanea naturalezza e con una bellissima omogeneità timbrica a partire dal medio-basso sino alle frequenze più acute. Nonostante oggi ci si crogioli con le prestazioni assicurate dai migliori progetti in campo stereofonico, non è poi così scontato godere cotanta coerenza tonale e veridicità nella riproduzione del pianoforte di Keith Jarrett, nel suo capolavoro Koln Concert (nella versione a 24bit). Talvolta, ben più blasonati sistemi di riproduzione male assortiti e sommariamente disposti in un determinato ambiente d’ascolto, sortiscono risultati peggiori, potendo anche instillare nell’audiofilo il desiderio di una ricerca spasmodica e forsennata di un suono migliore nel turbinio di cambi e sostituzioni.

Il lato malato dell’audiofilia è insito nell’ascolto esclusivo dell’impianto, perdendo di vista il suo unico scopo: la fruizione della musica, se la si ama e per essa si pulsi di passione.

Le Spendor S3/5 SE raggiungono l’apice delle prestazioni nella riproduzione delle voci femminili, dotate di grande controllo, definizione, intelligibilità, assenza di sibilanti: invito all’ascolto delle ultime opere del trio inglese Daughter (“Not To Disappear”, 4AD, 2016), con l’estesa voce cristallina di Elena Tonra, oppure del quartetto femminile neoclassical/dark ambient Amber Asylum (“Sin Eater”, 2015, Prophecy Productions) in cui le partiture vocali assumono sovente toni di profonda emotività, rarefazione e repentini e decisi staccati.

La notevole trasparenza di questa catena audio inglese evidenzia inesorabilmente la scarsa definizione e quell’impalpabile povertà armonica e cromatica dei formati compressi mp3, in particolare a bassa risoluzione: è “drammatica” la differenza d’ascolto fra uno stesso file musicale non compresso o lossless (flac, ape) e in formato mp3 a 128kbps!

Per le ineluttabili leggi della Fisica, la prima ottava è concretamente attenuata, eppure la naturalezza d’emissione e la raffinatezza che contraddistinguono il suono Audiolab-NVA-Spendor non fanno apparentemente mancare nulla alla percezione uditiva. Si tratta in definitiva di un buon impianto di classe media, che suona (ripeto, convivendo con gli ovvi limiti acustici) come i migliori sistemi personalmente ascoltati nel mio ambiente domestico; su taluni parametri quali la trasparenza, la veridicità e la tridimensionalità dell’immagine, la plasticità scenica, la focalizzazione strumentale, ha saputo anche fare di meglio!

Nel tentativo di capire il reale peso qualitativo dei singoli componenti, sostituisco dapprima l’Audiolab M-dac con un altro campione del rapporto Q/P, appartenente però alla classe merceologica immediatamente superiore: un PS-Audio Nuwave dac. Essendo il convertitore canadese sprovvisto di controllo di volume, sono costretto ad affidarmi a quello software di Foobar2000.

Sinceramente, riascoltando tutto il repertorio musicale che avevo preparato per la prova in campo del sistema Audiolab-NVA-Spendor, le differenze mi sono sembrate minimali, più facilmente riconducibili a suggestione ed incertezza, che ad un’oggettiva e riproducibile concretezza. L’Audiolab non è un ammazzagiganti ma nemmeno il PS-Audio è una ciofeca: è assai più probabile che l’equilibrio e la sinergia delle elettroniche NVA e dei diffusori Spendor prevalgano nel mio ambiente d’ascolto con netta decisione, rispetto alla specifica unità di conversione utilizzata. 

Rispolvero pertanto la mia personale coppia di Sonus Faber Minima FM2, prima versione (quella con i connettori monowiring, gli spigoli del mobile arrotondati al pari delle Parva e il tweeter Dynaudio D28, non il D28/2), che il mio udito considera ancora oggi il miglior minidiffusore con woofer di diametro entro i 110-120mm degli ultimi 30 anni, per qualità acustiche complessive. Oh, lo so che tanti autocostruttori considerano il D28 un buon tweeter ma con sibilanti in evidenza e comunque inferiore al T330 Esotar, al Morel MTD330 o alla serie top di Scan Speak, occorre però valutarne l’impiego in un preciso contesto progettuale: Serblin non era solo un ottimo progettista, era un Artista del suono al servizio della Musica.

Le Minima spariscono letteralmente dall’ambiente d’ascolto, espandono l’immagine in profondità ed in altezza (forse un pizzico a scapito della larghezza, davvero enorme con le Spendor), esaltano ulteriormente la coerenza tonale con una gamma media al contempo naturale e dettagliatissima. Forse, solo le voci femminili rimangono un poco più apprezzabili con le Spendor, ma le Minima FM2 pareggiano i conti con un maggior corpo delle voci maschili; nonostante tutto, non ravviso stravolgimenti timbrici e dinamici.

Tornando all’uso dell’Audiolab Mdac e delle Spendor S3/5 SE, sostituisco i finali monofonici NVA con altre amplificazioni a disposizione, fra cui Musical Technology MA4, Sumo Andromeda III e Audio Research D240 mkII, evitando di inserire un preamplificatore per ricostituire un’analoga catena audio.

Con tutte e tre le amplificazioni (ad onor del vero in misura minore con i monofonici italiani) il suono complessivo diviene un poco algido, di minor peso, nonostante la potenza e la capacità di erogazione in corrente del trittico sia ben superiore ai dati di targa dei piccoli A40. Eppure, la maggiore differenza d’ascolto, chiaramente avvertibile, è un’imprevista dematerializzazione della plasticità della scena acustica, con i vari piani sonori che, da stentorei e netti, divengono più sfumati e confusi, non sempre facilmente individuabili all’interno dell’immagine. E’ impressionante il rendimento dei monofonici NVA A40, la cui “voce” parrebbe quella di un muscoloso finalone a mosfet/hexfet e che non viene per nulla surclassata dai tre finali a confronto diretto.

Certamente, inserendo un preamplificatore “al di sopra di ogni sospetto”, come il valido Audio Research LS16 mkII, si ristabiliscono le espressioni sonore delle tre amplificazioni di riferimento, ma si introduce un ulteriore elemento nella catena audio, disavvenendo alla teoria del minimalismo hardware, ben cara a svariati appassionati.

Se, infatti, si percepisca il rinvigorimento di alcuni parametri acustici, teoricamente é impossibile un miglioramento del segnale audio. L’allungamento del percorso di segnale fra: un ulteriore cavo di collegamento, una serie di componenti elettrici attivi e passivi del circuito di preamplificazione, almeno due aggiuntivi contatti fra terminazioni di connessione, non può altro che introdurre alterazioni e/o perdite di informazioni, anche se minimali. Eppure, è ben noto quanto sia facile “ingannare” il sistema percettivo, perché il cervello umano non deve essere considerato come una semplice finestra sul mondo che ci circonda, ma un potente elaboratore di dati forniti dai nostri sensi. Le illusioni sono pertanto causate da un’erronea interpretazione del cervello, come ad esempio, piccoli tassi di distorsione di seconda armonica, percezione monofonica di segnali a bassa frequenza, mascheramenti simultanei e temporali, ecc.

Saranno banalmente progettati e costruiti, saranno anche economici, ma sono stati proprio gli NVA A40 ad avermi destato maggiore stupore.

 

  

 

Cristiano  Nevi –gennaio 2016

 

 

 

 

 

 

 

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