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Cristiano

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Prefazione:


A seguito di mia richiesta l'amico Cristiano ci intoduce  qusto interessante argomento , la musica liquida !!!

Per molti sconosciuta , per molti indispensabile , per molti un formato non hi-fi , vediamo di fare chiarezza con l'aiuto del bravissimo Cristiano , che continuo a ringraziare  per i suoi articoli scritti benissimo.

Importante , se volete renderci partecipi delle vostre esperienze , scrivetemi pure a questo indirizzo info@audiocostruzioni.com  e raccontatemi le vostre esperienze , andremo ad ampliare l'articolo sottostante per il bene e la conoscenza di tutti.


EDITORIALE

Musica Liquida

Parte 1


1983: all’epoca ero un quindicenne con la testa totalmente immersa nella musica, suonando chitarre acustiche e basso elettrico per una cover-band locale, mentre contemporaneamente tentavo spasmodicamente di ampliare le mie conoscenze musicali verso generi nuovi e/o diversi dal rock sixties e seventies attraverso un sistema stereofonico che non costituiva più il primissimo assemblaggio di componenti, ma che si era già evoluto in un più “classico” Thorens (TD104) + Ortofon + NAD + JBL.

Se a nessuno potessero (e possano) interessare le mie prime esperienze di musicista, musicofilo ed audiofilo, nel 1983 il mondo italiano dell’alta fedeltà fu letteralmente scosso da un’innovazione destinata a porre le fondamenta di una nuova epoca, rivoluzionando di fatto (e soprattutto) il settore informatico: in agosto, a Roma, la multinazionale Philips presentò ufficialmente il Compact Disc per il mercato nazionale.

In realtà l'origine del CD risale al 1979, anno ufficiale della sua invenzione congiunta fra il colosso olandese ed un’altra grande società giapponese, Sony, mentre la prima presentazione assoluta precedette di circa un anno quella italiana.

Ricorreva infatti il 17 agosto 1982 quando, presso un’unità produttiva Philips tedesca, ad Hannover, fu prodotto il primo CD per uso commerciale.

Ad onor del vero, la paternità del CD è da attribuire ad una joint-venture fra Philips e DuPont (detentore di svariati brevetti fra cui, appunto, il policarbonato) i cui primi prototipi avrebbero promesso un supporto ottico in grado di immagazzinare oltre 600MB di dati oppure oltre un'ora di musica in formato digitale. Dopo alcuni anni di ricerche, il progetto scoraggiò infine i manager europei DuPont, in considerazione degli enormi investimenti richiesti per la realizzazione di un supporto che, all’epoca, risultava drammaticamente più capiente di quella generazione di personal computer contraddistinta da memorie comprese fra 64KB e 4MB ed hard disk che a malapena raggiungevano i 20MB.

I dirigenti DuPont non avrebbero del resto potuto dare per certo che il mondo intero gettasse nella spazzatura i giradischi ed i registratori per lasciare spazio immediato a costosissimi lettori di dischi ottici, se non con un programma a lungo termine di cospicui investimenti; il progetto fu infine liquidato, Philips fu invitata a continuare autonomamente lo sviluppo progettuale, la quale cercò e trovò in Sony un determinante alleato.

Se nel primo anno di commercializzazione (1983) furono venduti a livello mondiale circa 5,5 milioni di compact disc, nel 1988 si raggiunse la quota di ben 400 milioni di pezzi, per superare la vendita degli LP già nei primissimi anni ’90 (dati IFPI – International Federation of Phonographic Industries).  In questi anni l’uso del supporto ottico viene esteso al personal computer, dapprima quale moderno supporto tecnologico di prodotti editoriali multimediali (CD-Rom di sola lettura) e successivamente, per la concomitante adozione di masterizzatori sulle nuove generazioni di PC in luogo del sempre più obsoleto floppy-disc, come supporto standard per la registrazione ed archiviazione di dati, foto, ma anche di musica e files multimediali.

Se, paradossalmente, le maggiori case discografiche puntarono i loro jolly sul nuovo formato ottico anche per arginare la pirateria domestica praticata con l’audiocassetta, l’avvento dei masterizzatori sancì di fatto la supremazia del formato CD sia sul vinile che sui nastri magnetici a cassetta, spianando contemporaneamente una nuova ed irrefrenabile via per le riproduzioni domestiche.

Nel 2000, i CD coprivano il 72,8% del mercato mondiale, relegando al solo 23,2% le audiocassette e ad un misero 0,4% i dischi in vinile; nel 2004, il mercato delle audiocassette era già ridotto al solo 2%.

Ad un’analisi seppure sommaria del mercato musicale, va doverosamente sottolineato il concomitante impegno delle major discografiche nell’intensiva ristampa digitale dei loro cataloghi, mentre generi musicali quali il grunge, il crossover, il nu-metal e la fortissima ascesa dell’hip-hop spinsero con decisione e per svariati anni il supporto ottico.

Nei primissimi anni del ventunesimo secolo, il primato merceologico del CD – CD-R è comunque già largamente minato dall’avanzamento tecnologico e dai conseguenti nuovi supporti, dalle diverse abitudini di registrazione musicale (i lettori mp3 e la cosiddetta musica liquida), dalle nuove logiche di vendita e soprattutto, di distribuzione musicale via web, in larghissima parte gratuita per gli utilizzatori, ma “pirata” per i produttori e le case discografiche, evidentemente accecate dalla loro ottusità strategico-commerciale.

In effetti, anche soltanto pochi anni fa, ovvero già in epoca di recessione dell’industria fonografica tradizionale e, ancor più, dell’alta fedeltà, nessun discografico di miope visione del proprio mercato avrebbe potuto pensare alle imminenti esequie del formato CD piuttosto che il festeggiamento in pompa magna del suo venticinquennale.

Eppure, sia gli audiofili estimatori e strenui sostenitori del classico formato analogico su vinile, sia coloro che da tempo avevano preferito il formato digitale anche nelle sue espressioni tecnologiche più evolute (CD, SACD, DVD-Audio), discussero attivamente sui media a loro disposizione e criticarono anche duramente le strategie di mercato in merito alle nuove forme di diffusione della musica, evidenziando una severa diffidenza verso la mediocre qualità dei primi formati audio compressi resi disponibili (la cosiddetta “musica liquida”), ovviamente per l’inaccettabile perdita di dati binari causata da forme di compressione molto spinte.

Alla base della decisa flessione del supporto CD dopo soli 20-25 anni dal suo ingresso nel mercato musicale, si devono oggettivamente imputare alcuni micidiali errori di fondo: la qualità iniziale deficitaria del supporto ottico, gli elevati ed ingiustificati prezzi di vendita al dettaglio (che però hanno per qualche anno consistentemente arricchito le major discografiche), ribassati quando ormai era troppo tardi e, come dicevo, la sottovalutazione dell’impatto che avrebbe comportato la commercializzazione dei masterizzatori, senza parlare poi della diffusione planetaria della banda larga per la connessione ad internet.

Contemporaneamente, l’evoluzione esponenziale del settore informatico permise in tempi stretti l’introduzione di nuovi formati digitali scaricabili via web, sia di tipo compresso che di tipo “lossless”.

Apro a questo punto una breve parentesi: col neologismo Loss-less (letteralmente: senza perdita) si intende una compressione del file che permette la ricostruzione di una copia identica al file originale.

Un file con compressione “lossless” può essere visto come una versione “zippata” dell’originale, con due vantaggi: essendo progettate per l’audio, queste tecnologie di compressione sono più efficaci del semplice Zip, proprio perché senza perdita di dati, oltre al fatto di essere ormai supportate direttamente da alcuni lettori portatili: l’ubiquitario iPod, tanto per citare un esempio su tutti, supporta il formato Apple Lossless.

La diffusione dei formati loss-less, assai ben più voluminosi dei rispettivi formati “loss” ad alta compressione e basso bit-rate, è stata oltremodo facilitata dall’avvento sia di connessioni internet veloci (ADSL) che di supporti fisici di immagazzinamento di dati informatici sempre più capienti (hard-disk).

Oggi, di fatto, chi tenta di combattere la pirateria è realmente un illuso, tanto essa è diffusa e comune da non essere nemmeno più percepita come un reato.

Il CD è probabilmente defunto, non tanto in qualità di oggetto, che sarà sicuramente utilizzato ancora per molti anni, ma quale supporto privo di un reale valore commerciale.

Chi attualmente acquista un CD musicale originale, compie un atto etico, di rispetto e di sostegno nei confronti dell’artista che si stima, persino dell’etichetta discografica che si apprezza per la qualità dei suoi prodotti, o del negozietto di rivendita di fiducia (quanti ne rimangono, in Italia?). Chi acquista un LP, manifesta oltremodo la volontà di mantenere in vita un supporto qualitativamente superiore, fornendo quella dignità che la musica liquida (in particolare, quella contraddistinta da perdita di dati) non potrà mai possedere.

Eppure, la musica è più viva che mai, la sua diffusione è oggi incredibilmente capillare anche e soprattutto fra le generazioni più giovani (si pensi agli scambi musicali fra cellulari, via bluetooth); ancora, le potenzialità qualitative di quella liquida potrebbero combaciare con l’estenuante progresso del settore informatico: risoluzioni via via sempre maggiori (la musica a 24 bit è assodata da tempo……), conseguenti software di lettura per pc sempre più evoluti, nuovi supporti compatibili di lettura portatili, sino alla possibilità di scaricare dal web (più o meno gratuitamente) master musicali ad alta risoluzione.

Persino il tradizionale sistema stereofonico oggi può essere completato da una sorgente impensabile soltanto pochi anni or sono: un personal computer.

A questo punto, nel settore hi-end forse saranno proprio i dac esterni a trovare paradossalmente una nuova linfa vitale, se saranno tempestivamente adeguati alle risoluzioni digitali che la tecnologia riuscirà nel tempo a partorire.

Le mie possono apparire divagazioni o sogni ad occhi aperti: personalmente sono dalla parte della musica liquida, se la qualità audio resa disponibile sarà sempre più elevata.

Siamo nel 2010 e la risoluzione a 32 bit è un dato di fatto. Ed io che non sono poi un tecnico, probabilmente non sono nemmeno tanto aggiornato……

Ma, infine, che cos’è la musica liquida?

 

Musica Liquida

 

Il termine musica liquida è un neologismo ormai comunemente […] utilizzato nelle riviste di musica, HIFI, informatica, tecnologia e soprattutto sul web per indicare quella porzione della musica fruibile dal grande pubblico indipendentemente da un qualsiasi supporto fisico (CD, vinile, nastro)...[…] (fonte: Wikipedia).

E’ probabile che il termine “musica liquida” sia da attribuire ad alcune riviste italiane di HI-FI e che sia stato coniato nel maggio del 2007, immediatamente dopo lo storico accordo del 2 aprile fra la Apple e la EMI, che prevedeva la possibilità di scaricare, attraverso la piattaforma iTunes, file musicali di qualità pari a 256 Kbit/s e soprattutto liberi dal DRM.

Basti ricordare la storica copertina del numero di maggio 2007 della rivista SUONO, raffigurante un CD in procinto di sciogliersi sul quale troneggia un titolo inequivocabile: “musica liquida”.

 

 

Per completezza d’informazioni, l’acronimo DRM poc’anzi citato significa Digital Rights Management, letteralmente: "gestione dei diritti digitali", col quale s’intendono i sistemi tecnologici secondo cui i titolari del diritto d'autore e dei  diritti connessi possono esercitare ed amministrare tali diritti nell'ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protette, identificabili e tracciabili le opere di cui sono autori.

Nonostante in alcuni precedenti passaggi abbia usato il modo verbale indicativo remoto, trattasi in realtà di eventi circoscritti agli ultimi anni: se il CD oggi non è ancora trentenne, il più antico formato compresso conosciuto come “MP3” compirà ufficialmente quindici anni il 14 luglio 2010: nel 1995 infatti tale acronimo fu suggellato da un messaggio in lingua tedesca per identificare i files MPEG Layer-3, considerato anche che furono gli scienziati della divisione dei circuiti integrati del Fraunhofer Institute ad elaborare questo algoritmo, capace di creare un sistema di codifica digitale di un segnale (coding) basato appunto sulla percezione del suono.

Nel word wide web la musica digitale scaricabile in vari formati ha dunque avuto una diffusione globale di tipo esponenziale, grazie sia ai server ed alle piattaforme di scambio peer-to-peer, fra cui Napster, LimeWire, Audiogalaxy, Emule, che di seguito con la diffusione di piattaforme web per il loro acquisto legale (come ad esempio il già citato iTune, ma anche gli affermati MSN Music, Jamendo, MicMacMusic, Mindawn, Soundclick, VirginMega, ecc).

 

Nella seconda parte parleremo dei formati musicali compressi e non compressi più comunemente diffusi.

Rimanete sintonizzati su Audiocostruzioni.

 

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano   (contattabile attraverso e-mail: marvel147#gmail.com  - sostituire # con @: è un’accortezza anti-spam)

 

 

FONTI:

Ø       IFPI – International Federation of Phonographic Industries;

Ø       Wikipedia;

Ø       Progetto Media-Pedia; università di Torino – prof. Ortoleva;

Ø       Rivista SUONO – numero di maggio 2007;

Ø       Rivista AUDIOREVIEW – vari articoli sull’argomento.

 

 

EDITORIALE

Musica Liquida

Parte 2 

 

Nella prima parte del presente editoriale si è parlato della nascita e dell’evoluzione della musica e dei formati digitali, partendo quasi scontatamente dal supporto Compact Disc per giungere ai file musicali scaricabili da internet, la cui penetrazione sempre più capillare e la disponibilità e diffusione crescente di banda larga di connessione ad Internet e di periferiche di memorizzazione sempre più capienti, ne hanno decretato lo sviluppo di differenti formati digitali, più o meno compressi e non compressi. Questi ultimi stanno attualmente rivoluzionando sia le strategie che i metodi di diffusione di musica liquida di alta qualità e, ormai, anche ad alta risoluzione (24 bit, campionamenti a 44.1, 48, 88.2, 96, 176.4, 192 KHz).

Affrontiamo ora con ordine e gradualmente la musica liquida ed i relativi file musicali, cominciando proprio dalla compressione audio digitale, al fine di comprendere meglio la differenza fra formati audio compressi con perdita di dati e senza perdita di dati.

 

COMPRESSIONE FILE AUDIO

 

La compressione audio è una tecnica informatica che permette di ridurre le dimensioni di un file audio (o la banda passante richiesta per una trasmissione audio) anche in entità rilevante.

Sappiamo probabilmente tutti che un file è una sequenza di numeri binari detti bit (sequenze logiche di cifre composte dai numeri 0 e 1) utilizzati come veicolo di informazione. Comprimere dunque un file, significa ridurre il numero delle cifre che costituiscono la sequenza binaria, mantenendo l'informazione inalterata o comunque che la nuova informazione approssimi quella originaria. Per i non addetti ai lavori tali concetti possono chiaramente risultare assai ostici da comprendere al volo, per cui chiedo venia sin d’ora agli esperti ed ai professionisti del settore per l’esposizione rivolta soprattutto al puro appassionato di musica che assai probabilmente nella vita quotidiana si occuperà di ben altro!

Perché allora comprimere in maniera più o meno spinta un file (e, nello specifico, un file musicale e/o multimediale) se soprattutto per taluni formati compressi vi è perdita / approssimazione di dati originari?

I motivi sono evidenti ed essenzialmente riassumibili come segue:

Ø      occupare minor spazio in fase di scrittura/immagazzinamento su di un disco fisico di memoria;

Ø      limitare i tempi di trasferimento dei dati, di lettura e scrittura.

 

Come già accennato, esistono poi due tipologie di compressione:

Ø       con perdita (lossy) ovvero quando l'informazione contenuta nel file compresso è minore di quella contenuta nel file di origine;

Ø      senza perdita (lossless): quando l'informazione contenuta nel file compresso è identica a quella contenuta nel file di origine.

 

 

COMPRESSIONE SENZA PERDITA (LOSSLESS)

Usando invece un algoritmo di compressione senza perdita, dal file compresso si può riottenere tutta l'informazione originaria. La riduzione massima generalmente ottenibile, utilizzando algoritmi studiati appositamente per l'audio, si colloca attorno al 60%, sebbene soltanto con alcune forme di musica. Certamente nessuno vieta l’uso di algoritmi più generici e noti di compressione, quali ZIP, GZIP o RAR, ma le percentuali di compressione risulterebbero inferiori.

I formati lossless più diffusi sono i codec FLAC, APE, WV, ALE, LA, WV, OFR, WMA lossless; in Rete è possibile reperire qualche utilissima informazione in merito al confronto diretto fra le prestazioni di compressione e tempi di elaborazione di tali formati, in funzione di differenti generi musicali.

In questo contesto posso segnalare la migliore performance di compressione da parte dell’algoritmo LA, a scapito dei tempi di elaborazione, che risultano in tutte le occasioni sensibilmente superiori a quelli ottenuti dagli altri codec. Fra essi brilla in particolare il formato APE, il cui rapporto compressione / tempo di elaborazione risulta attualmente il migliore, nonostante il formato Wav Pack (.wv) appaia invece il più fulmineo con percentuali di compressione di buon livello.

 

COMPRESSIONE CON PERDITA (LOSSY)

Trattandosi di algoritmi con perdita di informazioni, i codec di tipo lossy permettono compressioni decisamente più consistenti, ma a scapito della qualità sonora.

Dal risultato della compressione audio con perdita non si può logicamente ottenere un suono identico al formato originale, eppure con rapporti di compressione di 1:7 un orecchio non particolarmente allenato incontrerebbe parecchie difficoltà di distinzione del file compresso nei confronti dell’originale; certamente si possono ottenere compressioni anche molto più spinte, ma a  discapito della qualità sonora (udibile senza particolari difficoltà di concentrazione).

Sebbene ci si possa stupire di compressioni anche importanti il cui risultato appaia inavvertibile rispetto all’origine, gli studi di psicoacustica hanno permesso di accertare che l’udito umano non è sensibile nello stesso modo alle varie frequenze udibili e che un suono ad alta intensità può mascherarne un secondo con frequenza vicina ma d’intensità (o ampiezza) inferiore.

Sfruttando queste ed altre considerazioni, gli algoritmi intervengono anche eliminando tutte quelle informazioni musicali che non verrebbero comunque percepite, ottenendo infine un buon rapporto di compressione.

Tra i formati lossy più diffusi non si può omettere il codec MP3 (MPEG-1 Layer III), introdotto già negli anni ottanta ma ancora oggi il più popolare; essendo il più antico, conseguentemente è anche il meno efficiente e sovente il peggior algoritmo in termini di qualità audio finale.

Altri formati assai diffusi sono:

Ø      WMA - Windows Media Audio,  utilizzato frequentemente  sui sistemi Windows;

Ø      Vorbis, un codec più efficiente dell'mp3 e di tipo “open source”, ossia liberamente distribuibile e modificabile;

Ø      AAC, reso popolare dalla Apple, tant’è che la Apple's iTunes Music Store fa uso di file compressi AAC e lo standard video MPEG4 raccomanda ormai l'uso dell'AAC audio nei prossimi apparecchi e software;

Ø      Dolby Digital (AC3), che può comprimere fino a 6 canali audio, di cui 5 a piena larghezza di banda ed uno per gli effetti a bassa frequenza (LFE), fino a 384 kbit/s. Viene utilizzato nei DVD e nel sistema americano ATSC DTV;

Ø      MPC o Musepack, formato open-source che a parità di bitrate offre una qualità maggiore del formato mp3;

Ø      RA by Real Player: codec usato dal software multimediale gratuito RealPlayer.

 

 

BITRATE 

Quando si ha a che fare con la musica liquida, ci si imbatte inesorabilmente in valori numerici quali ad esempio 96, 128, 192, 256, 320, seguiti dall’unità di misura “kbit/s”, definiti “bit rate”.

I file multimediali sono per loro natura connessi al tempo che scorre, ovvero sono contraddistinti da un determinato contenuto informativo nell’unità di tempo (generalmente il minuto secondo), quindi da una sottosequenza di cifre binarie. Il numero di cifre binarie che compongono queste sottosequenze è detto appunto bitrate. In altri termini, il bitrate è il numero di cifre binarie impiegate per immagazzinare un secondo di informazione. Il bitrate può essere costante per tutta la durata del file o variare all'interno di esso. A titolo esemplificativo, i cd musicali vengono campionati (registrati) ad una frequenza pari a 44.100Hz. Da ciò si evince che ogni secondo di musica è costituito da  44.100 valori (registrati dall'ipotetico microfono), i quali vanno poi moltiplicati per i 2 canali del suono stereo, che a loro volta devono ancora essere moltiplicati per un fattore 2,  poiché la registrazione avviene a 16 bit, corrispondente appunto a 2 byte. Un minuto di musica a 16 bit e 44,1 KHz, costituirà allora un file della seguente grandezza:

 

44.100 x 2 x 2 x 60 (secondi) = ~10 MB (Megabyte)

 

La compressione, operando una diminuzione della lunghezza complessiva (grandezza inferiore in byte) del file, accorcerà di conseguenza la lunghezza media delle sottosequenze binarie, ovvero diminuirà il bitrate medio.

Ecco che, in tal caso, il bitrate medio diviene l’indice dell’entità della compressione; in altri termini, se un file musicale di origine (es. CD) è contraddistinto da un bitrate di 1411 Kbit/s ed il corrispondente file compresso possedesse un bitrate medio di 256 Kbit/s, il fattore di compressione sarebbe pari a circa 5,5.

Possiamo infine affermare che una compressione con perdita di dati (lossy) è un compromesso fra perdita d’informazioni e dimensione del file finale, mentre una compressione lossless effettua un compromesso fra la sola dimensione del file finale ed i tempi di esecuzione dell’algoritmo.

 

Vediamo ora quali sono i formati compressi lossy e loss-less di maggiore diffusione ed utilizzo:

 

AAC – Advanced Audio Coding (lossy):

L’Advanced Audio Coding (file con estensione AAC) è un formato di compressione audio creato dal comitato tecnico MPEG ed incluso ufficialmente nell'MPEG-4.

A questo punto occorre spendere due parole sul consorzio MPEG: l’acronimo significa Moving Picture Experts Group ed è un comitato tecnico congiunto fra le organizzazioni tecniche internazionali ISO e IEC (designazione formale ISO/IEC JTC-1/SC-29/WG-11 intitolata Coding of moving pictures and audio) incaricato di definire degli standard per la forma digitale di contenuti audio, video e di altre tipologie di contenuti multimediali, con lo scopo di soddisfare ed uniformare un'ampia varietà di applicazioni.

L'AAC fornisce una qualità audio superiore al formato MP3 (minore perdita di informazioni) mantenendo la stessa dimensione di compressione.

Ad oggi tale formato viene utilizzato principalmente da Apple nei suoi prodotti dedicati all'audio (vedasi iTunes). Di fatto, Apple usa sia una variante dell'AAC che gestisce i diritti d'autore DRM (AAC Protected) già visti nella prima parte di questo articolo, sia la versione sprovvista di protezione, definita “AAC Plus”, sfruttata per la vendita di musica attraverso il proprio circuito on-line iTunes Store. Tale variante, utilizza di fatto l’algoritmo AAC per le basse frequenze e l’SBR per quelle più acute.

Indicativamente, una compressione a 128 kb/s (AAC protetto) corrisponde qualitativamente a quella di un formato MP3 a 165-175 kb/s, anche se occorre sottolineare che il divario qualitativo si riduce aumentando il bitrate.

La più recente versione v2 dell'AAC Plus migliora ulteriormente la qualità musicale a bassi bitrate, aggiungendo un ulteriore sistema di compressione noto col nome Parametric Stereo.

La diffusione dell’AAC è stata ulteriormente incrementata nel corso degli ultimi anni essendo divenuta il formato standard per le console di gioco PlayStation 3, Nintendo DSi e Wii.

 

Vorbis (lossy) e OGG / OGA:

Vorbis è un algoritmo di tipo “open source” (software libero) per la compressione audio digitale impostosi in alternativa agli altri standard più diffusi come MP3 e AAC.

Questo formato si contraddistingue per il fatto che, a parità di qualità percepita, permette una maggiore compressione rispetto al formato MP3, ottenuta mediante avanzate ricerche di psicoacustica. Lo sviluppo del suo algoritmo è dovuto soprattutto agli studi condotti da Christopher Montgomery, fondatore della Xiph.Org Foundation (meglio nota come Xiphophorous Foundation), il quale rilasciò la prima alpha release già nel settembre 1998, conclusasi col rilascio ufficiale della versione 1.0 nel luglio 2002.

Come accennato, tra i pregi che sono comunemente attribuiti a Vorbis nei confronti del “riferimento” MP3, occorre sottolineare la maggior estensione e pulizia delle alte frequenze (oltre i 16 kHz), il supporto multicanale a livello nativo ed in generale una migliore conservazione delle microinformazioni di spazialità sonora del segnale originario. Il difetto più evidente, oltre ad una certa pesantezza dell'algoritmo di decodifica rispetto al collaudato MP3, consiste in una certa tendenza al pre-echo, ovvero un’innaturale alterazione (in gergo, un fantasma sonoro) che sembra immediatamente precedere qualsiasi brusco aumento di pressione sonora. L'esempio tipico riportato in letteratura disponibile anche in Rete è quello di una sonata di pianoforte con attacchi di fortissimo dal silenzio, oppure il suono delle nacchere [Wikipedia].

Le caratteristiche tecniche salienti di Vorbis sono la compressione mono, stereo e 5.1 surround del segnale audio PCM campionato a 44.1 kHz o 48 kHz (CD e DAT), con una profondità di campionamento di 16 bit o 32 bit. Occorre comunque aggiungere che l’algoritmo è in grado di gestire segnali in ingresso differenti da quelli raccomandati. Il bitrate ideale di compressione di questo formato è attorno ai 128 kbit/s, anche se i risultati ottenibili permettono il conseguimento di una qualità audio estremamente difficoltosa da distinguere rispetto all'originale in un ascolto cieco a partire già da 192 kbit/s. Anche nel caso di Vorbis, trattandosi di un algoritmo di compressione con perdita di informazioni, è l'encoder a svolgere il compito più delicato in assoluto, dovendo scegliere quali segnali d’informazione acustica sacrificare. L’approccio dell’algoritmo è essenzialmente di tipo VBR (Variable Bit Rate), ovvero a bit rate estremamente variabile, in base al tipo di segnale sonoro da codificare.

Una curiosità: Vorbis è un algoritmo nato in concomitanza col contenitore multimediale OGG (un contenitore è un formato file in grado di contenere diversi tipi di dati, ad esempio audio e video), col quale viene  spesso confuso a causa dell'iniziale sovrapposizione dei due progetti, attraverso i quali si è  associata l’estensione ai file Vorbis (.OGG e .OGA).

Di fatto, una traccia audio codificata in Vorbis è incapsularla in un file Ogg, producendo un cosiddetto OGG VORBIS.  Le due tecnologie operano all'unisono ma a livelli diversi di estrazione dei dati. Le ultime fonti internet indicano Matroska quale contenitore multimediale che in futuro potrebbe supportare Vorbis, al pari appunto di Ogg.

 

 

MP3 PRO (lossy):

 

Trattasi di un formato di compressione audio derivato dall’algoritmo dell’MP3, rilasciato nel 2001 da Thomson e Fraunhofer. Proposto inizialmente proprio come successore dell'mp3, di fatto lo standard non si è mai affermato, nonostante il Gruppo RCA avesse commercializzato dei lettori compatibili col formato mp3pro (ad oggi RCA ha abbandonato questo formato).

Analogamente al formato mp3, anche con questo algoritmo vengono rimosse dai file diverse informazioni sonore non ritenute essenziali quali, ad esempio, le frequenze poste oltre la banda udibile dell’orecchio umano, effetti di mascheramento e comunque suoni scarsamente percepibili dall’uomo in condizioni standard. In realtà, la compressione mp3PRO utilizza l’algoritmo di compressione del suo predecessore MPEG1 Layer III nell’intervallo di frequenze compreso fra 20÷7000 Hz, implementando un’altra tecnologia per quelle più acute che ne costituisce di fatto anche il limite qualitativo più evidente. Questa tecnologia, i cui diritti sono gelosamente custoditi da Thomson e Fraunhofer, è denominato Spectral Band Replication (SBR) di cui ovviamente non si hanno notizie tecniche approfondite. Le poche informazioni disponibili rimandano ad un sistema di risparmio di spazio occupato dal file che, oltre i 7 KHz, non riscrive alcun dato musicale all’interno del file stesso ma, in fase di riproduzione della traccia audio, è il software di decodifica dell’mp3pro che ricostruisce quasi totalmente le informazioni mancanti sopra i 7KHz, sulla base del contenuto delle frequenze più basse.

Ad un ascolto attento, la degradazione audio sarebbe tale per cui un mp3pro a 96 kbps avrebbe una qualità complessiva prossima ad un bitrate di 140-150kbps di un relativo mp3, offrendo però minore sensazione dinamica e timbrica più secca e povera di armoniche.

Sebbene il punto di forza del formato mp3PRO risieda nella compatibilità con il formato mp3 originale, in pratica il software audio ed i dispositivi in grado di leggere i normali file mp3 riescono dunque a riprodurre anche un file mp3PRO, ma con risultati qualitativi deludenti.

 

 

WMA (lossy), WMA Pro, WMA (lossless) e WMA Voice:

 

Windows Media Audio (WMA) è una tecnologia proprietaria di compressione dei dati audio sviluppata da Microsoft, il cui nome si associa di fatto sia per fare riferimento al relativo formato di file che al codec audio. WMA è costituito da quattro distinti codec:

Ø      il codec WMA originale, conosciuto semplicemente come WMA, concepito come concorrente dei popolari codec MP3 e RealAudio;

Ø      WMA Pro, un codec di più recente introduzione ed ovviamente più avanzato, in grado di supportare l'audio multicanale e ad alta risoluzione.

Ø      WMA Lossless, un codec senza perdita di dati, che comprime i dati senza perdita di fedeltà audio;

Ø      WMA Voice, mirato al contenuto della voce, applica la compressione utilizzando una gamma di bassi bitrate.

Storicamente, il rilascio delle varie versioni di WMA è avvenuta con: Windows Media Audio 2 nel 1999, Windows Media Audio 7 nel 2000, Windows Media Audio 8 nel 2001 e Windows Media Audio 9 nel 2003. Nonostante nel 1999 Microsoft avesse annunciato i suoi piani di dare in licenza a terze parti la tecnologia WMA, il supporto per la loro creazione (quindi non solo la lettura) è stato aggiunto solo dalla settima versione in poi. Oltre a ciò, nel corso del 2003 Microsoft ha rilasciato nuovi codec audio non compatibili con il codec WMA originale, ovvero: Windows Media Audio 9 Professional, Windows Media Audio 9 Lossless e Windows Media Audio 9 Voice.

Un file WMA è nella maggior parte dei casi incapsulato o contenuto nel “contenitore” Advanced Systems Format (ASF), con una singola traccia audio in uno dei quattro codec precedentemente elencati. Occorre però sottolineare che questi codec sono tecnicamente distinti e risultano pertanto incompatibili tra loro. Il formato del contenitore ASF specifica anche come i “metadati” del file debbano essere codificati, in maniera del tutto simile al sistema utilizzato dai file MP3; questi metadati [tanto per capirci] possono includere il titolo del brano, il titolo dell’album, il numero di traccia ed il nome dell'artista, oltre ad altri dati.

 

Fine della seconda parte.

[nella terza parte si riporteranno altri formati di compressione, oltre ovviamente al “progenitore” MP3]

 

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano Nevi 

(contattabile attraverso e-mail: marvel147#gmail.com  - sostituire # con @: è un’accortezza anti-spam)

 

 

           

EDITORIALE

Musica Liquida

Parte 3    

 

MPC MusePaCk (lossy):

 

Musepack (o MPC), noto anche come MPEGplus (MPEG+) o MP+, è un formato di compressione audio open source a perdita di dati. Nonostante MPC presenti molte analogie con lo standard MP3, secondo l’opinione di molti appassionati del settore, a parità di bitrate la sua qualità complessiva risulta migliore, tant’è che tutt’ora viene considerato fra i migliori formati di compressione disponibili.

Partendo infatti da un bitrate di almeno 160kbps a salire, la trasparenza al formato audio originale di Musepack appare superiore a quella offerta dai più diffusi formati lossy.

Le origini del Musepack risalgono al 1997, quando uno studente tedesco di nome Andree Buschmann, stanco delle prestazioni offerte dal formato MP3, iniziò a lavorare a questo progetto, ponendosi l’obiettivo di conseguire un risultato di alta qualità pur nell’ambito di una compressione anche importante dei dati musicali. Conseguentemente scelse di partire da una base “subband” del tutto analoga a quella adottata da MPGEG-1 layer-II -MP2, apparentemente meno efficiente nella compressione rispetto al sistema “frequency” adottato con l’MP3 (vedasi di seguito il paragrafo dedicato al formato MP3), ma capace attraverso un particolare algoritmo matematico di mantenere un maggior numero di informazioni pur se in spazi superiori rispetto ad altri algoritmi di compressione.

E’ noto infatti che, a differenza dei subband codec adottati appunto dai formati MPC e MP2, i frequency transformation codec (mp3, mp3pro, wma, aac) utilizzano l’algoritmo matematico  MDCT (Modified Discrete Cosine Transform, “trasformata coseno discreta modificata”), in grado di  comprimere più informazione in minor spazio ovvero, il segnale audio in ingresso viene “spostato-trasformato” dal dominio del tempo al dominio della frequenza.

Questa trasformazione e la sua conseguente elaborazione in frequenza, costituisce una sorta di  quantizzazione, in altri termini di un’“approssimazione” di coefficienti MDCT, la cui precisione è pilotata dai risultati scaturiti dalla complessa analisi, per esempio mascheramento spaziale e temporale, eseguita dal modello psicoacustico, che comporta infine una “lavorazione” di computazione più complessa. La più temibile conseguenza è la comparsa soprattutto in presenza di forti variazioni repentine di segnale (transienti) di artifact conosciuti come pre/post echo,   principalmente proprio a causa del fatto che nel dominio frequenza si ha una minor risoluzione temporale.

Partendo invece da una base subband, Buschmann implementò una serie di ottimizzazioni (come ad esempio il suo efficiente VBR, variable bitrate, tant’è che MPC usa solo il VBR) che ne hanno visto la pressoché totale riscrittura rispetto ad MP2, permettendo a MusePaCk di fornire una qualità udibilmente superiore a partire da circa 160 kbps,  in su e questo è un risultato veramente notevole per un subband.

In seguito il formato MPC è stato portato avanti dallo sviluppatore tedesco Frank Klemm (ex-Lame) e attualmente viene curato dal Musepack Development Team (MDT) con il contributo dello stesso Frank Klemm. I codec sono disponibili sulle piattaforme Microsoft Windows, Linux e Mac OS X, assieme ai plugin per un buon numero di programmi: la sua condizione open-source fornisce da sempre la possibilità all’appassionato sviluppatore di gestire flessibilmente e in tutta libertà una codifica lossy di alta qualità, oltre al fatto di poter discutere ogni giorno con i suoi sviluppatori e beta-tester per chiarimenti tecnici od anche per richieste di modifiche e/o implementazioni di nuove caratteristiche.

Fra le caratteristiche salienti del formato MPC, va menzionata anche la sua grande velocità di codifica e decodifica, i cui tempi risultano decisamente inferiori rispetto a quelli che contraddistinguono altri celebri codec come MP3, Vorbis, AAC, PsyTEL, ecc.

In Italia si inizia a parlare del formato MPC soltanto nel corso del settembre 2000, sul sito it.comp.musica.mp3, quando ancora si chiamava MPEGplus (MP+).

Chiaramente MusePaCk non è stato pensato per soppiantare un formato universalmente riconosciuto e diffuso come MP3, quanto piuttosto per divenirne un’alternativa superiore, per esempio in fase di download da remoto di musica di alta qualità mantenendo contemporaneamente un’accettabile dimensione dei file.

 

Monkey’s Audio APE (lossless):

 

Monkey’s Audio è attualmente uno dei più potenti e diffusi algoritmi di compressione multimediale lossless per file musicali. Per i lettori di Audiocostruzioni più tecnici e preparati in merito alla teoria di compressione, rimando direttamente alla pagina web di Monkey’s: http://www.monkeysaudio.com/theory.html

Il formato utilizzato è APE, che permette la compressione di un file WAV in ape e anche il procedimento opposto, ovvero la decodifica da ape ad altri formati come il WAV o l’MP3.

Questo formato è in grado di ridurre senza alcuna perdita di dati lo spazio occupato da un file audio di circa il 50% e, assieme al formato EAC, fornisce i risultati migliori in assoluto, prossimi alla perfezione.

Il software elaborato da Monkey’s Audio è completamente gratuito e si integra anche con i CdRipper, come CdEx, al fine di trasformare direttamente un CdAudio in un Cd “APE”. Esiste anche un plugin per Nero che consente di masterizzare un file compresso APE in qualità CD senza nessuna perdita di qualità.

La versione distribuita di Monkey’s Audio comprende un plugin per il noto software Winamp, che permette di ascoltare i file compressi APE direttamente e con un semplice clic del mouse.

L’esaustivo help in linea non dimentica infine di fornire una risposta alla scelta del nome del programma e dell’estensione assegnata ai file compressi (Ape = scimmia): gli autori ammettono con un pizzico di autoironia che “In effetti, forse Ape è un nome stupido, ma non dovresti prendere tutto così sul serio!”.

 

 

FLAC – Free Lossless Audio Codec (lossless):

 

Il Free Lossless Audio Codec è un diffuso codec audio libero (open source) senza perdita di dati e di qualità.

A differenza dunque delle codifiche lossy, FLAC non rimuove informazioni dal flusso audio, risultando quindi adatto all’archiviazione di qualità su memorie di massa. Il formato FLAC è attualmente supportato da una buona parte dei software audio. Diversamente dalla maggior parte degli algoritmi di compressione lossless non specifici per il multimediale (come ad esempio ZIP e gZIP che, in fase di compressione di file audio non superano il 10÷30% di riduzione), FLAC raggiunge compressioni medie variabili fra il 30-50%, in funzione anche dello specifico programma musicale.

La diffusione del codec FLAC ha avuto una spinta a partire dal 29 gennaio 2003, quando  Xiphophorus (oggi Xiph.Org Foundation) ne annunciò l’inclusione fra i propri progetti, insieme a  Ogg Theora,  Speex ed al più celebre Ogg Vorbis.

A partire dal mese di dicembre del 2008 poi, la prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, che già dall’inizio del ‘900 pubblica esclusivamente musica classica, ha iniziato a rendere disponibili attraverso il download a pagamento, i propri titoli in formato FLAC.

Attualmente, sui più importanti e diffusi circuiti peer-to-peer, la musica compressa senza perdita di dati è sovente disponibile anche nel formato FLAC, nonostante il codec APE sembri quello maggiormente diffuso.

 

 

WAV (o WAVE) – waveform audio file format (not compressed):

 

WAV, contrazione di WAVEform audio file format (formato audio per la forma d’onda), è un formato audio sviluppato da Microsoft e IBM per i personal computer IBM compatibili. Si tratta di una variante del formato RIFF per la memorizzazione di dati, che vengono salvati nei cosiddetti “blocchi” o “chunk”, analogamente al formato IFF od anche ad AIFF, utilizzato dai computer a tecnologia Apple macintosh.

Sia i file nel formato WAV che AIFF sono di conseguenza compatibili sia con i sistemi operativi Windows che Apple Macintosh. Essendo basato sullo standard RIFF, il formato WAV supporta varie modalità di immagazzinamento dei dati, ma nella pratica il più noto e diffuso è il metodo PCM.

La pulse-code modulation (letteralmente “modulazione codificata di impulsi”), in acronimo PCM, è un metodo di rappresentazione digitale di un segnale analogico che adotta un campionamento dell’ascissa del segnale a intervalli regolari: i valori letti vengono poi quantizzati in ordinata e “digitalizzati“, ovvero codificati in forma binaria.

Il formato WAV permette il salvataggio dei dati audio senza nessun tipo di compressione e la forma d’onda viene memorizzata direttamente; di conseguenza, i file risultanti presentano notevoli dimensioni fisiche, fortunatamente non richiedono un’elevata potenza di calcolo per essere riprodotti.

Pressoché la totalità dei software multimediali supportano questo formato, grazie alla sua massiccia diffusione sebbene la sua manipolazione non appaia certamente agevolata dalle sue dimensioni molto elevate di byte.

Fra le caratteristiche salienti di un file wave occorre rammentare la sua struttura di tipo modulare, che permette di incapsulare flussi audio codificati in diversi modi e con opportuni codec: in campo professionale è possibile pertanto utilizzare il codec che offre le prestazioni migliori in funzione dello scopo prefissato (registrazione ad alta fedeltà oppure flusso dati per lo streaming via rete) e della sorgente da registrare (parlato, musica).

La registrazione può essere contemporaneamente caratterizzata da altri parametri determinanti sulla dimensione finale del file, come il numero di bit di codifica (generalmente 8, 16 o 24) e la frequenza di campionamento (11, 22, 44, 96 o 192 kHz).

In campo professionale poi, all’interno del file possono essere incluse altre informazioni, note come  metadata, che offrono informazioni aggiuntive quali ad esempio la data, la frequenza di campionamento e il Timecode. Questi tipi di file vengono chiamati Broadcast Wave File e possono avere la normale estensione WAV o BWF (Broadcast Wave Format).

 

 

AIFF – audio interchange file format (not compressed):

 

Analogamente al formato WAV, l'Audio Interchange File Format (AIFF) è un formato standard di file utilizzato da Apple Computer per memorizzare registrazioni audio su un personal computer. Il formato è stato sviluppato dalla Apple sulla base dell'Interchange File Format, un sistema elaborato della Electronic Arts e comunemente utilizzato sui sistemi Apple Macintosh, motivo per cui viene anche chiamato Apple Interchange File Format.

Nei file AIFF i dati audio non sono compressi, per cui le loro dimensioni fisiche tendono ad essere decisamente più grandi rispetto a tutti gli altri formati compressi, sia lossless che lossy, proprio come il formato WAV. Un minuto di audio occupa dunque circa 10 MB di dati, appunto perché trattasi di  un formato nato per lo scambio, pur essendo utilizzato anche nell'editing.

Esistono tuttavia formati compressi, denominati AIFFC (AIFF Compressed) che possono ridurre le dimensioni del file di un terzo (AIFF3) o di un sesto (AIFF6); tali compressioni comportano però importanti perdite di qualità, per tale motivo non vengono praticamente più utilizzati.

 

 

MP3 - Moving Picture Expert Group-1/2 Audio Layer 3, o MPEG-1 Audio Layer III o MPEG-2 Audio Layer III (lossy)

 

Come già affrontato nelle parti precedenti, si tratta dell’algoritmo di compressione audio di tipo lossy più longevo e diffuso, in grado di ridurre drasticamente la quantità di dati richiesti per memorizzare un suono, mantenendo comunque una riproduzione accettabilmente fedele del file originale non compresso.

La sua storia nasce presso una delle sedi del Fraunhofer Institute, forse la più grande organizzazione di ricerca applicata in Europa, con sede in Germania. La codifica MPEG-1/2 Layer 2 ebbe inizio come progetto presso la DAB e promosso, appunto, dalla Fraunhofer IIS-A. Questo progetto fu finanziato dall'Unione Europea nell’ottica di un programma di ricerca più vasto e denominato EUREKA, comunemente conosciuto con il codice EU-147, attivo dal 1987 sino al 1994.

Nel 1991 furono rilasciate due proposte per uno standard disponibile di compressione: Musicam (conosciuto come Layer II) e ASPEC (Adaptative Spectral Perceptual Entropy Coding); un gruppo di lavoro a capo dei ricercatori Karlheinz Brandenburg e Jürgen Herre fece così confluire gli studi di entrambe le proposte di standard in un proprio progetto, creando infine l'algoritmo MP3, che fu inizialmente ideato per realizzare la stessa qualità a 128 kbit/s dell'MP2 ad un bitrate superiore  (192 kbit/s).

Entrambi gli algoritmi furono completati nel 1992 con la sigla MPEG-1, come prima fase di sviluppo del vasto progetto denominato MPEG e definito come standard internazionale con il codice ISO/IEC 11172-3; il suo rilascio definitivo e la sua pubblicazione vide la luce nel 1993. Un'ulteriore fase progettuale MPEG Audio si concluse nel 1994 con la creazione dell'MPEG-2, definito come standard internazionale con il codice ISO/IEC 13818-3 e pubblicato l’anno successivo (1995).

Una curiosità: Karlheinz Brandenburg prese come modello di riferimento il CD di Suzanne Vega, "Tom's Diner" per la definizione dell'algoritmo di compressione MP3, ritenendo l’album della cantautrice di Santa Monica (California) ideale per la sua dolcezza e semplicità al fine di rendere  più naturale l'ascolto di qualsiasi imperfezione introdotta appunto dalla codifica lossy MP3.

Senza addentrarci eccessivamente sugli aspetti tecnici della codifica, possiamo comunque sottolineare che l'algoritmo utilizzato dal formato MP3 si basa su di un sistema ibrido in grado di  trasformare il segnale dal dominio temporale a quello delle frequenze.

Ė opinione diffusa che, per una resa musicale soddisfacente, il bitrate MP3 minimo non debba scendere sotto i 128 kbps; è altrettanto vero che l’orecchio allenato di un appassionato di musica e stereofonia riesca a distinguere con una certa facilità la riproduzione di un segnale musicale di tale qualità rispetto a quella del corrispettivo CD-Audio, sebbene a questi valori di bitrate si riescano a garantire delle discrete prestazioni con dimensioni del file molto ridotte.

Bisogna anche tenere conto che la qualità di un file MP3 è strettamente correlata con il tipo di codifica del software e dalla difficoltà con la quale il segnale musicale stesso deve essere codificato: un buon codificatore raggiunge una qualità accettabile già da 128 a 160 kbit/s, mentre una valida approssimazione di un brano originale si ottiene da 160 a 192 kbit/s. Un codificatore MP3 contraddistinto da prestazioni peggiori può elaborare pessimi file compressi anche a 320 kbit/s: per tale motivo non ha senso discutere di qualità di ascolto di un brano codificato a differenti bitrate, quando generati da elaboratori diversi.

I file MP3 audio sono suddivisi in settori ("chunks" in inglese) chiamati anche frames, o fotogrammi. Ognuno di questi settori è provvisto di un marcatore del tasso di compressione; in questo modo, mentre il file audio viene riprodotto, è possibile modificarlo dinamicamente. Questa tecnica permette di utilizzare più bit per la parte del suono ad alta dinamica o dei suoni più complessi e meno bit per la parte a bassa dinamica o suoni meno complessi.

Oltre a ciò, il formato MP3 è in grado di utilizzare differenti tecniche per la codifica dei canali stereo, fra cui:

-        Codifica Force Stereo: viene codificato un solo canale audio, il quale viene sdoppiato in fase di esecuzione, con la conseguenza di una notevole perdita qualitativa data dal fatto  che i canali destro e sinistro diverranno uguali;

-        Codifica Standard Stereo: i flussi destro e sinistro vengono codificati in maniera indipendente;

-        Joint-Stereo (Mid\Side Encoding): si basa sui contenuti musicali analoghi/identici  dei canali destro, codificando di fatto un solo canale oltre che le sole informazioni differenti tra i due canali stereo; in tal modo si ottiene sia una notevole efficienza in termini di compressione senza perdita di informazione sui canali, che un incremento in termini qualitativi del file compresso, dato che i bit del frame non vengono sprecati per informazioni ridondanti.

Alcuni codificatori (es. Lame) utilizzano proprio la tecnica Joint-Stereo al di sotto dei 160kbs e la codifica standard stereo per bit-rate superiori. Negli encoder professionali è comunque manualmente possibile scegliere il tipo di codifica di canale che Lame dovrà utilizzare: infatti alcuni dispositivi non sono in grado di processare correttamente le informazioni in Dolby Surround, nel caso in cui si utilizzi esclusivamente la codifica Joint-Stereo.

In effetti, lo standard MPEG-1 non definisce specifiche precise per i codificatori MP3, sebbene abbia ben definito sia l'algoritmo di decodifica che il formato del file.

Si presume dunque che il team di lavoro del Fraunhofer Institute abbia escogitato un algoritmo basato sull’analisi psicoacustica, dunque sulla rimozione di determinate parti di informazioni sonore che l'uomo non è in grado di percepire ne attraverso il proprio senso uditivo ne attraverso l’elaborazione condotta dal cervello (vedasi in maniera più approfondita il paragrafo dedicato al formato MPC, ove si sottolineano anche i maggiori limiti del formato MP3).

 

Buoni ascolti e sensazioni.

Cristiano Nevi 

 

 

 

Domande e risposte

 

Loris chiede:     Buonasera Cristiano,

 da poco ho rinnovato il mio impianto per ascoltare la mia musica preferita.  Interessato anche alla cosiddetta Musica Liquida sono arrivato al suo editoriale.  Faticosamente letto, perché non del mestiere, avrò bisogno di rileggerlo.  Sicuramente è lo scritto più completo che sia riuscito a rintracciare.

Ma ... devo fare delle scelte ... e li mi blocco.  Gentilmente le chiedo di indicarmi la possibile strada per organizzare un sistema HW e SW che mi permetta la gestione della M. L.  Il mio impianto si basa su prodotti Naim acquistati in occasioni cercate in Internet.  Naim prevede due prodotti: HDX e UnitiServe. Diciamo costosi e praticamente introvabili sul mercato dell'usato.   Ma anche, penso io, prodotti che invecchiano rapidamente come tutti i prodotti informatici (Naim prevede comunque aggiornamenti).

Le chiedo: dovendo costruire un sistema sotto Widows o sotto Apple come li vedrebbe configurati.  Io ho provato a fare un tentativo di configurazione, anzi due.  Il primo sotto windows con un PC ASUS EeeBox, il secondo con il Mac mini, più un piccolo monitor (non so quale), mouse e tastiera.

Questo l'HW.

Per il Sw. Mia intenzione è quella "rippare", gestire l'archivio e ascoltare  i CD in mio possesso ed acquistare in Internet musica liquida. Vorrei gestire file di tipo Lossless (FLAC). La differenza con il file MP3 è evidente. Quale SW per rippare e quale SW per gestire i file.     Praticamente vorrei acquistare prodotti informatici di consumo che facciano le stesse cose dell'HDX o dell'UnitiServe.   Secondo lei è possibile?    Confidando sulla sua disponibilità e competenza, cordialmente saluto e ringrazio anticipatamente.

 

p.s.:   mi rimetto a rileggere il suo editoriale.    Loris

 

 

Cristiano Risponde:    Leggo con piacere fra le sue righe una grande passione per la musica e per le nuove tecnologie.

Sinceramente, nonostante la mia indole sia stimolata dalla curiosità per il “nuovo”, mi muovo sempre con i piedi di piombo, ovvero quando ciò che viene messo a disposizione non sia più appannaggio per un’elite di persone e/o di mezzi. In altri termini, anch’io da poco mi muovo nel campo della riproduzione di qualità della musica liquida, grazie finalmente alle connessioni internet più veloci e ad algoritmi di compressione audio lossless di notevole qualità (fra cui,appunto, il FLAC da lei citato).

Tanto per iniziare, tenderei ad escludere l’acquisizione di sistemi HDX e Uniti Serve perché, concordo, ancora effettivamente costosi (anche se sicuramente dotati di grandi potenzialità): se il mercato andrà verso questa direzione, sono convinto che giungerà a breve anche l’interesse da parte di altri Costruttori, per un’offerta più vasta di prodotti e di prezzo.

Rimanendo con Windows, più che altro per la maggiore disponibilità di software disponibile, potrei consigliare alcuni eccellenti programmi per rippare i DVD, come ad esempio l’ormai celebre “DVD Shrink”, oppure “HandBrake” od anche “DVDFab HD Decrypter” (dovrebbero essere tutti freeware), ma anche il validissimo “MacTheRipper” per MAC.

In campo esclusivamente audio, un ottimo software potrebbe invece essere il solito “Easy CD-DA Extractor”, oppure il notevole e leggero “FreeRip” (conversione in formato sia flac che mp3), software apprezzatissimo da molti utenti.

Per la gestione dei file FLAC non ho dubbi: “Foobar2000”, nella sua versione freeware.

Il miglior sistema per la massima qualità di riproduzione potrebbe essere la possibilità di by-passare completamente il sistema operativo del PC, che devo ancora intraprendere anche se ho appreso che sia possibile senza grandi difficoltà.

Con Foobar2000 poi, sfruttando la solita uscita USB ed usando un convertitore D/A esterno quale HRT Music Streamer II Plus oppure l’Arcam Solo Rdac (più versatile), si possono ottenere risultati davvero apprezzabili, in particolare con programmi audio rippati a 24bit/96KHz.

Per la sua ultima domanda, purtroppo la mia competenza non arriva a tanto: i miei sono consigli per investire minor denaro e risorse possibili.

Spero per il momento di esserle stato utile,

cordialità,   Cristiano

 

Links


 

Un sito davvero interessante dell'amico Marco  

 

http://nuke.musicaliquida.it/

 

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http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_liquida


http://www.dday.it/redazione/592/Perch-la-musica-liquida-meglio-del-CD.html

 

 

Un accessorio interessante

 



M2Tech da Usb a coassiale

 


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